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Full text of "Vite de' pittori, scultori, ed architetti genovesi"

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A 


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http://www.archive.org/details/vitedepittoriscu01sopr 


HPiJ/a     ini'. 


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VITE 

E'  P  I T  T  O  R  I,  S  €  U"  L  T  O  R  I, 
E  B   ARCHITETTI 
GENOVESI 

j.    jjt  ^^  Sj  ^  J^  J!L  3^  jL»  ^^ 
S  O  'F  B.  A.  M  1 

PATRIZIO  GENOVESE 

In  quefta  ieconda  Edizione  rivedute ,  accrefciute  , 
ed  arriccliite  di  note 

;d.jl.  camxo  ^^rcrsjEiJpjpjg  'MaTTX 

Pittore ,  e  Socio  delle  Accademie  Liguflica  , 
e  Parmenfe  . 

TOMO     PRIMO. 


'»^/-0.'-<>'^o,^'<^i^'<>,Oi0s'^'o><><>,>«>><Oi'0.<>.<>.>o>'-0i-».^^'<».'0i'O.>e>'^><»>0''O;0L<o.'0>'^ 

Nella  Stamperia  Casamara,  dalle  cinque  Lampadi  . 
CON    LICENZA    D  E'  SUP  ERIO  RI, 


^(  i  )^^ 


AXZA.  wan'XX.I.SSJ.M.A.  JÙAM.A 

LA     SIGNORA 


NOBILISSIMA   DAMA, 


Uando  ben  anche  nel  dedicarvi 
la  prefente  Storia  altro  non  avelli 
avuto  in  mira,  che  di  procacciare  alla  medeiima 
un  qualche  diflinto  ornamento,    e  fplendore.,: 

Tot- 


r otterrebbe  eila,  e  ben  grande  dal  lolo  Nome, 
che  porta  in  fronte  *.  Nome  di  una  Dama  per 
la  nobiltà  de*  Natali ,  -  per  la  gloria  degli  Avi , 
e  più  ancora  per  li  molti  fìngolari  fuoi  pregi, 
e  per  le  amabili  qualità  del  Tuo  gentililTjmo  tratto, 
e  dell'  aureo  coflume ,  fé  altra  mai ,  ragguardevole. 
Ma  non  è  quefto  né  il  Iblo ,  né  il  principale  mo- 
tivo, che  m'abbia  indotto  a  fìilare  in  Voi  uni- 
camente il  penllero .  Altri  ve  n'  ha  ,  e  piìi  forti 
per  avventura,  e  fenza  meno,  più  confacenti  al 
Ibggetto  di  un'  Opera ,  in  cui  con  le  Vite  insie- 
me de'  più  infìgni  Pittori ,  Scultori ,  ed  Archi- 
tetti deicritte  fono  1'  eccellenti  lor  produzioni  : 
onde  fi  pregia  meritamente  la  noflra  Liguria, 
ed  in  ifpecie  quefla  Sereniffima  Dominante-.. 
Troppo  è  fempre  flato  ordinario,  e  direi  quali 
connaturale  all'lUiiflre  Voflra  Famìglia,  ed  a_. 
quella  del  Signor  Cristoforo,  Voflro  degniilimo 
Spofo ,  il  buon  guflo  ,  e  l' amore  verfo  le  tre  Arti 
forelle ,  per  credervi  indifferente  in  cofa ,  che  le 
riguardi .  Dolce  fia  pure  in  ogni  età ,  e  venerabile 
per  elle ,  e  pe'  faggi  lor  Profeilbn  V  onorata  me- 
moria di  uno  Stefano  (i)  ,  e  d'un  Marcello  Du- 

RAZZO, 

(i)  La  fabbrica  del  Seminaria  de*  Clierici  eretta  in  quella  città  a  fpefe  del  Card. 
Stefano  Dura;?2o  è  affai  confiderabile  per  la  vafta  mole  ,  e  bene  intefa  ArcJii- 
tettura . 

Il  Cardinal  Marcello  Durazzo  del  titolo  di  S.  Pietro  ad  V^ncttla  fece  dipin- 
gere la  volta  di  quella  Chiefa  da  Gio.  Battifta  Parodi  genovefe . 

Il  Cardinal  Giorgio  Spinola  Prozio  del  Sig.  Criftoforo ,  è  flato  un  gran  Pro- 
tettore de'  più  celebri  Pittori ,  Scultori ,  ed  Architetti  del  fuo  tempo  ;  pro- 
movendoli ,  e  decorandoli  ancora  di  titoli,  e  gradi  onorevoli. 

Moltinimi  altri  Porporati  di  quello  Cognome  fiorirono  ,  fino  a  vederfene_i 
ire  nel  tempo  medefimo,  e  tutti   amanti  di  quelle  nobilifllme  Arti. 

Sopra  un  Altare  della  Chiefa  del  pubblico  Albergo  fi  vede  un  magnifico  baffo 
jilicvo  del  Buonarroti  i   rapprelsmante  la  Vcrgijw  ùi  atto   di  contemplare-. 

il  cat^" 


RAZZO ,  e  di  un  Giorgio  ,  e  Gio.  Domenico  Spino^ 
LA  ,  che  dalla  llima ,  e  inclinazione  dell*  une  non 
il  diftraflero  punto ,  né  anche  in  mezzo  alle  cure 
graviffime  di  cariche  le  più  importanti,  e  de' più 
geloiì  maneggi:  e  tra  lo  sfoggio  delle  più  faflofe 
Infegne,  e  delle  Dignità  più  eminenti  fi  reca- 
rono a  grande  impegno  il  proteggere  gli  altri. 
E  fenza  richiamarvi  alla  mente  i  tempi  trafcorii, 
quanto  non  deve  l'Architettura  al  Signor  Gia- 
como DuRAZZo  (i)  Vollro  Zio,  e  al  Serenifllmo 
MARCELLO  inclito  Voftro  Genitore,  che  al- 
la magnificenza  più  fplendida  accoppiando  il  più 
fino  difcernimento ,  nella  fabbrica  di  molti  fuoi 
maeftofì  palazzi  non  per  altro  ha  impiegato  di 
fcelti  Artefici  l' induftriofa  opera,  e  la  fatica_,, 
fé  non  fé  per  l' efatta  efecuzione  de' gran  dife- 
gni ,  che  ne  avea  egli  llelTo  da  prima  lodevol- 
mente formati  (2)  ?  Quindi  è ,  che  in  rileggendo 
la  prefente  lloria  vi  avverrà  tratto  tratto  d'im- 
battervi ne'  chiari  Nomi  di  nobilifiìmi  Perfonag- 
gi ,  a  Voi  per  fangue  erettamente    congiunti ,  e 

*  ""  non 

il  cadavere  del  Divinrt  fuo  Figlid .  Quefta  Scultura  è  fiata  lafciata  a  quella 
Ciiiefa  dal  Sis..  Gio,  Domenico  Spinola  ,  che  ereditata  1'  aveva  dal  Caldina! 
Gio.  Domenico  fuo  Zio  . 

(i)  Quello  Giacomo  è  fratello  del  Sereniflìmo  .  Sta  attuale  Ambafciadore  delli_ 
Corte  Imperiale  preffo  la  Repubblica  di  Venezia  .  Egli  è  verfato  nell'  Archi- 
tettura sì  Civile  ,  che  Militare  . 

(z)  Oltracciò  tutti  i  fuoi  palazzi  fona  magnificamente  decorati  di  belle  Pitture, 
e  Sculture  ;  e  fintjolarmente  quello  fituata  nella  ftrada  Balbi  ,  nel  quale  fona 
raccolte  in  gran  numero  funtuofe  Statue  ,  tanto  antiche  ,  quanto  moderne  ,  ed 
un  bufto  fole  ,  figuran  e  il  ritratto  di  Vitellio  Imperadore  ,  è  prodigio  dell'  Arte, 
Tra  le  Pitture,  che  l'adornano,  è  confiderabile  il  quadro  della  Maddalen-a 
a'  piedi  di  Grillo  in  cafa   del  Farifeo  .   Opera  di  Paolo  da  Verona  . 

A'  molti  quadri  di  alto  pregio  appartenenti  alla  Fainislia  Durazzo  fa  di- 
ftinta  corona  quello  rapprefèntante  l' Aflunta  ,  e  gli'Apofloli  (di  mani» 
di  Guido  Reni  ) ,  che  vedcll  nella  cappella  Durazzo   al  Gesù , 


non  potrete  al  certo  non  intereiTarvi  nella  defcri- 
!iione  di  tanti  funtuofì  edifizj , 

Dì  [culti  marmi ^  e  di  dipinte  tele, 
che  riconoicerete  a  chiare  note  quai  luminofi 
monumenti  dell'Animo  grande,  e  del  genio  fu- 
blime  de*  Voftri  eccelli  Maggiori ,  e  quali  non 
volgari  fregi  delle  pareti  domeniche  ,  oggetto 
per  Voi  di  oneflo  piacevole  trattenimento  infino 
dagli  anni  Vofìri  più  teneri .  L'  Opera  finalmen- 
te ,  che.  Vi  prefento ,  Vi  iomminilira  le  più  rile- 
vanti notizie  di  alcune  Nobili  genovefì  Dipin- 
trici,  le  quali  fanno  fede  elTere  al  Vofìro  fejTo 
anche  in  quella  parte  aperto  libero  il  campo  al 
fapere,  ed  alla  gloria,  lo  mi  lulìngo  perciò,  che 
Voi,  NOBILISSIMA  DAMA,  fecondando 
gr  impuUi  deir  indole  Voftra  generofa ,  e  genti- 
le, farete  per  riguardare  con  parziale  amorevo- 
lezza quella  mia  offèrta ,  qualunque  ella  liafì , 
e  che  infìeme  con  ella  accoglierete  cortefe  fotto 
la  Vollra  autorevole  protezione ,  chi  penetrato 
per  Voi  dal  più  vivo  fentimento  di  rifpetto, 
e  di  venerazione ,  in  atto  di  profondiflima  ri- 
verenza palla  a  dichiararli 

DI  VOI  NOBILISSIMA  DAMA 


Umilifs. ,  Dhotifs. ,  ed  Obblig.  Servidore 
Ivone  Gravier . 


A' Saggi  Lettori. 

AG.  D.  B. 
SsM  benemerito  della  Patria,  e  delle  buone  Arti  fu 
Raffaello  Soprani ,  la  cui  diligenza ,  ed  efattezza  nel 
ricercar  le  notizie  contenute  in  queji'  Opera ,  non  può  abbajianza 
lodarft  .  Egli  le  avea  già  raccolte  :  ma  (  che  che  fé  ne  affermi 
Gio.  Niccolò  Cavanna  )  non  le  avea  per  anco  ni-  ordinate ,  né 
fornite  d'  elocuzione  godibile  :  quando  prevenuto  dalla  mortt^ , 
dovette  lafciarle  confufe ,  e  Jìmili  anzi  ad  un  embrione ,  che  ad 
un  parto  organizzato ,  e  maturo  .  Era  da  qualche  tempo  fparfa 
la  fama  dell'  Opera  :  e  gli  eredi  Figli  dell'  Autore  ,  vinti  dalle 
continue  mjìanze  de'  Cittadini ,  non  poterono  rictìfare  di  pubbli- 
carla .  Se  ne  prefe  l'  affunto  ti  Cavanna  /incero  Amico  de'  Si- 
gnori Soprani  ;  non  però  jornito  di  tanta  abilità ,  che  /ufficiente 
foffe  a  dar  l'  ultima  mano  ad  una  Storia  Solamente  abbozzata. 
Cojìui  efeguì  ciò  ,  che  feppe  :  vi  fece  incidere  alcuni  buoni  ri- 
tratti in  rame,  e  la  conjegnò  alle  /lampe  tale,  quale  di  primo 
lancio  era  fiata  fritta  .  Aggiuntovi  di  fuo  un  mefchino  rag- 
guaglio della  Vita  di  effo  Autore  ;  ove  campeggiano  gì'  idiotijmi, 
i  Jolecifmi ,  e  gli  affurdi .  Cosi  pubblicoffi  l  Opera  ;  e  fu  buona 
forte ,  che  fé  ne  tirarono  poche  copie  .  Ella  riufci  gradita  per 
la  ricchezza  delle  fue  rare  notizie  .  Nel  refio  fi  defiderh  ,  che 
foffe  meglio  difpojia  ,  e  men  dif adorna  .  Un  sì  ragionevole  def- 
derio ,  che  allora  non  potè  appagar/' ,  non  fi  è  ora  pojio  in  di- 
menticanza neir  occa/one  di  ridonar/  alle  Jìamp e  l'  Opera  Jìeffa 
ricercata  da  molti  Firtuo/ì  e  di  Genova,  t  d'  altre  primarie^ 
città   d'  Italia  ,  e  di  fuori  . 

Promotore  di  quefla  edizione  è  fiato  Mr.  Ivoiie  Gravier . 
Egli  avendola  deliberata  affai  più  magnifica  della  prima ,  a  nuo- 
vi caratteri,  in  dijiinta  carta  ,  con  accrefciuto  numero  di  ritratti 
fedelmente  rijcontrati ,  ed  incifi  :  s'  avvide  ,  che  v'  era  ncceffa- 
rio  un  miglior  ordine ,  e  uno  fiile  più  colto  .  Per  queflo  effetto 
ricorfe  a  me  ,  che  ?i'  accettai  l' incarico  .  Quanto  io  abbia  qui 
operato  può  veder/  al  confronto  con  la  prima  edizione  .  Né  al- 
tro ne  dico ,.  fé  non  che  chi  è  dijcreto  non  dovrà  richiamar/I 
della  mia  fatica  .  Non 


«^(  vi  )^ 

Non  ha  gran  tempo ,  che  Luigi  Crejpl  Canonico  Bohgneft^ 
volendo  rimandare  alle  ftampe  le  T^ite  de  Pittori  defcritte  nella 
Felfma  Pittrice  del  Conte  Carlo  Crfare  Malvagia  (  o  Malvasia) , 
le  ha  prÌ7na  ridotte  in  forma  da  potcrjl  leggere  fcnza  naufea  : 
e  del  Juo  operato  ne  ha  avuta  V  approvazione  de'  Dotti  .  Il  So- 
prani ,  ed  il  Malvagia  furono  ambedue  Soz,gctti  di  grande  Jìi- 
ma  :  ad  cf/i  abbiamo  V  obbligazione  di  molte  degne  notizie^ . 
Ma  ben  fi  fa  ,  che  la  purità  della  lingua  volgare  non  avea 
nel  pajfato  fecolo  ricevute  ni  in  Genova ,  né  in  Bologna  quelle 
ofpìtali  accoglieììze ,  de  ha  poi  ricevute  nel  'nojìro .  Fu  colpa 
de'  teìnpi  fé  certe  Opere  non  ebbero  tal  purità  :  e  colpa  farebbe 
di  chi  le  ritorna  in  luce ,  fé  ve  le  ritornajfe  fenza  raffazzonarle. 

Io  neW  imprendere  quejìo  impegno  mi  fono  affidato  ad  un-^ 
'mio  giufto  coraggio.  luperocchè,  febbene  io  non  fi  a  ni  Pitto- 
re ,  nt  Scultore ,  7ic  Architetto  :  nientedimeno  pojjeggo  di  tali 
facoltà  la  teorica ,  e  i  termini  :  acquijìo  da  me  fatto  per  mez- 
zo dell'  accurata  lezione  di  quegli  Scrittori ,  che  di  effe  hanno 
con  fondamento  ,  e  con  pulitezza  trattato  .  £  però  lontano  mi 
Jìimo  dal  cafo  di  quel  Megahizzo  ,  che  volendo  difcorrere  di  Pit- 
tura,  fi  rende  oz,gctto  di  derifìone  a'  fattorini  d'  Ape  Ile  .  (a) 

Oltre  al  già  menzionato  Gravier  molto  anche  è  debitrice 
quefì'  Opera  all'  egregio  noftro  Pittore  Carlo  Giufeppe  Ratti , 
il  quale  non  folo  l'  ha  illuflrata  con  erudite  note  ,  ha  efattamen- 
te rifcontratc  tutte  le  Pitture ,  e  Sculture  riferite  dal  Soprani , 
e  V  ha  aggiunte  le  altre  di  merito  da  efo  Soprani  non  riferite  : 
ma  di  più  l'  ha  accrefciuta  del  fecondo  tomo  [  che  non  tarderà 
ad  ufcire  ]  contenente  le  Plte  de  Profejori  genovefi  defunti  dal 
tempo  del  Soprani  infino  al  dì  d'  oggi  ;  tomo  Jìmilmente  copiofo 
di  belle ,  e  rare  notizie  . 

Parrà  forfè  a  taluno ,  che  il  Ratti  nelle  fopraddette  note  , 
ove  gli  fìa  occorfo  parlare  di  Mr.  Godìi n  abbia  7iel  redarguirlo 
receduto .  Ma  per  vero  dire  ha  piuttofìo  ecceduto  il  Gochin_. 
col  fio  irragionevole  tajfare,  ed  avvilire  le  Pitture,  e  le  Scul- 
ture de'  Profejfori  italiani  in  quelle  più  fegnalati  :  con  che  ha 
offefo  gì'  Intelligenti  ìioflri  ;  ed  ha  flomacato  quelli  di  fua  Na- 
zione . 

(a)  Plutarch.  de  Differ.  Amie?  ab  Adular.   &  /Tlian.  Var.  Hift.  lib.  ».    cap.  a. 
Ma  Eliaiio  in  vece  d'  Apclle  vi  nomina  Zcufi . 


^(  vii  )^ 

ztone  .  (a)  Dovea  ben  cojlui  metterjt  innanzi  V  efempto  del  Bd' 
rone  d'  Argens  (b) ,  onde  avrebbe  imparato  ad  ejjere  più  cir- 
con/petto  nelle  Jue  critiche .  lo  lajcio ,  che  quefle  fi  ribadiscano  da 
que'  V.rtuofi  C ttadini ,  alle  cui  città  rijpettivamente  apparten- 
gono :  e  mi  fermo  fol  tanto  a  moflrare  ,  che  il  Cochin  non  j'  intende 
né  di  Pittura  ,  né  di  Scultura  .  In  fatti  chi  mai  concederà ,  che 
di  quefle  s' intenda  chi  non  ne  fa  conofcere  né  il  pregio  ,  né  gli 
Jutori  ?  Tale  evidentemente  fi  dìfcuopre  il  Cochin  ;  perciocché 
entrato  qui  nella  Chiefa  di  S.  Lorenzo ,  ci  difprezza  i  dipinti  de 
Luca  Cambi afo ,  e  del  Tavarone  ,  anzi  ancora  lo  fìupendo  Croci- 
fijfo  del  Barocci  ;  né  cura  punto  le  nobiliffìme  Statue  marmoree , 
che  ci  fono  del  Civitali ,  del  Sanfovino ,  di  Guglielmo  dalla  Porta, 
e  d'  altri  famofi  Artefici .  In  S.  Matteo  non  entra  a  vederti 
le  fuperbijfime  del  Montorfoli  :  né  in  S.  Francefco  di  Cajìelletto 
quelle  di  Gio.  Bologna  .  Nel  grand'  Albergo  7ion  degna  di  men- 
zione il  bajfo  rilievo  del  Buonarroti .  In  Santo  Stejano  non  ri- 
conofce  il  gran  quadro  di  Giulio  Romano  :  e  nel  palazzo  del 
Principe  Doria  non  ojferva  le  egregie  Opere  di  Ferino  del  Vaga . 
Prende  poi  anche  talvolta  un  Autore  per  l'  altro  .  A  cagiont^ 
d'  efcmpio  :  egli  nella  Chiefa  della  Maddalena  vede  le  pitture 
a  frefco  fattevi  a  nofiri  tempi  da  Sebafìiano  Galeotti  ;  e  le  at- 
tribuire al  Parmigianino  .  È  quefìo  è  intenderfi  di  Pitturi^  ? 
In  S.  Maria  delle  Vigne  giudica  Cjfer  Opera  del  Puget  /'  Altare 
d:  marmo  ,  quand'  é  del  Ponzonelli .  E  queflo  è  intenderfi  di  Scul- 
tura ?  In  oltre  tutti  gli  sforzi  critici  del  Cochin  confifiono  in 
dire  d'  un  quadro ,  che  il  efl  mauvais  :  d'  un  altro  ,  che  il  eli: 
mal  delfine  :  d'  un  altro ,  che  il  n'  y  a  point  d'  efi'et  :  e  fen- 
tenze  tali .  Ma  le  ragioni  ove  fono  >  Saran  rimafe  in  quelle^ 
note,  che  ad  ogni  poco  afferma  d'  aver  perduto.  Afpettiam , 
che  le  trovi  . 

Rejia  per  ultimo ,  eh'  io  gìuflifichi  V  elocuzione  ,  di  cui  va 

rivefìito  queflo   volume  .    Ho  proceduto  in  effo  con  tflile  Suetonia- 

no  ,  fch'ctto  ,  fenza  lifci ,  e  con  mifurata  economia    di   parole  : 

ben  perfuafo  ,  che  un  grand'  ornamento  del  dire  fia  il  non  afet- 

tars  ornamenti .    La  limpidezza  delle  voci ,  ti  loro  giufto  figni- 

fìcato , 

(a)   Mr.  de  VFatvllet  ^  Mr.  Carlo  ClerUJeau  ^  ed   altri  virtuofi  Francefi  difappro- 

^^"o   1'  Opera  de!  Cochin  ,    e  di  lui  fortemeiire  i\   la:rnano  . 
\o)   Il  Barone    à"  Argeus  fu    più  che  abbartaiiza  confutato    da   un    dotto   Italiauo 
anommo  ,  e  da  altri ,  Ouiic  la  fua  Operuccia  non  gli  fece  buon  prò  . 


*^(  vili  )J|f3J 

ficato ,  la  proporzionata  loro  collocazione    potranno    qui    ricono- 
fcerji  da  coloro ,  che  l' incorrotta  letteratura  profetano . 

La  cura  di  ripulire  queji'  Opera  ci  ha  tirato  a  un  indugio 
piti  lungo  di  quello  penfavajì .  Ma  necejjario  egli  era ,  fé  /t  vo- 
leva una  cofa  migliorata  a  dovere  .  Egli  è  diffìcile  operare  in 
fretta ,  ed  injìeme  aggiuflatamente .  Tal  conjtderazione  det^ 
muovere  a  graziofo  compatimento  coloro  ,  che  Jì  lagnavano , 
qua/ì  foffe  trafcuratezza  ciò ,  che  era  Jìudiofo  impegno  .  OrO-^ 
di  quefto  ne  provano  il  buon  effetto  ;  mentre  veggono  l'  Opera 
fiejfa  ridotta  a  un  ejfer  migliore  ,  qual  frutto  Jìagionato  ,  efoave. 
Cos)  i  Virttiofi  potranno  gujiarla  con  maggior  piacere  ,  e  cotL-, 
la  giunta  del  merito  d'  una  efercitata  Jaggia  pazienza . 


VITA 


VITA 

DI  RAFFAELE  SOPRANI 

PATRIZIO    GENOVESE 

PITTORE  ,  ED  AUTORE   DEL  PRESENTE  LIBRO  , 

Scritta  da  Gio.  Niccolò  Cavanna 
Patrizio  Genovcfe  . 


in  IreiiJiut 


Acque   Raffaele  Soprani  in  Genova,  tra  l'Or- 
dine Patrizio  ,    l'anno    di  noftra    falute    \6\z. 
il  di  8.  gennajo  .   Suo  Padre  fu  Antonio  Maria 
figlio  di  Bernardo  Soprani  ,    e  fua  Madre  Ge- 
ronima figlia  di  Gio,  Tommafo  Oliva  •  Fu  alle- 
vato con  grandilTima  accuratezza,  e  tanto  mag- 
giormente ,  clie  ciò  richiedeva    la  troppo  delicata  fua    com- 
plefllone  ;  onde  in  età  di  cinque  anni  a  cagione   d'  eccelTiv* 
T:<jm.  J.  A  debOT 


ft  VITADELL'  AUTORE. 

debolezza  di  ftomaco  ebbe  una  malattia  mortale ,  dalla  quale 
per  intercefllone  di  Maria  Vergine  ,  e  di  S.  Francefco  di  Paola 
-  rifanò  :  e  per  quanti  altri  mali   in  gioventù    gli  fopraggiun- 

DiRaffa£L£  geffero ,  niuno  lo  ridulTe  a  pericolo  della  vita  . 
SoFRANi.  D' et  i.  d'anni  28.    con  loddisfazione  del  Padre  prefe  in 

ifpofa  la  Signora  Bianca  Lucia  figlia  del  già  Sereniffuno  Leo- 
nardo dalla  Torre  del  fu  Battiila  ,  dalla  quale  ebbe  tre  figli  ma- 
fchj ,  cioè  Bernardo  ,  Oberto  ,  ed  Agoltino  .  Il  maggior  di 
quefti  in  età  d'  anni  20.  palsò  a  miglior  vita  ;  perdita,  che  riu- 
fcì  al  Padre  di  gran  dolore ,  perchè  teneramente  1'  amava  . 
Nel  1(541.  gli  mancò  la  Madre  già  da.  molti  anni  inferma; 
enei  16^  j.  la  petBlenza  gli  tolfe  il  Padre  ,  che  in  quel  tempo 
per  la  quarta  volta  fedeva  fra*  Senatori ,  fra'  quali  ebbe  luogo 
anch'elfo  Raffaele  nel  1660.,  enei  166^.  Il  che  bafli  per  noti- 
ficare la  di  lui  nafcita  ,  e  i  Genitori . 

Imprenderò  pertanto  a  difcorrere  del  genio  ,  e  delle  vir- 
tu ,  nelle  quali  s'  impiegò  .  Ancor  giovanetto ,  fotto  la  difci- 
plina  di  D.  Pietro  Galgani  Sacerdote  ornato  di  molte  fcien- 
ze ,  apprefe  la  Grammatica ,  e  1'  Umanità  ,  ed  ebbe  i  prin- 
cipi della  Rettorica  ,  la  quale  profegui  fotto  la  direzione-, 
del  Padre  Gafparo  Maira  della  Compagnia  di  Gesiì  ;  Dipoi 
fotto  il  Padre  Alellcindro  Fiefchi  cominciò  lo  fiudio  della  Fi- 
lofofia  ;  ma  non  potè  a  lungo  applicarv'ifi  ,  a  cagione  di  qualche 
ìndifpofizioni  ,  che  gli  fopraggiunfero  .  Gli  furono  però  fiiflè- 
guentemente  dall'  ifteifo  Padre  fpiegate  le  Matematiche ,  ove 
apprefe  i  primi  fondamenti  di  delineare  in  profpettiva ,  della 
quale  virtù  rertò  alfai  invaghito  .  Ufcito  che  fu  da'  PP.  Gefuiti^ 
6'  introdufTe  a  Giulio  Benlò  Pittore  profpettico  ,  che  gì'  in- 
fegnò  a  delineare  con  finezza  d'arte  in  anguria  di  picei  ola 
carta  lontananze  fraifurate ,  e  figure  geometriche  ,  foggette , 
o  non  foggette  a  regola  .  Quando  ftanco  ormai  Raffaele  di 
tirar  tante  linee  ,  fiffar  punti  d'  altezza  ,  e  dilìanza  ,  formare 
fcorti ,  e  digradar  pavimenti ,  ed  oiTervata  la  maeflria ,  e  i 
difegni  di  Sinibaldo  Scorza ,  s'  applicò  più  volentieri  a  deli- 
neare ,  ed  imitar  quello  Profeffbre  ;  onde  effendogli  riufcito 
il  contraffacimento ,  andava  profcguendo  la  compofizione  de' 
paefi  fullo  rtile  dello  Scorza ,  come  anco  di  Goffredo  Wals 
Fiammingo  infigne  Paelìlla,  che  appunto  poco  prima  avea-, 

dato 


FhAEie 


VITA  DELL'  AUTORE:  5 

dato  faggio  della  fua  virtù  in  Genova .   Sotto  la  direzione-* 
del  Benfo  fin  a  qui  era  giunto  Raffaele ,    quando  intefe  ,  che 
Pellegro  Piola ,  appartatofi  da  Gio.  Domenico  Cappellino  fuo  — 
maefiro ,  erafi  pofto  da  fé  fteffb  in  nuova  danza  .   Andò  per  dTka 
tanto  a  trovarlo  ;  ed  eflèndofi  incontrati  di  genio  ,  (  mentre  il    Soìrawi, 
Piola  anch'  efTo  efattamente  ricopiava  i  difegni  dello  Scorza  ) , 
gli  fi  affezionò  ;  e  perciò  bene  fpeffo  frequentava  la  fua  llan- 
za ,  per  imparar  da  effo  a  maneggiar  la  penna ,  ed  a  compor 
d' invenzione  gli  fleffi  paefi  :  del  che  impoffefTatofì  ,  s'  applicò 
anche  al  maneggio  de'  pennelli ,  e  gli  riufci  di  ripartir  fu  tele 
i  colori ,  provando  non  ordinaria  foddisfazione  in  queflo  la- 
voro ,  ed  in  altri  ,  tutti  onorevoli ,  ne'  quali  s' impiegò  . 

Ma  da  (]uefl:i  difiratto  per  le  pubbliche ,  e  domefiiche_» 
faccende ,  più  non  potè  profeguire  ;  che  fé  avelfe  avuto  tem- 
po ,  SI  in  effi ,  come  in  altre  opere  manuali ,  alle  quali  incli- 
nava ,  fi  farebbe  difttnto  .  Era  però  così  vogliofo  dell'  ope- 
rare ,  che  non  tralafciava  di  talora  fegnalar  la  fua  penna  con 
nuove,  ed  ammirabili  compofizioni  .  Quando  ricercato  dal 
Sig.  Antonio  Cafella  per  parte  di  Carlo  Manolezzi  Bolognefc, 
a  dargli  informazione  in  ifairto  de'  Pittori  Genovefi  fioriti 
dopo  il  Vafari ,  la  di  cui  penna  non  gli  a^ea  potuti  celebra- 
re ,  e  de'  quali ,  ficcome  d'  altri  Italiani  Pittori ,  intendeva 
il  Manolezzi  fcriver  le  vite  ;  egli  per  compiacere  al  Sig.  Ca- 
fella ,  con  penna  fpogliata  d'  ogni  paffione  raccolfe  tutto  ciò, 
che  ne  potè  rinvenire,  e  andavalo  difponendo  in  un  fufficien- 
te  volume  .  Ma  il  Benfo ,  Pittore  poc'  anzi  da  noi  menziona- 
to ,  mal  foffrendo ,  che  fotto  nome  altrui  doveffero  ufcire  all^i 
luce  quegli  ferirti ,  e  fatiche  del  Soprani ,  lo  perfuafe  a  rite- 
nere appreffo  di  fé  una  tal'  Opera ,  e  mandar  fuori  folo  un 
compendio  de'  Pittori  più  cofpicui .  Mal  volentieri  s' inducea 
Raffaele  a  nuova  fatica  ;  pure  vinto  da'  prieghi  dell'  amico  , 
fi  difpofe  a  farla  ;  e  quefto  compendio  confegnato  ,  riferbò 
r  Opera  ad  altro  tempo,  cioè  fino  al  166^.,  ed  allora  la  ri- 
dufle  quafi  in  iftato  di  poterla  dare  alle  flampe  .  Ma  né  tam.poco 
fi  rifolvette  ;  accintofi  ad  altra  imprefa  purgloriofa  alla  Patria 
poiché  con  1'  occafione  d'  aver  letti  varj  Autori ,  che  teneva 
appreffo  di  fé ,  ficcome  con  molti  altri  ajuti ,  che  gli  porfe 
il  Signor  Marc'  Antonio  Saoli ,  raccolfe  i  titoli   delle  Opere 

A  *  cosi 


4  VITA.  DELL'AUTORE; 

cos'i  maniifcritte ,  come  ftampate  da  tutti  i  Liguri  Scrittori'  .- 
Fatica  in  vero  d' impegno ,  per  mezzo  della  quale ,  in  certo 
«modo,  i  nomi  di  molti  degni  Autori  furono  l^rappati  dalle 


Di  RAfhAKLE  inani  dell'  oblivione ,  per  dedicarli  al  tempio  dell'  immorta- 
SofR.vNj.  liti;  Opera,  che  da  elfo  terminata,  fu  data  del  1667.  alle 
rtampe ,  in  tempo  che  avea  pubblicata  la  vira  della  Vea. 
Suor  Tomraafa  Fiefca ,  che  vedefi  anneiTa  a  quella  della  Bea- 
ta Caterina  Fiefca  Adorna ,  rilTiampaia  in  Geno^•a  nello  lleflb 
anno  per  Benedetto  Celle  .  Quindi  avvenne ,  che  colui ,  che 
nel  maneggiar  la  penna  ebbe  a  riufcir  Pittore ,  fo0e  dalla-, 
ftedà  portato  a  dimollrarfi  Scrittore .  Nel  che  maggiormente 
inoltrofli  rannoi6<58.  mentre  per  mezzo  d'amici  richiedo  da 
Giovambattii^a  Brocchi  Fiorentino  a  dargli  notizia  de'  Geno- 
vefi  Pittori ,  per  pubblicarne  le  vite  nell'  Opera  ,  eh'  elio  Broc- 
chi andava  componendo  degl'  Italiani  Profeffori  di  tal  virtù  ; 
gli  convenne  di  nuovo  ripigliar  ciò ,  che  avea  tralafciato  ;  e 
fatto  un'  altro  compendio  delle  vite  de'Liguri  Pittori ,  lo  traf- 
mife  al  medefimo  ,  e  nello  ftefìTo  tempo  fi  applicò  a  purgar 
tutta  l' Opera  ,  che ,  per  non  tenerla  più  nafcofa  ,  lafciò  ,  che 
folle  pofka  Torto  i  torchj ,  ravvivando  in  tal  modo  la  memo* 
ria  di  tanti  Soggetti  nella  pittura  eccellenti . 

Fu  Raffaele  di  mediocre  flatura  ,  proporzionato  di  mem- 
bra ,  di  vifta  acuta  ;  e  folamente  dopo  il  cinquantellmo  an- 
no alquanto  gli  s' indebofi  ;  ciò  non  oflante  anche  fcnza  occhiali 
fempre  fcrilte  in  minuto  ,  ed  intelligibil  carattere  .  Amò  di 
converfare  con  pochi  ;  e  perciò  moltravafi  taciturno  oltre  il 
dovere  ,  Fu  nemico  ciella  bugia ,  e  della  fimulazione  .  RefFe 
ne'  Magiiìrati  a  tutto  potere  la  giuflizia  ,  e  di  ella  molIrolTi 
fempre  zelante  .  Leggeva  molto  volentieri  i  libri  di  Matema- 
tica ,  ma'  più  anche  quelli  dell'  Iftorie  di  Genova  :  ed  aven- 
do intelligenza  dell'  idioma  Francefe  ,  molti  ne  lelFe  in  quello 
compoIH  .  Era  molto  affezionato  a  tutti  i  fuoi ,  ma  fenza  pa- 
ragone alla  fua  Signora  Conlorte  :  e  però ,  efTendo  flati  di- 
verfi  anni  inileme ,  teneramente  ,  e  di  reciproco  afletto  fi 
amavano  .  Sopraggiunfe  alla  fleffa  Signora  un  male ,  che  per 
lungo  tempo  la  travagliò  con  dolori  fieriflìmi  ;  ne  giovando 
i  rimedi  di  più  forte  applicati  per  opera  de'  Medici ,  e  de' 
Chirurghi ,  fiualmeute  con  vera ,  e  crilliana  rairegnazione  ri- 
cevuti 


s 


VIIA     UULL'AUTUKE,  5 

cevutl  i  Santìflìrai  Sacramenti ,  V  anno  i  ójo.  rendè  lo  fpiri- 
to  al  fuo  Creatore  ;  perdita  in  vero  grande  per  Raffaele ,  e_. 
della  quale  talmente  s'  afflifTe,  che  può  dirli,  non  aver  nel  — 
tempo,  che  fopravvifTe  provata  più  quiete.  Onde  fu,  che  DiRaffails 
per  appartare  totalmente  dal  mondo ,  rifolvette  di  veflire  Sof  ram 
l'abito  Clericale.  Verfo  la  fine  del  novembre  del  i6ji.  eb- 
be da  Monfignor  Arcivefcovo  di  Geno\'a  gli  Ordini  Minori  ; 
e  fé  non  ricusava ,  a  cagione  di  maggior  riverenza  di  quel  Sa- 
cramento ,  era  promolTo  con  difpenfa  Pontificia  in  tre  giorni 
fedivi  al  Sacerdozio  ;  tuttavia  non  farebbe  paffato  molto  ,  che 
avrebbe  celebrata  la  Santa  Meffa  ;  e  già  vi  fi  andava  prepa- 
rando .  Poco  più  d' un  mefe  era  trafcorfo  dalla  detta  Ordina- 
zione ,  quando  fu  afialito  da  si  gagliarda  febbre  maligna., , 
che  in  fette  giorni  lo  ridulfe  all'  eftremo  di  fua  vita  .  Egli , 
difpoftofi  al  gran  paflaggio  con  quella  maggiore  raffegnazio- 
ne ,  che  può  darfi  in  mente  ben  regolata  ,  dimandò  con  iflan- 
za  i  SS.  Sacramenti ,  ed  aggiuftata  ogni  cofa  per  1'  anima-.  ; 
determinò  delle  fue  facoltà  a  prò  de'  Signori  Oberto ,  ed 
Agoflino  fuoi  figli  ;  e  con  1'  affluenza  di  molti  Religìofi ,  fé 
ne  palio  a  godere  il  premio  delle  flie  fatiche  li  due  di  gen- 
naio del  1572.  Vilfe  anni  do.  meno  giorni  6.  Fu  feppellito 
nella  Chiefa  di  S.  Francefco  de'  Padri  Conventuali  nel  fepol- 
cro  di  fua  Famiglia ,  contiguo  alla  Cappella  della  Venuta-, 
dello  Spirito  Santo  eretta  ^già  dal  fu  Signor  Bernardo  So- 
prani fuo  Avolo ,  ove  fono  i  fuoi  Antenati ,  come  anco  l' a-j 
mata  fua  Conforte. 


A3 


^^TA 


6 


VITE  DE'  PITT.,   SCULT. 


VITA 

DI   GUGLIELMO   EMBRIACO 

Architetto  Militare , 


o'uidottr  /"ùl  ^. 


GRan  merito  nell'umana  Repubblica  s' acquiflarono 
coloro  ,  che  primi  di  ogni  altro  abbracciando  gli  (lu- 
dj  più  chiari,  e  coli'  efempio  promovendoli ,  deitarono 
le  lor  proprie  inclinazioni  negli  altrui  cuori  ;  e  furono 
principal  cagione ,  che  a'  fuoi  Concittadini  familiariflime  dive- 
nilTero  quelle  arti ,  e  profeiTioni ,  le  quali  elTendo  per  lo  palTato 
o  totalmente  incognite ,  o  da  poclii  praticate ,  fi  renderono 
alla  fine  per  mezzo  loro  familiari  agi'  ingegni  più  perfpicaci , 
che  dallo  fplendore  di  elTe  allettati ,  con  indefefTo  efercizio 
coltivandole  ,  e  raffinandole ,  le  ridullero  all'  ultima  perfezio- 
ne per  gloria  di  Dio ,  e  per  comun  beneficio . 


ED  ARCHIT.  GENOVESI.  »f 

Quindi  è,    che  perpetui  confeflàr  deve   la  Liguria    gli 
oBblighi  a  coloro ,  che    per  li  primi  tra'  Genovefi  intraprefero 
le  arti  nobiliffime  del  difegno  ;  uno  de'  quali  fu  fenza  dub-  — ^— ^ 
bìo  Guglielmo  Embriaco ,  che  alle  doti  di  prode  Guerriero,        Di 
e  di  valorofo  Capitano  ,  mercè  delle  quali  immortalò  in  più  Guglielmo 
occafioni  il  proprio  nome  ,  quella  ancora  v'  aggiunfe  d'  efper-       ^^^^'^^ 
to  Ingegnerò  ;    mentr'  egli  folo  col  mezzo  delle  macchine^ 
di  fua  fertile    invenzione  ,    recò  all'  efercito  Criftiano    quel 
gloriofo  acquiflo ,  che ,  per  non  aver  paragone ,  può  giuila- 
mente  chiamarfi  l' unico  fra  le  vittorie  . 

Guglielmo  dunque ,  che  fino  a  queft'  ora  con  titolo  di  Ca* 
pitano  iiluftre  è  flato  celebrato  dalla  fama,  deve  altresì  in 
1'  avvenire ,  come  faggio  difegnatore ,  e  pronto  inventor  di 
macchine  guerriere  onorarli  da  ognuno ,  e  molto  più  dalla 
mia  penna  ,  che  defiderofa  di  raccogliere  in  quefie  carte  le 
memorie  de'  Liguri  illuftri  nelle  arti  del  difegno ,  dal  chiaro 
nome  di  si  famofo  Eroe  ha  la  forte  di  dar  principio  al  fùo 
fcrivere ,  e  fenza  fcemarli  punto  di  quelle  glorie ,  che  come 
conduttore  d'  eferciti ,  s'  acquiflò  più  volte  in  paefi  firanieri  ; 
lo  prepone  al  prefente  ad  un  virtuofo  ftuolo  di  valenti  Pittori, 
faggi  Scultori ,  e  celebrati  Architetti  fuoi  Concittadini ,  per 
palefare  al  mondo  ,  che  antìchiffime  in  Genova  fono  le  arti 
del  buon  difegno ,  all'  efercizio  delle  quali  (  come  ben  mo- 
flreranno  queftì  fogli  )  attefero  ne'  fecoli  pafTati  alcuna  delle 
Dame  più  nobili ,  non  che  i  Cavalieri  più  illuflri  . 

Sorti  Guglielmo  in  Genova  il  natale  circa  1'  anno 
1070.,  e  fu  della  Famiglia  degli  Embriachi  principaliirima». 
in  quel  fecolo ,  e  fra  le  altre  aflai  celebre  ,  come  madre  di 
sì  raro  talento  ;  al  valore  del  quale  ,  avanzandofi  in  età ,  fu- 
rono più  d'  una  volta  alTegnate  le  cariche  de'  Magiflrati  di 
maggiore  fliraa ,  ed  il  governo  di  poderofe  armate  di  mare, 
come  feguì  l'anno  1099.,  quando  fu  egli  eletto  Generaliffi- 
mo  di  numerofo  fiuolo  di  vafcelli  da  guerra ,  per  andare  fotto 
la  cittì  di  Gerufalemme  in  foccorfo  del  CrilHano  efercito ,  al 
quale  giunfe  accompagnato  da  molte  fchiere  di  prodi ,  e  fcelti 
Guerrieri  ,  de'  quali  molto  fi  valfe  per  la  fabbrica  d'  alcune 
macchine  alla  milìzia  vantaggiole ,  che  furono  principal  ca- 
gione del  gloriofo  acquiflò  di  quella  fanta  ,  ed  infigne  ritti  4 

A  4  "      Im- 


8  VITE    DE'PITT.,    SCULT,, 

Imperocché  efTendo  egli  uomo  di  gran  prudenza  in  tutti  gli 
affari ,  valorofo  ,  ardito  ,  follecito  ,  e  di  mente  fvegliata ,  pen- 

f  il  .  so  con  iflrana  invenzione  di  confondere  ,  e  di  abbattere  i  ne- 

Di        mici  del  nome  Crirtiano  ;  onde  fu ,  che  trovandofi  un  giorno  a 

£Tr'iÌco°  favellare  di  tal  materia  col  gran  Buglione  ,  capo  di  quell'  im- 
prefa ,  propofe  di  volere  col  Tuo  ingegno  facilmente  eipugnar 
quelle  mura  ,  all'  acquifto  delle  quali  notte  ,  e  giorno  s'  affa- 
ticava incefTantemcnte  1'  efercito .  Quella  propolta  volentieri 
dal  Buglione  accettata  ,  cominciò  Guglielmo  a  porre  in  opera 
il  Tuo  ben  meditato  diftgno  ;  e  valendofi  d'  una  fquadra  di 
Genovefi  foldati  nella  militare  Architettura  efercitati ,  e  de' 
quali  egli  era  capo  ,  fabbricò  in  breve  tempo  una  fortiffmia 
torre  tutta  di  legno ,  con  tal  arte  lavorata  ,  che  elfcndo  fa- 
fciata  di  cuojo  reìilleva  affai  bene  alla  forza  del  fuoco  ;  e  per 
elfer  ripartita  in  molti  pezzi  ,  poteva  comodamente  trafpor- 
tarfi ,  ed  indi  quelli  cojnraetterlì  inlleme  in  maniera  ,  che_* 
polla  dirimpetto  alle  nemiche  mura,  per  effere  tutta  fnodata, 
facilmente  dovea  abbattere  la  fua  cima  verfo  di  quelle  ,  fìcchè 
poggiandovifi  fopra  ,  ferviffe  come  di  ponte  coperto ,  e  di 
firada  ilcura ,  per  far  paflaggio  all'  affediata  citta  .  QueQa^ 
macchina  ,  terminata  che  fu  ,  ebbe  l' applaufo  di  tutto  ì'  efer- 
cito ;  e  non  delufe  punto  il  penfiero  di  Guglielmo  ;  poiché 
fu  ella  fopra  carri  portata  in  pezzi  fotto  le  mura  ,  e  quivi 
riunita ,  e  congegnata  si  fattamente ,  che  i  noflri  al  folo  ve- 
derla lieta  fperanza ,  e  più  intenfo  coraggio  ne  concepivano . 
Onde  appena  polì afi  in  ordine ,  il  Buglione  tantofto  deliberò 
d'  alTegnare  il  giorno  per  la  battaglia  ;  all'  arrivo  del  quale  , 
cominciatoli  con  indicibil  vigore  1'  afiàlto  ,  rimafero  non  po- 
co sbigottiti  que'  barbari  all'  efperimento  dello  If  rano  ordigno, 
nel  CUI  artifìcio  videro  chiaramente  il  proprio  eflerminio  ; 
e  benché  cercaflero  con  ogni  sforzo  di  riparare  all'  imminen- 
te danno  ,  riufcirono  però  fempre  vane  le  loro  fatiche ,  e  di- 
flrutte  dal  valor  de'  Crifliani ,  i  quali  dalle  fineflre  di  quella 
torre  lanciando  contro  di  eflì  varie  forte  di  dardi  ,  e  certi 
fuochi  art'.fìciofamente  lavorati ,  andavano  inceffantemente  of- 
fendendoli .  Gli  afTediati  tentar  volendo  di  demolire  tal  mac- 
china ,  incrocicchiarono  certa  trave  con  una  forte  antenna , 
che  in  foggia  d'  ariete  or  \'erfo  la  torre  fpingevano  ,  ed  or  in- 
dietro 


ED   ARCHIT.    GENOVESI,  9 

dietro  per  rlfpingerla  ritornavano  ,  Ma  tale  sforzo  ridondò  in 
lor  pregiudizio  ,  mercè  di  Guglielmo  ,  il  quale  attentamente  af- 

fìl^endo  alla  difefa  della  macchina  ,  con  certi  ronconi  da  mura 

tagliò  le  funi ,  che  la  trave  foflenevano  ;  ond'  ella  tollo  ca-  Di 
dendo  ,  portata  dal  proprio  pefo ,  reftò  fitta  nel  terreno  ;  e  §",^jV^^"ò°. 
dove  prim^i  era  di  danno  alla  torre ,  fervi  poi  di  fbflegno  , 
fopra  del  quale  appoggiarono  i  Genovell  Ingegneri  la  cima 
di  elTa  torre,  che,  come  detto  abbiamo,  facea  le  veci  di 
ponte  coperto  ,  per  lo  quale  arditamente  palFando  Gotifredo, 
ed  Euftachio  fuo  fratello ,  arrivarono  felicemente  all'  acquiflo 
di  quelle  forti  mura,  feguitati  da  gran  parte  di  valoroH 
Guerrieri ,  che  fcorrendo  verfo  la  porta  principale  ,  queQa_^ 
aprirono  fracalTandola ,  e  tutto  il  Criftiano  efercito  nella  fog- 
giogata  città  con  fefla  ,  e  giubilo  n'  introduflero  . 

"  Il  nol\ro  Guglielmo  ,  dappoiché    per  la  vittoria  col  Tuo 
mezzo  ottenuta  ebbe  <la  ognuno  ricevute    dipinte  congratu- 
lazioni ,  e  lodi ,  carico  di  fpoglie  nemiche    fé  ne  tornò  a  ri- 
vedere la  Patria  ;    dove  non  andò  molto  ,  che  avendo  i  Ge- 
novefi  pofla  in  ordine  una  forte ,  e  poderofa  armata  di  tren- 
tafei  galee ,  e  fei  grofTe  navi  ,  fopra  le  quali  ottomila  com- 
battenti nazionali    s' imbarcarono    con    defiderio    d'  acquillar 
nuove  palme  ne'  mari  di  Paleftina  ;  fu  loro  dato  per  Capo, 
e  General  Condottìere  lo  fleiTo  Embriaco ,  fotto  la  cui  guida 
dopo  lunga  navigazione  approdarono  nel  porto  di  Laodicea; 
dove  fopraggiunti  dalla  fredda  ilagione  fi  fermarono  qualche 
tempo ,  non  fenza  ufcir  talora  a'  danni  de'  Saracini ,  molte, 
terre  de'  quali  faccheggiarono  ,  e  col  ferro ,    e  col  fuoco  di- 
flruffero  .  Ellendofi  pofcia  al  principio  della  primavera  di  là 
partiti  ;  dopo  varj  accidenti    nel  viaggio  incontrati  ,    arriva- 
rono profperamente  a  Zatfa  ,  {a)  dove  furono  dal  P^e  Baldovino 
cortefèmente  incontrati  a  bandiere  fpiegate    con  ogni  dimo- 
ftrazione  d'  onore  ,  e  tenerezza  d'  affetto  .    E  correndo  appun- 
to r  ultima  ,  e  fanta  feitimana  di  Quarefima ,  defiderofi  di 
celebrare  la  Pafqua    nella  Real  città  ,    verfo  quella   guidati 
dal  medefìmo  Re  ,  s' inviarono  ;  e  dopo  due  giorni  di  viaggio 
colà  giunti ,  videro  la  miracolofa  fiamma ,  che  nel  Sabbato 
fanto  dal  Cielo  fcendendo  ,  tutte  accendeva  le  lam.pade  ,  che 
intorno  al  Santo  Sepolcro  erano  rtate  polle  dalla  CriiUana  pietà , 

Cele- 

{a)    Zaffa  ,  o  JafFa ,  anticamente  Joppe , 


IO  VITE  DE'PITT.,   SCULT 


Celebrata  poi  nel  feguente  giorno  la  fefla  della  Rìfurre- 
zione  del  Signore ,    e  vifitati  i  più  divoti  luoghi    di  quella 

■■  Tanta  città  ,    aflaì  torto  in  compagnia    del  Re  ritornarono  a 

Di        Zaffa  ,  ed  imbarcato   1'  efercito  ,    andarono  all'  efpugnazione 

Ew£MAco°,  <^'  Affur  famofa  città  marittima  ;    gli  abitatori  della  quale», 
vedendofi  flretti  d'  alTedio  per  terra ,  e  per  mare ,  conobbe- 
ro evidentemente  di  non  poter  refiflere  ;  laonde  in  breve  tem- 
po s'  arrenderono  ad  elfo  Re ,   che ,  prefone  il  polTeiTo ,  ri- 
tornò alla  Tua  Reggia ,  lafciando  ,  che  i  Capi  del  fuo  efercito 
infieme  con  Guglielmo  feguitaffero  di  concerto  la  comincia- 
ta imprefìi  ;  i  quali  verfo  Cefarea  città  marittima  della  Pa- 
ledina  coli'  armata  navigando  ,  rifoluti  di  batterla  ,  1'  affedia- 
rono  d'  ogni  intorno  ;    e  volendo  Guglielmo  ajutar  coli'  in- 
gegno il  vigore  del  braccio  ,  ordinò  alcune  macchine  per  dan- 
neggiare al  fuo  folito  le  nemiche  mura  .  Ma  prima,  eh'  ei  ter- 
minaffe  il  lavoro ,  irritati  i  Crifliani  da  certi  infulti  di  guei 
Barbari ,  allìiltarono  impetuofamente  le  mura  col  folo    ajuto 
di  alcune  poche  fcale ,    fopra  le  quali    primo    di  tutti    {ài/ 
il  coraggiofo  Guglielmo  :  e  giunto  appena  col  piede  fui  mu- 
ro ,  vide  con  Tuo  dolore  cader  dalle  fcale    (  che    pel  fover- 
chio  pefo  fi  fracaflarono  )  tutti  coloro  ,  che  di  feguitarlo  primie- 
ri bramavano  .  Quindi  egli  trovandofi  folo  in  poter   de'  ne- 
mici ,  implorò  divotamente   1'  ajuto  Divino  ;  ed  entrato  per 
fuo  fcarapo  in  certa  torre ,  s'  incontrò  in  un  Saracino ,    che 
le  fcale  di  quella  fcendeva  ;  col  quale  venuto  a  battaglia ,  lo 
ftefe  valorofmiente  fui  fuolo  ;   e  feguitando  a  falire ,    arrivò 
alla  cima  dell'  edificio  ,  donde  vide  ,  eh'  era  la  città  con  dop- 
pio recinto  fortificata  ;  e  perciò  1'  efpugnarla  affai  più  difficile 
di  quello  crcdevafi  .  Or  egli  cosi  abbandonato  ,  e  fenza  foc- 
corfo  ,  dopo  vario  penfire  rincoratofi ,  cominciò  da  quell'  al- 
to porto  a  rotare  per  1'  aria  la  fpada  ;  facendo  con  effa  cen- 
no alle  Crirtiane  fquadre  ;    acciò  quanto  più  prerto  potevano 
s'  avvicinaffero  a  lui  .    E  parve  appunto  ,  che  la  torre  di  Ce- 
farea   premialfe    l' indurtria  da  Guglielmo  ufìita    in  fabbricar 
quella  di  Gerufalemme  ;  perchè  fìrcomc  con  l'aiuto  di  quella 
introduffe  là  entro  i  fuoi  Crirtiani  ;  cosi  col  mezzo  di  querta 
invitolli  ad  affdrar  Cefirea ,    come    torto  efeguirono ,  falen- 
do  con  altre  fcale  le  mura,  e  facendofi  padroni    del  primo 

iccintp 


ED   ARCHIT.  GENOVESI.  n 

recinto  ;  ove  furono  lietamente  ricevuti  dal  forte  Guglielmo, 
col  quale  s' incamminarono  all'  ailalto    del  fecondo  ;    al  cui 
fpedito    acquifto  fervi    non  poco    un'  albero  di    palma ,    per  »___^ 
agevolar  loro  la  falita  fopra  le  mura  ;  e  come  fé  dalla  pai-        dÌ 
ma  nafceiTero  a  Guglielmo  le  palme  ,    abbattè  egli    in  quel  Guglielmo 
giorno  i  nemici  di  Criflo  ,  che  dopo  opinata,  ma  non  lunga  ^™'''^^*^'' 
refillenza  divennero  finalmente  efempio    di  terrore    a' popoli 
loro  vicini ,  e  gloriofo  trofeo  delle  Crilliane  fpade  . 

Tale  per  virtù  del  Genovefe  Guerriero  fu  1'  efito  degP  in- 
felici abitatori  della  città  di  Cefarea ,  molti  de'  quali  ,  cioè 
vecchj ,  femmine  ,  fanciulli ,  ed  altra  gente  imbelle ,  elTen- 
dofi  ritirati  nel  tempio  per  ficurezza  delle  proprie  vite_^ , 
quando  videro  ,  che  ad  em  s'  avvicinava  la  furia  de'  Criilìani 
Campioni ,  amaramente  piangendo  gli  fupplicarono  che  non 
voleifero  incrudelire  contro  di  loro  difarmati ,  e  innocenti  : 
ma  che  ferbandoli  in  vita ,  fi  contentafTero  delle  ricchezze , 
che  di  buona  voglia ,  ed  in  gran  copia  loro  cedevano  .  Per- 
la qual  cofa  molTi  a  compafTione  de*  fupplicanti  i  capi  di  quel 
formidabile  efercito ,  e  più  di  tutti  l' invitto  Guglielmo  dì 
buon  cuore ,  e  volentieri  a  quegl'  infelici  perdonarono  :  do- 
po di  che  cominciarono,  a  divider  la  preda ,  ed  al  Genovefe 
Eroe  (  che  per  elTer  falito  pel  primo  fopra  le  mura ,  avea_, 
tirati  gli  altri  a  feguitarlo ,  ed  aperta  alla  vittoria  la  flrada) 
fu  data  in  premio  1'  elezione  di  ciò  ,  che  più  gli  fofTe  pia- 
ciuto .  Egli  allora ,  lafciato  agli  altri  tutto  1'  oro  ,  e  1'  ar- 
gento ,  ritenne  per  fé  la  fenice  delle  gemme ,  dico  1'  impa- 
reggiabile ,  e  fmifurato  fmeraldo ,  che  (a)  con  atto  magnani- 
mo (  ritornato  che  fu  di  Cefirea  )  donò  alla  fua  Patria  ,  nella 
cui  Cattedrale  fin'  al  di  d'  oggi  fedelmente  fi  cuflodifce  ;  ed 
è  cuflode  aneli' elfo  del  gloriofo  nome  di  Guglielmo;  mentre 
non  fi  può  da'  Genovefi  nominar  quefia  incomparabile  gem- 
ma ,  fenza  ravvivar  la  memoria  di  colui ,  che  generofo  ,  pri- 
vandone fé  fleflb  ,  loro  ne  cedette  il  polleiro  .. 

(«)  Qiiefta  preziofa  gemma  in  forma  di  Catino  fi  conferva  tuttavia  ,  e  con  fom- 
ma  gelofia  fi  cuttodifce  nel  luogo  fteflb  ,  a  cui  tk  dall'  Embriaco  donata  ,  e_. 
dedicata  ;  ne  fi  può  ad  alcuno  far  vedere  len^a  fpeciale  decreto  del  Serenifs. 
Senato .  Per  accennar  poi  alcuna  cofa  della  fua  forma ,  e  grandezza ,  eh'  è 
ciò  che  forpreiide  ;  dirò  come  ella  è  di  figura  elagona  con  due  manichi  inca- 
vati in  fuori ,  r  uno  ancor  rozzo ,  1'  altra  lavorato  ;  il  diametro  dell'  orlo  è 
di  un  palmo,  e  once  fette,   e  mezza;  di  palmi  cinque  mi' oncia  meno  e  la 

.^       ciiconferenza  ;  di  once  fei  la  cavità  ùiterijaie  ;  e  di  once  otto.  V  efteiiore  altezza. 


,*2  VITE   DE'PITT.,   SCULT., 

E  qui ,  poiché  fiarao  a  far  parola  di  quefto  famoro  Tmc- 
raldo  ,  non  ellimo  fuor  di  propollto  il  citare  le  varie  opi- 
nioni ,  che  C'cllo  ilciro  hanno  a^  uto  moki  de' nofiri  Scrittori  ;, 
D  i  tra'  quali  Niccolò  Porta  nel  fuo  Trattatello  manufcritto  vuo- 
Guf.LiHLMo  i^  ^  (;]-,£  fi^^  il  Clarino ,  in  cui  Cri^o  Redentor  Nolìro  (  a  ) 
wsRiAco.  j^^j^gj^  l'Agnello  nell'ultima  Cena:  opinione  non  accettata 
dal  Vefcovo  Giufiiniano  ,  il  quale  crede  piuttoflo  ,  che  foiTe  in 
tal  vafo  ripolìo  da  Nicodemo  il  raccolto  preziofo  Sangue  di 
eiTo  Redentore  ,  come  aflerifcono  gli  Annali  Inglefi .  Stima  il 
Foglietta  ,  che  da'  tefori  di  qualche  Re  dell'  Oriente  ufcita 
fofle  tal  gemma  ,  e  per  accidente  trafportata  in  Cefarea  .  Molto 
a  lungo  ne  difcorre  il  Varaggine  ,  dicendo ,  tal  gemma  ef- 
fcre  di  SI  alta  sfera ,  che  in  Cefarea  fu  ftimata  di  valuta.. 
'  pari  all'  ifieflli  città  con  tutto  il  fuo  territorio  :  ed  in  fine 
conchiude  quella  non  elTer  opera  né  dell'arte,  né  della  na- 
tura, ma  miracolofa  produ^^ione  dell'Onnipotenza  Divina^. 
Vuole  il  Ganducci ,  che  dalla  Regina  Saba  infieme  con  altre 
gioie  fofTe  ancor  quella  al  2;ran  Salomone  donata .  Il  Federici 
finalmente  nel  fuo  curiofifTimo  manufcritto  ,  intitolato  Dizio- 
nario Alfabetico  ,  ci  avverte  ,  che  tale  fmeraldo  potrebbe  eilèr 
appunto  quello  ,  che  Erodoto  nel  feccyido  libro  della  fua  Ilio- 
ria  al  cap.  IV.  afferma  di  aver'  egli  fleflb  veduto  nel  tempio 
d'  Ercole  in  Fenicia  .  Le  quali  opinioni  ho  voluto  qui  rife- 
rire ,  per  appagar  la  curiofità  de'  Lettori ,  fenza  però  ap- 
pigliarmi più  ad  una  ,  che  ad  un'  altra  ;  bacandomi  folo  il 
dire ,  che  è  una  maraviglia  del  mondo  la  gemma  acquifta- 
tacì  dal  noflro  Guglielmo  ;  ad  imitazione  del  quale  un'  altra 
di  prezzo  non  ordinario  fu  dopo  alcuni  fecoli  con  pari  ge- 
nerofità  d'  animo  donata  da  Innocenzo  Vili.  Sommo  Ponte- 
fice all'  infigne  Cappella ,  in  cui  fi  confervano  le  Ceneri  del 
gloriofo  Precurfore  ;  ed  è  quella  gemma  un  Calcidonio  di 
lìraordinaria  grandezza  fatto  in  forma  di  bacile ,  e  fparfo  di 
belliffime  macchie,  le  quali  più  ammirabile,  e  più  dilette- 
vole all'  occhio  lo  rendono  . 

Ma 

(  a  )  Su  queflo  propofìto  quanto  ne  dicano ,  e  ne  giudichin  gli  Autori  fi  può  in- 
tendere dal  lujigo  Trattato  ,  che  ne  compofe  in  un  volume  1  ampato  in  Ge- 
nova dal  Franchelli  in  quarto  1' anno  1716.  il  P.  Fra  Gaetano  di  Sajua  Te- 
refaAgolliniano  Scalzo  ;  nel  qual  volume  veded  anche  incila  a  bulino  l' im- 
magine di  ellb  Catino  di  giaiuieiza  conllmile  all'  originale , 


ED   ARCHTT.   GENOVEST. 


Ma  troppo 
zione    di  quelH 


m'  ha  divertito  dal  mio  fentiero  la  rela- 
rarilTimi  tefori  .  Ora  ritornando  a  Gugliel- 
mo ,  dico  y  che  egli  a  beneficio  della  Crilliana  Repubblica  fi 
moitrò  in  ogni  occorrenza  Cefare  infieme ,  ed  Archimede  ; 
cioè  infigne  Guerriero  ,  per  la  fpada  valorofamente  maneg- 
giata ;  ed  eccellente  Ingegnerò ,  per  le  macchine  dalla  fe- 
condit\  del  Tuo  intelletto  più  volte  inventate ,  e  praticate^, 
con  pieno  effetto ,  e  con  maraviglia  del  mondo  .  Io  però 
non  avendo  potuto ,  a  cagion  della  gran  difl:an?a  de'  tempi 
rinvenire  di  lui  altre  notizie  ,  conchiuderò ,  folamente  aggiun- 
gendo ,  che  egli  nel  1102,  refiituitofi  dall  imprefa  di  Pale- 
itina  alla  Patria ,  ebbe  da'  fuoi  Cittadini  1'  onore  del  Confo- 
lato  :  nella  qual  dignità  fpiccò  non  poco  la  fua  prudenza^  : 
ed  è  molto  probabile ,  che  egli  fia  flato  anche  il  promotore 
del  batter  moneta  in  Genova  ;  poiché ,  per  quanto  ho  nota- 
to ,  cominciò  appunto  fra  noi  queft'  ufo  nel  tempo ,  eh'  egli 
era  Confole . 


Di 

Guglielmo 

tlMEP-lACO  • 


VITA 


14 


VITE  DE'  PITT.,  SCULT.i 


VITA 

DI   MARINO   BOCCANEGRA 

Architetto  . 


{hai^ .  ì.iii  (ì 


SE  di  Marino  Boccanegra    fcarfamente  parlarono  i  noflri 
Cronilli ,  molto  però  ne  parlano ,  e  perpetuamente  ne 
parleranno  le  magnifiche  memorie    di  fiia  eccellente^ 
%  irtù  . 
Infigne  nell'  Architettura  fiorì  quello  Soggetto  nel  1283., 
rei  qual'  anno  ,  come  fi  ritrae  da'  nolìri  annali  li  diede  prin- 
cipio alla  fmifurata  macchina   dell'  antico  molo  (  a  ) ,  che  fa 
fponda  al  porto  ^  e  dall'  impeto  dell'  onde  riparandolo ,  alTi- 

cura 

(^)  Molti  furono  gli  Architetti,  che  in  appreffo  s' adoperarcno  a  prolungare 
^uclto  liipcrbo  melo;  e  1'  ultimo  fu  1' Alefli ,  cl;e  loltefe  fiUJ  alla  luJi^hcs- 
r.i  di  i^cn  tieccJito  paiTi  geometrici , 


ED   ARCHTT.   GENOVESI.  15 

cura  in  effo  ì  navìgli ,  anche  quando  più  gagliardi  foffiano  i 
venti ,  e  più  terribili  infuriano  le  tempefle  .  Al  qual  propo- 
fito  fcrive  il  Foglietta  nel  lib.  V.  della  fua  Storia  ,  che  fìngo-  --— ^— — 
lare  in  Italia  era  llimato  a  que' giorni  l'artificio,  e  la  gran-  Di  Marino 
dezza  di  così  nobil  macchina  ;   i  cui  fondamenti  afferma  egli  Boccanscra, 
effere  flati  fatti  di  fmifurati  macigni,  larghi  poco  men  della 
ftefTa ,  cavati    dalle  vicine  montagne ,  e  con  arte  emulatrice 
dell'  antica  Romana  trasferiti  di  colà  al  mare ,    dove    foni- 
merli  nell'  acque  ,    e  lafciativi    per  Io  fpazio  di  molti  anni  ^ 
nella  compreffione  cagionata  dal  loro  pelo  ;  talmente  nel  pro- 
fondo di  quelle  fi  radicarono ,  che  non  fu  poi  malagevole_> 
a  quel  faggio  Architetto  1'  alzar  fabbrica  così  falda ,  e  flabi- 
le  {opra  mobili  fondamenti . 

Al  valore  di  lui  dobbiam  pure  attribuire  la  gloria  di 
molte  altre  pubbliche  fabbriche ,  ed  in  particolare  di  quella 
della  darfena  (  per  cui  nello  llefiTo  anno  applicate  furono 
mille  marche  d'  argento ,  a  fin  d'  ultimarne  il  lavoro  ,  che_» 
già  fino  dal  121 5.  erafi  cominciato,  e  pofcia  intermeffo),  e 
di  quella  del  mandracchio ,  alla  quale  poco  prima  del  molo, 
cioè  nel  12^6.  per  ricetto  de' minori  navigli  erafi  polla  ma- 
no. Ed  elfendo  fucceduto  nel  1278.  un' impetuofifhmo  dilu- 
vio ,  che  fcavò  i  fondamenti  delle  torri  alzate  per  difefa_.. 
delle  porte  della  città  ,  e  guaflò  molti  edificj ,  così  pubbli- 
ci ,  come  privati  :  fu  il  Boccanegra ,  che  con  la  fua  perizia,, 
ed  indullria  rifarcì  sì  fatte  rovine  :  llccome  elfo  pur  fu ,  che 
intraprefe  la  coflruzione  dell'  Acquidotto  di  Trefifco ,  tanto 
commendato  dagli  Scrittori  delle  cole  noflre  ;  per  mezzo  del 
quale  Acquidotto  a  comun  beneficio  s' introducono  di  lon-* 
tano  le  acque  nella  Città:  il  che  nel  1295.  ebbe  il  felice-, 
fuo  compimento  .  Così  ancora  fi  ha  ,  che  alla  fabbrica  del 
Palazzo  Reale  (i  cui  fondamenti  gettati  furono  nel  1291.) 
abbia  molto  giovato  1'  aflillenza  ,  e  la  direzione  del  Boccane- 
gra  ;  e  che  inoltre  nell'anno  1300..  (  ficcome  fcrivono  Gior- 
gio Stella  al  libro  fecondo  della  fua  Storia  ,  e  Monfignor 
Giufliniano  nel  terzo  de'  fuoi  annali  )  fia  flato  dallo  fteffo 
Boccanegra  accrefciuto  il  giro  di  quello  porto  con  lo  Icavo 
di  centoquindici  cubiti  di  Ifoiaggia  in  profondità  di  quindici 
piedi  :  opera  di  molto  artifìcio ,  e  di  pari  vantaggio  pel  cot 

modo 


16  VITE  DFPITT.,   SCULT., 

modo  accelTo  de'  navigli .  E  tutte  cjueQe  cofe  da  lui  fi  fece- 
ro nel  tempo  medefimo ,  eh'  egli  accudiva  alla  fabbrica  del 
i  .  gi'i  riferito  molo,  notabilmente  allungandolo,  e  riparandolo 

Di  Marino  dall'  impeto  de'  raarofi  con  un'  ammafTo  di  fcogli ,  in  cui 
EoccANicBA.  Y-anno  a  frangerfi .  Final jnente  nell'anno  1301,  preifo  alla_. 
Chiefa  di  S.  Marco  ampliò  di  nuovo  il  porto  con  un'  altro 
fcavo  di  lunghezza,  e  di  profondità  eguale  al  precedente; 
come  narrano  i  fopraccitati  Scrittori ,  alle  cui  benemerite  fa- 
tiche fiamo  in  vero  non  poco  tenuti  ;  mentre  per  mezzo  di 
effe  è  pervenuta  a  noi  la  notizia  d'  un'  uomo  si  virtuofo  ;  e 
tanto  piij  mirabile ,  quanto ,  che  vifTe  in  fecolo  rozzo ,  e_j 
ignorante  delle  bell'arti,  ed  in  ifpecie  delle  matematiche 
difcìpline  .  Dalla  Famiglia  di  Marino  Boccanegra  ufcirono 
poi  Perfonaggi  qualificati ,  e  alla  Genovefe  Repubblica  uti- 
liflìmi  ;  le  cui  gloriole  azioni  già  fon  defcritte  da  penne  della 
mia  più  felici  :  né  è  del  prefente  mio  inftituto  il  farne  rac- 
conto . 


VITA 

DEL  MONACO  DELL'ISOLE  D*ORO, 
O    SIA     D'JERES, 

Pittore ,  Poeta  ,  ed  IJìorico  . 

ANcHE  gli  uomini  fenza  nome  confeguifcono  per  mez- 
zo delle  virtù  loro  l' immortalità  del  nome  ,  e  quan- 
tunque per  innata  modeflia  fchivi  fiano  di  lode  ;  non 
perciò  rcrtano  fenza  elll-re  celebrati  dalle  dotte  pen- 
ne de'  loro  concittadini    Scrittori    delle  cofe    della  Patria», , 
che  ben  fanno  ridondare  in  gloria  di  lei  la  gloria  degl'illu- 
ftri  fuoi  figli  . 

Tanto  avvenne  al  Pittore ,  di  cui  ora  imprendo  a  par- 
lare .  Quelli  dalla  vita  Monadica ,  che  profefsò ,  e  dall'  Ifole 
d'Oro,  o  d'Jeres  (altrimenti  Stecadi  ) ,  ove  fece  lungo  fog- 
giorno ,  riportò  il  titolo  di  Monaco  dell' Ifole  d'Oro;  cosi 
Tempre  appellato  dagli  Autori  ,  che  di  lui  fcriilero ,  e  per 
quanto  appare  non  ne  feppero  il  nome  . 

Nacque 


ED  ARCHIT.   GENOVESI,  17 

Nacque  egli  in  Genova  circa  l'anno  del  Signore  134^. 
della  nobiliffima  Famiglia  Cibò  ;  e  pafTata  1'  età  giovanile-* 
negli  fludj  delle  belle  lettere  ,  prefe  particolar  genio  alla  — — -;^--. 
Poesia  ,  nella  qual  facoltà  felicemente  rlufci .  Soprattutto  af-  Del  Monaco 
fai  valfe  nel  verfeggiare  in  lingua  Provenzale ,  che  a  que'  e^ll' Isole 
giorni  grandemente  era  in  ufo ,  ed  in  pregio  ;  e  però  avendo  *  ^'  * 
egli  in  tal  lingua  compofio  un  fufficiente  volume  di  fpiritofe 
rime  ,  lo  dedicò  ad  Elifa  del  Bauzio  Conteffa  d'  Avellino , 
che  ben  caro  lo  tenne .  Ma  non  andò  molto  ,  che  con  mi- 
glior configlio  rivolfe  1'  animo  ad  occupazione  più  degna  ; 
perocché ,  dedicar  volendofi  al  fervizio  di  Dio ,  e  allo  fiudio 
delle  lettere  facre ,  abbandonò  nel  fior  degli  anni  il  Padre 
[  che  forfè  fu  quel  Guglielmo ,  a  cui  la  pietà  ,  1'  innocenza  , 
e  r  umiltà  criftiana  fecero  avere  il  titolo  di  buono  ] ,  e  col 
Padre  gli  agi ,  e  le  mondane  fperanze  ;  e  portatoli  al  Moni- 
llero  dell'  Ifola  di  Lerino  (a)  fituata  dirimpetto  al  picciol 
golfo  di  Cagna  preHb  ad  Antibo  ,  vi  veft\  1'  abito  religiofo. 
Quivi  attefe  alla  regolar  pertezione  ^  ed  intanto  palTovvi  il 
corfo  della  Teologia ,  e  di  altre  fcienze  .  ApplicolFi  poi  an- 
che alla  Pittura ,  di  cui  divenne  eccellentifllrao  ProfefTore , 
tuttoché  la  praticafTe  foltanto  per  manuale  efercizio  nelle  ore 
concedute  alla  ricreazione ,  ed  al  follievo  .  Ma  lìngolarmen- 
te  egli  fi  diftinfe  nella  proprietà,  e  delicatezza  del  colorire 
in  miniatura  . 

EfiTendogli  fiata  appoggiata  la  cura  della  Libreria  di  quel 
MoniiT:ero,  la  quale  per  cagion  delle  guerre  ,1ed  odili  invafio- 
ni  era  tutta  malconcia ,  e  fconvolta  ;  egli  in  breve  tempo  la 
riftorò ,  e  ridulTe  a  buon  ordine  :  ed  avendo  in  quella  tro- 
vati due  curiofilTimi  libri,  nell'uno  de' quali  per  commifiìo- 
ne  d' Ildefonfo  II.  Re  d'  Aragona ,  e  Conte  di  Provenza  da 
Ermete  Monaco  di  quel  Monillero  erano  fiate  defcritte  tutte 
le  nobili  Famiglie  di  Provenza,  d'Aragona,  d'Italia,  e  di 
Francia  con  le  armi ,  e  parentele  loro  ;  e  nell'  altro  avea  il 
fopraddetto  Ermete  regiftrate  molte  Poesie  de' Poeti  Proven- 
zali con  la  fuccinta  narrazione  della  vita  di  ciafcun  d'  elfi  : 
furono  ambidue  quefti  libri  dall'  induflriofo  Bibliotecario  con 
Tom.  1.  B  belliflìmo 

{a)   Lerino  non  è  dell'  Ifole  d'  Jeres .    Forfè  il  Monaco  pafsò  poi  a  ftanziare  in 
«juilcheduna  di  elle  ,  e  quindi  ne  riportò  il  nome  di  Monaca  dell'  Ifple  d'  Oro» 


15  VITE   DE'PITT.,   SCULT., 

belli  fTimo  carattere  copiati  in  un  folo  libro  di  finiflìma  perga- 

jnena  tutto  figurato ,  e  fuperbamente  miniato  ;  del  quale  un 

prcfente  poi  egli  fece  al  prefato  Re  .   E  perchè  alle  vite  di 

DfL  Monaco  4uei  Poeti  moltc  altre  n'  aveva  aggiunte  eia  fé  compone  ;  fu 

DHx' Isole    perciò  l'Opera  maggiormente  {limata,  e  dagli  amatori  delle 

*  cofe  buone  con  premura  ricercata,  e  trafcritta  . 

Ebbe  queflo  virtuofo  Monaco  per  coflume  il  ritirarli 
due  volte  air  anno  (  cioè  nella  primavera  ,  e  nell'  autunno  ) 
in  certo  Romitorio  di  pertinenza  del  Moniflero  ;  ove  ,  per 
dar  foUicvo  alla  mente  fiancata  da'  gravi  fludj ,  paflava  parte 
delle  ore  dipingendo  al  naturale  uccelli ,  quadrupedi ,  pefci , 
alberi  co'  loro  frutti ,  varie  fpecie  di  navigli ,  e  profpettive_* 
di  città  ,  e  di  edificj  ;  delle  quali  pitture  gran  quantità  gli 
fu  trovata  dopo  fua  morte  ;  liccome  ancora  gli  li  trovarono 
efattamente  defcritte ,  e  miniate  quelle  ilblette  con  la  vedu- 
ta delle  vicine  fpiagge  ,  de'  caftelli ,  de'  villaggi ,  delle  mon- 
tagne ,  e  de'  campi ,  ed  altre  pittorefclie  rappreientazioni  di 
maravigliofo  artificio  . 

Ma  r  occupazione  nella  pittura  era  in  lui  si  moderata , 
e  difcreta ,  che  non  lo  difloglieva  già  punto  dal  fedel  adem- 
pimento de'  Tuoi  rcligiofi  doveri ,  né  tampoco  gli  intiepidiva 
r  amore ,  e  l' impegno  ,  che  avea  per  le  Teologiche  diicipli- 
ne .  Le  ore  ben  ripartite  gli  davan  luogo  per  ogni  ftudio , 
benché  diverfo  ;  e  con  tale  economia  fi  valeva  di  quelle,, , 
che  gliene  avanzavano  ancora  per  1'  applicazione  alle  Illorie  , 
della  cui  lettura  alili  dilettavafi  .  Onde  tanto  ne  profittò , 
che  potè  raccogliere  da  molti  Autori  i  racconti  de  i  fatti , 
e  delle  illuilri  vittorie  de  i  Re  d'  Aragona  ;  e  comporne  un 
libro ,  eh'  egli  ornò  di  finiffime  miniature ,  e  figure  corri- 
fpondenti  a  i  medefimi  fat^i ,  e  vittorie  ;  e  prefentoUo  alla  Rei- 
na conibrte  del  (bpraddetto  Re  Ildefonfo  ,  la  quale ,  grande  fli- 
ma  facendo  della  bontà  ,  ed  abilità  di  quel  dotto  Religiofo , 
proccuiava  di  trattenerlo  ,  quanto  più  poteva,  nella  fua  Corte  ; 
dove  egli  nemicifTimo  dell'  ozio ,  impiegavali  fempre  in  fan- 
te,  e  virtuofe  azioni  ;  onde  trafcrilìe  fra  le  altre  cofe  con_. 
iflraord inaria  elattezza  1  Ufficio  di  noflra  Signora ,  e  leggia- 
dramente lo  figurò  ,  e  miniollo  .  Pofcia  con  indicibil  puli- 
tezza ,  e  finezza  legatolo  di  fua  mano ,  all'  iiklla  Regina  ne 

fece 


ED   ARCHIT.   GENOVESI;  tp 

fece  dono .  Ma  allora  più  che  mai  comparve  degno  Storico  , 
quando  con  purità  di  ftile  accrefciuta  1'  aggiunta  ,    clie  gii 
fatt  o  avea ,  delle  vite  de'  Provenzali  Poeti ,  v'  inferi  il  Trat-  «_«««««, 
tato  dell'  origine  del  poetare  in  lingua  volgare ,  ed  infieme  Dìl  Monaco 
molte  particolari ,  e  memorabili  Iflorie  da  i  Dilettanti  avida-  ^^^l'  Isols 
mente  lette ,  e  fommamente  applaudite  .  «    ro. 

Per  teftimonianza    della    veridica    penna    di  Don  Ilario 
Mariti  nobile  Provenzale,  e  Religiofo  di  S.  Vittore  in  Mar- 
figlia  ,  abbiamo  ,  che  il  noftro  Monaco  dell'  Ifole  d'  Oro  vilFe 
una  vita  molto  efemplare  ,  e  che ,  non  oftanti  le  fopra  narrate 
fue  applicazioni  ftudiofe ,    non  intermife  mai  le  pie  medita- 
zioni ,  e  i  fanti  efercizj  dalla  fua  regola  prefcrittigli  .  In  ol- 
tre ,  che  in  un'  Opera  da  lui  comporta ,  ed  intitolata  :  Fiori 
di  varie  Scienze ,  e  Dottrine  :  egli  fcriile  con  profetico  fpiri- 
to ,  che  dalla  fua  Famiglia  n'  ufcirebbero  grandi ,  ed  illullri 
Perfonaggi  cosi  Secolari ,  come  Ecclefiaflici ,  alla  prudenza., 
de'  quali  farebbe  appoggiato    il  governo    non  folo  di  Provin- 
cie ,  ma  ancora    della  ItefTa  Chiefa    cattolica  ;  ciò ,  che  poi  , 
come  ben  fanno  i  Leggitori    delle  lilorie  facre ,  e  profane , 
è  riufciro  veriffimo ,  e  con  univerial  beneficio    della  Criflia- 
nità  .    (a) 

Finalmente  avendo  quefto  venerabile  Religiofo  dati  al 
mondo  più  fegni  delle  fue  virtù,  si  morali,  che  intellettua- 
li ,  vide  r  ultimo  de'  fuoi  giorni  nell'  anno  1408.  ;  e  ficcome 
celedi  fempre  furono  ,  e  (  fino  nelle  ingegnofe  fue  occupa- 
zioni )  a  Dio  totalmente  rivolti  i  fuoi  penfieri  :  così  creder 
piamente  dobbiamo  ,  che  nella  Gloria  de'  Beati  pailàire  a_. 
terminare  il  corfo  del  fuo  indefelTo ,  e  in  ogni  genere  viu* 
tuofo  operare. 


B  2  VITA 

(«)  Oltre  ai  molti  Cardinali,  che  la  chiariflìina  Famiglia  Cibò  ha  prodotti, 
ha  dato  ancora  alla  Chiefa  un  Sommo  Pontefice ,  che  è  ftato  1*  Ottavo  ira-, 
gì'  Iimocenzj  • 


10  VITE   DF  PITT.,  SCULT., 

VITA 

DI  NICCOLO'  DA  VOLTRI 

Pittore  . 

FRa  coloro ,  che  primi  furono  in  Genova  a  dimortrare 
qual  tblFe  la  t'orza  d'  un  pennello  da  fìiggia  mano  ar- 
tificiosamente maneggiato ,  raro  certamente  fu  Nic- 
colò da  Veltri  Pittore  a'  fuoi  giorni  di  celebre  fama, 
il  quale  nel  1401,  lavorò  per  la  Chiefa  di  NoQra  Signora^, 
delle  Vigne  la  tavola  della  Santiffima  Vergine  Nunziata,  che 
al  prefente  fi  conferva  nella  Sagreflia  di  qucll'  iniigne  Col- 
legiata; ed  è  divifa ,  fecondo  l'ufo  antico  ,  in  varj  ri- 
partimenti ,  in  ciafcuno  de'  quali  rapprtfentato  ci  viene  qual- 
che Santo ,  o  qualche  Miflero  .  Quella  tavola  febbene  para- 
gonata con  quelle  del  noflro  tempo  pare  poco  confìderabile , 
non  è  però  da  non  farfene  conto .  Imperciocché  oltre  all'  anti- 
chitl  di  quafi  tre  fecoli ,  che  la  rende  venerabile  ,  v'  è  di  più, 
.che  il  Pittore  nella  diflribuzione  de'  colori  tenne  affai  buona 
maniera ,  fi  molerò  a  fufficienza  delicato ,  e  morbido  nel  pan- 
neggiare ,  ed  efprefle  ne'  volti  di  quei  Cittadini  del  Cielo 
arie  molto  divote  ;  onde  ne  fu  dagl'  intendenti  di  pittura— 
molto  lodato  .  Ed  io  non  ho  potuto  pafTar  lòtto  filenzio  il 
valore  delle  fue  mani  ;  dall'  hidullria  delle  quali  fu  anche  fatta 

in  S.  Teodoro  la  tavola  (a) fottofcritta  col  Iho  nome  in 

cattivo  latino,  che  dice:  Nicolaus  Opus.  E  perfuader  ci  dob- 
biamo ,  efiér  ufcite  dalla  fua  flanza  molte  altre  tavole ,  che 
lavorate  nella  maniera  fuddetca  fi  vedono  in  varie  Cliiefe-.; 
nelle  quali  tavole,  tuttoché  Niccolò  non  vi  fcrivcire  il  fuo 
nome  ;  fé  però  con  attenzione  le  confidereremo ,  facilmente 
vi  ravviferemo  i  tratti  del  luo  pennello  ;  e  quantunque  non 
appariscano  in  elle  quelle  perfezioni ,  che  s'  ammirano  nelle 
Opere  de' moderni  Macllri  :  pure  fono  alFai  filmabili  a  moti- 
vo ,  che  da  effe  gran  lume  ne  ricevettero  quei  Pittori  ,  che 
nel  fecolo  andato  cotanto  illuQrarono  quella  nobilifllma  Pro- 
feffione  . 

VITA 

(  a  )  In  S.  Teodoro  più  non  fi  vede  quarta  tavola  ;  onde  non  fi  fa  qual  Miflero, 
o  qual  Sanie  rappieL-ntaffc  .  E  nemmcn  più  li  vede  quella  della  SS.  IViin- 
suta  jielLi  SagrelVu  delle  Vigne, 


ED   ARCHIT.  GENOVESI^  21 

VITA 

DI    LODOVICO   ERBA 

Pittore  , 

SE  alcuno  mi  ricercalTe ,  per  qual  cagione  ne*  tempi  anti- 
chi non  fioriflèro  in  Genova,  come  fiorivano  in  altre 
città  d' Italia ,  uomini  eccellenti  nella  Pittura  ;  gli  di- 
rei ,  che  ciò  procedette  dall'  elTere  allora  tal  Profeflìo- 
ne  in  tutto  accomunata  coli' arte  de' Doratori,  foggetta  a' Con- 
foli ,  e  fol  meccanicamente  efercitata  da  gente  idiota  nelle 
pili  vili  botteghe  .  Imperocché  fdegnando  molti  nobili  ingegni 
d'  avere  i  lor  nomi  regiflirati  nelle  matricole ,  non  fi  cura- 
rono di  fegnalarfi  nel  maneggio  del  pennello ,  come  avreb- 
bero di  leggieri  potuto  .  Con  tutto  ciò  alcuni  vi  furono , 
ì  quali ,  non  fapendo  non  condifcendere  al  proprio  genio ,  fe- 
cero in  varie  occorrenze  comparir  fulle  tele  l' induflria  delle 
lor  mani .  E  poiché  fra  querìi  uno  mi  fi  prefenta ,  le  cui 
tavole  efpofte  ne'  facri  Templi ,  riufcirono  di  non  poco  or- 
namento alla  noflra  città  :  non  dee  la  mia  penna  fraudarlo 
della  dovuta  lode ,  e  tacerne  quelle  notizie ,  che  di  lui ,  e 
delle  fue  virtuofe  fatiche  ho  potuto  raccorre .  Fu  coflui  Lo- 
dovico Brea  ;  il  quale  benché  avefle  per  patria  Nizza ,  città 
molto  cofpicua  dell'  occidentale  Riviera  Liguflica  :  pure  affe- 
zionato efléndofi  alla  città  di  Genova ,  in  quefta  gran  tempo 
viffe ,  moflrandofi  iempre  più  infigne  nella  facoltà  di  beiu. 
efprimere  con  colori  i  fuoi  concetti  .  E  ficcome  ci  ha  qui 
lafciate  mo^te  degne  Opere,  veraci  tefUmon]  della  fua  peri- 
zia :  COSI  mi  porge  ora  occafione  di  riferirle  .  La  prima  di 
quefle  é  la  tavola  dell'  Afcenfìone  di  Noflro  Signore  pofta— 
in  Santa  Maria  della  Confolazione,  a  pie  della  quale  in  ca- 
ratteri mezzo  gotici ,  e  in  lingua  ,  e  fcrittura  fcorretta  fi 
leggono  quefle  parole .  ^d  laudem  fummi ,  fcandentifque  etera 
Chrifli ,  Petrus  de  Patio  Divino  munere  fecit  hoc  opus  impingi 
Ludovico  Niciae  natus ,  1483.  die  17.  Augujìi ,  (a)    Nel  qual 

B  3  anno 

(  «  )  E'  fra  le  altre  cofe  da  norarfi  in  tali  verfi  quel  Ludovica  Niciae  nAtm  .  E  pu- 
re nel  1483.  erano  già  riforte  le  buone  lettere:  ma  forfè  non  erano  per  arm- 
erie arrivate  in  Genova  .  Non  fi  faccia  poi  cafo  di  queir  etera  ,  in  vece  di  aetbevai 
ne  di  (jueir  impinzi ,  in  vece  di  fingi  :  poiché  ioao  treggée  donate  per  guuita  • 


Brea, 


:zz  VITE  DE'PITT.,   SCULT/, 

anno  parimente  fi  rottofcrifre  a  caratteri  d'  oro  nella  tavola 
eli  Noftra  Signora  del  Socco rfo  ,  la  qiial  tavola  è  nella  Chiefa 
di  S.  Agolìino  ;  ove  fi  vedono  due  altre  tavole  dipinte  dallo 
5;  nefTo  Brea  ,  e  rapprefentanti ,  1'  una  la  llrage  degl'  Innocenti  , 
Lodovico  l'altra  1' AfTunzione  di  Maria  Vergine,  che  lotto  nome  di 
^oflra  Signora  dell'  Organo    dalle  divote  perfone  fi  venera . 

Ma  per  quanto  prcgiabili  fiano  le  riferite  tavole,  niuna 
può  pareggiarli  a  quella  del  Santiflìmo  Crocififib ,  la  quale 
ad  inflanza  del  Sig.  Biagio  de'  Gradi  egli  dipinfe  in  S.  Bar- 
tolommeo  già  de'  Monaci  Armeni  ,  e  al  prefente  de'  PP.  Bar- 
nabiti ;  {a)  che  febbene  non  vi  fi  legge  il  nome  di  Lodovir 
co;  nulladimeno  fi  ha  per  indubitato  quella  elTer  lavoro  delle 
fue  mani .  Egli  poi  molto  più  ancora  fi  legnalo  nella  tavola 
xi'  OgnilTanti  pofta  in  Santa  Maria  de'  PP.  Domenicani  di 
Cartello  ,  colorita  dall'  efperto  Pittore  con  particolar  efattezza, 
e  maeflria ,  e  fegnata  col  fuo  nome  cosi  :  Ludovicus  Brea  Ni- 
tienfis  faciebat  anno  15 13.  Dalla  quale  infcrizione  computan- 
dofi  la  differenza  di  anni  30,  decorfi  da  quelle  prime  fuc-. 
Opere  fino  a  quefia  ,  potrem  dire  non  fenza  fondamento  ,  che 
il  Brea ,  almen  per  tutto  quello  fpazio  di  tempo ,  ebbe  in-. 
Genova  il  domicilio  . 

E'  poi  fama  coftante ,  eh'  egli  infegnafie  a  molti  giovani 
la  Pittura  ;  fra'  quali  a  Teramo  Piaggia ,  e  ad  Antonio  Se- 
mino ,  che  furono  veri  imitatori  del  fino ,  e  delicato  fuo  fiile . 
E  qui  anche  debbo  foggiungere,  che  negli  anni  profTunamen- 
te  paflati  fu  molto  ben  conofciuto  il  pregio  di  quel!:'  ultim.a 
tavola  dal  Sig.  Mario  Spinola  ;  il  quale  avendola  ereditata.^ 
da'  fuoi  Antenati  infierae  col  fito  della  Cappella ,  dov'  è  ri- 
porta ,  fi  compiacque  di  riccamente  adornarla  con  belliflìmi 
marmi ,  che  maggiormente  la  rendono  illurtre  .    {b) 

Abitò  ancora  Lodovico  qualche  tempo  nella  città  di  Sa- 
vona ,  dove  i  Difciplinanti  della  Confraternità  di  Nortra  Si- 
gnora fi  pregiano  d'  avere  nel  loro  Oratorio  una  gran  tavo- 
la ,  la  quale ,  lecondochc  in  elTa  fi  legge ,  fu  dipinta  nel  145)0. 

d'  ordine 

{a')   Quefta  tavola   al    prefente    è   nel  Kefettorio   de'  fuddetti    PP.  :    ma  ella^ 

fembra    d'  uno  ftilc  diflbmigliante  da  quello  del  Brea . 
(^)    Tutte   quelle  tavole  del  Brea  ,  lodevoli   pel  tempo,   in  cui  furono  lavorate, 
e  per  la  diligenza ,  con    la  quale   condotte    fi  veggono  j  fi   trovano  tuttavia 
jie'  rifpettiyi  lunghi ,  pe'  <iuali  le  lavorò  • 


ED   ARCHIIT.   GENOVESI.  23 

d'ordine  del  Cardinale  di  S.  Pietro  in  Fwcula  ,   che  fu  poi 
Papa  Giulio  IL;  ed  efTendo  divifa  all'ufo  antico  in  varj  ri- 
partimenti ,  varj  ancora  furono  i  Pittori ,  che  in  efla  fecero  ^ 
prova  della  loro  perizia  ;    uno  de'  quali  fu  il  Brea ,  che  fu-  '      ci      ' 
perando  fé  fteffo ,  non  che  gli  altri  fuoi  concorrenti ,   vi  di-    ^2^°^'*^° 
pinfe  un  S-  Giovanni  Evangelica  {a) ,  che ,  come  cofa  ango- 
lare fi  venera  da  quei  Confratelli  ;  e  non  fenza  ragione  :  per- 
ciocché ella  è  una  figura  affai  ben  concepita  nel  fuo  difegno, 
proporzionata  nell'  attitudine  ,  e  d' un  colorito  molto  pailofo 
e  vivace  :  dote  propria  del  pennello  del  Brea  ;  le  cui  Opere , 
a  motivo  della  buona  tempera ,   ed  impreffione   de'  fuoi  co- 
lori ,  dopo  il  cor(b  di  quafi  due  fecoli ,    frefche ,  ed  intatte 
tuttavìa  lì  confervano. 


VITA 
DI   DAMIANO   LERCARO 

Scultore  . 

LE  formiche  dì  Callicrate  invifibili  agli  occhi  più  per- 
fpicaci,  ed  il  cocchio  di  Mirmecide ,  che  col  coc- 
chiere ,  e  co'  cavalli  refìava  coperto  dalle  ali  d'  una 
piccola  mofca,  con  aver  dopo  tanti  fecoli  confervati 
vivi  nella  memoria  de'  poderi  i  nomi  de'  loro  induftriofi  Ar- 
tefici ,  ci  danno  pure  ad  intendere ,  che  per  quanto  impieghi 
r  uomo  r  eccellenza  del  fuo  ingegno  in  minutiffime  cofc-- , 
non  perciò  ha  egli  da  temere ,  che  poffa  reftare  efclufò  dal 
libro  della  fama  il  proprio  merito  :  ma  bensì  può  fpcrarlo 
al  pari  di  coloro,  che  edificarono  le  mura  di  Babbilonia_* , 
ereffero  in  Rodi  il  fuperbo  Coloflb ,  e  colìruirono  in  Egitto 
le  maravigliofe  Piramidi . 

Occafione  di  cosi  difcorrere  mi  porge  al  préfente  l' im- 
pareggiabile induflria ,  che  a'  tempi  de'  nofiri  Avoli  fu  offer- 
vata  nelle  delicate,  e  gentiliffiijie  fcuhure  di  Damiano  Ler-. 
caro  nobile  Genovefe ,  il  quale  con  la  flravagante  minutezza. 

B  4  de'  fuoi 

(«)JAflai  flìmabile   è  qiiefta  figura,  forfè  perchè  tiene  meiio  di  quel  fecco,  e 
duro  ,  eh'  era  proprio  di  q,ue'  tempi , 


24  VITE  DE' PITT.,    SCULT., 

de'  fiioi  lavori  recò  maggior  luflro  alla  (ùa  Famiglia  di  quella 
gliene  recalTe  il  generofo  ardire  di  colui ,  che  nell'  Imperiai 

^m^;;^^^^  Trdbifonda  (a) ,  per  rifarcimento  di  fuo  onore  lafciò  iormi- 

Di  Damiano  dabilc  la  memoria  di  fua  fpada  . 
LfRciRo .  Quindi  fu ,  che  Monfignor  Agoftino  Giufliniano  Vefcovo 

di  Nebbie  conclufe  il  fuo  Annale  delle  cofe  notabili  occorfe 
in  Genova  nel  1480.,  efaltando  il  nome  del  Lercaro ,  e  ri- 
ferendo una  fra  le  altre  llupenda  Opera  di  lui  con  le  fe- 
guenti  parole  .  L'  per  qucfti  tempi  fiorito  Damiano  Lercaro  ^ 
uomo  d'  ammirando  indegno  ,  talchi-  Scolpì  fu  un  ojjo  di  cerafa 
S.  Crijìojaro  ,  S.  Giorgio  ,  e  S.  Michele . 

Volendo  io  dunque  notificare  a'  Lettori  di  quefli  miei 
fogli  r  eccellenza  di  cosi  celebre  induflriofo  Artefice ,  dirò 
primieramente  ,  che ,  oltre  la  fecie  fattane  dal  foprallegato  Ifto- 
rico ,  abbiamo  anche  a  fuo  favore  la  tradizione ,  die  dopo 
molte  età  è  pervenuta  a  noi  per  mezzo  de'  fuoi  Difcendcnti ,  per 
la  quale  rcfla  chiaro,  che  egli  con  rnhiutifTinia  fcultura  lavorò 
di  bafTo-rilievo  un  nocciolo  di  péfca  ,  rapprefentandovi  la  PaP 
fione  diCrifto:  Opera  d' incredibil  diligenza  ,  la  quale  con  al- 
tre molte  intagliate  fopra  noccioli  di  varj  frutti ,  non  ollan- 
te  la  lor  picciolezza  ,  poteva  paragonare  alle  più  fmifurate 
di  Prafitele ,  e  di  Fidia  .  Ma  il  vanto  di  quante  mai  egli 
ne  fece ,  limerei  dovelfe  concederil  a  quella ,  che  da  lui  fu 
fcolpita  neir  odo  di  cerafa  fuddetto  ;  mentre  io  confiderò , 
che  le  tre  figure  da  efib  fcolpite  doveano  averne  feco  quattro, 
o  cinque  altre  ;  ftant^chè  collumano  ordinariamente  gli  Scul- 
tori ,  e  i  Pittori  d'  accompagnare  S.  Cril^ofaro  col  Bambino 
Gcbù  fopra  le  ipalle  ;  fottoporre  Lucifero  a'  piedi  dell'Arcange- 
lo S.  Michele  ;  e  rapprefentare  S.  Giorgio  fopra  un  cavallo  in 
atto  di  atterrare  un  dragone  per  difefa  d'una  donzella.  Dalla 
qual  confiderazione  argomentando  io  ,  che  otto  ,  o  circa ,  for- 
iero le  figure  dal  noflro  Damiano  effigiate  in  cosi  auguilo  li- 
te ,  quaiito  è  la  fuperficie  d'  un  ofTo  dì.  cerafa  i  mi  par  lecito 

Taire- 

(a)  AHudc  qui  l'Autore  alla  gkuriofa  Imprefa  di  Megollo  Lercaro ,  che  per  l'af- 
fronto d'  uiK)  icliiaffo  ricevuto  nella  Corte  di  Trabifonda  ,  moflc  una  si  fiera 
guerra  per  mare  contro  a  queir  Imperadorc ,  ciie  io  collrinfe  a  dargliene», 
compiuta  foddij fazione .  11  racconto  di  quello  fatto  legcefi  in  Cbcrto  Fo- 
glietta ;  ed  in  altri .  lUlcriiafli  ili  quciV  Opera  «lU  ui  divelli  palazzi  egrer 
giamciue  lo  lìguiò. 


ED   ARCHIT.   GENOVESI; 


25 


r  aHèrire ,  che  non  può  a  meno  di  non  formare  un'  altilTimo 
concetto  del  valore  di  luì ,  chiunque  fiffa  gli  occhi  della-, 
mente  in  cosi  rara  fcultura  .    (a)  1 1, 

Fiorì  elfo  Damiano  nel  1480.,  e  fu  contemporaneo  del- Di  Damiano 
laVen.  Suor  Tomniafa  Fiefca  Pittrice  (b) ,  nata  circa  il  1448.  Lsrcaro. 
Lo  che  ho  voluto  accennare  per  gloria  della  noftra  Patria , 
la  quale  ancorché  ne'  fecoli  andati  partoriHè  i  Tuoi  figli  più 
atti  alle  imprefe  di  guerra ,  che  agli  fludj  delle  beli'  arti  : 
tuttavì.i  il  vide  in  un' ifteffo  tempo  madre  di  due  Soggetti 
nobili  per  nafcita ,  e  molto  più  ancora  per  l' induUria  delle 
lor  mani . 

Più  oltre  non  tratterà  di  Damiano  la  mia  penna  :  ma_» 
adatteraflì  all'  indole  di  lui  ;  perciocché  avendo  egli  impic- 
ciolite le  fue  figure ,  come  innamorato  della  brevità  ;  cosi 
pur  io ,  imitandone  il  genio ,  riflringerò  in  breve  foglio  la_» 
grandezza  delle  fue  lodi .  Molti  altri  fomiglianti  lavori  fece 
il  nollro  Damiano,  che  il  lungo  tratto  degli  anni,  e  la  poca 
cura  de'  lor  antichi  pofTeditori  ci  hanno  difperfo  , 


VITA 

a)  Non  s'obbligar  però  alcuno  a  preftarvì  fede. 

b)  La  Ven.  Suor  Tommafa  Fiefca  ,  parente,  edifcepola  di  S.Caterina  da  Ge- 
nova, fiorì  in  Pittura,  e  molto  più  in  Santità.  Scnfle  alcuni  Trattati  dì 
Millica  .  Morì  l'anno  15^4.  d'anni  86.  e  più  ,  nel  Moniftero  delle  Religiofe 
Domenicane  de'  SS.  Giacomo ,  e  Filippo,  ove  erafi  trasferita  da  quello  di  S. 
Silveftro  detto  di  Pifa  con  un  liei  fue  compagne,  per  intraprenderne  la  rifór- 
ma ,  come  fegu'i  .  Di  quefta  buona  Serva  di  Dio  confervanfi  alcuni  lavori  di 
ricamo  nell'  anzidetta  Moniilero  di  S,  Silvellro  :  e  di  effa  parla  al  capo  xlv, 
della  Vita  di  S.  Cateriua  da  Genova  D,  Cattaneo  Marabotio  Prete  iecolare.. 


2<?  VITE  DF.'PTTT.,  SCULT., 

VITA 

DI  GIACOiMO  TAGLIACARNE 

Intagliatore  in  gemme  . 

GRAN  torto  farei  alla  virtù  ,    fé  io  paflaflì  fotro  fi- 
lenzio  un  Soggetto  degno  di  fpccial  lode,  e  d'  eterna 
memoria  per  la  lìngolar  perizia ,  eh'  egli  ebbe  nel- 
la beli'  arte  di  lavorare  cammèi ,  cioè  d' incidere^ 
nelle  gemme  fembimti,  e  fìmboli  ,    come  fé  in  molle  cera 
fofTero  imprelTi .    Ma  prima  di  deferi verlo ,  premetterò  alcu- 
ne parole  intorno    a  queft'  arte    medefima    degna  di  lunghi 
ragionamenti ,  ed  encomj .    Ella  (  per  quanto  fi  ritrae  da  fe- 
delidìmi  Autori  )  ebbe  la  fua  origine  dagli  antichi  Ifmaeliti, 
apprelTo  de'  quali  fiorirono  ,  prima  che  in  altra  nazione ,  le 
più  nobili  facoltà ,  e  i  più  indufhriofi  lavori  .  Si  diedero  poi 
all'  efercizio  di  efTa    molti  Greci  Scultori    con  sì  buon  fuc- 
ceflb ,  che  la  portarono    a  un  alto  grado    di  finezza ,    e  di 
perfezione  .    Dopo  i  Greci  la  pofero  in  ufo  i  Romani  .    Ma 
poiché    fu  diflrutta    quella  gran  Monarchia ,    refiò  tal  arte_* 
fpenta  affatto ,  e  dimenticata  .  Così  per  molti  fecoli  giacque 
lepolta  ;    finché  ietto  il  Pontificato  di  Leone  X.    riforfe  in_. 
vita  ;  e  fucceffivameute  andò  tanto  cre(cendo  ,  che  fi  diffufe 
per  le  cofpicue  citt\    non  folo    d' Italia ,  ma  oltramontane-, 
ancora ,    ed  oltramarine .    Cominciarono  pertanto    a  vederfi 
rari ,  e  maraviglioli  lavori  di  camm^'i ,  che  allcttarono  i  gran 
Principi ,  e  le  altre  perfone    riguardevoli  ,    ed  amanti    del 
bello ,    e    del  fopraffino ,    a  farne    raccolta    per    ornamento 
de*  lor  gabinetti ,  e  de'  lor  muféi  .    Ma    ficcome  mai  non  fi 
perde  la  glòriofa  fama  di  quegl'  infìgni  Artefici  ,  che  s' im- 
piegarono nella  itruttura  d'  opere  di  fpaziofa  eflenfione  :  così 
faciijnente  fvanifce  la  memoria  di  quegli  altri  più  a  noi  vi- 
cini ,    che  nella  perfezione    di  minutiffimi  lavori  fpiccar  fe- 
cero i  loro  talenti .   A  quefla  difgrazia  ha  dovuto  in  gran_, 
parte  foggiacere  Giacomo  Tagliacarne    nofiro  Genovefe  ,    il 
quale  pochi  anni  dopo  del   1500.  intagliava  gemme,  ed  et- 
hgiavale  a  maraviglia  .  Imperocché  di  lui  appena  lliprebbefì 
il  nome ,  fé  l' erudita  penna  di  Caramillo  Leonardi  Medico 

a  quella 


ED   ARCHIT.  GENOVESI.  17 

a  quella  flagìone  non  l'avefTe  menzionato   nel  Tuo  Specchio 
delle  Pietre    al  cap.  2.   del  3.  libro  ;  .  ove  con  forame  lodi 
r  efalra',  atfermanclo ,  che  i  lavori  di  lui  eran  condotti  con  j-—^-^;-. 
tal  maelìrìa ,    che  nulla  più  vi  fi  poteva  defiderare  .    Bensì       £> , 
a  defiderare  ci  refia ,    che  ficcome  il  fopraccitato  Scrittore-»    Giacomo 
ci  ha  data  notizia    della  rara  virtù    del  noftro  Tagliacarne  :  Taguacarne 
cosi  ancora  ci  avefie  riferite  almen  le  opere  più  memorabili, 
che  ufcirono  dalle  mani  di  lui  ;  poiché  non  andrei  privo  del 
vantaggio  di  trafcriverne  il  paragrafo ,  ed  inferirlo  in  quefii 
miei  fogli .    Io  ad  ogni  modo    volendo  onorare    per  quanto 
poflb  sì  degno  Artefice ,  dico    doverfi  tenere  per  cofa  indu- 
bitata ,  che  fiano  fue  fatture  la  maggior  parte  delle  gemme 
lavorate  d'  intaglio ,  le  quali    da  molti   Signori  Genovcfi    fi 
confervano  legate  in  anelli ,  ed  ereditate  già  da'  loro  Ante- 
nati,  a  cui  fèrvivano  di  figlilo.    Solcano  quefie  ràppreftntar 
neir  incavo  1'  effigie  di  chi  n'  avea  commefTo  il  lavoro  ;  e  non  è 
credibile  ,  che  quegli  Antenati  ricorrefiero  perciò   ad  Artefici 
flranieri ,  quando  un  peritiffimo ,  e  loro  concittadino  n'  ave- 
van  preiTo  di  fé  .  Aggiungo  in  oltre  ,  che  a  ragione  mi  perfua- 
do  j  e  facilmente  può  cialcun  perfuaderfi  ,  efTer  pure  lavori  del 
Tagliacarne  alcuni  de'  preziofi  cammei ,    che  fi  cuflodifcono 
ne'  gabinetti  de'  Principi ,  o  negli  fiudj  de'  Letterati  ;  mentre 
circa  quegli  anni  appunto  ,  in  cui  egli  efercitava  la  fua  Profef- 
fione  ;  cominciarono  i  gran  Perfonaggi ,  e  i  Virtuofi ,  a  dilettarfi 
di  cammei ,  a  raccorli ,  e  ad  unirli  con  altre  fquifite  rarità  , 
Ciò  è  quanto  per  femplice  ,  ma  giufia  congettura  ,  fen- 
za  r  appoggio  all'  autorità    d'  altro  Scrittore  fuo  contempo- 
raneo ,  fuorché  a  quella  dell'  allegato  Leonardo ,  ho  potuto 
al  prefente  riferire  intorno    al  valore  del  Tagliacarne  .    Cosi 
il  difcorfo  della  fua  vita  [  di  cui  nulla  fo  ,  fé  non ,  eh'  egli 
fu  un  peritiffimo  Intagliatore  in  gemme  ]  reitera  tenninato , 
fcnza  aver  avuto  principio  .    Che  fé  dalla  fua  Profeffione_. , 
vogliam  formar  giudizio    della  llia  indole ,    dobbiam  dedur- 
ne ,  eh'  egli  fia  flato  un'  uomo    provveduto  di  gran  diligen- 
za,  e  pazienza ,    ingegnoliffimo    nell'  imentare  ,    efattiff.mo 
nel  difegnare ,  e  inclinatifllmo  al  ritiro  :  qualità  tutte  necef-- 
farie  a  chi  ha  l'onorato  impegno  d'intagliare  con  perfezione 
in  concavo ,  e  in  materie  duriffime ,  figure  sì  minute ,  che_» 
fuperan  1'  acutezza  degli  occhi  più  perspicaci .  VITA 


^8  VITE  DE'  PITT.,  SCULT., 

VITE 

DI   ANTONIO    SEMINO, 
E  DI  TERAMO  PIAGGIA. 

Pittori  « 

RA  R  A  è  queir  emulazione ,  che  depurata  da  ogni  vi- 
zio abbia  fol  per  oggetto ,  e  fine  la  vera  ^■irtù  . 
Pochi  luron  gli  emulatori  in  qualche  facoltà  ,  od 
arte ,  che  fenza  fpirito  d'  ambizione  ,  o  d'  invidia», 
emulafTero  ,  e  candido  amore  portafTero  all'  emulato  .  Fra 
quelli  pochi  meritamente  deono  aver  luogo  Antonio  Semino, 
e  Teramo  Piaggia ,  infigni  non  meno  pel  virtuofo  collume , 
che  per  la  perizia  nel  maneggiar  del  pennello  ;  i  quali ,  men- 
tre ancor  giovanetti  s'  applicavano  allo  itudio  della  Pittura-., 
s'  emularono  con  si  bella  innocenza  ,  €  1'  emulazione  rtrinfe 
i  lor  cuori  con  si  forte  vincolo  d'  amicizia  ;  eh'  ebbero  poi 
comuni  i  lavori ,  le  mercedi ,  -e  gli  onori  ;  né  altra  cofa_. , 
fuorché  la  morte  ,  potè  fepararli .  Ór  io  confiderando  la  me- 
morabile collante  unione  di  quefli  due  faggi  Artefici ,  (limo 
ben  fatto  nel  profeguire  il  mio  inflituto  compendiar  la  nar- 
razione delle  lor  vite  in  un  folo  difcorfo  ;  onde  abbiano  an- 
che dopo  morte  qualche  cofa  di  comune ,  e  vadano  cosi  ac- 
coppiati inficine  dalla  mia  penna  i  lor  nomi ,  come  più  vol- 
te gli  accoppiarono  nelle  lor  tavole. 

Antonio  Semino  ebbe  per  patria  Genova  ,  natovi  circa 
l'anno  di  noflra  lalute  1485.  di  padre  forelHero,  e  valorofo 
neir  armi ,  il  quale ,  come  buon  foldato  ,  fu  nella  città  noftra 
di  gradi  militari  onorato  ;  ed  in  quelli  virtuofamente  portandofi, 
ville  amato,  e  l^imato  da  tutti.  Qui  allevava  Antonio  iuo 
figlio,  che,  di  g^nio  a  lui  diflìmile,  s'appigliò  ad  un' arte_. 
amica  di  pace  ,  cioè  alla  Pittura,  nello  lludio  della  quale 
confumò  egli  i  (uoi  più  teneri  anni  fotto  la  direzione  di  Lo- 
dovico Brea  Pittore  Nizzardo,  che  allora  abitava  in  Genova, 
trattenutovi  da  un  Padre  Agofiiniano  Zio  di  Teramo  Piag- 
gia ,  che  gio\anctto  anch'  egli  l()tto  lo  lleflò  Maellro  al  di- 
fcgno  attendeva  con  indizj    d'  un'  ottima  riulcita .   Ciò  ,  che 

accele 


ED   ARCHIT.    GENOVESI,  2t> 

acceCc  in  Antonio  un  vivo  defiderio  di  non  recargli  punto 
inferiore  .  Quindi  cosi  follecito  ,  ed  indefelTo  fi  portò  ne'  Tuoi 
fìudj  ;    che  riufci   poi    un'  infigne    Pittore,    i  cui  lavori  an-  . 

che  oggidì  fono  in  pregio  ;  fra'  quali  è  degna  di  lode  la  ta-  Di  Antonio 
volina  ,  che  il  vede  in"  Santa  Maria  di  Confolazione  ,  dove  Simino, 
nel  1^25.  con  aflai  buon  difegno  rapprefentò  l' Arcangelo  ^ p'i^i^c'',^^"^ 
S.  Michele ,  ed  un  paefe  colorito  con  iltraordinaria  efattezza . 
Dopo  quella  operina  dipinfe  per  la  Chiefa  di  S.  Domenico 
la  tavola  d'  un  Criflo  depoflo  di  Croce ,  nella  quale  riparti 
con  beli'  ordine  molte  figure  difegnate  con  buona  regola ,  e 
colorite  con  grazia .  Infieme  poi  col  Piaggia  dipinfe  in  S. 
Andrea  il  Martirio  di  detto  Santo  nella  tavola  dell'  Aitar  mag- 
giore ,  e  vi  fcriffe  il  Tuo  nome  con  quello  del  compagno . 
Neil' anno  1532, ,  e  nel  feguente  lavorò  col  medeiuno  alcune 
ben'  ordinate  Pitture  a  frefco  in  Santa  Maria  di  Confolazio- 
ne^  (a) ,  nelle  quali  diede  a  conofcere  quanto  ben  poffedeffe 
i  fondamenti  dell'  arte  ;  e  meritò  d'  eirer  chiamato  m  Savena 
da'  Signori  Riarj ,  i  quali  vollero ,  che  di  fua  mano  folIè_. 
dipinta  la  tavola  della  loro  Cappella  pofta  in  San  Domenico 
di  quella  città  (b) ,  ov'  ei  s'  ingegnò  di  corrifpondere  al  buon 
concetto,  che  di  lui  formavano.  E  nel  1535.  dipinfe  loro 
la  Natività  di  Noflro  Signore  con  maniera  affai  degna  di 
lode  ;  e  un  Dio  Padre  con  alcuni  Angioli  in  un  mezzo  ton- 
do ,  che  fu  collocato  fopra  la  fleffa  tavola  :  nel  che  avendo 
Antonio  fuperato  fé  rtefio  ,  ne  riportò  premio  inlleme  ,  ed 
applaufo  .  Ritornato  poi  di  nuovo  a  Genova  aitefe  a  perfe- 
zionar molti  già  cominciati  lavori ,  fra'  quali  vi  fu  il  Lazzaro 
rifufcitato  ,  Opera  fra  tutte  le  lue  molto  celebre  ,  e  di  grand' 
arte  ripiena,  che  lln' al  dì  d'oggi  li  conferva  nell' Ofpe- 
dale  degl'  Incurabili  ;  e  nel  Duomo  abbiamo  una  tavolina^ 
all'Altare  di  S.  Gio.  Battila,  che,  per  efferilolata,  niollra 

due 

(  a  )  Le  riferite  pitture  a  frefco  furono  fatte  dal  Semino  non  già  nella  prefente 
Chiefa  di  S.  Maria  di  Conlòlazione ,  ma  nell'  antica  ,  che  era  fituata  fopra 
il  borgo  del  Bifagno  .  Or  effendo  quella  diltrutta ,  diflrutte  anche  fono  quel- 
le pitture  . 

(  ^  )  Il  quadro  della  Natività  di  N.  S.  è  appunto  quello  della  Cappella  de'  Pi- 
gnori Riari  ,  che  è  nella  Chiefa  di  S.  Domenico;  quadro  d'un  bel  difegno, 
e  d'  un  cobiito  foave  ,  e  pallofo  .  Qui  pare  ,  che  il  Soprani  lo  divcriìficiii . 
Potrebbe  efTere  ,  che  qualche  altro  fimil  quadro  ,  ma  in  piccolo  ,  per  luogo 
privato  ,  foile  poi  flato  dal  Semiiio  dipinto  pei  medefinii  Kiarj , 


30  VITE  DE'  PITT.,  SCULT., 

due  facce ,  in  una  delle  quali ,  che  fu  Opera  d'  Antonio  , 
v'  è  Gesù  Criflo  in  atto  di  ricevere  il  Battefimo  nel  Giordano  : 
^;;^_^;^^.  nell'altra  ,che  da  Teramo  fu  colorita,  vien  rapprefentata  la  Na- 
Di  Antonio  tività  del  Santo  Ptecurfore  :  il  tutto  fatto  con  ifquifita  dilì- 
Sfmino,  genTia  -  ed  abbellito  con  artificiofe  profpettis'e  :  ficcome  anche 
Piaccia,  dalla  vaghezza  d  un  ameno  paefe ,  che  rielce  di  grato  pa- 
fcolo  agli  occhi  de'  riguardanti .  E  ben  fi  fcorge ,  che  il  ge- 
nio d'Antonio  fu  molto  inclinato  a  dipinger  paefi  ;  eflendo 
flato  Tempre  folito  di  rapprefentarne  qualcheduno  in  ogni 
fua  tavola  :  come  pur  fi  vede  nelle  gii  narrate ,  ed  in  quella 
del  Crifio  deporto  di  Croce,  eh' ci  dipinfe  nel  1547.  in  San- 
ta Maria  di  Confolazione ,  nella  quale  infieme  col  fuo  v'  era 
fcritto  il  nome  di  Teramo,  che,  come  mofirano  le  rimafte 
velligia  ,  è  fiato  da  mano  poco  ben  affetta  invidiofamente 
cancellato ,  per  dar  gloria  di  quella  Pittura  al  folo  Semino, 
che  lontano  da  tal  ambizione  con  atto  di  giuf.izia  inviola- 
bile tutti  e  due  gli  fcriffe  non  folo  in  quefia  tavola  ,  ma  in 
molte  altre  ancora  ;  acciocché  al  pari  del  Tuo  fofie  conofciuto 
il  pennello  del  fuo  diletto  compagno  .  Avrebbe  Antonio  voluto 
che  s' infiituifTc  in  Genova  un'Accademia  di  Pittori  per  profitto 
de' Giovanetti,  che  attendevano  allo  ftudio  del  buon  dife- 
gno  :  ma  vedendo  di  non  poterla  così  facilmente  introdurre; 
e  defiderando  di  firadare  nella  propria  protefTione  due  fuoi 
figliuoli  Andrea  ,  ed  Ottavio  ,  fi  elefiè  di  mandargli  a  Roma, 
fperandone  in  tal  modo  felice  riufcita  .  Ne  punto  s'  ingannò; 
perchè  l'uno,  e  l'altro  (  ficcome  a  fuo  luogo  diremo)  eb- 
-^  bero  nella  pittura  gran  nome  .   Soprattutto  fopportava  mal 

volentieri ,  che  non  curaffero  i  Pittori  d'  avanzarfi  fempre 
più  nella  perfezione  ;  ed  ollèrvando  in  Giovanni  Cambiafo 
padie  di  Luca  un  ingegno  più  che  ordinario  ,  e  molto  do- 
cile ;  benché  quegli  fofie  in  età  crefciuta  ,  perfuafelo  ad  ogni  mo- 
do ad  applicarli  al  difegno  con  ogni  maggior  attenzione:  e  si 
fattamente  fpronollo ,  che  videlo  non  molto  dopo ,  in  pre- 
mio de'  fuoi  lucori ,  averfi  acquillato  grido  di  perito  nell'arte. 
CoM  adunque  tra'  pittorefchi  trattenimenti  elTendo  egli  giun- 
to all'  ultima  veccliiezza  ,  terminò  felicemente  i  fuoi  giorni  , 
lafciando  viva  nelle  tavole  la  memoria  di  fé  ,  e  delle  fue 
virtuofe  latiche  . 

Di  Teramo 


ED   ARCHIT.    GENOVESI.  31' 

Di  Teramo  poi  (  non  dovendo  io  più  replicare  ciò ,  che 
già  di  lui  ho  narrato  )  reftami  folo  a  dire ,  che  ficcome  i  Tuoi 
Maggiori  eran  venuti  ad  abitare  in  Genova  dal  luogo  di  Zoagli  .^«u— m».», 
fituato  nella  marittima  Riviera  dalla  parte  orientale ,  dov'  egli  d.  Antonio 
pure  era  nato  ;    perciò  lafciò  talora    il  paterno  cognome    di  ^  1,*^^'^°^^ 
Piaggia,    e,  fecondo  l'ufo  di  que' tempi  ,  cognominofli  dal    Piaccia. 
nome  della  patria:  onde  nelle  Opere  fue  fu  anche folito  fot- 
tofcriverfi:  (.*)  Theramus  de  Zoalio  ;  al  che  non  avvertendo  il 
Lettore  ,  forfè  crederà  due  Terami  di  diveriò  cognome  aver 
col  Semino  accomunata  la  loro  virtù  .  Fu  il  Piaggia  molto 
pratico  nel  delineare  le  profpettive  ;  avendone  dato  bacante 
faggio  nella  tavola    di    S.  Gio.  Battilìa,    ed   in  quella  della 
Refurrezione  di  Lazzaro ,  già  da  noi  foprannotate ,  e  da  lui 
colorite  in  compagnia  di  Antonio  Semino  .  Sembra  pertanto 
verifimile  ,  che  Lodovico  Brea  fuo  Maeflro  co'  precetti  della 
Pittura    fpiegafTe  loro    anche    le  fottigliczze    di  quell'  arte , 
faggia  ingannatrice    dell'  occhio  ,    a  fin  di  renderli   ambidue 
maggiormente    perfetti ,    e  diflinti    fra    gli  altri    Pittori  di 
queir  età  , 

Sono  di  Teramo  molte  tavole  nel  luogo  di  Chiavari ,  e 
ne'borghi  circonvicini  .  Due  pure  fé  ne  confervano  in  Sant'Ago- 
fliino  di  Genova ,  credute  comunemente  di  fua  mano ,  in  una 
delle  quali  è  Santa  Chiara  con  due  Santi  Vefcovi ,  e  nell'  al- 
tra la  Santiflima  Nunziata .  Né  io  m'  apparto  da  tal  opinione; 
poiché  conofco  dall'  altre  fue  fatiche ,  qual  folFe  la  diligenza 
del  fuo  pennello ,  impiegata  da  lui  fempre  in  operazioni  vir- 
tuofe  a  beneficio  comune  ;  efiendo  egli  flato  uno  de'  primi , 
che  in  Genova  rintraccialFero  la  vera  ilrada  ,  per  portar  la 
Pittura  all'  eccellenza ,  a  cui  fu  poi  da  Luca  Cambiafo  in- 
nalzata .  Nella  tavola  di  S.  Andrea  da  noi  già  mentovata-. 
fono  ritratti  dal  naturale  Teramo ,  ed  Antonio  ;  e  ipicca  in 
ciò  non  poco  1'  affetto  tra  lor  vicendevole;  avendola  effi  concor- 
demente arricchita  delle  proprie  fatiche ,  nome ,  ed  effigie 
per  tellimonio  della  loro  inviolabile  amicizia  ,  mantenuta». 
fin'  all'  ultimo  fiato , 


(*)    Erafmusi  VITA 


32  VITE  DE"  PITT.,  SCULT., 

VITA 

DI  GIOVANNI  CAMBIASO 

Pittore  ,  e  Plajiicatore  . 


iho.Zt?r .  ihii^-i-  LuccAt-fc  r.t*i  4sftiCHa 


CHI  oltre  la  dote  di  beli'  ingegno  nutrifce  un  vero 
genio  per  qualche  facoltà  ,  od  arte ,  e  indefelFo ,  e 
coftante  ,  anche  a  dif^-etto  delle  contrarietà  ,  lo  fecon- 
da ;  certamente  arriverà  in  efla  a  quell'  alto  fegno  di 
perfezione  ,  a  cui  l' arrivare  è  dì  pochi .  Prevale  la  diligenza 
a  qualunque  oflacolo  ,  ed  apre  la  ilrada  ati  ogni  più  difficile 
acquil^o .  Tal  verità  vien  comprovata  non  folo  dalla  comune 
ragione ,  ma  eziandìo  da  moltiffimi  efempj ,  tra'  quali  beiL_ 
merita  dilìinto  luogo  quello  dell'  inlìgne  Pittore  Giovanni 
Cambiafo ,  che  m'  ha  dato  motivo  di  qui  premetterla .  Egli 
i'ebbcn  dillurbato  da'  tumulti  delle  civili  dilcordie  ;  negletto 

da'  Cit- 


ED   ARCHIT.   GENOVESIi  ?5 

da'  Cittadini  intefi  a  tutt'  altro  ,   che  a  promuovere    fludiofi 
di  Pittura  ;  fprovveduto  de'  principali  fuffidj ,  che  ad  appren- 
derla fi  richiedono  :  tuttavìa  con  si  fervido  impegno  s'applicò,  ^^^^.j 
meditò ,  difegnò  ;  che  avvicinofli  alla  gloria  de'  primi  Maceri        di 
della  fua   età  .    Se  ciò  fia  vero  ,   la  fua  vita ,  che  ora  foii^    Giovanni 
per  defcrivere  ,  dicniarerallo  . 

Nella  valle  di  Polcevera  in  tratto  non  molto  diflante_> 
dalla  città  di  Genova    ebbe    Giovanni  il  fuo  natale    1'  anno 
di  noflra  falute  1495.,  e  confolò  i  beni  di  fortuna,  che  furo- 
no angufli ,  con  le  doti  dell'  ingegno  ,  che  comparvero  gran- 
diffime  .  Imperocché  ifltrodottofi  nell'  amicizia  di  Antonio  Se- 
mino Pittore    in  que'  tempi  affai    celebre ,    fu  da  elfo  efor- 
tato  a  darli  allo  fiudio  del  difegno  :  al  che  avendo  egli,  con- 
difcefo ,  provava  nell'  ufo  del  toccalapis  una  più  che  ordina- 
ria foddisfazione  per  la  buona  riufcita ,  che  gli  facevano  quei 
primi  abbozzi  :    laonde    prefe  rifoluzione    di  farfi  Pittore.-. . 
Al  quale  effetto  non  folo  volentieri  fentiva  le  infiruzioni  del 
prefato  Antonio  ;  ma  di  più    invaghitofi  della  bella  maniera 
d'  un  tal  Maeflro  Carlo  difcepolo  d'  Andrea  Msntegna ,  che 
<  ficcome  diremo  a  fuo  luogo  )    dipinfe  il  S.  Giorgio    a  ca- 
vallo   fopra  la  facciata  della  Dogana ,    foleva    fpefle  volte_* 
trattenerli  con  elfo,  difcorrendo  intorno  al  difegno,  e  modo 
di  colorire ,  non  fenza  fuo  notabil  profitto  .    Quindi  fu.,  che 
febben  egli  tro^avafi  già  in  età  crefciuta  :  pure  non  folamente 
non  paventò  1'  abbracciare  un'  arte  cosi  lunga ,  e  difficile  :  ma 
rifoluto  di  portarfi  a  fegno  di  non  aver  tra'  Pittori  1'  ultimo 
luogo  ,    tanto  s'  affaticò  nel  far  modelli    di  terra  ,    e  tante_* 
notti  confumò  difegnando  ,  che  in  breve  fpazio  divenne  abile  . 
a  maneggiar  cosi  bene  i  colori ,    e  a  diftribuirli    con  tal  fi- 
nezza fuUe  tele  ;  che ,  fatto  Maef^ro ,  cominciò  a  dar  fuori 
alcune  tavole  ad  olio  ,  le  quali  ,  per  efferfi  appartato  dalla^ 
cruda  ,  e  rozza  maniera  di  dipingere  praticata  in  que'  tempi 
da'  Doratori ,  furono  affai  flimate  ,  e  lodate  dagl'  intendenti . 
Ma  ficcome  i  romori  fra'  Cittadini  erano  molto  frequenti  in 
Genova ,  ed  andava  ogni  cofa  feinpre  più  in  ifcompiglio  ;  onde 
poco  poteva  egli  operare:  cos'i  trovandofi  per  tal  cagione  in 
mezzo  a'  timori ,  e  lenza  aver  pafcolo  di  commiffioni,  prefe  con- 
figlio  di  trasferirli  a  cercarle  nelle  Riviere ,  dove  da  qualche 
Tom.  L  C  Comu- 


3-1  VITE  DE'PITT.,    SCULT., 

Comunità  fu  impiegato  a  far  lavori  a  frefco    nelle   Chiefe , 
ed  Oratorj  loro  :  cofà ,  che  in  quelle  turbolenze  recavagli  qual- 
,che  fiifTidio  .    Ma  poi  quefto  ancora  mancatogli ,  dovette  ri- 
Di        tirarfi  nella  fua  cala  di  Polcevera ,    ed  ivi  fortentarfi    con  la 
Giovanni    rendita  dì  qualche  tenue  fondo  ,  che  vi  pofTedeva  .  Viffe  colà 
quafi  fconoftiuto  ,  e  poco  in  agio  il  noitro  Giovanni  ,    che_, 
dotato  d'  indole  {"offerente  ,  e  tranquilla  ,  Teppe  con  eguaglian- 
za d'  animo  ricevere  il  bene ,  ed  il  male  .    Premionne  Iddio 
la  coflante  virtù ,  facendolo    padre  di  quel  Luca  ,    foggetto 
poi  SI  eccellente  nella  Pittura  ,  che  ben  può  dirli ,  eller  lui 
uato  in  quefto  genere  il  miracolo  della  Liguria  . 

Occorfe  intanto,  che  nell'anno  1528.  volendo  il  Signor 
Principe  Doria  adornar  di  pitture  il  fuo  magnifico  Palazzo, 
chiamò  a  tal  effetto  da  Roma  ,  e  da  Tofcana  alcuni  famofi 
Pittori ,  che  furono  Perino  del  Vaga  ,  Domenico  Beccafumi, 
e  Antonio  da  Pordonone  ,  i  quali  vi  fecero  sì  nelle  ftanze , 
che  nella  facciata  fuperbiffimi  lavori  .  Portavafi  talora  Gio- 
vanni a  vederli  operare  ;  e  fentendofi  principalmente  rapito 
dalla  vigorofa  maniera  del  Pordonone ,  e  del  Vaga ,  lòleva 
ftendere  in  terra  il  fuo  mantello  ,  e  feduto  fopra  di  effo  flar- 
fene  per  molte  ore  ad  attentamente  offervare  la  lor  franca  pe- 
rizia di  colorire ,  e  di  girare  i  dintorni  :  nel  che  tal  piacere 
fentiva  ,  che  quali  eflatico  non  fapeva  partirfene  .  Quindi  fu, 
che  ,  abbandonata  la  maniera  d'  Antonio  già  fuo  Maelìro  ,  co- 
minciò a  contornare  le  fue  figure  con  molto  maggior  forza, 
e  a  colorirle  ad  imitazion  di  quei  tre,  e  fpecialmente  del  Vaga, 
come  dall'  Opere  di  Giovanni  medellmo  11  può  facilmente 
conofcere  ;  di  modo  che  da  molti  vien  creduto ,  eh'  egli  ne 
ila  flato  difcepolo  . 

Fece  Giovanni  tal  riufcita  nell'arte  del  difegno,  che  da 
le  folo  arrivò  un  giorno  ad  inventare  l' ingegnoliffima  regola 
di  delincare  il  corpo  umano  per  via  di  cubi  ;  lo  che  fìccome 
a'  Pittori  moderni  è  flato  di  grandiffimo  lume ,  e  giovamen- 
to :  così  molta  obbligazione  confervar  dee  la  Pittura  all'  abi- 
lità ,  e  allo  iludio  di  effo  Giovanni  ,  che  con  sì  bel  ritro- 
vato illullrolla  :  il  qual  ritrovato ,  per  quanto  dal  Lomazzi 
Pittor  MiLinefe  s' attribuifca  a  Bramante  d'Urbino:  pure  l'at- 
tribuirglili  è  lontano  dal  vero  ;  sì  perchè  non  fi  fcorge  praticata 

tal 


ED  ARCHIT.   GENOVESI.  35 

tal  regola  ne'  difegni  di  elTo  Bramante  ;   e  si  ancora  perchè 
dal  Vafari  nella  vita  di  lui  non  li  fa  motto    di  quelìa  par- 
ticolarità ,  che  pure  avrebbe  meritato    di  non  efler  taciuta  .  ^ 
Sicché  non  ci  fa  oracolo    l' alFerzione    del  Lom.azzi  ,     onde        Di 
non  dobbiam  francamente  attribuire  Ja  gloria  di  tal  ritrova-   Giovanni 
to  al  nonro  Giovanni  .  Cawb.aso, 

Egli  inoltre  impiegoffi  nell'artificio  della  Plafiica,  che 
anche  infegnò  con  gran  premura  a  Luca  Tuo  figlio ,  avvez- 
zandolo da  giovanetto  a  far  modelli  di  terra;  poiché  (con- 
forme diceva  )  perfetto  Pittore  non  può  mai  riufcire  colui , 
che  prima  nella  Plaflica  non  11  fia  efercitato .  E  perchè 
grandemente  defiderava  di  vederlo  al  pofTeiTo  di  quelle  facol- 
tà ,  che  concorrono  a  rendere  eccellente  un  Pittore  ;  oltre 
all'  averlo  obbligato  a  ritrar  più  volte  certo  difegno  d'  An- 
drea Mantegna ,  ricevuto  già  in  dono  da  quel  Maeilro  Carlo, 
di  cui  poc' anzi  parlammo  ;  volle  di  più,  che  lungo  fludio 
egli  facelfe  fopra  le  Opere  del  Mecherino ,  del  Vaga ,  e  del 
Pordonone .  Illuminato  in  tal  guifa  l' ingegno  di  Luca  dalla 
prudente  direzione  del  Genitore ,  giunfe  poi  a  tal  grado  di 
perfezione  in  queft'  arre  ,  che  (  come  nella  fua  vita  più  (Ic- 
famente  diremo  )  fuperò  la  maggior  parte  de'  Pittori ,  che 
a  que'  giorni  fiorirono  .  La  continuata  affifienza  ,  che  avea_. 
Giovanni  al  figlio ,  il  rigore  (  per  altro  difcreto  ) ,  con  cui 
lo  trattava  ,  talor  nafcondendogli  i  vefiimenti ,  per  necefftarlo 
a  non  partire  di  cafa  ,  e  talor  caligandone  gli  errori  ccn_^ 
qualche  sferzata  ,  furono  i  primi  femi  della  feria  applicazione 
di  efio  figlio  ,  che  poi  si  pregiabili  frutti  di  virtù  gli  produfiero. 

Ed  era  ben  una  maraviglia  il  vedere ,  che  Luca  giova- 
netto di  appena  15.  anni  lavorava,  quafi  perfetto  Artefice, 
infieme  col  Padre  cofe  d' impegno  :  ficuri  prefagi  di  quel  va- 
lentuomo ,  che  in  progrelTo  di  tempo  riufcire  doveva  .  Of- 
fervavalo  ,  e  fommamente  godevane  il  Padre  :  e  quanto  più  ne 
fcorgeva  1'  abilità  ,  e  1'  avanzamento  ,  tanto  più  intenfamente 
1'  amava .  Di  che  in  varie  occafioni  manifePio  légno  ne  diede; 
ma  fpecialmente  allora  ,  quando  ritrovandoli  in  Genova  Filip- 
po li.  Re  delle  Spagne ,  ad  indanza  del  quale  cufiodivafi 
nelle  carceri  del  pubblico  Palazzo  certo  delinquente  fuo 
fuddito  ;  e  volendo  eiTo  Re  nel  pariiifi  condurlo  fcco,  a  fin  di 

C  2  punirlo  ; 


3<^  VITE   DE'PITT.,  SCULT.,- 

punirlo;  andarono    a  tal' effetto    alcuni  Sergenti  Spagnuoli, 
per  farfelo  confegnare  ;  i  quali  entrati  arrogantemente  armati, 

■— — —  ed  in  forma  oftile  nel  Palazzo ,  infofpertirono  fortemente  le 
Di        guardie ,  che  limarono  elfer  ufficio  eli  lor  fedeltà  1'  opporli 

Giovanni  ^^j^  vigorc  alla  coloro  ìnfolcnza  ;  e  però  malmenandone  al- 
**^^°  '  cuni  con  ferite ,  ed  alcuni  altri  ucciaendone ,  obbligarono  il 
rcrtante  alla  fuga  :  accidente ,  che  pofe  la  città  tutta  in  com- 
mozione ,  e  fpecialmente  cagionò  grande  fcompiglio  nel  fud- 
detto  Palazzo ,  dove  in  quell'  ora  trovavafi  a  cafo  col  fuo 
Luca  il  buon  Genitore ,  che  in  quella  confufione  perdette 
di  vilìa  r  amato  figlio  ;  e  temendo  di  qualche  funeflo  incon- 
tro ,  anfiofo  ad  alta  voce  chiamavalo  :  ma  non  udiva  rìfpon- 
derli  ;  onde  piangeva  per  lo  cordoglio  .  Continuò  in  tal  afflizio- 
ne fino  al  ceflTar  del  romore  ;  dopo  del  quale  ritrovatolo  ,  ed 
afficuratofi ,  che  non  avea  fofferto  alcun  male ,  pien  di  con- 
folazione ,  e  di  giubilo  riconduffelo  a  cafa . 

Dipinfe  Giovanni  a  frefco ,  e  ad  olio  con  maniera  affai 
vicina  alla  perfezione  de'  migliori  Maeftri .  Ma  ficcome  delle 
fue  tavole  ad  olio  non  fi  può  in  quefto  luogo  dar  notizia-, 
(  ftantechè  bifogna  averla,  offervando  le  medefime  tavole  con  la 
guida  di  qualche  efperto  conofcitore  de  i  fini  tratti  di  quelle)  ; 
cos'i  nemmen  dell'  Opere ,  che  ei  fece  a  frefco  ;  poiché  o  fu- 
rono confumate  dal  tempo ,  o  fituate  fono  ne'  luoghi  della— 
Riviera  .  Altra  di  quelle  a  frefco  non  fa  prefentemente  rife- 
rirne la  mia  penna  ,  fé  non  che  la  facciata  d'  una  cafa  preffò 
alla  Chiefa  di  S.  Domenico  (a)  .  Egli  dipinfe  colà  di  diiaro- 
fcuro  gli  ornamenti  delle  fineftre  ,  ed  alcune  figure  grandi , 
e  piccole ,  finte  di  bronzo  con  varj  medaglioni ,  e  certi  fregi 
di  mollri  marini  :  il  tutto  maeftrevolmente  pennelleggiato  . 
11  tempo  diftruggitor  d'  ogni  cofa  ci  lafcia  incerti  dell'an- 
no ,  in  cui  fia  morto  Giovanni  .  Dal  ritratto  ,  che  di  lui 
fece  Luca  fuo  figlio,  il  qual  ritratto  ho  più  volte  veduto, 
chiaramente  fi  conofce ,  clie  egli  dovette  arrivare  fino  all'  ul- 
tima veccliiaja  :  degno  in  vero  degli  anni  di  Nello  re  . 

VITA 

(  (7  )  Con  la  perdita  del  riferito  a  frefco  abbiamo  anche  perduta  1'  Opera  ,  quafi  di- 
rci ,  unica ,  clic  di  queft'  Autore  fi  vedcfTe  fra  noi  ;  poiché  di  fue  tavole  ad 
olio  non  ne  ho  mai  veduto  .  Tengo  bensì  appreffb  di  me  un  fuo  difegno  d'  una 
S.  Margherita  a  penna  tocca d'  acquerello  ;  ove  fcorgeft  quanto  il  Cambiafo  fbfl!; 
imitator  di  Ferino  ,  al  quale  tutta  la  fcuola  Genovefe  molto  deve  ,  per  eflete 
fiata  da  lui  mciTa  fulU  lliada  del  bupai  gul^a  h«1  difegnaic  >  e  dipiiigece, 


ED   ARCHIT.  GENOVESI*  "  37 

VITA 

DI  NICCOLÒ    CORSO 

Pittore  . 

NICCOLÒ  Corfo  Pittor  Genovefe  non  ebbe  pennello 
SI  delicato  ,  che  le  fue  Opere  ftar  pollano  a  fronte 
di  quelle  di  tanti  altri  Pittori ,  che  qui  fiorirono 
dopo  lui  .  Tuttavia  non  fono  fenza  il  merito  di 
molta  flima  certe  pitture  a  frefco ,  ch'egli  fece  l'anno  1503. 
per  li  Monaci  Ulivctani  della  villa  di  Quarto ,  difccfta  tre 
miglia  da  quefla  città  .  Si  vedono  nella  lor  Chiefa ,  dedicata 
a  S.  Girolamo ,  dipinti  con  buona  regola  fu  i  pilaflri  del  coro 
due  Santi  Monaci  di  quel  Sacro  Ordine  :  ed  erano  alcuni  bel- 
liflìmi  lavori  ricchi  di  finiffimo  azzurro  ,  ed  ornati  di  artifi- 
ciofi  arabefclii  in  certa  antica  Cappella ,  che  a'  giorni  noflri 
coir  occaflone  di  riflorarla ,  e  ingrandirla  fono  (lati  gettati 
a  terra  .  Io  ,  che  più  volte  gli  oilèrvai ,  benché  non  per  an- 
che ne  fapefli  1'  Autore  :  pure  li  confiderai  fempre  come  parti 
di  non  ofcuro  pennello  :  ne  ,  dappoiché  vi  mancano ,  mai  fono 
entrato  in  quella  Chiefa,  fenza  rammemorarne  con  difpiacere 
la  perdita,  e  defìderarli  nel  loro  efiere  .  Ma  fé  cos'i  ha  vo- 
luto la  mala  forte  di  queflo  Pittore ,  non  è  però ,  che  per 
fua  gloria  non  fi  confervino  tuttavia  nel  chiofìro  di  quel  Mo- 
niflero  alcuni  altri  limabili  lavori  di  chiarofcuro  indicati  per 
fuoi  dalle  due  lettere ,  N.  C. ,  eh'  egli  pofe  nel  fecondo  pila- 
flro  prefib  alla  porta  principale  .  E  più  ancora  fon  degni  quei, 
che  fece  colà  per  ornamento  del  refettorio  ;  nel  quale  molto 
ricrea  1'  occhio  la  gran  varietà  de'  fogliami ,  e  degli  arabe- 
fchi ,  che  con  vago  intreccio  girano  intorno  alle  pareti .  Né 
minor  merito  hanno  le  rapprefentazioni  dell'  ultima  Cena  ,  e 
del  Calvario  figurate  nella  principale  facciata  di  efib  refet- 
torio ;  e  lo  ha  forfè  maggiore  la  floria  di  S.  Benedetto  di- 
pintavi fopra  la  porta  :  Pitture ,  che  dopo  il  corfo  d'  un  fe- 
cole ,  e  mezzo   {a)    mantengono  frefco   il  colorito  ;  oltrachè 

C  3  ne'  lor 

(«)  Dopo  un  fecolo ,  e  mezzo,  quando  il  Soprani  fcrlveva .   Ma  or  già  ne  fon 
paffati  due ,   e  mezzo  ,  ed   anclie  più  . 


Di  NiccoLb 


38  VITE   DE'PITT.,   SCULT., 

ne'  lor  varj ,  e  nobili  difegni  fanno  conofcere ,  che  tal  Arte- 
fice era  fecondo  d' invenzioni  ,  affai  felice  nell'  efprenìva^ 
degli  affetti  ,  ed  efercitato  nelle  buone  fcuole  .  An^i  direi , 
iv.ccoLj  che,  s'egli  fofTe  ftato  efente  da  certa  durezza,  cosi  nel  pan- 
CbRso.  neghiate,  come  nel  profTilare  [difetto  comune  ai  Pittori  di 
queF  tempo],  potrebbe  aver  luogo  fra' più  eccellenti  dt]la_. 
faa  Profellìone  .  ScrilFe  egli  a  pie  dell'  ultima  fìjddetta  Opera 
le  fegucnti  parole:  Hoc  opus  fecit  Nìcolaus  Corjus  1503.  dic-^ 
22.  Martii  :  fegno  ,  che  la  riconobbe  per  una  delle  fue  mi- 
gliori ;  mentre  cosi  alla  diftefa  ,  e  con  la  marca  dell'  anno , 
e  del  giorno  vi  fi  notò  . 

Ne  folamente  raoftrò  il  Corfo  la  fua  perizia  nel  colorire 
a  frefco  ;  ma  anche  moftroUa  nel  colorire  ad  olio .  E'  di  fua 
mano  la  tavola ,  che  fi  vede  nella  prefata  Chiefa  all'  Altare 
di  Santa  Brigida  ;  ov'  egli  con  un  colorito  aflai  proprio ,  e 
vivace  rapprefentò  efla  Santa  ,  che  genufleffa  adora  Gesù 
CrocifilTo  .  Ed  è  fimilmente  di  fua  mano  un'  altra  tavola^ , 
fegnata  col  fuo  nome ,  che  fta  collocata  nella  Chiefa  di  No- 
ftra  Signora  dell'  Apparizione  .  Ei  figurò  in  elTa  tavola  molti 
Santi  con  maniera  ,  benché  non  del  tutto  maeflrevole ,  de- 
gna però  di  gran  lode  ;  perchè  affai  vi  fpicca  l' ingegno  ,  e 
fa  fpiritofa  invenzione  dell'  Artefice;  la  cui  virtù,  e  perizia 
non  potea  da  me  con  ragione  paffarfi  fotto  filenzio . 


VITA 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  <^$ 

VITA 

DI  ANDREA  MORINELLO 

Pittore. 

NON  far?i  fuor  di  propofito  fra  le  memorie  de'  Pittori 
più  infigni  dare  anche  luogo  a  coloro  ,  de'  quali  te- 
nue è  la  notizia  ,  ed  appena  qualche  vefiigio  di  fatto 
lavoro  fi  trova .  Anzi  per  mio  avvifo  tanto  piìi 
deve  un'  uomo  amante  della  virtù  impegnarfi  per  metterli 
in  luce ,  quanto  più  giacciono  quelli  involti  fra  le  tenebre 
dell'  oblivione . 

Tal  penfiero  m'  ha  perfuafo  a  non  pallàre  fotto  filenzio 
Andrea  Morinello  Pittor  Genovefe  nato  nella  valle  del  Bi- 
fogno  circa  1'  anno  1490. ,  di  cui  molto  fu  il  valore  nella_- 
Profeflìon  di  dipingere  ;  benché  poco  ne  parli  la  fama .  Egli 
colorì  le  Tue  tavole  con  leggiadra ,  e  delicata  maniera  :  affai 
felice  nel  panneggiare  ;  difcretamente  sfumato  ne'  dintor- 
ni,  e  non  poco  efperto  nel  ritrarre  al  naturale  :  ficcome  fa 
di  ciò  indubitata  teflimonianza  certa  tavolina ,  eh'  egli  di- 
pinfè  pe  i  Confratelli  della  Compagnia  di  Nofl:ra  Signora  ; 
la  qual  Compagnia  fla  eretta  nella  Chiefa  di  S,  Martiao  di 
Albaro  .  Quefta  tavolina  confla  effere  Opera  del  Morinello, 
mentre  in  elTa  fi  leggono  le  feguenti  parole  :  Confortia  S. 
Mariae  Ecclejìae  Divi  Martini.  E  poco  più  fotto:  ijitf.  Aìi- 
dreas  de  Morinello  pinxit .     (a) 

La  prefata  tavolina ,  che  lìa  tuttavìa  collocata  fopra  la 
porta  meno  principale  di  elfa  Chiefa,  rapprefcnta  Maria  Ver- 
gine ,  che  tien  fra  le  braccia  il  Celefie  Bambino ,  e  riceve 
fotto  il  fuo  manto  alcune  genufleiTe  perfone  dell'  uno ,  e_» 
dell'altro  fefTo ,  ritratte  ,  per  quanto  fi  fuppone  ,  dal  naturale. 
Oltre  a  ciò  vi  fono  quattro  Angioli ,  due  de'  quali  coronano 
la  [leda.  Vergine ,  gli  altri  due  le  foftengono  il  manto  .  Diede 
loro  '1  Pittore  un'aria  veramente  angelica,  inferiore  però 
a  quella  di  Maria  ;  nella  quale  fenza  pregiudizio  della  mae- 
fìà  propria  di  quel  gloriofo  fefiibiante  fi  fcorge  un  certo  af- 

C  4  fetto 

(4)  Iji  (juelia  Chiefa  più  non  fi  vede  la  qui  defcritta  tavolina  . 


4c$ 


VITE   DE'PTTT.,   SCULT., 


fetto  verfo  que'  fuoi  divori ,  che  rapifce  gli  animi  di  coloro , 
che  la  contemplano . 
„,,,__,,,__  Molte  altre  tavole  avrà  dipinto  quefl'  Artefice ,  non  ef- 

Di  Andrea  ^^ndo  verifimile ,  che  chi  avea  cosi  raro  pennello,  di  una 
MoRiNiu.0 .  fola  piccola  opera  fi  fia  contentato  .  Ma  di  quefla  fola  ho 
voluto  qui  far  menzione ,  perchè  fola  fra  l' altre  la  trovai 
fegnata  col  fuo  nome  .  Che  s' io  debbo  di  me  ftelfo  fidarmi , 
non  ho  difficoltà  d'  affermare  elfere  parimente  del  Morinello 
la  tavola,  che  nella  fteffa  Chiefa  fi  vede  dietro  all'Aitar 
maggiore  ;  nella  quale  rapprefentafi  in  mezzo  a  quattro  altri 
Santi  S.  Martino  a  cavallo  in  atto  di  dividere  per  metà  il 
proprio  mantello,  per  coprire  la  nudità  di  un  mendico.  Nella 
qual  Opera ,  fé  io  ben  confiderò  la  maniera  di  panneggiare 
i  dintorni  abbaftanza  sfumati ,  e  la  bellezza  del  colorito , 
panni ,  che  ogni  cofa  pareggi  a  puntino  lo  (lile  della  tavo- 
ìina  già  riferita  ;  onde  non  è  fuor  di  ragione  inferire ,  che^ 
ne  fia  llato  Autore  il  medefimo  Morinello  ;  del  cui  merito 
ben  era  dovere ,  che  io  qui  faceffi  onorata  menzione  ;  poi- 
ché egli  tra'  Genovefi  Pittori  è  lìato  uno  de'  primi ,  che  ap- 
partandofi  dal  rozzo  ,  e  crudo  l^lile  degli  Antichi ,  introduceflè 
una  tal  foavità  di  pennelleggiare ,  che  ha  poi  recato  gran., 
lume  agli  l^udiofi  del  difegno ,  ed  ha  aperta  la  ftrada  a 
maggiori  progreffi,  e  più  ingegnofi  ritrovati  in  tal  Profeflìone. 


VITA 


ED     ARCHIT.   GENOVESI,  41 

VITA 

DI  FRA  SIMONE  DA  CARNULI 

Relìgiofo  Francefcano  Riformato ,  e  Pittore  . 

NI  UN  A  cofa  più  conferifce  a  farci  anche  quaggiù  vi- 
vere dopo  morte ,  che  le  illufiri  Opere  ,  le  quali 
da  noi  lafciare  a'  polìerì ,  lalcian  pure  ad  eflì  di  noi 
grata  memoria  .  I  dotti  libri ,  i  maeflofi  edificj ,  le 
artificìofe  lìatue ,  e  pitture  o  ci  rammentano ,  o  ci  fan  ricer- 
care i  loro  Autori ,  de'  quali  contempliamo  le  gloriofe  tati- 
che  ,  e  n'  efaltiamo  i  nomi  ;  onde  alla  lor  famiglia  onore  ,  e 
a  quegli  accidental  premio  n'  arriva  .  Queflo  merito  riporta 
chi  non  viffe  oziofo  ,  e  chi  concorde  ad  ornare  i  facri ,  e_> 
i  profani  luoghi  d'  Opere  degne  d'  ammirazione  ,  e  d' imi- 
tazione . 

Tal  riportollo  Fra  Simone  da  Carnuli ,  Religiofo  Fran- 
cefcano Ritorm-ato  del  Convento  di  Santa  Maria  degli  An- 
gioli ,  pochi  pafli  difcofto  dalla  terra  di  Voltri ,  e  Pittore-, 
profpettico  molto  limabile  ,  il  cui  nome  fcritto  da  lui  ftelTo 
nelle  Tue  pitture  appena  fi  conferva  in  una  di  quelle  due_>, 
eh'  egli  fece  per  la  Chiefa  fuddetta  :  delle  quali  la  prima 
è  una  tavolina  pofla  nel  coro  fopra  il  fedile  di  mezzo . 
Egli  in  elTa  (conforme  fla  ivi  notato)  nel  1519.  ad  inltanza 
del  Signore  Gregorio  di  Negro  dipinfe  con  giufla  regola  di 
profpettiva  un  pavimento  artificiofamente  digradato  ;  e  figu- 
rò fopra  di  eiTo  S.  Antonio  di  Padova  circondato  da  nume- 
rofo  popolo,  che  fiatfolla,  permeglio  udire  la  fua  predica; 
r  altra  è  una  gran  tavola  dì  palmi  24.  ,  e  più  .  In  eifa  con 
la  medefima  regola  efpreffe  alcune  logge ,  lòtto  le  quali  rap- 
prefentò  1'  ultima  ,  e  milleriofa  Cena  del  Ncilro  Salvatore  .  (a) 
Le  figure  quivi  dipinte  fono  in  parte  fatte  con  elquifìtezza 
di  pennello ,  ed  in  parte  mancano  alquanto  dì  perfezione  ; 
ond'  io  giudico  quefle  feconde  effere  il:ate  fatte  per  mano 
d'  altri  Maellri  .    Ma  fc  vi  11  confiderà  la  profpettiva  ;  ella  è 

veramente 

(a)  E' mirabile  quefto  quadro   per  la  ben  intefa  profpettiva  :   ma  le  figure 
efpreiTeri  haiuio  del  feccu,  e  del  duro. 


41  VITE  DE'  PITT.,    SCULT., 

veramente  codi  flupenda  :  né  io  faprei  qui  deferì verne  inte- 

ramenre  1'  artificio  .  Per  me  balli  il  dire ,  che  il  vSignor  Prin- 

cipc  Andrea  Doria  il  Vecchio,  (limandola  degna  d'aver  luo- 

Di       go  nel  Regio  Efcuriale    di  Spagna,    cercò    di  comperarla  a 

Fka  Simone  qualunque  prezzo     ofterendofi  anche  a  farne  fare  una  copia 

XA  1-ABNUl.i  .     '  '  i.     Y,.    ^    '  ,,  _-  .  n  1     r>^.i 

per  mano  di  l'ittor  eccellente .  Ma  contrario  moltrandoii  il 
popolo  tutto  di  Voltri  a  tal  richieda ,  e  progetto  ;  e  mal 
volentieri  accomodandoli  i  Rcligiofi  di  quel  Convento  a 
privarli  d'  una  gioja  cos'i  preziofa  ;  non  ebbe  effetto  la  com- 
pera .  Si  confervano  in  oltre  colà  alcune  piccole  tavoline^. 
rapprcfcr\tanti  qualche  Misero  della  Vita  di  NoflroS!gnore,cioè, 
la  Natività  ,  la  Circoncifione  ,  e  1'  Adorazione  de'  Magi ,  che 
quei  Religiofi  credono  eflere  llate  dipinte  per  mano  del  loro 
fratello  Simone  .  Io  però  non  le  giudico  tali  .  Più  giuUa- 
mente  polTono  vantarli  di  una  tavolina  fatta  per  mano  di 
Giacomo  Tintoreito,  Pittore  Veneziano  [a']  d' indicibil  va- 
lore ;  nella  quale ,  con  arte  ,  che  fupera  la  natura  ,  figurò 
Crillo  Signor  Noflro ,  che  nel  Giordano  riceve  il  Battefimo 
dal  Santo  Precuribre  .  E  qui  terminerò  il  difcorfo  di  Fra  Si- 
mone ,  il  quale  lafciaio  avendo ,  fecondo  1'  ufo  del  fuo  Or- 
dine ,  il  proprio  cognome ,  che  non  m'  è  giunto  a  notizia , 
tu  cognominato  dalla  villa  di  Carnuli  fua  patria ,  e  foggetta 
per  giurifdizionc  alla  terra  di  Voltri ,  da  cui  è  difcoila  il 
tratto  d'  un  folo  miglio  . 


VITA 

(a)  Oiicli»  làvola  tuttavìa  fi  confi^rva  nella  ChieTa  de' PP.  Riformati  di  Volrri; 

e  il  Csv.  1-jdolf  1  c)'a  vita    del  Tinrorerto  ne  fa  meii^'iciir  ,  quantunque  ne 

sbagli  il  luogo;  poiché  la  pone  r.ella  Cliiei'a  di  S.  Francefco  di  Genova,  ove 

Ha  bcjisì  uiu  tavola  del  Tintoretto ,   ma  efprimente  la  Concezione  di  Maiia 

Vergine . 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  43 

VITA 

DI  FRA   LORENZO  MORENO 

Religiofo  Carmelitano ,  e  Pittore . 

LAcquiftar  fomma  perfezione  in  qualche  fcienza ,  od 
arte  non  è  prerogativa  di  tutti  .  Mohidimi  ingegni 
vi  fono  ,  a'  quali  non  vien  permeflb  1'  oltrepaflare  la 
mediocrità  .  Ma  ficcome  in  quefta  fi  diflinfe  la  lor 
diligenza  :  così  a  proporzione  li  dee  diflinguer  la  lode .  Egli 
è  dunque  ben  giuflo ,  che  facciamo  onorevol  menzione  di 
Fra  Lorenzo  Moreno  Pittore  Genovefe ,  e  Religiofo  Carme- 
litano ,  di  cui  due  pitture  a  frefco  fi  confervano  nel  Con- 
vento del  Carmine  di  quefla  città .  La  prima  d'  effe ,  che_= 
fu  fatta  nel  1544.,  rapprefenta  1' Annunziazione  dell'Arcan- 
gelo Gabbriele  alla  Santiffima  Vergine  .  Il  lavoro  non  è  di 
particolar  difegno  :  non  lafcia  però  di  comparir  vivace  ne'  co- 
lori ,  e  foave  nelle  figure  .  Stava  nell'  addietro  fopra  la  porta 
della  Chiefa  di  quel  Convento  :  ma ,  dovendofi  pochi  anni 
fono,  in  occafione  di  nuova  fabbrica,  gettar  a  terra  quel 
muro  ;  fpiaceva  a'  PP.  il  perdere  una  memoria  così  lodevole 
dell'  indufiriofo  Fra  Lorenzo  .  Per  la  qual  cofa  deliberarono 
di  far  fcgare  quella  parte  di  muro,  in  cui  era  dipinta;  don- 
de poi  fi  trasferifie  in  altro  cofpicuo  luogo  .  Fu  deflramente 
fegata  in  tre  pezzi,  e  trasferita ,  e  riunita  dentro  il  chiofiro 
del  fuddetto  Convento  nel  muro  fituato  dirimpetto  alla  por- 
ta ,  per  cui  da  elfo  chiofiro  fi  fcende  in  Chiefa  .     (a) 

La  feconda  pittura  di  quefio  Religiofo  rapprefenta-* 
un'Immagine  di  Noftra  Signora  vefiita  dell'Abito  Carme- 
litano :  Immagine  di  graziofa  invenzione ,  e  di  convenevole 
proprietà  .  Avcala  Fra  Lorenzo  dipinta  fui  muro  efieriore 
della  porta  principale  del  Convento  .  Ma  dopo  lungo  corfo 
d'anni,  non  volendo  que'PP. ,  che  continualte  a  fiate  efpo- 
fta  a'  venti ,  e  alle  piogge  ;  la  fecero ,  come  la  prima ,  fe- 
gare ,  e  trasferire  al  coperto  ;    dove  tuttavia  fi  rimane ,  te- 

fiimonio 

C«)  Vedefi  tuttavia  queft'  affrefco  nel  prefato  chioftrO,   Non  è  per  altro  pittura 
di  molta  confideragioiie . 


44 


VITE  DIE'  PTTT.,  SCULT;, 


nimonio  dell'  ìndunria ,  e  dell'  ingegno  dell'  Autore  ,  il  quale 

fé  tanto  fece    fenza  fcorta  di  Maeltro    (conforme  è   fama  >, 

che  non  avrebbe  egli  tatto ,    fé    da  perito  Maeftro ,  e  dife- 

^ .        gnatore  avelfc  avuto  un  fuificiente  indirizzo  ?    Altri  lavori  a 

Fra  Lorenzo  fj-efco  ci  avrà  lafcìati  quelìo   buon  Religiofo  ,  e  forfè  miglio- 

MoRENo.    j-j  (}(;•  ju(2  fopraddctti .  Ma  io  non  debbo  qui  riferire,  le  non 

quelli ,  che  fo  di  certo  eller  Opere  fue . 


Di 


VITA 


ED   ARCHTT    OFNOVESn 


45 


VITA 

DI   LAZZARO  CALVI, 
E  DI  PANTALEO  SUO  FRATELLO, 

Pittori  . 


ui^ttij.  ùi  ^c'ivtia 


MARCIANO  Calvi  Lombardo,  che  dentro  del  fecolo 
1400-  dal  luogo  di  S.  Agata  venne  ad  abitare  ia 
Genova ,  ebbe  un  figlio  Pittore  nomato  Agoflino , 
il  quale ,  fé  fi  riguarda  il  far  di  que'  tempi ,  operò 
nella  fua  ProfclTione  affai  bene ,  come  danno  a  divedere  le 
fue  tavole,  che  certamente  fra  quelle  d'allora  fon  delle  mi- 
gliori ;  poiché  ,  mentr'  egli  qui  dipingeva  ,  durava  vi  tuttavìa 
la  fconcia  maniera  di  dipingere  iu  campo  d'  oro  già  intro- 
dotta 


suo 


45  VITR   DT?'  PTTT  ,    SCULT., 

dotta    da  certi   Greci  Pittori,  i  qinli ,   accomunata  aveano 

r  arte  loro  con  quella  de'  Doratori ,  di  mo>.Ao  ^-he     vilmente 

^^^;^^mm  V  efercitavano ,  impiegandofi  a  ricamare  con  oro  ,  ^^  aralief- 

Di  LAz^ARo  chi  rotelle ,  fcrigni ,  pomi  di  letto ,  e  cofe  tali  ;  o  al  pn'j  ^ 

Cai  VI,  EDI  colorire  qualche  figurina  in  campo  dorato:  che  perciò  anche 

^Yatulo  i  Doratori ,  che  ften  levano  a  quelli  1'  oro  fu  i  fondi ,  il  nome 

di  Pittori  pur  s'  arrogarono  . 

Agoi^ino  però  fiaccandofi  da  quello  abufo  moftrava  co  i 
lavori  de'  fuoi  pennelli ,  quanto  all'  arte  di  dorare  difliniile 
fia  la  Pittura ,  e  quanto  prevalgano  all'  iftefs'  oro  i  colori , 
allorché  vengono  da  ingegnofa ,  ed  efperta  mano  foavemente 
diflribuiti . 

Ma  con  lode  molto  maggiore  attefero  a  quefla  ProfeG* 
fìone  Lazzaro  ,  e  Pantaleo  fuoi  figli ,  il  primo  de'  quali  ben- 
ché minore  folFe  d'  età  ,  pure  perchè  più  dell'  altro  ei  fi  ren- 
dette cofpicuo  ,  meritamente  deve  precederli  .  Ufci  Lazzaro 
alla  luce  l'anno  di  noflra  falute  1502.;  ed  applicatofi  fin_ 
dalla  prima  fanciullezza  alla  Profeffione  del  Padre ,  flette 
{òtto  la  difciplina  di  lui  infinattantoché  veduta  la  bella  ma- 
niera di  Perino  del  Vaga,  talmente  fé  n' invaglfi ,  che  quan- 
tunque avefie  già  paifato  l'anno  venticinqueiimo  difuaetà: 
pure  non  ifdegnò  di  farfegli  difcepolo  ,  e  qual  principiante, 
conformarfi  in  tutto  a'  precetti ,  ed  efempj  di  lui  .  Seguitollo 
in  ciò  Pantaleo  :  onde  ambo  indirizzati  da  un  tanto  Maeflro 
filila  vera  flrada  del  ben  dipingere ,  non  andò  molto  ,  che_. 
cominciarono  a  far  lavori  di  miglior  guflo  di  prima  ;  e  pe- 
rò s'  acquiflarono  fama  di  bravi  Artefici  con  indicibil  foddif- 
fazione  dello  flefib  Perino  ;  il  cui  affetto  si  e  per  tal  modo 
cattivato  fi  aveano ,  che  fpefib  difcgnava  loro  i  cartoni 
delle  opere ,  acciocché  con  più  coraggio  lavoraffero .  Nel 
che  affidati  francamente  accettavano  qualunque  diffìcile  com- 
miffione ,  e  li  facevano  molto  onore  . 

Dipinfero  primieramente  al  Sig.  Antonio  Dorìa  (a)  Ie_* 
facciate  del  fuo  maeilofo  palazzo ,  rapprefentandovi  diverfe 
iniprefe  appartenenti  alla  llelfa  Famiglia  Doria  ,  con  due_. 
fregi ,  r  uno  lotto  il  cornicione  del  tetto  ,  ove  fono  dipinti 

alcuni 

(^)  Qiicfto  FxÌAT.F.o,  che  al  prcfeiitc  e  de'  Si'znori  Spinola  ,  e  fituato  dirimpetto 
alla  Cliiel'a  di  S".  Giufeppc  ;  e  le  riferite  pitture  in  buona  parte  \i  11  confct- 
vano  ajicora  illcle. 


ED   ARCHIT.    GENOVESI.  47 

alcuni  prigioni  legati  :  1'  altro  fotto  le  fineflre  della  fala , 
ove  fono  alcuni  putti  di  cosi  aggiuQato  difegno ,  e  tanto 
ben  coloriti ,  clie  Io  ftefTo  Ferino  non  gli  avrebbe  erpreffi  ____ 
con  miglior  arte  .  Vero  è  ,  che  ultimamente ,  in  occaiione  Di  Lazzaro 
di  aggiungere  al  palazzo  certi  fporti  con  balauftri  di  mar-  Calvi,  e m 
mo,  fono' flati  in  gran  parte  gettati  a  terra.  Veggonfi  poi s.q''^^';^,"^^ 
più  fotto  illoriati  a  chiarofcuro  con  tinte  ,  che  fingono 
bronzo  alcuni  trionfi  degli  antichi  Romani  ;  {a)  i  quali  la- 
vori benché  alquanto  confumati  fiano  dal  tempo;  non  lafcia- 
no  però  di  far  conofcere  qual  foflè  il  valore  di  quefti  due 
fiudiofi  fnitelli  ,  ma  fpecialmente  di  Lazzaro ,  che  ebbe  in 
elfi  la  principal  parte  .  Eglino  poco  dopo  dipinfero  in  piaz- 
za Pinelli  la  facciata  d"  una  cafa  ,  dove  con  maniera  affai 
vicina  a  quella  del  loro  Maeftro  rapprefentarono  UlifTe  le- 
gato all'albero  della  nave,  allorché  s'ebbe  turate  con  cera 
le  orecchie ,  per  non  udire  Y  infidiofo  canto  delle  Sirene  .  E 
perchè  1'  anguflo  fito  di  efla  facciata  non  dava  campo  a  i  due 
Pittori  di  potervi  inferire  altre  circofianze  a  compimento  di 
quella  favola  vi  fupplirono  con  ripartire  in  quei  piccoli  fiti, 
the  s' interpongono  tra  fineftra  e  rìnefira ,  certe  graziofe  fi- 
gure di  putti ,  e  certi  vaghi  medaglioni ,  in  mezzo  de'  quali 
ornamenti  collocarono  i  ritratti  dell'  Imperadore  Carlo  V. , 
e  di  alcuni  fuoi  Antenati  :  il  tutto  cosi  ben  difegnato  ,  e_. 
difiribuito ,  che  fenza  dubbio  può  dirfi  una  delle  più  eccel- 
lenti fatture  de'  loro  pennelli . 

Non  cedono  però  alla  bellezza  di  quelli  le  pitture  da 
Lazzaro  fatte  ne'  due  falotti  del  palazzo  de'  Signori  Grimaldi 
dirimpetto  alla  Chiefa  di  S.  Francef  o  ;  nel  primo  de' quali 
divifo  in  varj  riparti  menti  ornati  di  ftucco ,  efprefle  Fae- 
tonte ,  che  guida  il  cocchio  del  Sole  :  e  nel  fecondo  ,  il  me- 
defimo  cocchio  tirato  da  quattro  cavalli ,  ficcome  pure  i  fei 
pianeti  ,  ed  alcune  favolofe  Deità  dentro  delle  lunette  :  né 
tampoco  vi  cedono  le  pitture  ,  che  con  vivezza  d' idea ,  e_. 
varietà  d'  attitudini  fece  nel  palazzo  del  Sig.  Franco  Lerca- 
ro ,  ove  adornò  dì  belliffim;  lliucchi  il  fé  ondo  falotto ,  che 
e  al  piano  della  fala ,  e  rapprefentovvi  nello  fpazio  di  mezzo 

il 

(  <  )  I  chiarofcuri  qui  fopra  defcritti   font}   Rati  rifatti   quafi   del  tutto    da  Giu- 
seppe Palmieri  Pittore  moderno,  del  quale  fi  parlerà  nel  fecondo  Toixio. 


48  VITE  DE'  PITT.,  SCULT., 

il  giovanetto  Giufeppe  in  atto  di  raccontare  il  fogno  a'  fra- 
telli :   ficcome  dai  lati  Gedeone,    ed  alcuni  altri  perfonaggi 
del  vecchio  TcQamento  :  figure  affai  filmate  da'Virtuofi  . 
Di  Lazzaro  Quindi  fu ,  che  invaghito  il  Sig.  Bendinello  Saoli  della 

^Pai^\  "'  maeflria  del  pennello  di  Lazzaro  ,  volendo  abbellire  con^ 
svo  fMTjEuo  pitture  alcuni  falotti  del  fuo  palazzo  pofio  fulla  piazza  Ci- 
cala ,  lo  fcelfe  per  quefio  lavoro ,  nel  quale  molto  fi  diftinfe; 
e  piiì  ancora  negli  ornamenti  di  certo  bagno,  ove,  o  fi  con- 
fideri  la  vaghezza  del  colorito ,  o  fi  riguardino  gì'  ingegnofi 
ripartimenti  di  ben  lavorato  flucco ,  o  la  bella  e(prtnion;i_, 
d"  alcune  ifloriette  quivi  rapprefentate  :  il  tutto  apparifce  di 
finezza  non  ordinaria  .     (a) 

Divolgatafi  intanto  la  fama  delle  infigni  Opere  di  si 
nobil  Pittore,  fu  nel  1^44-  chiamato  in  Mjnaco  da  quel 
Principe,  che  impiegollo  a  dipingervi  il  fuo  Palazzo  .  Qui- 
vi Lazzaro  efpreffe  alcune  vivaci  pitture ,  ed  arricchille  in- 
torno d' ingegnofi  intrecci  ,  di  capricciofe  grotte  fche,  e_> 
d'altri  proporzionati  ornamenti  con  piena  foddisfazione  di 
effo  Principe ,  che  affai  largamente  rimuncrollo  . 

Dovette  poi  anche  paltare  a  Napoli ,  chiamatovi  per  fo- 
mìglianti  lavori ,  che  felicemente  efeguì  ;  onde  ne  riportò 
emolumento,  ed  onori;  fra' quali  dilfintiffimo  fu  quello  di 
poter  inferire  nell'  arma  di  fua  cafata  una  teda  di  Moro , 
gloriofa  infegna  dell'  alto  Perfonaggio ,  per  cui  commifiione 
operò  . 

Ma  quanto  egli  era  dotato  d'  abilità  ,  e  d' ingegno  al- 
trettanto avea  l'animo  infetto  d'ambizione,  ed  invidia;  ciò, 
che  ofcurò  non  poco  lo  fplendore  del  fuo  buon  nome_, . 
Avrebbe  voluto  efTer  1'  unico  infigne  nella  fua  Profelfione  ; 
e  però  fofferir  non  potea  gli  avanzamenti  degli  altri  Pitto- 
ri,  e  di  mala  vogha  n'  udiva  le  approvazioni ,  e  le  Iodi  . 
Tali  paffioni  V  indufiero  all'  enorme  eccefTo  di  far  bere  al 
virtuofo  giovane  Giacomo  Bargone  certo  medicato  vino  ,  che 
privollo  di  fenno  ,  e  poi  anche  di  vita  :  e  le  medefime  l' in- 
citavano a  fiudiofamente  procacciarfi  il  favore  di  molti ,  af- 
finchè alle  occafioni  1'  efaltalTcro ,  e  1'  acclamaflcro  fuperiorc 

ad  ogni 

(  «  )  Nella  riftorazione ,  che  poi  fi  fece  di  quello  Palazzo ,  futon  gettati  a  terra^ 
quelli  1  avori ,   Ma  e  Hata  poca  la  perdita . 


4ZZAR0 


ED   ARCHIT.   GENOVESI;  4^ 

ad  ogni  altro  :  come  appunto  fucccffe  allora ,  quando  nella_. 
Cappella  del  Sig.  Adamo  Centurione  dipinfe  a  frefco  la  Na- 
tività   del  Santo  Precurfore    (a)    in   concorrenza    di    Luca^ 

Cambiafo ,  e    di  Andrea  Semino ,   che  vi  figurarono  la  Di-  dTlH 

collazione  di  elfo  Santo ,  e  il  Divin  Salvatpre ,  che  riceve^  Calvi  ,  e  ei 
il  Battefimo  nel  Giordano  ;  le  quali  due  pitture ,  benché  fof-  suoTra"^^ 
fero  di  gran  lunga  migliori  di  quella  di  Lazzaro,  tuttavìa 
dall' appaffionato  giudizio  de' Tuoi  fautori  le  furon  pofpolle: 
onde  il  Centurione ,  avendo  di  lui  concepita  ftima  maggiore, 
lo  elefTe  a  dipingere  anche  la  tavola  deftinata  per  l'Altare 
di  detta  Cappella  ;  tavola  ,  che  fu  di  corta  durata  ;  Manteche 
r  Artefice  ,  fecondo  1'  ufo  antico  ,  1'  avea  lavorata  fui  geflb  . 
Fra  SI  dolci  pafcoli  di  fua  gloria  fenti  trafiggerfi  il  cuore_, 
da  inafpettato  difgufto  ;  e  fu,  che  volendo  il  Sig.  Principe 
Doria  adornar  di  pitture  la  Chiefa  di  S.  Matteo ,  fcelfe  a 
tal  opera  il  Bergamafco ,  e  Luca  Cambialo ,  fenza  far  conto 
di  Lazzaro  ;  il  quale  vedutofi  in  quell'  occafione  efclufo  da^ 
un  Perfonaggio  ,  nel  cui  palazzo  avea  già  dato  buon  faggio  di 
fé ,  fpecialmente  in  alcune  grottefche  maeflrevolmente  dipin- 
te nel  guardaroba  ;  abbandonò  per  ifJegno  i  colori ,  e  i  pen- 
nelli ,  ed  applicoffi  prima  alla  nautica ,  poi  alla  fcherma_. 
nella  quale  molti  anni  s'  efercitò  ;  e  ficcome  egli  era  di  gè' 
nio  manefco  ,  feroce  ,  e  guerriero  :  cosi  in  efla  valfe  non_» 
poco  .  Soleva  in  oltre  portar  fotto  la  giubba  il  giaco  ;  biz- 
zarrìa ,  che  per  altro  gli  fu  profittevole  :  poiché  andando  un 
giorno  a  quel  modo  per  la  città,  fu  improvvifamente  da.^ 
fconofciuro  fìcario  aflalito  ,  e  percolFo  .  Riufci  però  leggiero  il 
colpo  ,  mentre  il  giaco  gliel  riparò  .  Lazzaro ,  come  corag- 
giofo  eh'  egli  era  ,  pofe  fubito  le  mani  addolTo  al  percuflòre 
e  fermollo  :  ma  fupplicato  del  perdono  ,  e  renduto  ceno  che 
quel  colpo  era  flato  involontario  ,  e'per  mero  sbaglio  ee- 
nerofamente  ,  fuori  della  naturale  fua  indole  ,  lo  rilalciò  i'ilelb. 
^  Poco  meno  di  vent'  anni  flette  Lazzaro  fenza  toccar  pen- 
nelli ;  dopo  il  quale  fpazio  ripigliò  l'abbandonata  pittura, 
e  fece  molti  lavori  cosi  ad  olio ,  come  a  frefco ,  applaudito 
da'  fuoi  parziali ,  e  predicato  con  gli  fleflì  encomi  di  prima. 
'^om.  I,  D  E^Ii 

(«)  Quefta  è  una  delle  migliori  pitture  ci  Lazzaro  Calvi,  dalia  quale  chiaro  S 
Icoige  quaiuo  egU  fi  Itudiafle  d' imitare  Ferino  fuo  Maeftro . 


jo  VITE  DE'  PITT.,  SCULT., 

Egli  dipinfe  alcune  (lorie    nel  palazzo    del  Sig.  Giulio  Spi* 

noia  fuUa  ftrada  nuova  (a) .   Similmente  dipinfe   la  facciata 

H'  una  cafa  porta  dietro  alla  Chiefa  di  S.  Pancrazio  (b):  ed 

i^'^^^ un' altra  preiTo  alla  Chiefa    di  S.  Siro,   dove    rapprefentò  il 

CalntT^di  giudizio  del  Re  Salomone,  e  leVinù  Teologali  (e):  Opere 

tvol^SÌLo  «^«e  ^^^  P°^^  P'^^S^^  •  ^^^^  ^"^^^  ^^  P"°  aggiungere  la  tavola 
di  Noflra  Signora  della  Pietà  .  Quefta  tavola  fu  porta  fin.^ 
dall'  anno  1 577.  nella  Chiefa  della  Santiflima  Nunziata  di 
Porteria  in  una  Cappella  dalla  parte  finirtra  del  coro  .  Sono 
pure  di  poco  pregio  le  Opere  a  frefco  da  lui  fatte  nella.* 
Chiefa  di  Santa  Caterina  ;  dove  nella  volta  rapprefentò  la 
Gloria  de'  SS. ,  e  nelle  due  facciate  i  tormenti  da  quella-, 
invitta  Martire  fofferti .  A  tutto  ciò  egli  die  compimento 
nel  1587.  in  età  d'anni  85.:  cofa  veramente  maravigliofa , 
che  un'  uomo  già  decrepito  tanto  facefle ,  e  di  più  in  altif- 
fime  volte  5  ed  in  altri  fiti  difficili  anche  a' giovani ,  e  sì 
alla  falita  ,  che  alla  fcefa  pericolofi .  Ajutavalo  in  qucrti  la- 
vori Pantaleo  fuo  fratello ,  il  quale  ,  ficcome  per  lo  più  s' oc- 
cupò a  dipinger  con  eflb  lui ,  cosi  poche  cofe  ci  ha  lafciato 
da  poterfi  riconofcere  individualmente  per  fue  .  Suoi  lavori 
fono  due  tavole  ad  olio  di  rtile  coinpetente ,  che  fi  veggo- 
no  nella  Chiefa  della  SantilTima  Nunziata  di  Portoria  ,  fe- 
gnate  col  di  lui  nome,  e  collocate  nella  ftcfTa  Cappella—, 
in  cui ,  come  dianzi  ho  detto ,  fu  collocata  la  tavola  di  Laz- 
zaro fuo  fratello  .  Altre  n'  avrà  dipinte  :  ma  non  fono  giun- 
te a  nortra  notizia  . 

Sorprefo  poi  Pantaleo  da  nojofa  infermità  pafsò  molti 
anni  impotente:  e  alla  fine  cef^ò  di  vivere  nel  15P5.;  onde 
Lazzaro ,  trovatoli  privo  del  fuo  maggiore  ajuto  ,  non  im- 
prefe  da  indi  innanzi  lavori  di  confiderazione  :  dipingeva-, 
bensì  qualche  coferella  per  fuo  femplice  divertimento  .  Era 
egli  affai  facoltofo;  e  però  agiatamente  viveva,  e  fenza  tra- 
vagli ,  o  dirturbi .    Tuttociò  concorfe  a  mantenerlo  fano  fin 

all'  età 

(tf)  Quella  pittura  non  può  effe  re  ,  fé  non  quella  ,  che  vedefi  nel  portico  ckl  pa- 
lazzo Spuiola  vicuio  al  portello  . 

(*)  La  riferita  cafa  non  fi  fa  qual  fia.  Convien  dire>  che  fiano  fiate  cancellate 
quelle  pinure  :    forfè  perche  di  poca  imponanza . 

(e)  Sbaglia  qui  1'  Autore  nel  riferire  il  luogo  ,  ove  fono  quelle  pitture.  Elle 
fono  nel  palazzo  de'  Signori  Centurioni  nella  ftiadA  nuora  :  e  le  Virtù  T«>- 
kgali  vi  fUnno  dipinte  Alila  facciata . 


ED   ARCHIT.  GENOVESI.  jr 

all'  età  di  centocinque  anni  ;   dopo  i  quali   terminò    i   fuoi 
giorni ,  lafciata  erede  una  fua  unica  figlia ,   che  molto  pri- 
ma avea  maritata  con  un  gentiluomo  di  quefia  città .  , 
Di  Pantaleo  reftarono  quattro  figliuoli ,  Marc'  Antonio  ,  Di  Lazzaro 
Aurelio ,  Benedetto ,  e  Felice ,  tutti  Pittori  :  ma  non  già  da  Chwi ,  e  m 
paragonarfi  col  Padre ,  o  col  Zio  :    ftimati  nondimeno ,    ed  suorsATtuo 
impiegati  da'  nofiri  Cittadini ,    fpecialmente  in  lavori  a  fre- 
Ico  ;  molti  de'  quali  fi  vedono  nel  palazzo ,  che  già  fu  del 
Sig.   Antonio  Doria ,    rapprefentanti  diverfi  Eroi ,   leggiadre 
ftorie ,  ingegnofe  grottefche ,    ed   altre  amenità .    Di  quelli 
quattro  fratelli  folamente  Marc'  Antonio   arrivò  a  dipingere 
con  qualche  mediocrità  di  perizia .   Egli  ebbe    la    princìpal 
parte  ne'  prefati  lavori .   Da  lui  pure  furon  dipìnte  due  pic- 
cole logge  nel  deliziofo  bofchetto  del  Sig.  Principe  Doria  :  fic- 
come  in  Pegli  alcune  pareti  del  palazzo   di  detto  Principe  ; 
ed  in  San  Pier  d'  Arena  varj  altri  palazzi    de'  noftri    Cava- 
lieri .    Ma  r  Opera   più  lodevole    di  coflui  fu  fenza  dubbio 
quella  della  loggia  de*  Signori  Spinola  ;  dove  cos\  di  dentro, 
come  di  fuori  effigiò  gli  Uomini  Illuftri  di  tal  Famiglia  (a)  ; 
difponendo  le  figure  con  bella  fimmetrìa ,  e  giufia  la  ferie_« 
de'  tempi  ;  e  adoperando  in  efle  un  colorito  di  molto  viva, 
ed  allegra  comparfa .    Egli  ebbe  in  oltre  pienìffima  cognizio- 
ne de'  pennelli  de'  migliori  Maeftri  ;  che  però  il  fopraddetto 
Principe  Doria  lo  fpedi  a  Venezia ,  ed  in  altre  primarie  cit- 
tà d' Italia ,  a  far  compra  d' infigni  pitture  .  Nella  qual  com- 
miflìone  fervillo  quegli  compiutamente  .   Perciocché  ritornò , 
portando  feco  buon  numero  di  quadri  del  Tiziano ,  di  Paolo 
Veronefe ,    d'  Andrea    del  Sarto  ,    e  d'  altri    famofi   Pittori , 
che  poi  furono    dallo  fiefib  Principe    inviati  in  dono    a  Fi- 
lippo II.  Re  delle  Spagne  ,  che  ricevettegli ,  come  un  teforo. 
Gli  altri  fratelli  di  Marc'  Antonio  (  che  a  lor  premorì  ) 
dipìnfero  vicino  alla  ilrada  nuova  il  palazzo,  ed  alcune  cafe 
de'  Signori  Interiani  ;  e  nel  chioQro  de'  PP.  di  Gesù  ,  e  Ma- 
ria diverfe    florie    concernenti    alla  vita    di  S.  Francefco  di 
Paola  ;  ed  in  Santa  Caterina  il  chioQro  del  Convento ,  e  la 
principal  navata  della  Chiefa ,  nella  quale  in  cinque  riparti- 

D  2  menti 

(  «  )  La  loggia  de'  Signori  Spinola  al  di  fuori  è  fiata  di  nuovd  dipinta  a'  tempi 
noftri  da  Niccolò  Malatto  con  difegno  del  Parodi ,  e  con  un  gufto  affai  mir 
gUore  di  quello  delle  pitture ,  che  v'  erana  prima  « 


n 


VITE   DE*  PITT.,  SCULT., 


menti  rapprefentarono  alcuni  miracolofi  fucceffi  della  vita  di 
quefta  Santa  Martire,    e    molte  figure    de' Sommi  Pontefici 
^..^_  dell'  Ordine  Benedettino  :    e  fopra  la  porta  maggiore  il  Pa- 
P,  Lazzaro  ttiarca  San  Benedetto  .    Né  altri  lavori  fecer  dipoi  ;  ftante- 
Calvi  ,  E  DI  che  Aurelio  ,    prefo    dal  genio    di  compor    verfi ,    ne'  quali 
auaTRAT*S.o  pi'ovava  qualche  facilità  ;  trafcurò  il  dipingere ,  e  diedefi  to- 
talmente alla  Poesia.    Benedetto,    elTendo    per    fua    mala^ 
forte  ufcito  di  fenno ,  reflò  affatto  inabile  alla  pittura ,  e  ad 
ogni  altro  meftiere  .    Felice  poi  divenne    oltre  ogni  credere 
(ciopcrato  ,  e  fantaflico  , 

Dalla  fcuola  de'  Calvi  ufc\  Battìfta  Brignole ,  uomo  dì 
molto  talento  ,  e  di  ftimato  pennello  .  Fu  cofluì ,  che  di- 
pinfe  r  Arma  della  SercnifTima  Repubblica  nella  gran  fot- 
fitta  della  Loggia  di  Banchi  co'  due  fuperbi  grifoni ,  che  da. 
ambi  i  lati  1'  abbracciano ,  e  le  fanno  contorno  :  Opera  sì 
magnifica  ,  e  ben  intefa ,  che  io  per  me  non  ho  penna ,  che 
poffa  degnamente  lodarla  .  Abbaftanza  ella  loda  le  ftella  .  (a) 


VITA 

{a)  Oliera  maeflon/Rnoa  Arma ,  ùtoccanoiie  di  driverfi  rlftdrare  U  volta  della 
Loggia  di  Banchi ,  fu  gettata  a  terra .  Se  Me  ritenne  però  il  difegno ,  per 
^uJv»  nuovanieate  dipingerla  ,  qual  v'  er*  prirna  :   coaie  poi  hi  fatto  , 


ED   ARCHIT.    GENOVESI.  /^ 

VITA 

DI  LIONARDO  DA  SARZANA 

Scultore  . 

LIoNARDO  da  Sarzana  tuttoché  fia  flato  un  degli 
egregi  Scultori  della  Tua  età  ;  pure  egli  ha  avuto  si 
poca  forte  nella  diffufion  del  fuo  nome ,  che  non  fc 
n'  avrebbe  notìzia  ,  né  fi  faprebbe ,  che  alcune  pre- 
giabili  Opere  fono  fuoi  parti ,  fé  non  era  un'  infigne  Sog- 
getto ,  che  ha  fatto  di  lui ,  e  di  quelle  onorata  menzione . 
Fu  quelli  il  Cavaliere  Giovanni  Baglioni  virtuofo  Romano , 
e  Scrittore  delle  vite  di  quei  Pittori,  Scultori,  ed  Architet^- 
ti,  che  dal  1572.  fino  al  i6^z.  efercitarono  in  Roma  le  lor 
ProfefTioni .  ' 

Io  da  lui  ho  ricavato  ,  che  la  città  di  Sarzana  figliuola 
delle  rovine  di  Luni ,  e  madre  di  molti  chiariffimi  Perfo^- 
naggi  annovera  fra  gli  altri  fuoi  un  certo  Lionardo  Sculto- 
re ,  che  (  per  non  efierne  giunto  il  cognome  a  notizia  de'  po- 
fieri  )  Lionardo  da  Sarzana  fu  comunemente  chiamato  .  La 
perizia  di  quelV  uomo  nel  maneggiare  degli  fcarpelli  fu  così 
.ammirata  dal  Cardinale  Felice  di  Montalto  ;  che  volendo 
egli  onorare  la  memoria  di  Papa  Niccolò  IV.  con  alzargli 
in  Santa  Maria  Maggiore  un  funtuofo  depofito ,  n'appoggiò 
la  cura  ad  eflb  ,  il  quale  con  raro  artificio  fcolpì  in  limpido 
marmo  quel  Pontefice  a  federe  in  atto  di  benedire  il  po- 
-polo  ,  ed  aggiunfevi  al  lato  defiro  la  Fede ,  ed  al  finifiro  U 
Giufiizia  :  Opere  per  1'  ottimo  gufio  ,  ^e  faggia  maefirìa  del 
loro  Autore  affai  ftimate ,  e  lodate  dagl'  intendenti . 

Efiendo  poi.  nel  1585.  fiato  eletto  in  Sommo  Pontefi- 
ce il  foprammentovato  Cardinale  col  nome  di  Siilo  V. , 
-e  volendo  quefii  adornare  con  più  difiinta  magnificenza  la_- 
•  fua  Cappella  detta  Siitina  ,  riparti  la  fatica  de'  lavori  di  mar- 
mo tra  Profpero  Scultore  Brefciano,  ed  il  Sarzanefe  Lionar- 
do ;  commettendo  al  primo,  che  vi  facefle  le  fiatue  de' SS. 
Apofioli  Pietro  ,  e  Paolo  ;  e  al  fecondo  ,  che  vi  facelTe  quella 
di  Pio  V.    Ne' quali  impegni    quanto   fu    il  credito,    chc_* 

D  3  s'acquiftò 


54  VITE    DE'  PITT.,  SCULT., 

s' acquilo    il  virtuofo    Sarzanefe    per    la   bellezza    della  fua 

Opera ,  altrettanto  fu  il  biafimo ,    che  riportò  il  Brefciano  , 

^  che  affai  rozzamente ,    e  fenza  proporzione  di  parti  avea  la- 

Di        vorato  .  Laonde  il  Pontefice  poco  di  lui  foddisfatto  moftrofTì , 

LioNARDo    e  deftinò  il  Sarzanefe  a  rifarle  ,    come    efeguì  ,    riducendolc 

ARCANA,  ^  ^^^j  buon  effere ,  in  cui  al  prefente  fi  veggono  . 

Cosi  ancora  non  eflendo  troppo  bene  riufcita  al  Brefcia- 
no la  ftatua  di  Mosè ,  che  d'  ordine  dello  fteffo  Pontefice,* 
avea  formata  per  la  gran  nicchia  pofla  nel  mezzo  della  fac- 
ciata dell'  Acqua  felice  a  Termini  ;  diede  a  Lionardo  la  cura 
di  racconciarla .  MiglioroUa  quelli  di  molto  ;  e  maggiot 
perfezione  le  avrebbe  dato,  fé  non  gli  fofle  convenuto  ope- 
rare fui  già  malamente  diflribuito  (a) .  Quindi  fu ,  che  cat- 
tivatafi  ferapre  più  la  benevolenza ,  e  la  ftima  del  Santo  Pa- 
dre ,  n'  ebbe  da  lui  convenevoi  premio  ,  ed  in  altre  occor- 
renze novelle  commiflìoni ,  ed  onorevoli  impieghi . 

Dalla  virtù  di  Lionardo  riconofce  la  città  di  Roma  uno 
di  quei  Tritoni ,  i  quali  in  atto  di  fonar  la  buccina ,  flanno 
intorno  a  quella  fontana ,  che-  in  piazza  Navona  forge  dirim- 
petto alla  Chiefa  di  S.  Giacomo  degli  Spagnuoli  . 

Altri  lavori  per  ornamento  di  palazzi ,  e  di  logge  d'  al- 
cuni Cittadini  egli  pur  fece  ;  de'  quali  lavori  non  teiTerò  qui 
defcrizione ,  non  effendomi  note  le  loro  fpecialità  ;  ma  ben 
fufficienti  fono  le  foprannarate  a  qualificarlo  per  un  valentuo- 
mo nella  fcultura  ,  e  tanto  degno  d' immortalità ,  quanto  lo 
fono  le  fue  Opere  fi  effe  . 

Egli  dopo  elTer  vivuto  in  Roma  fino  all'  ultima  vec- 
chiaja ,  vi  terminò  1  fuoi  giorni  con  difpiacere  di  tutti  colo- 
ro ,  che  r  avevano  conofciuto  . 

PARIS  ACCIAJO. 

*  Fu  anche  Sarzanefe  Paris  Acciajo  eccellente  Intaglia- 
tore in  legno  ;  del  quale  Artefice  non  trovando  io  notizie 
fuflticienti  a  narrarne  la  vita ,  ho  (limato  ben  fatto  regirtrarnc 

il  nome 

i(  4  )  La  riferita  ftatua  df  MosS  quantunque  di  buon*  maniera  ella  fia ,  non  la- 
fcia  però  di  dar  motivo  alla  critica  ;  fpecialmente  per  la  fua  corteeza  ;  alla 
quale  imperfezione  forfè  fu  afiietto  chi  dorene  Uvoiaie  fui  già  Uroiato . 


ED  ARCHIT.   GENOVESI;  yy 

il  nome  dopo  quefto  d'  un  fuo  compatriota .  Né  altro  poflb 
riferire  di  lui ,  fé  non  eh'  egli  è  onorevolmente  nominato  da, 
Ippolito  Landinelli  nel  fuo  curiofo  manofcritto  intitolato  : 
IJìoria  di  Luni ,  e  di  Sarzana  :  dove  parlando  del  Vefcovo 
Braccelli ,  dice ,  che  fono  Opere  dello  fcarpello  di  eflb  Paris 
il  Tabernacolo  dell'  Aitar  maggiore ,  e  gli  ornamenti  incifi 
neir  organo  della  Cattedrale  di  detta  Sarzana . 

VITA 

DI  LIONARDO ,  E  DI  GIO.  ANTONIO 
FRATELLI  SORMANI, 

Scultori  . 

NASCONO  certi  Scrittori  col  generofo  iflinto  di  far- 
noti  al  Mondo  que'  loro  Concittadini  ,  che  per 
qualche  nobile  imprefa,  o  liberal  Profeffione  fi  ren^ 
derono  degni  di  lode  .  A  tali  Scrittori  dee  molto 
la  Patria ,  che  per  eflì  viene  illuftrata .  Così  dee  molto  Sa- 
vona al  fuo  Gio.  Vincenzo  Verzellino,  che  di  tanti  virtuoll 
foggetti  in  quella  fioriti  ci  ha  lafciata  gloriofa  memoria— . 
Di  due  fra  gli  altri  m'  accade  qui  far  menzione ,  i  quali  prefTo 
a  noi  farebbero  iti  in  dimenticanza ,  fé  l'  accurata  penna  di 
lui  non  ce  gli  avefTe  ricordati ,  e  deferirti  .  Sono  quefii  Lio- 
nardo,  e  Gio.  Antonio  fratelli  Sormani  ,  Scultori  Savonefì 
di  fpecial  merito .  Mercè  del  prefato  Verzellino  abbiamo 
d'  eflì  le  feguenti  notizie  . 

Lionardo  Sormano  fu  Statuario  del  Sommo  Pontefice 
Gregorio  XIII.,  per  cui  ordine  fece  varj  lavori  riufciti  con 
particolar  gradimento  di  Sua  Santità  .  Morto  Gregorio ,  pro- 
fegui  neir  impiego  fotto  Siilo  V.  fucceduto  a  Gregorio  :  il  qua! 
SilTiO  non  lafciò  già  oziofo  lo  fcarpello  del  faggio  Artefice  : 
ma  tofto  occupollo  in  fatture  d'impegno;  fra  le  quali  mol- 
ta lode  riportò  la  ftatua ,  eh'  egli  coftrui  per  la  Chiefa  di 
S.  Pietro  Montorio  (a) .  Tale  ftatua  rapprefenta  un  S.  Paolo 

D  4  in  ^^^^ 

ia)  W  ftatua  lavorata  sì  con  molta  diligenza:  ma   d' und  ftil«  alquanto  fecca: 
difetto  propiio.  di  c^uel  tempo , 


5«5  VITE  DEPITT.,   SCULT., 

in  atto  d*  appoggiaiTi  alla  fpada  ,  la  quale  s' incurva  per  la 
gravezza  del  pefo ,  eh'  ella  Ibftiene  .  Opera  d' ingegnofi^ 
idea ,  e  di  pregio  non  ordinario  ;  onde  ne  fu  da  quel  Pon- 
D,  tefice  liberalmente  rimunerato  :  ficcome  d'  un'  altra  lì:atua_. 
LioNARBo,  rapprefentante  il  gloriofo  Pio  V.,  che  riufci  ben' atteggiata, 
Gio  An^tonio  e  piena  di  veneranda  maeftà  .  Lo  fteflb  Lionardo  fece  an- 
SoRMANi.  che  nel  Campidoglio  la  bafe  alla  famofa  flatua  equeflre  di 
Marco  Aurelio  ;  la  qual  bafe  per  comun  fentimento  de'  pe- 
riti ha  tutte  le  perfezioni  dell'  arte  (a) .  Fece  in  oltre  nella 
piazza  della  Rotonda  la  viliofa  fontana  divifata  con  ottima 
regola ,  e  fìmmetria  {b)  .  Ma  le  riferite  cofe  per  quanto 
egregie  fiano  ,  ed  infigni  ;  reflano  nondimeno  di  gran  lunga 
fuperate  dalla  belliflima  Venere ,  eh'  egli  fcolpi  d'  ordine  del 
Cardinale  di  Montepulciano  .  EfprelTe  in  efla  Lionardo  una 
tal  proporzione  di  membra ,  un  atteggiamento  cosi  grazio- 
fo  ,  ed  un'  aria  cosi  gentile  ;  che  fu  da  tutti  giudicata  Opera 
impareggiabile  ;  e  meritò  d'  efifer  mandata  in  dono  al  Mo- 
narca delle  Spagne  Filippo  IL  ,  che  fommamente  gradilla  ; 
e  fé  riporla  fra  le  infigni  fculture  della  Real  gallerìa  . 

Fu  la  virtù  di  Lionardo  premiata  da'  Sommi  Pontefici 
con  diftintinimi  privilegi  .  ViiFe  quafi  Tempre  in  Roma_.  ; 
dove  aflai  vecchio  mori  in  una  cafa  prefTo  all'  Arco  di  Cam- 
millo ,  nella  quale  radunate  avea  varie  fiatue  antiche  di 
gran  valore  . 

Gio,  Antonio  poi  dopo  d' eflerfi  in  quella  flelTa  città 
acquii^ato  buon  nome ,  per  avervi  anch'  egli  avvivati  molti 
marmi  con  la  finezza  de'  fuoi  fcarpelli ,  defiderando  di  mi- 
gliorare la  Tua  fortuna ,  acconfenti  alle  perfuafioni  di  alcuni 
Cardinali  ,  che  il  confìgliavano  a  pafiare  in  Ifpagna  alla  Corte 
del  prefato  Re  F'ilippo  II. ,  il  quale  efiendo  allora  in  difpo- 
fizione  d'  arricchire  di  rare  ftatue  il  Tuo  famofo  Efcurialc-/ , 
fonti  gran  piacere,  che  giunto  folTe  colà  quello  accreditato 
Scultore;  e  diedegli  tolìo  alcune  commiflìoni ,  per  provarne 
1'  abilità  .  Molto  egli  gradi  1'  efperta ,  ed  accurata  maniera 
del  Sormano  ;    ed  ebbelo  in  tanta  IHma ,  che ,  per  ritenerlo 

appreflò 

(  rt  )  E'  quefia  bafe  d' lui'  architetfura  affai  nobile  ,  e  d'  un  gullo   sì  particolare  , 

che  credcfi  da  mnlti  Opera  del  Buonarroti. 
•^  ^  )   La  fontana ,  che  fi  vede  al  prefcnte  in  Roma  nella  piazza    di  Santa  Maria 

della  Koicnda ,  iu  fatta  poi  riadornarc  da  Pp.  Clemente  XI. 


ED    ARCHIT.   GENOVESI.  57 

appreffo  di  fé  ,  gli  aflegnò  fettecento  feudi  all'  anno  ,  oltre  il. 
prezzo  de'  lavori ,    che  avelie  fatto  .    Indi    acciocché    s'  affe- 
zionaffe  maggiormente  alla  Corte  ,  né  più  penfafTe   a  ritor- 
nare in  Italia  ,  dichiaratolo   fuo  gentiluomo  ,  1'  accasò  con_^  ~    d7 
una  donna  di  nobil  nafcita  ,   e  di  pregiati  codumi  .  Lionareo, 

Continuò  egli  pertanto  a  fervire  a  quel  Monarca  con  Gio.Antonio 
tutto  r  impegno  ;  né  folamente  come  Scultore  andò  di  gior-  Sobm.'vni  , 
no  in  giorno  adornando  di  nuove  fiatue  quella  llupenda  fab- 
brica :  ma ,  come  ben'  inllruito  nelle  regole  dell'  architet- 
tura ,  compofe  il  modello  del  Palazzo  Reale  ;  fu  fopraflante 
a  molte  funtuofe  Opere  ;  e  fondò  in  gran  parte  il  Ponte  Se- 
goriano,  i  cui  fondamenti  importavano  la  fpefa  di  feudi  ot- 
tocento al  palmo  . 

Avevafì  egli  de'  fuoì  flipendj  fabbricata  in  Madrid  un' 
ampia  cafa ,  dalla  quale  ne  ritraeva  cinquecento  feudi  di 
pigione  all'  anno  ;  e  con  tutto  ciò  tanta  parte  per  fé  ne  ri- 
ferbava  da  potervi  agiatamente  abitare ,  Ma  quelli  Regj 
favori ,  e  le  comodità ,  e  i  vantaggi  fuddetti  poco  tempo 
furono  da  elfo  goduti  ;  poiché  forprefo  repentinamente  da_. 
mortale  infermità  fini  totlo  il  corfo  di  fua  vita  menata  fem- 
pre    con  gloria  in  virtuoié  fatiche ,  e  nobili  impieghi . 


VITA 

DI   GIO.   LUIGI    MUSANTE, 
E   DI   DOMENICO    REVELLO, 

Architetti ,  e   Ingegneri  . 

DOBBIAMO  faper  grado  alla  diligenza  del  già  altrove 
■lodato  Verzellino,    che  nelf  ottavo  libro  delle  fue 
Memorie  ci   ha  lafciata  notizia  di  due  Soggetti  Sa- 
vonefi    nella  civile ,    e  nella    m'iitare    Architettura 
eccellenti  da  non  pafTarfi  in  quelT:'  Opera  fotto  filenzio  . 

L'  uno  d'  effi  fu  Gio.  Luigi  Mufante  affai  {limato  per 
r  efattezza  de'  fuoi  difegni ,  e  per  la  buona  direzione  delle 
fortificazioni,  e  d'altre  fabbriche j  del  quale    fenza  dubbio 

molte 


Di 


58  VITE   DE'PITT.,   SGULT., 

moke  fòranno  in  Genova ,  e  ne'  contorni ,  affai  deliziofe  ,  e 
vaghe ,  di  cui  non  è  palefe  1'  Autore .  Cofiui  ebbe  tanto 
c;ndo  d'  alta  perizia  nella  fua  Profeflìone ,  che  fu  invitato  al 
_.  ìervizìo  del  Re  di  Spagna  Filippo  II. ,  da  cui  ebbe  diftin- 
GiorLuici  7,ioni ,  ed  onori .  Qudìo  gran  Sovrano  dichiarollo  fuo  Inge- 
MU5ANTI,  j^j^gj-g  maggiore  fopra  le  fortificazioni  del  Regno  di  Navar- 
DoMENico  ra  ;  e  mandoUo  in  Pamplona  a  riftorarvì  le  mura  ;  e  gli 
ì.kvEti-o.  jj^  p^j.  commiiTione  di  riconofcere ,  e  munire  le  altre  for- 
tezze di  quella  parte  ;  aggiungendo  agi'  incarichi  1'  afTcgna- 
mento  d'un  decorofo  flipendio  .  E  ben  corrfpofe  il  Mufantc 
coli'  effetto  alla  buona  opinione ,  che  di  lui  avea  concepita 
r  Auguiìo  Re  ;  poiché  impiegofTì  in  quei  lavori  con  tanta_« 
follecitudine ,  e  valentia ,  che  in  pochi  mefi  rendè  inefpu- 
gnabili  alcuni  pofii  per  1'  addietro  afTai  mal  difefi  .  Ma  men- 
tre egli  tutto  era  intento  ad  efeguire  le  fue  incumbenze  , 
e  ad  aumentarfi  la  flima ,  ed  il  merito  prcflb  a  quella  Co- 
rona ,  cadde  in  Siguezza  malato  di  si  acuta  ,  e  violenta 
febbre ,  che  in  breve  lo  riduce  all'  eflremo  :  onde  aggiuflati 
gli  affari ,  fpecialmente  dell'  Anima  ,  paf.ò  all'  altra  vita 
nel  dicembre  dell'anno  1587.  Egli  lafciò  in  Pamplona  un-, 
fuo  nipote  nomato  Gio.  Battila,  che  nel  K523.  ancor  vive- 
va ,  ed  abitava  in  quella  cittì  . 

L'  altro  de'  due  Savonefi  Ingegneri  riferiti  dal  foprad- 
detto  Verzellino  fu  Domenico  Revello ,  il  quale  per  lo  fpa- 
zio  di  tredici  anni  flette  al  fervizio  del  Duca  di  Savoja  in 
qu:il.t-\  di  primo  Ingegnere ,  ed  occupato  nelle  fabbriche_> 
militari  di  maggior  importanza ,  e  tra  le  altre  in  quella  di 
Mommeliano ,  e  della  fortezza  di  Vercelli  :  nelle  quali  fece 
fpiccar  sì  bene  la  fua  perizia,  che  1' Anibafciadore  di  Spagna 
lo  giudicò  a  propolito  per  effettuar  le  intenzioni  del  iijo 
Monarca  .  Laonde  lo  perfuafe  a  paffare  a  quella  Corte  coli' 
efibizione  di  più  vantaggiato  poflo  ,  e  di  più  largo  Ilipen- 
dio  .  Allettato  il  Revello  da  si  buone  fperanze ,  chiefe ,  ed 
ebbe  il  congedo  dal  Duca,  ed  incamminoffi  alla  volta  di  Spa- 
gna .  IVIa  nel  paffare  per  la  Provenza  ,  affulito  ,  e  fvaligiato  dagli 
affaffiai ,  dovette  ricoverarli  in  Marfiglia  ,  Quivi  il  Re  di  Fran- 
cia lo  fece  accogliere  ,  e  ben  trattare  :  poicia  avute  degne 
iiiformazioni  di  lui ,  lo  volle   per  Tuo  Ingegnere ,  e  fpedillo 

i  for- 


ED   ARCHIT.   GENOVESI. 


5i> 


a  fortificar  la  Roccella .  Mentre  ver  colà  navigava ,  lo  fven- 
turato  s' imbattè  negl'  Inglefi ,  che  lo  conduiTero  prigione 
<•  T  r,r,ri.-i      Pqco  petò   dimorovvi  ;   ftantechè  ,    datafi  un  di  - 


a  Londra 

que'  primi    giorni    l' occafione  ,    gli    riufcì    di    fuggirfene>> ,       ui 
e  portarli  a  falvamento   in  terraferma  :    donde  dopo  lungo,   Gio. Luict 
e  penofo  viaggio  ritornò   alla  fua  Patria ,    dalla  quale ,   per      '^^'^"^  » 
quante  offerte    in  varj  tempi    gli    faceflcro    alcuni  Principi , 
non  volle  mai  piià  dilungarfi .    Cosi  la  palsò   fin  all'  eftreraa 
vecchiaja ,  fervendo  nelle  occorrenze  la  Sereniflìma  noflra  Re- 
pubblica .    Morì  quefl'  uomo ,  memorabile  per  la  fua  virtù  , 
e  per  gli  ftrani  accidenti  di  fua  vita,  nel  gennajo  dell'anno 
I5P4. 


£  D\ 

Domenico 


VITA 


^. 


VITE  DE'PITT.,    SCULT., 


VITA 

DI  ANDREA  SEMINO, 
E  DI  OTTAVIO  SUO  FRATELLO, 

Pittori  . 


cfliu^.f,   Ul    lì. 

E  Bella  gloria  d'  un  virtuofo  Padre  il  lafciar  dopo  fé 
figli  a  fé  medcfimo  fomiglianti  :  ed  è  più  bella, 
quando  la  foniiglianza  vien  loro  comunicata  non  tan- 
to dal  trasfuro  (angue  ,  quanto  dall'  induftria  ,  e  cura 
paterna  .  Fu  bella  gloria  del  Pittore  Antonio  Semino  l'aver 
lafciati  dopo  fé  ,  non  dico  già  molti  infigni  parti  del  fuo 
pennello,  che  pur  lafciolli,  ma  due  chiariflìmi  figli,  Andrea, 
ed  Ottavio ,  ambo  parimente  Pittori  :  e  fu  più  bella  1'  averli 

col 


ED   ARCHIT.    GENOVESI.  6i 

col  fuo  zelo  inftruiti ,  e  col  fuo  efempio  infiammati ,  ìndi  appog- 
giati ad  altri  eccellenti  Maeftri ,  di  modo  che  fi  renderono 
a  lui  fomiglianti  [fé  forfè  anche  non  fuperaron  1'  originale]  ;  e  , 

profeguendo  1'  efercizio  della  lor  nobile  Profeffione ,  accrebbe-  Di  Andrea  , 
ro  il  luftro  alla  Famiglia  ,  e  gli  ornamenti  alla  Patria  .  ^  ^>  Ottavi» 

Andrea  dunque ,  ed  Ottavio  Semini ,  ficcome  dotati  ^^^^'  • 
erano  di  pronto ,  e  docile  ingegno ,  cosi  fotto  la  direzione 
del  Padre,  che  die  loro  i  principj  della  pittura,  fecero  pro- 
grefll  non  ordinar] .  Quefti  concepito  avendo  de"  figli  gran- 
diofe  fperanze,  per  fecondarle ,  inviolli  a  Roma  ad  ultimarvi 
l'incominciato  fiudio,  a  cui  l'indole,  e '1  genio  più  che  mai 
li  portava .  S'  applicarono  quivi  i  due  giovani  ad  una  feria 
ofiervazione  non  folo  delle  più  infigni  pitture ,  ma  eziandio 
delle  più  preziofe  ftatue ,  e  de'  più  eccellenti  baflìri lievi , 
maffìmamente  di  quelli  della  colonna  Trajana  ,  ritraendoli 
con  indicibile  accuratezza  .  Per  tali ,  ed  altre  fatiche  inde- 
feflamente  efercitate  divennero  in  breve  nella  facoltà  di  ben 
difegnare  tanto  valenti ,  che  preffo  a  quell'  inclita  Accade- 
mia delle  tre  beli'  Arti  s'  acqui flarono  molta  lode  .  Quindi 
crefcendo  in  effi  il  defìderio  di  vie  più  profittare ,  dopo  aver 
paflàti  alcuni  mefi  nella  pratica  del  difegno  ,  cominciarono 
1'  ufo  de'  pennelli ,  dipingendo  a  frefco ,  e  ad  olio  ;  nel  che 
fi  iludiarono  fempre  d' imitare  1'  elegantifiimo  flile  di  Raf- 
faello da  Urbino  ;  e  per  vero  dire  aliai  buon  faggio  ne  die- 
dero in  varie  pitture ,  che  poi  ritornati  in  patria  vi  lavo' 
rarono  . 

Ragioniamo  in  primo  luogo  di  quelle  d' Andrea  .  Egli 
nel  1552.  fu  invitato  dal  Sig.  Adamo  Centurione  a  dipin- 
gerli a  frefco  in  concorrenza  di  Luca  Cambiafo ,  e  de'  fra- 
telli Lazzaro  ,  e  Pantaleo  Calvi  qualche  fatto  della  vita  di  S. 
Gio.  Battifta  entro  la  Cappella  di  Santa  Maria  degli  Angioli  : 
ove  figurò  queflo  Santo  in  atto  di  battezzare  il  Salvatore  : 
v'  aggiunfe  al  di  fopra  il  Padre  Eterno ,  e  nel  nuvolato  al- 
cuni Angioli  molto  belli  .  Ma  ciò ,  che  più  arricchifce  quell' 
Opera,  fi  è  ilpaefe  d'intorno,  che  non  può  elTere  né  meglio 
ideato  ,  ne  con  maggior  grazia ,  e  profpettiva  difpofio  . 

Colorì  poi  per  la  Chiefa  della  Santifllma  Nunziata.." 
di  Portoria  tre  tavole  ad  olio  diyifate  così .  Nella  principale 

di  effe 


6t  VITE  DE'PITT.,  SCULT., 

di  effe  rapprefentò   la  Natività  del  Salvatore,   e  in  due  più 
piccole  S.  Giufeppe  ,  che  ,  mentre  dorme ,  riceve  dall'  Angiolo 
I'  ordine  di  fuggirfene  :  e  un'  altr'  Angiolo,  che  annunzia  a'Pa- 
DiAndkea,  i^ori  il  Misero  di  eiHi  Natività  .  Le  quaU  tavole  furono  collo- 
t  n  Ottavio  cate  in  una  di  quelle  Cappelle  ,  abbellita  poi  da  efTo  Andrea 
Semini,    j^}  ftu^clii ,  e  d' altre  pitture  a  frefco  con  rapprefentazioni  della 
Madonna ,  ed  immagini  di  Profeti .  Vero  è  ,  che  quefii  lavori 
dall'umido  maltrattati  fi  vanno  di  giorno  in  giorno  perdendo. 
Dopo  ciò  fu  incaricato  dal  Sig.  Giulio  Brignole-Sale  di 
dipingerli  la  facciata  del  fuo  palazzo  .  (a)  Adornolla  Andrea 
di  figure    d' Imperadori    afTife    fopra    certi  pitdiftalli ,   a  cui 
ftanno  legati  alcuni  Perfonaggi  vinti  in  guerra    con  attitudi- 
ni ,   e  rivolgimenti   affai  capricciofi  ;    ove  oltre  alla  vivezza 
moftrò  r  Artefice  gran  pratica  del  difegno  .     (b) 

Non  inferiori  alle  anzidette  furono  le  pitture  da  luì  fatte 
in  Carignano  dentro  il  palazzo  de'  Signori  Francefclii ,  ove 
con  guftofa  maniera  aveva  rapprefentato  il  rapimento  delle-. 
Sabine  infieme  con  altre  Romane  Iflorie  .  Ma  paffato  poi  tal 
palazzo  in  dominio  de'  PP.  Gefuiti ,  eglino  fecero  cancellar 
tutte  quelle ,  che  comparivano  poco  decenti . 

Anche  nel  palazzo  del  Sig.  Leonardo  Salvago  lungo  la 
fi;rada  nuova  impiegò  Andrea  l' induflria  de' fuoi  pennelli. 
Dipinfe  colà  parecchi  falotti  :  ed  in  una  delle  due  {tanze  del 
fecondo  piano  efprelTe  alcuni  fatti  prefi  dall'  Eneide  di  Vir- 
gilio :  in  un'  altra  alcune  florie  cavate  dalla  Santa  Scrittura , 
tra  le  quali  il  facrifizio  d' Abramo  .  In  altra  flanza  dello  Hello 
piano  rapprefentò  diverfe  battaglie ,  ed  imprefe  de'  Romani 
con  varietà  d'  atteggiamenti ,  e  di  sforzi  naturaliflìmi  :  ed  in 
altra  pure  la  floria  di  Muzio  Scevola  ripartita  con  vaghi  fine- 
chi  mefli  ad  oro  .  Oltr'  a  ciò  ornò  con  figure  di  Dei  le_j 
fcale ,  le  logge ,  ed  il  portico  :  pitture ,  che  meriterebbero 
fomma  lode ,  fé  ficcome  fono  fpeciofe  ,  cosi  foifero  ancora-, 
modelle . 

Egli  per  altro  fu  fempre  folito  a  regolare  con  vereconda 
circonfpezione  le  fue  Opere  .  Ond'  è ,  eh'  io  lontano  non  kno 
dal  credere,  che  le  ultimamente  riferite  fiano  piuttofto  latte 

'     per 

(«)   F'  r  amico  pa!a??o  Brigiiole  fituato  vicino  a  Santa  Maria  di  Calkllo, 
C  ^  )   Qucfìi  lavcri  fi  può  dire ,  die  già  vi  furono . 


ED  ARGHIT.   GENOVESI.  6^ 

per  mano  d'  Ottavio  fuo  fratello ,  il  quale  poco  curò  la  de- 
cenza del  corpo ,  e  molto  meno  la  purezza  dell'  anima . 

Alle  fopraddette  pitture  non  la  cedono  quelle ,  che  effo  - 

Andrea  fece  nell'  altro  palazzo  del  Sig.  Gio.  Battifta  Spinola  Di  Andrea  , 
Valenza  (a)  ,   lungo    la  mcdefima   ftrada  nuova.   Iftoriovvi  ^  "  ^ttavio- 
nella  fala  le  illuOiri  cariche,    azioni,   e  graduazioni   di  varj      ^'^'^^ 
Perfonaggi  di  Cafa  Spinola  ;    come  1'  Ambafcerìa    d'  Oberto 
air  Imperador  Federigo  Barbaroflà  ;    il  Generalato  di  mare-, 
conferito  da  effo  Federigo  a  Niccolò  ;  1'  armata  marittima  con- 
dotta  da  Acone  nella  Giudea   in  foccorfo    dell'  efercito  Crì- 
ftiano  ;  e  lo  fpofalizio  d'  Argentina   figliuola  d'  Opizio  con— 
Teodoro  Marchefe  di  Monferrato  figliuolo  dell'  Imperador  An- 
dronico .   Alle  quali  fi  poflono  aggiungere  le  altre ,  che  co- 
lori entro  un  falotto  al  piano  della  galleria,  rapprefentanti  i 
ratti  d'  Antiope ,  d'  Europe  ,  di  Proferpina ,  e  la  Danae  j  che 
accoglie  Giove  trasformato  in  pioggia  d' oro . 

Frattanto  invoglioffi  Ottavio  di  portarfi  a  Milano,  per 
ivi  offervare  le  infigni  pitture  degli  Artefici  Lombardi  :  ed 
Andrea,  che  bramofo  pur  era  d' acquiftar  lumi  maggiori 
neir  imparata ,  e  già  con  tanto  onore  efercitata  Profeflione , 
volle  fargli  compagnia  .  S' incamminarono  dunque  infieme_* 
verfo  Milano  i  due  fratelli  ;  e  vi  giunfero  mentre  appunto 
era  flato  dall'  Aleffì  terminato  il  palaz/:o  ,  che  il  Sig.  Tom- 
jnafo  de  Marini  uuca  di  Terranuova  s'  avea  fatto  fabbricare 
nella  piazza  di  S.  Felice .  Quello  Signore ,  torto  che  feppe 
r  arrivo  loro ,  aflai  lieto  ne  fu  ;  e  mandando  per  efli  impie- 
gollj  nelle  pitture  della  fala  principale  di  quel  palazzo  in.- 
compagnia  d' Aurelio  Buffo  rinomato  Pittore ,  delle  quali 
concordemente  fra  loro  tre  fi  divifcro  il  facìmento  .  Toccò 
ad  Andrea  la  volta  di  mezzo  ;  dove  figurò  il  convito  fatto 
in  cielo  dagli  Dei  per  le  nozze  di  Pliche  :  dal  Buffo  furono 
dipinte  ne'  quattro  angoli  le  quattro  ftagioni  :  ed  Ottavio 
efprelTe  fotto  del  cornicione  le  Mufe ,  ed  altre  immagini  di 
Virtù  .  Opere ,  che  meritarono  d'  eflèr  applaudite  da'  più 
intelligenti  Profeffbri  ;  e  diftintamente  dal  Lomazzi  Pittor 
Milanefe,  che  nel  fuo  libro  quinto  delle  grottefche  alla  pa- 
gina 138.  così  ne  parla. 

Pinfe 
(  «  )  Il  palazzo  Spinola  Valenza  era  è  del  Sig.  Giorgio  Doria  • 


<f4  VITE  DE'PITT.,   SCOLT., 

Pinfe  il  convito  il  frate   del  Semino 
De'  fal/l  Dei  con  Cupido  ,  e  Pfiche 
MB^MMMM  ^el  gran  Palazzo  di  Tomas  Marino . 

Di  Andrea  ,  Ed  Ottavio  le  Mufe  all'  Arti  amiche 

E  DI  Ottavio  Gli  fece  intorno:  e  ai  canti   di  quel  deh 

'  '  '  Le  Station  finfs  il  Buffo  con  gran  zelo  . 

Seguitarono  dopo  quert'  Opera  i  due  fratelli  a  far  altri 
lavori ,  che  ,  non  avendo  io  veduto  ,  giudicar  non  pofTo  ,  fe_, 
fiano  piuttoi^o  dell'  uno  ,  che  dell'  altro  .  Io  porto  bensì  opi- 
nione ,^  che  ad  Andrea  fi  debbano  attribuire  gli  ad  olio  [  tra' 
quali  11  conta  la  tavola  del  CrocififTo  polla  nell'  Oratorio  de* 
Genovefi  ,  ove  anche  vedefi  ritratto  il  Duca  fuddetto  ]  :  e  che 
parti  fi.xno  del  pennello  d'  Ottavio  quegli  a  frefco ,  de'  quali 
più  j.iinanzi  ragionerò  . 

Ma  dopo  arerfi  Andrea  acquiflato  in  Milano  un  credito 
iiiciiai rubile  ;  ricordandoh  della  parola  da  fé  già  data  a  molti 
Signori  Genovefi  di  reflituirfi  qua ,  per  fervirli  in  varie  com- 
miffioni  ;  al  qual  effetto  n'  avea  ricevuto  da  elfi  onorevoli  ca- 
parre :  in  compagnia  del  fratello  ,  che  per  altro  mal  volentieri 
induccafi  a  partire ,  fece  alla  patria  ritorno  . 

Le  fue  occupazioni  in  patria  non  furono ,  fé  non  che  di 
ritrarre  dal  naturale  Perfnnaggi  riguardevoli  :  fra'  quali  è  vi- 
viffimo  il  ritratto ,  eh'  ei  fece  del  ò\^.  Maichcle  di  Gareflìo 
(a)  r  anno  1 582. ,  quando  quello  Signore  trovavali  per  anche  in 
età  giovanile  .  Tal  ritratto  fi  conferva  in  Savona  entro  il  pa- 
lazzo Rovere  {b)  ;  nel  cui  primo  piano  fono  a  frefco  dipinte 
da  Andrea ,  e  da  Ottavio  due  fianze  molto  ben  ifioriatc-. , 
e  degne  d'  elfer  vedute  . 

Quefta  fua  dote  di  far  i  ritratti  fomigliantiffimi  agli  ori- 
ginali fu  nota  a  molti  Cavalieri  Genovefi  ,  che  perciò  vollero  ef- 
Icr  effigiati  da  lui .  Parimente  Scipione  Mctelli  da  Callelnuovo 

di 

(  «  )  Francefco  Maria  Spinola  Patrizio  Savonefe ,  e  Genovefe  era  in  quel  tempo 
Marchcfe  di  Gareflìo. 

(t)  Qyefto  è  il  palazzo  latto  già  fabbricare  dal  Cardinal  Giuliano  della  Rovere, 
che  poi  fu  Papa  Giulio  If. ,  con  difegno ,  e  fòrto  la  direzione  di  Giuliano  da 
S.  Gallo  ,  In  progrefTo  Hi  tempo  pervenne  detto  palazzo  in  dominio  del  Mar-» 
cliefe  di  GarcfTio  ,  che  acquiilollo  dai  FiHrircMnmiffarj  di  Cleriicnve  delia  Ro- 
vere.  Ma  r  amio  1676.  lo  comperarono  le  Monaclic  di  Santa  IJIiiara  ,  p.-r 
ridurlo  m  quel  Moniilcro ,  che  or  abitano  :  ed  ivi  ioiu)  tuttavia  eiilieua  1« 
fatture  de'  fratelli  Semijii , 


SCULT.,  ED  ARCHIT.  GENOVESI:  6^ 

RANUCCIO    FARNESE,    DI  PIACENZA, 
EDI   CASTRO,    ec. 


Di  Ciò. 

Gonfaloniere  perpetuo  di  S.  Chiefa .  Battista 


V  ìlhijìre  concetto  acqui/iato  in  Parma  dal  celebre  Pittore 
Già.  Battifìa  Merano  ,  e  i  fas:;gi  del  dotto  fuo  pennello  la/ciati 
ambe  ìtel  palazzo  del  noflro  eflivo  ritiro  ,  ci  fommintjìrano  giujio 
impulfo  di  darseli  un  patente  att eflato  dell'  affetto  ,  e  dell'  alta 
fl:ima  ,  che  ha  appreffo  di  noi  guadagnata  ,  con  ammetterlo  , 
e  dichiararlo  noflro  Servidor  familiare  ,  come  in  virtù  della-, 
prefente  ammettiamo ,  e  dichiariamo  ,  che  il  medefimo  Merano 
goda ,  e  goder  pojja  di  tutti  quegli  onori ,  privilegi ,  e  prero- 
gative ,  che  godono ,  e  goder  pojfono  gli  altri  noflri  Servidori 
familiari  ,  e  quelli ,  che  attualmente  ci  fervono  .  Comandia- 
mo per  tanto  a  chiunque  fuggiace  alla  noflra  autorità  di  rico- 
nofcerlo  ,  e  trattarlo  ,  e  rifpettarlo  per  tale ,  e  come  talt^ , 
perchè  quefla  è  la  noflra  mente ,  e  prectfa  volontà  .  Preghiamo 
in  oltre  i  Mini/ir i,  ed  Ufficiali  degli  altri  Principi  di  far  lo 
fteffo ,  fìcuri  d'  ejfere  da  noi  ancora  opportunamente  corrifpofli 
alle  occorrenze  loro  .  In  fede  di  che  farà  la  pr e/ente  fegnatO-^ 
di  noflra  mano ,  figillata  col  noflro  folito  Jìgillo ,  e  fottofcritta 
dal  noflro  Segretario  di  Stato . 

Dato  in  Piacenza  li  30.  gennaio  1587. 

Ranuccio  Farnefe  .  N.  N.  Segretario  . 

Ebbe  quindi  dallo  fteflo  Duca  incumbenza  di  fare  i  di- 
fegni  per  alcuni  arazzi  ,  che  doveano  fervir  d'  ornamento 
alle  Tale  del  palazzo  Ducale  .  Quefli  difegni ,  che  rappre- 
fentano  alcune  ftorie  cavate  dall'  antico  Teftamento ,  riu- 
fcirono  bellifTimi ,  e  furono  ottimamente  efeguiti  :  ed  ora 
per  la  mutazione  de'  tempi ,  e  de'  Principi ,  fi  confervano 
preflb  la  Maefià  di  Carlo  ITI.  in  Madrid  . 

In  quel  palazzo  del  Duca   ha  molto   dipinto    a  frefco 
queflo  Pittore  ,    ed  anche  ad  olio .    Ma    io ,    per  non  aver 
di  tali  Opere  diflinta  notizia ,  non  pofTo  ftendermi  a  parlarne: 
Tom,  II.     ^  E  ficcome 


Mjuiano. 


66  .  CONTIN.  DELLE  VITE  DE'  PITT. , 

ficcome  d'  alcuni  altri  fuoi  lavori  a  frefco  ,  i  quali ,  fccon- 

dochè    mi  vieii  riferito    da  perfona   degna  di  fede ,    fi  tro- 

___  vano  nella  gallerìa  del  Duca  di  Modena  . 

"dTg^  a  frefco  ha  dipinto  in  Parma  il  Merano    due  cappelle 

Battista    entro  la  Chìefa  di  S.  Gio.  Evangelica  de'  Monaci  Benedet- 

""  tini.    Nell'una  di  effe  fono  rapprefentati    alcuni   fatti  preli 

dalla  vita    di  S.  Criftoforo  :    e  nell'  altra ,    alcuni   miracoli 

operati  da  S.  Niccolò  di  Bari  .    Sopra  la  porta  della  mede- 

fìma  Chiefa  al  di  dentro  ha  efpreifa  con  molta  energìa    la 

caduta  degli  Angioli  ribelli  .    I  difegni    di  queCe    pitture,. 

di  mano  dello  fleffo  Merano  li  confervano  i  Monaci  fuddetti 

nel  loro  refettorio  . 

Entro  la  Chiefa  della  Confraternita  di  S.  Croce  ha  di- 
pinto nel  coro  alcune  mezzefigure  di  Santi  d'  un  ottimo 
gurto  :  e  colà  in  Parma  fono  tenute  in  gran  conto  .  Molti 
altri  quadri  ha  formati  il  Merano  in  quella  città  per  Signori 
qualitìcati .  Ma  non  ne  ho  dilìinra  notizia  .  So  bene ,  eh'  ei 
dipinfe  una  Santa  Maria  Maddalena  pel  Conte  Vincenzio 
Marefcotti  ,  a  cui  molto  piacque  :  ed  elfendo  qucfto  Signore 
uno  de'  più  elevati  ingegni  di  quello  Stato  ,  encomionne_> 
r  Autore  con  un  fonetto ,  che  diede  alle  Qampe  :  ed  è  il 
fegutnte  . 

Lujlrò  folinghe   rupi ,  e  cave  algenti 

Fra  fdenzj  d'  amor  l'  ardente  Jmanie  ; 

Finchì  al  pefo  del  tempo  i  Si  cadenti 

Si  fero  arco  di  Gloria  al  Dio  regnante  . 

Ora  il  Meran ,  che  a  colorir  portenti 

Ferma  al  proprio  faper  Fama  volante  , 
Col  braccio  emulator  d'  eccelji  eventi 
Raccolfe  i  tratti ,  e  n  avvivò  il  fembiante . 

Del  sol ,  dell'  alba  ,  e  gli  ori ,  ed  i  rojfori 

Gli  offri  full'  ale  un  Cherubino  a  volo, 
E  V  idea  gli  apprejtaro  i  cajli  Amori . 

Quando  falito  il  fuo  pennello  al  polo , 
ridejl  in  animar  vivi  colori 
Tracciata  un  Alma  ad  arricchirne  il  fuolo  . 

Non 


SCULT. ,  ED  ARCHIT.  GENOVESI .  ^7 

Non  m*  è  noto  quanto  tempo  dimorafTe  il  Merano  nella 
Corte  di  Parma .  Soltanto  ho  rinvenuto,  che  nel  i(5p5,  egli 
era    in   San  Remo    impiegato    da'  Signori    Borria    a    fare_»  ^^^^^^ 
alcune  pitture  nel  loro  nobiliflìmo  cafamento  ;  le  quali  per    Di  Gio. 
altro  non  fono  delle  migliori ,    eh'  egli    abbia  fatto ,    forfè    '^"'^o'^ 
a  cagion  dell'  età  ;    Manteche  allora  contava  ben  felTantatre 
anni  di  vita  menata    Tempre    in  grandi  fatiche,    e  fpecial- 
racnte  fui  frefco ,  che  è  quella  forra  di  lavoro^,  la  qual  più 
di  tutte  fuol  pregiudicare  alla  fanità  de'  Pittori .  In  querto  ca- 
famento egli  dipinfe  una  gallerìa  ,  nella  cui  volta  efpreffe-. 
r  Aurora  ,  che  difcaccia  le  tenebre  ,  Vi  fono  anche  le  figure 
delle  quattro  Virtù  Cardinali  :    ed  in  una    delle   principali 
facciate    v'  ha    S.  Romolo ,    che  libera  la  città  da'  Saracini 
mettendoli  in  fuga  .   Dipinfevi  ancora    1'  interna  cappella-.  ; 
ove  nel  quadro  ad  olio  figurò  Gesù  deporto  di  Croce  :  ne'  due 
laterali    a  frefco ,  effo   Gesù    orante  nell'  orto ,    e  flagellato 
alla  colonna  :    e  nella  \'olta ,  diverfi  Angioli  ,  che  tengono 
in  atto  di  trionfo  la  Croce . 

Nella  flefìTa  città  di  San  Remo  dipinfe  per  li  prefatì 
Signori  Borria  la  cappella  dedicata  a  S.  Ignazio  entro  la_. 
Chiefa  de'  PP.  Gefuiti  ;  e  v'  effigiò  queflo  Santo  in  Gloria 
d'  Angioli .  Colà  parimente  dipinfe  anche  1'  ampia  volta_. 
dell'  Aitar  maggiore  nell'  Oratorio  della  Concezione  ;  e  vi 
figurò  un  Dio  Padre  con  Angioli ,  e  Profeti ,  ed  altre  cofe 
di  un  gudo  affai  migliore  delle  già  menzionate  .  Debole 
però  è  un  quadro  ,  eh'  egli  fece  per  la  Chiefa  di  que'  PP. 
Agortiniani  Scalzi ,  entrovi  la  Vergine  col  Divin  Putto , 
e  S.  Agoflino .  Anche  il  buon  Omero  talvolta  fi  moflrò 
fonnacchiofo . 

Dove  morifTe  queflo  Pittore  io  non  faprei  ben  dirlo  . 
L'  opinione  più  colante  ,  fecondo  ciò  ,  che  ne  dicono  i  fuoi  di- 
fcendenti ,  fi  è  ,  eh'  egli  morifTe  in  Parma,  e  non  in  Genova. 
Tal  punto  non  è  di  tanta  importanza ,  che  meriti  fé  ne_> 
faccia  quiflione  .  Egli  mancò  un  anno  prima ,  o  dopo  del 
corrente  fecolo . 

Il  Merano  fi  era  congiunto  in  Matrimonio  con  una  Si- 
gnora del  nobile  Cafato  degli  Scagliofì ,  dalla  quale  ripor- 
tò un'  onorevole  dote .   Ella  avea  preilo  S.  Francefco  d'  Ai- 
fi  2  baro 


Merano  . 


<j8  contin.  dflle  vite  DE'PITT., 

baro  un  deliziofo  palazzine  ,   nel  quale  foleva  quefli  go.'erc 
il  ripolo  dovuto  all'  amata  fua  ProfelTione  ne'  tempi  autun- 
,_„^_^  nali .  La  fua  Conforta  difgraziatamente  vi  mori  .  Perciocché 
13,  c,iQ.  '  forprefavì  una  volta    da'  ladri    iti  per  rubarvi  ;   ed    elFendo 
Battista    ella  incinta  contraflc    per  lo   fpavento    una  malattìa   si  ga- 
*" ~     gliarda ,  che  in  pochi  giorni  la  traile  a  fine.  Di  detto  Ma- 
trimonio ne  nacque  un  figlio  per  nome  Gafpero  ,  Padre  del 
vivente  Sig.  Felice  .    Ma  niuno  di  quelli  due  s'  è  dato  allo 
ftudio  della  Pittura  . 

Ci  lafciò  il  Merano  alcuni  Difcepoli  da  lui  inQruiri , 
il  migliore  de'  quali  è  llato  fenza  dubbio  Gio.  Battuta  Re- 
foaggi  .  N'  ebbe  poi  alcuni  altri ,  che  indi  a  poco  ,  ellendo 
lui  alFente  ,  paflarono  a  ricever  la  direzione  da  altri  MaelW. 
Dal  Merano  fi  gloriavano  d'  aver  apparato  quanto  nella  Pit- 
tura fapevano  Davidde  Campi ,  e  Antonio  Pittc\luga  ,  ambe- 
due Genovefi  .  Il  primo  ,  che  alquanto  v.ileva  nel  copiare, 
mori  d'anni  6j.  nel  1750..  Il  fecondo  pafbò  n^olio  più  in- 
nanzi nella  perizia  dell'  Arte  ;  avendoci  lafciato  di  fuo  il  bel 
quadro  del  Crocififfo  con  S.  Francelco  di  Paola  in  S.  Anto- 
nio di  Prè  ;  e  le  figure  de'  Vangelifii  ad  olio  nella  C^hiefa 
di  Santa  Fede.  Colìui  mancò  nel  1716.,  in  età  di  qua- 
rant'  anni  . 

Intorno  a  quefli  medefimi  tempi  vi  fu  un  altro  Pittore 
P'ttaluga  nomato  Niccolò  ,  che  fi  acquiltò  lode  piìi  del  pre- 
fato ;  avendo  io  veduti  in  Roma  molti  fuoi  dilegni ,  che_. 
meritarono  i  più  dilìinti  premj ,  che  da  quell'  inclita  Ac- 
cademia di  S.  Luca  colà  fi  difpenfano  .  Ma  di  lui  non -ho 
altra  notizia ,  cpantunque  Genovefe  egli  folli- ,  e  meriti  più 
onore\-ol  menzione . 


M^ 


VITA 


ED   ARCHIT.  GENOVESI.  69 

co'  loro  garzoni  in  atto  di  ftrafcinare  un  carro  ;  pretendendo 
con  ciò  di  far  allufione  alla  lor  vita ,    eh'  egli  infelice ,  e_> 
mefchina    chiamava  ;    perchè    alla    fua    non    era    uniforme  ;  ._;„_^ 
onde  folea  dire  d'averli  perciò  condannati  a  faticare  infinat-  £>,  ancbea 
tantoché  fofle  durata  quella  pittura  .  eh  Ottavio 

A  tutto  ciò  egli  aggìunfe    un  veflire  impulito  ;    poiché     ^^'^^'  • 
vedevafi  comparire    in  pubblico    con  abiti  fudici ,  e  laceri , 
non  curandofi  punto    di  farli  rattoppare ,    e  fé  s'  accorgeva  , 
che  le  Tue  calze  fofTero  rotte ,  di  botto  le  rifa  rei  va  con  darfi 
fulla  gamba  una  pennellata  di  quel  colore  ,  di  cui  erano  tinte. 

Compiute ,  eh'  ebbe  le  narrate  Opere ,  dovette  portarfi 
a  Savona ,  invitatovi  da  quei  Cittadini  per  diverfl  lavori  si 
privati ,  SI  pubblici ,  eh'  egli  maeflrevol mente  efegui  ;  fra'  quali 
uimatilTìma  è  l' Immagine  della  Santiflìma  Madre  di  Miferi- 
cordia  da  lui  dipinta  fui  la  torre  detta  del  Brandale ,  con_- 
molte  perfone  genuflelfe  fpiranti  divozione ,  ed  affetto ,  e 
con  alcuni  Angioletti  di  rara  bellezza  .     (a) 

Dopo  qualche  tempo  ,  ritornato  a  Genova  ,  non  vi  flette 
oziofo  .  Dipinfe  a  chiarofcuro  diverfi  Dei  nella  facciata  della 
cafa  del  Sig.  Francefco  Morchio ,  (h)  pofla  nella  via  di  S. 
Donato  ;  e  diverfe  favole  parimente  di  Dei  rapprefentò  den- 
tro la  fala ,  e  di  fuori  nella  facciata  della  cafa  del  Sig.  Vin- 
cenzo Ricci  fulla  piazza  de'  Signori  De  Franchi  .  Dipinfe^ 
pofcia  gli  fportelli ,  che  chiudono  1*  organo  nella  Chiefa  di  S. 
Maria  de'  PP.  Servi ,  ne'  quali  fportelli  effigiò  la  Vergine  An- 

E  3  nunziata 

(  a  )   Su  quefta  facciata  appena  fi  fcorge ,   che  vi  fia  fiato  dipinto . 

In  Savona  dipinfe  Ottavio  Semino  entro  i  palazzi  Grafll ,  e  Nafelli  :  ed 
in  queft'  ultimo  avvi  nella  volta  d'  una  ftanza  Pfiche  col  Dio  Cupido ,  che^ 
è  cofa  bella  a  vederfi  . 

Entro  la  Chiefa  di  S.  Agoftino  fi  conferva  di  effo  Ottavio  la  tavola  dell'Ar- 
cangelo S.  Raffaello .  Ma  in  qiiefla  dà  chiaramente  a  conofcere  ,  che  non-, 
era  troppo  affuefatto  a  dipingere  ad  olio  ;  poiché  ella  è  d'  un  colorito  man- 
chevole ,  e  fiacco . 

Fuor  di  quella  città  poi  nel  borgo  di  Lavagnuola  dentro  il  palazzo  Impe- 
riali fono  da  lui  ,  o  piuttofto  da  Andrea  fuo  fratello  ,  dipinte  le  volte  d'  al- 
cune ftanze  .  In  una  vedefi  figurato  Apollo  con  le  Mufe  ,  e  in  certe  altre-, 
alcuni  degli  avvenimenti  dcfcritti  dal  Tafib  nella  Gerufalemme . 
(i)  Qiiefta  facciata  è  perduta.  Quante  infgni  Opere  d'Ottavio  Semino  fcn  ite 
amale!  Anche  ultimamente  in  piazza  Cicala  ,  per  cagione  di  nuova  fabbrica, 
fono  (lati  gettati  a  terra  alcuni  de'  più  belli ,  e  meglio  confervati  lavori  , 
ch'egli  abbia  mai  fatto.  Kapprefentavano  quelli  le  Mufe,  ed  altre  favolofe 
Dei'à  a  chiarofcuro  dipinte ,  con  alcune  Fame  colorite  fopra  le  fineftia_>  : 
il  tutta  d'  un  gmlo  delicato ,  e  d'  uno  ftile  Raffaellefco . 


-o  VITE    DE'PITT.,    SCULT., 

nunziata  dall'  Angiolo  :  Ma  per  averli  coloriti  a  tempra  fece 

credere     eh'  ei  non  avefle  pratica  in  dipingere  ad  olio  .  Certa 

__^__  cofa  è, 'che  al   poffibile  fé  n' aftenne  :    folle  ciò  ,  perchè  ve* 

u  ^^^^^^    niva  d'i  continuo  impiegato  in  opere  a  frefco  ;  foUe  ,  perchè, 

E  D.  Ottavio  a  guilli  del  Buonarroti ,  abborriva  quel  modo  di  dipingere , 

Semini.     ^^^^^^  p-^-,  facile,  c  più  comune  a' Pittori. 

Le  profittevoli  occailoni  d'operare,  che  continuamente 
fi  prefentavano  da'  nollri  a  quello  valentuomo  ,  non  vallerò  a  ri- 
tenerlo lungamente  in  Patria  ;  poiché  il  desìo  di  rivedere  Mila- 
no coli  lo  trafle  ;  ove  giunto  fi  die  nuovamente  ad  operare, 
e  con  foddisfazione  di  que'  Cittadini ,  che  a  gara  facevano  in 
occuparlo  .  Le  fue  più  fmgolari  pitture  in  quella  città  fu- 
rono le  fatte  nella  Cappella  dedicata  alla  Beata  Vergine_> 
dentro  la  Chiefa  di  S.  Angiolo  ;  Cappella  da  lui  adornata  di 
ftorieite  fpettanti  alla  vita  della  medefima  Vergine  ;  tra  le_> 
quali  bellifTime  riufcirono  le  efprimenti  la  Natività ,  e  il  fe- 
lice Tranfito  di  lei .  Entro  la  Cappella  di  S.  Girolamo  avvi 
dì  fuo  la  tavola  col  Santo  a'  piedi  del  CrocifilTo ,  e  il  ri- 
tratto d' una  matrona  .  Nella  voha  poi  v'  ha  efprelTo  un_. 
Crillo  fopra  le  nuvole;  ed  all'intorno  di  elTo  in  otto  ovati 
figurò  i  quattro  Evangelici,  e  i  quattro  principali  Dottori 
della  Chiefa  ;  ficcome  anche  nelle  pareti  laterali  defcrilTe-. 
due  fatti  prefi  dalla  vita  del  Santo,  a  cui  è  dedicata  la 
fuddetta  Cappella  . 

Entro  la  Chiefa  di  S.  Marco  dipinfe  due  altre  Cappelle  : 
in  una  elprelfe  S.  Gio.  Battila ,  alcuni  Profeti ,  ed  un  Dio 
Padre  :  nell'  altra  1'  adorazione  de'  Magi  ,  lo  Spofalizio  di  Ma- 
ria ,  e  la  gloriofa  Alfunzione  di  lei  al  Cielo  .  Belle  pure_. 
riulcirono  certe  figure  di  Santi  da  lui  colorite  nell'  Oratorio 
di  Santa  Marta  ;  e  bellilTime  furono  filmate  certe  altre ,  che 
fulle  facciate  d'  alcune  cafe  condulTe  :  e  in  due  particolarmen- 
te ,  in  una  delle  quali  rapprefentò  S.  Ambrogio  a  cavallo , 
che  colla  frulla  alla  mano  mette  in  fuga  gli  eretici  ,  e  nell'al- 
tra la  Beata  Vergine  con  S.  Giovanni ,  ed  Angioli  intorno . 

^'^  Fu 

(  <7  ■)  Ha  dipinto  Ottavio  anche  in  Pavia ,  e  prcffo  a'  PP.  di  quella  Certofa  den- 
tro il  Refctroiìn  ;  nella  cui  principal  facciata  ha  cfprcfla  1'  ultima  Cena  dx 
Criilo  con  gli  Apoftoli . 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  71 

Fu  Ottavio  molto  favorito  in  Milano  dal  Conte  d'  Ad- 
da,  che  per  la  buona  ftima  concepitane  1'  ebbe  Tempre  caro, 
ed  in  fua  cafa  alloggiollo  .  Quivi  effo  Ottavio  diverfe  cofe  per  _ 

lui  dipinfe  ;  e  con  impegno  dobbiam  credere ,  che  fi  portaffe  Di  Andrea  , 
in  fervirlo  ,  ftante  l'affetto,  che  queflo  Signore  mofìra  vagli  ;  e  di  Ottavio 
quantunque  poco    fel    meritafle  ;    poiché    non  s'  appartò  mai     ^^*"*"  * 
dal  fuo  fcorretto  modo  di  vivere  ;  anzi  giornalmente    con_^ 
perfone  di  vile ,  e  triflo  nome    fpairavafi  :    fordidamente    al 
luo  folito  veftìva  ;  rimprocciando  chi  cortefemente  ammoni- 
vaio  ;  e  gli  abiti  fin  rifiutando ,  che  per  decoro  della  Pro-, 
feflìone  il  generofo  Mecenate  gli  facea  preparare  . 

Un  tal  fuo  coftume  fempre  ei  continuò  fino  all'  anno 
KJ04. ,  nel  quale  cefsò  di  vivere.  Gli  fopravvenne  la  morte 
in  una  maniera  tanto  più  miferabile  ,  quanto  meno  preveduta . 
Perocché  elfendofi  un  giorno  dopo  il  pranzo  poflo  a  dormire , 
ficcome  avea  per  coftume  ,  fopra  una  fedia  chiufo  nella  fua 
ftanza  ;  ofTervarono  i  domeftici ,  che  fuor  dell'  ufato  affai 
tardava  ad  ufcire  .  Perciò  temendo  di  qualche  finiflro ,  forte 
piccliiarono ,  e  ad  alta  voce  il  chiamarono  :  ma  il  tutto  in- 
darno .  Onde  rifolverono  di  abbatter  la  porta  .  Il  che  efe^ 
guito ,  ed  entrati  nella  fl:anza ,  trovarono  f  infelice  Pittore.* 
morto  fulla  medefima  fedia  .  Un  cafo  si  funelì:o ,  e  improv- 
vifo  fu  di  compafTione ,  e  di  fpavenro  a  chiunque  l' intefe , 
e  molto  più  a  coloro ,  che  con  gli  occhi  proprj  lo  videro  . 
Quefli  fpecialmente  ne  portarono  per  lungo  tempo  impreflà 
nella  memoria  la  trifta  immagine  non  fenza  grave  rifleflìone 
a'  giufti  giudizj  di  Dio  .  Molto  compaffionollo  fra  gli  altri 
il  Conte  ,  per  ordine  del  quale  fu  onorevolmente  feppellito . 

Lafciò  Ottavio  in  Milano  un'  allievo  ben  degno  .  Fu 
quefti  Cammillo  Landriani ,  il  quale  acquiftofli  buon  credito 
nella  fua  ProfefTione  ;  e  meritò  d'  eflere  nominato  dal  Lo-^ 
mazzi  nel  libro  intitolato  :  Idea  del  Tempio  della  Pittura^  : 
qual  uno  de'  più  fludiofi ,  e  valenti  giovani ,  che  in  que' 
tempi  colà  fioriilero . 


E  4  VITA 


72  •       VITE   DE'PITT.,   SGULT., 

VITA 

DI  GIACOiMO   BARCONE 

Pittore  . 

PER  quanto  la  Virtù  fia  fuperiore  a  qualunque  difav- 
ventura  ;  non  è  perciò  ,  che  il  Virtuoro  non  foggi  ac- 
cia alle  infidie  degl'  invidiofi ,  e  talora  non  rimangi 
da  quefte  fopratfatto ,  ed  opprelTo ,  mentr"  egli  non  li 
prende  guardia ,  perchè  di  niun  male  lofpetta .  Tanto  av- 
venne a  Giacomo  Bargone  Pittor  Genovefe ,  del  cui  funeflo 
cafo  farò  qm  racconto  . 

Fu  coftui  di  civil  nafcita  ,  e  di  beli'  ingegno  .  Ebbe_> 
i  principi  della  Pittura  nella  fiorita  fcuola  de'  due  fratelli 
Andrea ,  ed  Ottavio  Semini  ;  da'  quali  apprefe  si  prefto  ,  e 
SI  bene  1'  arte  di  difegnare  ,  che  potè  dopo  breve  fpazio  in- 
ventar di  Tua  idea  rapprefentanze  ,  ed  efprciTioni  d' aflai  buon 
gufto  :  onde  in  que'  Tuoi  primi  tratteggiamenti  fece  chiaro 
comprendere  ,  quanto  infigne  Profeflbre  farebbe  poi  divenuto. 

Pafsò  egli  dal  difegnare  al  colorire ,  e  formò  varj  lavo- 
ri ,  ma  niuno  oggigiorno  fé  ne  conferva ,  falvo  alcune  figu- 
re ,  che  dipinfe  a  frefco  fulla  facciata  di  certa  cafa  conti- 
gua alla  piazza  del  Guaflato  (a) .  Quefte  figure  fon  finte  di 
bronzo ,  e  condotte  con  un  difegno  s\  accurato  ,  e  perfetto, 
che  Lazzaro  Calvi  (  ficcome  già  altrove  accennammo  )  fat- 
tofi  a  confiderarle ,  fcorfe  nell'  Autore  d'  effe  un  talento  di 
gran  lunga  fuperiore  al  fuo .  Laonde  tocco  da  fiera  invidia , 
pensò  un'  empia  maniera  di  chiuder  la  flrada  a'  progrefli  di 
colui ,  che  altrimenti  gli  avrebbe  un  giorno  ofcurata  la  gloria. 

Tiratolo  per  tanto  una  fera  a  cenar  feco  ,  gli  diede_. 
full'  ultimo  a  bere  un  bicchier  di  vino  manipolato  con  certi 
maligni  ingredienti ,  che  forte  occuparono  il  cervello  al  po- 
vero giovane,  e  lo  renderono  come  llupido ,  e  fcimunito  : 
né  \alfero  i  molti,  e  potenti  rimedj  a  fanarlo  :  anzi  ope- 
rando ,  e  infinuindofi  fempre  più  la  malignità  della  bevan- 
da ,  in  pochi  meli  lo  pri\ò  totalmente  di  lenno . 

Pure 

(rt)  Prefcntcmenre  e  diftrutta  la  fegiiaca  cafa  ,  ed  in  coafcguejiza  ancor  la  pictura. 


ED   ARCHIT.    GENOVESI.  73 

Pure  in  s\  compaffionevole  flato  non  perdette  mai  quell'a- 
more ,  che  verfo  la  Tua  nobiliffima  Profeflione  avea  da  fimo 
nutrito  .    Perciocché    nel  refiduo  di  Tua  vita  frequentava  fol-  --— -—^ 
lecito  le  flanze  de'  Pittori ,  e  volea  maneggiar  pennelli  ,  e_.  Di  Giacomo 
colorir  tele  ,  dicendo  ,  eh'  era  Pittore  anch'  elfo  .    E  con  que-    Iìarcone. 
fio  fùo  bel  genio    pafsò    innanzi    tempo    al  termine   de'  fuoi 
giorni .   Cos'i    per    altrui    malvagità ,   e  tradimento    Genova 
perdette  in  Giacomo  Bargone    un  giovane  di  gran  talento, 
e  d  ottima  efpettativa . 


VITA 

DI  NICCOLOSIO  GRANELLO 

Pittore  . 

LA  fortuna  è  1'  arbitra  delle  umane  cofe ,  fin  degl'  in- 
gegni .  Ove  manchi  il  lavor  di  coflci ,  giace  neglet- 
ta ,  e  fenza  pafcolo  1'  abilità  ,  e  ne  va  ignuda  la  ttefla 
Filofofia  .  Non  è  nuovo  quefto  fentimento,  a  cui  mi- 
gliaja  di  Scrittori ,  e  di  efempj  fanno  ragione  :  tuttavìa  mi 
porge  motivo  di  qui  rammentarlo  la  rifledìone  alla  molta_. 
abilità  ,  e  alla  poca  fortuna  del  Pittore ,  che  or  afTumo  per 
foggetto  del  prefente  difcorfo  . 

In  una  villa  poco  dinante  dalla  pieve  di  Tecco  verfo 
la  metà  del  fecolo  decimofeflo  ebbe  Niccolofio  Granello  la 
fua  nafcita  ,  ed  il  foprannome  (  non  fo  donde)  di  Figonetto  , 
col  quale  fu  poi  fempre  chiamato  .  Pafiò  a  Genova  da  fan- 
ciullo per  cagion  degli  iludj  :  ma  perchè  moflrava  una  forte 
inclinazione  alla  Pittura  ;  i  fuoi  Genitori  a  perfuafione  d' amici 
lo  raccomandarono  ad  Ottavio  Semino ,  che  volentieri  lo  am- 
mife  alla  fua  (cuoia .  Quale ,  e  quanto  profitto  in  breve 
tempo  il  giovanetto  vi  faceffe ,  abbaflanza  lo  dichiararono 
le  fingolari  diflinzioni ,  che  dal  filo  Maefiro  ricevette  a  pre- 
ferenza de'  condifcepoli  .  Imperocché  quelli  fé  l' tlefie  per 
compagno  in  alcune  Opere  di  non  leggiero  momento  :  con- 
tuttoché Niccolofio  fofie  ancora  in  età  immatura  .  Si  videro 
per  tanto  Maefiro ,  e  difcepolo    lavorare    infieme   pitture-. , 

e  fpecial-   . 


74  VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 

e  fpecialmente  una  in  PegU  dentro  il  palazzo ,    che  fu  già 

del  Sig.  Adamo  Centurione ,  ed  ora  è  del  Sig.  Principe  Do- 

_____„  ria  (  qucfl'  è  il  palazzo  vicino  al  bofco  ,    ove    rtendefi  un'  a- 

P^        meno  lago   con  un'  Ifola  in  mezzo  architettata  da  Galeazzo 

NiccoLosio  Alefli  )  :  nella  qual  pittura  fi  fcorge  un'  idea  molto  vaga  ,  ed 

Granìllo.  ^^^  ^^i  jiiiiìura  di  colori,  che  fente  di  quel  maertofo ,   e  di 

quel    vivace ,    eh'  era    proprio    degli    antichi    più   eccellenti 

Profeffori .     (a) 

Altre  Opere  di  Niccolofio  fanno  degna  comparfa  fulla-, 
facciata  della  cafa  ftelTa ,  ove  già  con  altrui  invidia  lavorato 
aveva  il  Bargone  ;  le  quali  febbene  dal  tempo  fono  aflèii  con- 
funte  :  pure  non  lafciano  di  recarci  una  fufficiente  nozione 
dell'  egregio  talento  del  loro  Autore  . 

Nel  luogo  detto  Sottoriva  prefTo  al  ponte  degli  Spinola 
erano  di  quefto  bravo  Artefice  alcuni  lavori  a  frefco  fopra  la 
porta  di  certa  cafa ,  che  in  occafione  di  nuova  fabbrica  fono 
ilari  dillrutti ,  eccetto  un'  immagine  di  S.  Antonio  ,  che  fu 
fahata ,  come  cofa  di  raro  pregio  :  quantunque  ora  fia  elTa 
pure ,  o  per  colpa  de'  tempi ,  o  piuttofio  per  trafcuraggine 
degl'  ignoranti ,  affai  malcondotta  .     (b) 

Ma  quanto  queflo  Pittore  l"u  fornito  d'abilità  ,  altrettanto 
fu  [  come  da  principio  motivai  ]  malveduto  ,  e  fpregiato 
dalla  fortuna .  Egli  menò  quafi  Tempre  una  vita  difagiata , 
e  mefchina  .  Scarfeggiò  di  fama  ,  e  di  occafioni  di  guada- 
gnare ;  a  tal  che  piìi  degli  utili ,  che  dalla  ProfefTion  fua_. 
ritraeva,  gli  eran  quegli,  che  con  far  la  rivendiigliola  s'an- 
dava procacciando  la  moglie  fua  ;  donna  ,  che  accoppiava  al- 
la bellezza  del  volto  l' integrità  de'  collumi  ;  onde ,  mortole 
il  marito    fenza  averle    lafciata  prole ,    meritò  di  migliorar 

con- 

(<j)  Egli  fcmbia ,  che  gueftì  lavori  a  frefco  tuttora  vaghi,  ed  aventi  una  for- 
za di  colorito  inaravigliofa  ,  vengano  tanto  ne!  1' invenzione  ,  quanto  iiell' efe- 
cuf:ione  attribuiti  dal  Soprani  al  Granello  piutiofto  ,  che  al  Semino .  Po- 
trcbb'  cffcrc  ,  clic  il  Semuio  fé  ne  folle  incaricato  ,  ed  aveffc  poi  lafciata  al 
Granello  la  condotta  dell'  Opera  .  Il  fatto  fta  ,  che  quefte  pitture  fona  da_ 
vede r fi  ,  fé  non  per  altro,  almen  per  conol'cere  qual  ioffc  la  rnaeftna  d'  un 
Pittore,  del  quale  ce  n' è  qui  iceata  foltanto  in  ifcorcio  una  lieve,  e  magra 
nori-'ia  .  Per  indicare  alcuna  cola  di  ciò,  ch'elle  rapprefenraJio  ,  dirò,  che 
nella  volta  della  loggia  contigua  alla  fala  v'  è  Andromeda  cipolla  fupra  uno 
icoglio  a.l  efler  divorata  dal  lìiollro  inarino  :  e  nello  fpazio  principale  di  efl* 
f.ila  è  fisurata  certa  imprcfa  militare  d'  Andrea  D  )ria  il  vecchio. 

(b)  Al  prdlMite  nin  fono  più  in  cffcrc,  ne  i  lavori  fulla  piazza  del  Guallato  > 
ne  l'immagine  di   S.  Antonio, 


ED   ARCHTT.   GENOVESI. 


75 


condizione.   Perocché  la  chìefe,  ed  ebbe  in  ifpofà  Gio.  Bat- 
rilìa  Caftello  infigne ,    e  beneiìante  Pittore  Berganiafco  ,    di 
cui  dovrò  in  queft'  Opera  a  fuo  luogo  dirtefamènte  parlare  .  _____ 
Un  curiofo  accidente    occorfo    al  noflro  Niccolollo ,  vo-        jol — 
glio  qui  per  conclufione  riferire  ;  poiché  altro  di  e{Ib  non  ho    i^'jccclosio 
rinvenuto  .    Eraf:  coflui  poflo  una  fera  a  difegnare  a  lume_>    ^^^^*"-°  • 
di  candela,    e  ad  ufcio  aperto    un  tefchio    con  varj  oflami 
che  a  tal  effetto  cavati  avea    da  un  cimiterio  .    Or    mentre 
dava  internato  in  quefta  occupazione,  gli  entrarono  furtiva- 
mente in  camera    alcuni  fuoi  amici,   i  quali   prima  d' efTer 
da  lui  veduti  gli  fpenfero   il    lum.e,   e  Tenza  far  motto    gli 
diedero    qualche  leggiera  percoffa  :   indi    lafciatolo   al  bujo , 
cheti    cheti  fé  ne  partirono  .     Sbigottito    il  difegnatore    per 
tale  avvenimento  non  ardiva  di  muoverli .  Cosi  flette  buona 
pezza  a  guila  di  ftupido ,  ed  in/enfato  .    Rincoratofi  alfine, 
fi  fece  a  penfare ,   qual  potefTe   mai    eflere  fiata    la  cagione 
della  fofferta  moleftia  .  E  dopo  e;  ere  fu  ciò  lungamente  fan- 
tadicato  ,  s'avvisò,  che  l'anima  del  morto,    le  cui  offa  te- 
merariamente avea  difeppellite ,  folTe  fiata  quella ,    che  per 
ammonizione,  e  gaftigo  battuto  l'avefTe;  e  ficcome  gli  Ainici 
non  gli  fvelarono  mai  k  fattagli  burla,  né  adahri  la  rac- 
contarono, finché  egli  vilTe  :    così  egli  fermo  fempre  nella.-, 
fua  falfa  opinione  perfeverò . 


VITA 


76 


VITE    DEPTTT.,   SCULT., 
VITA 

DI    LUCA    CAMBIASO 

Pittore  ,  e  Scultore  . 


C 


Orreva  l'anno  1527.  allora  che  il  Duca  Carlo  Bor- 
bone s'  appreflava  con  forte  efercito  a  Roma  ,  per 
darle  il  flicco  .  Grande  era  lo  fpavento  non  folo  di 
quella  città  ,  ma  eziandio  di  moire  altre  d'  Italia_.  ; 
e  maflìmamcnte  di  Genova ,  che ,  non  oflante  la  fuccedura 
violenta  morte  di  efl'o  Duca  (rt) ,  pure  vedendo  tutta\ìd  pro- 

feguirll 

(  a  )  Benvenuto  Cellìni  Fiorentino  nella  vita  ,  che  di  fé  ftefTo  ci  lafciò  fcritta_  , 
rotifkò  fé  avere  con  un  colpo  di  fucile  uccilo  il  Duca  Borbone,  mentre  que- 
fti  tentava  d'  entrare  oftilmente  in  Knma  .  Nella  ftefTa  mifchia  morì  pure  y 
difgraziatamente  trapafTato  da  una  palla  di  molclietto ,  Agoflino  Foglietta  no- 
flio  Ger.ovcfe  ,  uomo  di  fi;ran  fcnno ,  e  di  iìncolar  deprezza  ne'  maneggi  de' 
pu'i  crar.di  affari ,  e  perciò  fovcnte  impiegato  da'  Sommi  Pontefici  Lcoiie  X. , 
e  Cienicntc  VII. 


SCULT. ,  ED  ARCHIT.  GENOVESI .  77 

Compiuta  queft'  Opera  ,  prefe  moglie  .  Fu  cortei  un'  o- 
neiìa  giovanetta  di  cafa  Murani  .  Ella  non  avea  dote  di  beni 
di  fortuna  :  ma  era  dotata  di  vivace  fpirito ,  e  di  graziofe  --^— ^— . 
maniere  .  Da  lei  ebbe  molti  figli ,  de'  quali  piìi  a  baffo  ra-  di  Gio. 
gionerò  .  Frattanto  la  protezione  del  Ber  nino  ,  che  mai  non  Battista 
r  abban  ionava  ,  l' introdulR;  al  Principe  Panfili ,  il  quale  tal- 
mente gli  prefe  affetto  ,  e  tanto  lìimollo  ;  che  ,  a  preferenza  de' 
più  accreditati  ProfefTori,  lui  folo  trafcelfe  a  dipingere  a  fre- 
fco  i  peducci  della  Chiefa  di  S.  Agnefe  di  fuo  ius ,  ed  al 
fuo  palazzo  contigua  .  Vi  dipinfc  il  GauUi  negli  angoli  le 
figure  delle  quattro  Virtù  Cardinali  ;  ed  altre  difpolte  iii_. 
varj  gruppi  d' egregio  artifizio  con  maffe  di  chiarofcuri 
avvivate  da  brillanti  lumi  con  s\  fugofo ,  ed  armonico  co- 
lorito ;  che  poterono  fgomentare  infino  1'  animo  di  Cirro 
Ferri  ,  allora  quando  nella  flefCi  Chiefa  dovette  dipìngervi  la 
cupola  ;  perocché ,  come  alcuni  affermano  ,  quelti  tu  udito 
dire  più  d'  una  volta  :  Quelle  pettegolette  ,  che  ha  dipinto 
ne'  peducci  quel  Gcnovefmo ,  mi  dan  fajìidio  .  E  con  ragione; 
poiché  il  Ferri  nel  colorito  mai  non  arrivò  ad  uguagliarlo. 

Gran  fama  acquil^oflì  il  Gaulli  per  quelle  lue  egregie 
fitture  .  Onde,  avuta  di  lui  notizia  il  Pontefice  Alcllandro  VII. 
ebbe  genio  di  vederlo  .  Gli  fu  introdotto  :  ed  il  Santo  Pa- 
dre con  dilfinra  benignili  1' accolfe ,  e  gli  li  efprellè  con_. 
termini  di  molta  Qima  .  Volle  in  oltre  ,  che  gii  facelìe  il 
ritratto  :  e  gli  promife  in  ogni  occorrenza  l'  acxcllb  ,  anche 
per  la  icala  fegreta  .  Queflo  ritratto  ,  riufcito  iìngolariffnno, 
lì  conferva  prefentemente  in  cala  Ghjgi  infieme  con  un  qua- 
dro ,  entrovi  Endimione  ,  che  fu  dal  Gaulli  dipinio  pel  Car- 
dinal Flavio  ,    Nipote  del  pretato  Pontefice  . 

Pafsò  quindi  alla  Chielà  di  Santa  Maria  fopra  Minerva: 
e  nella  cappella  Altieri  colori  a  frcfco  la  Santiflìma  Trinità 
in  Gloria  d'  Angioli  ;  e  pofcia  la  bella  tavola  di  San  Lodo- 
vico Bertrando  in  meditazione  del  Crocifilfo,  nel  quale  fu 
iniprovvifaraente  trasformata  la  pirtolla  d' un  inlìdiatore  Cit- 
tadino ,  mentre  già  la  fparava  contro  elfo  Santo  .  Vedeli 
in  fegno  del  miracolo  il  pie  della  Croce  fatto  in  forma^ 
del  ceppo  d'  una  pillolla  :  e  fono  colà  intorno  efprelfi  alcuni 
Angioli  in  atto  di  maraviglia  .   Il  Bertrando  (pira  dal  volto 

una  tal 


78  CONTIN.  DELLE  VITE  DE'  PITT., 

una  tal  divozione ,  e  pietà  ,  che  non  fanno  efprimerla  le_j 
mie  parole. 

^^^^^^  Fu  quindi  cliiamato  dalle  Monache  di  Santa  Marta». 
DiGio.    a  dipinger  la  volta  della  lor  Chiefa  .  Egli  imprefe  il  lavoro: 

Battista  g  y[  rapprefentò  tre  fatti  della  vita  di  quella  Santa  con_* 
molta  energia,  e  vivezza.  SuccefTivamente  per  la  Chiefa 
di  S.  Niccola  da  Tolentino  formò  il  quadro  del  S.  Gio.  Bat- 
tifta,  che  predica  nel  deferto  alle  turbe:  Opera  veramente 
lodevole .  Del  reflo  ci  fa  male ,  che  a'  tempi  nollri  lì  vada 
perdendo  ;  non  fo ,  fé  per  cagione  della  mellica  mal  com- 
polla ,  o  della  foverchia  forza  del  colorito .  Difetti  mate- 
riali ,  che  febbene  talora  fuccedono  anche  negli  Artefici  p  ù 
valenti  :  non  han  però  forza  di  fcemar  loro  il  merito  della 

lode . 

Fra*  Soggetti  cofpicui ,  che  andarono  ad  ofTervare  i  la- 
vori del  Gauìli  fatti  in  Santa  Marta  ,  uno  fu  il  Padre  Gio. 
Paolo  Oliva  Generale  de'  Gefuiti  ,  il  quale  avendo  già  de- 
liberato di  far  dipingere  la  Chiefa  del  Gesiì  .  ed  efTendo 
melTi  in  nota  varj  concorrenti ,  tutti  Profeiforì  di  molto 
valore  ,  e  diQintamente  il  Maratti ,  il  Ferri  ,  ed  il  Brandi  ; 
fcorta  la  perizia  del  Gaulli  ,  lui  ancora  v'  inchiufe  .  Prima 
però  d'appoggiar  l'Opera  ad  alcun  di  colloro,  volle  fcnti- 
re  l'informazione  del  Cavalier  Bernino ,  da  cui  l'ebbe  tale 
a  favor  del  Gaulli  ;  che  ballò  quella  a  farlo  determinare», 
intorno  all'  elezion  del  Pittore  .  Propofe  adunque  1'  affare 
al  Gaulli ,  che  ,  prcibne  l'  afìTuato  ,  pofe  torto  mano  ali"  Opera. 
Ma  ficcome  poi  nel  profeguimento  s'avvide,  che,  fecondo 
il  concertato  prezzo  ,  farebbegli  convenuto  riflringerfi ,  nò 
avrebbe  potuto  ornarla  di  quegli  flucchi  ,  ed  altri  fregi  ,  che 
ideato  s'  avea  ;  rimaflo  efTendo  ingannato  ,  com'  egli  diceva, 
dall'  ampiezza  del  Tito  :  così  ne  pafsò  parola  al  Bernino  , 
e  quelli  al  Padre  Oliva,  il  quale  diede  cortefe  rifpoRa-., 
dicendo ,  che  faceflc  pure  il  Gaulli  quanto  abbifognava_ , 
e  che  a  fatica ,  e  fpefa  non  rifparmiafTe  ;  perocché  gliene 
avrebbe  porta  la  rimunerazione  a  mifura  dell'  operato . 
Non  mancò  già  alla  promeflìi  ;  Manteche  ad  ogni  poco  Io 
regalava  :  ed  una  volta  fra  le  altre ,  effendo  già  il  la- 
voro alquanto  avanzato  ,  gì'  inviò  full'  ora  di  pranzo  a  cafa 

un  nobil 


SCULT. ,  ED  ARCHIT.  GENOVESI .  7P 

un  nobil  pafliccio ,    fotto  del  quale    avea    nafcofle    feicento 
piaQre  .    Come  Gio.  Battifta  vide  il  denaro ,    credette  elFer 
queflo  il  foprappiù  ,  che  il  P.  Oliva  gli  avea  promelTo  per  ■ 
quel  lavoro  .  Onde  ,  inviperito  ,  gettò  giù  dalle  fcale  il  pa-     Di  do. 
fticcio  ,  e  le  piaftre  ;  lagnandoli  di  detto  Padre  ,  che  si  fcar-    ^/^^^^^ 
famente  voleflè  ricompenfarlo  .  Il  Padre  ,  che  mai  non  avea  * 

avuto  un  tal  penfìero ,  a  ragion  fé  ne  ofiefe  .  Il  Bernino , 
che  vi  s'intromife,  acconciò  ogni  cofa  .  Il  Gaulli  dimandò 
fcufa  al  Padre  Oliva  ;  e  quefti  lo  ricevette  di  nuovo  in  fua 
grazia  :  e  da  indi  innanzi  ierapre  più  1"  accarezzò  con  di- 
mofl  razioni  di  generofità  ;  talché  una  volta  gli  donò  mille 
doppie  effettive  .  Saliva  fpelTo  fu  i  palchi  a  vifìtarlo  ,  e  con 
effo  lui  familiarmente  ,  in  lingua  genovefe  difcorrendo  ,  fé  la 
pafTava .  V  andavano  anche  a  vifìtarlo  altri  di  que'  Padri , 
i  quali  in  vece  di  recargli  divertimento  nelle  ore  più  forti 
del  fuo  dipingere ,  1'  annoiavano  .  Quindi  egli ,  per  levarleli 
d'  attorno ,  di  nafcoQo  faceva  fulla  carta  con  la  matita  il  ri- 
tratto di  ciafcun  di  effi  caricato  in  forma  ftrana  ,  e  ridico- 
lofa  ,  e  con  tanta  felicità  di  fomiglianza  ,  che  non  v'  era 
chi  fubito  non  ne  ravvifalfe  il  rapprelentato  .  Lafciavalo  po- 
fcia  fui  palco  in  vifia  di  tutti  ;  onde  traeva  le  rifa  di  chi 
imbattevati  a  rimirarlo  .  Coslt  liberofll  da  tal  dilturbo  ;  per- 
ciocché que'  Religioli ,  per  ifcanfire  la  beflii ,  celTàron  d'an- 
dare a  lui ,  quand'  egli  operava  . 

Era  già  prelFo  alla  fine  il  lavoro  ,  quando  venne  a  m.oite 
il  Padre  Generale ,  che  ben  ricordevole  di  c^uanto  avea  pro- 
mefTo  al  nollro  Pittore  ,  per  grata  ricompenfa  alle  virtuofe 
fatiche  di  lui ,  lafciò  a'  Padri  un  biglietto  figillato  da  apriiH 
dopo  fua  morte  alla  prefenza  dello  lieffo  Pittore  .  T^nto 
fu  efeguito  .  Ma  ben  rimafcro  turbati  que'  Religiofi  ,  allo- 
rachè  videro  contenerfi  in  quel  biglietto  una  commiffione-. 
di  darfi  al  Gaulli  quella  fomma ,  che  egli  per  fua  rimu- 
nerazione avefie  giudicato  convenirfegli  .  Potrà  facilm.ente_^ 
immaginarfi  chi  legge ,  quali  follerò  le  querele ,  che  fi  fe- 
cero contra  il  defunto  Superiore  .  Il  Gaulli  però  gli  tolfe 
preflo  di  pena  ;  perciocché  ,  montato  al  fuo  lolito  in  furia, 
llrappò  di  mano  ad  un  di  loro  quella  fcrittura  ,  e  ne  fé'  mille 
pezzuoli  :  indi  poftafela  in  bocca  rabbiofamente  manicandola, 

fé  ne 


8o  CONTIN.  DELLE  VITE  DE'  PITT. , 

fé  ne  parti  rifoluro  di  non  voler  più  ingerirfi  in  quell'Ope- 
ra .   E  vi  vollero  eli  autorevoli  mezzi  per  indurlo  a  finirla. 
.Ei  la  ripigliò  ;  e  la  die.le  compiuta  qumdici  anni ,  dappoiché 
Di  Gio.     cominciata  1'  aveva .    Ma  per  lo  fuo  Urano  procedere  nulla 
Battista    q]^\jq  (^i  pjù  del  convenuto ,    clic  per  altro  afcefe  a  dodici- 

Gaulli,  .,       r      j-  •         n  -  i         •  1 

mila  feudi  romani.  Ben  e  vero,  che  in  quel  tempo  conr 
duffe  altri  lavori;  fra' quali  il  conta  1' inri2;ne  quadro,  clie 
ei  fece  per  la  Chieni  di  S.  Andrea  de'  medellmi  PP.  GefLiiti 
a  Montecavallo  ,  entrovi  S.  Francefco  Saverio  moribondo  at- 
torniato da  una  Gloria  d'  Angioli  [  quadro ,  che  fu  poi  egre- 
giamente incifo  a  bulino  da  Bcne.leito  Fariat];  ail' altro  del- 
la cappella  Albertoni  in  S.  Francefco  a  Ripa ,  in  cui  vedefi 
la  Beatlffima  Vergine ,  che  prelènta  il  fuo  Divino  Infatite^ 
a  S.  Anna  .  Varj  altri  lavori  pur  fece  allora  per  parti  diverfe  , 
de' quali  troppo  lungo  farebbe  dar  minuto  ragguaglio. 

Eterna  lode  fi  meritò  ne'  quindici  anni  la  più  gran  parte 
occupati  in  dipingere  la  prefata  Ghiefa  del  Gesù.  Ed  ecco 
una  brevilTima  defcrizione  di  quelle  pitture  .  Egli  nella  gran 
volta  di  mez;?;o  rapprefentò  il  cielo,  la  terra,  e  l'inferno 
in  umiliazione  al  Sacrofanto  Nome  di  Gesù  :  e  tutto  ciò 
in  un  gran  quadro  retto  da  Angioli  di  rilevato  ftucco  lavo- 
rati con  difegno  di  lui  da'  celebri  Scultori  Antonio  Raggi, 
e  Lionardo  Reti  .  En;ro  lo  (leflTo  quadro  vedefi  una  Gloria 
di  Paradifo  con  le  Gerarchie  degli  Angioli  in  atto  d'  ado- 
razione.  Da' fianchi  del  quadro  in  bclliirimi  gruppi  difpofli, 
e  fopra  nuvole,  flanno  in  foavi  atteggiamenti  di  umiltà,  e  ri- 
verenza i  Santi  di  diverfi  gradi ,  Ordini  ,  e  uffizj  ,  con- 
templando anch'  elfi  l'  adorabil  Nome  .  E  nel  baffo  del  qua- 
dro al  di  fuori  sboccano  innumerabili  modri  infernali  in  rab- 
biofe,  e  fpaventevoli  feinbianze,!  quali ,  inorriditi  all'  inactf- 
fibile  luce  ,  confufamente  fi  lanciano  in  precipizio  .  Quelle 
figure  dalla  volta  talmente  fi  fpiccano  ;  che  pare  fìano  per 
piombar  in  capo  a'  riguardanti .  Entro  la  cupola  dipinfevi 
il  Paradifo  ;  ove  rapprefentò  la  gloriofi  Vergine  fra  le  tre 
Divine  Peribne ,  che  la  incoronano.  E  ne' triangoli  figurò 
i  Vangel'fli  attorniati  da  leggiadri  Angioletti  .  Nella  tri- 
buna efprelTe  la  vifione  dell'Agnello  Immacolato,  con  al- 
cuni Profeti ,  che  genuflelTi  l' iacenfano  .    Nella  flellìi  Ghiefa 

dipinfe 


ED   ARCHIT.    GENOVESI.  81 

diade ,  e  de'  circolanti  fi  rendè  fuperiore  a'  due  I^ittori 
Lazzaro  Calvi  ,  e  Andrea  Semino ,  che  ivi  altre  florie  del 
Santo  Precurfore  aveano  dipinto  .  . 

Dopo  quefte  faticlie ,  per  ricrearfi    alquanto  fece  Luca-.    Di  Luca. 
una  gita  a  Voltaggio,  donde  in  breve    ritornato,  ebbe  oc-  Camsiaso; 

cafione  di  dipingere  alcune  volte  in  cafa    del  Sig 

Grimaldi  {a)  :  ove  pofcia  nel  riflorarfi  le  llanze  furono  gua- 
date le  pitture  ,  fuorché  una ,  la  quale  con  accuratezza  gran- 
de ,  e  fpefa  non  leggiera  fu  in  un  vicino  falotto  trafportata . 
Lo  tlerib  avvenne  ad  alcune  altre  pitture  da  lui  con  molto 
fludio  condotte  fui  profpeno  d'  una  cafa  fituata  nella  piazza 
di  Piccapietra  {b)  ;  poiché  non  furono  del  tutto  diflrutte , 
ma  in  parte  locate  al  di  dentro  di  efla  cafa . 

Sopravvenne  in  queflo  tempo  al  noflro  Luca  un  faniofo 
Competitore  .  Fu  quefii  Gio.  Battila  Camello  da  Bergamo , 
giovane  d'  elevato  talento  ,  bravo  Pittore  ,  e  nella  Scultura , 
e  neir  Architettura  verfato  .  La  precorfa  fama  dell'  eccellenza 
di  quello  nuovo  Artefice  mofie  il  Sig.  Gio.  Vincenzo  Impe- 
riale ad  impiegarlo  ne'  lavori  si  di  flucco  ,  sì  di  pittura-,, 
che  desinato  avea  fi  faceffero  nella  fàla  del  fuo  palazzo  . 
Ma  volendo ,  che  anche  il  noflro  Luca  vi  operafTe  ;  per  aver^ 
più  perfette  le  pitture ,  cercò  di  mettere  i  due  Artefici  in 
impegno  d'  emulazione  ;  ed  acciocché  1'  uno  non  vedefTe  in- 
nanzi tempo  l'operato  dell'altro,  fece  con  affi  tramezzare 
i  palchi .  I  foggetti ,  che  prefero  a  figurarvi  furono  alcune  florie 
cavate  dalla  vita  di  Cleopatra  Reina  d'  Egitto  (e)  .  Molto  belle 
riufcirono  quefle  pitture:  ma  la  maraviglia  fu ,  che  fcoperiefì 
comparvero  di  una  maniera  tanto  confimile,  che  pareano  da 
un  folo  ingegno  inventate,  e  da  una  fteiTa  mano  dipinte  . 

'Tom.  I.  F  Un 

(rt)  Cliiefta  pinura  del  Cambiafo  esregiamente  fui  frefco  dìpinra ,  e  trafportata, 
come  qui  leggiamo  ,  non  può  eìTere  ,  fé  non  quella  ,  che  vedefi  entrn  la  volta 
della  fala  al  primo  piano  del  palazzo  Grimaldi  vicino  alla  Cliiefa  di  S.  Luca, 
La  pittura  ci  rapprefenta  la  continenza  di  Scipione  . 
(è)  Li  quella  piazza  al  prefente  chiamata  de' Garibaldi  è  fituato  il  palazzo, 
che  fu  già  de'  Signori  Geirola  :  ed  entro  la  volta  d'  una  ftanza  di  quello  con- 
fervafi  del  Cambiafj  un'  a  frefco  ,  che  in  effa  fembra  a  pezzi  murato  ,  di- 
mollrante  Apollo  ,  !e  Mufe ,  e  il  Cavalla  Pegafo ,  che  con  la  zampa  fa  fca- 
turire  il  fonte  Ippocrene .  Quella  effer  dee  la  pittura  trafportau  ,  per 
quel ,  che  ne  penlo .  In  oltre  a  piano  del  portico  nella  volta  d'  una  ftanza  , 
che  ora  terve  di  Lsottega  ,  avvi  un' Eicole  d'egregio  difegno , 
(e)  Due  furono  le  pitture  a  freico  fatte  nella  volta  della  riferita  fala.  Qua^e  ftoria 
di  Cleopatra  conteiiefle    la  pittura   del  Cailello    non    lo  dice   io  Scrittore-.  ; 

«  e  al 


Sa;  VITE   DE'PITT.,    SCULT., 

Un  s'i  graziofo  avvenimento  fu  cagione ,  che  i  due  Pro- 

feflbri ,  riconofciutifi  cotanto  uniformi    nell'  ideare  ,  e  nel  co- 

Inrirp  ^  contraefTero  llrctta  amicizia ,  che  in  loro  vita  fempre- 

Di  Luca    mai  confcrvarono  .  E  però  dipingeano  d'  ordinario  unitamcn- 

Cawbulso  .  te  in  un  medefimo  luogo  ,  non  già  come  emuli ,    ma  come 

fratelli . 

UtilifìTimi  poi  furono  a  Luca  i  precetti ,  che  per  miglio- 
Tare  lo  ftile  dal  fedele  amico  Cartello  giornalmente  riceve- 
va ;  dal  quale  venne  anche  inllruito  nell'  Arclntcttura ,  e  nel- 
la Profpettiva  ;  e  continuamente  con  elTo  intorno  a' più  dif- 
ficili punti  dell'  arte  filofofava  ;  onde  acquilo  cognizioni  tali, 
che  da  indi  innanzi  difpofe  i  foggetti  con  miglior  ordine-. , 
ed  efeguilli  con  più  dolci  digradazioni,  e  palFaggi  . 

Per  tali  cognizioni  s'  accefe  Tempre  più  Luca  d'  un  vivo 
defiderio  d'  operare  ,  e  di  difegnar  fulla  carta  nuove  inge- 
gnofe  invenzioni  ;  non  lafciando  palfar  giorno  fcnza  produrne. 
Laonde  tanti  furono  i  Tuoi  difegni ,  che  di  gran  lunga  fupe- 
rarono  il  numero  di  quei  di  molti  Pittori  iniieme  :  come 
può  di  leggieri  inferirli  dalla  gran  copia  ,  che  fc  ne  vede  an- 
che oggidì  (a) .  E  quanti  glien'  eran  fovente  dalla  moglie , 
e  dalla  fantefca  diftrutti ,  per  appicciarne  il  fuoco  !  Il  che^ 
malvolentieri  foffrendo  Lazzaro  Tavarone  Tuo  difccpolo  ,  en- 
trato un  giorno  nella  flanza ,  in  cui  per  terra  ne  fla\ano  al- 
cuni fafci ,  tanti  ne  raccolfe  ,  quanti  potè ,  e  a  cafa  portof- 
feli .  Cosi  li  falvò  dalle  fiamme  .  Faceva  Luca  i  Tuoi  di- 
fegni con  una  cannuccia  tagliata  a  foggia  di  penna ,  e  fi  fer- 
viva  di  carta  vile ,  e  ordinaria  .  Il  Pittore  Valerio  Corte  Tuo 
familiare  lo  provvide  di  carta  reale ,  affinchè  piuttofio  iii_. 
quefta  delineaile  .  Ma  Luca  non  volle  mai  adoperarla  :  e  do- 
mandato 

e  a!  prerente  e  difficile  a  rintracciarfi  ;  perocché  quella  parte  della  volta  fii 
gli  d.i  una  bomba  diftrutra  .  La  pittura  poi  del  Cambialo,  che  tuttora  vi  fi 
conferva ,  rapprelenta  la  morte  di  quella  Reina  .  Altre  figure  ha  celi  dipinto 
ncir  illcfla  iala  ,  come  quelle  delle  Parche  :  ed  altre  in  alcuna  delle  ftanze . 
Avvi  anche  di  fua  mano  un'  a  frelco  nella  volta  del  portico  entrovi  Pfichc 
in  atta  fupplichevole  davanti  a  un  conlefTo  di  Dei . 
(a)  Quanti  forteto  i  difegni  fatti  da  Luca  Cambialo  m  fui  a  carta,  e  chr 
mai  potrebbe  ridirlo  ?  La  fua  fecondità  nell'  mventarli ,  e  la  fua  facilita  nel 
condurli  ce  <;li  ha  renduti  innumerabili.  Ma  non  ollante  la  loro  moltiplicità  , 
non  fo;n  puncD  fccmati  di  pregio  ;  perocché  11  confcrvaiu ,  come  gioje_- , 
nelle  principili  gallerie  d'Europa,  non  che  d'  Italia. 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  83 

"mandato  da  Valerio  della  cagione ,  rirpofegli  ,  che  imbrattar 
non  voleva  co'  fuoi  fcarabocchi  s'i  bella  carta  ;  con  che  die  ad 
intendere  ,  quanto  poco    egli  ftimalTe    le  cofe  fue ,  tuttoché  ,1      1 
ìnfigni  ;  a  confullon  di  coloro  ,  che  tanto  efaltano  le  proprie,    Di  Luca 
tuttoché  rozze,  e  mefchine .  Cai^imasp, 

Dopo  d'  aver  parlato  de'  difegni  di  Luca  ,  dirò  qualche 
cofa  del  Tuo  modo  di  colorire  .  Egli  in  quello  genere  fu  va- 
lente ,  rifoluto ,  e  franco  :  fìccorae  efprefìrelo  nel  Tuo  libro 
delle  dicerie  il  noti  (Timo  Poeta  Gio.  Battila  Marino  .  Ma  più 
fieramente  1'  Armenini  Pitror  Veneziano ,  il  quale  ammirò 
in  Luca  una  tale  franchezza,  e  velocità;  onde  nel  libro, 
ch'egli  pubblicò  col  titolo  di  J^eri  Precetti  della  Pittura-.^ 
cosi  ci  lafciò  Icritto  . 

Fu  un  certo  Luchetto  da  Genova ,  il  quale  a  mìo  tempo 
dipingeva  in  San  Matteo  ,  Cbiefa  ,  che  era  del  Principe  Daria, 
alcune  ijìorie  di  quel  Santo ,  a  prova  con  un  altro  Pittore  dii^ 
Bergamo  affai  ben  valente  .  Ma  certo ,  che  di  coftui  io  ho  ve- 
duto per  quella  città  cofe  mirabili.  Egli  dipinge  con  tutte  c^ 
due  le  mani ,  tenendo  un  pennello  per  mano  pien  di  colore  ;  e  fi 
vede  effer  tanto  efperto  ,  e  rifoluto  ,  che  fa  le  Opere  fue  con  in- 
'  credibile  prefìezza  ;  ed  ho  veduto  più  Opere  di  coflui  a  frefco , 
che  non  vi  fono  di  dodici  altri  infieme  ;  e  fono  le  fue  figuri^ 
condotte  con  mirabil  forza  :  oltreché  vi  è  quella  facilità ,  quel- 
la grazia  ,  e  quella  fierezza ,  che  vien  di  rado  con  molta  arr^, 
e  fatica  fuperata  dagV  intendenti  ne  loro  maggiori  concetti . 
Simil  fare  è  quafi  quello  di  Giacomo  Tintoretto  T^eneziano  :  ci 
fono  anzi  di  quelli  ^  che  lo  tengono  per  piti  rifoluto  :  ma  nel  ve- 
ro è  di  minor  difegno ,  ed  è  men  confiderato  di  Luca  ;  *  ficcome 
coi  colori  è  pili  dolce ,  cosi  fono  di  minor  rilievo ,  e  forza  le 
fue  pitture  ,  ec. 

Ritorniamo  ora  agli  fludj  di  Luca  .  Egli  fi  diede  a_^ 
perfezionare  la  regola  già  ritrovata  da  Tuo  Padre  di  dife- 
gnare  il  corpo  umano  per  via  di  cubi  ;  e  maravigliofamentc 
vi  riufci .  Il  Lomazzi  nel  libro  feflo  del  fuo  Trattato  di  Pit- 
tura al  capo  XIV.  tenta  di  togliere  al  noflro  Artefice  la  glo- 
ria di  s\  bella  invenzione  ,  attribuendola  al  Bramante  ,  uil,. 
-,  F  2  libro 


;84  VITE    DE'  PITT.,  SCULT., 

libro  {a)  del  quale  vuol ,  che  giungere  in  mano  di  Luca  ad 
infegnarli  tal  regola  .    Ma  il  Lomazzi  afleri  ciò  per  Tua  cou- 

_  gettura ,  fenza  recarne  alcun  fufficiente  fondamento ,  che  la_. 

Di  Luca    renda  credibile  :  e  frattanto  pregiudicò  in  quella  parte  al  no- 

C^ijiiAso.  flroLuca.  Ben  è  vero,  che  in  riiarcimento  del  danno  molto 
pofcia  lodollo  neir  altra  Opera  da  fé  pubblicata  col  titolo 
di  Tempio  della  Pittura  :  dove  al  capo  xxv  i . ,  parlando  delle 
proporzioni  ,  l' innalza  fòpra  tutti  i  Pittori  di  quel  fècolo  ; 
e  s'  avanza  infino  a  dire ,  che  le  figure  del  Giudizio  di  Mi- 
chelangiolo  al  paragone  de'  difegni  di  Luca  perdono  di  forza, 
e  fminuifcono  di  grandezza  :  né  conchiude  1'  Opera  fcnza.. 
nuovamente  far  onorata  menzione  di  Luca ,  ed  cHiltare  le 
belle  figure  de'  Martiri  da  effo  Luca  dipinte  nel  grand'  Efcu- 
riale  di  Spagna  . 

Ma  tempo  è  ormai,  ch'io  faccia  menzione  d' alcune.* 
altre  fue  degne  fatiche  .  E  prima  di  tutte  nominerò  qui  due 
tavoline ,  perchè  bellifTime  ,  le  quali  dipinfe  ad  illanza  di 
Fra  Luca  ino  ConfefTore  ,  Monaco  dell'  Ordine  di  S.  Bafilio, 
eh'  ebbero  luogo  entro  la  Chiefa  di  S.  Bartolommeo  de'  Re- 
ligioli  del  prefato  Ordine  .  Una  di  quelle ,  eh'  egli  colorì 
l'anno  1559.  moftra  la  Rifurrezione  di  Gesù  Criflo  :  e  l'al- 
tra, che  lavorò  due  anni  dopo  ,  rapprefenta  la  Trasfigurazio- 
ne di  elTo  Gc'^ù  fui  Taborre  . 

L'  anno  llelTo ,  in  cui  dipinfe  quefla  feconda  tavolina , 
venne  impiegato  dal  Sig.  Luca  Spinola  nelle  pitture  a  frefco 
della  Cappella  ,  che  fabbricata  s'  aveva  in  S.  Caterina  alla 
deflra  del  coro .  Nelle  pareti  di  detta  Cappella  defcriire_« 
due  Uorie  della  vita  di  S.  Benedetto  :  nella  cupola  alcuni 
Angioletti  :  e  ne'  peducci  gli  Evangelici  {b)  .  Ma  jnolto  più 
fegnaloflì  nella  tavola  dipintavi  ad  olio ,  nella  quale  fi  ve- 
dono i  SS.  Gio.  Battifla  ,    Luca ,  e  Benedetto  .    Di  quefla , 

come 

(a)  In  ordine  al  primo  Ijiventore  del  difegnare  per  via  di  cubi  nulla  abbiamo 
di  certo .  Potrebbe  cffere ,  che  ne  avefle  fcritto  il  Bramajite  ,  e  porrebbe», 
anch'  effcre ,  che  il  nortro  Cambiafo  fenza  altrui  lume  avcffe  mefla  f'uorf 
querta  bclliiTima  regola  da  lui  si  egregiamente  praticata  ,  e  tanto  utile  per 
locar  le  figure  in  buona  profpcniva ,  e  per  ben  ombreggiarle  .  Ma  perchè  il 
Lomazzi,  ed  il  Soprani  tacquero,  che  il  primo  di  tutti  a  metterla  fuori, 
e  a  pubblicarla  colle  ftamoe  fu  Alberto  Durerò  ,  che  mori  1'  amio  appunto, 
in  cui  nacque  il  Cambiafo  ? 

ii)  Sono  anche  fuc  in  quella  Cappella  le  piccole  figure  fcolpite  iix  marmo  del 
Crocififlb ,  della  Vcrgme  ,  e  di  S.  Giovaiini  Evangelica , 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  % 

come  di  cofà  rara ,  mandonne  il  difegno    in  contraccambio 
d'  un'  altro  a  Don  Giulio  Clovio  infigne  Miniatore  . 

Dipinfe  in  oltre  una  tavola  da  Altare  alle  Monache  di  .  -^ 

S.  Brigida  per  la  lor  Chiefa  ;  nella  qual  tavola  effigiò  Noflra    Di  Luca 
Donna  col  Divin  Fanciullo    in  grembo  in  atto    di  benedire  Cambiaso. 
i  SS.  Paolo ,  ed  Agofiino ,   a  piedi  del  quale  fta  un'  Angio- 
letio ,  che  legge  un  libro ,  in  un  atteggiamento  aliai  natu- 
rale ,  e  graziofo  . 

Lavorò  pure  una  piccola  tavola  per  la  Chiefa  di  S.  Ma- 
ria della  Cella  in  San  Pier  d'Arena,  ove  dipinfe  la  Vergine 
fedente  all'  ombra  d'  un  albero ,  fopra  del  quale  avvi  un_, 
panno  a  guifa  di  padiglione,  che  a  tutta  la  figura  fa  sbat- 
timento .  S'  appoggia  al  grembo  della  Madre  il  pargoletto 
Gesù  ,  che  flende  la  mano  a  ricevere  alcuni  frutti  da  un'  An- 
gioletto ,  vicino  al  quale  fono  altri  Angioletti  feftofi ,  e  ri- 
denti ;  ed  uno  di  effì  accarezza  1'  agnello  di  S.  Giovannino  ; 
mentre  queflo  Santo  fla  come  ematico  a  contemplare  la  Ver- 
gine .  Vedefi  poi  full'  alto  l'  Eterno  Padre  in  maeflofa  com- 
parfa  di  gloria  fra  fchiere  di  Cherubini  coloriti  con  tutta  la 
grazia ,  ed  intelligenza  .  Ella  è  tavola  per  più  capi  maravi- 
gliofa  (a)  .  Ma  la  tavola  ,  in  cui  più  d'  ogni  altra  facefle 
Luca  fpiccare  i  fuoi  talenti  ,  e  della  quale ,  come  mi  è  flato 
riferito  da  perfone  di  credito ,  foleva  egli  ftefTo  con  certa_. 
particolar  dimoflrazione  di  genio  compiacerfi ,  e  modefla- 
mene  gloriarli,  è  quella,  che  dipinfe  per  l'Aitar  maggiore 
della  Chiefa  di  S.  Bartolommeo  dell'  divella ,  in  cui  efprefTc 
il  martirio  di  quel  Santo  Apoflolo  . 

Tra  i  lavori  da  lui  condotti  fui  frefco  un  bel  vanto  11 
merita  quello ,    che  offervafi    nella  volta    della    gran    fàla— 

d'  un  palazzo  di  (b) fituato  nella  villa  di  Terralba . 

Rappredntò  quivi  il  ratto  delle  Sabine  :    nel  che   finfe  una 
maell;olà  piazza  intorniata  di  fabbriche  ,  di  logge  ,  e  d'  archi  : 

F  3  ogni 

(  a  ■)    La  riferita  piccola  tavola ,  più  non  fi  vede  in  quella  Chiefa . 

(i)  Il  lopia  clefcritto  palazzo  già  de' Signori  Vivaldi,  ora  della  Famiglia  Im- 
periale, è  ftuatoin  Terralba,  borgo  nel  diftrerto  della  Parrocchia  di^S.  Frut- 
tiiofo .  Srupenda  in  vero  è  quefta  "pittura  del  Cambiafo ,  che  colà  non  ilti 
già  fola  ,  efTenao  all'  intorno  coronata  d'  altri  quadri  fìmilmeme  da  lui  co- 
lei iti  a  fr;l'cfi ,  efprimenii  altre  fìorie  Romane.  E' defiderabile ,  ch'ella  per- 
peiiLin  ei  te  fi  couleivi  in  (juella  liel'chezza,  nella  quale  dopo  due  fecoli  la-, 
,  V  edumo  , 


85  VITE   DE'PITT.,   SCULT., 

ogni  cofa  condotta  ad  un'  intelligenza  di  artificiofimma  pro- 

fpettiva  .    L'arditezza  de' Romani ,  lo  fdegno  de' Sabini ,  e 

,  il  timore  delle  fanciulle    non  vi  poflbno    elFer  efpreflì    coii_.- 

"d,  Luca     maggior  energìa  .    Leggiadrldìn-o  è  il  difegno  ,  forre  il  co-' 

€a>uiaso.  lorito ,  giudizioiliTima  la  difpofizione  ;    il  tutto  ombreggiato 

con  naturali  sbattimenti ,  che  danno  all'  Opera    una  viva.. , 

e  grata  comparfa  . 

Innumerabili  fono  le  tavole  dipinte  dal  feliciiTimo  pen- 
nello di  Luca  Cambiafo  nello  fpazio  di  dodici  anni  ;  che- 
tanti appunto  n'  impiegò  in  quefta  feconda  maniera  ;  onde  s'ia 
volelTi  contarle  tutte,  non  potrei  certamente  venirne  a  capo. 
E^li  era  in  un  continuo  ,  e  Tpeditiffimo  operare  .  Cavalieri 
dì  quella  cittì  ,  e  Perfonaggi  i^ranieri  a  folla  gli  commette- 
van  lavori  di  tutte  mifure ,  e  sì  d' immagini  facre  ,  che  di 
profane  :  ed  egli  fenza  indugio  ,  e  con  perfezion  d'  arte  efegui- 
vali  :  e  n'  era  applaudito ,  e  rimunerato  .  Ma  fra  i  molti  en- 
comi foggiacque  meritamente  al  biafimo  de'  ben  coftumati , 
per  non  avere  nelle  profane  ufata  Tempre  la  convenevol  mo- 
deftia  :  fcoglio ,  in  cui  fovente  urtarono  i  fommi  Artefici . 

Or  profeguiam-O  a  riferire  i  più  eleganti  lavori  a  frcfco 
del  noflro  Luca.  Ei  nella  fala  del  palazzo  del  Sig.  Duca_- 
Grimaldi ,  [  tal  palazzo  è  fituato  preUo  alla  Chiefa  di  S.  Fran- 
cefco  di  Caltelletto  ]  con  brio  gagliardo  ,  e  vivace  figurò 
UlilPe  ,  e  Telemaco ,  che  armati  d'  arco  giù  fono  a  tiro  di 
vendicarli  degl'  infidiatori  di  Penelope  ,  e  già  Hanno  per  co- 
glierli all'  improvvifo  ,  mentre  quelli  fono  tra  le  Iplendidez- 
ze  d'  un  lauto  convito  .  Si  vede  colà  rapprefentata  la  favo- 
la in  un  ampio  ,  e  maeflofo  cenacolo ,  le  cui  pareti  fono 
ornate  di  quadri  coperti  di  veli ,  che  per  la  trafparenza  loro 
lalciano  godere  in  parte ,  e  con  delicata  piacevolezza  il  di- 
pinto :  cofa  d' impàreggiabil  artificio,  come  quella,  che  ri- 
flette finzione  fopra  finzione  ;  e  fa  all'  occhio  un  graziofo  in- 
ganno ,  e  al  penfiero  una  piacevole  maraviglia  .  Altri  avve- 
nimenti d'  Ulifle  dipinfe  Luca  dentro  le  lunette  di  quella^ 
fida ,  ed  ornò  i  triangoli  ,  che  le  dividono ,  con  alcune  figure 
di  Dei ,  e  d'  uomini  illuflri ,  empiendo  poi  tutto  il  rima- 
nente di  Cucchi,  di  grottefche,  di  cartelle,  e  di  ghiribiz- 
xofi  intrecci ,  che    formano   un    compoi'lo    d'  armonio  lo  ,    di 

giocondo. 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  87 

giocondo ,  e  di  forprendente  .    Rimafe  il  Grimaldi    cotanto 
foddisfatto  di  tai  lavori  del  nofiro  inflgne  Pittore ,  che  indi 

a  poco  impiegoUo  in  formare  i  difegni  d'altre  imprefe,  ed     

avventure  di  quel  prode  Re ,  che  fcrvirono  per  far  teflère.^  Di  Luca. 
in  Fiandra  gli  arazzi  da  veftirne  la  medellma  fala .  I  difegni  CikMBiAsog 
furono  torto  inventati ,  e  diftefi  ;  e  belliflìmi  riufcirono  con 
fommo  piacere  di  quel  Signore ,  che  non  contento  di  ciò , 
.  altre  incumbenze  di  pitture  gli  diede  ;  fra  le  quali  aflegnoUi 
la  volta  d'  un  falotto  :  ove  Luca  rapprefentò  un  Satiro  bef- 
feggiato da  Cupido ,  e  da  alcune  Ninfe ,  e  all'  intorno  iiu, 
piccoli  fpazj  diverfe  favole  cavate  dalle  Metamorfofi  d'Ovi- 
dio :  il  tutto  efprelTo  con  una  forza  di  colorito,  che  dalle 
pitture  ad  olio  non  fi  diftingue . 

<  Terminata  queft'  Opera  deflinollo  il  Duca  a  dipingere.» 
tre  tavole  ad  olio:  il  che  s' efegui  dal  Cambiafo  in  compa- 
gnia del  Cartello  Tuo  caro  amico  ;  e  quelle  furon  locate  nel 
coro  della  Chiefa  della  SantifTima  Nunziata  di  Portoria_*. 
Nella  principale  di  effe  vien  figurata  la  Vergine,  che  riceve 
r  Angelico  Annunzio  :  ove  fi  vede  il  volto  di  lei  tutto  ama- 
bile ,  divoto ,  e  fpirante  umiltà  ;  ficcome  1'  Angiolo  Nunzia- 
tore  in  aria  tutta  gioconda ,  e  celerte  .  Delle  altre  due  ta- 
vole ,  che  fono  a  lati  di  querta  ,  la  dertra  defcrive  1'  elezione 
de'  Giurti ,  e  la  finirtra  la  riprovazione  de'  rei .  Se  bella  è  la 
prima  per  la  maertrevole ,  e  fcelta  compofizione ,  e  pei  leg- 
giadri gruppi  degli  Angioli ,  che  guidano  al  Cielo  numerofc 
fchiere  d'  anime  elette ,  mentre  1'  Arcangelo  S.  Michele  ab- 
batte ,  e  calperta  1'  infernale  nemico  :  non  inferiore  è  la  fe- 
conda per  la  terribile  fcena ,  che  in  efTa  fi  rapprcfenta-. . 
Aprefi  quivi  un'  ofcura  caverna  tutta  occupata  da  fpiriti  in- 
fernali ,  che  portano  le  loro  vittorie  full'  anime  a  Dio  ru- 
belle ,  delle  quali  fa  fcelta  Lucifero  con  una  tetra  lucerna^ 
alla  mano  :  e  artificiofa  oltremodo  vi  coraparifce  la  figura 
d'una  femmina,  che  piena  di  fpavento  rtalTi  in  difparte  of- 
fervando  l' orribilità  del  luogo  ,  le  azioni  de'  tormentato- 
ri ,  e  le  pene  de'  tormentati .  In  fomma  fu  felicifTimo  Luca 
SI  neir  inventare  ,  che  nell'  efeguire  ;  e  comparve  fempre  ab- 
bondevolmente  fornito  di  tutte  quelle  parti,  che  rendono  ec- 
cellente,  e  qualificato  un  Pittore. 

F  4  Né  qui 


88  TITE   DE'PITT.,   SCULT., 

Né  qui  finifcono  i  lavori ,  che  in  quella  Chiefa  egli  fe- 
ce ;    perocché  d'  ordine    del  Sig.  Gio.  Battila  Zoagli  vi  di- 
pinfe  ad  olio  la  tavola  del  Prefepio  per  la  Cappella  di  elTo 
'  Di  Luca    Signore ,  e  le  figure  di  due  Profeti  :   il  tutto  con  fua  molta 
Cambiaso,  lode,  e  con  piena  foddisfazione  di  chi  gliele  commife  .  (a) 

Chi  poi  vuol  vedere  quant'  oltre  giungelTe  il  Cambiafo 
nel  maneggiare  i  pennelli ,  pafli  ad  olfervar  le  pitture  da 
lui  efpreflè  nelle  volte  d'alcune  danze  del  palazzo  del  Mar- 
chefe  Serra  (b) .  Elle  fono  d' una  tale  fquifitezza  ,  e  perfezio- 
ne d'  arte ,  che  bacarono  da  fé  fole  a  fare  ,  che  il  Principe 
Doria  lo  eleggeffe  infieme  col  Bergamafco  a  dipingere  la_. 
Chiefa  di  S.  Matteo ,  che  di  vaghe  ftatue  di  marmo  faceva 
in  quel  tempo  arricchire  da  Fra  Gio.  Angiolo  Montorfoli  . 
Gli  argomenti  delle  pitture ,  che  in  qucfta  fece  il  Cambiafo 
li  traffe  dalla  vita  di  S.  Matteo  (lelTo  ;  e  il  valore  ,  col  quale 
tanto  elTo ,  quanto  il  compagno  Pittore  vi  fi  adoperarono , 
fu  SI  grande  ,  che  n'  ebbero  le  approvazioni ,  e  gli  encomj  da 
tutti  gì'  intelligenti .  Ciò ,  che  fa  difpiacere ,  fi  è  il  vederfi 
qudìe  pitture  non  poco  ofFefe  per  1'  umidore ,  che  vi  trapela 
da'  tetti  guafli  . 

Fabbricava  in  queflo  tempo  la  funtuofa  fua  Cappella  nel 
Duomo  il  Sig.  Franco  Lcrcaro ,  il  quale  volendo  ,  che  folle 
da  valenti  Profeflorì  dipinta  ;  in  viltà  delle  ilngolari  pitture 
della  Chiefa  di  S.  Matteo ,  ricorfe  toflo  a'  due  compagni  Pit- 
tori ,  che  concordemente ,  fecondo  il  loro  coflurae ,  vi  s' im- 
piegarono .    Vi  colori  il  Bergamafco  la  volta ,  e  tutti  vi  te 

gli 

(ai  Nella  volta  di  quella  Cappella  fta  efprefra  a  frefco  una  belliflima  gloria^ 
d'  Angioli ,  che  io  credo  ha  non  dei  Cambiafo  ,  ma  bensì  del  Bergamafco 
Caftello  fuo  compagno .  ,  ,    -  ^       ,        ^  ••         i 

4  i  ■)  Qiicfto  Palazzo  Serra  pofto  dierro  all'  Oratorio  del  Santo  Sepolcro  (  il  qual 
Oratorio  è  poco  diftanre  dalla  Chiefa  delle  Vigne  )  conferva  ancora  al  di  den- 
tro in  tutta  perfezione  le  pitture  di  due  volte  di  ttanze  ,  die  qui  non  ci  ven- 
eono  deicritte,  e  fono  fenza  dubbio  delle  migliori,  che  mai  facelFe  ilC^i"" 
biafo,  per  lo  d i fogno  ,  per  la  compofizione ,  e  pel  colorito.  In  una  di  effe 
pitture  avvi  Pfiche,  che  alla  prefenza  degli  Dei  porge  la  mano  a  Cupido, 
oltre  ad  alcune  altre  figure  di  Deità  ,  che  fi  veggono  nelle  lunette  ,  e  ne  tri- 
angoli.  Nell'altra  fta  effigiato ,  fedente  in  trono,  Augufto ,  a  cui  le  nazioni 
rendono  omaecio,  mentre  eli  Amialifti  ne  regiftrano  i  nomi  ne  l<aiti  ,  ed 
il  Tevere  fta'attonito  oflervàndo  quelli  onori  preftati  al  luo  Sovrano.  Bel- 
lifTimo  è  un  naefe  adorno  d'  archi  ,  e  di  fabbriche  ,  che  vi  fi  vede  m  lonta- 
nanza.  An-lie  nelle  lunette  vi  fono  altre  ftorie  Romane,  e  figuro  d  u^miiM 
«appreieiitauii   le  Arti  più  nobili  • 


ED  ARCHIT.    GENOVESI.  8p 

gli  ornamenti  in  iflucco  :    oltre  a  ciò  lavorovvi  anche  una_^ 
llatua  in  marmo  rapprefentativa  della  Prudenza .  OcciipofTì  il 
Cambiafo  nelle  pitture  delle  laterali  pareti ,  ove  figurò  lo  Spo-  _«_« 
indizio  della  Sacrofanta  Vergine  ,  e  la  Prefentazione  ,  eh'  ella     Di  Luca 
fece  di  Gesù  Bambino  nel  Tempio  ,  Colori  quindi  la  tavola-.    Cajuiaso. 
dell'  Altare  ,  ed  ivi  infieme  quattro  altre  ,  cioè  due  per  banda. 
In  quella    dell'  Altare  fi  vede    la  Vergine    col  Divin  Figlio 
in  grembo  ,  e  i  Santi  Battifla ,  e  Lorenzo  :    le  due  a  delira 
monrano  il  Prefepio ,  ed  un  Santo  Profeta  :  e  le  due  a  fini- 
ilra  r  Adorazione  de'  Magi ,  ed  un'  altro  Santo  Profeta  .  (a) 

Dopo  ciò  volle  Luca  provarfi  nell'  ufo  degli  fcarpelìi  : 
e  ben  fece  conofcere  quanto  anche  in  queflo  vaklTe  ;  peroc- 
ché fcolpi  in  marmo  la  flatua  della  Fede  ;  Opera ,  che  riu- 
fci  non  inferiore  alle  già  fattevi  dal  Bergamafco,  né  alle  al- 
tre molte  d' infigni  Artefici,  le  quali  accrefcono  il  pregio, 
e  lo  fplendore  a  quel  magnifico  Duomo  . 

Poiché  egli  ebbe  terminata  quella  fua  fatica  gettò  via_. 
gli  fcarpelìi ,  dicendo  efìTere  di  loro  più  delicati ,  e  leggieri 
i  pennelli  :  ma  indi  a  poco  dovette  ripigliarli  per  fervizio 
del  Sig.  Gio.  Battifta  Torre ,  che  1'  impiegò  in  lavorargli 
una  flatua  di  mediocre  grandezza  rapprefentante  Bacco  con 
un  grappolo  d'  uva  in  mano  ,  e  la  tigre  protrata  a'  piedi . 
(b)  Né  folamente  fu  efperto  il  noflro  Luca  nelle  Opere  di 
fcultura  fue  ,  ma  lo  fu  eziandìo  nel  regolare  quelle  d'  alcuni 
valenti  Artefici ,  e  diftintamente  di  Giacomo  da  Valiòldo 
Lombardo  nelle  quattro  flatue,  che  queflo  celebre  Scultore 
formò  per  commiffione  del  Sig,  Gafparo  Braccclli ,  collocate 

poi 

(a)  Nel  fuc  viaggia  d'  Italia  parla  di  quefte  tavole  Mr,  Couchin ,  e  con  la  fua 
folita  arditezza  dice  ,  che  la  tavola  del  Prefepio  è  di  poco  valore  :  fa  però 
grazia  di  foggiungere  ,  che  le  altre  fono  alTai  buone,  e  fopra  tutte  queilìL^ 
dell'  Adorazione    de'  Magi ,  che  fente  del  gallo  di  Tiziano . 

(^)  Qiielta  belliflìma  ftatua  ,  che  potrebbefi  meritamente  chiamare  Scultura  gre- 
ca ,  è  locata  entro  la  nicchia,  che  Ila  a  fronte  del  portico  nel  palazzo  del 
vivente  Sig.  Gio.  Battifta  Torre,  il  qual  palazzo  è  iltuato  preffo  la  piazza— 
de'  Garibaldi  .  Io  ftefib  nel  mio  libretto  delle  rarità  di  Genova  ho  sbagliato 
1'  Autore  di  quella  ftatua  ,   avendola  attribuita  a  Giacomo  Filippo  Parodi . 

Altri  lavori  in  marmo  ha  fatto  il  Cambiafo ,  ed  uno  certamente  è  il 
bel  depolìto  d'  Andrea  Spinola  entro  la  Cappella  del  Prefepio  in  S.  Fran- 
cefco  di  Caftelletto  ;  il  qual  depofito ,  oltre  la  foda  architettura  ,  con  che  è 
coftruito ,  più  bello  fi  rende  per  la  ftatua  del  defunto  giacente  full'  urna  ,  e 
per  la  figura  della  Vergine  col  Bambino  in  braccio.  Potrebbe  anch'  CiTere, 
che  foffe  del  Bergamafcq  fuo  compagno,  ma  alla  maniera  fembra  lavoro 
di  Luca . 


,o  VITE  DE'  PITT.,    SCULT., 

poi  d'  intorno  alla  fontana    della  fua  deliziofa  villa    di  Bifà- 
gno  ;    ed  ora  per  varj  accidenti  affatto  dilirutte  . 

Correva    l'anno  I57<^.    quando    i    due    Artefici    diedero 
j-,^  Luca    fi^e  alle  pitture    nella    fopraramentovata    Cappella .    Ed  in_^ 
Cajjiaso.  quetV  anno  appunto    tentò  il  Calvello  di  migliorar  fortuna  , 
come  gli  riufcì  ;  perocché  imbarcatofi ,  fenza  far  motto  agli 
amici ,  lòpra  certe  galee ,  che  viaggiavano  alla  volta  di  Spa- 
gna, ebbe  la  forte  d' efTere  introdotto  alla  Corte  del  Re  Fi- 
lippo IL,  per  cui  molto  lavorò,  come  a  fuo  luogo  diremo. 
Rimalto  per  tanto  Luca  privo  del  caro  amico  ,  continuò 
da  fé  lolo  ad  operare  pel  fuddetto  Sig.  Lercaro ,  nel  cui  pa- 
lazzo lituato  lungo  la  rtrada  nuova  dipinfe  la  gran  fai  a  in— 
varj  quadri,  rapprefentandovi  la  nota  imprefa  di  Mcgollo  Ler- 
caro contro  r  Imperadore  di  Trabifonda  (a) ,  e  nella  volta-, 
r  Imperadore  llellb,  che  abboccatofi,  e  flrettoii  in  amicizia 
con  Megollo  ,  gli  fa  coftruire  in  Trabifonda  un  funtuofo  pa- 
lazzo .  Il  che  die  nuova  occaiione  al  noflro  ingegnofo  Art  enee 
di  metter    in  comparfa    la  fua  bella  perizia   nell'  architetta- 
re ,  e  nel  condurre  a  giufti ,   ed  ottimi  pallàggi  di  profpet- 
tiva  r  eleganti  produzioni  della  Tua  mente  .    Sono  in  quella 
pittura  tanto  ben  dimortrati  i  naturali  movimenti    de'   mu- 
ratori ,  e  degli  fcarpellini ,    che  incidono   le  colonne    della_. 
fabbrica ,  e  1'  armi  del  padrone  del  palazzo  negli  fpecchj  de' 
piediflalli  ;  1'  attenzione  degli  Architetti  in  regolarne  i  difegni, 
che  non  fi  può   veder  cola    ne  più    ben  intefi  ,    né    meglio 
efpreffa  .   Ne  tacer  debbo ,  che  tra  le  molte  figure  quivi  di- 
pinte fpettatrici  del  fatto  ,  vi   ritralfe  il  Cambiafo  le  ilefib  . 
Di  fuo  difegno  fono  pure  gli  Qucchi ,  e  di  fua  mano   le   fi- 
gure d'  alcuni  Eroi  di  quella  Famiglia  effigiati    fopra  delle_. 
lunette  ,    ed  alcuni  putti    fcherzanti    con  palme  ,  ed  allori  . 
Parimente  fon  fuoi  nello  fteffo  palazzo  gli  a  frefco  d'  alcune 
piccole  Ibnze,  in  una  delle  quali  rapprefeniò  Abramo,  che 
facrifica  il  figlio  ;  Giona ,  eh'  efce  fuori  della  balena  ;  e  Giu- 
fcppe  co' fuoi  fratelli,  che  lo  vendono  agl'Ifmaeliti  ;  nell'al- 
tra v'  è  il  carro  della  Felicità    con   alcune  femmine    all'  in- 
torno . 

Altre 

(  «  )  Le  ilorie  del  Lercaro  colorite  in  piccole  figure  nelle  pareti ,  fono  Hate  ulti- 
man-.ente  diiirutte  nella  liitorazione  del  palazzo .  Si  coiUervano  però  ancora 
le  pitture  della  volta» 


ED    ARCHIT.    GENOVESI.  pi 

Altre  pitture  fece  egli  a  frefco ,  che  lungo  farebbe  il  rap- 
portare .  Ei  fece  ancora  una  tavola  ad  olio  per  1'  Aitar  mag- 
giore della  Chiefa    di  S.    Giorgio     tenuta    da'  PP.  Teatini  ;  _«i___ 
la)  ficcoine    alcune  pitture    a  frefco    intorno  alle  pareti  del    di  Luca 
medefimo  Altare  .  Il  tutto  per  commifllone    del  Sig.  Nicolò    CAi^siAit . 
Raggio  .    Si  della  tavola ,  sì  delle  altre  pitture  a  frefco  la- 
fcio  ,  che  i  periti  ne  dieno  giudizio  .    Niuno  per  mio  avvi- 
fo  {aravvi ,   che  non  le  flimi  cofè  di  compiuta  perfezione  . 

Ma  mentre  quello  Pittore,  rutto  occupato  in  tali  iìudj, 
tranquillamente  pafTava  i  fuoi  giorni ,  fu  fopraggiunto  da_. 
grave  difgullo  per  la  morte  della  moglie ,  a  cui  appoggia- 
ta era  la  cura  della  famiglia  .  Non  poteva  egli  fottentrare 
a  tal  pefo  ;  perchè  gì'  impegni  di  fua  Profeillone  1'  obbliga- 
van  fovente  ad  allontanarfi  dalla  cafa  .  Pensò  adunque  di  va- 
lerli per  queft'  affare  dell'  opera  d'  una  forclla  della  defunta  . 
Invitolla  :  accettò  colei  l' invito  ;  e  toflo  imprefe  1'  aflirtenza 
a'  fanciuUetti  nipoti  .  Ma  non  tutte  le  cofe  deliberate  per 
bene  riefcono  a  bene  .  Offervava  Luca  ora  l'abilità,  e  l'at- 
tenzione della  giovane  cognata  ,  ora  1'  avvenenza  ,  e  le  belle 
fattezze  del  volto  di  lei  :  quindi  il  buon  fine  paisò  in  amo- 
rofo  ardore  ;  tal  che  non  penfava ,  fé  non  a'  mezzi ,  onde^ 
Ottener  la  difpenfa ,  per  ifpofarla  . 

Uno  fra  i  molti  gliene  fuggerì  1' appafllonata  fua  fanta- 
sìa ;  e  fu  quello  di  portarfi  a'  piedi  del  Papa  ;  con  qualche 
infigne  tavola  da  fé  dipinta;  ed  intanto  chiedergli  la  bramata 
grazia  .  Con  tal  difegno  poftofi  in  viaggio  ,  giunfe  a  Firenze, 
dove  fi  fermò  alcuni  giorni .  L'  arrivo  di  sì  virtuofo  Sogget- 
to fu  riferito  al  Granduca  ,  che  vogliofo  di  vederlo  diede  in- 
cumbenza  al  Paggi  [  nortro  Pittore  quivi  allora  dimorante  ^ 
di  condurglielo  :  ma  quefli ,  che  ben  conofceva  1'  indole  di 
Luca  troppo  aliena  dalla  foggezione ,  che  porta  feco  il  trat- 
tare co'  Principi ,  rifpofegli  non  v'  effer  altro  mezzo  per  ot- 
tenere l'intento,  le  non  quello  di  coglierlo  all' improvvifo.  ■ 
Così  concertatofi ,  conduffelo  nel  dì  vegnente  il  Paggi  ftto 
preteilo  di  ricreazione  a'  giardini  di  Prato  ,  ove  il  Granduca 
dimorava  ;  e  in  tal  modo  fece ,  che  con  lui  s' imbattelfe-. , 

come 

(a)   Qiielle  pitture  a  frefco  più  non  fi  confervano,  fi  conferra  bensì  la  riferir» 
tavola,  che  è  delle  migiioii.   Ella  rapprefeaca  il  marciiio  di  6',  Giorgio, 


i^i  VITE   DE'PITT.,    SCULT., 

come  fofTe  fluito  un  incontro  cafuale  .  Il  Principe  falutati  cor- 
tefeinente  i  due  Pittori ,  e  con  loro  accompagnatofi ,  prefe.. 
,^____»  a  difcorrere  col  Cambiafo ,    mollrandofi  confapevole  del   fuo 
Di  Luca    vulorc  .    Queftì  tutto  umile  col  capo  chino ,  e  con  le  mani 
Camìiaso.  entro  il  fuo  cappello  flava  ad  udirlo;  ed  avendogli  il  Prin- 
cipe per  ultimo  detto  fé  elTere  molto  contento ,  che  le  fuc 
delizie  di  Prato  avefTero  avuto  in  quel  giorno  la  forte  d' ef- 
ferc  vifitate  da  chi  non  fapeva  concepire  nella  mente  ,  fé  non 
cofe  bdliffime  :  belliirime,  ripigliò  il  Cambiafo ,  credendo  di 
fargli  con  ciò  complimento  .  Ma  l' incontro  impenfato ,  e  la 
foggezion  fua  furon  cagione  ,  eh'  egli  non  intendcffe  né  anche 
il  lignificato  di  quelle  parole  ,  e  fi  lodafTe  fenza  avvederfene  . 
Licenziatoli  quindi    dal  Paggi ,    profegui    verfo   Roma_. 
r  intraprefo  viaggio  ;  dove  giunto ,   fi  portò    pien  di  buona 
fperanza  al  Som  no  Pontefice    [  era  allora  Gregorio  XIII.  ]  , 
al  quale  prcfentò  due  rariflimi  quadri  di  fua  mano ,  ed  elpofe 
umilmente  la  fupplica  ,  attendendone  favorevol  refcritto  .  Ma 
la  cofa  gli  andò  fallita  .    Imperocché  non  folamente  gli  ven- 
De  negata  la  grazia  ;  ma  altresì  fu  da  quella  fuprema  Pote- 
rli collretto  a  promettere ,    che  ritornato  in  Patria    avrebbe 
fenza  in.iuglo  allontanata  dalla  cafa  1'  amata  femmina  .    Ri- 
cevette Luca    con  molta  raflegnazione    d' animo    il  precetto 
Pontificio  ;  e  quantunque  fconlolato  per  le  fvanite  fperanze , 
pur  nondimeno  relloffi  alquanto  tempo  in  Roma  ad  ofTerva- 
re  le  preziofe  Opere  di  Pittura ,    di  Scultura ,  e  di  Archi- 
tettura ,  di  cui  è  s\  ricca  quella  città .  Indi  reflìtuitofi  a  Ge- 
nova ,  ubbidì  tantoflo  all'  ordine  avuto  ,  dividendofi  dalla  co- 
gnata ;  quantunque  ciò    fervifTe    a    maggiormente    accendere 
verfo  di  ellìi  l' inclinazione  ,  e  1'  amore  . 

Conduife  pofcia  moltifTimi  lavori,  che  da  ogni  parte  gli 
venivan  commefTì  ;  ma  in  quelli  quali  infiacchito  lo  fpirito, 
riconofcono  gì'  intendenti  una  notabil  variazione  ,  e  raancan- 
-.•:•  Z3.  ài  quella  bellezza ,  che  per  lo  paflato  avea  dimollrato  . 
Cagione  di  ciò  fu  il  grave  incarico ,  e  il  bifogno ,  in  cui 
trovavafi  di  mantener  con  onore\-ol  decoro  i  fuoi  figli ,  eh'  e- 
rano  gii  grandicelli  ;  ond'  egli  più  alla  material  pratica^ , 
che  al  fério  iludio  ada^  tandofi  ,  da  indi  innanzi  profeguì  a 
dipingere  con  tutta  facilità  ,  e  prellezza  ,  come  lo  dimoika- 
no  Varie  fue  Opere,  che  qui  appreiFo  rapporto  . 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  p^ 

Elle  fono  .  La  tavola  efprimente  la  Cena  del  Signore  con 
gli  A.pol"loli  entro  la  Chiefci  della  Nunziata  di  Sturla  . 

La  tavola  del  Depoflo  di  Croce ,  che  nel  breve  fpazio  ..___^ 
di  tre  giorni  colorì  per  la  Chiefa  di  S,  Chiara  in  Albaro  ,    "dTlI^ 

La  tavola  di  Cri  ilo ,  che  riceve  il  Battefimo  nel  Gior-  Ca^uiaso. 
dano ,    per  un'Altare    della  Chiefa    di  S.  Bartolommeo  già 
de'  Monaci  Bafiliani ,  ora  de'  PP.  Barnabiti . 

Pel  Refettorio  de'  fuddetti  Monaci  fece  anche  un'  altra 
tavola  della  Cena  del  Signore  .     (a) 

Tre  quadri  con  Miflerj  della  PaflTionc  di  Criflo  pe'  Mo- 
naci di  S.  Giuliano . 

Le  tavole  da  Altare  pel  Duomo  ,  nell'  una  delle  quali  è  la 
Vergine  col  Santo  Bambino,  e  S.Anna  :  e  nell'altra  S.Gotardo  (b) 

Una  tavola  col  Redentore  verfante  fangue  dalle  piaghe 
collocata  dentro  la  fagrcfiìa  d'  elTo  Duomo  . 

La  tavolina  con  S.  Antonio  Abate  fatta  per  1'  Oratorio 
-  di  queflo  Santo  :  del  quale  pur  fece  a'  Confratelli  dello  lìefTo 
Oratorio  la  flatua  in  legno  . 

A  quefte  s'  aggiungono  le  tavole  del  Criflo  morto ,  ed 
accolto  fra  le  braccia  della  Vergine ,  per  la  funtuofa  Cliiefa 
di  S.  Maria  di  Carignano  . 

Quella  di  Criflo  verfante  fangue  dalle  Piaghe  ,  per  la_ 
Chiefa  di  S.  Silveflro  .  Il  Prefepio ,  per  la  Chiefa  di  Gesù, 
e  Maria  de'  PP.  Minimi  di  Granarolo  . 

La  gran  tavola  rapprefentante  Criflo ,  che  celebra  1'  ul- 
tima Cena  con  gli  Apolloli ,  la  qual  tavola  ila  nell'interior 
facciata  del  Refettorio  de'  PP.  Conventuali  di  Caflellttto  .  (e) 

In  fomma 

(a)  A  propofito  di  quefta  tavola  della  Cena  del  Signore  preflb  a'  PP,  Barnabiti , 
narrommi  un  vecchio  F.eligiofo  di  quel  Convento  ,  che  il  Cainbial'o  ito  un_ 
giorno  colà  ,  ficcome  fpeflb  Ibleva  ,  fi  pole  per  divertimento  a  giuccarc  con 
alcuni  di  que'  PP.  allora  Bafìliajii  ,  pattuitofi  ,  che  chi  avefl'e  perduto  dovefìe 
dare  agli  altri  una  cena .  Egli  fu  ,  che  perdette .  E  venuto  il  tempo  pre- 
fcritto  per  V  adempimento  dell'  obbligo  ,  portò  loro  qucfto  quadro ,  in  cui 
s'era  efìb  pure  effigiato,   dicendo:    Eccovi  la  Cena  da  me  perduta. 

(  ^  )  La  tavola  di  S.  Gotardo  dal  tempo  confujita  è  Hata  di  nuovo  dipinta  fuUo 
fieffo  dilegno  dall'  Autore    di  quelle  note . 

(  e  )  A  tutte  quefte  tavole  della  terza  majiiera  del  nofìro  Autore  fi  poflbno  aji- 
che  aggiungere  quella  della  Nunziata  in  S.  Maria  di  Carignano  ,  quella  del 
Deporto  di  Croce  in  S.  Fruttuofo  ,  e  quelle  due,  1'  una  dell'  Affunzione  della 
Vergine  al  Cielo  ,  e  1'  altra  con  alcuni  Santi  ,  ambo  entro  la  Chiefa  di  S.  IJar- 
tolommeo  dell'  divella .  Sono  pure  del  noftro  Luca  quella  dell'  Adorazione 
de'  Magi  in  S.  Caterina ,  quella  di  Crillo  fui  Calvario  in  S.  Francelco  di  Ca- 
ftelletcoj   e  quella  dell' Affunzione  nella  Chiefa  di  S.  Andrea. 


y4  VITE    DE'  PITT.,  SCULT., 

In  fojnma  tante  furono  le  tavole  lavorate  dal  Cambiamo 
fu  quefla  terza  maniera ,   che  una  parte    d'  effe  a  vii  prezzo 
venduta ,  baQò  per  dotar  le  figlie  d'  un  fuo  Compare ,  a  cui 


Di  Liic/T  l' aveva  donata 
C.VMEJASO.  Sul  prefato  flilc  dipinfe  pure  a  frefco  il  noftro  Cambiafo, 

e  particolarmente  dentro  il  palazzo  del  Sig.  Luca  Spinola  Va- 
lenza (a)  una  flanza ,  nella  cui  volta ,  da  lui  ripartita  in-. 
cinque  quadri ,  e  in  quattro  tondi ,  efBgiò  a  chiarofjuro  quat- 
tro Dei  :  rapprefeniò  la  caduta  di  Faetonte  ,  e  quella  d' Ica- 
To  ,  i  Giganti  fulminati ,  Marfia  fcorticato  ,  ed  Aracne  tra- 
sformata da  Pallade  in  un  ragno  .  In  altrettanti  ripartim.entì 
divife  ancora  la  fala  del  Sig.  Lionardo  Salvago  ,  che  gli  fu 
data  a  dipingere  ,  fingendo  in  quattro  ovati  a  chiarofcuro 
altrettante  Vedali  ,  un  concilio  di  Dei  nel  quadro  principa- 
le ,  ed  alcune  battaglie  ne'  quadri  minori  :  il  tutto  ornato 
con  architetture  ingegnofe  al  fuo  folito ,  e  vaghe  . 

Dopo  di  ciò  a  richielìa  di  Monfìgnor  Cipriano  Pallavi- 
cino noftro  Arcivefcovo  dipinfe  nella  volta  della  fala  del  pa- 
lazzo Arcivefcovile  tre  Storie  Sacre,  ì  cui  foggetti  cavò  dalla 
vita  d'  Abramo  ;  e  nelle  lunette  effigiò  i  SS.  Vefcovi  di  Genova. 
Ma  quefli  ritratti  ora  fono  dall'  umido  guafli  ,  e  confunti  .  (b) 

Mentre  Luca  così  egregiamente  operava  in  Genova  con 
grande  applaufo ,  ed  emolumento ,  morì  in  Madrid  il  Ca- 
flello,  che  dipingeva  nell' Efcuriale  ;  onde  vennero  di  Spagna 
lettere  ,  che  per  parte  di  Filippo  II.  chiedevan  effo  Luca_ 
colà  a  profeguire  quell'  Opere  dal  defunto  lafciate  imperfet- 
\te.  Egli  confiderando  la  lunghezza,  e  i  dilallri  del  viag- 
gio ,  r  età  fua  anzi  che  no  avanzata  ,  e  1'  abbandonamento 
della  famiglia  ;  piegava  alla  determinazione  di  rlcufare  un-. 
s\  decorofo  ,  ed  util  progetto  :  pure  moilo  dalle  efòrtazioni 
degli  Amici ,  e  molto  più  dal  defiderio  di  confeguire  da  Ro- 
.ma,  per  mediazione  di  quel  Re,  la  licenza  delle  bramate 
nozze  ;  in  compagnia  di  I  azzaro  Tavarone  fuo  difcepolo 
parti  da  Genova  l'anno  1583.,    e  con  prolpera  navigazione 

giunfe 

(<e)   Il  pa!a?7o  gih  f^pinola  Valenza,   lungo  la  ftraJa  nuova,  è  quello  ftefb ,  che 

or  fi   pc/Ticde  dal  Sis.  Giorrio  Doi  ia  . 
(i)   I.e  tre  Froric  d' Àbramo  rt'Ila  volta  di   qiicrta    fa'a    tuttora    fi  confcrvano, 

anzi  vi  fi  vede  m  cl-c  un'altin  quadro  dipinto  dallo  ftclTo  Cambiafo  a  frefco 

rella  piincipal  facciata.    Quefto  quadro  rapprcfciua  un  coi  cilio  di  Vefcovi. 

Ciò  j  che  più  colà  non  fi  vede  iiuno  i  ritratti  cjttro  le  lunette . 


ED   ARCHIT.    GENOVESI.  9^ 

giunfe  in  Madrid ,  ove  tofto  fi  prefentò  al  Sovrano ,  che  con 
dimoftrazioni  di  molta  ftima  1'  accolle  .  Gli  diede  incumben- 
za  d'  adornar  di  pitture  la  volta  dell'  Efcuriale  (a) ,  ed  aire-  ^ 

gnoUi  una  penfione  di  cinquecento  feudi  al  mele ,  oltre  il  Di.Luca 
premio  ,  che  gli  avrebbe  dato  al  fine  dell'  Opera  .  S'  accinfe  Cajmaso . 
Luca  all'  imprefa ,  e  con  la  Tua  folita  velocità  formò  un  bel 
difegno  dinioilrante  il  Paradifo  :  indi  al  Re  prefentollo ,  che 
vedutolo  pieno  di  {corti,  e  di  gruppi,  lo  defiderò  meno  in- 
tricato ,  e  più  lifcio  .  Laonde  in  un  fubito  il  nollro  Pittore 
formò  un  altro  dilegno  più  agevole ,  e  più  Iciolto  .  Ebbe_. 
quello  fbpra  del  primo  la  preferenza  :  e  di  quello  fu  da  lui 
intraprefa  l'  efecuzione  . 

Grandi  furono  le  diflinzionì ,  e  gli  onori ,  che  a  Luca_. 
fi  fecero  colà  da  que'  Magnati  ,  e  dal  medefimo  Re  ,  il  quale 
bene  fpeflb  porta vafi  a  vederlo  dipingere  .  Or  eflendovi  giun- 
to una  volta  ,  mentre  Luca  llava  ritoccando  la  telìa  d'  una 
S.  Anna ,  parve  al  Re  ,  che  troppo  giovane  rapprefentata_. 
r  avelfe  .  Il  veloce  ,  ed  eiperto  Pittore ,  prefo  il  tempo  ,  che 
quegli  avefTe  girato  1'  occhio  verfo  un'  altro  fito  ,  deliramente 
con  due  tratti  di  pennello  la  fé  comparire  aifai  vecchia .  11 
Re  poco  dopo  voltatofi ,  e  rimiratala  ,  pieno  di  maraviglia 

lodò 

{a)  Tutte  le  pitture  a  frefco  fatte  dal  Cambiafo  per  1' Efcuriale  fono  le  feguenti. 

Il  già  delcritto  Paradifo  nella  gran  volta  della  Chiefa  con  infinità  di  figure. 

11  martirio  di  più  Santi  nel  baflò  chioi^ro  ;  e  i  quattro  Evangelilu  entro 
le  finte  nicchie    dell'  ampia  fcala . 

Entro  la  cafa  de'  Preti  1'  Affunzione  della  Madonna  ,  S.  Orfola  con  le  fue 
Vergini  ,  e  i  SS.   Lorenzo  ,   e  Girolamo . 

Nella  volta   del  luogo  ,  ove  fi  feppellifcono  i  Re ,  alcune  figure  di  Virtù . 

Poi   per  la  Chiefa  di  S.   Anna    dipinfe  ad  olio  la  tavola  di  S.  Gio.  Bartifta. 

Altre  Opere  pur  fue  fi  ccnfervajio  in  alcune  principali  città  d'Italia  :  e  lòno 

Un  quadro  del  Prefepio    entro  la  fagrellia  di   S.  Domenico  m  Bologna. 

In  Napoli  entro  la  Chiefa  de'  Certofini  un  Grillo  flaq;ellato  alla  coloiìj:a . 

I]i  Perugia  fopra  la  porta  del  coro  della  Chiefa  de*  Cappuccini  un  qua- 
dro della   Maddalena  convertita  alla  predicazione  di   Crifio  . 

In  Milano  ha  dipinto  nella  galleria  dell'  Epifcopio  il  Prefepio  ;  il  Crifto 
morto  ;  e  la  Vergine  con  S.  Giufeppe  ,  che  contemplano  il  Divino  Infante . 

In  Firenze  vedefi  il  fuo  ritratto  ,  formato  per  mano  di  lui  medefiiro ,  eJitro 
quella  fingolar    gallerìa . 

In  Roma  nel  palazzo  Barberini  fi  conferva  il  quadro  della  Vergine  ve- 
ftita  alla  zingarefca  ,  che  col  Bambino  in  braccio  fugge  in  Egitto  ;  ed  un-, 
S.  Girolamo  pur  fuo  fi   vede  nel  palazzo  de'  Borghefi  fui  monte   Pincio  . 

Finalmente  nella  galleria  del  Re  di  Francia  fono  del  Cambiafo  tre  qua- 
dri :  nel  primo  de'  'quali  fta  dipinto  Amore ,  che  dorme  :  nel  feLcndo  Ve- 
nere coji  Adone:  e  nel  terzo  Giuditta  con  la  fantefca.  Opere  lune  degne 
d'  immortalità . 


5»5  VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 

lodò  la  perizia  ,  e  la  prellezza  di  Luca  ,  e  fempre  più  gli  creb- 
be nella  flima  ,  e  nell'  affetto  ;  onde  con  maggior  frequenza, 
,  ed  anche  in  compagnia  della  Reina  lo  vifitava,  gran  piace- 
D,  Luca     tc  moflrando  di  vederlo  lavorare  ;  ed  anche  talora  cogliendolo 
Cameiaso.   all' ijnprovvifo  ,  gli  percoteva  con  la  mano  le  fpalle  :  e  profe- 
guite  ,  diceagli ,  a  farvi  onore  .  Luca  per  lo  contrario  rimane- 
va confufo  a  tali  finezze  :  e  come  timido  eh'  egli  era ,  non_. 
fapea  formar  parola  di  ringraziamento  . 

Dimoftrazloni  s'i  grandi  della  Regia  benevolenza  fervi- 
rono  al  Pittore  per  ingerirli  qualche  fperanza  di  ottenere  il 
bramato  fpofalizio  con  la  cognata  .  Per  la  qual  cofa  cominciò 
a  farne  pratica  co'  Miniflri  di  maggior  confidenza  del  Monarca  ; 
acciocché  lo  Tupplicaffero  ad  adopcrarfi  predo  la  Santa  Sede 
per  la  chiefla  difpenfa  .  Ma  coloro  non  vollero  in  verun  con- 
to parlarne  ;  anzi  lo  avvertirono  a  flar  con  cautela  ;  perchè 
fé  Sua  Maefl:\  averte  mal  avuto  fentore  di  s\  llravagante  pro- 
pofizione ,  gli  avrebbe  fenza  fallo  fofpefe  quelle  grazie  ,  e_. 
cortesìe ,  colle  quali  infin  a  quell'  ora  1'  avea  si  liberalmente 
favorito ,  e  diflinto  . 

A  quefla  inafpettata  rifporia,  che  atterrava  ogni  Tua  mal 
fondata  idea  ,  tal  adizione  il  forprefc  ,  che  in  pochi  giorni 
gli  il  produfle  una  poflema  fui  petto  .  Nulla  giovò  la  cura 
de'  Medici  Regj ,  per  riparare  al  male  ,  clie  ad  ogni  ora  ina- 
fprendofi ,  aumentava  il  pericolo  .  Si  fecero  confulti  ;  fi  pra- 
ticarono potenti  balfami  ;  fi  tentarono  fpecialiflime  provc^; 
fra  le  quali  una  fu  d'  introdurre  all'  improvvifo  nella  danza 
dell'  infermo  alcuni  Tuoi  amici  con  armi  alla  mano  in  aito 
furiofo ,  e  minaccevole  contro  di  lui ,  fperandofi ,  che  per  lo 
fpavento  avrebbe  egli  fatto  qualche  llraordinnrio  sforzo ,  con 
che  gli  fi  farebbe  aperto  ,  e  difiìpato  1'  interno  malore  .  Ma 
elfendo  riufcito  vano  anche  quefl'  ultimo  ripiego  ,  e  fempre 
più  crefcendo  la  maligna  materia  ,  finalmente  1'  opprellè-.  ; 
ond'  egli  cefsò  di  vivere  (a)  con  difpiacere  della  Corte ,  e 
dello  uefib  Re  ,    che  molto  1'  amava  . 

Lafciò  il  Cambiafo  alcuni  dif.epoli  di  merito ,  fra'  quali 
Orazio  luo  figliuolo,    che  fuUo  lìile  paterno  lodevolmente^ 

dipinfe , 

C«)    Mancò  il  Camliafo  1' aniio  di  iioUra  falute  15S5. ,  che  fu  il  cinquantottefi- 
mo  della  fua  età. 


ED  ARCHIT.    GENOVESI. 


P7 


dipinfe ,  Francefco  Spezzino  ,  e  Lazzaro  Tavarone  ,  di  cui 
parleremo  più  innanzi ,  e  Gio.  Battilìa  Paggi ,  che  febbene 
non  frequentò  la  fcuola  di  lui  ;  pure  perchè  s' avea  propoflo 
la  maniera  del  Cambiafo  per  tfemplare  ,  e  ne'  fuoi  primi  anni 
iniitolla  ,  come  moflrano  le  primizie  de'  Tuoi  pennelli  :  perciò 
anch'  elfo  fra  quelli  giuflamente  vien  computato . 

Fu  il  Cambiafo  celebrato  in  fua  vita  dall'erudita  penna 
di  Monfìgnor  Oberto  Foglietta  con  un  elogio ,  che  fi  legge 
ftampato  infieme  con  gli  altri  degli  Uomini  Illurtri  della  Li- 
guria ,  dal  quale  fi  viene  in  cognizione ,  eh'  era  egli  già. 
llato  encomiato  da  Paolo  Foglietta  ,  fratello  del  fuddeito  Ober- 
to ,  nelle  fuc  rime  compone  in  lingua  genovefe ,  e  tradotte 
pofcia  in  latino  da  Rinaldo  Corfo  da  Correggio .  Di  tal  tra- 
duzione io  non  ho  altra  notizia .  Era  Paolo  amico  intrinfeco 
del  Cambiafo ,  e  di  lui  pofTedeva  cento  fcelti  difegni  di  Ma- 
donne tocche  di  pe^na  ,  ed  ombreggiate  d'  acquerello  ,  che 
quali  gioje  conferyava  .  Era  una  gran  maraviglia  il  vedere^ 
trattato  da  un  Pittore  lo  fleflb  argomento  per  ben  cento 
volte,  e  fempre  in  differente  maniera.  Ma  a  tanto  giungeva 
la  fecondità   dell'  ingegno  del  Cambiafo  . 

Molti  Poeti  parlano  di  lui  con  fenfi  di  fomma  eflima- 
'.ione ,  e  lode  ;  e^  fpecialmente  il  famofo  Marino  in  certi  fuoi 
verfi  ,  Uno  d'  eflì  è  queflo  : 

O  d'  egregio  pennel  potere  immenfo  ! 

Che  qui  ferva  per  conclufione ,  di  cui  più  adattata,  e^ 
più  giufta  non  fo  trovare. 


Di  Luca 
Cawbiaso  • 


Tom.  I. 


VITA 


p'è  VITE   DE'PITT.,    SCULT., 

VITA  ■      ' 

DI    FRANCESCO  SPEZZINO 

Pittore  .     (a) 

Quante  belle  fperanze  tronca  la  morte  !   Avefle  almen 
ella  riguardo  a  certi  Soggetti  di  frefca  età ,  che  già 
incominciano  a  dar  buon  faggio  di  fé  ,  e  ci  apparec- 
chiano molti  fquiilti  frutti  de'  loro  ingegni  .  Ma  nò. 
Coflei  difpettofa    non  meno ,    che  inelbrabile  ,    non  fa  avere 

riguardi  :    anzi  d'  ordinario fura 

Prima  i  migliori  .  {b) 
Cosi  feguitò  il  fuo  collume  contra  il  giovane  Pittore  Fran- 
cefco  Spezzino  ,  di  cui  ora  imprendo  a  fcrivere  .  Spedirommi 
in  breve  ;  perchè  la  brevità  della  fua  vita  impedì  a  lui  il 
molto  operare,  e  toglie  a  me  l'abbondanza  della  materia. 
Qual  folTe  la  città ,  o  terra  natale  di  que^o  Pittore 
non  r  ho  mai  potuto  rinvenire  ;  e  quantunque  io  fupponga  , 
eh'  egli  fia  nato  in  Genova ,  non  per  tanto  ciò  non  olla_. 
all'  opinione  d'  alcuni ,  che  lo  vogliono  originario  della  Spezia, 
dalla  quale  abbia  riportato  il  cognome  di  Spezzino  .  Studiò 
coflui  la  Pittura  fotto  Luca  Cambiafo ,  e  Gio.  Battifla  Ca- 
ftello  il  Bergamafco  ,  i  quali  ,  attefo  il  fuo  raro  ingegno , 
eie  fue  mani  felle  dilpofizioni  ad  un' ottima  riufcita,con  par- 
zialità d'  affetto  (empre  lo  riguardarono  ,  e  con  tutta  la  fol- 
lecitudine  l' inftruirono  .  Aggiunta  all'  ingegno ,  e  alla  difci- 
plina  di  que' due  virtuofi ,  ed  accurati  Maeilri  1' indefella 
applicazione  del  gio\ane  fcolare ,  in  breve  tempo  egli  andò 
molto  innanzi  nell'  arte  .  Le  Pitture  ,  che  foleva  (  oltre  alle 
quotidiane  de'  fuoi  Maedri  )  minutamente  offervare ,  erano 
quelle  del  Buonarroti ,  e  di  Andrea  del  Sarto  .  Ma  foprat- 
tutto  particolare ,  ed  affiduo  lludio  facea  fuUa  preziola  ta- 
vola 

(  «  )  Non  fi  è  prcmefTo  alla  vita  dello  Spezzino  il  ritratto  ,  che  fi  vede  ncll'  anti- 
ca e.ìizione  ni  quelV  Opera  ;  perchè  fi  è  fcoperto  ,  che  tal  ritratto  non  è 
già  il  vero  dillo  Spezzino,  ma  è  quello  di  Defiderio  da  Scttignano,  come 
fi  pu5  Icorgcrc  dal  Vafari ,  che  lo  riporta .  Vero  ritratta  dello  Spezzino 
non  fi  trova  :  e  noi  non  vogliam  darne  de'  falfi  • 

{b^   Peir.  p.  I.  S^on.  aio. 


ED  ARCHIT.   GENOVESI.  99 

vola  efiflente  in  Santo  Stefano  ,  dipinta  da  Giulio  Romano, 

Di  quefla  tavola  una  copia  ritratta  dal  noftro  Spezzino  giunfe 

in  mia  mano  pochi  anni  fono  .    In  efTa  ammirai  una  grande  —-_____. 

efattezza  ne'  dintorni ,  e  un  giudiziofo  tratteggiare  dell'  om-        Di 

bre  con  mezze  tinte  ben  paifcggiate  .    Cos'i  non  folTe  flata_    FrANCj;sca 

alquanto  logora,  e  maltrattata.    Colpa  di  chi  polTedevala .         ""ino. 

Due  fole  tavole  ,  e  di  mediocre  mifura ,  fi  confervano  di 
lui  al  pubblico  efpofle  :  1'  una  è  quella  della  Nunziata-. , 
ch'egli  colori  con  difegno  del  Caftello  fuo  Maeflro ,  collocata 
in  S.  Maria  delle  Vigne  (a)  :  e  1'  altra  è  quella ,  che  vedefi 
in  S.  Colombano ,  la  quale  egli  dipinfe ,  come  vi  fi  legge , 
l'anno  1578.  Rapprefenta  queila  l'addolorata  Vergine  Ma- 
dre col  morto  Gesù  tra  le  braccia ,  e  con  due  Angioli  pian- 
genti ,  che  gli  predano  adorazione  :  il  tutto  fatto  con  ma- 
niera foda  ,  naturale  ,   e  patetica  . 

Per  dare  un  miglior  faggio  del  valore  di  queflo  Arte- 
fice,  foggiungerò ,  come  nel  1575.  efTendo  in  Genova  perle 
civili  difcordie  pronti  a  nafjere  i  tumulti ,  e  i  difordini ,  av- 
venne ,  che  fulla  piazza  di  Santo  Stefano ,  inforta  non  fo  qual 
rilfa  ,  fu  fparato  un'  archibufo  ,  la  cui  palla  andò  a  traforare  la 
fopraramentovata  preziofa  tavola  di  Giulio  Romano  .  Con- 
venìa  riflorarla  ,  Ciò  non  era  imprefa  da  tutti  .  Vi  fi  richie- 
deva un  Pittore  non  ordinario  .  Lo  Spezzino  ebbe  1'  onore 
d' eflervi  desinato.  L' efito  comprovò  la  perizia  di  lui,  e 
il  buon  difcernimento  di  chi  lo  trafcelfe  .  Imperocché  egli 
rifarci  cosi  bene  quel  foro  ,  che  niun'  occhio  ,  quantunque  fi- 
nifTimo ,  è  mai  giunto  a  difcernere  dove  fia  {lato  fatto  il  ri- 
farcimento  . 

Altre  Opere  di  lui  non  fo  d'  averne  vedute ,  fuorché 
certa  piccola  tavola ,  nella  quale  con  m.olta  vivezza ,  con_. 
belle  movenze  nelle  figure ,  e  con  gagliarde  efpreflìoni  d'  af- 
fetti di  dolore ,  e  di  fpavento  egli  rapprefentò  1'  univerfale 
Giudizio  . 

Ci  venne  tolto  quefio  Pittore  nel  fior  de'  fuoi  anni  dalla 
peft'knza,  che  nel  1^79.  infierì  contro  alla  nolìra  città. 
Gran  co(è  avremmo  di  lui,  fé  la  morte  non  1' aveffe  cosi 
predo  raggiunto .  G  2  VITA 

(fl)   (l'erta  tavolina   al  prefente  »  locata  fopra   l'Altare   nella  fagrelììa  dell*.* 
ftelta  Chiefa  . 


joo  VITE   DEPITT.,  SGULT., 

VITA 

DI     CESARE    CORTE 

Pittore  ,  ed  Ingegnere . 

CON  tutto  il  fondamento  della  giudizia ,  e  della  San- 
tità fono  dalla  Chiefa  proibiti  i  libri  contrarj  al  buon 
coflume  ,  o  alla  Religione .  Pur  troppo  quefli  co'  loro 
aliti  pertilenziali  infettano  la  mente,  ed  il  cuore  di 
chi  li  legge ,  e  con  lufinghevoli  infmuazioni  fan  bere  il  ve- 
leno della  diflolutezza ,  o  dell'  empietà  .  Uti  gran  libro  è  un 
gran  male  :  dilfe  Callimaco  :  e  per  mio  avvifo  egli  avrà  vo- 
luto dire ,  un  gran  libro  cattivo  .  Or  penfiamo  noi ,  che_> 
gran  male  non  faranno  molti  gran  libri  tutti  ripieni  di  maf- 
fmie  ereticali ,  e  di  paralogifmi  impugnanti  la  Cattolica  Ve- 
rità .  Per  qual  cagione  io  mi  fia  introdotto  a  cosi  difcorrere , 
comprenderallo  chi  fi  farà  a  leggere  la  vita  di  Celare.-. 
Corte  Pittore  Genovefe ,  della  quale  llenderò  qui  un  fuccin- 
to  ragguaglio . 

Da  Valerio  Corte  eccellente  Pittore  Veneziano  ,  di  cui 
verrammi  occafìotie  di  fcrivere  verfo  la  fine  di  quello  volu- 
me ,  e  da  Ottavia  Sofia  gentildonna  Genovefe  nacque  iii_ 
Genova  Cefire  l'anno  1554.  (a)  Con  diflinzione  d'affetto, 
e  particolar  cura  fu  da  elli  educato  il  fanciullino  ;  il  quale 
appena  giunto  all'  età  capace  degli  ftudj  delle  lettere ,  ve  lo 
applicarono  ;  e  tanto  fu  il  profitto ,  eh'  ei  ne  riportò ,  e  sì 
valente  divenne  nelle  rettoriche ,  e  filofofiche  cognizioni , 
che  non  ebbe  tra'  fuoi  condifjepoli  chi  1'  uguagliale . 

Ma  quantunque  il  genio  de'  fuoi  folfe  ,  eh'  e^li  s'  arric- 
ch'fTe  ;la,  mente  dell'  altre  maggiori  Icienze  :  la  naturale  in- 
clnwione  però  lo  fpingeva  piuitoflo  ad  apparar  di  propofi- 
to  la  Pittura  .  Laonde  quel  tempo  ,  che  dalle  fcolafiiche  oc- 
cupazioni diftolto  non  era  ,  impiegavalo  a  difegnare  ;  nel  qual 
efercizio  conlumava  bene  fpellò  anche  parte  delle  ore  dovu- 
te al  ripofj  . 

Vedendo 

(4)   L'anno,  in  cui  nacque  il  Corte  non  fu  il  r5)4. ,  ma  il  1550.  ,  come  fi  ri- 
cava da'  libri  battefìmali  della  Parrocchia    di  S.  Maria  delle  Grazie  . 


ED    ARCHIT.   GENOVESI.  tot 

Vedendo  il  Padre  la  coflan?^  di  Cefare  in  tale  (ludio  , 
giudicò  fpediente  il  condifcendervi  ;  anzi  l' infervorarvelo  con 
te  lodi ,  e  r  inoltrarvelo  con  la  direzione  ,  con  gì' inftrumcnti,  , 

co'  buoni  efemplari ,  e  con  le  regole  del  ben  colorire  ;  dacché   Di  Osare 
ne  prevedeva  in  efib  una  degna  riufcita  (a),  qual  in  effetto     Corte, 
fuccedette ,  e  non  dopo  molto  ;    perocché  non  avea  ancora 
il  figlio  paflata  1'  età  giovanile ,  che  divenne  un  Profeflòr  di 
Pittura  rinomato ,  e  ftimato  . 

Allo  fiudio  di  quefla  nobile  facoltà  aggiunfe  Cefare  an- 
che quello  dell'Architettura  militare,  che  apparò  da  un  fuo 
Zio  materno  ;  ed  in  tal  facoltà  fimilmente  andò  molto  in- 
nanzi ;  ed  in  alcune  prove  fece  egregiamente  fpiccare  la  fua 
abilità  . 

Dopo  efferfi  egli  fornito  di  tali  ornamenti  ufci  dalla  Pa- 
tria ,  e  pafsò  oltremonti .  Vide  la  Francia  :  di  là  navigò 
in  Inghilterra ,  e  dimorò  qualche  tempo  in  Londra  ;  ove  per 
le  fue  belle  tavole  acquiftò  tanta  (lima,  che  la  ftefla  Reina 
volle  effere  da  lui  ritratta  .  Riufcì  Cefare  tanto  felicemente 
in  quello  lavoro ,  che  oltre  i  preziofi  regali  da  cortei  ricevu- 
ti ,  gli  vennero  altresì  fatte  larghe  efibizioni ,  acciocché  ìn_ 
Corte  fermar  fi  volefTe  :  ma  egli  gentilmente  ricufandole , 
amò  meglio  di  ritornarfene  a  Genova;  dove,  giunto  che  fu, 
non  gli  mancarono  le  occafioni  d' operare ,  e  i  Mecenati , 
che  lo  proteggefiero  . 

Uno  di  quelli  fu  il  Principe  Alberigo  di  Mafia  .  Egli 
amollo  per  modo ,  che  avendo  bifogno  Ferdinando  I.  Gran- 
duca di  Tofcana  d'  un  Ingegnere  valente ,  gli  fpedì  il  Corte, 
il  quale  dopo  avere  per  alcuni  mefi  efercitata  in  Firenze  una 
tal  carica ,  moffo  da  non  fo  qual  fuo  gelofo  fofpetto ,  o  piut- 
toflo  fantaflico  capriccio ,  improvvifamente  di  notte  partilTi , 
ed  a  Genova  fi  rendè .  Un  tal  procedere  fpiacque  molto  al 
Granduca  ,  che  col  Prhicipe  fé  ne  lagnò  .  Scusò  quelli  il  Corte 
come  feppe  il  meglio  :  ma  poi  chiamatolo  a  fé  afprarrente_. 
il  riprefe  del  malo  termine .  Ricevette  il  Corte  a  capo  chino 
la  riprenfione  ;  né  lafcìò  di  chiedergli  umilmente  perdono  del 
mancamento  ,  ed  efibiffi  pronto  a  darne    la  dovuta  fcddisfa- 

G  3  zione 

fa)  Inflruillo  il  Padre  anche  nelle  Matematiche ,  e  con  ottimo  effetto . 


102  VITE   DE-  PITT.,  SCULT., 

zione  al  Granduca ,    conforme  fece  :    con  che  ad  ambedue,* 
rientrò  in  grazia  . 
,  Era  egli  molto  obbligante  nel  fuo  converfare ,  e  difcor-' 

Di  Cesare  ^'^^^  »  ^  fapea  concilìarfi  l'amore  di  tutti  col  fuo  bel  modo: 
Corte,  foltanto  pregiudicaA'agli  1' e  (Ter  e  troppo  facile  ad  improvvife, 
e  capri ccio(e  rifoluzioni  .  Era  in  oltre  felice ,  e  pronto  nel 
verfeggiare  italiano  ;  onde  fovente  gareggiava  co'  Poeti  piìi 
celebri ,  componendo  fonetti ,  e  canzoni  d'  ottima  invenzio- 
ne ,  e  di  pulitiffimo  flile  :  ciò ,  che  molle  Paolo  Foglietta  , 
e  Gabriello  Chiabrera  ad  encomiarlo ,  e  dichiararlo  degno 
di  laurea  . 

Delle  Opere  in  varj  tempi  ufcite  da'  pennelli  di  Cefare 
andrò  qui  notandone  alcune  di  maggior  merito .  Per  la_. 
Chiefa  di  S.  Francefco  di  Cal^elletto  colori  la  tavola  di  S. 
Maria  Maddalena  portata  dagli  Angioli  in  Cielo  .  Quefta-. 
tavola  gli  venne  ordinata  dal  foprammentovato  Principe  di 
Malfa  ;  e  al  baffo  di  quella  alfai  dal  naturale  ve  lo  ritrafTe  . 
Due  altre  tavole  dipinfe  per  la  Chiefi  di  S.  Maria  del  Car- 
mine ;  neir  una  di  quelle  rapprefentò  S.  Francefco  rtlmatiz/ato: 
e  nèir  altra  S.  Simone  Stok  ,  che  dalla  Vergine  riceve  lo  Sca- 
pulare  .  Belle  anche  riufcirono  due  altre  (uè  tavole  :  1'  una 
di  S.  Pietro  per  la  Cliiefa  di  Noilra  Signora  delle  Vigne  :  {a) 
e  l'altra  d  Ognilfanti  per  quella  di  Gesù  ,  e  Maria  di  Granarolo. 

Fu  dote  principale  di  quello  Pittore ,  come  già  accen- 
nammo ,  il  fare  i  ritratti  fomigliantiffimi  al  fenibiante ,  che 
ritraeva  ;  e  però  dalle  fue  mani  varj  ne  ufcirono  prefi  a  ma- 
raviglia ;  fra' quali  naturaliflìmo  fu  quello  del  Cardinal  Ora- 
zio Spinola  ,  che  perciò  molto  onoroUo ,  e  premiollo  .  Né 
debbo  tacere  quell'  altro ,  che  fece  della  Signora  Geronima 
Fabiani ,  con  la  quale  s'  era  egli  per  matrimoniai  legge  con- 
giunto :  donna  ornata  d' infigni  virtù ,  e  d'  una  rara  bellezza. 
Per  Niccolò  Fabiani  Suocero  fuo  dipinfe  un  quadro  rappre- 
fentante  Gesù  fpogliato  da'  giu^i  ,  che  riufci  una  delle  fue 
Opere  più  pregiabili  :  ma  non  tanto ,  che  fuperalTe  1'  altro 
bcllifhmo  quadro  da  lui  fonnato  pel  Sig,  Filippo  Pallavicino; 
.ove  con  focofa  energia ,  e  vivezza  efprelTe   ciò ,   che  narra^ 

Dante 

(a)   Qjiefta  ravoja  è  prefenremente    all'  Aitar  maggiore   di  S.  Pietra  di  Bajichr){ 
e  lotto  vi  fi  legge  :  Ctffar  Curte  finx'tt  anno  tóso. 


ED   ARCHIT.   GENOVESI,  103 

Dante   nel  quinto  Canto    del  fuo  Inferno.    Onde   l' immor- 
tai Chiabrera ,  veduta  si  fuperba  pittura  lodolla  col  feguente 

SONETTO. 


Di  CtfAKE 

Perchè  forte  ragion  freni  il  talento ,  Corte  . 

Sicché  non  corra ,  ove  Infuria  Jpinge , 

Dante  procella  fempiterna  fìnge  , 

Di  condannato  amor  degno  tormento  , 
Or  perchè  rimirando  abbia  /pavento 

Chi  troppo  accefo  a  male  amar  x'  accinge  ^ 

Su  breve  tela  Ctfare  dipiììge 

Gli  orridi  verni  di  tartareo  vento , 
E  sì  dotto  pennelV  inganna  i  fenfì , 

Che  /'  occhio  fcerne  turbini  funefìi . 

Tutta  agitar  la   region  profonda, 
Febo  fé  premj  alla  Virtìi  difpenjì 

De  r  alme  foglie  ,  ond'  il  Cantor  cinge/li  , 

Le  fagge  tempie  del  Pittar  circonda  . 

Ma  mentre  in  mezzo  agli  onori  godeva  il  Corte  una  vita 
tranquilla ,  fu  repentinamente  dalla  Tua  dannabile  •  infedeltà 
traboccato  in  un' ellrema  mifena .  Il  cafo  avvenne  cos'i-,  (a) 
Orlando  Enfi  Lionefe  amico  del  Corte  nel  partire- per  la 
patria  lafcio'gli  in  depofito  una  cafTa  ben  chiodata  .  Il  Corte 
dopo  fei  anni  moflTo  da  curiofitìi  l'apri,  e  la  trovò  piena  di 
libri  d'  autori  erefiarchi  impugnanti  exprofefTo  la  Santa  Fede. 
Li  lelTe  allora  alcun  poco  ;  poi  chiufe  di  nuovo  la  cafla  ,  e 
la  murò  fotto  certa  fcala .  Dopo  altri  dodici  anni ,  avendo 
avuta  notizia  ,  che  1'  Enfi  era  morto,  la  riapri ,  ed  applicofli  con 
avidità  alla  lettura  de'  prefatì  libri  ;  ove  imbevutofi  di  quell' 
empie  dottrine,  fpargevale ,  e  foClenevale  .  Indi  ebbe  anche 
il  coraggio  di  commentare  1'  ApocalifTe ,  fìravolgendone  i  fenll 
contro  alla  Chiefa  ,  e  a  favor  di  I^utero .  Fu  perciò  denun- 
ziato alla  S.  Romana  Inquifizione ,  per  cui  ordine  fu  carcera- 
to l'anno  1^12.  il  di  30.  dicembre.  Sorto  ■quefìo  Tribunale 
perfeverò  per  dieci  giorni  contumace  ne' Tuoi  errori:  dopo  il 

G  4  qual 

(  e  )  Il  racconto  di  ciò ,  che  avvenne  a  Cefare  nella  S.  Inquifizione  s'  è  alquanto 
variato  da  quello ,  che  ne  fa  il  Soprani  ;  perocché  fi  fon  trovati  documenti 
autentici,  che  il  tutto  defcrivono  fecondo  la  foprappoft^  variazione» 


>o4  VITE   DE"  PITT.,  SGULT., 

qual  tempo  fi  ravvide ,  confefTolli  ;  e  dopo  var]  coftituti  ,  e 
molte  dcpofizioni  fece  la  folenne  abiura  in  S.  Domenico  con 
I  gran  concorfo  di  popolo  il  dì  ii.  d' agoflo    del  KJ13.    Suc- 

Di  Celare  cedette  air  abiura  la  falucar  penitenza  ,  confidente  nella  car- 
CoRifi,  cere  perpetua,  nel  digiuno  di  tutti  i  venerdì  in  pane,  ed 
acqua ,  e  nella  quotidiana  recita  di  certe  orazioni ,  coli'  ob- 
bligo di  confefiarfi ,  e  comunicarfi  quattro  volte  all'  anno 
in  quattro  determinate  ferte  principali  .  Contava  egli  allora 
r  anno  53.  di  fua  vita  :  e  poco  più  allungolla  .  Imperocché 
fopraggiuntagli  certa  maligna  fcabbia  detta  ferina  in  breve 
tempo  lo  tralfe  a  fine  .  Queflo  fu  il  frutto  della  lettura  di 
libri  impartati  d' empietà ,  e  di  m.ifcredenza  .  Or  chi  fi  fide- 
rà della  loro  converlazione  così  perniciofa  al  corpo ,  all'  ono- 
re ,  ed  all'  anima  ? 

Dopo  Cefare  rimafe  Davidde  fuo  figlio  .  Quelli  bevve 
i  primi  infegnamenti  della  Pittura  dal  Padre  ,  che  fui  piiì  bel- 
lo sì  fgrazìatamente  venne  a  mancargli  ;  ond'  egli  poiché  ebbe 
per  qualche  tempo  ftudiato  da  per  fé  fulle  carte  de'  buoni 
Autori ,  rifolvette  di  metterfi  fotto  la  direzione  di  Domenico 
Fiafella  detto  il  Sarzana  ,  the  amorevolmente  infiruillo  .  Cobì 
Davidde  corrifpondendo  con  la  fua  diligenza  al  buon  affetto, 
e  zelo  del  fuo  Maefiro ,  giunfe  in  breve  alla  felicità  di  faper 
copiare  con  mirabil  contraffacimento  le  Opere  de'  più  eccel- 
lenti Pittori .  Prova  di  ciò  dillintamcnte  fu  1'  efatta  copia , 
eh'  egli  fece  del  quadro  della  Maddalena  a'  piedi  di  Grillo 
nella  cafi  del  Farifeo  :  infignilfima  opera  di  Paolo  da  Vero- 
na .  Tal  quadro  polTeduto  al  prefente  dal  Sig.  Gio.  Filippo 
Spinola  (a) ,  fu  dal  giovane  Corte  in  tela  grande ,  quanto 
r  originale  ,  sì  felicemente  imitato ,  che  barta  quello  lolo  a  di- 
chiararlo unico  a'  fuoi  tempi  nella  perfezion  del  copiare .  Egli 
di  tal  fona  di  lavori  contentandofi ,  come  quelli ,  che  gli 
provvedevano  il  fuo  foflentamento ,  non  paf^ò  ad  opere  d'in- 
venzione. Morì  cofiui  di  pefiilenza  l'anno  ló^j.  in  età  non 
molto  avanzata .  Altri  difcepoli  ebbe  Gerire ,  e  fra  quelli 
Bernardo  Strozzi,  e  Luciano  Borzone,  i  quali  riufcirono  en- 
trambi Pittori  di  molto  grido  .  Di  loro  feri  vero  più  innanzi . 

VITA 

{m)  Tanta  il  riferito  famofiffimo  quadrd,  quanto  la  fua  fcliciflìma  copia,  che, 
mentre  fcrivcva  il  Soprani ,  erano  preflb  al  Sig.  Gio.  Filippo  Spinola  ,  ora  fo- 
no Jic'  fa'ottj  del  Sereniamo  noilro  Doge  Marcella  Durazzo  del  fu  Gio.  Luca. 


ED   ARCHIT.   GENOVESI. 
VITA 

DI  GIO.  BATTISTA  CASTELLO 

Pittore  .    (a) 


IQ< 


Cnud./^.  i/i  ccn  . 


GRamde  è  la  forza  del  genio.  Egli  vince  ogni  ora- 
colo ,  e  fi  rende  foggette  fino  le  volontà ,  di  modo 
che  non  folamente  non  pofTiam  andar  contro  di  eflo, 
ma  neppure  poflìam  ciò  volere  .  Ben  vi  fu  chi  at- 
tribuì quefta  vittoriofa  forza  all'  amore  :  ma  per  amore ,  che 
altro  fé  n*  inrende ,  fé  non  quell'  appalTionato  genio  ,  che  tira 
i  cuori  a  un'  oggetto  .  Tal  genio  fé  è  verfo  qualche  Profef- 
fione ,  o  Scienza ,  ne  rende  in  efla  a  maraviglia  perito  chi 
da  quello  è  portato  .  Tanto 

(a)  V  Aheceiarìo  Pittorico  confonde  Gio.  Battifta  Caftello  con  Cerro  fognato  Gio. 
Bartifta  Scoraa,  che  non  è  mai  flato:  e  di  ambe.iue  dice  a  un  dioreffo  l'i-. 
ftelTe  cofe  .  L'  Autore  di  quello  Abecedario  aifcrma  d'  aver  trafcritte  le  noti- 
zie dello  Scorza  dal  Baldiaucci  :   ma  il  Baldinucci  avrà  in  ciò  pieio    sbaglio . 


io6  VITE    DE"  PITT.,  SCULT., 

Tanto  effettuar  fi  vide  in  un  Miniatore ,  fiorito  dopo  la 
metà    del  palTìuo  fecolo  .    Fu  queQi    Gio.  Battifta  Cartello  ; 

il  quale  effendo  flato  ne'  teneri  anni  applicato  da  Tuo  Padre 

Di  Gto.  ^'^^'  Oreficerui  ;  vi  pafsò  la  gioventù  con  poco  profitto,  per- 
Batiista  che  con  animo  poco  ad  ella  inclinato  :  ma  poiché  invertito  della 
CAST£Lto.  ^^^  libertà  potè  a  fuo  arbitrio  eleggerfi  un'arte:  abbando- 
nata quella  di  prima ,  fi  diede  allo  rtudio  della  miniatura  ; 
ed  in  querta ,  perchè  appunto  portato  v'  era  dal  genio  ,  fece 
in  breve  una  tal  riufcita ,  che  nella  vivezza ,  e  leggiadrìa-, 
del  colorire  pareggiò  i  migliori  Artefici  della  Tua  età  .  Già 
e2;li  fin  da  Orefice  erafi  alquanto  efercitato  nell'  ufo  de'  pen- 
nelli ;  rtantechè  era  flato  (olito  adoperarfi  nella  rtruttura  di 
certi  piccoli  Reliquiari ,  che  non  folo  guerniva  d'  oro ,  o  d'  ar- 
gento ,  ma  eziandio  abbelliva  con  miniarvi  fopra  varie  figu- 
rine ,  o  rtoriette  facre  di  delicatiflìmo  guflo  .  Qualche  pra- 
tica efi;li  avea  pure  del  difegno  in  quella  prima  fua  Profef- 
fione  fludiato  .  Pienamente  poi  vi  fi  perfezionò  in  querta_^ 
feconda  con  udir  le  inflruzioni ,  ed  efattamente  ofTervare  gli 
efempj  di  Luca  Cambiafo  ,  fuo  rtretro  amico,  la  cui  rtanza 
a  queflo  fine  ,  qual  difcepolo  ,  frequentava  .  Tanto  in  fomma 
il  Cartello  fu  indefeflb ,  ed  intenfo  nello  Audio  della  minia- 
tura ,  che  dov'  egli  innanzi  lavorando  da  Orefice  non  ne  ri- 
portò altro  nome  ,  che  di  fabbro  ordinario  :  poflofi  poi  fe- 
condo il  fuo  genio  a  maneggiare  i  colori  fi  rende  celebre,, 
al  mondo  :  attefòchè  concepiva  in  minuto  elegantilfuni  dife- 
gni ,  e  colorivali  con  si  fina  delicatezza ,  con  sì  foavi  paf- 
faggi ,  e  naturali  cangiamenti ,  che  non  poteano  mìrarfi  fenza 
particolar  diletto ,  ed  eflimazione  .  Quindi  avvenne ,  che_* 
meritò  d' effer  foggetto  di  lode  alle  penne  d'alcuni  nobilif- 
fimi  Poeti  fuoi  contemporanei  .  Fra  quelli  il  Cavalier  Ma- 
rino nel  libro  intitolato.  La  Galleria  ,  efaltò  la  pecchia,  la_. 
formica ,  il  ragno  ,  la  zanzara  ,  la  mofca ,  la  farfalla  ,  ani- 
mali efpreffi  tutti  con  vivilfime  miniature  dal  noflro  Cartello. 
Similmente  il  Soranzo  alla  vifla  d'  una  Sacra  Immagine  mi- 
niata con  rara  finezza  da  querto  ingcgnofifHmo  Artefice^ , 
corapofe  in  lode  di  lui  la  macrtofa  Canzone ,  che  incomincia 
L'  altera  Immago  di  coki ,  che  Dio 
Dcjìinò  Madre  all'  unico  Figliuolo  ,    ec. 

E  il 


jED   ARCHIT.    GENOVESI.  107 

E  il  Padre  Don  Angiolo  Grillo  nelle  fue  Rime  alta- 
mente encomiò  il  Cartello  per  un'  altra  Immagine  di  Maria 

Vergine ,  da  codui  colorita    con  erquiiitezza  raaravigliofà_. .  

Due  Sonetti  di  quefto  dotto  Religiofo  fi  leggono  fui  riferito    Oi  Cio. 
argomento  porti  fotto  i  numeri  24^. ,  e  160.  di  quelle  Rime.  Battista 

Sparfafi  intanto  per  varie  provincie ,  anche  oltramontane,  -''^■-'-°' 
la  fama  del  valore  del  nortro  Gio.  Battirta  Cartello ,  n'  arri- 
vò la  notizia  alle  orecchie  di  Filippo  II.  Re  delle  Spagne  ; 
che  torto  Io  fece  invitare  alla  Corte ,  per  conofcerlo ,  ed 
impiegarlo  .  Non  indugiò  il  Cartello  ad  andarvi  ;_  ed  aflhi 
ben  accolto  vi  fu  da  quel  Monarca  amantilTimo  de'  Virtuoli  ; 
che  fra  le  altre  incumbenze  gli  appoggiò  quella  di  miniare 
i  Sacri  Libri  dertinati  ad  ufo  dell'  Efcuriale  .  Efegui  ogni 
cofa  con  efatta  accuratezza ,  e  con  ottima  riufcita  il  valente 
Artefice  ;  e  pari  alla  foddisfazione  ,  che  diede  ,  fu  la  ricom- 
penfa ,  che  ricevette. 

Finiti  i  bei  lavori  ritornò  alla  Patria ,  dove  1' anno  159P, 
per  parte  della  Reina  Margherita  d'  Aurtria  ebbe  l' incarico 
di  fare  un  ritratto  del  Santiiliino  Sudario ,  che  11  conferva-, 
nella  Chiefi  di  S.  Bartolommeo  ,  già  de'  Monaci  Bafihani , 
detti  gli  Armeni ,  ed  ora  de'  PP.  Barnabiti ,  donato  a'  pre- 
fati Monaci  nel  1384.  da  Lionardo  Montaldo  Doge  di  Ge- 
nova ,  il  quale  in  premio  del  fuo  valore  ottenuto  l' aveva 
infierae  con  altri  doni  dalla  liberalità  di  Giovanni  Paleologo 
Imperadore  d'  Oriente . 

Andava  crefcendo  di  riputazione  il  genovefe  Miniatore 
SI ,  e  per  tal  modo  ,  che  le  fue  Opere  ,  come  giojelli  teneanfì, 
ed  avean  degno  luogo  nelle  gallerìe ,  e  nelle  cofe  rare  de' 
Signori  qualificati  .  Fra  le  altre  vicino  a  Roma  nel  palazzo 
Borghefe  v'  è  la  rtanza  detta  del  fonno  ,  ove  ammirafi  con 
efattezza  impareggiabile  dipinta  Maria  Vergine  in  atto  di 
lavare  alcuni  panni  lini  :  Opera  in  vero  di  lingolar  eccellen- 
za ,  e  SI  pel  difegno ,  che  per  lo  bel  colorito  preziofa_. . 
E  querta  ,  e  molte  altre  in  varie  partì  curtodite  grandemente 
onorano  Gio.  Battirta  Cartello  ,  e  ne  renderanno  immortale 
la  memoria  . 

La  virtij  dì  si  raro  Soggetto  fu  ben  anche  riconofciuta 
in  Patria ,  e  dirtintamente  premiata   allora ,  che  egli  fu  dal 

Sere- 


io8  VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 

SercnilTimo  Governo  dichiarato  Pittore    fovra  gli  altri    emi- 
nente ,  ed  efentato  dalle  leggi ,  e  capitoli ,  a'  quali  indegna- 
..^_  mente  foggiacevano  in  Genova  i  ProfefTori  di  Pittura .  Ora* 
D,  Gio.    zia  ,  che  confta  dallo  fpecial  Privilegio  da  jne  veduto  ,   c_. 
Battista   trafcrìtto  ;  il  quale ,  ficcoine  è  bellifhino ,  e  per  efTo  Caftel- 
Casth-lo.  j^  ^  ^  pe' Tuoi  Congiunti  gloriofìffimo  :  cosi  voglio  qui  inte- 
ramente foggiungerlo , 


DUX,    ET   GUBERNATORES 
REIPUBLIC^  GENUENSIS. 

Ctm  Prtncipem  deceat  cos ,  qui  in  aliquo  genere  virtutìs 
excelhmr  ,  donare  jure  quodam  prcecipuo  ,  ut  ipjl  fuo  pramio  quan- 
dopie  fruantur  ,  cccterique  eorum  excmplo  incitati  artificiofa  quo- 
que excogitent ,  ac  perficiant ,  quibus  &  fihi  nomen  parent , 
&  afficiantur  honoribus ,  &  omnium  atiimos  fibi  concilient  ;  de- 
crevimus  dile^u»}  Cvem  noflrum  Joamem  Baptiflam  Cajiellum  , 
in  quo  excellentem  quandam ,  ac  Jìngularem  virtutem  perfpexi- 
tnus  ,  eo  immunitatis  jure  ,  quod  idem  a  nobis  petiit  decorare  . 
Is  enim  in  Ime  Urbe  unus  noflra  memoria  ufu ,  &  exercitatione 
mifjio  pingendi  artem  eff>cit  ;  in  qua  adeo  excellit ,  ut  effigies 
rerum  attemperatis  color ibus  natura  folertiam  egregie  imitatus 
reddat  quam/ìmillimas  exemplaribus  .  Cum  igitur  a  nobis  petie- 
rit ,  ut  ab  artis  Pi^lorum  legibus  folutus ,  ntdlaque  in  re  ob~ 
noxius  declaretur .  Nos  examinata  re  ,  ad  calculorum  judicium 
prò  legum  nojìrarum  forma  deduóJa  ;  eumdem  Joannem  Baptiflam 
a  capituìis ,  ordinibus  ,  decretis ,  ac  legibus  artis  Pi5lorum  eo~ 
rumque  ohfervantia  exemptum ,  ac  folutum  declaramus ,  &  qua- 
tenus  opus  fit ,  eximimus  ,  ac  lileramus  ,  exemptumjue  ,  ac  libe- 
rum  facimus'y  iifque  nulla  in  re  obnoxhim  effe  decrev  mus ,  om" 
nemque  omnino  moleftiam  in  eum  prohibemus  ,  ac  prorfus  hoc 
7ioftro  decreto  ceffare  prcecipimus  :  quod  quidem  ,  vel  non  citatisy 
qui  citar i  debuiffent ,  vim ,  roburque  firmitatis  balere  volumus, 
non  objìantihus  quibufcumque  in  contrarium  facientibus ,  ettam- 
que  artis  Pi^orum  prsdihis  .  Qu  bus  omnibus  ,  ac  fngulis  ex 
certa  fcientia  de  plenitudine  potejìatii  derogamus ,    deroga-um- 

que 


ED    ARCHIT.   GENOVESI.  ioì> 

que  ejjè    volumus ,  ac  decernimus  .  In  cujus  rei  teftimonium  bas 
litteras  Jlgilli   Reipubliccs  noflrce  appenfione  miinitas  ,  &  a  Can- 
cellarlo ,  ac  Secretorio  noftro  fuhfcriptas  fieri  jujjìmus  .    Datum  _^___ 
Genuce  in  nofiro  Ducali  Palatio  die  7.  Julii  MDCVL     {a)       ""dTg^ 

Battista. 

Ma  non  meno  fu  commendabile,  e  degno  di  privilegi  *--'^'^'^*^^°* 
il  Caflello  per  la  Tua  pietà  ,  ed  integrità  di  collumi ,  di  quello 
il  fofTe  per  la  fua  rara  perizia  nel  miniare  .  Egli  avea  un_. 
cuore  innocente  ,  caritatevole  ,  e  molto  affezionato  all'  ora- 
zione ;  onde  ogni  di  confacrava  qualche  ora  all'  efercizio  di 
quella ,  non  orante  che  le  frequenti  coramiiTioni  lo  mettefle- 
ro  in  penuria  di  tejnpo .  Amantiffnno  de'  Religiofi  fpelFo  ne 
introduceva  in  fua  cafa ,  e  fpecialmente  alcuni  de'  più  efem- 
plari ,  da'  quali  volentieri  afcoltava  le  infiruzioni ,  e  i  con- 
figli per  la  condotta  d'  un  viver  Crifliano  .  Andò  un  giorno 
a  trovare  certo  Pittore  fuo  amico  ,  nella  cui  ftanza  entrato 
videlo ,  che  (lava  facendo  il  ritratto  di  certa  femmina  di  po- 
co buon  nome  .  A  tal  villa  forprelò  rivolle  fubito  indietro 
i  palTi  ;  ne  fu  poffibile  indurlo  a  quivi  fermarfì ,  per  quante 
inflanze  il  Pittore  gliene  facelle . 

Di 

(  a  )  Neil'  antico  originale  di  queltO  Decreto  fi  leggono  i  nomi  del  Sereniflimo 
Doge,  e  degli  Eccellentiffimi  Senatori,  clie  al  (jallello  un  tanto  onore  com- 
partirono ,  Icritti  col  feguente  ordine  . 

Seremjfmio  Doge 
LUCA     GRIMALDO. 

"EccellentiJJìmi  Senatori 

Bendinillo  NtGEONE  .  Giano  Grillo  . 

Gto.  Battista  Doria  .  Mario  Spinola  . 

Ce«ìare  Giustiniano,  Gio.  Giacomo  Gambarotta  , 

Errico  Salvago  .  Orazio  Lercaro  . 

Niccolo'  Invr£a  •  Anfrano  Saoli  . 

ANGica.0  Luigi  Rivarola  .  Barbone  Centurione  . 

EccelkntiJJlmi  Procuratori 

Davidde  Vaccabo.  Marco  Aurelio  Lomellino» 

Gio.  Agostino  Giustiniano'  Agostino  Doria  . 

Agostino  Saoli  .  Bernardo  Clavarezza  . 

Gio.  Giacomo  Grimaldo  .  Stejano  Doria. 

Matteo  Senareca.  Gio.  Battista  Pallavicino. 

Tommaso  Spinola  .  Feancesco  di  Negro  . 


Cast£llo  • 


no  VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 

Di  s\  belle  virtù  ebbe  il  Cartello  alcuni  fìiggì  di  pre- 
mio qu\  in  terra ,  grate  caparre  del  celeftiale .  Un  fuo  figlio 

..>.„ „  nomato  Gregorio  avendo  acquiflato  un  Feudo  in  Sicilia  ,  di 

Di  Gio.  fcmplice  MeVcàJante ,  eh'  egli  era  ,  divenne  Principe  riguar- 
BATT15TA  t^^^vole  :  nel  che  pure  fpiccò  grandemente  la  moderazione., 
d'animo  del  Genitore;  perocché  tal  profperità ,  ed  ingran- 
dimento della  famiglia  non  fufcitò  già  in  lui  fpiriti  d'ambi- 
zione, o  di  faflo  ;  non  1'  induffe  ad  abbandonar  1' efercizìo 
della  diletta  Tua  ProfeiTìone  ;  non  lo  trafTe  a  magnifica  i>bi- 
tazlone  ;  non  gli  perfuafe  più  fplendido  fornimxenro  di  fup- 
pellettili ,  o  maggior  numero  di  fervi  :  ma  come  nulla  mi- 
gliorata avefle  la  condizione ,  e  gli  averi ,  nulla  cam.biò  del 
llio  antico  tenore  di  vita  .  E  quantunque  da  Gregorio  più  volte 
pregato  fofie  a  trasferirfi  in  quel  Regno ,  a  fin  di  pafiarvi 
ripofatamente  la  fua  vecchiaja:  tuttavia  non  volle  mai  di  ciò 
compiacergli  .  Così  fé  ne  continuò  a  viver  qui  pofitivo ,  e_* 
neir  umiltà  ,  e  nell'  impiego  di  prima  ,  baflevolmente  con- 
tento d'  avere  un  figlio  follevato  a  grado  tanto  cofpicuo  . 

Fu  anche  favorito  da  Dio  d'  una  continua ,  e  perfetta-, 
falute ,  e  d'  una  vifla  sì  perfpicace ,  che  già  in  età  di  quafi 
novant'  anni  fenza  adoperare  occhiali  maneggiava  in  piccolif- 
fìmi  fondi  i  pennelli ,  e  coloriva  minuti  (Time  cofe  con  iflu- 
pore  di  chiunque  lo  vedea  lavorare .  Poco  meno  ,  che  innu- 
m.erabili  fono  le  Opere  ,  che  in  sì  lunga  ferie  d'  anni  ha  di- 
fegnate  ,  e  miniate  quelV  egregio  Artefice ,  che  all'  altre  fuc 
chiare  doti  aggiunfe  quefla  di  non  iflar  mai  oziofo  .  In  Ita- 
lia ,  ed  anche  fuor  d'  efia  non  v'  è  quafi  gabinetto ,  o  galle- 
ria in  cui  qualche  fino  lavoro  del  Calvello  non  fi  confcr\  i  . 
E  qui  non  è  da  tacere ,  eh'  egli  portava  un'  incredibile  affet- 
to alle  produzioni  de'  fuoi  pennelli ,  di  modo  che  cufiodiva 
con  fomma  diligenza  ogni  fua  benché  minima  carticella.. , 
eziandìo  di  femplice  abbozzai  ura .  Avea  pertanto  riempiuti 
alcuni  libri  d"  un' infinità  di  miniature,  ov'erano  tefie,  ma- 
ni ,  piedi ,  alberi ,  fiori ,  frutti ,  nu\  oli ,  montagnuole  ,  pae- 
fetti ,  animalucci  ,  e  fomiglianti  cofe  :  il  tutto  efprelfo^  corL_ 
impalcatura  di  colori  naturalid'mi  .  Oltre  a  ciò  le  flefie  pro- 
ve ,  che  di  quelle  facea  ih  pezzetti  di  carta  ,  riponevale  ne' 
prefati  libri  fra  gli  tfquifiti  lavorictti ,  gran  premura  a^•en- 

do 


ED  ARCHIT.    GENOVESI.  iii 

do ,  che  nefTuna  n'  andafTe  a  male  .    Io  mi  perfuado ,  che  le 
confervaiTe ,   affinchè  fervifTero  d'  efemplari ,  ed  agevolailero 
la  fbrada  a  chi  avefTe  voluto  imprendere  la  miniatura  .    Im- . 
perocché  elTendomi  ,  non  ha  gran  tempo ,  capitati  nelle  mani     di  Gio. 
gli  fleffi  fuoi  libri  :  ho  in  effi  notate    molte  regole    d'  efpe-  l^^J^'^^^^ 
rienza ,  eh'  egli  v'  avea  fcritte  per  la  buona  miilura    de'  co-= 
lori  :  e  forfè  per  darne  faggio ,  teneva  in  ferbo  que'  pezzetti 
di  carte  femplicemente  tocche  di  qualche  tinta  .  Ci  ià  male, 
"che  non  abbia  condotta  a  fine  tal  Operetta ,  di  cui  foltanto 
abbiamo  alcuni  pochi  frammenti  .    Di  gran  vantaggio  ella_. 
farebbe  agli  fludiofi  del  ben  miniare,    fé  1' aveffero  intera, 
e  compiuta  . 

Mori  il  Camello    l'anno  1(^37.  in  età  decrepita,    ed  in 
que'  fentimenti  di  Criftiana  Pietà  ,  co'  quali  era  fempre  vivuto. 
Oltre  al  foprammentovato  Gregorio    fuo  primo    figlio  , 
che  fu ,  com' io  dicea ,  Signor  di  Feudo  in  Sicilia,  lafcionne 
un'  altro  appelhito  Girolamo ,  che  fu  feguace  della  Proteso- 
ne paterna  .    Infiruillo  in  elFa  il  buon  Genitore ,    daccliè  vi- 
de ,  che  quegli  fin  da  fanciullo  più  al  difegno  ,  che  ad  altro 
fludio  inclinava .    Ed  in  fatti  si  ,  e  per  tal  modo  vi  profittò , 
che  in  breve  giunfe  a  ben  imitarlo  ;  e  certamente  n'  avrebbe 
pareggiata  tutta  la  perizia  ,  fé  importuna  morte  non  ce  l' avefle 
rapito ,  mentre  appena  egli  toccava  1'  età  virile  .  Tal  perdi- 
ta grandemente  diipiacque  a'  noftri  cittadini  ;  perciocché    ol- 
tre alle  belle  miniature ,  eh'  egli  avea  già  cominciato  a  dar 
fuori ,  dotato  era    d'  un'  indole   cosi  foave  ,  pacifica ,  e  ben_. 
cofliumata ,  che  1'  avea  fatto  oggetto    della   comune  benevo- 
lenza .  Amava  molto  il  ritiro  ,  e  la  divozione  ;  onde  fuorché 
nelle  Chiefe ,  di  rado  in  altri  luoghi  vedevafi  .  VifTe  celibe  ; 
e  fempre  a  fervizio  ,  ed  in  afflflenza  del  Padre ,  alleviandolo 
nelle  fatiche  ,  e  accomunando  con  efib  i  guadagni  .  Per  _man- 
tenerfi  in  quelì:o  filiale  uffizio ,  ricusò  coflantemente  gì'  inviti 
più  volte  fattigli  dal  fratello ,  che  lo  bramava  feco  in  Sicilia 
ad  una  vita  di  maggior  comodo  ,  e  fplendidezza  ,  Un  Soggetto 
cosi  pio ,  e  dabbene  ci  fu ,  com'  accennai ,  troppo  prtllo  ra- 
pito .  Ei  trapaf->ò  non  molto  dopo  la  morte  del  Padre  :  laonde 
poche  fue  Opore  potè  lafci^axi  .    Alcune  fé  ne  ccnfcrvano  in 
qualche  cafa  privata  della  noÀra  città  .  Elle  fono  di  pregio  : 
e  lo  fcarfo  lor  numero  ce  le  fa  efTere  maggiormente  preziofe . 


I  12 


VITE   DE'PITT.,   SGULT., 


VITA 

DI   GIO.    BATTISTA    PAGGI 

PATRIZIO     GENOVESE 

Pittore  ,  Scultore  ,  ed  Architetto  . 


r.      (ili 


MOLTA  ftima  dobbiamo  a  chi  è  nato  di  nobil  Fa- 
miglia .  Riguardevole  il  rende  qucU'  illullre  ca- 
rattere ,  ch'^ei  porta  in  fronte .  Ma  finalmente  tal 
nafcita  vuol  conllderarfi  aual  puro  dono  della  for- 
tuna .  Nulla  è  quefto  a  paragone  del  merito  di  clii  con  la  no- 
biltà del  fìingue  innefla  il  bel  fregio  della  Virtù  .  Nobile_j 
fu  Gio.  Battilia  Paggi ,  dì  cui  ora  ferivo  la  vita  ;  e  lo  fu  di 
tale  antichit\ ,  e  di  Antenati  cosi  abili ,  e  faggi ,  che  ,  come 
fi  ha  da  fcritture  autentiche ,    uno  di  elfi    eletto    da  quello 

Pubblico 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  113 

Pubblico  con  quattro  altri  Gentiluomini  Genovefi ,  nel  11 88. 
intervenne  all'  importantiffimo  trattato  di  pace ,    che  fi  con- 
chiufe  fra  Genova,  e  Fifa,    Lafciam  ciò  da  banda:  e  prnfp-  „ „ 
guiamo  individualmente    fui  nofiro  foggetto  .    Gio.  Battifla_.     Di  do. 
Paggi ,  com'  io  diceva  ,  fu  Nobile ,    ma  infìeme  fu  Virtuofo    Battista 
nelle  tre  Profeflìoni ,   che  han  dato  a  me  motivo  di  compi- 
lare quell'  Opera  :  e  fpecialmente  in  fommo  grado  poiTedetie 
la  Pittura  ;  onde  lia  lafciati  ne'  pregiabili  parti  del  Tuo  pen- 
nello sì  gloriofe  memorie  di  fé ,  che  meritamente  s'  antepon- 
gono a  qualunque  vanto ,  o  prerogativa  abbia  potuto  eredi- 
tare dagì'  illuClri   Antenati . 

Nacque  egli  in  Genova  l'anno  1554.  da  Pellegro  Paggi 
Gentiluomo  qualificato  ,  e  provveduto  di  convenevole  patri- 
monio ;  che  anche  s'  ampliò  con  la  m.ercatura ,  arte  non  dif- 
dicevole  alla  Nobiltà  Genovefe,  a  motivo  della  flerilezza.- 
del  fuo  territorio  . 

Neil'  eti  puerile  applicato  dal  Padre  allo  Audio  delle 
lettere,  diede  in  elle  i  primi  faggi  del  fuo  raro  talento, 
COSI  bene  ,  e  preLl:o  avanzandofi ,  che  tutti  gli  altri  compa- 
gni fi  lafciò  addietro  .  Ma  perchè  dal  fuo  bel  genio  tirato 
anche  fentivafi  all'  efercizio  delle  Arti  da  difegno,  s'  occupava 
fovente  anche  nella  fcuola  dopo  gli  affari  di  fludio  in  for- 
mare varie  ftatuine  di  cera ,  e  diverfi  paefetti  toccati  di  pen- 
na ,  ne'  quali  11  vedevano  animali ,  capannucce  ,  alberi ,  e  fo- 
miglianti  cofe  con  molta  grazia  figurate  . 

Il  Maeflro  ,  a  cui  maravigliofi  apparivano  fiffatti  lavori 
tanto ,  che  glieli  fottraeva  ,  gli  dava  volentieri  tutta  la  li- 
bert\  .  Sicché  con  quello  comodo  maggiormente  potè  il  gio- 
vanetto coltivare  la  nativa  fua  inclinazione  ;  dalla  quale_, 
tant'  oltre  portato  fu ,  che  giunfe  infino  a  cavare  dal  legno 
colla  punta  d'un  temperino  alcune  piccole  figure,  che  in  ri- 
guardarle fi  farebber  credute  Opere  d'  un  qualche  eccellente 
fcarpello  . 

Queflo  fuo  gradito  divertimento  gli  venne  fui  più  bello 
interrotto  dal  Padre ,  a  cui  premeva ,  che  il  figlio  attendefie 
alla  mercatura  .  Per  la  qual  cofa  dovette  Gio.  Battifla  far 
violenza  alle  attrattive  del  genio  ,  e  darfi  allo  ftudio  dell'  Arim- 
metica  .  Gliene  fu  per  altro  riftorato  in  parte  il  dilpiacerc 
Totn.  L  H  dalla 


Paggi  . 


114  VITE   DE'PITT.,   SGULT., 

dalla  licenza ,  che  ottenne  d'  apprendere  nel  teinpo  ftefTo  an- 
che a  fonare  muficali  frumenti .    Fra    quelli  il  liuto    era  il 
^mmimm^^^*^  prediletto.  Di  poco  avea  cominciato:  e  già  tafleggiavalo 
""dTgIòI — a  maraviglia  .    Né  qui   fermandofi   paf^ò    alla    fpeculazione_^ 
Battista    cieli'  Arte  ,  con  che  giunfe  a  penetrarne  varie  fottigliezze  ,  e 
ad  accrefcerla  .    Egli  in  latti  1'  accrebbe  della  tiorba  ,  di  cui 
veracemente  fu  1'  inventore ,  quantunque  altri  poi  lo  preve- 
nifife  nel  pubblicarla  .    Ben  folca  lagnarfene  con  gli  Amici  , 
e  moflrar  loro  i  modelli  da  fé  fatti    molto  tempo   prima-, 
che  tale  frumento  ufcifTe  in  comparfa  :  accufindo  inlìeme  fé 
flelTo  di  troppa  lentezza  ;  onde   gli  era   ftato  tolto  di  mano 
un  Sì  bel  principio  di  gloria . 

In  mezzo  a  tali  applicazioni  non  fi  dimenticava  il  noflro 
Paggi  della  fua  genial  Profeflìone ,  cioè  del  difegno  ,  di  cui 
ù  belle  moftre  avea  prodotte  fin  da  fanciullo  .  Quindi  fot- 
traeva  le  ore  agli  altri  impieghi  ,  per  palTarle  nelle  flanze 
de'  Pittori  ,  e  degli  Scultori  più  celebri  ad  ofTervarvi  le  ma- 
niere ,  e  le  finezze  delle  Opere  loro ,  e  a  Iludiarfi  di  pun- 
tualmente imitarle  . 

Dimorava  a  que'  giorni  in  Genova  Gafparo  Forzani  Luc- 
chefe ,  il  quale  per  fuo  virtuofo  trattenimento  formava  col 
geilo  quanto  s'  imbatteva  a  vedere  delle  cofe  de'  più  valenti 
Scultori  .  Strinfc  il  Paggi  amicizia  con  cofl:ui  ;  e  procacciatefi 
da  eflb  le  copie  di  si  preziofi  modelli ,  ne  compofe  in  fua 
tìan/a  un  piccol  muféo  ;  il  quile  però  fu  di  breve  durata... 
Imperciocché  awedutofene  il  Padre  ,  a  cui  (piaceva ,  che  il 
figlio  da  qualche  tempo  non  applicalle  di  propofito  all'  Arim- 
raetica  ,  tutto  glielo  diflrufle  ,  sbottoncggiando  ,  e  chiamando 
vili  ,  ed  inutili  le  arti ,  che  dal  difegno  dipendono  .  Accon- 
feni'i  il  Giovane  per  allora  a'  voleri  del  Padre  :  ma  in  pro- 
grcfTo  poi  non  potendo  più  far  violenza  a  fé  flefTo  ,  prote- 
itoIH  ,  che  da  indi  innanzi  non  avrebbe  più  attefo  ad  altro 
llu-ìio ,  fé  non  a  quello  ,  a  cui  fpingevalo  la  propria  incli- 
nazione .  Tal  fentim.ento  efpreiTe  egli  con  sì  vivo  ardore.^  , 
che  aifai  offefone  il  Padre ,  rifoluto  era  di  fevcramente  cafli- 
garlo  ;  e  l'avrebbe  fatto,  fé  dalla  Madre,  che  fi  frappofe, 
jion  ne  foffe  flato  diflolto  ;  la  quale  feppe  di  poi  tanto  bene 
inilnuarfi ,    e  mettere  in  ragione   il  marito  ,    che  finalmente 

r  indulFe 


Paco 


EX)   ARCHIT.   GENOVESI.  ir5 

r  incIufTe  a  condifcendere   al  genio  del  figlio  .    Quefli  allorii 
Tutto  allegro  rialzò  nuovamente  il  fuo  m.uréo  ;  anzi  d'  una_. 
bella  raccolta  di  difegnì  l'arricchì  ;  ed  ora  in  rilievo  con  la  — 
cera  ,  ora  in  carta  con  la  penna  ricopiandoli    cosi  fino  con-     Di  Gio.* 
traffacitor  ne  divenne  ;  che  avendone  un  giorno  ritratto  uno    ^^"'^■^* 
di  grand'  Artefice  ,   nacque  pofcia  difhcoltà  fra  Luca  Cambia- 
fo ,  e  Paolo  Foglietta    nel  dillinguere,  e  ritrovare  qual  de' 
due  difegni  fofie  realmente  1'  originale  .   Sul  principio  ingan- 
nati dalla  gran  fomiglianza  antepofero  all'originale  la  copia: 
indi  accertati  del  vero,  pafTarono  alla  maraviglia ,  in  oflèrva- 
re  quanto  efatto  difegnatore  folfe  il  giovane  Paggi ,  e  quanti 
inilgni   lavori  già  componefTe . 

Egli  però  ,  quantunque  in  si  alto  grado  pofTedeiTe  il  di- 
ferno ,  non  volle  ancora  cimentarli  a  lavorar  d' invenzione , 
Meglio  ftimò  1'  occuparfi  prima  in  altri  Iludj  al  Pittore  ne- 
celTarj ,  quali  fono  quei  dell'  Architettura  ,  e  della  Profpet- 
tiva ,  che  apprefe  dalla  fola  lettura  di  Vitruvio ,  del  Serlio, 
e  di  altri  Autori  ,  che  fu  quelle  arti  hanno  fcritto  :  tanto 
egli  era  felice ,  e  pronto  d' ingegno  . 

Mentre  andava  il  Paggi  così  da  per  fé  profittando  fen- 
za  ajuto  di  MaeQro ,  avvenne  ,  che  fu  condotto  da  un  fuo 
Amico  nella  danza  di  non  fo  qual  Pittore  ,  acciocché  vedelTe, 
e  rifcontrade  certo  ritratto  .  Poich'  egli  1'  ebbe  veduto,  e  ben 
confiderato  ,  ne  fu  richiefto  del  fuo  parere  .  Rifpofe  quefli 
con  tutto  rifpetto  ,  parergli ,  che  quell'  Opera  mancafTe  nel  di- 
fegno  ,  e  nella  fomiglianza  .  A  tal  cenfura  gravemente  rifcn- 
tiflì  il  Pittore ,  lo  tacciò  di  prefunzione ,  e  d' imperizia^ 
nell'arte.  Mortificato  di  ciò  il  Paggi,  e  molto  più,  perchè 
alla  prefen/a  di  molti  ricevuto  a^■ea  fiffatto  rimprovero ,  tac- 
que ,  e  parti  .  Ma  toflo  impegnoflì  a  dipingere  un  quadro  li- 
mile .  E  benché  non  aveife  mai  maneggiato  pennelli  :  pur 
tanto  fece  ,  che  in  pochi  giorni ,  dopo  varie  prove  fatte  del 
modo  d' impaflare  le  tinte ,  formò  un  ritratto  cotanto  giufto, 
e  dell  naturale ,  che  fu  d'  ammirazione  a  tutta  la  città ,  e  di 
confufìone  all'  ardito ,  e  dozzinale  Pittore . 

Alla  notizia  di  si  bel  fucceffo  molti  de'  Cittadini ,  ed 
in  particolare  Luca  Cambiafo  lo  incoraggiarono,  acciocché 
s'  avanzalfe  più  oltre  .  Ma  ficcome  nuovamente  attraverfoglifi 

H  2  il  Padre, 


Pacg 


iitf  VITE  DE'  PITT.,   SCULT., 

il  Padre,  che  una  grande  antipatìa  nutriva  contro  alle  Pro- 

feflìoni  di  difegno ,  e  neppur  d'  un'  occhiata  avea  degnato  il 

___  ritratto:  Gio.  Battila  per  ofTequio  filiale,  e  per  amor  della 

Di  Gio.    domenica  quiete  fopraffedette  dall' adoperare,  almen  alla  fco- 

Battista    perta ,  i  pennelli  ;  contento  di  far  di  rado ,  e  celatamente_. 

qualche  breve  lavoro  ,  rimettendofi  nel  rerto  alle  difpollzioni 

del  Cielo  . 

Non  molto  dopo  gli  morì  il  Padre,  che  lo  lafciò  nella 
frefca  età  d'  anni  22.  Ma  quando  credeva  il  buon  giovane 
di  poterfi  dare  di  propofiio  alla  Pittura  ,  le  faccende  do- 
melliche  tutte  appoggiate  a  lui  ,  come  al  maggiore  della 
famiglia  ,  lo  pofero  in  tale  didurbo  ,  e  s\  1'  impegnarono , 
che,  per  ben  accudirvi ,  determinò  d'  abbandonare  affatto  i  pen- 
nelli .  Poiché  adunque  ebbe  dipinta  una  tela ,  in  cui  efprefTe 
Marfia  fcorticato,  e  compianto  da  uno  fluolo  di  ninfe,  e  di 
pallori  ;  e  poco  lungi  Apollo  in  atto  di  lavarfì  ad  una  fonte 
le  mani  infanguinate ,  e  di  riderfi  del  Tuo  operato  [  con  la_- 
qual  rapprefentazione  volle  forfè  alludere  a  qualche  Tuo  par- 
ticolare penfiero  intorno  alla  pittura,  da  cui  prendeva  con- 
gedo]: dopo  dipinta  quella  tela,  mandò  fuori  tutti  gli  flru- 
menti  pittorefchi  con  elh-emo  difpiacere  del  Cambialo  ,  del 
Foglietta  ,  e  del  Forzani  ;  i  quali ,  per  indurlo  a  prufeguir 
r  efercizio  dell'  intraprefa  ProtelTione  ,  gli  mettevano  innanzi 
il  torto ,  che  in  abbandonandola  taceva  ad  ella  ,  alla  Patria  , 
a  fé  lìelfo  ,  e  principalmente  a  ^Dio ,  che  d'  un  si  lubUmc 
talento  dotato  lo  aveva  .  Ma  tutte  quelle  ragioni  vane  riu- 
fcivano  ;  fiantechè  egli  nella  fua  rifoluzione  mantenevafi  fer- 
mo ;  e  poco  mancò ,  che  non  vi  duralTe  perpetuamente  pel 
motivo  ,  che  ora  dirò  . 

Aveva  egli  un  fuo  Congiunto,  Padre  d' unica  figlia ,  molto 
arricchito  da  traffichi ,  il  quale  fommamente  gradendo  l'indole 
fvelra ,  e  fpiritofa  del  nollro  Pittore ,  avea  deliberato  di  dar- 
gliela in  ifpofa ,  ed  inllituirlo  totale  erede  :  indi  con  eflb 
fare  un  viaggio  alla  volta  dell'  Indie  Occidentali .  Ma  la  cofa 
andò  diverfamente  dal  difegnato  ;  perocché  elTendofi  collui  traf- 
ferito  a  Milano  per  ultimarvi  alcune  laccende ,  dopo  le  quali 
eran  determinate  le  nozze,  còlto  colà  dalla  peflilenza  vi  mori, 
e  con  lui  mancarono  le  Iperanze  dal  Paggi  concepute  . 

Quert'  acci- 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  n^ 

Quefl'  accidente  fu  cagione ,  di'  egli  fi  rimaneflè  in  Pa- 
tria, ma  non  che  ripigi  ialFe  i  pennelli;  all'ufo  de' quali  di 
bel  nuovo  poi  fi  diede  fpintovi  dal  cafo  feguente .  Giunfe_.  - 
alle  mani  del  Sig.  Gio.  Battifia  Valenza  il  foprammentovato  d.  Grò. 
quadro  rapprefentante  Marfia  Icorticato  :  e  defiderando  queflo  Battista 
Signore  d'udire  intorno  a  tal  quadro  il  parere  di  qualche  ^^^^^' 
ProfefTore,  uno  n' elelfe  quanto  perito  nell'arte,  altrettanto 
al  Paggi  nemico  ;  il  quale  olFervata  minutamente  la  pittura 
fenza  conofcerne  1'  Autore  ,  oltremodo  commendolla  ;  giudi- 
candola aliena  affatto  dallo  flile  del  Cambiafo  ,  la  cui  ma- 
niera ei  biafimava ,  come  quella  (  cosi  diceva  ) ,  che  affidata 
fbl  era  a  una  femplice  material  pratica  proveniente  da  un_. 
continuo  operare  .  Rifero  a  un  tal  difcorfo  quanti  1'  udiro- 
no ,  e  palefarono  ben  tofio  il  nome  dell'  Autore  di  quella 
pittura .  Il  Pittore ,  che  tanto  lodata  1'  avea ,  rimanendo  di 
ciò  forprefo  ,  né  volendo  per  fuo  onore  ritrattarfi  ,  né  tan- 
poco  encomiarne  1'  Autore ,  s'  appigliò  al  partito  di  giudi- 
carla una  copia;  né  la  fua  malevolenza  gli  permife,  che_> 
s'  arrendefTe  alla  vifia  degli  fiudj ,  che  il  Paggi  mofirò  d'  aver 
fatti  fui  naturale  ,  per  ben  difegnare  quella  tavola ,  e  per  ben 
efeguirne  il  difegno . 

Un'  avvenimento  si  curiofo  deflò  nel  cuore  del  Paggi 
l'antico  defiderio  della  Pittura;  ma  una  grave  terzana  ,  da 
cui  per  alcuni  mefì  fu  travagliato  ,  talmente  lo  debilitò  di 
forze ,  e  di  vifia  ,  che  capace  non  era  di  verun  lavoro  da  far 
comparfa  .  Ben  riianato  alla  fine  ,  pensò  di  aderire  al  configlio 
degli  Amici ,  che  Pittore  il  volevano  ;  e  far  ufo  di  quel  bel 
genio ,  che  fin  da  fanciullo  verfo  il  difegno  aveva  nutrito  . 

Era  in  età  d'  anni  25.,  quand'  ei  ritornò  alla  Pittura  ;  e  la 
prima  fua  tavola  fu  quella  d'  un  Tizio  con  l'  avoltojo  divo- 
rantegli  il  cuore  .  Quell'Opera  si  egregiamente  condulTe,  che  il 
foprammentovato  Sig.  Valenza  per  fé  la  volle  ;  e  chiamato  il 
Pittore ,  che  dato  avea  giudizio  di  quella  di  Marfia ,  anche 
del  merito  di  quefia  di  Tizio  fecelo  giudice .  Stava  la  tavola 
mal  fituata  ,  quando  giunfe  coflui ,  il  quale  veduto  il  Paggi 
quivi  prefente,  pregollo  (poiché  anche  di  quella  credevalo 
Autore^,  a  volergliela  porre  in  buona  luce,  affinchè  potelFe 
meglio  goderla  .  Ma  il  Paggi  fcherzando  rifpofegli .  Quefia  è 

H  3  fattura 


riS  VITE  DE'PITT.,    SCULT., 

fattura  di  Maeflro  foreQiere  .  Baftivi ,  replicò  1' altro  ,  d'aver- 
mi ingannato  una   volta  .    M' è  ora  cognito    il  voflro    nobil 
vninrt-  .  E  dopo  varie  piacevoli,  ma  finte  parole  parti,  dan- 
""dTgIoÌ     do  manitelli  fegni  d'invidia  contro  al  novello  Pittore ,  tanto 
Battista    più  lodevole ,  perchè  era  fiato    lo   fpazio    di  ben  due  anni 
^'""^^  '     fenza  toccare  pennelli  . 

i  E  qui  5  a  fine  di  renderfi  più  fondato  nell'  arte  fua  ,  per 
configlio  del  Cambiafo  intraprefe  nuovi  fiudj  .  Quedi  furono 
di  ricopiare  a  chiarofcuro  i  gefli  degli  antichi  rilievi  :  appli- 
cazione già  da  lui  tralafciata  ;  per  lo  cui  mezzo ,  poiché  ri- 
pigliata r  ebbe ,  s' impreffe  nella  mente  l' idea  del  bello  in 
cotcfto  genere  ,  e  s'  aprì  anche  la  Urada  ad  un  più  ben  in- 
tefo  difegno  .  A  quefte  pratiche  con  indicibile  aflìduità  ,  c_^ 
fervore  tutto  fi  diede,  difegnando,  e  dipingendo  per  puro 
desio  di  gloria ,  e  lontano  da  ogni  interelTe  ;  perocché  cor- 
tefemente  regalava  le  graziofe  fue  tavoline  a  chiunque  gliene 
chiedeva .  Ma  cominciandofi  in  progrelTo  di  tempo  a  far 
gare  ,  per  averne ,  e  non  potendo  egli  fupplire  alla  moltipli- 
cità  de' chieditori  ;  per  moderarne  il  numero ,  rifolvette  d'ac- 
cettare anch'  egli  quella  mercede  ,  o  piuttoflo  rimunerazio- 
ne ,  che  da'  più  infigni  Pittori  è  llata  fèmpre  ricevuta  :  ma 
con  tanta  gentilezza,  che  non  prefcrivendo  mai  prezzo  alcuno 
alle  Opere  fue  ,  rimetteva  il  tutto  ali'  arbitrio  degli  Amici . 
Querta  generofità  praticata  dal  Paggi ,  in  vece  di  ap- 
portargli gloria ,  come  appunto  fi  meritava ,  cagione  gli  fu 
di  lugubre  difìivventura  .  Imperciocché  uno  appunto  de'  fuoi 
Amici  di  umore  ftravagantilhmo ,  avendo  da  lui  ottenuta  in 
dono  una  tavola  ,  dopo  qualche  tempo  lo  pregò  a  volergliela 
vendere  .  Stimò  da  principio  il  Paggi ,  che  1'  Amico  fcher- 
zalfe  ;  onde  gli  rifpofe ,  che  nulla  ne  chiedea ,  fé  non  gradi- 
mento, e  continuazione  d'affetto.  Ma  infiando  quegli,  che 
ad  ogni  modo  voleva  pagarla  :  e  raffermando  quelti  d'  averla 
in  dono  mandata  :  per  troncare  alla  fine  ogni  difputa  fi  con- 
venne di  rimetter  la  cofa  al  giudizio  del  Cambiafo;  e  che 
il  Paggi  doveffe  accettare  il  prezzo ,  che  da  quello  foffe  in- 
dicato .  Si  andò  all'  eletto  Giudice ,  che  profferì  il  fuo  fcn- 
timento  intorno  al  quadro ,  e  ne  inabili  il  prezzo  :  ove_. 
il  Paggi  con  grandezza  d'  animo  fi  contentò  folamente  della 

metà  i 


ED  ARCHIT.   GENOVESI.  «i;> 

mèta  ;  ed  ambidue  i  convenuti  s'  obbligarono  a  quello  patto 
per  ifcrittura  .  Non  rifolvendofi  però  l' inquieto  Amico  [  quan- 
tunque fofTero  già  fcorfi  molti  mefi]  di  trafmettere  al  Paggi  la  , 

riabilita  fomma ,  e  non  defiftendo  dal  fargli  fentire  imba-  "dTgÌoT 
fciate  amare  ,  e  pungenti ,  oltre  al  ricufare  non  fole  di  pagar  Battista 
la  mercede  pattuita,  ma  ancora  di  relHtuire  il  quadro:  '''^"*' 
s' impegnò  il  Paggi  per  la  difefa  del  fuo  decoro  ,  fenza  più  fi- 
darfì  ,  che  il  fervo  recaflè ,  o  rendefTe  rifpofìe  ,  le  quali  talora 
neir  alterazione  d'  una  fola  fillaba  poffbn  variare  foftanza , 
e  produr  peflìme  confeguenze .  Laonde  volle  udir  egli  fleflb 
dalla  bocca  del  capricciofo  Amico  il  motivo  della  mancanza 
di  parola  ;  e  fé  quelle  imbafciate  eran  per  avventura  fiate  mal 
riferite .  Portatoli  adunque  alla  cafa  di  lui ,  quelli  gli  con- 
fermò quanto  già  gli  avea  fatto  intendere;  aggiungendo 
per  ultimo,  che  dar  non  voleva  il  quadro,  infinoattantochè 
non  fé  ne  folle  provveduto  d'  un'  altro  .  Ad  un  tal  parlare  mon- 
tò in  collera  il  Paggi ,  ed  invitò  fuor  di  cafa  quell'  arrogante, 
per  farfi  render  ragione  d'un  procedere  cotanto  ingiuriofo, 
e  befiiale  .  All'  invito  efpofio  con  rifoluta  veemenza  fenti  ri- 
fponderfi  con  uno  fchiaffo  ;  dopo  del  quale  fi  vide  alTalìto  con 
un'  arma  in  afta  ;  e  corfe  pericolo  d'  eflèr  uccifo  :  fiantechè  con 
un  colpo  di  efTa  gli  furono  fopra  una  fpalla  fquarciate  le  ve- 
fiimenta  .  Il  Paggi  vedutofi  si  maltrattato  ,  trovofli  in  ne- 
cefTità  di  difenderfi  .  Traile  per  tanto  fuori  un  pugnale  ;  con 
che,  dopo  qualche  fchermo ,  col  fé ,  e  mortalmente  feri  di 
due  colpi  r  alTalitore ,  che  perciò  in  breve  fpazio  terminò 
i  liioi  giorni  .  Prima  però  di  morire  riconobbe  il  fuo  fallo , 
onde  troppo  aveva  irritato  1'  uccifore ,  a  cui  non  folo  perdor 
nò ,  ma  anche  pregò  i  Parenti ,  acciocché  efli  ancora  gli  per- 
donalfero  . 

In  pena  del  commefTo  omicidio  fu  il  Paggi  condannato 
a  perpetuo  bando  .  Avrebbe  egli  potuto  per  mezzo  di  Pa- 
renti ,  e  di  Amici  metter  gagliardi  impegni ,  ed  ottenere  la 
grazia  di  rimanerfene  in  Patria,  dappoiché  avefle  data  alla 
Giuftizia  qualche  congrua  foddisfazione  .  Ma  confiderando ,  che 
la  cofa  farebbe  lista  di  mal'  efempio ,  che  '1  fatto  era  troppo 
fiefjo ,  e  che  le  leggi  deon  valere  per  tutti  :  non  volle  per 
allora ,   né  ricorrer  .  per  grazia ,    né   cercar  mediazioni ,   ne 

H  4  tampoco 


120  VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 

tampoco  coftituirfi  in  carcere ,  donde  potea  fpcrare ,  che 
prtfto  poi ,  e  con  mite  fentenza  farebbe  ufcito  ;  mentre  le 
_._^  circoftanze  di  quel  delitto  n'  alleggerivano  di  molto  la  gra- 
j)j(j,g  vezza  .  Prevenne  per  tanto  immantinente  ogni  atto  criminale 
Battista  della  Curia ,  e  rituggì  nel  callello  di  LauUa ,  afpettando  il 
Fami,  f^yor  della  calma .  Quivi  fu  cortefemente  accolto  da  quegli 
abitanti ,  i  quali  poi  Tempre  più  lo  gradivano ,  e  amavano  , 
a  cagione  de'  liioi  tratti  gentili ,  e  de'  benefìzj  ,  che  lor  fa- 
cea ,  componendo  le  lor  differenze  ;  e  ufcendo  arm^ato  in_ 
compagnia  de'  terrazzani  a  combattere  contro  degli  affaffini , 
qualor  quefli  s'  avanzavano  ad  infeQare  il  paefe  .  Ma  per 
quanto  egli  fofle  colà  ben  veduto ,  e  trattato  ;  pure  confidc- 
rando ,  che  il  continuarvi  era  di  pregiudizio  a'  fuoi  progreffi, 
rifolvette  di  palTare  a  Firenze ,  dove  la  comunicazione  coii_. 
gli  eccellenti  Pittori ,  e  Scultori ,  che  vi  fiorivano ,  e  le  in- 
figni  tavole,  e  flatue  ,  che  ognora  più  vi  crefcevano,  1'  avreb- 
bero molto  ben  inftruito ,  e  affinato  . 

Partì  dunque  da  Laulla  ;  e  giunto  a  Fifa ,  intefe  effer 
ivi  la  Principeilà  di  Piombino  ;  onde  volle  andare  ad  inchi- 
narla. Quefta  Signora  dopo  aver  corrifpoflo  a' complimenti, 
pafsò  a  chiedergli  qualche  prova  de'  fuoi  pennelli ,  con  motti 
indirettamente  fìgnificanti ,  eh*  ella  defiderava  la  ritraeflè . 
Ma  non  fentendoil  per  allora  il  noflro  Pittore  inclinato  ad 
una  tal  fotta  di  lavoro ,  finfe  di  non  intendere  ;  e  tutto  oc- 
cupofTì  in  fare  un  quadro,  nel  quale  efprefle  la  Dea  Venere 
piangente  1'  amato  fuo  pallore  uccifo  ,  aggiuntivi  alcuni  Amo- 
rini ,  che  con  gli  archi  tefi  correvano  dietro  al  cignale  uccifore 
in  atto  di  far  vendetta  ,  e  trafiggerlo  .  Compiuto  eh'  ebbe 
quefìo  quadro  [  e  ciò  fu  in  pochi  giorni  ] ,  a  lei  prefentollo  ; 
che  appena  il  vide,  relìonne  ammirata;  e  tollo  apertamente 
fi  dichiarò ,  che  dall'  Autore  di  sì  beli'  Opera  voleva  efler 
ritratta  . 

A  tal  dichiarazione ,  eh'  era  un'  efpreffo  comando  ,  turbofli 
il  Paggi ,  non  tanto  per  la  ripugnanza  ,  che  avea  fempre  avu- 
to a  fare  ritratti ,  quanto  per  vederfi  aflretto  ad  imprender 
cofa ,  nella  quale  infelicemente  erano  riufciti  anche  molti  ri- 
nomati Pittori  .  Pure  non  eflendoll  potuto  in  verun  modo 
dillmpegnare ,  vi  pofe  mano  ;  e  con  faceti ,  ed  allegri  difcorfi 

divertendo 


ED  ARCHIT.   GENOVESI.  121 

divertendo  quella  Signora ,  che  da  principio  con  aria  feriofa, 

e  melanconica  gli  lìava  dinanzi ,    cosi  bene   colpi  nella  fifo- 

nomìa  ,  e  ne'  lineameivcì  di  lei ,  e  tal  grazia  ,  brio ,  e  vivezza  _ 

le  diede  ;  che  tenuto  fu  quel  quadro  per  un  teforo  ;  e  la  Prin-     Di  do. 

cipefla  concepì  tanto  alTetto,  e  tanta  ftima  verfo  del  Ritrat-    ^^^^cil^ 

tilta  ,  che  col  preteflo  di  volerlo  prefentare  al  Granduca  di 

Tofcana ,  feco  per  molti  mefi  il  fermò . 

Ma  mentre  il  Paggi  con  tutta  tranquillità  in  Pifa  vive- 
va ,  avvenne ,  che  paftò  per  quella  città  Luca  Gambiafo  in- 
camminato alla  volta  di  Roma ,  il  quale  con  efTo  abbocca- 
tofi  r  avvisò  ,  che  fenza  indugio  partifle  ;  perchè  i  Tuoi  Pa- 
renti lo  ftimavan  colà  mal  ficuro  dalle  infidie  de'  fuoi  ne- 
mici .  Tal  notizia  lo  riemp'i  di  timore  ;  e  per  cautelarli  prefe 
torto  congedo  dalla  Principerà  fua  Protettrice ,  e  con  lo  tlelTo 
Gambiafo  portofTì  a  Firenze ,  dove  fu  benignamente  accolto 
dal  Granduca  Francefco  I.  vero  Mecenate  delle  beli'  Arti , 
ed  in  ifpecie  della  Pittura .  Sotto  la  protezione  di  quel 
Sovrano  giunfe  il  Paggi  in  breve  ad  occupare  tra'  Fiorentini 
Pittori  un  porto  affai  degno  . 

Le  prime  amicizie ,  che  egli  in  Firenze  contraelle , 
furono  quelle  di  Niccolò  Gaddi  Cavaliere  della  Pittura  fom- 
mamente  perito ,  e  di  Giovanni  Bologna  efimio  Scultore , 
a  cui  perfuailone  ripigliò  1'  efercizio  di  modellare  sì  in  creta, 
che  in  cera  ;  indi  quello  ancora  di  maneggiar  gli  fcarpelli 
con  grazia ,  e  finezza  non  ordinaria  .  Ma  ficcome  la  Pittura 
era  il  principale  fuo  fcopo  :  cos\  querta  fenza  intermiffione_. 
praticava ,  profeguendo  a  dipingere  belliffime  tavoline  ,  le  quali 
poi  folca  regalare  a'  Perlbnaggi  di  quell'  illullre  città  ;  onde 
la  loro  benevolenza  fi  cattivava ,  e  fempre  piiì  nella  rtima_, 
preffo  loro  crefceva  . 

Frattanto  1'  accennata  amicizia  del  Gaddi  lo  pofe  in  un 
forte  impegno  di  dipingere  anch'  effo  fui  frefco  una  lunetta 
entro  il  chiortro  di  Santa  Maria  Novella ,  a  concorrenza  de' 
più  rinomati  Pittori  Tofcani  colà  condotti .  Il  Paggi ,  che 
non  fapeva  come  riufcir  poteffe  in  un  lavoro  non  mai  da  fé 
praticato ,  ricusò  con  tutto  il  fèntimento  l' imprefa  :  ma  fen- 
tendofi  da  colui  a  ogni  poco  efortare ,  e  pregare  ;  cedette 
finalmente  alle  inrtanze ,  e  accettoHa  .  Prima  però  di  mettervi 

mano  . 


,22  VITE  DE"  PITT.,   SCULT., 

mano  .  Varie  furono  le  prove,  eh'  eì  ne  fece  fu  tegoli  into- 
nacati :  dopo  le  quali  s'  accinfe   all'  opera ,   che  riportò  uni- 
_„___  verflile  gradimento ,  e  lode  ;  ftantechè  non  folo  non  apparve 
P^  ^-^^ —  inferiore  a  veruna  delle  altre  ,  ma  di  più  fu  ftimata  fuperiore 
Battista  a  quelle  d' alcuni ,  che  nell'arte  di  colorire  a  frefco  s'erano 
^""^^^  '     più  di  lui  efercitati  .  {a)  Per  la  qual  cofa  da  indi  innanzi  fu 
in  grandiflìmo  credito  il  nodro  Pittore  ;    ed  erano    con  pre- 
mura cercate  da  que'  Cittadini  le  fue  pitture  ,  non  tanto  per 
la  bellezza  ,  e  delicatezza  loro  ,  quanto  per  1'  erudizione  poe- 
tica ,  e  borica ,  eh'  egli  in  effe  m.olìrava  :  il  che  lo  rendè  fti- 
matifTimo  in  tutte  le  parti    d'Italia,    ed  in  Genova  fpecial- 
mente  ,  dove  1'  emulo  Pittore  (b)  dianzi  mentovato  d'  avvi- 
lirle continuamente  cercava    con  affermare  ,    eh'  enm  copiate 
da  altri  Pittori. 

Fu  pofcia  il  Paggi  introdotto  alla  GranduchefTa  Bianca, 
la  quale  a  preferenza  di  que' Tofcani  Pittori  lo  fc elle  per  farfi 
effigiare  .  Stupendo  riufci  quello  ritratto  ,  che  tanto  al  na- 
turale rapprefentavala  ,  quanto  ella  rapprefentava  fé  lìefla . 

PofTedeva  queflo  Pittore  ,  oltre  le  fue  dolci  maniere ,  un 
modo  di  difcorrere  fentenziofo  ,  ed  arguto  :  cagione  ,  che  il 
Granduca  Francefco  fempre  più  lo  gradillè ,  ed  amalfe^,  . 
E  perchè  alfai  perito  nel  dipingere  lo  avea  conofciuro  :  perciò 
in  molte  cofe  di  particolare  artifizio  impiegollo  ;  e  fra  le  al- 
tre in  trafportare  dal  piccolo  in  grande  alcuni  ritratti  degl'  il- 
luflri  fuoi  Antenati  :  ove  reftò  di  lui  si  ben  foddisfatto  il  So- 
vrano ,  che  oltre  alla  copiofa  mercede  ,  gli  concedette  il  pri- 
vilegio di  portar  armi  per  propria  difcia  .  Anzi  tant' olire 
avanzolTi  1'  affetto  luo  ver(ò  del  Paggi  ;  che  molìranc logli  un 
giorno  alcune  tavoline  polle  in  alto,  ove  per  ben  oifervarle, 
era  uopo  falire  fbpra  una  fedia  ;  il  generofo  Principe  non_. 
folo  r  ajutò  a  falirvi  ;  ma  anche  gli  tenne  ferjna  la  fèdia_. 
ftella,  iaiìnattantochè  le  avelie  dilHnta:nente   confiderate  . 

Morto  Francefco ,  e  fucceduto  al  Granducato  Ferdinando , 
feguitò  anch'  egli  a  favorire  il  Paggi ,  diflinguendolo  ,  chia- 
mandolo 

(a)  In  queRa  lunetta  rapprefentò  il  Paggi  la  convcrfione  di  due  condannati  a  mor- 
te ,    impetrata  'orn  da  Saina  Cateriia  da  Siena. 

(il  II  Pittore  emulo  del  Pagt^i.  non  p  > '.va  elTcr  altri,  che  Bernardo  Cartello» 
uomo  veramente  iulìgne  nella  Prftfefnone ,  ma  che  in  efù  avrebbe  voluto 
eiler  unico . 


ED  ARCHIT.   GENOVESI.  123 

mandole  fpeffo  in  Corte ,  e  avendo  cura ,  che  fofTe  ben  trat- 
tato ,  e  nulla  mancaflegli  . 

Molto  impiego  gli  diede  ne'  lavori ,  che  per  la  profQma  . 

entrata  della  Granducheffà  Criftina  fi  apparecchiavano  .  In_.  di  do. 
quelli  ancora  fegnalofli  il  noflro  nobil  Pittore  ;  ficcome  negli  ^p^^^^l^'^ 
altri  già  fatto  avea  . 

Mentre  tali  commiflìoni  efeguiva  ,  gli  giunfero  lettere 
del  Principe  Doria  ,  che  invitavalo  a  Genova  nel  fuo  palaz- 
zo ,  dove  avrebbe  potuto  viver  ficuro  .  Soggiungevagli  ili-, 
oltre  r  inten?;ione  ,  che  avea  d' impetrargli  dal  Senato  Se- 
reniffimo  la  liberazione  dal  bando  .  Vogliofo  il  Paggi  di  ri- 
veder la  Patria  ,  e  i  Congiunti ,  accettò  V  invito  ,  e  fenza_- 
frappor  dimora  fé  ne  pafsò  a  Genova  prefTo  al  Doria ,  dal 
quale  benignamente  fu  accolto  .  Cominciò  quivi  a  dipingere 
un  quadro  :  ma  le  frequenti  vifìte  de'  domcflici,  e  degli  amici 
non  permifero ,  che  lo  compiefle  .  Egli  col  fav  ore  del  Prin- 
cipe avrebbe  lenza  dubbio  ottenuta  la  grazia  .  Ma  l' occorfa 
morte  della  Priacipefla  [  acerbilTimo  colpo  per  quel  Signore  ] 
fu  cagione ,  che  il  Paggi ,  almen  per  allora  ne  difperalle . 
Quindi  appigliofTì  al  partito  di  ritornare  a  Firenze  :  ove  ren- 
dutofi  ,  feguitò  più  che  mai  a  farli  onore ,  efeguendo  co]i_. 
lode  le  commiflìoni ,  che  fenza  fine  da  que'  Cittadini ,  e  da' 
forefiieri  gli  venivano  .  Tante  furono  le  tavole  da  lui  nella 
Tofcana  dipinte ,  che  non  (olo  n'  abbondò  eilà  (a) ,  ma  Ge- 
nova ,  ed  altre  principali  città  d'  Italia  ,    ed    oltramontana», 

ancora  ; 

'fl)  Siccome  molte  fono  le  tavole  dipinte  dal  noflro  Paggi  per  ornamento  delle 
principali  Chiefc  di  Firenze  ,  e  d'  altre  città  della  TofcaJia  :  cosi  andrò  qui 
notando  tutte  quelle  ,  che  a  mia  notizia   iono  ;    parte  delle  quali  ho  io  flelTo 

veduto  .  /-    /•       j     - 

In  Firenze  adunque  avvi  di  fuo  ,  oltre  al  già  menzionato  a  frefco  eli  S. 
Maria  Novella  ,  un  bel  quadro  nella  Chiefa  di  S.  Maria  Nuova  entrovi  il  pa- 
ralitico della  pilcina  Probatica  lanato    da  Criilo  » 

Avvi  pure  un  quadro  llimatiffimo  entio  la  iraeflofa  cappella  del  Croci- 
fiflb  nella  celebre  Chiefa  della  Nuneiata  :  e  molto  maggior  lode,  oltre  alla 
bontà  fua  ,  gli  accrefce  1'  eflere  ilato  al  noftro  Pittore  ordinato  dall'  inllgne 
Scultf.re  Giovanni  Bologna  Icndatare  ,  ed  ornatore  della  llefla  cappella. 

Parimente  luo  in  quella  Chiela  medefma  e  1'  altro  quadro  di  J-.  Seballiauo 
nella  cappella  Pucci  ,  entrovi  il  Santo  flagellato  con  verghe  di  ferro  . 

I  Fiati  degli  Angioli  poffeggono  di  luo  oue  tavole  ,  che  conlervano  T  una 
nella  loro  Chiela,  e  1' altra  in  una  cappella  del  chioftro . 

Ma  la  più  fquihta  tavola,  ch'egli  abbia  fatto,  è  certamiCnte  qi'elladiCn- 
&o  trasfigurauteii  fui  Taborie  in  mezzo  a  Mosè,  ed  Elia  ;  e  co'  ire  difcepoli 

ipetiaton , 


124  VITE  DE'PITT.,   SCULT., 

ancora;    effendo    pervenute    le    fue  Opere    fin   nella  CortC-^ 
dell' Impcradore  Ridolfo,    ed  in  quella  del  Re  di  Francia: 

— ;«_-^^  da'  quali  due  Monarchi  furono  ben  gradite  ,  e  flimate  .  Anzi 
Di  Gio.    quello  fecondo  tentò  d'  averne    preflb  di  fé  1'  Autore  ,    invi- 

Battista   tandolo  con  offerte  molto  onorevoli .  Ma  la  fperanza  di  prefto 
**^"  '     ripatriare ,  e  le  guerre  ,    che  allora  infertavano  quel  Regno  , 
perfuafero  1'  invitato  a  fcufarfi  . 

Quanto  amato,  e  defiderato  era  il  Paggi  dalle  nazioni 
ftraniere  ,  altrettanto  era  in  Patria  malveduto  da  coloro ,  che, 
non  per  gloria  ,  ma  per  vile  guadagno,  la  Pittura  efercitavano. 
Eglino  foffrir  non  poteano ,  che  un  Gentiluomo  folfe  perve- 
nuto al  fommo  dell'  eftimazione  ,  e  del  vanto  in  una  Profeflio- 
ne ,  dalla  quale  vi  traevano  il  proprio  foQentaraento  ;  ed  at- 
tribuendo a  lor  pregiudizio  i  buoni  progreffi  del  Paggi ,  e  te- 
mendo ,  che ,  tornato  lui  a  Genova ,  troppo  aveffero  a  fca- 
pitarne  le  loro  avventure,  immaginarono  un  mezzo  da  far, 
eh'  egli  non  fi  curafle  più  di  pittura  .  Il 

fpertatori ,  in  atro  di  flupnre ,  e  di  fpavento  ;  la  quale  vedefi  al  primo  Altare 
a  finiftra  in  S.  Marco  de'  PP.  Domenicani  ;  perclic  oltre  alla  venuftà  della 
compofiKione  ,  all'armoniofo  delle  tinte,  ed  all' efattezpia  de' dintorni  ,  vi  fpira 
dentro  un  non  fo  che  di  celcfle  ;  onde  1'  occliio  mai  non  fi  fazia  di  rimirarla. 

Un'  altro  de'  quadri  fuoi  più  (limati  fii  da  lui  dipinto  fimilmente  in  Fi- 
renze ,  nel  quale  con  tutta  eleganza  rapprefentò  il  gran  conleflb  de'  Padri 
•  del  Concilio  Fiorentino  :  Opera  ,  di  cui  a!  prefente  c'è  rimalo  foltanto  il  ne  me. 

Nella  prefata  città  lavorò  ajiche  il  proprio  ritratto ,  che  tuttavìa  fi  con- 
ferva tra  quelli  della  fuperba  galleria  del  Granduca  . 

Le  altre  Opere  fue  ,  che  nella  Tofcana  anche  oggigiorno  s'  ammirano ,  fon 
le  feguenti . 

In  Pi  fa  al  primo  Altare  della  nave  Cniftra  di  quel  Duomo  una  tavola_ 
con  varj  Santi  Confeflori . 

Entro  la  Chiefa  di  S.  Francefco  de'  PP.  Conventuali  una  tavola  della-, 
Rifurrezione  di  Crifto . 

In  Piftoia  avvi  di  fuo  la  tavola  dell'  Aflimzione  della  Santiflima  Vergine.» 
al  Cielo  :  ed  altre  due  parimente  di  fuo  pennello  fi  veggono  in  S.  Domeni- 
co :  una  con  S.  Giacinto  ,  e  1'  alna  con  Gesù  Bambino ,  e  la  Vergine  Ma- 
dre ,   e  S.  Giufeppe,    che  fuggono  in  Egitto. 

In  Pcfcia  fono  pur  fue  le  due  tavole  drlla  Nunziata  ,  e  della  Vifitazione 
pofte  nella  Colleeiata  de' SS.  Stefano ,  e  Niccolò  :  e  le  altre  due  r.ipprefcn- 
tativc  de' SS.  Michele  Arcangelo,  e  Sebaftiano  .  E  in  detta  città  altra  ve  n' iia 
entro  la  Chiefa  de'  Colleviti  efprimenie  il  difcacciamento  degli  Angioli  ri- 
belli dal   Paratifo . 

Pel  Duomo  di  Lucca  dipinfe  due  tele  affai  grandi ,  e  con  molta  maeftrìa  : 
efprelTe  nell'  una  di  efle  la  Natività  di  Maria  'Vcrgii;c  :  nell'  altra  1'  Annun- 
ciazione . 

In  Milano  poi  fi  tiene,  che  fa  di  fua  Architettura  la  facciata  della  Chiefa 
di  S.  Niccolò,  e  l'altra  belHlfima  delle  Monache  della  Vittoria.  Ne  è  già 
da  rifiutarfi  un  tal  fentimento  ;  poiché  Aichitetto  era  il  Paggi,  e  d'un  la- 
kiiio  affai  grande ,    e  verfato  in  ogni  liberal  Proitflìojtc . 


ED   ARCHIT.    GENOVESI.  125 

n  mezzo ,  che  immaginarono  ,  fu  di  far  computare  la 
Pittura  ftefla  fra  le  arti  vili ,  e  meccaniche  ;  penfando  efTì  con 
ciò  ,  che  il  Paggi ,  per  non  macchiare  la  fua  nobiltà  ,  fi  direbbe  „ 


vergognato  d'  efercitarla .    S'  uni  per  tanto  la  maggior  parte     Di  do. 
de'  Pittori ,  i  quali  tutti  d'  accordo  mifero  in  comparfà  certi     ^p^qc^^ 
antichi  capitoli ,    fotto  la  cui  foggezione    infieme    co'  Dora- 
tori erano  ^'ivuti  i  Pittori    nel  tempo ,    che  in  Genova  co- 
minciò la  Pittura  a  rinnovellarfi  . 

Molti  erano  i  menzionati  capitoli  :  ma  due  fra  gli  altri 
eran  quelli ,  che  all'  intento  della  pittorica  ciurmaglia  aliai  ben 
s' affacevano  .  Il  contenuto  d'uno  di  efil  era  ,  che,  quando  ad 
un  Pittore  foprabbondate  foflero  le  commidìoni  ,  dovefie  di- 
(Iribuirle  a'  Pittori  diloccupati  ;  1'  altro  intimava  ,  che  non_. 
potefle  liberamente  efercitar  la  Pittura  ,  chi  per  lo  fpazio  di 
fette  anni  non  avelfe  fervito  di  garzone  a  qualche  Mac- 
ero .  Amendue  quefli  capitoli  pareva  loro ,  che  oflafTero 
quanto  bacava  al  Paggi ,  e  per  ritlringergli  le  commiflìoni , 
e  forfè  anche  per  iflrappargli  di  mano  i  pennelli  ;  mentre 
egli  non  potea  dire  d'  avere  appreù  la  Pittura  da  alcuJi— 
Maeflro  .  Fin  qui  parca  loro  d'  avere  la  vittoria  in  pugno  : 
e  ficcome  con  difpiacere  fentivano ,  che  il  Paggi  abitando 
tuttavìa  in  Firenze  profeguiire  a  ricevere  commilfioni  di  ta- 
vole da  Genova  (a)  :  cos\  proccurarono  d'  ottenere  ,  che  vie- 
tato fofTe  a'  Nobili  il  dipingere ,  foggettando  onninamente 
r  arte  a'  Confoli  a  guifa   delle  meccaniche  . 

Stefi  adunque  cotefli  ignominiofi  capitoli ,  parti  viliffimi 
dell'  invidia  ,  e  dell'  intereffe  ;  affinchè  rimanefTero  convalidati, 
li  prefentarono  al  Sereniflimo  Senato  con  una  fupplica  colo- 
rita d'  apparente  zelo  pe'  vantaggi  dell'  arte  :  ma  veracemen- 
te, per  ottener  con  falfe  rapprefentanze  la  confermazione-, 
a'  malizioil  loro  trattati .    E  1'  avrebber  ottenuta  ,  fé  oppoilo 

virilmente 

(rt)  Anche  all' introdur  tavole  dipinre  fuor  dì  città  provvedeva  un  di  cotcfti 
capitoli  ;  perocché  l'  arte  non  dovea  riceverle  ,  fé  prima  non  erano  da  effa 
efaminate ,  e  giudicate  deijne  ,  o  d' eiTere  introdotte,  fé  buone  (  fempre  peià 
pagando  dazio  a'  Confoli  )  :  o  d'  eflere  efclufe  ,  oppur  condannate  ,  qiialora_. 
ìbÌTero  ftate  ritrovate  difettuofe  .  Capitolo  (  come  obbiettava  il  Paggi  )  più 
pregiudiziale  a'  Pittori  della  nazione,  che  alle  pitture  ftraniere  ;  poiché  (  ag- 
giungeva )  per  toglier  via  le  difettuofe  pitture  della  città ,  e  per  impedirne 
1'  aggiunta  d'  altre ,  farebbe  abbifognato ,  che  i  Confoli  prima  aveflero  dato 
fuoco  alle  loro  ,  e  poi  a  fé  àeiVi  , 


iz6  VITE    Db.'  PITT.,  SCULT., 

virilmente  non  vi  fi  roHc  il  Dottor  Girolamo  fratello  di  qiieflo 
Paggi  ;  il  qual  Girolamo  in  compagnia  d'  alcuni  altri  Pittori 
contrailo    contro    alla  pittorica  plebaglia  ;    e  con  ione  arin- 
dTg.o.     ga  fotta  alla  prcfenza  de'  Signori  Deputati ,  chiaro  diraoflrò 
Battista    \  notabili  prcgiudizj ,    chc  da  quella  riformazione  farebbero 
^ACG! .     pi-Q.^enuti  alla  Pittura  ;    onde  ne  riportò  favorevol  fenten?a  : 
e  que'  capitoli  ftrviron  folo  pe'  Doratori ,  e  Pittori  dozzina- 
li ,  che  aveirero  tenuto  aperta  bottega  . 

Non  ìilctte  però  Girolamo  Paggi  lungo  tempo  al  pofTe- 
di mento  di  quelìa  vittoria  ,  che  dal  valore  del  fratello  gli 
era  ftata  acquitlata .  Perciocché  mal  foffrendo  alcuni  Pitto- 
ruzzi  ,  che  tra  Pittore ,  e  Pittore  vi  folTe  differenza  ;  e  che 
alcuni  liberi  ,  ed  altri  fchiavi  dovelTero  rellarfi  :  diifero  ef- 
fcrii  {èntenzìato  contra  ogni  diritto ,  e  fenza  il  confenfo 
di  molti  degl'  intereffati  ;  e  perciò  rinnovarono  al  Sereni fTimo 
Senato  1'  iflanza  ,  dal  quale  fu  nuovamente  pofla  ad  efame 
la  caufa  .  E  quei  Deputati ,  inclinando  al  parere  de'  Pittori 
plebei ,  (  fenza  però  che  il  Senato  vi  concorrefte  ) ,  erano  in  pro- 
cinto di  fentenziare  a  loro  favore  :  ma  rifcntite  ambe  le  parti, 
e  meglio  conliderati  i  meriti  delle  ragioni  ,  con  nuovo  Voto 
dichiararono  efTer  la  Pittura  nobiliffima  Profelllone ,  e  non_« 
doverfi  accomunare  coli'  arte  de'  Doratori  .     {a) 

Tal  fu  r  onore ,  che  da  s\  buon  fucceflo  ,  mercè  princi- 
palmente de'  due  fratelli  Paggi ,  n'  arrivò  alla  Pittura  ;  che 
lo  ItelTb  Rubens  dimorante  in  Anverfa  ,  vedendo  attribuirfi 
a  vilt'i  ad  un  povero  giovane  Cavaliere  1'  efercitar  quelfa  Pro- 
fefìione  per  fuo  foftentamento  ;  chiefe  1' anno  i<5 13.  qua  ad  elfi 

copia 


(/j)  Sulla  prefata  conrroverfia  furond  dal  Sereiiifs.  Senato  deputati  i  MM.  Padri 
del  Comune,  accioccliè  vedclTero,  e  rifcriirero  .  Quefti  poiché  ebbero  IctTi  , 
ed  efamiiia  J  i  viliiTiini  capitoli  de'  meccanici  Pittori ,  eci  udite  le  gagliardo^ 
oppofizioni  di  Girolamo  Paggi  (  aiutato  in  ci  )  dal  fratello  per  lettere  ,  e  dalle 
fagge  direzioni  di  Celare  Corte  ,  e  di  Lodifio  de'  Lorenzi  Signore  ben  dotto, 
e  cìie  della  Pittura  al^ai  dilettavafi  )  :  il  di  io.  d"  ottobre  dell'anno  1590.  di- 
chiararono con  loro  Relazione  ,  o  fia  Voto  informativo  ,  valer  que'  capitoli 
Ibltanto  pe'  Doratori ,  e  doverfene  efentire  aifa'.to  i  Pittori  ,  come  Profeffori 
di  vera  Arte  Liberale.  Stimo  a  propofito  rialcrivcr  appuntino  la  medefima 
Relazione,  che  i  Lettori  troveranno  loggiunta  alla  vita  di  Ciò.  Battilla  Paggi, 
infi'^nic  e  >U'  approvazione  del  Serenifs.  Senato  :  il  tutto  fedelmente  eliraiio 
dall'  autentico  oiiginale . 


Paggi  , 


ED    ARCHIT.  GENOVESI.  127 

copia  delle  ragioni  prodotte  nella  riferita  caufa,  e  dell'otte- 
nuta dichiarazione  ;  (5)  e  con  quelle ,  e  con  quella  difefe  il 
luo  Concittadino. 

Erano  di  già  trafcorfi  vent'  anni ,  dacché  il  Paggi  avea     Di  do. 
commefTo  il  delitto,  pel  quale  vivea  dalla  Patria  sbandito;    Battista 
ed  eflendoll  in  quello  intervallo  guadagnato  1'  affetto  di  molti 
de'  più  riguardevoli  Perfònaggi  d' Italia ,    i  quali  e  con  let- 
tere ,  e  con  doni  1'  onoravano  ;  quello  diftintamenie  fi  gua- 
dagnò di  Monfignor  Ginnafio ,  che  fu  pofcia  Cardinale  .  (b) 

Or  pafTando  queflo  illuilre  Prelato  per  Genova  nell'  an- 
dare alla  Nunziatura  di  Spagna  ,  portoffi ,  fecondo  lo  flile , 

a  far 

( tf  )  Una  numerofa  raccolta  di  lettere  de' più  infigni  Pittori,  che  fiano  flati, 
aveva  fatto  T  accuratiffimo  iioftro  Pittore  Aleflandia  Ma^nai'co .  In  efia_. 
ve  n'  era  un  gran  numero  del  Vandik  ,  e  del  Kubens  ;  Ira  le  quali  fi  legge- 
vano quelle  fcritte  al  Paggi  in  congratulazione  per  1'  oitentta  vittoria-, . 
Qiiclle  lettere  avendole  il  ^iagnafco  date  a  leggere  ad  un  cf.rto  Pittore  delle 
noftre  contrade ,  che  polcia  in  breve  morì  ,  non  le  potè  pu~i  riavcj  e  :  ed  el- 
fendo  pochi  mefi  dopo  morto  anche  il  Magnafco  ,  per  quante  ricerche  le  ne 
fian   fatte  non   fi   fon  potute  più   rinvenire  . 

(i)  Domenico  Ginnafio  eia  Cartel  Bolognele  creato  Arcivefcova  di  Manfredonia 
da  Papa  Siilo  V. ,  ed  eletto  Cardinale  dal  Pontefice  Clemente  Vili.  1'  anno 
1604.,  mori  affai  vecchio  nel  1ÓJ9.  Fu  amantiffimo  della  Pittuia;  ed  ebbe 
una  Nipote  per  parte  di  fratello  ,  nominata  Caterina  ,  la  quale  nel  dipingere 
molto  valle,  ed  accrebbe  del  fuo  nome  il  catalogo  delle  illuilri  Dipintiici. 
Ha  ben  però  avuto  la  difgrazia  di  Jion  efiere  celebrata  dagli  Scrittori  j  onde , 
benché  fuor  di  propofito ,  voglio  dirne  qui  alcuna  cola ,  fecondo  quella , 
che  n'  ilo  ricavato  dal  manufcritto  di  Gio.    Battifta  Pafferi . 

Effa  venne  nella  Pittura  inllruita  dal  Cavalier  Gafparo  Celio .  Per  Ia_j 
morte  del  Celio  il  Cardinale  lùo  Zio  allora  Decano  del  Sacro  Collegio  le 
pioccurò  un'  altro  Maeftro  ;  e  fu  querti  il  Cavalier  Lanfranco ,  lotto  i  cui  in- 
fegnainenri  ella  fé'  gran  progrefiì ,  fpecialmente   nella  pratica  de'  colori . 

Avendo  poi  il  Cardinale  riedificato  in  Roma  la  Chieia  di  Santa  Lucìa_ 
alle  botteghe  ofcure ,  contigua  al  fuo  palazzo  ;  Caterina  vi  dipinie  pei  1'  Ai- 
tar maggiore  una  tavola  con  la  Santa  titolare  rapprefentara  in  atto  d'  ef- 
fcre  ftrafcinata  al  luogo  infame  da  più  paja  di  buoi .  Ad  un'  altro  Altar£_> 
fc'  la  tavola  di  S.  Biagio  ,  che  rifana  da  mal  di  gola  un  fanciullo  ;  e  nella 
tclla  de!  Santo  Velcovo  effigiò  il  Cardinale  fuo  Zio  . 

Parimente  per  la  lleffa  Chiefa  lavorò  due  tavoline ,  1'  una  della  Cena  del 
Signore  ,  e  1'  altra  della  B.  Vergine .  Indi  mortole  il  Zio ,  dal  quale  fu  la- 
fciata  erede  coli'  obbligo  di  formare  d'  una  parte  del  (uo  palazzo  un  Colle- 
gio di  dodici  giovani  iuoi  compairiotti  ,  e  d'  un'  altra  un  ritiro  di  povere-, 
fanciulle  :  efi"a  non  folo  efegui  puntualmente  la  volontà  del  pio  Teftafore  , 
ma  di  più  velli  abito  Keligiolo ,  ponendo  le  fanciulle  fotto  la  regola  di 
S.  Terela  ;  e  tra  loro,  dopo  una  vita  molto  efc molare  ,  mori  SuperioijL- 
a'  di  Jo.  novembre  1'  anno  1660.  del  Signore  ,  e  il  lettantefimo  di  lua  età  . 
Fu  fepolta  nell'  anzidetta  Chiefa  ,  dove  avea  latto  erigere  un  fuperbo  depofiio 
in  marmo  al  prefato  Zio  con  infigni  fculture  di  Giovanni  Finelli .  Le  Aio- 
nache  di  quello  Moniftero  furono  poi  trasferite  in  quello  de'  SS.  Pietro,  e^ 
Marcellino  fabbricato  l'anno  1760.  dalla  S.  M,  di  Papa  Benedetto  XIV., 
e  gli  Alunni  nel  Collsgio  Clememino, 


Pag  I. 


i28  .      VITE    DE*  PITT.,  SCULT., 

.1  far  vifit.!  a!  Senato  ScrenilTimo  ,  al  quale  efpofe  in  fupplica 
r  infauflo  cafo  del  nollro  Pittore  ;  e  chiefe  la  facoltà  di  li- 

\-edere  la  Patria  ,  dopo  tanti  anni  d'  efilio  .    Era  flefo  con... 

D,  Gio.  vivace  energia ,  e  con  maniera  affai  patetica  il  foglio  :  onde 
Battista  commoiTo  >Ì  Sen2.to  già  deliberava  fegnarlo  con  un  favorevol 
rcfcritto  .  Ma  opponendofi  alla  reflitu'/ione  del  Paggi  in  Pa- 
tria i  Parenti  dell'  uccifo ,  che  non  aveano  mai  voluto  ac- 
cordare all'  uccifore  la  pace ,  fenza  la  quale  non  potea  quelli 
elFere  alloluto  ;  e  difpiacendo  a  que'  Padri ,  clie  la  fupplica^ 
non  avclfe  effetto  ;  tanto  più  che  il  fupplicante  era  Soggetto 
di  raro  talento  ,  e  gri^o  :  s'  appigliarono  al  partito  di  conce- 
dergli un  falvocoadotto  di  cent'  anni  .  Con  querto  prudente 
ripiego  fu  flirta  la  grazia ,  e  richiamato  il  Paggi .  Di  che_. 
quanto  goderono  i  Cittadini  Genovefi ,  altrettanto  n'  ebbe 
difpiacere  la  Nobiltà  Fiorentina  ;  e  piiì  ancora  lo  flefTo  Gran- 
duca ,  il  quale  nell'atto  di  congedarlo,  trattofi  di  dito  un_^ 
preziofo  anello  di  diamanti  ,  glielo  regalò  :  ^  con  che  volle 
conteflare  la  particolare  ftima ,  che  del  Paggi  facea.  Quefli 
onorato  di  si  dilHnto  dono,  Tempre  portoli©  e  per  gloria.^ 
di  fé  ,  e  per  grata  memoria  del  generofo  Donatore  . 

Ma  quantunqtie  poteffe  il  Paggi  libero  ritornarfene  in_ 
Patria  ad  onta  dell'  OiVinata  durezza  de'  Parenti  dell'  uccifo  : 
nulladimeno  per  fua  modeflia ,  e  per  non  affliggere  colìoro 
colla  prefenza  ,  ripatriare  non  volle  :  ma  contentofTì  di  dimo- 
rare in  Sav  on  i  {a) .  Rifoluzione  tanto  virtuofa  ,  che  valfe 
ad  ammollire  i  lor  cuori;  onde  poco  dopo  fpontanea mente 
gli  diedero  quella  pace ,  che  tante  volte  negata  gli  aveano  : 
così  egli  potè  lenza  verun'  ombra  di  malevolenza  ,  o  di  di- 
rpetto  ritornare  in  Genova  ,  donde  mai  più  non  s'  allontanò 
per  qualunque  invito  gli  veniile  dalle  Corti  de'  Principi . 

I  primi  Tuoi  lavori ,  che  1'  occupafTero  in  Patria ,  furono 
alcuni  quadri  tatti  pel  fopraminentovato  Monfignor  Ginnafio 
Arcivefc)vo  di  Siponto,  come  11  ricava  da  due  lettere.,, 
che  piaccmi  di  qui  traicrivere  . 

Molto 

(«)  Mentt-e  il  Pa?gi  facea  fuo  fo^giorno  in  Savona,  dipinfe  nella  nobili/Tìma 
Chicfà  di  ivo'lra  Signora  Ai  Milcricordia  1' iiifigne  tavola  del  CrocitìlTo, 
che  al  prclente  vi  b'  ammira . 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  12^ 

Molto  Illuflre  Signore.  Ho  fentito  molto  contento  ,  che  f.S. 
abbia  avuto  la  total  remijjìone  dal  Serenijffìmo  Senato ,  al  qual  io 
refierò  per  fempre  obbligatijjlmo  \  e  fé  in  altro  potrò  giovarle ,  . 

la  fi  vaglia  di  me  fempre  con  ogni  libertà  .  La  ringrazio  infi-  di'Gio. 
nit  amente  de  quadri ,  che  mi  fcrive  aver  fatti  per  me  \  ed  avrò  Battista 
molto  piacere  me  li  mandi  con  la  prima  occafione  ;  e  fé  potrà 
cotifegvarli  a  qualche  Cavaliere ,  che  veìtga  alla  Corte  ,  acciò 
me  It  porti  fin  qui ,  ne  fentirò  molto  gujio  :  quando  nò  :  potrà 
ordinare  fiano  confegnati  a  Barcellona  al  Signor  Giacomo  Brù  ; 
che  ejfo  ft  piglierà  penfiero  di  mandarmeli  di  maniera  ,  che  non 
fi  guaflino  .    E  per  fine  Dio  la  contenti . 

Di  Madrid  li  io.  Marzo  1600. 
Di  r.  S. 

Per  fervirla  come  Fratello 
V  Arcivefcovo  Sipontino . 

Molto  Jlhijìre  Signore  .  Mi  è  fiata  ricapitata  la  lettercu: 
di  V.  S.  de'  30.  Aprile ,  e  con  effa  il  degno  prcfente  ,  che  fi  è 
compiaciuta  inviarmi  delle  due  tefìe  di  Criflo ,  e  della  T^ers:^ine 
SantiJJÌma  fua  Madre  ,  unitamente  col  quadro  pur  di  Crifìo  itt^ 
Fmmaus ,  che  tutto  mi  è  flato  carijfimo  ;  e  me  lo  godrò  in  me- 
moria dell'  obbligo  ,  che  ne  riconofco  alla  molta  amorevolezza-^ 
fua  ,  della  quale  intanto  la  ringrazio  grandemente  ;  e  mi  off'ero 
a  corrifponderle  ,  dove  le  piacerà  valerfi  dell'  opera ,  ed  autorità 
mia  .  E  fi  confervi  fana .  Di  Madrid  «'25.  Agojlo  1600. 
Di  V.  S, 

Per  fervirla  Affezicnatifiìmo 
L'  Arcivefcovo  Sipontino  .  (a) 

In  una  lettera  poi  dell'  iflelTo  Nunzio  fcritta  in  Vaglìa- 
dolid  fotto  li  27.  Ottobre  i<^oi.  fono  foggiunte  di  propria-. 
mano  di  lui    le  feguenti  parole  : 

le  due  pitture,  dico  la  Madonna,  ed  il  Salvatore,  la  Re- 
gina le  ha  volute  ,  ejfendole  parfe  le  più  belle  di  Spagna  :  ed 
io  mi  fon  rallegrato  per  amor  di  V.  S. 

Toni'.  I.  I  cofe , 

{a)   Col  tiro'o  di  Arcivefcovo  di^iponto  fi  chiama    Monfignor  di  ?./Ianf'rcdcnia  , 
città  del  Regno  di  Napoli.,   vicino   alla  quale   veggonfi  le  rovine   dell'  antico 

SipOJllQ  . 


ijo  VITE   DE"  PITT.,  SCULT., 

Giunfero  frattanto  in  mano  del  Paggi  le  Opere  lampare 

da  Gio.  Paolo  Lomazzi  Pittor  Milanefc  :    cioè ,    il  Trattato 

__^  dell'  arte  della  Pittura  ,    della  Scultura  ,  e  della  Architettura  , 

D,  Gio.     e  1'  altra  intitolata  :  Idea  del  Tempio  della  Pittura  :    le  quali 

Battista    Opere  avendo  lette  il  Paggi ,  e  non  andandogli  a  genio  alcune 

tAcw.      ^^^^  ^  fcrilPe    all'  Autor  loro    una  cortefe  lettera ,    per  a\'erne 

la  rpi egazi one  .    Rifpofe  il  Lomazzi,  non  altro  facendo,  che 

fcuiarfi  della  debolezza  di  fua  memoria  :  onde  prefe  motivo 

il  Paggi  di  pubblicare    ad  utilità   degli    Iludiotì    di  Pittura 

in  un  foglio  ripartito  in  varj  capi ,  le  regole  più  importanti 

di  tal  facoltà  :  cofa ,  che  gli  acquilo  molto  applaufo  ;  dacché 

lo  fece  comparire  Pittore    non    men  valente    in  teorica ,  di 

quello  fofTe  in  pratica . 

Queflo  foglio ,  che  comunemente  vien  chiamato  carta  , 
ovvero  tavola  del  Paggi  {a)  ,  ha  ptr  titolo  :  Diffinizione  ,  o  fia 
Divijtone  della  Pittura  :  e  contiene  tutto  ciò ,  che  fpeculati- 
vamente  di  effa  può  dirfi .  Molti  furono  i  Virtuofi  ,  che  vi 
applaudirono  ;  ed  uno  diflintamente  fu  1'  erudito ,  e  celebre 
Pittore  Giorgio  Vafari  amico  grande  del  Paggi ,  al  quale 
con  una  fua  lettera  in  data  de' 4.  d' agofto  del  1507.  fece 
iommo  elogio ,  come  a  quello  ,  che  avea  faputo  epilogar 
così  in  breve ,  quanto  dee  praticar  un  Pittore  nel  Tuo  dipin- 
gere ;  conchiudendo ,  che  i  ProfelTori  di  Pittura  avranno  ad 
cfTergli  perpetuamente  tenuti .  Di  tale  Operetta  rallegroiTi 
pure  col  Paggi  l' infigne  Poeta  Gio.  Battila  Marino  con  una 
lettera  fcrittagli  nel  mefe ,  ed  anno  fuddetto  ;  ove  dicc_, 
d'  averla  con  fommo  piacere  letta  più  volte ,  come  cofa  con- 
tenente in  fé  i  più  bei  lumi  dell'  arte  ,  ne'  quali  chiaramente 
fi  fcorgeva  la  fertilità  d'  un'  ingegno  atto  non  meno  a  fcri- 
vere ,  che  ad  operare . 

Senilmente  fecero  onore  al  noflro  Paggi  alcuni  bravi  In- 
tagliatori ;  poiché  varie  cofe  di  fuo  lucifero  :  e  fpecialmente 
Cornelio  Galle  ,  il  quale  fra  le  altre  portò  in  rame  Adamo, 
ed  Eva  nel  Paradifo  terreflre  :  Venere  con  Cupido  :  la  Ver- 
gine col  Bambino  Gesù ,  e  S.  Giufeppe  :  ed  altre  minute 
Pitture ,  eh'  elfo  Paggi  andò  facendo  dopo  il  fuo  ritorno  ia 

Patria  . 

(«)   li  riferito  foglio  ,  che  nel  1607.  ftampofli ,  Oggidì  è  cosi  raro,  che  non  m'  è 
nuCcito  di  rinvenirlo .    Fanno  di  eflb  onorevol  menzione   degniflìmi   Automi . 


ED   ARCHIT.    GENOVESI,  131 

Patria.    Ov' ci    l'anno  1610.  ammoglioflì  :   e  fu  poi  Padre 
di  due  rpiritofi  figli ,  eh'  erano  1'  oggetto  dell'  amor  Tuo  . 

Ma  tempo  è  di  riferire  alcune  altre  tavole  fatte  dal  noflro  __.__ 
Pittore  .    Tralafcerò  quelle ,  che  fono  ne'  palazzi  di  Firenze,     di  do. 
e  di  Genova  :   cos'j  pur  quelle ,   che  in  Loano  inviò  per  or-    Battista 
dine  del  Principe  Doria  ;  poiché  troppo  lungo  farebbe  il  ca-      f^"'* 
talogo  :  e  rifìringeromrai  Soltanto  a  quelle  ,  che  per  le  Chiefè 
della  fua  Patria  lavorò. 

Nella  Chiefii  di  S.  Pietro  di  Banchi  è  del  Paggi  la  no' 
bililTima  tavola  rapprefentante  laNafcita  del  Bambino  Gesù. 
Molte  altre  furono  le  tavole,  che  egli  fullo  fìelTo  argomen- 
to, e  con  la  ftelfa  foda,  e  vivace  maniera  colori.  Una  fé  ne 
vede  all'  Aitar  maggiore  della  Chiefa  di  S.  Giufeppe  (a)  : 
una  in  quella  di  Santa  Caterina  :  una  in  quella  delle  Mona- 
che di  S,  Niccolò  :  ed  un'  altra  in  quella  di  Santa  Maria 
del  Carmine  .  Di  fuo  pur  fono  le  tavole  dell'  Annunziazionc 
della  Vergine  nel  Duomo ,  e  quella  del  tranfito  di  S.  . . . 
(b)  nella  Chiefa  de'  PP.  di  S.  Niccola  da  Tolentino  ,  dove 
fono  altre  Opere  di  mano  del  nofiro  Artefice  . 

Nella  Chiefa  dì  S.  Maria  di  Cafiello  avvi  la  tavola  di 
S.  Vincenzio  Ferreri  :  nella  Chiefa  di  Gesù  ,  e  Maria  de'  PP. 
di  S.  Francefco  di  Paola  quella  della  comunione  di  S.  Girola- 
mo :  nella  Chiefa  della  Santiflima  Nunziata  del  Guaflato  quella 
del  tranfito  di  S.  Chiara  :  e  nella  Chiefa  delle  Monache  di 
S.  Silveflro  quella  della  Madonna  del  Rofario  . 

Per  la  Chiefa  della  Maddalena  dipinfe  la  tavola  di  quefta 
Santa  :  per  quella  de'  Cappuccini  all'  Aitar  maggiore  la  tavola 
dell'  Immacolata  Concezione  :  e  per  quella  di  S.  Siro  la  de- 
pofizione  di  Criflo  dalla  Croce  .  Due  furono  le  tavole ,  nelle 
quali  con  diverfa  idea  figurò  S.  Carlo  Borrommeo  ;  ed  una 
di  effe  è  locata  nella  Chiefa  di  Santa  Fede  :  1'  altra  in  quella 
di  S.  Andrea  .  Per  1'  Aitar  maggiore  della  Chiefa  di  S.  Nic- 

I  2  colò 


(  «  )  Qiiefla  favola ,  poiché  era  molto  annerirà  ,  è  fiata  ultimamente  rifatta  fullo 
fleflb  difegno  del  Paggi   dall'  Autore   di  quefte  annotazioni . 

(  o  )  Nella  Chiefa  di  f .  Niccola  più  non  fi  vede  la  foprannotata  tavola .  Ve  ne. 
fono  bensì  due  piccole  laterali  all'  Altare  d'  una  cappella  con  iflorie  cavate-, 
dalla  vita  di  Criilo . 


132  VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 

colò  fece  la  tavola  di  qiieflo  Santo  (a)  :  ed  un'  altra  ne   fece 

dell'  Airunzione  della  Vergine  per  quella  delle  Monache  de' 

SS.  Giacomo,  e  Filippo. 

DiGio.  I^ue  pur  di  lui  fé  ne  veggono  nella  Chiefa  di  S.  Fran- 

Battista    cefco  di   Caflelletto  :  l' una  di  quefle ,  eh'  è  delle  fue  prime, 

''      è  quella  della  venuta  dello  Spirito  Santo:  e  l'altra  è  quella 

di  S.  Bonaventura  miracolofamentc  comunicato  alla  IVIcfla . 

Nella  Chiefa  de'  PP.  Servi  avvene  una  efprimente  la  Na- 
tività della  Beata  Vergine . 

Nella  Chiefa  della  Vigne  entro  la  cappella  di  ella  Ver- 
gine abbiamo  di  mano  del  Paggi  alcune  tavole  a  chiarofjuro 
con  Uxorie  del  vecchio  Teflaraento  . 

Belle  poi  oltremodo  fon  le  tavole  ,  che  fi  cuflodir-ono 
nella  Chiefa  di  S.  Bartolommeo  detta  degli  Armeni  :  1'  una 
delle  quali  rapprefenta  1'  Annunziazione  :  1'  altra  Crii^o  ,  che 
confegna  imprclFa  in  un  fazzoletto  l' Immagine  del  fuo  San- 
riffimo  Volto  ad  Anania  Pittore  del  Re  Abagaro  . 

Anche  dentro  la  Chiefa  di  S.  Sebaiìiano  Ila  collocata_. 
una  fpeciofa  pittura  del  Paggi  in  quella  tavola ,  ov'  è  figu- 
rato S.  Giovacchino  . 

Un'  altra  fimilraente  fatta  da  lui  ne  confervano  i  PP. 
Benedettini  nella  lor  Chiefa  di  S,  Benigno  ;  nella  qual  tavola 
vedefi  defcritto  il  martirio  di  S.  Giorgio . 

Taccio  quella ,  che  dipinfe  per  la  Chiefa  di  S,  Luca  in 
Albaro  {b)  ;  j^erchè  la  morte  dell'  Autore  fu  cagione  ,  che_> 
la  tavola  rimaneire  imperfetta  .  Non  debbo  però  tacere  la 
belliflìma  ,  che  ammirali  nella  Chiefa  di  S.  Ambrogio  ;  per- 
chè tal  tavola  m  nel  diftcno ,  che  nella  proprietà  ,  ed  armo- 
nìa de'  colori ,  è  d'  un  gul^o  fommaniente  fquifito  .  Ella  efpri- 
me  la  lapidazione  di  Santo  Stefano  .    (e)  Ma 

(a)   A  qiie.la   tivola  n' è  ftata  poi  fo!lituita  una  di  Gio.  Andrea  Carlona. 

*  A!!e  foprannorate  tavole  fi  poffono  aggiun£;cic  quelle  dell'  AlTunziane-..  , 
e  deli'  Ar.ime  de!  Purgaioiio  in  5.  Rocco  ^c  quèll'  altra  di  S.  IVlatteo  entro  la 
J-^agrclVia  di   S.  Domenico,  e  della  Nun?iata  nella  Cliiela  di  f.  Andrea. 

(i)    In  quella  Chiefa  non   v'  e  più   1'  .iccennata  tavola . 

(e)  Monfìeur  Couchin  nel  Aio  viaggio  d'Italia  nomina  quefta  tavola  fotto  il  no- 
me di  Padi  :  ma  1'  alterazione  d'  un  cognome  è  sbaglio  condonabile  .  Cosi  foflTe 
condonabile  ciò,  che  egli  temerariamente  fcntenzia  fopra  offa  tavola,  con- 
rradHicendofi  ;  mentre  appena  l'ha  caratterizzata  per  corretta  di  dilegno,  e 
guRofa  nel  colorito  ;  patTa  fubito  a  di)pre?zarla  ,  dichiarandola  d'uno  iHle  fi.icco, 
e  d'  un  pennello  greggio,  e  pelante.  Giudizio  da  uom  ,  che  farnetica.  Di 
tali  delirj  centinaia  ne  contiene  quella  fua  per  altro  riiUeitifllmaOpe. uccia. 


ED    ARCHIT.   GENOVESI.  133. 

Ma  la  tavola ,  che  apportafle  in  Genova  utile ,  e  gloria 
al  noftro  Paggi    fopra  ogni  altra  Tua  ,  fu  quella ,  che  lavorò 
pel  Sig.  Marc' Antonio  Doria  .  Legge!!  in  ella  la  (ìrage  de'  fan-  «^^«^«^ 
ciulli  ""Innocenti  efprefla  con  tanto  fpirito ,  e  brìo  ,    che  fem-      ^.-i  do. 
bra  non  già  dipinta  ,  ma  vera  .    Per  autenticare  la  bellezza    Battista 
di  quefla  gran  tavola  baflerà  il  dire,  che  offervandola  da  un 
buco  della  porta  una  certa  femmina,  s' avvisò ,  che  quei  fan- 
ciulli formati  dal  pennello  follerò  veri,   e  realmente  uccifi  ; 
onde  tanto  fi  commolTè ,  e  gridò  ,    che  alle  Tue  lìrida  fece_» 
accorrere  quanti  erano  in  cala  .     (a) 

Fu  quefl'  Opera  difìinta mente  lodata  dal  Soranzo  nelle 
fue  Rime  :  ficcome  dal  Cella  ,  dal  Marino ,  dal  Cebà ,  dal 
Grillo ,  dal  Chiabrera  ,  e  da  altri  infìgni  Poeti ,  co'  quali 
egli  ebbe   perpetua  amicizia  ,  e  corrilpondenza  di  lettere  . 

In  fatiche  tanto  onorevoli  im-piegato  pervenne  il  Paggi 
ad  un'  età  molto  avanzata ,  nella  quale  avea  bilogno  £nzi  di 
ripofare ,  che  di  elTere  da  nuovi  diflurbi ,  com.e  gli  avvenne, 
travagliato  .  Credeva  ben  egli  d'  avere  nella  Patria  innalzato 
a  tutto  il  decoro  1'  amata  lua  Profefilone  :  ma  s'  avvide  iiL.. 
ultimo ,  che  non  aveva  ancora  riportato  fu  ciò  l' intera  vit- 
toria ;  e  che  qucfia  agli  anni  Tuoi  cadenti  era  riferbata  . 

Die  motivo  agli  accennati  diflurbi  del  Paggi  la  tralcuratez- 
za  di  Bernardo  Cartello ,  il  quale,  elTendogli  flato  contrario 
nella  già  narrata  lite ,  fenza  punto  riflettere  al  pregiudizio, 
che  a  fé  flefTo  recava ,  non  fi  curò ,  che  cancellato  veniire_. 
il  fuo  nome  dalla  matrìcola  de'  Doratori  ,  nella  quale  eraiì 
fatto  alcrivere  .  Ciò  produlTe  un'  effetto  si  reo  ;  clie  \'olendo 
Torquato  Paggi ,  figlio  del  noftro  Gio.  Battila ,  eflere  ac- 
cettato nel  Collegio  de'  Dottori  ,  ove  è  proibito  1'  accefTo 
a'  figli  d'  Artigiani  :  fi  vide  rifiutato ,  come  figlio  di  chi 
efercitava  la  Profeflìone ,  della  quale  un'  altro  ProfelTore  era 

I  3  attual- 

(fl)  Quefta  fuperbifllma  tavola,  che  adorna  !a  parete  principale  della fala  entro 
il  Palazzo  del  Sie.  Giufeppe  Doria  eruditismo  Cavaliere  ,  fu  dal  Paggi  co- 
lorita r  anno  1606.  Toccò  al  Paggi  tal'  Opera  per  mera  forte  ;  perciocché 
tenendo  il  Si?.  Marc' Antonio  Doria  ,  promotore  delle  beli'  arti ,  impiegati  ap- 
prefìb  di  fé  Rubens,  Vandik ,  Sarzana  ,  e  Paggi;  e  volendo  far  co'oriie-. 
quello  quadro  da  un  di  loro  fenza.  predilefione  :  raccolti  i  noiri  di  tutti 
€  quattro  in  un  bufìblo ,  n' eftrafle  uno,  e  ufci  il  Paggi .  Anfi  fi  tiene,  che 
quefU  tavola  fofle  in  gran  pane  delineata  dal  Vandik .  Il  fucceflb  della  fem- 
mina ,  che  fé'  tanto  Itiepito ,  Io  rimetteremo  alla  bontà  di  chi  avrà  voglia 
di  crederlo . 


134  VITE   DE'PITT.,  SGULT., 

attualmente  afcritto    al  catalogo    d'  un'  arte  meccanica  .    Né 
punto  valfero  le  dilTertazioni ,  che  a  favor  di  Torquato  date 
mm^^m^^mm  'urono  in  luce  da  dotte  penne  ;  né  tampoco    1'  efempìo  del 
"dTgÌ^ —  Padre ,  che  ,  quantunque  Pittore  ,  veniva  ammeffo  a'  configli 
Battista    della  Repubblica .    Imperocché    nuovamente  fi  vide  mettere 
^^^^'     in  dubbio,  fé  potefTe  un  Nobile,  fenza  denigrare  il  fuo  ca- 
rattere ,  efercitar  la  Pittura  :    anzi  fé  più  fi  dovefle  entro  il 
libro  della  Nobiltà    tollerare    un    Pittore .    Onde    il   noflro 
Gio.  Battilìa  fu  citato  a  difendere  il  poilèfro  di  fua  Nobil- 
tà,  e  a  giurtificare  la  fua  Profelljone  . 

Quefto  colpo  improvvifo  gli  fece  richiamare  l'antico  fpi- 
rito  ;  con  che  virilmente  produife  davanti  a'  Giudici  le  fuc 
ragioni ,  dimollrando  :  come  la  Pittura  tanto  era  lontana.- 
dall'  ofcurare  lo  fplendore  d'  un'  uomo  nobile  di  nafcita  ,  che 
anzi  nobilitava  i  nati  plebei  :  come  molti  Sovrani  conferi- 
rono il  titolo  di  Cavalieri  ad  eccellenti  Pittori  :  e  come_. 
tal  Profeflione  Ila  fiata  fempre  riverita ,  e  talor  anche  efer- 
citata  da  gran  Perfonaggi .  Quefle ,  ed  altre  ragioni  vivace- 
mente egli  efpofe  :  in  vigor  delle  quali  inclinavano  i  Giudici 
z  favore  di  lui  .  Tuttavìa  uno  di  efli  l' interrogò ,  fé  ei  pre- 
tendeva ,  che  la  fua  Profefiìone  foife  più  nobile  dell'  Arti 
della  feta,  della  lana,  e  della  mercatura  dalle  leggi  flefle 
a'  Nobili  concedute  .  Al  che  il  vecchio  Paggi  cosi  rifpofe  . 
£^/i  ì-  cofa  nota  ,  che  qui  noti  per  altro  ,  /e  non  per  la  fleri- 
lith  del  paefe ,  j'  accordano  a  Perfone  nobili  le  obbiettatemi  Arti  : 
ciò  ,  che  altrove  procede  diverfamente  .  Del  reflo  mi  fovvie' 
ne ,  che  nelle  gallerìe  de'  Principi  grandi  ho  veduto  fra  ri- 
tratti degli  uomini  illuftri  quei  de'  più  in/igni  Letterati, 
e  de'  più  valenti  Pittori  ,  e  non  giammai  quello  d'  alcun 
Artefice ,  o  Negoziante  di  fete  ,  o  di  lane .  Ad  un  tal  par- 
lare non  avendo  più  luogo  la  replica ,  unanimi  i  Giudici , 
pronunziarono  a  favor  di  lui  la  lentenza  .  Quindi  avvenne, 
che  non  folo  gli  fu  ricevuto  nel  Collegio  de'  Dottori  il  figlio 
Torquato ,  ma  anche  di  poi  1'  altro  figlio  Cari'  Antonio  {a). 

Soggetto 

(ai  Cari'  Antonio  Paggi  fu  uno  de'  più  celebri  Leggifti  ,  che  in  Genova  di  que' 
giorni  fiorine.  Di  lui  fi  conferva  in  cafa  Paggi  il  ritratto  infieme  con  altri 
fatti  da  Gio.  Battilla  fuo  Padre  ;  fra'  quali  uno  ve  n'  e ,  in  cui  cffo  Gio.  Bat- 
tjfta  rapprcfcmò  fc  medcfimo,  quando  ritornò  da  Firenze.  Sotto  tal  ritratte 
fi  legge  il  fegucme  diftico. 

fingere  (jue  fotuit  vivOf  per  flamìna  vultus  , 
H;e  mea  me  fifltim   vivsre  dextra  facit . 


ED  ARCHIT.   GENOVESI. 


13^ 


Soggetto  dì  gran  fapere ,  e  merito ,  ed  alla  cui  cortesìa  dob- 
biamo buona  parte  delle  notizie  qui  fcritte  intorno  al  di  lui 
Padre;  il  quale  dopo  una  vita  per  tanti  accidenti  flrana_.,, 
e  per  tante  belle  Opere  gloriofa    chiufe   gli  occhi    a  quefta' 
luce  nel  marzo  del   1627.,  elTendo  in  età  d'anni  73. 

Fu  la  fua  morte  compianta  da'  Cittadini  ;  ed  egli  con_. 
funebri  orazioni  lodato  da  alcune  delle  principali  Accademie 
d' Italia . 

Fra  i  molti  difcepoli  ,  che  ufcirono  dalla  fcuola  del 
Paggi ,  fi  contano 

Gio.  Domenico  Cappellino, 

Cartellino  Cartello, 

Sinìbaldo  Scorza , 

Agortino  ,  e  fratello  Montanari . 

Oltre  a'  fuddetti ,  de'  quali  fi  fcriveranno  qui  fucceflìva- 
mente  le  vite  ,  rtudiarono  fotto  del  Paggi  anche  Simone  Balli 
Fiorentino ,  di  cui  pure  darò  ragguaglio  nelle  memorie  de' 
Pittori  forertieri ,  che  lavorarono  in  Genova  :  e  Gio.  Battirta 
Contertabile,  il  quale  fi  vantava  d'aver  parentela  col  me- 
defimo  Paggi .  Ma  il  Contertabile  non  riufci ,  che  mediocre 
neir  arte .  Poffedeva  però  varj  difegni  del  fuo  Maertro  ;  e_* 
di  querti  all'  occafione  facevafi  onore .  Mori  non  ha  molti 
anni ,  lafciando  più  figli ,  che  fortanze  .    {a) 


Di  Gio. 

Battista 

Pagu. 


I4 


MDIKXXX, 


(  «  )  Anche  Gio.  Battifta  Bicchio  Savonefe  fii  y  per  quinta  ha  Icorw  ,  difcepola 
del  Paggi .  Di  quefto  Bicchio  ho  veduto  nel  Duomo  dì  Savona  una  beila  ta- 
vola entrovi  Crifto  in  Croce ,  la  B.  Vergine ,  S.  Maria  Maddalena ,  e  i  SS. 
Giovanni  Evangelifla  ,  Francefco  d'  Aflifi ,  e  Francefco  di  Paola .  A  pie  della 
Croce  vi  fon  notati  il  nome ,  e  la  patria  dell'  Autore  ,  e  1'  anno  1667.  Quefta 
tavola  è  di  un  fare  cotanto  fimile  a  quello  del  Paggi ,  che  cgni  perito  a  pri- 
ma.  vjfta  la  crederebbe  vero  parto  de'  pennelli  di  lui  # 


1^6  VITE    DE'PITT.,    SCULT., 

MDLXXXX.  die  Mercurii  X.  O^obris  in  vefperis 

in  Camera     2.^ 

jYLuitum  Magnifici ,  &  PrafìantiJ/ìmi  Patres  Communio    Con- 
fervatores  patrimonii  SereniJJiniiV  lieipublica  Genuenfis    iii^ 
quarto ,  &  L'gitimo  numero  com;rei^ati  abfcnte  M.  D.  Antonio 
Lawnellino  reliquo  Colle:^a  ,  vifa  fupplicatione  prafentata    tino-^ 
cum  capitulis  fub  ea,  &  re/cripto  Serenijjhni Senatus  per  D.  Ba- 
ptifi  iìn  Cafìellum  miniatorem ,    &  Joanncm  Baptijiam  Brignolem 
Confules  Pi^orum ,  &  auiitis  pliiries  antehac  inter  cceteros  op- 
ponentes  Magnifico  Hieronymo  Paggio ,  de/are  Curte ,  &  Loiii- 
Jìo  de  Laurentiis  artis  Pittura;  Jiudio/ìs ,    ipfijne  operam  danti- 
bus  ,  dicentibus  capitula  prcedi6ìa  non  effe  ditlis  confulibus  con- 
cedenda ,  tanquam  damnum  publicum  refpicicntia  ;  cum  maxime 
velint  hujiijinoii  legibus  artem  '  ipfam  objlringère ,  quce  ubique^ 
gentium  ìegibus  libera  ,  atque  fijluta  fuflinetur  ;  quippeqiw  fit  ex 
Jeptem  liberaìibus  artibus  ,  &  per  [e  ipfa  nobiliffima  ,  ut  ex  co 
conjìat ,  quod  Principes  viri ,  atque  adeo  Reges  Jìudioji  arti  ipjì 
operam  impendunt .   Hinc  enim  fieret ,  ut  multi  acri  ingenio  pre- 
diti ,  laudis ,  &  gloria  potius  defiderio  adatti ,  quam  qu^Jìus  cu- 
piditate  impuljì,  alacri  animo  fedulam  operam  buie  arti  navantes 
aniniQ  conciderent ,  jìudiumque  ipfwn  remitterent ,  atque  adeo  de- 
ponerent ,  qui  alioqui  &  honorem  fibi ,  &  gloriam  parercnt ,  & 
patrice  ornamentum,  ac  commodum  afierrent ,  ut  nonnulli s  ab  hinc 
annis  ti  f,eri  ccsptum    vidctur  .    Et  propterea    petentibus    ipfos 
Confules  ima  cum  diciis  capitulis  ,    ac  fupplicatione    repelli ,  & 
per^nitti  artem  ipfoin  a  quibufvis  omnibus  libere  exerceri  nullis 
capitulis ,  nullifvc  legibus  afìri^is  ;  hoc  enim  parlo  fiet ,  ut  ci- 
vitas  nojira  c^arius  aliquando  Pi^oribus  fioreat  ipfa  ;    nec  opus 
fit  femper  eofiem  aliunde  pctere  .    Et  auditis  cantra  diflis  Con- 
fulibus ,  &  cum  eìs  nonnuUis  aliis  Pitloribus  dicentibus  eamdem 
Pitìune  artem  ,  ficut  avterce  omnes  hac  in  urbe  certis  ab  Rem- 
publicam  adminijìrantibus  acceptis  legibus ,  innumeris  abbine  an- 
nis adfiriHam  femper  fuiffe ,  legefque  ipfas  adbuc  vigere  ,  ipjtf- 
que  optime  caveri ,  ne  quis  Genuenfis  Civis  ,  neve  diflricìualis , 
nec  itidcm  alienigena  poffit  banc  artem  exercere ,  nifi  cani  prius 
difsat ,  ipfique  ferviat  fub   aliquo  Magijìrorum  ipfius  tempus  ab 

iifdem 


ED    ARCHIT.    GENOVESI.  137 

iifdem  legibtis  prcsfcriptum ,  aut  eam  emat ,  (^  alia  omnia  prx- 
flet ,  qiice  in  eis  continentur ,  cum  a  fuperioribus  bene  cognitum 
fit  tes^errime  fieri  pojfe  ,  ut  legibus  fohita  re5le  regi ,  &  admi- 
niflrari  pojjìt  ;  quce  leges  cum  humana  omnia ,  tum  ccelcflia  ipfa 
&  regunt ,  &  moderantur  .  Et  cum  ea  ita  fé  habeant ,  iniquum 
ftbi  videri ,  ut  iidem  opponentes  conentur  leges  diSlce  artis  fub- 
vertere  in  damnum  hominum  ipjìus  ,  &  in  prwjudicium  etianu. 
puhl'cce  utilitatis;  cum  a  juflitia  alienum  fit ,  ipfos  legibus  ob- 
ftri^os  ,  illos  vero  omnino  folutos  ipfam  artem  exercere  .  Et  pro- 
inde  petcntibus  diflos  opponentes  rejici ,  atque  capituh  prcefen- 
tata  fibi  concedi ,  aut  prout  extant ,  aut  correda  ,  aut  mode- 
rata ,  ut  &  ipfius  artis  ,  &  publiccs  utilitatis  rationibus  ipjìs 
PP.  PrcejìantiJJìmis  expedire  videbitur  .  Et  audito  rurfus  Ma- 
gnifico Hieronymo  Paggio  comparente  ,  fuo  ,  &  nomine  ccerero- 
rum  omnium  apponentium ,  di  cent  em  fé  ejfe  contentum ,  &  ajfen- 
tiri ,  ut  fupplicatum  di^orum  Confulum  provideatur  ,  qucmadmo- 
dum  inferius  dicetur  ',  diiìis  Confulibus  pnefentibus  ,  &  hujuf- 
modi  provi/ioni  acqui efcentibus  ,  ac  ipfam  etiam  pctentibus  ,  vi- 
/ìs  ,  &  infpeclis  ,  ac  diligenter  confideratis  capitults  prcediclis , 
ac  etiam  legibus ,  &  ordinibus  veteribus  di^ce  artis  ,  exami- 
nato  diu  negotio ,  ac  fatis  difcujfo  ,  &  fub  calculorum  judicium 
deduco  omni  meliori  moda,    2.* 

Exiflimantes  optime  confultum  fiore  tum  rationibus  artis  prcs- 
di^a ,  tu?i  etiam  publicce  utilitati ,  Jl  ad  fupplicatìonem  prcedi- 
£ìam  decernatur ,  ut  inferius  dicetur  :  fuis  DD.  Serenijfimis  re- 
ferunt  fé  effe  l.mjus  fententice  :  ut  ex  capitulis  fuperius  requifitis 
Confulibus  ,  &  hominibus  diclce  artis  concedi  pofjlt  capitula  fub- 
fequentia  tantum  ,  quce  funt  numero  triginta  unum ,  partim  mo- 
derata ,  &  correria ,  ut  in  eis  refpe^ive  legitur  ,  &  continetur, 
cum  eo ,  quod  ccetera  alia  capitula  ,  leges  ,  &  decreta  di5ìce  artis 
in  eo ,  ubi  prcefentibus  obflant ,  &  adverfantur  ,  omnino  revoccntur, 
&  irrita  fiant  ;  &  folummoda  valeant  ,  ac  teneant  ea  in  re  prce- 
fe?ttia  capitula  ,  cum  eo  ,  quod  etiam  omnes  pcena  pecuniarice  ap- 
plicentur  ,  ac  omnino  applicati^  intelligantur  ,  &  fmt  prò  dirai- 
dia  parte  Camerce  Preeftantiffimorum  DD.  Patrum  Communis  ,  & 
arti  prcedi5ìce  ,  &  ubi  interveniat  accufator  dividantur  tripartito 
cequali^er  inter  di^am  Cameram ,  ac  diólam  artem  ,  &  accufa- 
torem .  Excipientes  omnino ,  ac  excludentes  omnino  ab  ohfcrva- 

tione 


1^8  VITE   DE"  PITT.,  SCULT., 

tioìie  dì^orum  capltulorum ,  legum ,  &  decretorum  omnes  ,  & 
Jìngulos  Pi6iores  tam  prcefentes  ,  quam  futures  ,  qui  afothecam 
artis  Pi5lurce  apertam  non  tenuerint ,  qui  artem  ipfam  libere^ 
hoc  modo  exercere  pojjìnt ,  abfque  eo  quod  quidquam  fubjaceant 
di^is  legibus  ,  capìtulis ,  &  decretis  :  hac  tamen  adje^a  con- 
ditione  ,quod  ipfi  tales  excepti,  &  excìuft ,  &  laboratores  ,  ac 
pueri  eormn  non  pojjint ,  nec  debeant  aliquod  opus  inaurare—»  ; 
quod  fi  fecus  fecerint ,  dent  in  pcenam  unufquifque  ,  quoties  con- 
trafecerit ,  libras  vigintiquinque  Camera  prcefatorum  Pr(eflantif- 
fimorum  DD.  Patrum  Communis  ex  nunc  applicatas  .  Declaran- 
tes  jus  ,  &  facuhatem  ipfam  inauranii  fpeìiare  dumtaxat ,  & 
pertinere  illìs ,  qui  apothecam  ejufdem  artis  apertam  tenuerint, 
&  aliis  quidem  in  matricula  defcriptis  ;  &  permittentes  ,  ac  con- 
cedentes  [  dicìis  exceptis  ,  ac  exclufts  ]  Pitloribus  ,  qui  foriti 
vellent  fub  diesis  legibus  ,  ac  capitulis  vivere  ,  ut  id  facere  va- 
leant ,  abfque  eo  quod  prohiberi  poffmt  ab  iifdem ,  qui  apothecam 
apertam  tenuerint ,  modo  tamen  fé  defcribi  curent  in  di  Slam  ma- 
triculam  :  &  fjcec  in  difpofitionem  capitulorum ,  legum ,  &  de- 
cretorum di5lce  artis  onmino  obfervent .  Et  ita  2."  ,  falva  beni- 
gna correzione  Suarum  Serenifjfìmarum  Dominationum  . 

MDLXXXX.  die  X VI.  Oófobris . 

Serenilfimus  D.  Dux ,  &  Excellentiffimi  Gubernatores  Rei- 
public^  Genuenfis  intelleZo  tenore  prcefcriptce  relationis  MM.  Pa- 
trum Communis  Confervatorum  Patrimonii  coram  fuis  Domina- 
tionibus  SereniJJtmis  leZce ,  eaque  mature  perpenfa  ,  &  confide- 
rata  ,  omni  meliori  modo  2.<»  .  Ad  calculorum  de  more  judicialium 
euntes  in  fcntentiam  relationis  fuprafcriptce  decreverunt ,  &  de- 
cernunt  in  omnibus ,  &  per  omnia ,  ut  in  ea  ipfa  relation?^ 
continetur ,  &  legitur  ,  approbantes  :  etiam  ad  cautelam  revo- 
cantes  ,  irritantes  ,  &  applicantes  ,  ac  excludentes  ea  omnia  , 
qucs  meminit   di5ìa  relatio  :  contrariis  non  obfìantibus ,  &c. 

Jacobus  Ligalupus  CancelJ. ,  ò"  Secretarius  , 


VITA 


ED  ARGHIT.   GENOVESI,  i^s 

VITA 

D'  AGOSTINO  ,    E  FRATELLO 
MONTANARI 

Pittori  . 

LA  lode  è  un  giufto  premio  al  ben  operare  .  Ma  fic- 
come  chi  la  dà  non  dee  farne  abufo  coli'  efagerazio- 
ne  :  così  chi  la  riceve  non  dee  voltarfela  in  danno 
con  fervirfene  d' inflrumento  ,  per  fomentar  la  fuper- 
bia .  Se  quefla  maffima  praticata  avelTero  i  due  Profeflori , 
di  cui  la  ferie  della  prefente  floria  m' invita  a  difcorrere_>  : 
certamente  avrebbero  riportato  dalle  loro  Opere  quella  ftima, 
e  quegli  emolumenti,  che  per  vana  ambizione  affatto  per- 
derono  . 

Agoflino  Montanari ,  ed  un'  altro  fuo  fratello ,  di  cui 
3*  ignora  il  nome ,  ambo  Genovefi ,  ed  egualmente  fin  da' 
lor  primi  anni  alla  Pittura  inclinati ,  apprefero  di  effa  i  prin- 
cipi nella  fcuola  d'  Aurelio  Lomi  Pittor  Pifano  ,  che  circa-, 
il  1595.  flanziava  in  Genova,  e  vi  teneva  aperto  lo  fludio. 
Sotto  la  coflui  difciplina  molto  s*  avanzarono ,  fpecialmente 
nel  difegno ,  i  due  Giovanetti ,  onde  faceano  fperare ,  che_, 
a  fuo  tempo  farebber  divenuti  eccellenti  Pittori .  Ritornato 
poco  dopo  il  Lomi  in  Tofcana  ;  e  però  rimafi  i  due  Stu- 
denti fenza  Maeftro ,  proccurarono  d'  effere  introdotti  a  Gio. 
Battila  Paggi ,  che  ,  attefo  le  loro  buone  difpofizioni ,  volen- 
tieri accettoìli  .  La  prima  cura  del  Paggi  in  ammael"lrare_. 
i  nuovi  difcepoli  fu  di  ridurli  a  feguitare  una  maniera  foda, 
ed  elegante ,  e  farli  appartare  da  quella  del  Lomi  troppo 
debole ,  e  iecc^  .  Quanto  aveffero  profittata-  de'  nuovi  docu- 
menti i  due  fratelli ,  lo  diedero  in  breve  a  conofcere  nella 
bella  tavola ,  che  dipinfero  per  quefto  Duomo  .  Effigiarono 
in  efià  Criflo  trasfigurantefi  fui  Taborre  con  tanta  eleganza, 
e  maeflrìa ,  che  grandi  encomj  ne  riportarono  da'  Cittadini 
allora ,  che  venne  efpoflia  in  pubblico  quefla  prima  lor  Opera. 
Ma  eglino  in  vece  di  proccurar  perfezione    con  profeguircL-. 

più  oltre 


140  VITE  DE'PITT.,    SCULT., 

più  oltre  con  nuovi  Audj  fotto  ProfefTor  si  valente,  invani- 
ti ,  e  gonfj  di  fé  raedefimi  fi  tennero  già  per  quelli ,   che_^ 
■ìnrnr-»  non  erano  ;  onde  fcortefemente  da  lui  appartandofi  fi 
d-Agost,n'o,  fpacciarono  per  Macftri  ,  ed  aprirono  fcuola  di  Pittura  . 
E  fRAT£i.Lo  Ma  per  quanto  da  indi  innanzi  s'  ingegnafiero  di  produrre 

Montanari  .  ^1^^^^  cofa  di  buono  nelle  tavole ,  che  da  per  fé  lavorarono; 
non  vi  riufciron  giammai  .  Ne  arguirà  la  fiacchezza  delle 
altre ,  chi  fi  farà  a  confiderare  quella ,  che  dipinfero  per 
r  Oratorio  di  S.  Andrea  (a) ,  e  le  tre  pur  da  eflì  fatte  per 
la  cappella  di  S.  Matteo  eretta  in  S.  Siro  (b)  ;  dalle  quali 
fi  fcorge  ,  eh'  eglino  non  erano  baftevohnenre  fondati ,  e  man- 
cavano di  quella  finezza ,  che  con  una  più  lunga  difciplina 
avrebbero  lenza  fallo  dall'  infigne  loro  Maefiro  apparata  . 

Ecco  a  che  li  condufie  la  vana  loro  ambizione  ;  e  come 
vergognofamente  s'  arrefiarono  fui  bel  principio  dell'  intra- 
prefa  carriera  ,  rotta  loro  non  molto  dopo  dalla  morte ,  che 
li  traile  in  età  ancor  frefca  al  fepolcro  . 


VITA 

a)  Nelfa  prefata  tavola  efprefTero  un  miracolo  di  quel  Santo  Apoftolo . 
'  ù)    Di  queltc  tre  tavole  le  due  laterali  rapportano    due  miracoli  di  5:.  Manco, 

cioè  uno  per  cialchcdima:  e  la  terza  ,   cne  "e  1'  efpolta  in  lull'  Altare  rappre- 

Teiita  il  niaitiiiu  del  medellmo  Santo . 


ED   ARGHIT.    GENOVESI.  141 

VITA 

DI   BARTOLOMMEO    GAGLIARDO 

Pittore  ,  ed  Intagliatore  in  rame  . 

IDifegni  dell'  iiiduClria  voglion  effer  fecondati  dalla  for* 
tuna  .  Se  quella  lor  s'  attraverfa ,  perde  1'  emolumento  , 
e  la  rtiina  chi  difegnò  .  E  ben  attraverfoflì  a  Barrolom- 
meo  Gagliardo  ,  di  cui  ora  fon  per  ifcrivere  .  Quindi  egli 
fcomato  perdette  quanto  della  fua  induftria  fi  era  promellò  . 
Che  fé  mal  riufci  fra  le  genti  flraniere  ;  non  perciò  gli  fi  dee 
negare  in  Patria  quella  lode,  che  per  la  fua  abilità  meritoffi , 

Nacque  coiìui  in  Genova  l'anno  di  nolìra  falute  1555. 
Giunto  ad  età  capace  fu  da'  fuoi  Maggiori  applicato  agli  {ludj 
delle  lettere  ;  dopo  i  quali  diedeil  di  propofito  alla  Pittura , 
a  cui  fentivafi  tutto  dalla  nativa  inclinazione  portato  .  Soc- 
covio  dall'  ingegno  pronto ,  e  felice ,  che  aveva  ,  imparò  in 
breve ,  e  con  molta  aggiuftatezza  il  dileguare ,  e  il  colorire 
ù  ad  olio ,  che  a  frefco  ;  onde  fra'  fuoi  coetanei  lludenti 
di  tal  Profeffione  ben  pochi  v'erano,  che  1' eguagli  aflero  . 
Quanto  valclTe  in  quella  feconda  maniera  di  dipingere ,  ba- 
lìevolmente  lo  dà  a  vedere  la  facciata  d'  una  cafa  polla  in_, 
piazza  nuova  vicino  al  Duomo  ,  nella  quale  dipinfe  quattro 
grandiofe  figure  rapprefentative  de'  quattro  elementi ,  ed  al- 
cuni arabefchi ,  ed  intrecci  dileguati ,  e  coloriti  con  giudi- 
ziofa  invenzione  ,  ed  ottima  intelligenza  .  Chi  fi  fa  a  con- 
fiderare  querta  beli'  Opera  ,  che  tuttavia  fi  conferva  {a) ,  fcor- 
geiù  ,  che  l'  Autore  di  ella  era  anch*pratico  della  Profptttiva . 

Avea  foggiornato  il  Gagliardo  molti  anni  nella  Spagna  ; 
donde  poi  ritornato  ,  folca  qui  da'  noilri  dillinguerfi  col  fo- 
prannorae  di  Spagnoletto  .  Prima  eh'  ei  ritornafle ,  era  paf- 
fato  dalla  Spagna  nell'  Indie  Occidentali  .  Colà  per  qualche 
perizia ,  che  pur  avea  da  Ingegnere ,  s'  allunfe  predo  a^ 
certa  città  1'  impegno  di  traforare  una  montagna  ,  per  for- 
marvi una  lìradi  fotterranea  a  guifa  di  quella  ,  che  da  Poz- 
zuolo  conduce  a  Napoli .  Ma  le  fu  in  lui  per  tal  affare  va- 
lorofa  r  indulìria ,    non  ne  volle  un  buon  efito    la  nemica.-. 

fortuna  . 

C«)   Qiiefl'  opera  oggidì  non  è  più  efillente  :  ne  umpoco  fi  fa  qual  foffe  la  caia, 
dov'  era  dipìnta . 


i4i  VITE   DE'  PITT.,   SCULT., 

fortuna  .    Imperocché    dopo    un   lungo  travaglio   d' Opera] , 
e  un'  immenfa  fpefa  di  que'  Cittadini ,  efTendo  già  il  lavoro 

quafi  finito  ,  quand'  egli  credeafì  vicino  all'  acquilo  di  copiofa 

Di  Bar-  '  riinunerazionc ,  e  d' immortai  gloria  :  rovinò  improvvifa- 
ToLOM.MEo  mente  la  ftrada ,  che  per  avventura  non  avea  nella  teflug- 
Gaeliardo.  g.^^^  .j  ^^^^  comporto  tutto  d' un  pezzo  ;  ne  ciò  potea_. 
dall'  arte  conofcerfi .  Cosi  rimafe  il  Gagliardo  ingannato  delle 
fue  fperanze  ,  difonorato ,  odiofo  a  que'  Cittadini ,  fcopo  delle 
loro  maldicenze  ,  ed  in  pericolo  d'  efTer  uccifo  .  I.aonde  prefe 
partito  di  nafcofiamente  fuggi rfene  ,  e  metterfi  in  falvo  . 
Tanto  fece:    e  padato  in  Europa,  a  Genova  ritornoffene. 

Nel  fuo  ritorno  portò  feco  notabil  Ibmma  di  danaro , 
che  in  quelle  parti  per  altre  fue  Opere  avea  guadagnato  : 
ma  non  feppe  mifurarfi  nello  fpenderlo  .  E  però  tra  conviti, 
giuochi ,  ed  altri  piaceri  in  breve  tempo  confumò  quanto 
avea  .  Gli  Amici  fuoi ,  mentre  il  vedeano  si  fmoderatamente 
fpendere  ,  e  gettar  via  ,  fpeflb  1'  ammonivano  ,  che  facefie^* 
nieno  fcialacqui ,  e  fi  riferbafie  qualche  cofa  per  1'  età  avan- 
zata ,  e  impotente  .  Ma  egli  folea  rifpondere ,  che  baflava_^ 
gliene  avanzafie  tanto  ,  quanto  folTe  neceffario  per  comperare 
un'  urna  di  terra  cotta  da  riporvi  il  fuo  cadavere ,  e  tanta 
quantità  di  calcina  da  confumarlo  . 

Poffedeva  quello  Pittore  al  pari  di  qualunque  altro  i  pre- 
cetti dell'  Arte  fua ,  e  difegnava  eccellentemente  dal  natu- 
rale con  rifentita  ,  e  grandiofa  maniera  ad  imitazione  di  Mi- 
chelangiolo  .  Intagliava  anche  con  molta  eleganza  in  rame  : 
del  che  ne  abbiamo  un  f-.ggio  nel  fuperbo  frontifpizio ,  che 
lavorò  per  lo  libro  delle  iìlofofiche  conclulìoni  difefe  dal  Sig. 
Gafpero  Oliva  figlio  del  Sig.  Gio.  Tommafo  ,  di  cui  era  il  Ga- 
gliardo molto  intrinfeco  amico  .  Anzi  dipinfe  con  leggiadre 
figurine  la  facciata  della  cappella  ,  che  quefto  Signore  fab- 
bricata s'  avea  nella  fua  villa  d'  Albaro  .  Opere ,  che  tutta- 
vìa fi  mantengono   illefe  dalle  ingiurie  del  tempo , 

Per  dire  quanto  è  venuto  a  mia  notizia  del  Gagliardo, 
foggiungerò  ancora ,  eh'  egli  fece  alcuni  lavori  al  fuo  folito 
guftofi ,  e  maeftrevoli  in  cafa  del  Sig.  Giorgio  Centurione  . 

Mancò  finalmente  quefio  Pittore  circa  l'anno  1620.  do- 
po edere  vivuto  alcun  tempo  fiorpiato  per  la  caduta,  chc_j 
fece  da  un  ponte  ,  mentre  dipinge^•a  .  VITA 


ED  ARCHIT.  GENOVESI. 


H3 


VITA 

DI  LAZZARO  TAVARONE 


cFludottl     UIC  ■ 


LA  Virtù  non  riguarda  né  povertà ,  né  riccliezze  :  ma 
ficcome  fuo  premio  è  la  lode  {a)  ,  cosi  di  que(la_, 
perpetuamente  fornifce  i  Tuoi  benemeriti  a  proporzio- 
ne della  flelTa  benemerenza ,  che  con  le  degne  Opere 
loro  contrarerò  .  Vivranno  Tempre  immortali ,  tuttoché  nati 
in  balla  fortuna ,  quegli  uomini ,  che  eccellenti  d' ingegno , 
valorofamente  1'  impiegarono  ;  onde  ne  trafmifero  alla  po- 
(ierità  fegnalate  memorie  ne'  lor  nobilifllmi  parti .  Tal  vivrà 

Lazzaro 

(  «  )  Nullam  entm  virttts  tdiam  mereedem  lahorum  -,  ferkulorumque  defiderat ,  pr^tsr 
baite  laudisy  ^  glaria ,    Ctc,  prò  Arob,  cap.  ii. 


144  VITE  DE'  PITT.,   SCULT., 

Lazzaro  Tavarone  ;    poiché  ben  cfperto  nella  ProfeHìon  del 

dipingere  ejnulò  nella  finezza  de'  lavori    i  più  celebri  Sog- 

«_^,,._«  getti  della  Tua  Patria ,   e  potè  rendere  il  fuo  pennello  indi- 

Ih        ilinto  da  quello  del  fuo  gloriofo  Maeflro  .  Tanto  fcorgcrafll 

Lazzaro    nel  progrelfo  del  prcfcnte  racconto . 

AVARONf.  Da  Genitori  di  beni  di  fortuna  affatto  fprovveduti  nacque 

in  Genova  il  prcfcito  Tavarone  l'anno  1556.  Fin  da'fuoi  te- 
neri anni  diede  egli  chiaro  indizio  di  quel,  che  cfTer  dovca; 
poiché  nelle  ore  concedutegli  per  trallullarfi  portavafi  ad  of- 
fervar  le  pitture  ,  che  entro  le  botteghe  fi  faceano  da'  doz- 
zinali Pittori  ;  e  tal  piacer  ne  pro\ava ,  che  non  (ape va  indi 
partirfi  ,  fé  non  licenziato ,  o  da'  Tuoi  richiamato  ,  Giunto 
poi  a  cafa,  ftudiavafi  di  fendere  in  carta  con  la  remplice_> 
penna  le  figure ,  che  veduto  avea  :  e  vi  riufciva  con  qualche 
grazia  ,  e  naturalezza  .  Stupivano  i  domeftici  alla  bella  di- 
fpofizione  del  fanciullo;  e  fpecialmente  la  Madre,  che  giu- 
dicando non  doverfi  ritardare  la  condefcendenza  al  virtuofo 
genio  del  figlio  ;  condufielo  a  Luca  Cambiafo  ,  ed  infiante- 
mente  pregollo ,  che  inflruir  lo  volefle  nella  Pittura  .  Accet- 
tollo  il  Cambiafo  ,  che ,  provatane  1'  indole  ,  molto  buona 
fperanza  ne  concepì  ;  ed  il  giovanetto  col  ben  corrifpondere 
agi' infegnamenti  del  Maeftro  ,  e  coli' attentamente  fcrvirlo  , 
sì  e  per  tal  modo  fé  ne  guadagnò  1'  affetto  ,  che  q-uafi  di 
continuo  con  effo  lui  abitando  ,  e  convivendo ,  dì  difcepolo 
gli  divenne  in  breve  coadiutore ,  e  con'.pagno  . 

Ebbe  intanto  occafione  il  Cambiafo  ,  come  fi  diffc  nella 
fua  vita ,  di  portarfi  a  Madrid  per  le  pitture  dell'  Efcuriale  ; 
e  volendo  egli  condur  feco  un  vale\ole  ajuto  per  quella 
grand'  Opera ,  pofe  toi^o  la  mira  fui  Tavarone ,  che  volen- 
tieri feguillo  :  e  di  gran  follievo  gli  fu  negl'  intraprefi  la- 
vori ;  perciocché  quelli  era  un  cosi  efatto  imitatore  della  ma- 
niera di  lui ,  che  le  Opere  d'  ambedue  fembravan  parti  d'  uno 
fleffo  pennello  . 

Dopo  la  morte  del  Cambiafo  avvenuta  in  Madrid  1'  an- 
no 1585.  rimafe  il  Tavarone  in  q'uella  città  per  lo  fpazio  di 
nove  anni ,  impiegatovi  in  Opere  di  molto  impegno  ,  le  qtiali 
oltre  il  dilhnto  onore  ,  che  gli  fecero  ,  gli  fruttarono  altresì 
groffe  fomme  di  danaio ,  che  poi  dovette  nel  feguente  corfo 

di  fua 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  145 

«li  Tua  vita  a  poco  a  poco  confumare  per  le  frequenti  malat- 
tie ,  che  gran  parte  dell'  anno  1'  obbligavano  a  giacerfenc-» 
oziofo .  ^^^^^ 

Nel  1594.  fi  reftitui  alla  Patria,    dove  accolto  fu  coii_.        io^ 
particolari  dimoflrazioni  di  filma  ,   e    d'  amore  .    Era  qui  in    Lazzaro 
Genova  noto  per  fama  il  Tuo  raro  talento;  fapendofi  quanto     ^''^^°^^' 
egli  nelle  Spagne  fi  era  dilHnto  .    Né  prima  di  partir    dalla 
patria  avea  fatte  pitture ,  che  fue  totalmente  dir  fi  potefTero; 
poiché  il  tutto  era  comparfo  fotto  1'  ombra ,  e  il  ritoccamen- 
to  delfuo  Maeftro  .  Ma  appena  ritornato,  ebbe  da'  MM,  Pro- 
tettori di  S.  Giorgio  la  commifllone  di  dipingere  la  facciata 
di  queir  lUuftrifs.-C  afa  dalla  parte,  che  guarda  verfo  il  mare. 
Tal  facciata  egli  ornò  con  fregi  molro  maeftofi  ;  intrapoflevi 
a  chiarofcuro  varie  figure  di  antichi  Patrizj  vefliti  altri  d'  ar- 
madura ,  altri  di  toga  :  e  nello  fpazio  di  mezzo  rapprefentò 
in  un  gran  quadro  S.  Giorgio  a  cavallo  in  atto  di  trafiggere 
il  drago ,  e  fottrar  dalle  zanne  di  quel  fiero  moflro  la  Reale 
Donzella  .    Sopra  di  quefto  quadro  dipinfe  1'  Arme  della  Se- 
renifTima  noflra  Repubblica  foilenute  da  alcune  femmine  figu- 
rate per  le  principali  Virtù  ,  che  al  buon  governo  appaitene 
gono  :    e  ne'  laterali  ripartimenti    effigiò    var]    putti    forniti 
d' infegne ,    e  d'  altre  fpoglie  militari    già  tolte    in  guerra-, 
da'  Geno^•efi  alle  genti  nemiche  . 

S'  attenne  anche  per  qualche  tempo  il  Tavarone  a  for- 
mare ritratti  al  naturale:  nel  che  lodevolmente  fi  diflinfe; 
ma  non  tanto  però  ,  quanto  nelle  tavole  ifloriate  ,  che  ad  olio 
conduiTe  ;  e  fpecialmente  in  quelle ,  che  lavorò  per  1'  OratOr 
rio  di  S.  Ambrogio  (a) ,  e  in  quelie  altre ,  che  fece  per  le 
Chiefe  di  S.  Maria  di  Confolazione ,  e  di  S.  Agoilino  .  Egli 
efpreflTe  nella  prima  S.  Gio.  Evangelilla  pollo  dentro  alla  cal- 
daja  d'  olio  bollente  :  e  nella  feconda  S.  Sebafliano .  (^7) 
Tom.  I.  K  Ma  rìtor- 

(«)  Molte  fono  le  tavole  dipinte  dal  Tavarone  per  quefto  Oratorio.  In  fette 
di  effe  fono  dwfcritte  le  più  eroiche  azioni  di  S.  Ambrogio  :  in  tre  altre_. 
è  rapprefentato  Grillo  :  nella  prima ,  quando  celebrò  co'  difcepoli  1'  ultima 
Cena  :  nella  feconda  ,  quando  lavò  loro  i  piedi  :  nella  terza  ,  quanio  fece 
orazione  nell'  orto  .  In  quella  poi  dell'  Aitar  maggiore  effigiò  il  Depollo  di 
Croce  :  e  nella   volta    un  Dio  Padre  a  frefco . 

C  è  )   Qiieflo  quadro  non  è  più  in  Ciiiefa . 

Un'altro   quadro  dipinfe  il  Tavarone  ad  olio  ;  ed  è  il  pofto  a  Iato   ad  urta 
delle  cappelle   di  S.  Maria  in  Paltone ,    entrovi  S.  Agallino . 


I 


14^  VITE   DE"  PITT.,  SCULT., 

Ma  ritorniamo  alle  tavole  da  lui  dipinte  a  frefco     cb.e 
fono  in  maggior  numero ,  e  di  forprendente  bellezza ,  di  cui 
^_;^;_.  mancano  alquanto  quelle  lue  ad  olio ,  che  abbiam  riferito  . 
Di  Sulla  piazza  del  Guadato  adornò  di  pitture  il  portico 

TaV^'Ìon''-  ^^  f'-'^l'-S  e  la  (ala  del  palazzo  del  Sig.  Francefco  de  Ferra- 
\ARONt.  ^.^  ^^^  ^  Pakò  quindi  in  cafa  del  Sig.  Niccolò  Grimaldi  {b) 
prelTo  alla  Chiefìi  di  S.  Luca  ;.  e  vi  fece  Opere  flimatiirimc . 
Pari  ad  elle  riufcirono  quelle ,  che  efeguì  nel  palazzo  del 
Sig.  Niccolò  Cattaneo  prelTo  alla  Chiefa'"  di  S.  Torpere  (e)  ; 
ficcome  quelle  altre  ,  che  lungo  la  flrada  nuova  condufUi.. 
nel  palazzo  del  Sig.  Gio.  Battiila  Adorno,    (d) 

SegnaloHì  pure  il  Tavarone  nelle  pitture  della  Hila  en- 
tro il  palazzo  del  Sig.  Franco  Borfotto  (e)  poQo  nel  borgo 
di  Tcrralba  .    In  q^uella  lala  efpreile   le  più  gloriofe  imprefe 

di  Giuda 

{a")  Le  pitture  del  portico  di  qucfto  palazzo  (ora  Chiavari)  rapprefentano 
Cleopatra  ,  che  in  fulla  pompofa  nave  va  incontro  a  M^rc'  Antonio  .  Nelle 
lunette  della  fata  vi  fono  le  imprefe  del  Colombo  :  e  nella  volta  di  mezzo 
v'  è  lo  fteflb  Colombo  ,  che  ,  ritornato  dalle  conquillate  Indie  ,  riceve  dal  Re 
di  Spagna  gli  abbracciamenti. 

(^)  Quefta  cafa  de' Signori  Grimaldi  è  quella,  che  fa  angolo  fulla  ftrada  di  S. 
Siro .  Al  primo  piano  di  effa  nella  volta  d'  una  ltan;?a  il  Tavarone  v'  i,a_ 
efpreffo  il  bel  fatto ,  ed  avvenimento  di  Sofronia  ,  e  d'  Olindo ,  conforme  Io 
defcrive  il  Taflb  nel  fecondo  canto  della  Gerufalemme .  Nella  fala  del  piano 
fupcriore    v'  ha  effigiati  diverfi  celebri  Perfonaggi    della   famiglia  Grimaldi  ; 

nelle  lunette  ,  varie  imprefe  di Grimaldi  ;    e  nella  volta    1'  Eroe 

medefimo  ,  che  ,  ottenuta  fopra  de'  VeneEiani  un'  infigne  vittoria ,  prefenta_ 
al  Re  di  Spagna    le   riportare  fpoglie . 

(<r)  Di  quelle  pitture  non  fé  ne  conferva  più  altra,  fc  non  che  quella  entro  il 
portico  ,  dove  fta  dcfcritta  una  floria  di  Davidde . 

(d)  Le  pitture  fatte  dal  Tavarone  in  quefto  palazzo  de'  Signori  Adorni  mcritan 
qualche  particolar  defcrizione  :  tanto  elle  Ibn  rare ,  ed  egregie  .  Egli  nella 
volta  del  portico  di  detto  palazzo  ha  dipinto  un'imprefa  militare  d'  Anto- 
niotto  Adorno  :  cofa  belliflìma .  Nella  fala  del  primo  piano  ha  efpreffo  la_ 
conquida  di  Gerufalemme  :  1'  acquifto  delle  Sacre  Ceneri  del  Santo  Precur- 
sore ;  il  dono  del  prcziofo  Catino  ;  e  le  immagini  di  varie  Virtù  :  ed  altre 
immagini  in  due  fìanzc  contigue  .  Nella  fala  del  fecondo  piano  ha  dipinto 
Raffaello  Adorno ,  che  conduce  da  Nocera  a  Genova  Papa  Urbano  VI- ,  e  lo 
libera  in  tal  modo  dalla  perfecuzione  di  Carlo  Re  di  Napoli .  Nel  mezzo 
v' è  il  Doge  Antoniotto  Adorno,  che  fi  prepara  a  riceverlo;  ed  in  altri  ri- 
pariimenti  v'  è  lo  ftcffo  Doge ,  che  introduce  folennemente  il  fuddetto  Papa 
in  S.  Giovanni  di  Prc  ;  e  che  nella  partenza  fua  da  Genova  lo  fa  fcortare 
da  due  galee  della  Repubblica .  Vi  fono  poi  anche  da  quefto  Artefice  di- 
pinte due  altre  ftanzc  ;  in  una  v' è  la  prela  dell' ifola  di  Lotofagitc  ùtta_ 
dal  medefimo  Raffaello  Adorno  nell'  anno  1388.  ;  e  in  un'  altra  vi  fono  al- 
cune ftorie  del  Profeta  Daniello . 

(  «  )  Qiici^'O  palazzo  fituato  a  pie  della  falita ,  che  conduce  a  S.  Maria  del  Mon^ 
te,  ora  è  del  Sig.  Gio.  Battifta  Airolo  :  e  le  qui  dcfcùne  pitture  vi  fi  COU"" 
fervano  in  tutu  1%  loro  prima  iicfciiezza* 


Tavaron-js» 


ED  ARCHIT.   GENOVESI.  147 

di  Giuda  Maccabeo  divife  in  più  quadri  lavorati  fui  frefco; 
ed  entro  due  ftanze  rapprefentò  la  ftoria  di  Eller ,  ed  alcune 
azioni   di  S.  Paolo  .  ■— ..« 

Ma  chi  fra  tante  veramente  maravigliofe  pitture  <lel  Ta-  dT 
varone  defidera  veder  quelle ,  ove  fi  lalciò  addietro  ogni  al-  ^azzap.o 
tro  Pittore  di  cofe  a  frefco,  e  parve  avelie  del  più,  che  uma- 
no ;  fi  faccia  ad  olfervare  le  da  lui  lavorate  in  Albaro  en- 
tro il  funtuofo  palazzo  del  Sig.  Giacomo  Saluzzo  .  Quivi 
il  noilro  eccellente  Pittore  portato  da  non  fo  qual  eflro , 
sfogò  tutta  la  fua  valla  idea  sì  nel  componimento  ,  che  nell' 
efecuzione  di  graziofe,  e  leggiadre  invenzioni.  Entro  lo  sfon- 
dato della  gran  loggia  fituata  a  Levante  ei  defcriife  la  glo- 
riofa  entrata  del  Colombo  nell'  Indie ,  alla  qual  entrata  veg- 
gonfi  que'  popoli  pieni  d'  orrore ,  e  di  confufione  .  A  quefla 
pittura  diede  maggior  comparifcenza ,  e  vivacità  col  rappre- 
fentarli  in  atto  chi  di  fuggire ,  chi  di  urlare ,  chi  di  voltarli 
fupplichevole  al  cielo ,  e  chi  d'  intanarli  in  un  folto  bofco . 
Oltre  a  che  le  figure  tengono  un  movimento  sì  proprio  ,  ed  un 
difègno  sì  ben  aggiuilato,  che  pare  non  poffa  l'arte  giugner 
più  innanzi .  Ma  quella  non  è  già  1"  unica  pittura  in  quel  sì 
maedofo  palazzo ,  nella  quale  il  Tavarone  s  immortalale  . 
Vi  dipinfe  anche  la  fila,  ed  ornolla  di  Superbo  sfondato;  ove 
defcriffe  con  molta  energia  ,  e  vivezza  il  celebre  fatto  d'  armi 
de'  Genovefi  in  Anverfa  :  ed  in  una  ilanza  contigua  alla  detta 
fala  vi  figurò  Giacomo  Saluzzo ,  che  a  capo  coperto  efpone 
per  parte  della  Genovefe  Repubblica  non  io  qual  imbafcìata 
air  Imperadore  Mattia  (a) .  Nò  è  da  tacerfi ,  che  ivi  flanno 
ritratti  dal  naturale  lo  iìeflb  Saluzzo  ,  e  tutti  que'  nobilifTimi 
Cavalieri ,  che  in  tal  funzione  lo  accompagnarono  .  L'  ellerfi 
portato  il  Tavarone  cotanto  egregiamente  in  quelle  Opere_* 
poffiamo  [oltre  alla  fomma  abilità  fua]  attribuirlo  all'  aver  elfo 
dovuto  operare  in  conxpetenza  di  Bernardo  Callello  luo  con- 
difcepolo  ,  che  altre  llanze  ivi  dipinfe ,  come  riferiremo  più 
fotto  nella  vita  di  elio  Callello  .  Del  Tavarone  poi  rimafe  il 

K  2  Sig.  Saluzzo 

C  rt  )  Belle ,  e  molto  ben  intefe  fono  quefte  pitmre  :  ina  la  forza ,  e  vivezza  del 
lor  colorito  non  è  cofa  da  poterfì  agevolmente  ridire  ,  Ciò  ,  che  fa  mag- 
gior maraviglia,  fi  è,  che  quelli  lavori  fi  ccnfervano  tuttavìa  così,  frefchi , 
e  brillanti ,    come  le  di  i^oco   loflcro  itati  colorili .  ; 


f48  VITE    DE'PITT.,  SGULT., 

Sig.  Saluzzo  cos'i  ben  foddisfatto  ,  che  volle  gli  diplngeflè  an- 
che r  altro  fuo  palazzo  efillente  lungo  la  ftrada  nuova  .    (a) 

1^  L'anno   i6ii.    fu  il  nollro  Pittore  invitato  a  dipingere 

Di        da'  Confratelli  dell'  Oratorio  della  Santiffima  Vergine  fituato 

Lazzaro  prelTo  alle  Monache  di  S.  Maria  in  Paflìone  :  ed  egli  in  varj 
AYA«oN£.  j-jp^j-timenti  intorniati  da  ftucchi  a  frefco  efprefre  colà  alcu- 
ne l"lorie  della  vita  della  ftella  Vergine ,  ed  infieme  alcune 
figure  di  Profeti ,  e  di  Sibille .  Nella  dil1:ribu/.ione  degli 
ornamenti  di  quefte  pitture  volle  per  fua  mera  vaghezza-, 
atteiierfi  alla  maniera  del  Bergamafco  Calvello  compagno  già^ 
del  Cambiafo  ,  come  altrove  lì  dille  :  e  la  raggiunge  perfet- 
tamente . 

Dopo  quefli  lavori  fu  impiegato  a  dipingere  il  coro 
della  Collegiata  di  Santa  Maria  delle  Vigne  .  Nella  volta  di 
quello  riparti  varj  quadri ,  a  cui  fece  ,  che  ferviffero  di  corni- 
ce certi  Itucchi  di  fua  nuova  invenzione  .  Quivi  egli  cfprefTe 
alcuni  efempj  della  vita  della  Santidìm.a  Vergine  ,  la  cui  glo- 
riofa  Aflunzione  al  Cielo  rapprefentò  nello  fpazio  principale  : 
ma  con  ilHle ,  che  fa  alquanto  d'  affettazione  :  laonde  quella 
non  è  da  confiderarfi ,  qual  una  delle  fue  migliori  pitture  . 
Le  cofe ,  che  troppo  fi  lifciano  d'  ordinario  fi  guaflano . 

Molto  però  fegnaloffi  in  quell'  altre  pitture ,  che  fecc_> 
nel  coro  del  noflro  Duomo  titolare  di  S.  Lorenzo  ;  allorché 
da'  Signori  colà  Deputati  alla  fabbrica  fu  onorato  della  com- 
millìone  di  dipingervi  .  Egli  efprelTe  dentro  della  tribuna^ 
il  fuddetto  Santo ,  che  additando  all'  Imperadore  una  fchiera 
di  poverelli ,  gli  manifefta  con  ciò  i  depofitarj  del  denaro 
della  Chiedi  .  Nello  fpazio  di  mezzo  figurò  elfo  Santo  gia- 
cente fulla  graticola  ;  ed  a'  lati  i  Santi  Protettori  della  città,  {b) 

Stanco 


(«)  Quefto  palazzo  non  può  effere ,  fé  non  quello  del  Sig.  Ferdinando  Spinola; 
palazzo  ,  le  cui  bellifTime  pitture  ,  e  diftintamentc  le  fatte  nella  volta  della 
maggior  fala ,  rapprelentano  con  vigoiolo  colorito  le  più  eroiche  imprele_* 
del  grande  AlefTandro . 

(^)  Queft'  Opera  lui  frclco ,  ma  che  fcmbra  dipinta  ad  olio,  tanta  è  la  fua— 
forza  ,  ed  armonica  tempra  ,  ha  fatto  ftupire  i  più  illuminati  Pittori  ftra- 
nicri ,  che  1'  hamio  veduta .  Solamente  ha  avuto  a'  nortri  giorni  la  difgrazia 
d' effe  re  (tara  riprefa ,  come  dura,  e  di  nelTun  garbi  da  Mr.  Couchin  :  fe^ 
pure  e  disgrazia  1'  eflere  riprefo  da'  cxitici  isjiioraiiti ,  il  cui  capitale  è  uni- 
camente tóndaio  Sull'arroganza. 

D'  altee 


ED   ARCHIT.    GENOVESI.  149 

'  Stanco  alla  fine  per  tante  fatiche  il  r.oflro  Pittore ,  e  ag- 
gravato dagli  anni ,  e  dalle  indifpofizioni  ,  non  era  più  in-. 
iftato  d'  efporfi  agi'  incomodi ,  che  reca  il  lavorare    a  frefco  ^^.^^^ 
fu' palchi  ..  Per  la  qual  cofa  egli  abbandonò  i  pennelli,  e  fi        Di 
diede  ad  una  vita  ritirata  in  llia  cafa  ;    dove  molto  diverti-     Lazzaro 
vafi  con  la  bella  raccolta,  che  fatto  s' avea  di  preziofi  difè-      '^^^^'^ 
gni ,  i  quali  infieme  co'  fuoi ,  e  con  quelli  del  Tuo  Maeflro 
oltrepaiTavano  il  numero  di  duemila  :  e  molti  erano  gli  Amici 
fuoi ,  che  per  godere    la  vifla  di  s\  bei  lavori  ,    1'  andavano 
fovente  a  trovare  ;    ed  egli  tutti  riceveva  con    dimoftrazioni 
di  buon  gradimento,  e  tutti  tratta\a  con  fomma  affabilità, 
e  cortesìa  :  doti  fue  principali ,    che  fempre  più   amabile  lo 
rendevano  . 

Egli  cedette  alla  natura  l'anno  1541.,  fettantacinquefi- 
mo  dell'  età  fua  ,  con  aver  lafcìato  di  fé  quel  degno  nome, 
che  nelle  fue  nobilifTime  Opere  vivo  tuttavìa  fi  mantiene-., 
e  perpetuamente  fi  manterrà  . 

I  da  lui  raccolti  difegni  furono  dagli  Eredi  parte  ven- 
duti per  pochiflìmo  ,  parte  mandati  a  male  .  Cos'i  d' ordinario 
avviene  alle  cofe  rare ,  qualor  giungono  in  mano  di  perfone, 
che  non  ne  conofcono  il  pregio  . 


K  3  VITA 

D'  altre  Opere  ad  Tavarone  tralafciate  dal  Soprani  farò  Io  qui  breve_> 
menzione . 

Nella  Chfefa  di  S.  Benigno  dipinfe  la  cappella  di  S.  Giorgio  ,  le  cui  eroi- 
che azioni  deferi ffe  a  frefco  ir.  vari  quadri . 

Nel  palazzo  Sierra  ,  dove  Luca  Cambiafo  già  lavorato  avea ,  dipinfe  anche 
il  Tavarone  la  volta  d'  una  ftanza  ,  in  cui  rapprefentò  gli  Ebrei  nel  defer- 
to ,  che    raccolgono  la  manna    piovuta  loro  dal  Cielo  . 

Entro  il  palazzo  del  Sig.  Ambrogio  Doria  da  S.  Matteo  furon  dipinte  da 
queflo  medefimo  Artefice  le  volte  d'alcune  ftanze  fuperiori.  In  quefte  pittu- 
re fono  defcriite  alcune  fiorie  Romane  . 

Nel  maggior  ofpedale  di  quefta  città  entro  l' infermeria  detta  della  con- 
valefcenza  nella  principal  facciata  figurò  1'  ultima  Cena  del  Signore  con  gli 
Apoftoli .  In  quefta  pittura  fi  legge  fcritto  da  lui  fteffo  il  fuo  nome ,  e  1'  ali- 
no ,  in   cui  la  fece  ,  che  fii  il  1616. 

In  Pegli ,  luogo  diftante  da  Genova  fette  miglia ,  dipinfe  tutto  1'  Oratorio 
de'  Santi  Nazaiio  ,  e  CeUb ,  ed  alcuiii  fatti  deìla  vita  di  Critìo . 


150  VITE   DE'PITT.,    SCULT., 

VITA 

DI  BERNARDO  CASTELLO 

Pittore  . 


crui€/a/à  /Cui   {/L'/l 


PUÒ'  ben  diiTi  a  tutta  ragione  ,  che  il  fecolo  decimo- 
idlo  lìa  flato  in  Genova  il  lecolo  d'  oro  della  Pittura. 
Imperocché  dell'  egregie  Opere  d' infignifTimi  Pittori 
Genovefi  di  quel  tempo  piene  fono  le  Cliiefe ,  e  pieni 
i  palazzi  della  città  ;  e  per  l' Italia  ancora ,  e  fuor  d' Italia 
molte  fé  ne  veggono  fparfe ,  e  con  gran  gelosia  cuflodite_>  . 
Quelle  fra  le  altre  de*  Semini ,  di  Luca  Cambiafo  ,  e  di  Gio. 
Battifla  Paggi  il  comprovano  :  e  niente  meno  di  effe ,  quelle 
di  Bernardo  Cartello,  che  coetaneo,  ed  emulo  di  quefli  ul- 
timi due ,  fu  in  diverfo  genere  al  pari  di  loro  gloriofo,  per- 
chè ai  pari  di  loro  fu  fòmmo .  li 


ED    ARCHIT.   GENOVESI.  151 

Il  natale  di  codui    fegui    l'anno  1557.  in  Albaro    ame- 
nlffimo  fobborgo    della  nodra  città  .    La  prima  applicazione 
di  lui  ancor  fanciullo  fu  quella  di  fchiccherare  in  carta  fan-  ^^«^^^^^ 
tocci ,  animali ,    e  paefetti  ;    nel  che  provava    tutto   il    Tuo        di 
giocondo  piacere  .  Ciò  notarono  i  Genitori  ;  e  ben  chiaro  com-    Bip.naedo 
prefero    la  particolar    inclinazione    del  figlio  ;    onde,    dopo      ^"^'^°' 
d'  avergli  fatto  infegnare  i  principj  delle  latine  lettere ,  (labi- 
lirono  di  metterlo  alla  Pittura  .    Fu  per  tanto  raccomandato 
ad  Andrea  Semino ,  fotto  la  cui  direzione  fece  tale ,  e  si  fpe- 
dito  progrefTo  ,  che ,  giunto  appena  all'  anno  decimo  di  dia 
età  ,  già  poffedeva  di  molte  buone  regole  di  quella  ProfefTio- 
ne ,  e  andavale  ingegnolàmente  efeguendo  .    PafTata  poi  la_. 
puerizia ,  non  fi  contentò  de'  foli  precetti    del  Semino  :    ma 
fece  eziandìo  qualche  ricorfo    alla  fcuola    del  Cambiafo ,  la 
cui  maniera ,  guidato  dal  fuo  giudiziofo ,   e  retto    difcerni- 
mento  ,  a  quella  del  proprio  attuale  Maefìro  anteponeva  .  Stu- 
diofli  perciò  d' imitarla   ne'  fuoi    primi    lavori  ;    e  si  ben  vi 
riufci ,  che  alcune  pitture  copiato  avendone  ,  furon  le  copie 
a'  pennelli  dello  llelTo  Cambiafo  attribuite  .    E  vaglia  '1  vero 
fembrano  originali  del  Cambiafo  la  tavola  del  Prefepio    dal 
Caflello  dipinta  per  la  Chiefa  degli  Uli\'etani  di  S.  Girolamo 
nel  luogo  di  Quarto,  e  quella  di  S.  Crfola  per  la  Chiefa_, 
di  S.  Maria  delle  Vigne  in  città .    Quando  però  egli  volle, 
feppe  ben  anche  dipingere  fulla  maniera  del  Semino  da  fe_, 
pure  imitata  in  molte   tavole  ;    e  principalm.ente  in  quella-, 
dell'  Immacolata  Concezione    collocata    in  uno    degli  Altari 
della  Chiefa  di  S.  Maria  delle  Grazie  ;  la  qual  tavola  ha  bi- 
fogno  di  molta  confiderazione  ,  acciò  non  lia  creduta  Opera 
di  quel  fuo  Maeltro  .  La  maraviglia  fi  è ,  che  le  fin  qui  rife- 
rite tavole  egli  fece ,    quando    non  aveva    ancor    compiuto 
r  anno  diciottefìmo  di   fiia  età  . 

Compiuto  r  anno  fliddetto  ,  accafoffi .  Ma  allalito  poco 
dopo  da  tormentofe  indifpofizioni  ipocondriche  ,  egli ,  per  ap- 
prefiare  qualche  lenitivo  al  fuo  male ,  fi  rifolvette  di  met- 
terfi  in  viaggio ,  ed  intanto  goder  la  villa  delle  più  cofpicue 
città  d'Italia:  ciò,  che  gli  recò  falute  al  corpo ,  e  vantaggio 
all'  ingegno  ,  non  tanto  per  1'  ofTervazione  delle  infigni  pitture, 
che  la  lua  vivace  fantasia  fempre  più  gli  arricchirono ,  quanto 

K  4  per  le 


152  VITE  DE'PITT.,    SCULT., 

per  le  amicizie  in  tal  occafione  da  lui  contratte    particolar- 
mente in  Ferrara;    ove  fu    con  fegni   di  rara  iHma    accolto 
dal  gran  Torquato  TafTo ,    che  ftup'i    nel  vedere  un  Giova- 
Oi        netto  dotato  di  tanta  facilità  ,  e  prontezza ,  e  nella  Pittura 
BisNARDo    SI  efperto  . 

Cast£ixo.  Scambievoli   eran   gli  uffizj    dell'uno    verfo  dell'altro: 

che  dov'  è  beli'  ingegno  ,  e  fa  pere ,  Tuoi  anche  tenervi  alber- 
go la  cortesia  .    Non  tralafciava   il  Cartello  di  fervire    con_^ 
r  arte  fua ,  per  quanto  gli  era  polTibile ,  il  Tallo  :  ne  trala- 
fciava  il  Tado  d'  encomiare  ne'  fuoi  dotti  componimenti  il  Ca- 
ftcllo  .  Ma  fra'  Poeti  non  fu  già  il  Talfo  1'  unico  amico ,  e_. 
lodatore  del  noflro  Pittore  .    Molti  altri  ancora  pur  cofpicui 
con  parzialità  1'  amarono  ,  e  con  armoniofi  fenfi  lo  celebrarono. 
Fra  quefti  furono  Don  Angelo  Grillo  ,  Anfaldo  Ccbà ,  Lorenzo 
Cattaneo ,  Gabriello  Chiabrera  ,  Scipione  de'  Signori  della  Cel- 
la ,  Tommafo  Stigliani ,  e  Gio.  Battilìa  Marino  ;  a'  quali  cor- 
tefemente  corrifpofe  col  preziofo  regalo  di  qualche  fua  bellif- 
firaa  tavolina .    Profittevoli  fuor  di  modo  gli  furono  così  de- 
gne amicizie  pei  buoni  lumi ,  che ,    in  genere  d'  erudizione 
al  Pittore  cotanto  necefTaria,  gli  fomminilirarono  ;  perciocché 
quando  alcuna  floria  o  facra ,  o  profana  doveva  egli  rappre- 
ientare  :  ad  efli  ricorreva ,  a  fin  di  riceverne  dilHnte  intonna- 
zioni ,  e  fpecialmente  al  Chiabrera  ,  che  con  bel  genio  fug- 
gerivagli  talora  le  idee ,  le  defcrizioni ,  e  gli  affetti  ;  onde , 
mercè  di  tali  foccorfi ,  comparve  Tempre  erudito ,  e  fecondo. 
Fatto  poi  iijo  ritorno  in  Patria  ,  diede  nuove ,  e  più  raro 
prove  de' fuoi  pennelli.  E  prima  nella  Chiefa  del  Gesù,  ove 
per  ordine  di  Gio.  Battila  Si^o  ,  nella  volta  della  cappella 
dedicata  al  Santo  Prccurfore  ,    dipinfe   a  frefco    il  mcdefimo 
Santo  in  atto  di  predicare   alle  turbe  :  il  qual  lavoro  si  per 
la  nobiltà  del  difegno ,  sì  per  1'  efpreffione  de' varj  atteggia- 
menti ,  sì  per  la  vivezza  del  colorito ,    riportò    le  acclama- 
zioni de'  Virtuofi  . 

Dopo  quciV  Opera  dovette  dipingere  ad  olio  gran  nu- 
mero di  quadri  per  foddisfazione  de'  molti  Cittadini ,  che , 
ftante  1'  alta  filma  di  lui  conceputa ,  a  lui  ricorrevano  ,  ap- 
poggiandogli commiffioni  fenza  fine  ;  le  quali  con  incredibil 
franchezza ,    e  finezza  d'  arte  efeguiva ,    non  fenza  aumento 

di  ricom- 


ED    ARCHIT.    GENOVESI.  155 

di  rìcompenfe ,  e  d'  encomj .  Poche  fono  le  cafe  cofpicue  di 
Genova ,  che  non  fi  pregino  d'  aver  qualche  bella  pittura-, 
del  nolìro  Cartello  :  molte  Claiefe  ancora  ne  tengono  ;  e  ben  _ 

in  conto  ;  delle  quali  pitture  foggiungeronne  qui  alcune  .  d. 

Due  fé  ne  veggono  in  S.  Francefco  di  Cai^elletto  :  e_>  Bernardo 
moftrano  1' una  S.Diego  {a),  l'altra  S.Girolamo.  Quattro  C'^^^^^^^* 
entro  la  Chiefa  de'  Cappuccini  :  e  fono  quelle  del  CrocifilTo, 
di  S.  Francefco  llimatizzato ,  dello  fieffo  Santo ,  che  velle_» 
dell'  abito  religiofo  S.  Chiara  ,  e  di  S.  Antonio  di  Padova 
col  Bambino  Gesù  .  In  S.  Siro  v'  è  la  tavola  con  elfo  Gesù ,  che 
fanciullo  difputa  fra'Dottori .  In  S.  Matteo  quella  di  S.  Anna  . 
Neil'  Oratorio  di  S.  Francefco  quella  di  tal  Santo  .  E  in  S.  Ma- 
ria di  Callello  quella  di  S.  Pietro  Martire ,  che  è  delle  fue 
migliori . 

Né  debbo  ommettere  quella  dell'  AfTunzione  di  Maria-. 
Vergine ,  e  quell'  altra  efprimente  la  llefTa ,  circondata  da  al- 
cuni Santi  :  polle ,  la  prima  nella  Cliiefa  di  S.  Caterina  ,  e  la 
feconda  in  quella  della  Maddalena  .  Accenno  per  ultimo  la 
dedicata  a  S.  Francefco  di  Paola ,  che  vedefi  ad  un'  Altare 
della  Chiefa  di  S.  Maria  de' PP.  Servi. 

Altre  pure  ne  fece  per  le  Chiefe  de'  fobborghì ,  e  de'  luo- 
ghi circonvicini .  Fra  quelle  una  con  S.  Tecla  per  li  Monaci 
Camaldolenfi  :  due  per  gli  Agoftiniani  di  Sturla  ,  I'  una_. 
dell'  Immacolata  Concezione ,  e  1'  altra  di  S.  Caterina  :  una 
per  la  Chiefa  di  S.  Francefco  d'  Albaro  dimoftrante  anch'  efla 
r  Immacolata  Concezione  ;  ove  con  le  milleriofe  figure  della 
fteilli  a  frefco  dipinte  adornò  tutta  la  cappella  :  ficcome_. 
d'  altre  quattro  tavole  ad  olio  ,  in  cui  fono  effigiati  altret- 
tanti de'  primi  Patriarchi  dell'  antico  Tefta mento  ,  e  i  Fon- 
datori della  cappella  medefuna  .  In  S.  Martino  d' Albaro 
fono  di  mano  del  Caftello  la  tavola  della  Vergine  làlutata 
dall'  Angelo ,  e  1'  altra  di  S.  Antonio  di  Padova  . 

Per 

(«)  Quefla  tavola  di  S.  Diego  non  è  nella  Chiefa  de' PP.  Conventuali,  ma_ 
bensì  in  quella  della  SantiiTima  Nunziata  de'  PP.  OlTervanti  :  e  fta  dentro  al- 
la cappella  lituata    a   capo  della  fuiiitra  navata . 

Una  nojililTjma  tavola  di  queft'  Autore  ricca  di  affai  belle  figure  fi  con- 
ferva neir  Oratorio  di  S.  Ambrogio .  Ella  rapprefenta  il  Santo ,  che  riceve 
nel  Te.npio  il  ricoaciliato  penitente  Teodofu  . 

E'  altresì  Opera  del  Caftello  il  S.  Gio.  Batti  :la  ,  che  Vftdefi  avanti  alla  B.  V» 
full'  AUar  maggiore  dell'  Oratorio  di  detto  Santo  . 


154  VITE  DE'PTTT.,   SCULT., 

Per  tante  pitture  ,  e  tutte  egregie ,  Tempre  più  andava 
crefcendo  il  buon  nome  del  nortro  Artefice  ;  che  molti  impie- 

garono  anche  in  lavori  fui  frefco  ,  a  vifta  di  quello  da  lui  si 

U,  ben  efeguito  nella  Chiela  del  Gesù  .  Egli  in  Albaro  entro 
Bernardo  una  loffsia  del  palazzo  del  Sig.  Agoftino  Saluzzo  figurò  Alef- 
fandro  Magno ,  che  rompe  1  efercito  del  Re  Poro  :  pittura_. 
fìimabililTima  non  tanto  per  lo  paltolò  ,  e  delicato  tempera- 
mento ,  e  pafTIiggio  de'  colori ,  quanto  per  gì'  ingegnofì  mozzi, 
e  mefcugli  d'  uomini ,  e  di  cavalli ,  che  in  gran  copia  ,  e  in 
attitudini  alTai  naturali ,  e  varie  v'  efprefTe  .  E  nella  volta_. 
d'  una  di  quelle  llanze  rapprefentò  lo  sbarco  fatto  qui  delle 
Sacre  Ceneri  del  Santo  Precurfore  ,  portate  di  Levante  da'no- 
flri  ;  e  fimilmente  in  quefl' altra  defcrizione,  che  tante  figu- 
re ,  ed  azioni  comprende  ,  a  maraviglia  fi  diflinfe .  Molto 
onore  eziandio  gli  conferirono  i  lavori  a  frefco  ,  che  iece_-. 
nel  coro  della  Chiefa  della  Santiflìma  Vergine  delle  Grazie , 
rapprefentativi  della  vita  di  ella  Vergine;  ove  confiderabili 
mafTimamente  fono  i  due  ,  che  efpongono  ,  1'  uno  la  Natività 
di  Lei ,  e  l'altro  lo  Spofalizio  :  ambi  afTai  pregiabili  per  la 
fpiritofa  invenzione ,  e  per  li  ben  intefì  tratti  di  profpettiva. 

Alcune  florie  pur  della  Vergine  ,  ed  alcune  figure  di  Pro- 
feti dipinfe  nella  volta  d'una  cappella  della  Chiefa  di  S.  Teo- 
doro .    Chi  poi  defideralTe  vedere  altre    gloriofe  fatiche    del 


.  .      .  .     0 

coli 

Frattanto 

la)  Olii  prende  sbacHo  il  nodro  Autore  in  accennindo  le  pitture  fitte  dal  Ca- 
ftello  in  cafa  Cenmrione  fituata  fulla  llraia  nuo/a  ;  perchè  co'à  non  fono 
mai  ftati  lavori  a  frefco  di  quefto  Pittore.  Due  fono  bensì  i  palaK2Ì  de' Si- 
milori di  ciuefta  Famiglia,  ne' quali  iia  dipinto  il  Ca'^ello  :  ma  niuno  di  eHi 
e  qui  nominato  .  Uno  è  in  Bifagno  vicino  alla  Chiefa  di  S.  Marglierita  di 
MaralTi  .  Nella  fala  di  quelto  pala?7o  egli  ha  cfprcfTo  gli  avvenimenti  di  Enea 
deferirti  da  Virgilio  nel  primo  dell'  Eneide  :  e  in  una  fianca  vi  ha  figurata 
alcune  ftorie  facrc  :  e  in  un'  altra  alcune  profane  .  L'  altro  palazw  Centu- 
rione è  quello  di  San  Pier  d'Arena  ■  poco  difcofro  dalla  Chiefa  di  •''.  Maria  della 
Cella.  Nella  volta  del  portico  di  quc'lo  palaz7^  egli  ha  cfcreffo  Erminia, 
che  vede  all'  ombre  amene  il  canuto  paftorc  ,  come  dice  il  Taflb  al  fettimo , 
Tefler  fifrelle  alla  fna  t',rei'^ia  accanto  , 
Fa  afcoltar  di  tre  fanciulli  il  canto  . 
Nella  volta  poi  del'a  macftofa  fala  in  cinque  gran  quadri  coloritf  a  frefco 
ha  defcritto  alcune  imprefe  fatte  da  Mario  nella  t'uena  contro  a  Giigurta: 
ed  in  un'  altra  llanza  ha  con  rara  maellria  dipinto  il  bagno  ^  di  Diana„  . 
L'  enereia  di  qurlle  pitture,  e  la  vivczaa  del  colorito,  oltre  all' efquifito  di,- 
fegno  ,  "Jfc  rcndgno  maravigliofe . 


ED    ARCHIT.  GENOVESI.  155 

Frattanto  era  il  Taflb  in  difpofizione  di  pubblicare  per 
mezzo  delle  {lampe  il  Tuo  preziolo  Poema  della  Gerufalem- 
me  :  il  che  come  Teppe  il  Camello ,  vogliofo  di  dare  all'  Ami-  ^^«^__. 
co  qualche  dimoflrazione  d'affetto,  e  di  (lima,  formò  i  di-        fì^ 
fegni  delle  principali  azioni  di  ciafchedun  canto  (  ciò  fu  l'an-    Bernardo 
no  1585.),  e  mandoglieli  a  prefentare  (a):  dono  fommamen-      •"■'^^l°° 
te  gradito  da  quel  chiariamo  Poeta ,    che  con  fua  cortefini- 
ma  lettera  ne  ringraziò  il  donatore;    e  volle,  che  quei  di- 
fegni  da'  più  celebri  Intagliatori  s' incideffero  in  rame  per  la  " 
dellinata  edizione,  la  quale  poi  nel  1^90.  fi  fece  in  Genova 
nella  Stamperia  di  Girolamo  Bartoli  .    La  lettera  fcritta  dal 
Tallo  al  Callello  è  fiata  in  mia  mano.  Ella  cominciava  cosi. 
MeJJer  Bernardo  mio  dilettijfimo  —  Sacrificate  a  Vulcano  ,  ec. 
Era  accompagnata  da  un  bellidìmo    Tonetto  in  lode    di  ciTo 
Camello  ;    il  qual  fbnetto  leggefi  in  quell'  edizione  poflo  in- 
nanzi al  Poema . 

QueQi 

{a)  Di  quefti  difeEiii  pubblicar!  colle  ftampe  l'anno  1J90.  otto  ne  furono  incifi 
dall'egregio  A^oftino  Caracci  ;  e  fono  quelli  de' Canti  VI.  VII.  Vili.  X. 
XII,    XVI.    XVII.   e  XIX. 

Oltre  alla  genovefe  edij^ionc  del  famofiflìmo  Poema  di  Torquato  Taflb  fatta 
nel  1 590.  con  le  figure  difegnate  da  Bernardo  Caltcllo  ,  la  quale  è  in  4.  , 
ed  è  ItimatifTima  :  n'  abbiarno  un'  altra  affai  polteriore  pur  genovefe  ,  e  ili- 
matifuna ,  la  quale  è  in  foglio ,  con  le  figure  fimilmente  5,\  effo  Caftelio  , 
ma  di  difegno  diverfo  da  quel  della  prima  edizione .  Di  quefia  in  foglio 
parlerò  più  fotto . 

Sono  anclie  di  difegno  del  CaftcUo  le  figure  inferite  in  due  altre  edizioni 
genovefi  del  fuddetto  Poema  fatte  da  Giuleppe  Pavoni  nel  1604. ,  e  nel  1607. 
ambedue  in  ii. 

Alcuni  altri  lavori  a  frefco  del  noftro  Artefice  dal  Soprani  tralafciati  an- 
drò qui  apnreffo  accennando. 

Nella  vofta  del  portico  del  palazzo  Imperiali  in  fulla  piazza  di  Campetto 
a  concorrenza  del  Cambiafo  dipir^fe  gli  Dei  celebranti  \i\  lauta  menfa  le_. 
nozze  di  Pfiche .  Nella  volta  poi  d'una  delle  ftanze  del  medcfimo  palazzo 
figurò  cinque  ftorie  cavate  dalia  vita  di  Cleopatra;  e  dentro  d'un  gabinetto 
efpreffe    alcuni    fatti  deferirti  dal  Tafib  nella  Gerufalemme  . 

Nel  palazzo  già  Grimaldi  ora  Saoli  vicino  alla  porta  Romana  fon  fatte  da 
Bernardo  le  pitture  della  volta  d'  una  ftanza  ,  rapprefeniativc  di  cinque  azioni 
del  grand'  Aleffandro  ;  ed  in  un  gabinetto  avvi  im'  altra  ftoria  pertinente  al 
medefimo  £roe . 

In  San  Pier  d"  Arena  vedefi  da  lui  colorita  la  volta  dell'  atrio  del  fuperbo 
palazzo  Imperiali  :  e  i  focgetti  di  quelle  pitture  fon  cavati  dalla  già  men- 
tovata Gerufalemme  del  Taffo  . 

In  Pegli  dipinfc  la  volta  della  fala  entro  il  deliziofo  palaTizo  dell' Eccmo 
Agfìftino  Lomellini  ;  nella  qual  volta  rapprefentò  Coriolano  all'  alTedio  di  Ra- 
ma ,  e  Vecuria  di  lui  madre  ,  che  in  atto  fupplichevole  gli  fi  prefcnta  ac- 
compagnava dalla  fpofa ,  e  da'  figli  di  quell'Eroe.  Tra  le  figure  degli 
Uffiziali  Ai  Cjriolano  ve  n'  è  una  >  nel  cui  volto  ha  il  Caftelio  effigiato 
fé  lleiTo .  Nel 


IJ6  VITE    DE'  PITT.,  SCULT., 

Quelli  difegni  acquillarono  fempre  più  gloria  al  Caflello; 
onde  chi  defiderava  qualche  bella  tavola  ad  olio ,  o  qualche 
..-  bel  lavoro   a  frefro ,  a  lui  ricorreva  :  tanto  più  che  egli  tro- 

u.        vavafi  appunto  in  tal  tempo ,  in  cui ,  per  elTere  gii  mancati 
Bernardo  [[  Cambialo ,  e  il  Bergamafco ,  e  per  cfTer  vecchi  i  Semini, 
TELLO,  g  ji  Q^iyj  ^  Q^  aflente  il  Paggi ,  fcarfeggiava  non  poco  la  no- 
flra  città  di  valenti  Pittori .    Non  dee  per  tanto   recar  ma- 
raviglia,  che  fi  veggano  ufcite  da' Tuoi  pennelli  alcune  tavole 
non  ridotte  a  tutta  la  perfezione  :    nelle  quali ,  fé  egli  per 
la  folla  delle  commiiTioni  operò    in  fretta ,    non  vi  ommife 
però  giammai  quella  grazia ,  che  gli  era  propria  ,    ed  inna- 
ta ;  e ,  mercè  del  fuo  fecondifllmo   ingegno,  quantunque  egli 
folTe  continuamente  impiegato  in  dipingere  :    pure  ebbe  una 
maniera  Tempre  varia  ,  e  Tempre  nuova  d' idee  ;  onde  anche 
nella  velocità  riportò  lode ,    e  Ti  mantenne    il  buon  credito 
^er  tal  modo  ,  che  in  Firenze  alla  Tola  vìiìa.  d'  un  Tuo  diTe- 
;no  r  anno  i  ^88.  fu  a  viva  voce  acclamato  Socio  di  quell'  ia- 
figne  Accademia . 

Fra  le  molte  prerogative ,  che  concorTero  a  rendere  que- 
fto  Pittore  in  ogni  genere  di  pittura  fam.oTo  ,  s'  annoverava 
eziandio  quella  di  fare  i  ritratti  TomigliantilTimi  agli  originali; 
a'quali  ritratti,  Tenza  pregiudizio  della  Tomiglianza ,  confe- 
riva una  certa  grazia  ,  che  Ti  godeva  ,  ne  Ti  Tapea  donde  foile. 
Quindi  m.olti ,  per  a%'ere  il  proprio  ,  a  lui  ricorrevano  :  ed  al- 
cuni di  riguardevoli  PerTonaggi  dovette  egli  farne  ;  tra'  quali 
uno  fu  quello  del  Cebi  ;  ritratto  ,  che  ,  incifo  a  bulino  , 
fu  poi  collocato  in  fronte  al  dotto  Poema  compoTto  da  quel 

virtuoTo 

Nel  Duomr?  di  Savona  dìpinfe  la  cappella  dedicata  alla  Natività  del  Sal- 
vatore ,  con  altri  Milteri  cavati  dalla  vita  della  Beata  Vergine  :  e  fimil- 
meiite  è  lua  la  tavola  ad  olio  pofla  frpra  1'  Altare . 

Sue  pure  fono  le  pitture  entro  1'  infipne  Tempio  di  Noflra  Signora  di  Mi- 
fericordia  fituato  nella  Valle  di  S.  Bernardo  ;  le  quali  defcrivono  in  conti- 
nuata ferie  la  vita  della  Beata  Vergine;  ageiuinevi  moke  iirrnasini  di  Pro- 
feci ,  di  Santi  Padri  ,  e  d'  Angioli  :  e  fono  ai:clie  fue  le  due  belliHìme  tavole, 
r  una  del  Prcfepio ,  e  l'altra  di  Noflra  Donna  col  Celcfic  Ean^hino. 

Gabriello  Chiabrera  amiciilìn-o  del  Caccilo  lia  encomiato  quefti  cgrcgj  la- 
vori di  lui  con   pindariche  canzoni  :  una  delle   quali  conchiudc  cosi  , 

Cbi  ciò  fioy/^e  ,    «o«  fcorge  , 

Caflel ,  colori  ,   e   tele  y 

Scorge   animata  gente  • 

l'anta  y  e  sì  bene    et    niente 

li  tuo   perinei  fedele  • 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  157 

virtuofo  Cavaliere  col  titolo  di  Furio  Cammillo  .    Lo  fìefTo 
Cavaliere ,  oltre  all'  avere  affai  lodato ,  e  generofamente  ri- 
munerato il  Cartello,  in  maggior  teftimonianza   di  foddisfa-  . 
zione ,  e  di  fliraa  verfo  di  lui ,  trovandofì  alquanto  dopo  in        Di 
Padova  (cioè  nel   1587.),  di  colà  gli  fcrifTe   quefto  madri-   ^^^^^111° 
gale,  in  cui  chiedevagli  certo  ritratto.  * 

Tu  ,  che  /copri  pìngendo 

D'  ogni  ben  chiufo  petto  , 

Caflel ,    qualunque  è  più  ripojìo  affètto  : 
Dell'  afpra  Donna  mia 

fingi  nel  vago  a/petto 

La  ferità  dell'  alma  ingiufla  ,  e  ria  ; 

Cb'  ella  forfè  fuggendo 

Di  fcorger  nel  tuo  Jlil  tant'  empio  il  core 

Non  farà  s)  ruhella  incontro  Amore  . 

Anche  il  Sig.  Lionardo  Spinola  celebre  Poeta  fece  co* 
fuoi  verfi  encomio  al  Cartello  in  una  lettera ,  che  gì'  inviò 
funihnente  da  Padova  :  e  fono  i  feguenti . 

La  bella  tela  eletta , 

In  cui  con  dotta  man  i  color  parti , 

Ed  ombreggiata  fol  mtW  occhi  alletta  , 

Mentre  più  vaga  in  quefte  ,  e  in  quelle  parti 
\Di  bei  color   s'  avviva  , 

Rapifce  con  tal  forza  i  fenji ,  e  T  alma  , 

Che  femhra  lor  V  immago  fpiri ,    e  viva  . 
Ferma  il  pennello  :  hai  già  da  ognun  la  palma  , 

Caftel  :  che  fé  più  /'  Opra  adorni ,  0  curi , 

Dando  fpirto  all'  immago  ,  altrui  lo  furi . 

E  poiché  mi  fon  fatto  a  parlare  di  poesie  ,  non  ertimo 
fuor  di  propofito  il  riportar  qui  due  f  inetti ,  uno  del  Cebi, 
e  r  altro  di  Don  Angelo  Grillo ,  che  lo  compofe ,  mentre  il 
nortro  Pittore  difegnava  in  carta  1'  effigie  di  lui . 


Qiial 


Castello  . 


158  VITE   DE'PITT.,   SCULT., 

Qual  infra  /'  aure  candide  fuccinta 
Il  puro  fen  di  rugiadojl  veli , 
_  La  bcllijjìma  Aurora  indora  i  cieli  ^ 

dì      "  L'  aurato  crin  fugli  omeri  dijcinta  ; 

Bernardo  Qtial  fra  le  vaghc  nubi  hi  dipinta  , 

Che  r  ammirabil  arco  al  Sol  difveli  : 
Appar  la  Donna,  ond'  ebbi  fiamme  ,  e  geli ^ 
Quando  mia  libertà  fu  prefa ,  e  vinta , 
Cafìello ,  al  cui  pennel  diede  Natura 
L'  iflejfe  tempre  de'  color  fuoi   vivi , 
Contra  lo  sforzo  de  crudi  aimi  avari  ; 
Se  in  carte  fingi  mai  l'  alta  figura  , 

S)  fatte  note  a  lei  d'  intorno  ferivi  ', 
La  Galatea  de'  Savone/ì  Alari  . 

Mentre  col  guardo  il  mio  fembiante  furi, 
E  con  lo  fin  ne  fai  conferva  in  carte  , 
Perchè  nella   tua  vaga ,  e  nobiV  Arte 
Dal  tempo ,  e  dalla  morte  ei  s'  afitcuri  : 

Bernardo  vien  ,  eh'  io  di  furar  procuri 

Anche  i  tuoi  modi  indufiri  a  parte  a  parte  ; 
E  che  n  adorni  le  mie  rime  fparte , 
E  la  memoria  a'  fecoli  futuri . 

E  7  ftmolacro  del  tuo  chiaro  ingegno 

Ne'  verjl  miei  non  fie  men  hello ,  e  vago  , 
Che  la  figura  mìa   ne'  tuoi  colori . 

Che  forfè  in  lor  favellerà  sì  degno , 

Come  fra  l'  ombre  tue ,  fra  tuoi  fplcndori 
Spirerà  bella  la  mia  fojca  immago . 

Fece  il  Calvello  anche  i  ritratti  di  Monfìg.  Cornelio  MufTo 
Vefcovo  di  Bitonto ,  e  del  Marchefe  Ambrogio  Spinola  Ge- 
nerale dell'  armi  Spagnuole  ne'  Paefi  BafTì  .  Quelli  ritratti 
vide  il  Cavalier  Marino  ,  ed  altamente  lodolli  ;  perocché  , 
falvo  il  non  eflere  animati  ,  nel  rello  non  fi  diflinguevano 
punto  dagli  originali  .  Anzi  fopra  il  fecondo  di  quelli  ei 
compofe  il  Tonetto  ,  che  incomincia  : 
Del  Ligujìico  Marte ,  ce, 

E  lo 


ED  ARCHIT.   GENOVESI.  155, 

E  lo  (lelTo  illuftre  Poeta  altro  pur  ne  compofe ,  nel  quale 
invitava  il  noftro  Pittore  a  fare  il  ritratto  del  CaUelficardo . 

Non  parlerò  qui  de'  ritratti  del  Duca  di  Savoja  ,  e  del  , 

Taflo  ;  dacché  quelli  fi  veggono  efquifitamente  incili  in  rame        dì 
innanzi    al  già  piìi  volte    menzionato  Poema    della   Gerufa-    Bernareo 
lemme.    In  fine    era  Bernardo  Callello    tanto  celebre    in  tal     ■^s^'^^'^* 
genere  di  lavori  ;  che  ,  defiderando  gli  Accademici  di  S.  L.uca 
di  Roma  d'  avere  i  ritratti  del  Cambiafo  il  giovane ,  e  dell* 
egregia  Dipintrice  Sofonisba  Angofciola  Lomellina  ;    ne  die- 
dero ad  elio  Cartello  la  commiflìone  ;  il  quale  poiché  gli  ebbe 
puntualmente  ferviti,  ne  riportò  da  Ottavio  Leone  Principe 
dell'  x\ccademia  un  onorifica ,    e  cortefiflìma    lettera   di  rin- 
graziamento . 

Ma  quantunque  folTe  il  Cafiello  difiintamente  amato , 
e  riverito  da  ognuno ,  e  1'  arte  fiia  con  Tommo  decoro ,  ed 
emolumento  efercitafle  :  pure  agitandofi  in  Genova  la  l^repi- 
to!a  lite  moda  dal  Paggi  contro  i  Pittori ,  che  pretendevano 
dovefiero  tutti  ilare  uniti  alla  rinfufa,  ed  in  matricola  co' Do- 
ratori; ebbe  egli  la  debolezza  di  concorrere  con  tali  preten- 
denti ,  e  di  fofienere  capitoli  di  poco  decoro  alla  ProfelTio- 
ne,  che  efercitava  ;  iìccome  già  addietro  dicemmo,  Cofiui 
a  sì  vii  partito  s' indulTe  ;  perchè  temeva  non  veni  Uè  a  cre- 
fcere  il  numero  de'  Pittori  in  guifa ,  eh'  egli  avefiè  poi  a  ri- 
manere pregiudicato  nelle  commiflioni ,  e  ne'  guadagni  :  quafi 
che  foirero  potuti  mancare  ad  un  cosi  eccellente  Artefice  gli 
Avventori . 

Il  Cafiello ,  benché  come  in  ritiro  qui  fé  ne  ftefie  ;  avea 
nientedimeno  renduto  tanto  celebre  il  fuo  nome  per  tutta  Italia, 
e  principalmente  in  Roma  ,  che  in  quella  città  moltilTimo 
r  amavano  ,  e  ìtimavano  varj  Porporati ,  fra'  quali  l' Aicolano, 
il  Giulliniano ,  ed  il  Pinello  .  Quefti ,  ed  altri  Perfonaggi  con 
efficaci  lettere  l' invitarono  colà  a  farfi  onore ,  promettendogli 
non  leggieri  impieghi ,  e  vantaggi  .  Mollb  egli  dalle  conce- 
pute  belle  fperanze  nel  maggio  dell'  anno  1 60^. ,  e  quaranta- 
fettefimo  dell'  età  fua  dirizzò  il  cammino  verfo  Roma  ;  dove 
giunto,  fu  amorevolmente  accolto  da'fuoi  Mecenati,  e  di- 
riintamente  dal  Principe  di  M.tfia  ,  che  lo  prefentò  al  Duca 
Akemps,  il  quale  tofio  inipiegollo   in  certo  lavoro  a  frcfco 

entro 


Castello  ■ 


i5o  VITE  DE*  PITT.,  SCULT., 

entro  una  flaiiza  del  Tuo  palazzo  fituato  fui  Quirinale  C?) . 
Il  Cardinal  Giurtiniano  gli  commife  la  tavola  di  S.  Vincenzio 

,___^  Ferrerio  per  la  cappella  ,  che  queflo  FminentilTimo  s' avea  fatto 
dÌ        alzare  nella  Chiefa  dì  S.  Maria  fopra  Minerva  (b) .  La  prefata 

Bernardo  ravola  incontrò  tanto  applaufo,  che  i  Deputati  alla  Rev.  Fab- 
brica di  S.  Pietro  chiamarono  l'Autore  a  dipingere  una  delle 
tavole  di  (]iiella  Bafilica  ;  non  oflante  che  a  tal'  onore  afpiraf- 
fero  alcuni  de'  più  infigni  Pittori  di  quel  tempo  ,  come  An- 
nibale Caracci  protetto  dal  Cardinal  Farnefe ;  (e)  il  Caravaggio 
favorito  dal  Cardinal  Monti  ;  e  l' Arpinatc  benvoluto  da  molti, 
ma  per  la  troppa  lentezza  del  fuo  operare  rigettato  da  tutti. 
Accintofi  il  Cartello  alla  degna  imprefa ,  figurò  in  que- 
lla tavola  San  Pietro ,  quando  fu  chiamato  fuUa  riva  del 
mare  di  Galilea  dal  fuo  Divino  Maeftro  :  e  in  aria  vi  colorì 
una  gloria  d'  Angioli  flanti  in  attenzione  del  fatto .  La  bel- 
lezza di  quell'  Opera  convien  arguire ,  che  fofle  afTai  gran- 
de ;  perciocché  vedurafi  un  giorno  dal  Cav.  Poraarancio  ,  men- 
tre non  erafi  ancora  efpofla ,  ne  rimafe  ammirato  per  modo, 
che  ,  parlandone  con  certi  Signori  Romani ,  cfclamò  .  Per  mia 
fé ,  che  quefìo  Genovefe  vuol  fare  il  diavolo ,  ed  uguagliare^ 
quanti  hanno  fatto  fin  ora  tavole  in  San  Pietro  ;  ed  io  w'  b» 
tempre  temuto  :  tanto  più  che  egli  fé  n  è  flato  fempre  quieto , 
ed  è  venuto  molto  arditametite ,  fenza  moftrar  appreyìfione  di 
tanti  famoft  Pittori ,  che  pur  qui  fono  .  Grande  fu  1'  onore_. , 
che  perquefla  belliflìma  tavola  fi  riportò  dal  Cartello,  al  cui 

merito 

(«)  Quella  Palazzo  già  del  Duca  Alremps  fui  Quirinale  non  faprei  qua!  folTe-. 
al  prefentc .  So  bene  ,  che  l'ono  alcuni  lavori  a  frcfco  de!  Caftello  in  una 
fìanza  del  Palazzo  Pintificio  a  Montecavallo  (  ed  appuiito  in  quella  contigua 
alla  dipinta  dal  Lanfranco)   clprirninri  ilorie   facrc  . 

(  i  )  (>yefta  tavola  però  non  è  delle  migliori  del  Cailcllo  ,  e  la  compofizione  in 
particolare  fcnte  alquanto    dello  ftile   antico. 

(e)  Non  {ì  ha  da  alcuna  delle  vite  d'Annibale  Caracci  fcritte  da  più  Autori; 
eh'  egli  mai  afpirafTc  a  dipijiger  tavole  per  !a  Bafilica  di  S.  Pietro  ,  uè  che 
il  Card.  Odoardo  Farnefe  a  cotelìo  effetto  s'  impegnaffe .  La  ftcfla  co/a  dico 
del  Caravaggio  •  Il  Cav.  d'  Arpino  poi  fVa  quelli  tre  fu  1'  unico ,  che  colà  di- 
pingeffe  :  nìa  la  tavola  da  lui  dipinta  piii  r.on  vi  fi  vede  .  Ella  fu  la  prima 
tavola,  che  comparifle  nel  gran  Tempio  di  S.  Pietro  lavorata  a  mufàico  dal 
Calajidra.  In  effa  era  rappresentato  S.  Michele  ,  che  abbatte  Lucifero.  Ma 
r  anno  iTfio.  fu  tolta  via;  e  in  vece  d' efl^t  ,  con  cambio  molto  migliore, 
vi  fu  porto  un'  altro  mufaico  cavato  da  rna  tavola  dello  ftclTo  argomento 
dipinta  da  Guido  Reno  ,  la  quale  cfille  nella  Chiefa  de'  Cappuccini  dèlia  me- 
deTira  città  .  (^elk  uvola  ricopioffi  ogregiamtntc  dal  faiiffimo  bulino  di 
Giacopo  Frey  , 


D 


ED   ARCHIT.   GENOVESI;  i6t 

inerito  Roma  tutta  applaudì  .  Ma  la  medefìma  tavola  indi  a  non 
molto  ebbe  un  efito  sfortunato  ;  imperocché  confunta,  come  ai- 
ferma  il  Cavalier  Baglioni ,  dall'  umido  ,  e  corrofa  dalla  polve- 
re fu  tolta  di  porto  ,  vivente  tuttavia  il  di  lei  Autore  ;  in  cui 
alTenza  fu  data  a  dipingerfi  al  Cavalier  Giovanni  Lanfranco  .    Bernardo 

Già  era  il  Caftello  ritornato  da  Roma  alla  Patria,  do-  *^'''"'-'-"- 
ve  gli  fi  prefentarono  molte  ,  e  vantaggiofe  occafioni  di  met- 
tere in  comparfa  il  proprio  talento ,  ed  aumentarfì  la  lode  . 
Una  di  elTe  fu  quella  di  dover  dipingere  la  tavola  da  efporfi 
nella  cappella  del  Duca  di  Savoia  .  Rapprefentò  in  quella^ 
tavola  S.  Lorenzo  :  ed  al  bafib  di  effa  la  battaglia  data 
dall'armi  Savoiarde  preffo  S.  Quintino,  ove  furono  rotti, 
e  medi  in  volta  i  nemici .  Riufci  la  pittura  di  tanta  foddif- 
fazione  di  quel  Duca ,  che  ne  diede  all'  Autore  vive  telli-  * 
monianze  co'  premi ,  e  con  gli  onori .  A  tante  grazie ,  e  di- 
ftinzioni  di  quel  Principe  fludiandofi  il  Caflello  di  corrifpon- 
dere ,  intraprefe  a  figurare  nuovamente  la  Gerufalemme  del 
TafTo  ,  per  dedicargliela  .  Comunicato  da  Genova  tal  Tuo  pen- 
fiero  al  Duca  d'Agliè,  n'ebbe  in  rifpolìa  una  cortefe  lettera 
regnata  a' due  giugno  dell'anno  i6ió.  Diceva  quefla  :  Ojl-j 
Sua  altezza ,  molta  flima  facendo  del  merito  di  lui ,  non  folo 
avrebbe  gradito  una  tal  dedicazione  ;  ma  di  più  gliene  avrebbe 
profejjato  obbligazione  particolare  (a)  .  Cosi  efeguì  il  Caflello 
la  fuperbiffima  Opera ,  in  cui  vivrà  eterna  la  maemoria  della 
fua  virtù . 

Grandi  altres'i  furono  gli  onori ,  che  vennero  al  Caflello 
da'  Figli  di  quel  Sovrano  ,  e  rpecialmente  dal  Cardinale-* . 
Quello  Porporato  non  contento  di  polTedere  due  nobiliffime 
tavole  di  lui ,  altre  due  fucceffivamente  gliene  commife  iii_. 
una  afFabiliffima  lettera ,  che  è  la  feguente  . 

Al  Signor  Bernardo  Caflello  . 
Magnifico  mio  amatiffmo  .    Il  mio  piacere  fentìto  per  bocca 
del  Conte  D.  Lodovico  d'  Aq[,Iìc  ,  che  abbiate  dato  /'  ultima  ma- 
no alli  due  quadri ,  riceve  tal  accrefcimento    dalla  vojìra  pronta 
Tom.  J.  L  difpo- 

"(«)Ql'eft' edizione  fi  fece  in  Genova  da  Giufeppe  Pavoni  in  foglio  l'anno  1617. 
1  rami  però  furono  incifi  in  Roma  dal  celebre  Inragliatore  Cammillo  Con- 
gio,  elle  in  tempi  diverfi  incife  altri  difegni  del  Cadilo,  e  particolarmenre 
una  raccolta  di  targhe  affai  belle,  e  capricciofe . 


Castìllo  . 


i6z  VITE  DE'  PITT.,  SCULT., 

difpo/tzione  di  far  gli  altri  due  dell'  allegato  Soggetto  ;  che  mi 

coJìri}t3^e  ora  a  dar  vene  fegno  con  quejia  ,  per  dirvi  anco  di  ptù, 

_...,^  che ,  flccome  faranno  gli  uni    e  gli  altri    di  principale  ornamen- 

~^i        to  alla  mia  vigna  :  così  mi  rejìerà  altrettanto  imprejfa  la  me- 

Bertmardo    moria  di  ìnojìrarne  quella  fodiis fazione  ,  che  fogliano  recare  le 

Opere  del  vofiro  pennello  .     E  mentre  appunto    io  ne  afpetto    il 

ricapito ,    prego  ti  Signor  Iddio ,  che  vi  confervi .     Di  Torin» 

alli  IO.  di  marzo    i<5i8. 

Voftro 

//  Cardinal  di  Savoia . 

In  quefle  quattro  tavole  venivano  rapprefentate  alcune-, 
delle  più  memorabili  imprefe  del  Duca  Amedeo  di  Savoia  ; 
ed  una  fra  le  altre  defcriveva  il  foccorfo  da  lui  predato  a 
Rodi  .  Giunte  qucrte  in  Torino  piacquero  tanto  a  quel  Emi- 
nentiflìmo  Porporato  ;  che  ,  fattele  collocare  nel  più  cofpicuo 
luogo  della  fua  gallerìa ,  mandò  in  dono  al  Pittore  una-. 
collana  d'  oro  accompagnata  da  efpreffioni  di  molta  filma  , 
e  cordialità  . 

Poco  dopo  efTendofì  terminata  la  magnifica  flampa  del- 
la Geruflilemme ,  il  Cartello  inviò  a  Torino  le  copie  pel 
Duca  ,  e  per  li  due  Figli  di  lui .  Quefta  infigne  fatica  in- 
contrò preilb  a  que'  Perlònaggi  gradimento  non  inferiore^, 
a  quello  delle  già  trafmefTe  pitture  .  Ei  ne  fu  dal  generofo 
Duca  regalato  lìmilmente  d'  una  collana  d' oro  filmata  del 
valore  di  trecento  feudi  ;  al  che  il  Cardinale  a^giunfe  altro 
dono  d' un  preziofo  anello  con  quefla  graziofillmia  lettera , 
che  ho  tralcritta  dall'  originale  . 

Al  Signor  Bernardo  Caflello  . 
Magnifico  nofìro  cariffimo  .  L'  ornamento ,  che  avete  ag- 
giunto con  le  vofìre  pitture  al  Poema  del  Tajfo ,  dichiara  il  vo- 
firo pennello  per  emulo  della  fua  penna  ;  perche  quello ,  che  Al^ 
fcrittura  fin  qui  ha  fuggerito  all'  intelletto  ,  voi  lo  rapprefen- 
tate modernamente  all'  occhio  .  £  farebbe  dubbio  a  chi  fi  dovejfe 
la  palma  ,  fé  non  fojfe  Jìmbolo  ,  e  quafi  una  medefìma  la  loro 
arte  .  Gradifco  però  il  volume  ,  che  avete  voluto  mandarmene , 
riconofcendolo  dalla  vojìra  amorevolezza  ;    ond'  io   averò    tanto 

maggior- 


ED  ARGHIT.   GENOVESI.  itfj 

maggiormente  da  gujlarlo  ,  quanto  ,  che  fra  la  contefa  di  quegli 
Eroi  ,  fé  ne  contiene  al  prefente  una  nuova ,  che  è  fra  l'  eccel- 
lenza del  Pittore  ,  e  la  gloria  del  Poeta  .    E  nofìro  Signor  Iddio  . 
vi  Confervi.   Di  Torino  a  22.  marzo  161^.                                       ÌdJ      ' 

//  Principe  Maurizio  di  Savoia .   Iepnard» 

V.ASTEU.O» 

Oltre  a'  cosi  dillinti  favori ,  che  da  que'  Principi  rice- 
vette Bernardo  ,  ebbe  anche  I'  onore  d'  efTere  invitato  a  quella 
Corte  con  la  penfione  di  cento  feudi  d'  oro  il  mefe  .  Ma_. 
egli ,  che  amantiflìmo  fempre  fu  della  propria  libertà  ,  e  ne- 
miciffimo  della  foggezione ,  ricusò  con  tutta  riverenza  1'  of- 
ferta :  e  profegui  a  vivere  in  Patria  non  mai  privo  di  com- 
mifTioni ,  né  mai  fianco  d'  cfeguirle ,  benché  folle  in  età  già 
molto  avanzata  . 

A  cagione  della  tavola  del  Caflello ,  che,  come  fi  difTe, 
era  fiata  tolta  via  dal  Tempio  di  S.  Pietro  di  Roma ,  mor- 
mora vafi  da'  Romani  contro  il  Cavaliere  Lanfranco  Autore 
di  ciò  ;  e  teneafi  comunemente  opinione ,  che  non  già  la  pol- 
vere ,  o  r  umidità  ,  ma  bensì  1'  ambizione  di  cofiui  avefiè 
privata  la  loro  Bafilica  di  quella  tavola  J  e  che  la  fofiiiui- 
ravi  fofiTe  di  gran  lunga  inferiore  alla  precedente  {a) . 
Per  la  qual  cofa  gli  EminentifTimi ,  i  quali  fperato  aveano 
d'  avere  dal  Lanfranco  una  tavola  molto  più  infigne ,  uden- 
dola generalmente  biafìmarfi  ,  deliberarono  di  far  ,  che  da' 
Signori  Depurati  alla  Reverenda  Fabbrica  richiamato  fofTe 
il  Cafiello  a  dipingere  un'  altra  tavola  .  Ma  ciò  così  tardi 
efeguiflì ,  che  appena  ne  ricevette  quefii  la  lettera ,  ed  ac- 
cettato n'  ebbe  l' invito ,  mentre  difponevafi  al  viaggio ,  fu 
fopraggiunro  da  mortale  infermità  ;  onde  in  pochi  giorni 
con  univerfal  difpiacere  finì  di  vivere  nell'  ottobre  dell'  anno 
1629.  fettantaduefimo  dell'età  fua,  e  fu  feppellito  in  S.  Mar- 

L  2  tino 


tone  in  rame  da  Niccol?)  Dorigny  :  Opera  più  preziofa  ,  che  non  è  il  mu- 
faico,  che  pni  fé  n' è  quivi  formato  .  Tal  Opera  più  accerta  ancor  s'è  renduta, 
dapp-ìich'^  dell' origitiale  di  quel  degniiTi:no  quadro  non  fé  ne  conferva  più, 
fenonlamct\  dal  mez^o  in  fu  ,  dipiua  a  frefco  ,  e,  fé  mal  non  mi  ricordo, 
murata  in  una  parete  della  gran  loggia,  donde  il  Papa  da  la  Benedizione! 


i64  VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 

tino  d'  Albaro  (a)  entro  la  tomba  ,  eh'  egli  ftenb  s' avca  fatto 
collniirc  a  pie  della  eappella  da  fé  pure  fondata,  e  dotata  .  (b) 
___^  Furono  difcepoli  di  Bernardo  nella  pittura  i  fuoi  due_^ 

'      5; — '  figli  Gio.  Maria  ,  e  Bernardino  .    ^  _ 

Bernardo  H  priiTio  ,  datofi  al  miniare ,  vi  riufciva  affai  bene  ;  e  già 

Caswu^.  g.  accollava  alla  perizia  di  Gio.  Battila  fuo  ^io  .  Ma  la  morte 
lo  rapi  nel  fiore  degli  anni ,  e  mentre  ancora  il  Padre  viveva. 
L'altro ,  che  fi  rendè  Religiofo  de'Minori  OiferNanti,  talora 
efercitavali  anch'  efTo  in  miniare  ;  onde  lavorò  qualche  Operi- 
ne con  bella  aggiuftatezza  condotte .  Fu  molto  onorato  nella 
fua  Religione  per  la  dottrina  ,  e  bontà  di  vita  ,  che  lo  dilHn- 
guevano  .    Ma  egli  fimilmente  mori  aliai  giovane . 

Valerio  fratello  de'  due  precedenti ,  che  divenne  Pittore 
celebratilTimo  ,  non  fi  può  dire  difcepolo  del  Padre  ;  perciocché 
quando  quelli  mori  ,  egli  non  contava  più  che  fei  anni  d'  età . 
Furono  bensì  allievi  di  Bernardo ,  Gio.  Andrea  de  Ferrari,, 
che  poi  fludiò  il  colorire  dallo  Strozzi ,  e  Simone  Barrabbi- 
no ,  la  cui  vita  qui  appreffo  fi  fcriverà  .  VITA 

(a)  Nella  principal  volta  dì  quella  Chi'efa  il  Caftello  lia  dipinto  a  frefcci  il  San- 
to titolare ,  che  dona  parte  del  manto  per  elemofma  al  poverello .  Sono  que- 
fte  figure    di  ftatura  gigantcrca ,    difegnate ,  e  condotte    con  ottimo  gulìo . 

fh)  La  fepoltura,  che  Bernardo  Caftello  s' erefle  in  S.  Martino  d' Albaro  ,  è  11- 
tuata  a  pie  delia  cappella  già  dedicata  alla  Santilfima  Nunziata,  ed  ora_ 
a  S,  Antonio  di  Padova  :  e  vi  fi  legge  quella  inlcrizione . 

D.        O.        M. 

Sacellum  hoc  Deipara  Virginf 

Annunciat^c  dicatum  cum  sepulcro 

sub  eo  pro  se  ,  et  suis  descendentlbus 

HUMANDIS    BeRNARDUS    CaSTELLUS 

PlCTOR    EGREGIUS    ìERE    PROPRIO    CONSTRUI 

CURAVIT:    ET    UT   AD    ILLIUS    AlTARE    MiSSìE 

DUvE    OMNI    HEBDOMADA    PERPETUO 

CELEBRENTL'R  ,    PRO    SUFFICIENTI     ELEEMOSYNA 

DOMUM    UNAM    GeNUì€    SITAM 

DEVINXIT  :    UT    IN    ROGATlS    JaCOBI    CuNEI 

NOT.    ANNO    MDCXVIII.      XV.    OCTOB. 

ToRQUATUS  Angelus  J.  U.  Doctor,  et 

VaLERìUS    FIQI    EJUSDEM    ad    ySTERNAM 
;MEM0RIAM    LAPIDEM    HUNC    POSUERE  . 


ED   ARCHIT.    GENOVESI.  16^ 

VITA 

DI  SIMONE    BARRABBINO 

Pittore 

CHI  abbandona  il  Tuo  mefliere,  per  feguirne  un  altra 
non  fuo  ,  fulla  fperanza ,  che  debba  queflo  recargli 
maggior  vantaggio  ;  d'  ordinario ,  a  guifa  del  cane,^ 
d' Efopo  ,  perde  ciò,  che  polTedeva,  e  rìman  delufo 
di  ciò ,  che  fperava  .  Ne  Tempre  qui  fi.  fermano  le  trifte  con- 
feguenze  dell'  imprudente  abbandonamento .  Addiviene  tal- 
volta ,  eh'  ei  ne  tragga  1'  autore  in  totale  rovina .  Tanto  ne 
dimoflira  la  Itoria  di  Simone  Barrabbino  ,  Soggetto  ben  efper- 
to  nella  Pittura  ;  il  quale  per  cupidigia  di  più  lucrofo  emo- 
lumento abbandonatala ,  mal  capitò ,  e  peggio  fini .  Di  tal 
fuccefFo  riferirò  nel  feguente  foglio  le  circoftanze  . 

Ebbe  queflo  Pittore  il  fuo  natale  nella  valle  di  Polce- 
vera .  Quivi  fin  da'  Tuoi  primi  anni  dieffi  a  varie  indurtriofe 
occupazioni  di  lavorietti  manuali  molto  giudiziofamente^ 
difpofli ,  da'  quali  chiaro  conobbero  i  fuoi  Genitori ,  eh'  egli 
farebbe  divenuto  valente  in  qualunque  liberal  Profeffione , 
a  cui  applicato  1'  avelfero  .  Laonde  desinatolo  per  la  Pittura, 
il  conduifero  a  Genova ,  ed  alla  cura  di  Bernardo  Caftello  il 
comraifero  .  Sotto  la  direzione  di  ProfefTore  così  eccellente 
s' applicò  Simone  a  fludiare  full'  Opere  de'  principali  Maertri; 
e  molte  copionne  con  tanto  bella  attitudine ,  ed  efattezza  , 
che  giunfe  in  breve  ad  efìfere  confiderato  qual  uno  de'  più 
bravi  Difegnatori  dell'  Accademia  del  Nudo  .  Pafsò  quindi 
al  colorire  ;  ed  anche  in  queflo  fi  diftinfe  ;  perocché  le  tinte 
del  Maellro  ,  e  d'altri  chiariiTimi  Pittori^  componeva  con  imi- 
tazione ,  e  vivezza-  maravigliofa  . 

Ma  dopo  eflerfi  il  Barrabbino  renduto  padrone  de'  veri 
precetti  dell'Arte  ,  s'  attediò  d'  aver  a  flare  tutto  giorno  riftret- 
to  ne'  termini  del  copiare  .  Volle  per  tanto  darfi  a  conofcere 
per  quel ,  eh'  egli  era  ,  con  tavole  del  tutto  fue  ;  e  pafsò  a  di- 
pingere d' invenzione  .  Il  Cartello  però  ,  che  gioire  a  ragion 
nedovea,  perchè  quanto  faceva  lo  fcolare  ridondava  in  gloria 

L  3  del 


166  VITE   DE"  PITT.,   SCULT., 

del  Maeflro;  in  vederlo  cotanto  abile,  anzi  fé  n'afflifie,  die 
confolarlcne  .  Cominciò  a  mirarlo  con  occhio  poco  amorevole , 
____  e  a  mendicar  pretcfli ,  per  isb.mdirlo  dalla  ìua  flanza  .    Se_j 
"     dì        n'  avvide  il  Giovane ,    e  dal  Maellro  licenziatofì  ,    fi  ritirò 
Simone     da  fé ,  e  dieflTi  a  dipingere  con  fervore ,  ed  ottima  riuicita  . 
Earrabbino  .  j^  pj.j^^  tavola  ,  che  da'  fuoi  pennelli  ufcifTe  ,  dopo  lo 

allontanamento  dal  Maeflro ,  fu  quella ,  che  vedefi  entro 
1'  Oratorio  de'  Santi  Giacomo ,  e  Lionardo  .  In  effa  figurò 
una  non  fo  qual  Reina,  che  forprefa  da' dolori  del  parto, 
mentre  flava  in  un  bofco  ,  ottenne  per  intercefiìone  di  S.  Lio- 
nardo  la  grazia  di  dar  toflo  alla  luce  fenza  alcun  patim.ento 
un  profperofo  bambino  .  E  quefla  tavola  riufci  buonillìma-. 
per  la  gran  diligenza  ,  che  ufovvi  ;  ond'  egli  cominciò  ad 
acquiflarfi  credito  ,   e  lode  . 

Ne  dipinfe  poco  dopo  un'  altra  per  la  Chiefa  della  San- 
tìflìma  Nunziata  del  Guadato  ;  e  v'  effigiò  S.  Diego ,  che  con 
intingere  un  dito  nell'  olio  della  lampada  ardente  avanti 
ad  un'  Immagine  della  Beata  Vergine ,  ed  ungere  con  quello 
gli  occhi  ad  un  tanciullo  cieco,  gli  reca  la  virta  (a).  Opera 
per  unità  di  compofizione  ,  e  finezza  di  difegno ,  cos'i  fqui- 
iìta  ;  che  quefla  iòla  ballerebbe  ad  efaltare  il  Barrabbino , 
e  fors'  anche  a  dichiararlo  fuperiore  al  Maefiro  . 

Ma  quantunque  queflo  Profellore  tanto  nelle  defcrittc 
pubbliche  fue  produzioni,  che  in  altre  private  s' andafie  Tem- 
pre più  incamminando  alla  gloria  :  tuttavia  non  potè  fòttrarfi 
dall'  invidiofo  morfo  d'  alcuni ,  i  quali  non  olando  biafimar 
le  fue  tavole ,  né  volendo  lodarle ,  s'  appigliavano  al  mezzo 
termine  di  compatirle  ;  né  altro  s'  udiva  dalla  lar  bocca  a  fa- 
vor del  Barrabbino ,  fé  non ,  che  col  tempo  ,  e  con  lo  Audio 
farebbe  il  defiolo  Giovane  finalmente  arrivato  a  produr  qual- 
che cofa  di  buono  . 

Or  vedendofi  egli  cosi  poco  favorito  in  Patria ,  rifolver- 
te  di  mutar  paefe  .  Parti  per  tanto  da  Genova ,  e  pafsò  iii_, 
Lombardia  ;  e  Milano  fu  la  città  ,  a  cui  confcgnofli  .  Quivi 
ebbe  cortefi  cccoglienze  ;  ove  potè  fra'  Pittori  occupare  quel 
pollo  ,  che  ingiuilamcnie  gli  avea  negato  la  Patria .    Grandi 

furono 

(  a  )   Qiieilo  quadro  pende  da  uiu  parete  laterale  dell'  Alure  del  Crocififla  • 


ED   ARCHlt.    GENOVESI.  T6y 

furono  le  occafioni ,  che  d'  (5perare  gli  fi  prefentaroiio  iii_. 
quella  città ,  nella  quale  si  ad  olio ,  che  a  frefco  dipinfii,,  : 
e  Tempre  diftinta  lode  ne  riportò .     {a)  ,  ^ 

Ma  quando  egli  fi  tro\ò  già  ben  avviato  nel  credito  Di 
d'  eccellente  ProfefTore ,  e  molto  emolumento  potea  fperare  ^iwove 
dalla  Tua  abilità;  fu  per  appunto  allora  ,  che  oppcfe  un  repen-  ^^^^^^^^°' 
tino  argine  a'  fuoi  avanzamenti ,  e  fi  trafie  in  rovina  .  Lufin- 
goflì  il  malconfigliato  d' arriccliire  con  farfi  raercadante  : 
onde  abbandonata  la  Pittura ,  tutto  fi  rivolle  al  traffico, 
fpecialmente  de'  colori .  Intendevafi  di  quelli ,  ma  non  già 
delle  pratiche,  e  raggiri  ,  che  richiede  la  mercatura.  Per  la 
qual  cofa  non  guari  andò ,  che  indebitatofi  di  rilevante  fom- 
ma  con  un  corrifpondente  di  Genova  ;  né  avendo  modo  di 
foddisfarlo  ;  alle  replicate  infianze  fu  finalmente  per  conto 
di  coftui  carcerato  in  Milano  ;  dove ,  dopo  un'  afFannofa  vita 
menata  fra  pene  ,  ed  angufiie ,  in  età  non  molto  avanzata 
morì .  In  tal  modo  fi  perdette  un  talento  elevato ,  e  ca- 
pace d'  arricchirfi  con  gloria  nella  ProfelTione  già  da  lui  ben 
apprefa ,  e  in  difpofizione  d'  elTergli  molto  propizia .- 


^rt^*^ 


^j^ 


^^ 


L  4  VITA 

(  e  )  Delle  tavole  fatte  rfal  Barrabbino  in  Milano  ne  noterò  qui  alcune ,  che_» 
giunte   mi  fono  a  notizia  . 

Nella  Chiela  di  S.  Andrea  v'  ha  dipinto  la  tavola  della  B.  Vergine  con.. 
varj  Santi . 

Nella  Chiefa  di  6.  Maria  di  Caftello  v'  ha  fatto  il  quadro  dell'  Angiolo 
Cuftode . 

Nella  Chiefa  delle  Monache  di  S.  Ulderico  avvi  di  fuo  lo  Spofalizio  della 
B.  Vergine  ad  olio ,  ed  altre  cofe  a  frefco  • 

A  frefco  pure  ha  dipinto  nella  facciata  d'  alcuJie  cafe  vicino  all'  iniìgne-. 
ftatua  in  bronza    di  S.  Carlo» 


158  VITE   DE'  PITT.,     SCULT., 

VITA 

DI  PIER  FRANCESCO, 
E  GIO.  GREGORIO    PIOLA, 

Pittori . 

EBcERo  il  loro  merito  nel  dipingere  i  due  Soggetti 
Pier  Francefco,  e  Gio.  Gregorio  Piola  :  ma  poco  di 
edi  rapportare  poffiamo  ;  perchè  il  primo  jnancato 
efTendo  in  età  ancor  giovane,  poche  fue  memorie-, 
lafcionne  ;  mentre  molte ,  e  degne  ce  ne  prometteva  la  lua 
rara  abilità  ,  e  accuratezza  :  1'  altro  poi  pafsò  gran  parte  di 
fua  vita  fuori  della  Liguria  ;  e  dagli  onori ,  e  guadagni  , 
che  in  altri  paefi  ritraile ,  lafciò  giulìo  argomento  della  bel- 
lezza, e  finezza  delle  fue  Opere  ,  delle  quali  chi  or  le  polTiede 
forfè  non  ne  fa  il  vero  Autore .  Or  noterò  qui  appreifo 
quel  tanto  ,  che  ho  potuto  raccorre  di  quelVi  due  . 

Segui  il  natale  di  Pier  Francefco  in  Genova  1'  anno  1555. 
Cof^ui ,  dopo  d'  avere  (ludiato  le  lettere  umane ,  s'  applicò 
alla  ProfefTion  di  Notaio  .  Ma  indi  a  poco  in\ogliaioil  del 
difegno ,  abbandonò  quella  ,  e  tutto  a  quello  fi  diede .  Pafsò 
poi  alla  pratica  del  dipingere  ;  e  come  ben  fapea  ,  che  il  buon 
gullo  d'  una  facoltà  debbe  appararfi  itigli  efemplari  degli  ec- 
cellenti Maeftri  :  COSI  egli  frequente  era,  e  follecito  in  ofTcr- 
vare  le  pitture  di  Perino  del  Vaga  ,  e  d'  altri  fimili  valen- 
tuomini ,  s'i  prelTo  al  Principe  Doria  ,  che  dentro  alle  Chiefe 
f)iù  colpicue ,  sforzandofi  d'  attrarne  lo  flile ,  e  d'  alTeguirne 
a  perfezione .  Con  tali  indufirie ,  e  premure  andò  molto 
innanzi  il  giovane  Piero  in  quella  nobile  facoltà  :  e  dava— 
belle  prove  di  fé  :  e  n'  avea  lode  . 

Giunfero  alcuni  lavorietti  di  lui  alle  mani  della  celebre 
Dipintrice  Sofonisba  Lomcllina  ,  che  grandemente  llimolli  ; 
e  volle  vederne  1'  Autore ,  della  cui  virtù  ,  e  difpolìzione_* 
ali  ottimo  cos'i  paga,  e  ammirata  rimafe ,  che  lo  volle  feco, 
lo  riguardò  cual  figlio,  e  l' inilrui  per  lungo  tempo  ne' più 
fini  precetti  dell'  Atte . 

Dopo 


r^iER 


ED    ARCHIT.   GENOVESI.  169 

Dopo  ciò  invoglioflì  Pier  Francefco  dello  ftile  di  Luca 
Cambiafo ,  che  forfè  pareagU  più  facile  a  feguìtarfi .  Diedefi 
per  tanto  a  copiare  le  pitture  di  lui  ;  e  si  efatramente  ritra-  .^ 
evale ,  che  paffato  poi  a  dipingere  d' invenzione  ,  appena  fi  DiPi 
diftinguevano  le  Opere  dell'uno  da  quelle  dell'altro.  Ciò  Francisco , 
abbaiìanza  vìen  palefato  nel  quadro  rappreientativo  delle  corioPicla^ 
Spolalizie  di  S.  Caterina  Martire ,  poflo  nel  luogo  di  Pegli 
entro  la  Chiefa  de'  PP.  del  Monte  Uliveto  :  quadro  veramente 
d'  ottimo  gul^o  ;  e  che  da  alcuni  fu  flimato  del  Cambiafo  me- 
defimo  :  ma  vi  fon  prove  ,  onde  riconofcerlo  di  Pier  Francefco 
Piola  .  Del  redo ,  quando  foife  attribuito  al  Cambialo ,  nulla 
quelli  ne  fcapiterebbe  di  gloria  . 

Mancò  Pier  Francefco  in  età  giovanile  l' anno  i  (Soo. , 
quando  appunto  s'  alpettavano  altri  Iquiiiti  frutti  del  luo  no- 
bil  ingegno  ;  de'  quali  foltanto  un  lieve  faggio  potè  recarne, 
e  un  gran  defiderio  lafcionne  . 

Dalla  fleflà  famiglia  de'  Piola  poco  dopo  ufci  un  altro 
infigne  Soggetto  .  Egli  fu  Gio.  Gregorio ,  il  quale  molta  in- 
collanza  molerò  nell'  eleggerfi  la  Profeflìone .  Imperocché 
prima  apri  bottega  di  mercerìa  :  di  poi  fi  diede  al  irafEco 
della  feta  :  e  per  ultimo ,  in  età  di  più  di  25.  anni ,  s'  ap- 
plicò alla  Pittura  ;  e  da  per  fé,  lenza  alcuna  guida,  vi  fi 
provava ,  e  vi  riufciva  aliai  bene  .  Egli  fecondando  il  brio 
dell'  ingegno ,  e  la  naturale  inclinazione ,  copiava  con  indi- 
cibil  preltezza  qualunque  carta ,  o  difegno  gli  fi  prefentava  ; 
e  ciò  lenza  determinar  contorni  ,  o  lar  ufo  di  toccalapis . 
In  queflo  elercizio  continuò  ,  finche  avendo  prefo  affezione  alle 
cofe  piccole  ,  fi  rivolle  a  miniare  i  già  copiati  difegni  .  Cosi 
ogni  giorno  più  dilettandoli  della  vaghezza  ,  e  varietà  di  quei 
colori ,  che  adoperava ,  fece  nella  Miniatura  un'  egregia  riulcita. 
Vogliofo  era  d' incontrar  eftimazione  ,  e  guadagno  ;  che  l'una 
e  r  altra  cola  ben  meritavano  i  lùoi  delicati ,  e  leggiadri  la- 
vori .  Ma  non  v'  ebbe  in  Genova  chi  li  curaffe  ,  o  premiaffe . 
Quindi  fu,  che  abbandonato  queflo  foggiorno  ,  s' incamminò 
alla  volta  di  Roma  ;  ove  feco  recatefi  le  fue  ingegnofe  ope- 
rine, tanto  vantaggioiamente  le  Ipacciò,  che  accumulato 
avendo  qualche  fomma  confiderabile  di  denari ,  pensò  di  va- 
lerfeiie  per  intraprendere  il  viaggio  di  Spagna  ,  luUa  Iperanza 

di  mi- 


Di  Pier 

Fr  ANCESCO  •, 

r  Gio.  Cre- 
corio  Picla  . 


170  VITE  DE'  PITT.,   SCULt., 

di  migliorar  colà  la  fua  forte  .  Ma  gli  andò  a  vóto  il  pcn- 
ficro  .  Pofciachè  paifato  in  Ifpagna  trovò  que'  popoli  si  poco 
inclinati  alla  Pittura ,  e  alla  Miniatura  ;  che  dovette  torto 
parti  ifenc ,  e  cercar  fi  altro  ricapito.  Dopo  una  lunga,  e  va- 
ria peregrinazione  fermò  il  piede  in  Marfiglia  ;  ove  ricevè 
quegli  onori ,  e  quelle  commiflìoni ,  delle  quali  gli  era  fiata 
fcarfa  la  Spagna  . 

Ma  quanto  fon  vani  i  difegni  dell'  uomo  ;  e  come  fui 
più  bello  fallifcono!  Appena  aveva  il  Piola  cominciato  a  go- 
dere in  Marliglia  le  buone  accoglien^ce  ,  e  cortesie  di  que'  Cit- 
tadini,  che,  gravemente  infermatofi,  vi  mori  l'anno  i6z^., 
e  quarantaduefimo  dell' età  fua  .  Tal  perdita  cagionò  di fpiacerc 
a  chi  lo  conobbe  ;  e  molto  più  a'  fuoi  Congiunti  di  Genova, 
i  quali  nulla  poterono  ereditare  del  copiofo  denaro ,  eh'  egli 
acquitlato  s'  avea  ;  flantechè  per  legge  di  quella  città  rimafe 
il  tutto  devoluto  al  fifco  ;  così  folendoli  praticare  colà  con 
que'  foreiìieri ,   che  nel  Regno  non  vi  hanno  Eredi . 


VITA 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  171 

VITA 

DI  MARCANTONIO  BOTTO 

PATRIZIO   GENOVESE 

Pittore  ,  e  Modellatore . 

DOpo  il  beli'  efempio ,  e  la  fegnalata  vittoria  di  Gìo. 
Battilla  Paggi  a  confervazione  de'  diritti  della  Pit- 
tura [  di  che  già  nella  vita  di  lui  ]  ,  cominciò  Ge- 
nova a  vedere  fucceflìva mente  alcuni  altri  de'  fuoi 
nobili  Cittadini  efercitarfi  in  quella  chiariilima  Profeflìonc  . 
Non  intereiFe ,  ma  giocondo  piacere ,  e  fors'  anche  desìo  di 
gloria  t.ravali  ad  un' occupazione ,  che  conofceano  effer  con- 
veniente al  loro  carattere ,  e  valevole  anzi  a  illuflrarlo ,  che 
a  denigrarlo  .  Fra  tali  Soggetti  degno  di  fpecial  ricordanza  fi  è 
Marc'  Antonio  Botto ,  a  mia  notizia  il  primo ,  che  imitafle 
r  efempio  del  Paggi . 

L'anno  1^72.  nella  noflra  Metropoli  nacque  il  Botto 
da  Genitori  Patrizj .  Appena  giunto  all'  ufo  della  ragione , 
fu  da'  fuoi  applicato  allo  lludio  delle  lettere  umane  ;  nel 
che ,  ficcome  poiledeva  un  ingegno  alfai  perfpicace ,  e  pron- 
to ,  COSI  avanzavail  con  molto  profitto  ;  e  grandi  fperanze  fa- 
cea  di  fé  concepire  .  Ma  dopo  alcuni  anni  ritraifelo  il  Padre 
ftelTo  dall'  imprefo  corfo  ;  e  volle  ,  che  attendelT;  ad'  Arim- 
metica .  ImparoUa  il  giovane  con  grande  facilità  ,  ed  in  tal 
perfezione ,  che  pailàva  per  uno  de'  più  pratici  ComputiiH 
della  cittì  ,  Laonde  cominciò  prefto  ad  effer  impiegato  in  ri- 
veder conti ,  in  far  bilanci ,  in  liquidare  partite  ;  e  intorno 
all'età  di  25.  anni  già  tenea  libro,  e  ragione  dell'entrare, 
e  dell'  ufcite  d'  alcuni  de'  principali  noftri  Cavalieri  :  e  rego- 
lava i  traffichi  di  dlverfi  Mercadanti  di  grande  affare ,  per 
modo ,  che  s'  acquilo  preifo  a  molte  piazze  d'  Europa  il  no- 
me d'  efpertiffimo ,  e  rettilììmo  in  tal  Profeffione . 

Non  oftanti  le  fue  occupazioni  arimmetiche ,  non  lafcìa- 
va  di  donare  qualche  ora  ad  altri  virtuofi  efercizj  .  Era  egli 
molto  inclinato  all'  italiana  Poesia  .    Quindi  componeva  tal- 
volta 


ij%  VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 

volta  canzoni ,  ottave ,  ed  arie ,  che  poi  nelle  converfazioni 
di  Cavalieri ,    e    dì  Dame ,  o  recitava  ,  o  facea  cantare    per 
'  mufica  :   e  n'  era   fonimaniente   gradito  . 

Ma-c^À  Dilettavafi  in  oltre  di  coiiruire  ingegnofe  operette  mec- 

NiQ Botto,  caniclic  :  e  fra  le  altre  cofe  lavorava  inflruraenti  muilcali  di 
rara  invenzione  ;  mentre  un  folo  di  quelli  imitava  il  (ijono 
di  molti .  Ed  era  cofa  ben  degna  di  maraviglia  il  vedere , 
cora'  egli  della  fcorza  d'  un  granchio  marino  n'  avea  formato 
una  roavilTuna  cetra:  ed  altra  cetra  avea  congegnata,  che  al 
toccarfi  rendea  varietà  di  voci  Umili  a  un  concerto  di  flauti. 
E'  tuttora  efiftente  una  chitarra  da  lui  compolla  di  minutif- 
firai  pezzetti  di  legni ,  la  quale ,  si  per  la  diligentìflìma  fua 
bruttura ,  s\  per  la  delicata  armonia  meritamente  fi  tiene_. 
in  conto  di  arredo  preziofo  . 

Non  pago  il  Botto  di  tanti  induilriofi  lavori ,  fi  diede 
anche  allo  fludio  della  Pittura  .  Imparò  in  breve  da  fé  a  di- 
fcgnarc ,  a  colorire  ,  e  a  fare  ritratti  :  il  tutto  alTai  bene  .  Dalla 
Pittura  pafsò  alla  Scultura ,  e  all'  arte  di  modellare  in  cera . 
Della  Scultura  egli  apparò  i  principj  fotto  la  direzione  di  Gio. 
Bernardo  Azzolini  Napoletano  .  Ma  volendo  pofcia  in  tal  Pro- 
feffione  meglio  inflruirfi  ;  intraprefe  il  viaggio  di  Francia  in 
compagnia  d'  un  Perfonaggio  intelligente ,  ricercatore  di  ra- 
rità .  PrefTo  a  collui  llette  egli  due  anni  con  molto  dilpen- 
dio,  al  quale  fuppli  la  Madre  ricchilhina  Dama  di  cafa_. 
De  Franchi  . 

Ritornato  dopo  tal  tempo  alla  Patria  contralTe  1'  amici- 
zia di  Gio.  Stefano  Borro  uomo  eccellente  in  minutilluni  la- 
vori ,  fpecialmente  di  cora .  Quefti  molte  cofe  apprcle  dal 
Botto  :  e  fcambievolmente  molte  altre  al  Botto  infegnonne . 
Niuna  cofa  tanto  giova  ad  un  bravo  ingegno  ,  quanto  la 
cojnunicazione  con  altro  ingegno  funile  a  lui  . 

^  Dal  Borro  apparò  il  Botto  la  maniera  di  far  catenelle 
fottiliflime  ,  fiori  d'  ellrema  finezza  ,  collari  d' impareggiabil 
intreccio  ,  e  merletti ,  che  ,  conforme  lio  intefo  ,  egli  compo- 
neva di  membranuzze  tratte  da  ventricoli  d' alcuni  anima- 
letti ,  ed  intagliate  con  artifizio  incredibile  . 

Formò    in  cera  molti  ritratti  ,    ne'  quali  ,    oltre  alla_. 
giufla  iuniiglianza  con  gli  originali ,  fi  dillinie  anche  con  qucfta 

lua 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  173 

{'uà  diligenza  si   ne'  capelli ,    come  ne'  collari ,   e  ne'  panni  : 

cofe  tutte  più  da  ammirarfi ,  che  da  ridirfi .  Ma  efièndo  tali 

fatture  per  la  fragilità  loro  di  corta  durata  ;   perciò  molte_. 

già  ne  abbiamo  perduto .   Quelle  poche  poi ,  che  ancora  ci        Di 

iettano ,  è  cofa  difficile  il  poter  penetrare  a  ofTervarle  ;   pe-  MArc' Antc- 

rocchè ,  ftante  la  loro  delicatezza ,  fi  cuflodifcono  con  fom-  ^^°    °"°  * 

ma  gelosìa  entro  fcarabattole  nelle  cafe  private . 

Se  quello  degno  Soggetto  avelTe  avuto  per  ifcopo  lavori 
di  maggior  eftenfione ,  e  di  minor  fragilità  ;  fenza  dubbio  fi 
farebbe  renduto  immortale;  attefochè  dotato  era  di  un  ta- 
lento maravigliofo .  Ma  egli  condifcefe  alle  attrazioni  del 
genio  :  né  pensò  alla  lode ,    che  pur  meritò  . 

Del  fuo  modo  di  colorire  certa  memoria  tuttavìa  ce  ne 
retta  in  una  tavola  potta  nella  Chiefa  di  Nottra  Signora  di 
Valle  Reggia ,  detta  comunemente  di  Voirè ,  nella  Polce- 
A'era  .  Quetta  tavola,  fé  non  è  j5reziofa  per  la  fquifitezza_. 
dell'  arre  :  ella  è  però  molto  confiderabile ,  per  eiler  1'  unica 
fatta  per  mano  di  lui  ;  e  per  effer  Opera  di  chi  nella  Pittu- 
ra non  fu  guidato  da  alcun  Maettro  . 

Terminò  il  Botto  i  fuoi  giorni  l'anno  1^48.,  e  di  fua 
età  75.  Se  il  tempo  ha  dittrutto  tanti  nobili  parti  di  quetto 
Virtuofo  :  non  ha  però  potuto  dittrug^erne  V  illuttre  memo- 
ria .  Quantochè  periscano  le  Opere  infigni  :  viyran  tuttavol- 
tà  immortali  gli  Autori  di  quelle. 


VITA 


174  VITE    DE'  PITT.,  SCULT., 

VITA 

DI  CASTELLINO  CASTELLO 

Pittore  . 

Fio  ri'  nel  princìpio  del  pacato  fecolo  Cafiellino  Ca- 
ccilo Pittore  grandemente  {limato ,  e ,  fé  non  era  di 
prima  sfera ,  almeno  a  quei  di  prima  sfera  molto  vi- 
cino .  Coilui  benché  flretta  parentela  aveffe  con  Ber- 
nardo Cailello  :  contuttociò  ,  foflè  genio ,  fofTe  cafuale  incon- 
tro ,  folfe  perruailone  d'  Amici ,  fenza  far  capitale  di  quello, 
fi  pofe  fotto  la  difciplina  di  Gio.  Battila  Paggi ,  che  di  fre- 
fco  ritornato  era  di  Firenze  in  Patria.  Gradillo  il  Paggi; 
e  prcfe  a  dipintamente  amarlo ,  e  inflruirlo  ,  torto  che  fcorta 
ebbe  1'  indole  di  lui  avvenente ,  e  docile ,  e  l' ingegno  pron- 
to, ed  acuto  .  E  il  novello  difcepolo  attefe  con  tanto  impegno, 
e  fervore  ;  che  acquiflò  in  breve  la  perizia  di  far  ritratti ,  e 
di  dipingere  d'  invenzione  sì  florie ,  sì  Immagini  di  Santi  in 
atteggiamenti  affai  proprj ,  e  in  coloriti  aliai  vaghi ,  e  foavi; 
alle  quali  maniere  di  pitture  avea  la  fua  maggior  inclina- 
zione ,  ed  abilità  . 

In  fatti  di  fua  mano  fi  veggono  in  molte  Chiefe  di  Ge- 
nova varie  tavole  ben  difegnate ,  ed  efprefre  .  Una  ve  n'  è 
in  S.  Giufeppc  cntrovi  la  Madonna  del  Rofario  in  mezzo  a' 
Santi  Domenico ,  e  Caterina  da  Siena  .  Una  pure  in  S.  Rocco 
con  queflo  Santo  ,  e  due  Santi  Vefcovi .  Un'  altra  in  S.  Fran- 
cefco  di  Cartclletto ,  la  qual  rapprefenta  il  Martirio  di  S.  An- 
drea .  Bella  poi  fopra  le  riferite  flimafi  la  tavola  ,  eh'  egli 
fece  per  la  Chiefa  delle  Monache  dello  Spirito  Santo  .  Que- 
fia  tavola  Jiiollra  la  difcefa  di  elfo  Spirito  Santo  in  forma., 
di  lingue  di  fuoco  fopra  la  SrntlfTma  Vergine,  fbpra  gli 
Apoiìoli  ,.  e  fopra  gli  altri  Difcepoli  nel  Cenacolo  congregati. 
E  pel  Refettorio  delle  Ideile  Monache  dipinfc  in  un'  altra-, 
tavola  ad  olio  V  ultima  Cena  di  Crifio . 

In  S.  AgncO.  una  fé  ne  vede  rapprefentante  S.  Terefa , 
a  cui  da  M.iria  Vergine  vien  pofla  al  collo  una  collana  d'  oro. 
Ma  la  prima  di  c^ùelk  iue  tavole,  da  luì  latta   quando  an- 
cora 


m 


ED  ARCHIT.   GENOVESI.  175 

cora   fludiava    fotto   del  Paggi ,    e  la  maniera    del  Maefiro 
ingegnavail  d'imitare,  fi  è  quella,  che  colon  l'anno  i6op. 
per  1'  Oratorio  detto  della  Morte  prefTo  a  S.  Donato .  Efpreffe  «^^j^.^ 
in  quefta  il  Deporto  di  Croce  con  aflai  buon  gufto ,   e  con        d1      ' 
gruppi  di  figure  giudizlofamente  diftribuite .    (a)  Casthuno 

Una  fua  tavola  molto  limabile  fi  conferva  nella  princi-   ^^"^^^°' 
pai  Chiefa  del  luogo  di  Sefiri  di  Ponente .   In  quefia  tavola 
egli  ha  defcritto  il  Martirio  di  S.  Caterina . 

Ed  ecco  in  breve  riferite  le  pitture ,  che  al  pubblico 
efpofle  pollono  appagare  i  curiofi  delle  Opere  di  Caflcllino. 
Parran  forfè  poclie  :  ma  fappiafi  ,  che  m.olte  furono  le  da  lui 
fatte  per  falotti ,  e  logge  di  nofiri  Cittadini  ;  ed  anche  più 
quelle  ,  che  mandò  fuori  di  Genova  per  commiflìoni  di  fo- 
relHeri  .  Imperocché  ficcome  ho  ricavato  da  alcune  lettere , 
che  prelTo  di  fé  conferva  Niccolò  Cartello  fuo  figlio;  fra  i 
molti  quadri  in  quelle  indicati ,  due  ne  trafmife  l'anno  ì6f^. 
all'  Abate  Benedettino  di  S.  Giorgio  di  Venezia  dimortranti  , 
r  uno  il  Patriarca  S.  Benedetto ,  e  1'  altro  certo  graziofo  fcher- 
zo  di  due  fanciulli ,  de'  quali  1'  uno  fgangheratamente  fi  ride 
del  compagno,  che  piange.  E  in  quell'anno  medeiimo  per- 
fezionò pure  il  ritratto  di  D.  Angelo  Veneto,  Monaco  anch'  efib 
Benedettino  ;  il  qual  ritratto  inviolli  accompagnato  da  due_» 
altre  fùe  tavole  . 

Da  una  lettera  poi  del  Sig.  Alberigo  Cibo  Principe  di 
Mafia  Critta  l'  anno  fuddetto  fi  fcorge  ,  che  Cartellino  gli 
aveva  inviato  alcuni  difegni  di  fua  mano ,  de'  quali  quel 
Principe  cortefemente  lo  ringrazia  :  indi  conchiude ,  che_. 
s'ingegnerà  d' addertrar  la  mano  in  ricopiarli,  per  mortrarll 
degno  dilcepolo  di  si  valente  Maertro  .  Molte  tavole  (.ipinfe 
Cartellino  d'  ordine  del  fuddetto  Signore  ;  fra  le  quali  afiài 
bella  riufc'i  quella  dello  Spirito  Santo ,  che  difcende  fopra  gli 
Aportoli . 

Da  un'  altra  lettera  del  Cardinal  di  S.  Clemente  (b)  fcrit- 
ta  nel  lózp.  al  nortro  Pittore  fi  ha  tertimonianza ,  eh'  ei  fece, 

una 

(a)    QiieSa  tavola   al  preferire  è  nella  Sagreftìa  del  fopradderto  Oratorio. 

(  é  )  Era  quefti  1'  Eminentifll.no  Gio.  Domenico  Spinola  Genovefe  ,  Perfonaggio 
di  gran  condotta  ,  particolarmente  negli  affari  di  ftaro  ;  e  perciò  molto  ado- 
pe.  ato  da  Papa  Urbano  Vili.  ,  che  creollo  Cardinale.  Fu  Velcovo  di  Madera, 
poi  di  Sarzana ,  finalmente  di  Mazira  in  Sicilia  ;   dov;e  mori   Jiel   1647. 


i-jó  VITE  DE'PITT.,   SCULT.j 

una  maeflofa  tavola ,    fperando ,  eh'  ella  dovcfle  aver  luogo 

in  S.  Pietro  ;  che  per  tal  motivo  indirizzata  1'  aveva  a  quel 

Porporato  .  Ma  1'  elTer  ella  giunta  in  tempo  ,  che  i  Deputati 

i5i        alla  Reverenda  Fabbrica  avcan  gi:i  dilh-ibuito  a  diverfi  Pittori 

Castillino  1^,  tavole  di  quel  maeftofo ,  ed  unico  Tempio ,  fu  cagione  , 

Castello.  ^^^  ^^^^^j^  ^.  Cartellino  reiìallè  efclufa  . 

Eifendo  poi  fpecial  prerogativa  di  queflo  Pittore  il  fare 
ritratti  dal  naturale  ,  ficcome  accennamjno  ;  in  quefli  roven- 
te impiegoiTi ,  e  gran  lode  ne  riportò .  Molti  gliene  com- 
mife  il  Principe  Doria  ,  e  molti  altri  il  Duca  di  Turfi ,  in- 
fieme  con  quadri  irtoriati .  Vollero  ancora  elTere  da  lui  ri- 
tratti la  Signora  PrincipelTìi  Doria  Laudi  ,  e  D.  Federigo  di 
lei  Cognato .  In  villa  de'  quali  la  Principeira  d' Avello  fi 
moflc  a  chiedere  a  Caflellino  i  ritratti  de'  piià  riguardevoli 
Perfonaggi  di  Cafa  Doria .  Servilla  quefli  con  puntual  ac- 
curatezza ,  riftringendoli  in  un  piccolo  libretto ,  che  quella 
Signora  conferva  'prelTo  di  fé  :  e  fon  cola  degna  ;  perocché 
anche  in  piccolo  fpazio  riportava  Capellino  gli  altrui  fem- 
bianti  così  bene ,  ed  efattamente ,  come  in  grande . 

Troppo  avrei  che  fcrivere ,  fé  tutti  annoverar  qui  vo- 
lefTì  i  ritratti  flefi  da  queflo  Pittore ,  o  fian  quelli  d' infigni 
Letterati ,  e  Poeti  ;  come  di  Gabriello  Chiabrera  ,  e  di  Gio. 
Battifla  Marino  :  o  quelli  di  cofpicui  Perfonaggi  ;  come  de'  Mar- 
chefì  Spinola,  e  Serra  ,  del  Duca  d'Anfona  ,  che  oltre  al  proprio 
volle  da  lui  quello  ancora  d'  una  fua  Favorita .  Ma  per  glo- 
ria unica  del  nollro  Capellino ,  e  per  moflrare  quanto  valore, 
e  quanta  ftima  in  quello  genere  avelFe  ,  crederò  baflar  pofTa 
il  dire  ;  che  il  più  celebre  Ritratrilìa  del  mondo  ,  cioè 
r  impareggiabil  Vandik  ,  volle  anch'  cHo  vederi!  efprcllo  da 
lui  :  e  poi  per  contraccambio  fi  degnò  di  ritrarlo  . 

Era  Caflellino  già  molto  avanzato  in  età ,  dacché  paffa- 
va  i  fcfnuitott' anni  ;  quando,  a  pcrfuafìone  di  Frate  Andrea 
Col^aguti  fuo  caro  Amico  ,  do\ette  portarfi  a  Torino  :  ciò  hi 
r  anno  i  (547.  In  quella  città  ebbe  egli  m.olte  occorrenze  di 
far  ritratti ,  ed  alcuni  a'  Signori  principali  di  Corte  ,  clie  poi 
lo  prcfcntarono  al  Duca,  il  cui  favore  facilmente  acquilloilì; 
perocché  avendogli  quel  Sovrano  ordinato  un  ritratto  di  Ma- 
danja  Reale ,  Cartellino  colpì  tanto  bene  nella  fifonomia  di 

colei , 


Castèllo  ^ 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  177 

colei,  e  con  tanta  eleganza   lavorò  il  rimanente  del  quadro 
iftoriandolo ,  e  del  volto  della  Principeira  fervendofi  per  for- 
mare una  S.  Crìflina  vcflita  in  azzurro;  che  quel  Duca,  ol-  ^» 
tre  un  largo  premio  ,  gli  affegnò  anche    onorevol  penfìone ,        Di 
e  titolo  .                                                                                         ^^'72}"-'^° 

Poco  tempo  però  godè  Caflellino  si  fatti  benefizj  ;  per- 
ciocché nel  fertembre  dell'anno  i6^p. ,  fettantefìmo  di  fua 
età ,  forprefo  da  acutifllma  febbre  in  pochi  giorni  cefsò  di  vi- 
vere con  difpiacer  della  Corte,  e  di  chiunque  lo  avea  conofciuto. 

Lafciò  dopo  di  fé  un  figlio ,  che  è  il  già  mentovato 
Niccolò  .  Quefti  ereditò  la  paterna  arte  di  far  ritratti  ;  ond'  è 
in  molta  fliraa  per  gli  efattifTimi  ,  che  ha  già  fatto  ,  e  tuttavìa 
va  facendo  ;  ed  avrebbe  ereditato  anche  grofla  fomma  di  dena- 
ri ,   fé  il  Padre  fuo  fofTe  flato  più  economo  ,  e  men  giocatore. 


VITA 

DI  GIO.  DOMENICO  CAPPELLINO 

Pittore  . 

SE  grande  è  la  gloria  di  Gio.  Battila  Paggi  per  lo  de- 
coro della  Pittura  da  lui  prodemente  difefo ,  e  per  le 
tante  preziofc  tavole  da  lui  dipinte  :  non  minor  eiTer 
dee  ,  per  averci  lafciati  allievi  tali  ,  che  n'  hanno  ap- 
prefo  lo  lille  ,  e  ,  quafi  direi ,  pareggiata  la  mano  ;  onde  fem- 
bra,  ch'egli  eziandìo  dopo  morte  abbia  per  molti  anni  pror 
feguito  a  dipingere  ,  Fra  quelli  allievi  il  più  degno  fu  per 
mio  avvifo  Gio.  Domenico  Cappellino  ,  le  cui  Opere  portano 
più  delle  altrui  l'aria  di  quelle  del  fuo  Maeflro  nella guifa, 
che  qualche  figlio  porta  fra  gli  altri  fratelli  più  vive  le  fat- 
tezze del  fuo  Genitore  .  L'  ordinata  ferie  de'  tempi  mi  chia- 
ma ora  a  fcrivere  di  coflui  .  Le  tavole,  che  da  eflb  fatte 
riferirò,  porgeran  motivo  agi' Intelligenti  d'approvare  quan- 
to nella  prelente  introduzione  ho  afferito  . 
l'om.  I.  M  L'anno 


lyS  VITE   DE'  PITT.,   SCULT., 

L'anno  1580.  nacque  in  Genova  il  Cappellino,  che  for- 
nito di  buon  ingegno,  e  di  naturai  propenllone  alle  Arti  no- 
^_;^;^.  bili ,  pafsò  la  fanciullezza  ,  e  1'  adolefcenza  negli  fludj  della 
Di  Gio.     Gramarica  ,    e  ruccefTivamente  della  Rettori ca  ;   dopo  i  quali 
CKfe'^'^ì^^  cominciò  per  puro  pafTatempo  a  fcliiccherar  fulla  carta  qual- 
che figura ,  o  paefetto  ,  fenza  guida  d'  alcun  Maeftro  ;  e  con 
molto  fuo  piacere  in  si  fatte  prove  s  efercitava  :  quando  s  im- 
battè a  difcorrer  col  Paggi ,    a  cui  con  graziofa ,  e  jiiodeIla_. 
maniera  moflrò  i  fuoi  abbozzi ,  e  fpiegù  il  genio  ,  che  avea 
verfo  della  Pittura  .    Piacquero  al  Paggi    que'  brillanti  prin- 
cipj,   ed  infieme    l'avvenente,  e  fpiritofa  maniera    del  Gio- 
vane .    Efortollo  per  tanto  a  non  lafciar  perire  così  belle  di- 
fpofizioni ,  che  aUaifTimo  promettevano:  e,  per  vie  più  inco- 
raggiarlo ,  r  accettò  in  difcepolo .  Non  trafcurò  il  Cappellino 
la  fortunata  occafione ,    che  concorreva  appunto  a  fecondare 
quanto  egli  bramava .  Quindi  poflofi  fotto  la  difciplina  d'  un 
tanto  Maeflro ,  giunfe    in  breve    a  renderfi  fuperiore    a'  fuoi 
compagni  di  itudio  sì  nel  difegnare  dal  nudo ,  sì  nel  copiare 
le  Opere  degli  eccellenti  Protelfori ,  e  sì  nel  formare  difegni 
di  fuo  ritrovamento;  nel  che  oltre  all'accuratezza  della  com- 
pofizione  ,  mortravafi  anche  efatto  offervatore  de'  precetti  della 
Profpettiva  ,  facoltà  fommamente  neceffaria   al  Pittore  . 

Era  aiTai  ben  veduto  dal  Paggi  un  tal  Giovane  non  folo 
per  la  prontezza  dell'  ingegno  ,  per  la  pulitezza  degli  abiti , 
e  del  tratto  ,  e  per  gli  ottimi  coflumi  ;  ma  ancora  per  la  gen- 
tilezza del  volto ,  per  li  biondi ,  e  inanellati  capelli ,  e  per 
la  proporzionata  fimmetria  delle  membra,  che  quelli  avea_.: 
onde  avveniva  ,  che  qualora  elfo  Paggi  dovea  dipingere  An- 
gioli ,  o  Santi  fanciulli ,  teneva  innanzi  in  Gio.  Domaiico  un 
belliflìmo  modello  da  prender  idee ,  e  fpinger  la  mente  alla 
produzion  d'  altri  fìmili .  E  quanta  fofìe  ftata  la  leggiadria 
del  fuo  volto ,  fìccome  la  difpollezza ,  ed  avvenentezza  della 
pcrfona  nell'  età  giovanile  di  lui ,  lo  dimoflrarono  gli  anni 
fuoi  più  avanzati  a  chi  in  quefli  folo  il  conobbe  .  Imperciocché, 
per  quanto  invecchiato  fofTe  ,  non  gli  fi  increfparono  mai  le 
guance ,  né  gli  11  incanutirono  i  capelli  :  e  però  quantunque 
fettuagenario,  veniva  da  molti  creduto,  che  appena  oltrepaf- 
iafle  il  quarantcfirao  anno  di  fua  età , 

•  Ma 


ICO 

o. 


fiD   ARCHTT.    GENOVESI.  17^ 

Ma  paflìamo  a  parlare  delle  Pitture  del  Cappellino  :  e 
r  ini   delle    fatte  da  elio  in  gioventù  . 

Egli  compiuto  appena  avea  1'  anno  22, ,  quando  diplnfe  ^^^^^ 
il.  quadro  di  S.  Sebaftiano  martirizzato  a  colpi  di  frecce  .  Tal  1^1  cio. 
quadro ,  che  Ila  collocato  fopra  un  Altare  della  Chiefa  di  S.  toKiNicr 
Sabina ,  per  la  gagliarda  efprefTione  degli  affetti ,  e  per  la_.  ^^'"^'^ 
giudiziofa  diflribuzionc  delle  figure  ,  e  de'  colori ,  fembra  fat- 
tura anzi  d'  un  provetto ,  e  confumato  Profeilore ,  che  d' un 
giovanetto  principiante  nell'  Arte  .  Molto  meglio  ancora  por- 
tofli  nel  quadro ,  in  cui  rapprefentò  il  Martirio  di  S.  Agata . 
In  queflo  egli  efpreffe  così  al  vivo  la  fierezza  de'  manigoldi 
in  tagliar  le  mammelle  alla  innocente  Verginella ,  e  il  do- 
lore di  lei  mefcolato  con  la  confolazione  di  patire  per  amor 
di  Gesù  ;  che  in  genere  di  proprietà  ,  e  di  energia  non  fi  può 
defiderar  davvantaggio  .    (a) 

Un'  altra  fua  tavola  degna  anch'  efTa  di  fomma  lode  e 
quella ,  che  di  poi  fece  per  la  Chiefa  di  detta  Santa  prefTo  al 
Bifagno  .  In  efiTa  figurò  S.  Defìderio  ginocchioni  a  pie  dell' 
Altare  del  CrocifilTo ,  in  atto  d'  eflèr  miracolofamente  velli- 
to  degli  abiti  Epifcopali  da  alcuni  Angioli  ;  e  al  di  fopra_. 
in  bianco  nuvolato  la  Santifìlma  Vergine ,  che  ofTerva  il  San- 
to :  lavoro  in  ogni  fua  parte  efquifito  . 

Tra  le  poche  tavole  ,  che  di  quello  valente  ProfefTore-. 
mi  reflano  a  riferire,  molto  egregia  è  pur  quella,  che  am- 
mirafi  in  Santo  Stefano ,  nella  quale  rapprefentò  Santa  Fran- 
cefca  Romana  in  atto  di  fcioglier  la  favella  ad  una  muta_^ 
fanciulla.  Il  geflo  della  Santa,  che  fpira  fede,  e  carità,  non 
può  efTer  raotìrato  più  al  viro  .  Il  defìderio  di  articolar  la_. 
parola  leggefì  a  maraviglia  efprefìTo  nel  volto  della  fanciulla, 
i  cui  occhi  fcintillano  per  l'allegrezza  di  ciò,  che  fpera_. . 
L'  cfpettazione  de'  Genitori  di  lei  vi  traluce  con  tal  vivez- 
za ,  che  par  dicano  :  Ecco,  nollra  figlia  già  parla  .  In  fomma 
è  adorna  quefla  tavola  di  tutte  quelle  parti ,  che  deono  con- 
correre per  dichiararla  d'  ottimo  guflo . 

Ma  non  cambj  flile  ,  chi  fi  vede  già  arrivato  alla  per- 
fezione in  quel  primo  ,  eh'  ei  praticava  ;  perocché  nel  tentato 

M  2  fuo 

{a)   QueSa  preziofa  tavola    fii  rubata    da' nemici  ^lell'  ultima  guerra  della  Re- 
pubblica :  r  alino  1747. 


i8o  VITE    DE'  PITT.,   SCULT., 

Tuo  cambiamento  verrà  anzi  a  fcapirare ,  che  ad  aumentarfi  la 
fi:ima  :    conforme  accadde  al  Cappellino  .   Egli  Nedutofi  tanto 
,  efaltare  per  quelle  Tue  nobiliflìme  tavole  ,  credette  d'  avvantag- 
Di  Gio.    giarfi  ne'  guadagni ,  e  nelle  lodi  con  cambiar  la  maniera  ,  che 
Domenico  inlìa  a  qucll'  ora  tenuto  avea  nel  dipingere  .  11  fece  :  ma  vi 
AP^LLiNo .  j.^j(-^^j  pQ^,Q  |3^,j^g  _  Imperciocché  le  tavole  ,  che  fulla  nuova  ma- 
niera ei  dipinfe  ,   quantunque  buone  ,  mai  però  non  giunfero 
al  merito  delle  teflè  menzionate  .  In  efletto  due  ne  vediamo 
in  S.  Siro ,  che  fono  a'  lati  della  cappella  del  CrocififTo  :  nell' 
una  delle  quali   avvi  il  Millero  della  Flagellazione  di  Gesù  : 
e  neir  altra  quello  della  Coronazione  di  fpinc  ;  le  quali  ta- 
vole non  fentono  di  quell'  atìettuofa ,  e  viva  e(preflìone  ,  che 
per  r  addietro  era  ftata  a  lui  familiare  .  Ad  o^ni  modo  con- 
fervò  Tempre  la  proprietà ,  e  il  decoro  nelle  hgure ,  eh'  egli 
rapprefeatava  ;  ne  mai  fi  vide  incorrere  in  quel  diiordine_. , 
in  cui  talvolta  incorrono  alcuni  Pittori ,  che  danno  arie  rozze 
ad  Angioli ,  e  a  Verginelle  :  ed  efprimono  manluete  ,  e  foavi 
quelle  de'  tiranni ,  e  de'  manigoldi .    (a) 

Oltre  a  ciò  fu  egli  Tempre  mai  efatto  imitatore  de'  ri- 
ti ,  de'  col^umi ,  degli  abiti ,  e  de'  tempi  in  qualunque  lloria 
gli  occorreva  col  Tuo  pennello  deTcrivere  .  Ben  fondato  nella 
ProTpettiva ,  regolava  le  Tue  Hgure  con  ottijna  digradazione, 
e  intelligenza  de'  piani ,  e  del  verifimile  .  In  Tomma  niuna 
coTa  dipingeva ,  che  non  la  conformalTe  col  naturale  . 

Già  da  principio  accennai  qualche  particolarità  della  Tua 
ìndole  ,  e  pulitezza  :  ora  proieguirò  a  dirne  il  rimanente  .  Fu 
egli  di  naturale  Terio  ,  e  ritirato  ;  e  perciò  alieno  anche  in  lua 
gioventù  da  quegli  Tpafli ,  e  trafluUi ,  che  Tono  a'  giovani  di 
fviamento ,  e  d' inciampo  .  Ciò  concorTe  a  mantenerlo  gran  tem- 

{'  )o  Tino  ,  proTperoTo  ,  e  vegeto  .    Nel  parlare  fu  Tempre  rego- 
ato ,  e  circonipetto  ;  e  tali  voleva ,  che  fofTero  anche  i  Tuoi 

diTcepoli . 

(tf)  Tre  tavole  non  menzionate  qui  dal  Soprani,  Opere  degniflime  di  quefto 
valentuomo,  parmi ,  che  non  debbano  paflarfi  fono  filenzio  .  Una  è  quella 
di  S.  Andrea ,  che  ,  giunto  al  luogo  dei  luo  Martirio  ,  adora  la  Croce  :  la  qual 
tavola  vedcli  in  Veltri  ad  un  Altare  della  Chiefa  di  S.  Erafmo  .  Le  altre 
due  ,  che  fono  in  Genova  ,  rapprefentano  ,  l'  una  il  tranfito  di  S.  Franccfco  : 
(quella  confervafi  nella  Chiefa  di  ?.  Niccolò  di  Caftclletto  )  :  l'altra,  Gesù 
Crccififfo  :  e  fta  efpofta  nella  Sagreftia  della  Chiefa  del  Santo  Spirito  .  A  pie 
di  quella  tavola  leggefi  il  nome  del  Cappellino,  e  l' ajuia ,  in  cui  la  lece» 
che  fu  il  i6i>i. 


Cappeiìik' 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  t8i 

difcepoli .  Qualor  occorreali  d'  aver  a  mandarne  alcuno  a  fare 
qualche  imbafciata  ;  prima  di  lafciarlo  partire ,  gì'  infegnava 
le  cerimonie ,  il  complimento  ,  e  la  parlata ,  che  anche  ta-  i^^^_ 
lora  gli  facea  replicare  a  verbo  .  La  fua  premura  per  la  pu-  Di  do. 
litezza  era  incredibile  .  Ei  non  voleva ,  che  nella  rtanza  ,  in  Ecminic© 
cui  dipingeva  ,  fi  fventolalie  per  aria  da'  Tuoi  giovani  il  man- 
tello ,  o  fi  fcoteflero  le  fedie  ,  o  fi  pafleggiafle  francamente, 
per  timore,  che  la  polvere  follevandofi  non  gli  venifle  poi 
a  cadere  fulla  tavolozza  .  E  fé  talora  dimandava  la  fcatola 
de'  pennelli ,  od  altra  cofa  folita  a  flare  fopra  alcun  tavolino, 
dopo  a\'erla  aperta  ,  ed  avervi  prefo  quanto  bifognavagli ,  rac- 
comandava ,  che  fi  riponefle  nello  fleflb  poflo  ,  e  dentro  il  con- 
torno della  pochilTima  polvere ,  che  per  avventura  in  quella 
leggiera  agitazione  fi  fofie  alzata .  Se  occorreva  ,  che  in  fua 
cafà  entra{fe  alcun  pefcì%  endolo ,  o  alcun  pizzicagnolo ,  ba- 
dava bene ,  che  niuna  cofa  toccaffero .  Che  fé  mai  alcuna  ne 
toccavano  :  egli  tofio  la  facea  cosi  pulire  ,  come  fé  fofie  fiata 
ammorbata ,  od  infetta .  Quefia  fua  fcrupolofa  pulitezza-. 
s'  efiendeva  fino  a  non  toccar  le  monete ,  quando  vedeale  al- 
cun poco  terrofe ,  e  fudice  :  onde  i  fuoi  giovani ,  acciocché 
lericevefTe,  dovean  ripulirle.  Se  ufciva  dicafa,  bifognava  , 
che  chi  era  in  fua  compagnia  mifurallè  geometricamente  i  paflì, 
e  andafle  con  pie  leggerifluni  ,  per  non  eccitar  polvere  ,  o 
fchizzi .  Un  giorno  nientr'  ei  cammina\-a  per  certa  firada^, 
s'  avvide  ,  che  un  ragazzo  gli  era  pafiàto  vicino  con  un  boc- 
cale d'olio  in  mano  :  di  che  tanto  turbofil,  che  ritornato  di 
lancio  a  cafa  ,  fi  traffe  il  mantello  ;  e  per  timore  non  fofiè 
rimafo  macchiato  ,  mai  più  non  volle  portarlo  .  Eflendogli 
caduta  fua  Madre  nel  tango  ,  s'  attenne  per  qualche  tempo 
d'  avvicinarlefi  ;  dicendo  ,  che  fentiva  continuamente  il  puz- 
zo fangofo , 

Erano  gii  molti  anni ,  che  egli  abitava  in  certa  cafà  . 
Un  giorno  fopraggiuntogli  un  leggiero  dolor  di  tefia  ,  en- 
trò in  fofpetto ,  che  ne  fofTe  cagione  il  riverbero  del  sole , 
al  quale  era  efpofia  una  muraglia  vicina  alla  fua  fianza  : 
laonde  cangiò  fubito  abitazione  .  Ma  nell'  altra  ,  in  cui  traf- 
feriffi ,  neppur  potè  trovarvi  foddisfazione  ;  perocché  effendo 
ftata  votata  in  quella  vicinanza    la  fepoltura    d",  una  Chiefa , 

M  3  a  ogni 


i82  VITE    DE'  PITT.,  SCULT., 

a  ogni  poco  lagnavafi  di  fcntir   mal  odore .    Or  s' io  tutts_* 
raccontar  volclll    le  fcrupolofc  delicatezze  di  cofìui  ,  non  ne 
______  verrei  a  capo  in  parecchie  miglia  . 

DiGio.  Pure  con  si  foverchia  ,  ed  àB'cttata  cura  della  nettezza , 

Domenico  ttaboccò  qucl^o  Pittore  nel  fudiciume  ,  e  nella  trafcuraggine  : 
APPALLINO .  j^^^j  fudiciume;  perchè  mai  non  permife  ,  che  gli  folfe  fcopata 
la  camera  ,  in  cui  dormiva  ,  ne  che  alcuno  v'  entrallè,  per  ri- 
fargli il  letto ,  o  mutarvi  le  lenzuola  ;  ciò  ,  che  fece  da  fé  , 
e  pochidijne  volte  in  Tua  vita  :  nella  trafcuraggine  poi  traboc- 
cò ;  perchè,  vivendo  così  refi  io ,  nemmen  fi  curava  di  morire 
con  qualche  aflìflenza  :    come  efporrò  qui  apprellb . 

Fu  un  giorno  afPalito  da  mortai  febbre ,  alla  quale  ten- 
tò di  refil^ere  fenza  volere  né  fermarfi  in  letto ,  ne  far  chia- 
mare il  Medico  .    Gli  Amici  fuoi  ,  ed  i  Giovani  di  fcuola , 
che  non  lo  abbandonavano  in  tale  ftato  ,  lo  trovaron  poco  dopo 
tanto  ellenuato  di  forze ,    che  non  poteva    alzarfi    in  piedi  : 
onde  con  affettuofa    maniera   1'  efortarono ,  che ,  volefie   pur 
coricarfi .    Ma  egli  non  volle  ubbidire  .    Ritornato  il  di  ve- 
gnente un  di  que'  Giovani  ;  e  intendendo  ,  che  il  Maelìro  era 
chiufb  in  camera ,  s'  accofiò  all'  ufcio  ,  e  di  là  interrogollo  di 
fua  falute  .  Con  voce  fievole  gli  rifpolè  il  Pittore  :  Sto  meglio . 
Pregollo  il  Giovane  ,  che  venilTe  ad  aprirgli  :  ma  non  fu  efau- 
dito .    Verfo    la   fera    ritornò    quelli ,    e    nuovamente    chicle 
dall'  ufcio  al  Maeftro  ,   come  fé  la  pafTaiTe  ;  a  cui  egli  coi"i_ 
voce  ancor  più  fievole ,  e  con  lingua    impedita  ,    e  coniula^ 
rifpofe  alcune  parole,  eie  non  bene  s' intefero .  Da  ciò  s'a\'- 
vide  il  prudente  difcepolb ,    che  non  doveafi  più  differire  il 
ricorlo  al  Paroco  .   Laonde  ito  in  fretta  a  chiamarlo,  e  con- 
dottolo ali  ufcio  dell'  infermo  ;  quelli  dopo  molte  iniianze  fi- 
nalmente s' indufle  ad  aprire .  Entrato  il  Paroco  nella  camera, 
efòrtollo  a  prendere  qualche  riQoro  :    il  che  dall'  infermo  a__. 
grande  llento  efeguifli  ;  poiché  non  avea  quafi  più  forza  d' in- 
ghiottir cibo .    Volle  tutta\  ia  mollrar  coraggio  in  accompa- 
gnare il  Paroco ,  e  falir  da  per  fé  la  fcala ,  licenziato  aven- 
do a  tal  etletto  il  Giovane  ;    il  quale  però    non  fidandofi  di 
lanciarlo  in  abbandono ,  pian  piano  gli  tenne  dietro   fino  alla 
camera:  ove  giunto  l' infermo  ,  tentò  di  chiuderla:  ma  in  ciò 
fare  Ikamazzò  per  terra .  Accorfe  iiibito  il  Giovane  :  lo  fpogliò: 

lo  pole 


ED   ARCHIT.   GENOVESI. 


183 

del 


lo  pofe  in  letto  :  e  richiamò  il  Paroco  ;  a  perfuafione 
quale  [  conofcendo  elTer  giunto  1'  ultimo  de'  fuoi  giorni]  ri- 
cevette con  tenera  divozione  i  Santi/Timi  Sagramenti  nel  prin- 
cipiar della  notte  ;  e  poche  ore  dopo ,  cioè  alli  fette  della_. 
medefima  notte,  nell'anno  16^1.  fpirò  .  Grandemente  difpiac- 
que  a  tutti  gli  Amatori  delle  beli'  Arti  la  morte  di  quefto 
grand'  uomo  ,  che  ,  febbene  già  vecchio  ,  profeguiva  nien- 
tedimeno a  produrre  Tempre  più  degni  frutti  di  fua  virtù  . 
Or  Genova  quanto  più  oiferva  le  infigni  Opere ,  eh'  ei  le  ha 
lafciato ,  tanto  più  riconofce  il  molto  ,  che  in  lui  ha  perduto. 


Li  Ciò. 

Domenico 
Caifiluno. 


M 


VITA 


i84 


VITE   DE'PITT.,    SCULT., 


VITA 

DI    BERNARDO    STROZZI 

Pittore,  {a) 


^f^c/el. 


SitUiytti  F.  ui  Lttccff  ■ 


MOiTi  furono  i  Pittori  Genovcfi  cofpicui    nella  lor 
Profeflione  per  qualche  fpecial  dote ,  di  cui  1'  or- 
narono, ed  in  cui  l'uno  all'altro  n' andò  fuperiore. 
Ma  ni  uno  vi  fu  ,  che  nella  vivezza ,    e  forza    del 
colorire  ,  e  nell'  effetto  del  chiarofcuro  eguagliale  Bernardo 

Strozzi . 

(a)   Il  ritratto  dello  ?trngzi ,  il  qual  manca  all'antica  edizione,  l'abbiamo  rico- 
piato di  ouciln,  che  già  di  lui  fu  fatto  in  Venezia  dal  celebre  Simone  Vovet  Fran- 
cefc,  e  incifa    a  bulnio    dal  valente  Intagliatore    Michele  L' Aùie  pur  Fraii- 
GCfe  :  fotto  del   quale  ritratto  fi  leggino   quelli  due  verfi  , 
Qjioà  ìiciiit  fatis ,   aiidax  natura   percgit  i 
Unidquid  natura  j  meiis  facit  Artifici}  » 


ED    ARCHIT.    GENOVESI.  185 

Strozzi .    Su  tal  genere  di  pitturefca  abilità   gran  vanto  egli 
riportò  in  tutta  Italia ,  e  principalmente  in  Venezia ,  che  è 
quanto  dire  nella  città  Madre ,  e  Nutrice  di  tanti  Profeilori  ___^^_, 
nel  colorire  eccellenti  .    E  ciò ,    che  rifulra  in  maggior  lode        51 
di  col1:ui ,  fi  è  r  elFer  egli  arrivato  a  quelTia  ilngolar  maniera    Berna,  do 
quafi  fenza  precetti ,  e  fenza  continuazion  d' efercizio  .  Laon-      "^^o^^'  • 
de  della  fua  imparcggiabil  riufcita    ei  n'  è  fol  debitore    alla 
propria  induilria  .    Tanto    fcorgerà ,    chi    faralTi  a  leggere  il 
prefente  foglio ,    in  cui    ho  raccolto    le  più  memorabili  cofe 
della  vita  di  si  degno  Soggetto . 

Da  poveri  ,  ma  onelti  Genitori  nacque  in  Genova  Ber- 
nardo Strozzi  l'anno  1581.  Fu  nella  prima  lua  fanciullezza 
porto  lotto  la  difciplina  di  Maefkro  di  lettere  :  e  nello  iìudio 
di  quelle  alcuni  anni  pafsò  con  quel  notabile  profitto ,  che 
fuol  riportarli  da  chi  è  d' ingegno  pronto ,  e  felice  .  Intanto 
un  forte  genio  tiravalo  alla  Pittura  :  e  però  provvedutoli 
d'  un  toccalapis ,  quelle  ore ,  che  libere  avea  dagli  ufflzj  Ico- 
laftici ,  impiegavale  in  dilegnare  con  elio  figure ,  profpetti , 
e  capricciofe  compofizioni  :  il  tutto  si  efaitamente  ,  che  ben 
iacea  conoicere  da  tali  principj ,  quanto  inlìgne  Pittore  ia- 
rebbe  divenuto,  qualor  gli  folTe  Rato  permeilo  l'applicar  di 
propofito  allo  lludio  della  prediletta  fua  Profeffione .  Ma 
di  rado  avviene ,  che  invidiola  fortuna  non  contraiti  alle 
buone  idee  .  Convenne  a  Bernardo  foffocare  l' inclinazione , 
e  difmettere  ogni  applicazione  alla  pittura  ;  dacché  cosi  volle 
il  Padre  di  lui,  fopra  del  quale  altri  difegni  già  fatto  avea. 
Non  poteva  il  figlio  non  provarne  gran  difpiacere  :  ma  in- 
tanto egli  fapea  renderli  (uperiore  a  le  ftelio ,  e  preterire  il 
filiale  olTequio   alla  veemenza  dell'  interna  palTione  , 

Non  molto  dopo  gli  mori  il  Padre  .  Ed  ecco  riaperta 
a  Bernardo  la  llrada  al  defiato  impiego  ;  mentre  Iperavane 
dalla  Madre  un  benigno  confenfo  .  Si  fpiegò  con  ella  :  e  a 
forza  di  ragioni  ,  e  di  preghiere  l' induiìc  a  lafciarlo  incam- 
minare per  la  Pittura  ;  nel  die  prometteva  ficuramente  ono- 
re a  fé ,  e  vantaggio  alla  cala  .  Dimorava  allora  in  Genova 
Pietro  Sorri  Pittor  Sanefe  di  molto  grido  .  La  buona  Ma- 
dre a  cofiui  io  raccomandò  ;  il  quale  volentieri  1'  ammife  tra' 
fuoi  dilcepoii  ;    e  ben  caro    fel   tenne ,    allorché    il  conobbe 

dotato 


i8<J  VITE    de;  PITT.,  SCULT., 

dotato  d' un'  indole  docile  ,  e  d'  uno  fpirito  vivace  ,  e  fervido. 
Sotto  quel  Profeflbre  tanto  ,  e  si  fpeditamcnte  profittò  il  gio- 

vaneito  Bernardo;  che  in  età  di  foli  quindici  in  Tedici  anni 

Di        maneggiava  con  prontezza ,    e  buon  effetto  i  pennelli  ,  efe- 
Bernap.do    grondo  lavori ,    che  potean  gareggiare   con  quelli    d' alcuni 
T«oii  .    ^.^,^  confumati  nell'  Arte  . 

La  Madre  di  lui ,  che  già  cominciava  a  godere  i  frutti 
delle  virtuofe  fatiche  del  figlio  a  follentamento  della  fami- 
glia ,  era  oltremodo  contenta  d'  avergli  condifceiò  :  e  beii_. 
caro  tenealo  :  tanto  più  ,  che  '1  vedea  puntuale  in  ralTegnarle 
quanto  alla  giornata  gli  venia  guadagnato. 

Ma  poco  durò  la  contentezza  materna  ;  perciocché  Ber- 
nardo   invogliatofi  d' eflere  Cappuccino ,    dopo  alcuni  mefi  , 
^  l'anno  diciaffettefimo    dell'età  Tua    fu   da  quella    Religione 

ammefTo  ;  e  pafsò  a  S.  Barnaba  a  riceverne  1'  abito  ,  e  faivi 
il  Noviziato  ;  grandemente  di  ciò  rammaricandofi ,  ed  afflig- 
gendoli elTa  Madre ,  che  priva  di  fuffidio  reftava  ,  e  con  una 
figlia  già  nubile .  Egli  così  abbandonati  i  Congiunti  fi  flette 
intefo  allo  fpirito,  e  agli  efercizj  della  Tua  regola;  e  a  fuo 
tempo  folennemente  la  profefsò . 

Frattanto  il  noflro  buon  Cappuccino  in  mezzo  all' olTer- 
vanza  ,  e  a'  fuoi  religiofi  doveri  non  fi  dimenticava  già  della 
Pittura  .  Ma  que'  pochi  momenti ,  che  gli  avanzavano  dalle 
occupazioni  del  coro  ,  e  dagli  altri  uffizj  comuni  ,  tutti  impie- 
gavali  in  dipingere  varie  figurine  o  di  S.  Francefco ,  o  di 
S.  Chiara ,  o  d'  alcun  altro  Santo  del  fuo  Ordine  :  e  ciò  con 
interrompimento ,  e  con  fretta ,  e  talor  con  mancanza  del  bi- 
fogne\ole  per  la  perfezione  dell'  operetta  .  Il  che  baflerà  ad 
ifcufcirlo  per  allora  dalla  critica  d'  alcuni ,  che  vcggendolo  in 
sìt  piccole  cofe  impiegarfi ,  lo  tacciavano,  come  inabile  a  fio- 
riche  ,  ed  eroiche  compofizioni . 

Mentre  dunque  Bernardo  ritirato  dentro  del  chiofiro , 
e  di  fua  condizione  contento  fé  ne  viveva  ,  occorfe ,  che  s' in- 
troduffe  a  lui  Gio.  Battila  Riviera,  uomo,  che  di  pittura 
afilli  dilettavafi ,  e  dal  quale  a  collo  di  molti  viaggi ,  e  con 
rilevante  fuo  utile  erano  itati  recati  in  Genova  difegni ,  e  qua- 
dri de'  più  eccellenti  Maefiri  .  Ce  [lui  vedendo  il  franco  pennel- 
leggiare  del  novello  Cappuccino ,  ed  il  gufiofo ,  e  foave  fuo 

manipolar 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  187 

manipolar  delle  tinte ,    pregollo  inftantemente  a  volerlo  fa- 
vorire d'alcuna  fua  tavola,  dicendogli  volerla  per  memoria 
dell'  amicizia    confervar  in  fua  cafa  .    Volentieri  condifcefe  il  „.,.,___ 
Pittore  ,  e  per  dare  una  maggior  tertimonianza  del  faper  fuo  ,        5i 
gli  fece  una  pittura  Itoriata  ,    effigiando    in   ella  le  fpofali-    BfF.NAuro 
zie  di  S.  Caterina .    La  pittura  riulci  belliffima  :  onde  il  Ri-    ^'^'''^^'^^' 
viera  avendo  continuamente    in  cafà  Cavalieri  ,    e  perfone_, 
qualificate  ,  che  andavano  a  vedere  i  quadri  ,  de'  quali  faceva 
negozio  ;  non  feppe  conteuerfi  di  mollrarlo ,  e  di  predicarne 
r  Autore . 

Chiunque  vide  qucfl:'  Opera  ne  reflò  ammirato  :  e  a  molti 
cominciò  a  fjper  reo ,  che  un  uomo  dotato  di  sì  nobil  ta- 
lento dovelfe  vivere  rinferrato  in  una  Religione  aulferiflì- 
ma  ,  e  confeguentemente  fènza  aver  provvifione ,  o  altro  co- 
modo da  poter  dare  di  fé  quelle  prove  ,  che  dar  potrebbe , 
qualor  poUedefTe  la  fua  libertà  .  Pervenivano  fpeffo  alle  orec- 
chie del  buon  Cappuccino  le  inlìnuazioni  di  coloro ,  che  lo 
avrebbero  voluto  fuori  di  quelle  Grettezze  ;  ed  ei  pur  cono- 
fceva  ,  che  in  tale  ilato  non  era  al  calo  di  mettere  in  pieno 
efercizìo  la  fua  abilità  .  S'  aggiungevano  a  quella  confidera- 
zione  le  querele  della  Madre ,  e  della  Sorella ,  che  gli  fe- 
rivano il  cuore  . 

Un  fuo  intrinfeco  Amico  con  gagliarde  perfuafioni  flimo- 
lavalo  a  tentar  la  via  di  ufcire  ;  luggerendogli ,  che  porgefle 
fupplica  a'  Superiori  efponcnte  la  nectflìtà  ,  eh'  egli  avea  di 
fovvenire  all'  indigenza  de'  fuoi  ;  motivo  vero  ,  e  legittimo  , 
a  villa  del  quale  i  Superiori  ileffi  non  avrebbero  a\-uto  dif- 
ficoltà di  graziarlo  d"  una  favorevole  informazione  da  prelen- 
tarn  alla  Sacra  Congregazione  dal  nollro  Cappuccino  .  Quello , 
ed  altri  punti  ben  ponderati  gì' ingerirono  veglia  di  Icappuc- 
ciarfi ,  e  lo  tralTero  a  qualche  (peranza  di  profpero  eftctto  ; 
ond'  egli  aderendo  agli  altrui  configli ,  fi  dilpofe  alla  pratica 
de'  mezzi ,  per  alFeguire  l' intento  . 

Gliene  venne  appunto  1'  occafione  propizia  ;  poiché  giunfe 
in  que'  giorni  a  Voltri  il  Rmo  P.  Generale  dell'  Ordine  .  Né 
Fra  Bernardo  la  tralcurò  :  ma  portoifi  tollo  colà ,  per  efporgli 
la  povertà  de'  Parenti ,  e  pregarlo  a  dargli  mimo  per  la  li- 
cenza d'  andare  a  foccorrerli .  A  fin  di  guadagnaifi  l' af- 
fetto 


Stpxzzi  ■ 


1,88  VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 

fetro  di  efTo  Generale  ,  ed  iinpegnarlo  al  buon  uffizio  prefTo 
di  Roma  ,  pensò  di  fcgretamente  allora  allora  fargli  il  ritratto. 
„__   Dimorava  in  quel  borgo  il  Pittore  Gio.  Andrea  Anfaldo ,  da 
"dì         giù  provveduto  fu  di  tela,  di  colori,    e    di  llrumenti  :    indi 
Besnapdo    .^  mera  forza  di  fantasia  accintofi  all'  opera ,  tanto  valorofa- 
jnente  in  quella  porto  (lì ,   che  ne  rimafero  ilupefatti    quanti 
Id  videro ,  e  principalmente  il  Padre  Generale  ,    che  pofcio-. 
uditolo  ,  condifcefe  per  parte  Tua    alla  ragionevol    dimanda , 
e  gli  fece  ottenere  da  Roma  la  licenza  d'  ulcire  di  Religio- 
ne ,  e  di  fermarli  appreiTo  la  Madre ,  infinattantoché  ella  vi- 
vere ,  e  la  Sorella  collocata  ne  folFe . 

Or  ecco  il  noflro  Pittore  non  più  Frate  ,  ma  Prete_»  : 
nome,  col  quale  fu  da  indi  innanzi  comunemente  chiamato. 
Ufcito  egli  adunque  di  Religione  ,  fi  parti  dalla  città ,  e  ri- 
tiroffi  aCam.pi,  piccol  villaggio  vicino  a  Cornigliano,  in  un 
poderetto  lafciato  dal  defunto  Padre  per  tenue  fulTidio  della 
famiglia  ,  che  nicnt'  altro  avea  .  Quivi  diedelì  il  novello  Prete 
per  qualche  tempo  a  fludiare  da  fé ,  e  a  rivolgere ,  e  rumi- 
nare con  feria  riflelTione  gì'  infegnamentì  già  appreii  dal  Sorri  ; 
poiché  nel  chioQro  ,  come  dianzi  notai ,  avea  avuto  \  ochifiìm:0 
comodo  d"  efercitarfì  nella  pittura  .  Cominciò  per  tanto  nella 
ricuperata  libertà  far  vedere  di  Tuo  qualche  tavola  pofata- 
mente  fludiata  ,  e  condotta  con  tratteggiamenti  rifoluti  ,  con 
paflaggi  fnelli ,  e  {oàvì ,  e  con  coloriti  palìoli ,  e  robulli  : 
per  le  quali  finezze  d'  arte  [  fpecialmente  per  quefl'  ultima  ] 
crebbe  tanto  in  el^imazione,  e  in  onore,  che  poco  dopo  do- 
vette ritornarfene  a  Genova ,  per  fecondare  il  genio  di  molti 
Signori,  che  l'impiegavano  in  varie  commifiioni ,  e  perelè- 
guirne  con  miglior  agio  quelle,  che  da  altre  città  gli  veni- 
vano .    (j)  Lavo- 

(a)  Che  lo  Stro??!  fofTe  nato  Pittore,  celo  dimoftr.ino  evidentemente  le  fiie_» 
Opere  ;  ftantccliè  niuna  maniera  ci  feeuitò  :  ma  fu  creator  della  fua  ,  la  quale 
non  ha  alcuna  affinità  con  quella  del  Sorri ,  ?ià  fuo  Maeftro .  Kè  accade,  ch'io 
qui  la  dcl'criva  :  volentieri  rr-e  ne  fio  a'  retti  eflimatori  del  buono.  Turravia 
prr  non  dar  iofpctto  di  pigione  ,  bifofjna  fchicttamcnte  dire  :  che  la  fua  ma- 
niera non  è  la  più  corretta,  e  ricercata  nel  dife^no  :  die  le  idee  delle  lue 
teile  ,  quantunque  vere,  fono  talvi.Ii:!  rulVitane  ,  ed  icnobili .  Le  fue  tinte_. 
però  fono  le  più  naturali ,  e  forti ,  e!  e  lappia  comporre  un  Pittore ,  e  i  fuoi 
dipinti  de' nudi  fombran  carne  macinata.  N'è  f  creda,  che  dipingeflc  lo 
Strof7Ì  alcuna  cofa  fen^a  conf rierarionc  .  Confulrava  in  tutto  la  natura^  ; 
e  molti  fuoi  fchi22i ,  eh'  io  poffcggo ,  ne  fanno  ballerole  tcilimonianza . 


Strozzi  , 


ED    ARCHIT.   GENOVESI.  189 

Lavorava  egli  di  continuo  ,  e  con  franchezza ,  e  celeri- 
tà, unite  fempre  all'ottimo  gut\o ,  e  all' impareggiabil  forza 
del  colorire  .  Quindi  in  breve  molti  quadri  dipìnle  ,  e  molto  , 

guadagno  ne  traiFe ,    con  che    non  folo    manteneva  comoda-        5i 
mente  la  Madre ,  e  la  Sorella  :  ma  faceva  ancora  de'  notabili   Bernardo 
avanzi  per  le  venture  occorrenze  .    Che   fé  poche  fue  Opere 
fi  veggono  in  pubblico  ;    ciò  addiviene  ;    perchè    egli    quali 
fempre  dipinfe  cole  commelTegli  da  perfone  private  per  or- 
namento de'  loro  palazzi  . 

Tra  le  poche  pubbliche  da  lui  fatte  abbiamo  qui  in  Ge- 
nova la  tavola  rappreientante  1'  ultima  Cena  celebrata  da  Gesù 
co'  difcepoli  ;  tavola  llimabilifTima  ,  che  confervali  nell'  Ora- 
torio di  S.  Tommalò  .  Sono  in  ella  telle  di  vecchi  le  più  ve- 
re,  e  le  meglio  pennelleggiate  ,  che  uom  polla  vedere-» . 
AH  Aitar  maggiore  delle  Monache  dell'  Ordine  di  S.  Terefa 
in  via  Balbi  abbiamo  la  tavola  di  quella  Santa  in  Gloria  : 
per  la  piccola  Chiefa  del  Confervatorio  Interiano  dirimpetto  alla 
porta  dell'  Acquafola ,  il  Miltcro  dell'Annunciazione  della  Ver- 
gine :  e  per  quella  del  principale  Convento  de'  Cappuccini 
il  B.  Felice  Religiofò  dello  Hello  Ordine ,  che  dalla  Vergine 
riceve  il  S.nto  Bambino  .  Abbiam  pure  di  lua  mano  la  bella 
AlTunzione  di  ella  Vergine  in  uno  degli  Altari  della  Chìcfa 
di  S.  Domen  co  .  E  1'  altra  poi ,  che  è  belliffima ,  e  capo  d'opera 
a  tutta  ragione  fi  può  chiamare ,  è  la  collocata  in  quella  fala 
del  Palazzo  Reale ,  nella  quale  fi  radunano  i  Supremi  Sin- 
dicatori .  In  quella  tavola  dipinfe  la  Santillima  Vergine  col 
Divin  Pargoletto ,  a'  cui  piedi  Ita  un  Angiolo  ,  che  in  uii_. 
aperto  libro  accenna  il  motto  :  Suprema  lex  ejìo .    (a) 

Ma  palliamo    a'  lavori    fatti    dallo  Strozzi    lui  frefco  : 
nel  qual  genere  ebbe  pure  tanta  eccellenza  ,  che  lolo  i  me- 
defimi  fuoi  lavori  polTono  ballevolmente  {piegarla .    Egli  di- 
pinfe 

(  «  )  Chi  oltre  alle  menzionate  Opere  pubbliche  ad  olio  dipinte  da  quefto  valen- 
tuomo defidera  iapere  quelle ,  che  fi  conici  vano  ne'  principali  palazzi  di 
Genova  ,  legga  1'  Lìjhuzione  di  quanto  può  veierfi  di  piti  belìo  in  Genova ,  z'jz—. 
Pittura  ec.  flampata   1'  anno   fcorfo  :    e  potrà  reftare  appagato . 

Non  fono  da  paffarfi  fotto  filenzio  due  tavole  di  quefto  Autore  efpofle  fa 
due  Chiefe  fuori  di  Genova  .  L'una  è  quella  della  B,  Vergine  con  S.  fcrafmo, 
e  S.  Chiara  nel  luogo  di  Veltri:  l'altra  è  quella  del  B.  Salvatore  da  Orta 
in  Novi , 


ipo  VITE  DE'  PITT.,   SCULT., 

pinfe  in  prima  il  coro  di  S.  Tommafo  {a)  :  indi  la  volta- 
d'  un  falotto  al  pian  terreno  del  pala7:zo  del  Sig.  Gio.  Ste- 
fano  Dorid  {h)\  la  qual  pittura  riufcita  elTendo  bellidìma.. , 
dì  molFe  quel  Signore  ad  appoggiargli  la  cura  di  dipingere  an- 
Bep.nardo  che  r  ampio  coro  della  Chicla  di  S,  Domenico  .  Quivi  nel 
i>T«0K,2i.  pj-jpjcipale  fpazìo  rapprefentò  Gesù  Criflo  in  procinto  di  ful- 
minare il  mondo  con  tre  dardi  (a  motivo  de' tre  vizj ,  clie 
dominavano  ne'  cuori  degli  uomini  )  ;  e  a  pie  la  Vergine  Ma'- 
dre ,  e  i  SS.  Domenico ,  e  Francefco  d'  Affili ,  che  in  atto 
fupplichevole  lo  placavano  .  Impegnò  in  queft'  Opera  lo  Strozzi 
tutto  il  Tuo  talento  ;  e  riportonne  gran  lode ,  si  per  la  fqui- 
fìtezza  della  compofizione ,  si  per  l'  cfpreffion  degli  affetti , 
SI  per  r  energìa  del  colorito ,  e  s"i  ancora  per  la  condizione 
del  luogo  .  Imperciocché  non  avendo  quel  coro  alcuna  apertura 
di  luce  fopra  il  cornicione  ,  dovette  dipingere  con  la  lucer- 
na in  mano  ,  e  fenza  poter  ben  confiderare  1'  effetto  del  Tuo 
operato .  A'  lati  pofcia  di  quello  sfondo  colori  in  quattro  al- 
tri quadri  le  Immagini  d'  alcuni  Santi ,  e  dentro  la  tribuna 
in  tre  ripartiti  fpazj  un  Dio  Padre  ,  e  le  Teologali  Virtù  .  (r) 

Dopo 

f  (7  )   Dov'  erano  i  qui  mentovati  lavori  a  frefco  y  fono  al  prefente  alcune  pitture 
di   Domenico  Parodi  . 

(A)    In  quefto  falotto,  che  "enei  palazzo  già  del  Sig.  Giovanni  Stefano  ,  ed  ora  del 
Sig.  Giufcppe  Doria  ,  fta  defcriuo  il  trionfo  riportato  dal  giovanetto  Davidde 
contro  Golia  .    Sonovi  intorno  le  fanciulle  ebree  ,    che    feìlofe   applaudifcono 
al  Vincitore  :  e  vcggonfi  a'  lati  di  tale  lloria    alcune  figure    d'  Eroi    del  vec- 
—  chio  Teflamento .    Opere  tutte  d'un  artifizio  forprendente  ,  e  preflbchè  in- 

imitabile . 

(  e  )  Troppo  fcarfo  è  flato  il  noftro  Soprani  in  de fcrivcre  le  Opere  d'  un  Sog- 
getto in  Pittura  sì  fegnalato ,  e  a  cui  tanto  dcbbe  la  fcuola  Italiana  ,  che_. 
fu  i  dipinti  di  lui  cerca  contijiuamente  il  vero  modo  di  colorire  .  Ma  la  dif- 
gra^ia  noftra  cosi  ha  pprtato .  Or  acciocché  non  paflì  di  volo  la  menrione 
delle  pitture  di  quefìo  coro ,  le  quali  fono  1'  unica  Opera  valla  ,  e  grandiofa 
dello  5^t rozzi  ;  dirò,  come  in  effe  fi  fcorge  vivamente  la  fantasia  d'un  va- 
Icnniomo  ,  ed  una  franchezza  di  pennello  macflrcvole ,  e  rifoluta  .  Ci  fa— 
aialc  ,  che  1'  umidore  cagionato  da' tetti  le  \aJa  a  poco  a  poco  flruggendo  ; 
anzi  in  alcuni  luoghi  più  non  vi  rimanga  vcibiiio  di  ciò ,  che  vi  era  dipinto , 
Si  conferva  tuttavia  illefa  la  volta  di  mezzo  ;  e  ancorché  pcriffe  ,  nc^n  per 
tanto  non  fi  perderebbe  1'  idea  di  ciò  ,  che  ora  v'  è  ;  perocché  dal  Sig.  Gio. 
Battifta  Cambiafo  del  fu  Gaetano  fé  ne  conferva  la  bozza  addio,  come  colà 
di  rariflimo  predo  . 

Il  Giudizio  poi ,  che  delle  pitture  fatte  dallo  Strozzi  m  quello  coro ,  ne  dà 
IVlr.  'Couchin ,  merita  d'  clTer  qui  per  graziofa  facezia  riportato .  Egli  dice  : 
elle  il  tuono  del  colorito  alquanto  rofllccio  "e  buono  ;  ma  che  il  difegna  "e  fcor- 
setto,  e  di  niuna  nobiltà:  indi  conchiude,  (metterò  le  fue  ftefle  parole)  // 
ejl  mal  coiiipost',  e  ti  n  y  a  ni  grandes  vinfjès  ,  ni  eff'et .  Aflerzione  tutta  oppo- 
lla  al  comun  fcntimento  di  coloro  (eziandio  flranieri^,  che  s'  intendono  di 
pittura . 


ED   ARCHlt.    GENOVESI.  i^i 

Dopo  queft'  Opera  di  S.  Domenico  portoflì  in  San  Pier 
d'  Arena  ad  inflanza  de'  Signori  Centurioni ,  pe'  quali  dentro 
il  loro  palazzo  fituato  alla  fine  del  Borgo  ,  donde  fi  palTa  a  Cor-  , 

nigliano,  fece  In  tre  volte  di  flanze  tre  pitture  aliai  belle  ,  e  de-  51 
gne  d'elfer  confiderate  .  Nella  prima  elprelle  Enea  con  Didone,  Bep.nareo 
che  trovandofi  a  taccia ,  per  inforta  tempella  li  ritirano  en-  '^'•^^^'^  • 
tr'  una  caverna  „  ficcome  narra  Virgilio  .  Figurò  nella  feconda 
Curzio  Cavaliere  Romano ,  che  per  liberare  la  patria  dall' 
aperta  voragine,  vedendo  inutili  a  chiuderla  i  donativi  lancia- 
tivi da'  Cittadini ,  e  dalle  Matrone  Romane ,  intrepido  va_. 
col  cavallo  a  precipitarvifi .  Nella  terza  poi  rapprefentò 
Grazio  Coclite ,  che  venuto  a  battaglia  co'  Tofcani  valoro- 
fa mente  combatte ,  nel  atto  ftello ,  che  i  Tuoi  feguaci  con_^ 
le  fcuri  rompono  il  ponte  .  E  fono  in  quefla  pittura  tanto  al 
vivo  efprefli  i  movimenti  de'  foldati ,  il  calor  de'  difenfori , 
il  coraggio  d'  C)razio ,  la  fretta  de'  diflruggitori  del  ponte , 
e  il  precipizio  nel  fiume  degli  fpinti  ,  de'  feriti  ,  e  degli 
uccifi  ,  che  vera  al  tutto  fembra  quella  rapprelentanza  ;  e  fa 
un' iraprefTione  di  varj  affetti  in  chi  s'affilia  a  mirarla,  (a) 

Per  quelle  fue  degne  fatiche  era  il  nollro  Pittore  molto 
filmato  ,  e  celebrato  si  in  Patria ,  che  fuori  :  e  frequentiffimc 
gli  veniano  le  commiflioni  di  quadri  ad  olio ,  e  di  opere  a 
frefco  ,  che  lo  teneano  fempre  occupato  ,  e  con  Tuo  vantaggio. 
Quando  eccolo  in  mezzo  della  fua  confolazione,  e  calma  af- 
fdlito  da  grave  travaglio  ,  e  tempefla  .  Ah ,  che  troppo  fono 
infide  le  cole  umane  1  Già  egli  collocata  avea  la  Sorella--  : 
e  poco  dopo  rimafo  era  fenza  la  Madre ,  mortagli  di  breviflì- 
ma  infermità  ;  onde  cedìita  la  ragion  della  iupplica ,  e  dell' 
avuta  licenza ,  correagli  l' obbligo  di  rientrar  nella  da  lui 
abbandonata  Religione  .  Spello  lo  richiamavano  i  luoi  Supe- 
riori ;  ma  egli  prendea  tempo ,  e  dava  dilazioni  ora  col  pre- 
teso 

(  a  )  Tutto  quello  paragrafo  s'  è  aggiunto  di  nuovo ,  per  non  far  tante  note  . 
E'  per  altro  veridico  ;  perchè  i  Signori  Centurioni  fanno  eflere  flato  dipinto 
dopo  il  coro  di  S.  Domenico  dallo  Strozzi  in  tempo  appunto ,  che  quelli 
sfuggiva  di  rientrare  nella  Religione  de'  Cappuccini  ;  e  però  cercava  d'  aver 
occupazioni  preflb  a  Perfonaggi  potenti  ;  onde  intanto  non  fofle  moleftato  , 
e  n'  andalTe  in  lungo  1'  affare  .  Per  li  prefati  Signori  nel  loro  magnifico  pa- 
lazzo di  Foffatello  in  città  ha  dipinto  dentro  un  andito,  che  porta  da  una 
ftanza  ad  un'  altra ,  le  quattro  fìagioni  fui  muro  .  Ciò  non  ho  voluto  tace- 
re ;  perchè  degli  uomini  infigni  ogni  cofa  merita  d'  elfere  regiflrata .  Benché 
troppa  avrebbefi  a  fcriyere  ,  fé  dello  Strozzi  tutto  fi  voleffe  notare  . 


192  VITE  DF.'PTTT.,    SCULT., 

tcflo  di  dover  finire  un'  Opera ,  che  avea  per  le  mani  :  ed 
ora  con  finti  incomodi  di  lanità .  Ma  vedendo  alla  fine ,  che 
.  più  a  lungo  non  poteva  con  le  \"ane  parole  fchermirfi  ;  dopo 
JJi  d'  a\er  tentate  varie  lìrade ,  per  liberarfi  da  quella  moleftia, 
^1x^0^-1^  ^'  apj'igliò  al  partito  di  far  prefentare  un  memoriale  al  Papa  , 
che  fidegnafle  di  dirpeniarlo  dall' ingrefib  ne' Cappuccini  ; 
adducendo  per  moti\"o  1'  età  Tua  già  molto  a\anzata ,  e  la 
debolezza  di  fua  complelTione  incapace  di  /offerire  i  rigori 
di  quella  Religione .  Il  Papa  fece  refcritto  non  rifoluto ,  ma 
molto  amorevole  ,  e  pieno  di  buone  fperanze  :  anzi  tale  mo- 
Rrò  benigniti  ,  ed  amore  verfo  di  lui ,  che  mandoUi  in  do- 
no una  preziofa  Croce  . 

Fin  qui  procedeva  bene  la  faccenda  :  e  fé  n'  afpettava 
un  efito  favorevole  :  quando  fortemente  s'  impegnarono  in-^ 
Roma  i  Cappuccini  ,  acciocché  il  loro  Fra  Bernardo  o  ritor- 
nafle  al  chioflro  :  o  fé  egli  a  cagione  de'  fuoi  incomodi ,  fìc- 
come  avea  efpoflo ,  non  poteva  più  fottoporfi  all'  auflerità 
della  Regola  Cappuccina  ;  almeno ,  dacché  avea  profefTato 
vita  Religiofa ,  a  qualche  altra  Religione  pafTafle  ;  e  addu- 
ceano  lo  fcandalo  ,  che  altrimenti  ne  rifultava  .  Tanto  in  fom- 
ma  oliarono ,  e  reclamarono  prefTo  Roma  ,  che  fecero  venire 
a  coflui  un'  intimazione  di  dovere  fra  '1  termine  di  fci  meli 
entrare  in  un  chiollro  ,  qualunque  ei  volcfTe  ,  e  far\-i  la  Pro- 
feflìone  . 

Grandemente  gli  fpiacque  una  tale  intimazione  :  che_> 
tronca  vagli  ogni  fperanza  .  Né  v'  era  luogo  a  nuovi  ricorfì. 
Bifognava  alTolutamente  ubbidire  ,  Quindi  dopo  aver  molto 
fantallìcato ,  deliberò  di  vellir  1'  abito  di  Canonico  Regolare 
in  quello  Moniflero  di  S.  Teodoro  .  I  Cappuccini  però  often- 
tavano ,  eh'  egli  non  potelFe  velìire  alcun  altr'  abito ,  fenza 
averne  prima  ottenuta  la  permilTione  dal  loro  Capitolo  Ge- 
nerale ,  Fra  Bernardo  per  quella  nuova  oppolizione  rofpefo 
andava  indugiando .  Pafsò  intanto  il  prefcrittogli  tempo  :  né 
egli  avea  per  anche  pollo  in  ef^cuzione  il  penfiero  ;  quando 
fi  trov^  una  mattina  ad  iniìanza  de'  Cappuccini  citato  nella 
Curia  Arcivefcovile  .  Egli  toflo  vi  fi  portò  :  ma  appena  com- 
parfovi  fu  carcerato  con  ordine  al  bargello  di  condurlo  al 
Convento  de'  Cappuccini ,  e  confegnarlo   a  quel  Superiore^. . 

In 


Strozzi  . 


ED   ARGHIT.    GENOVESI.  ipj 

In  un  SI  violento  ,  ed  inafpettato  infulto ,  quantunque  rima- 
nefTe  forprefo  il  nollro  Pittore  :  tuttavìa  niente  sbigottito  fi  ri- 
volfe  a  cercar  opportuno  riparo  alla  preveduta  Tua  difavventura.  .^.^^.^^ 
Quefio  fu  di  rendere  avvifati  del  fuccelTo  i  Parenti ,  i  quali  dT 
all'  annunzio  montati  in  collera ,  ed  armatifi  ,  corfero  toflo  Bernard» 
con  rifoluzione  di  farlo  rilafcìare  a  forza  per  illrada ,  e  con- 
durlo via  .  Ma  non  venne  lor  latto  ;  perchè  il  pover  uomo 
già  era  giunto  al  Convento  .  Quivi  fu  chiufo  in  carcere  ; 
dove  per  lo  dolore  vilFe  molti  mefi  infermo  ,  e  fenza  poterfi. 
confolare  con  la  vifla  d'  alcuno  de'  Tuoi  .  Chi  alleviollo  al- 
quanto in  tali  afflizioni  fu  1'  amorevolezza  d'  un  vecchio  Re- 
ligiofo  ,  per  mezzo  del  quale  potè  far  penetrare  a'  Parenti 
qualche  notizia  dell'  infelice  fuo  Rato  .  Fecero  queiH  il  fe- 
condo tentativo  ,  che  peggio^  del  primo  riufcìt  .  Perciocché 
nottetempo  di  nuovo  armatili ,  e  Ialite  le  mura  del  Conven- 
to ,  gii  erano  giunti  prelTo  alla  carcere ,  in  cui  giacca  lo  fgraziato 
Pittore  .  Ma  appena  trovatala  ,  furono  fcoperti ,  e  corretti 
a  fuggi  re:  ove  effl  con  si  fregolate  maniere,  anzi  che  giovare 
al  carcerato ,  gli  accrebbero  le  angurie  ;  poiché  da  indi  in- 
nanzi venne  culiodito  con  maggior  diligenza ,  e  rigore . 

In  ill:ato  dunque  si  compaffionevole  coflui  per  ultimo  ri- 
piego s'  appigliò  alla  finzione  :  e  confeiTandoii  ben  degno  di 
quanto  pativa  ,  come  trafgrelTore  degl'  inviolabili  ordini  de' 
Tuoi  Superiori  ;  chiamavafi  felice ,  ed  avventurato  nelle  mi- 
ferie ,  e  dichiaravafi  pronto  a  più  gravi  penitenze,  quando  gli 
veniflero  impolle  .  Moftravafi  zelante  della  Regolare  oiler- 
vanza ,  diflaccato  dall'affetto  a' Parenti ,  parco  nel  cibarfi, 
affiduo  neir  orazione  ,  umile  ,  paziente  ,  mortificato  .  In  fom- 
ma  egli  appariva  un  ritratto  di    perfetta  fantità  . 

Dopo  tre  anni  di  carcere ,  e  dopo  varie  prove  date  di 
fé ,  finalmente  ottenne  la  libertà ,  con  rinnovare  però  i  già 
fatti  voti  .  Cosi  continuò  per  alquanti  mefi  religiofamente 
vivendo ,  e  con  efemplare  edificazione  di  tutto  il  Convento  . 
Quando  parendogli  ,  che  oram.ai  folle  giunto  il  tempo  di  li- 
berarfi  da  quella  foggezione  :  fi  valfe  del  buon  credito  ,  in 
cui  era  prefFo  de'  Superiori ,  e  chiefe  un  dopo  pranzo  licenza 
d'  andare  a  vìfitar  fua  forella  :  il  che  graziofamente  gli  fu 
conceduto  .  Giunto  alla  cafa  di  lei  in  compagnia  d'  un  laico 
Tom.  I.  N  affegnatogli , 


StrOìCìI  • 


IP4  VITE   DE'PITT.,  SCULT., 

aflegnatogli  ;  queQi  reflò  nella  fala ,  ove  un  Pittore  dipinge- 
va,  e  fi  trattenne  a  parlare  con  eflb ,  mentre  Fra  Bernardo 
■  era  entrato    nella  danza  della  forella    Tetto  preteflo    di  aver 

~Oi  a  confultare  alcune  cofe  con  efTa  .  Quivi  fi  fece  toflo  rader 
Bernardo  \^  barba  ,  e  depofli  gli  abiti  da  Frate  ,  vc(\\  nuovamente  quelli 
*"  "  da  Prete;  indi  paflato  per  una  fcala  fegreta  ,  fc  la  colfe_.  . 
Il  laico  compagno  vedendo  l'ora  già  tarda ,  dimandò  di  Fra 
Bernardo  per  ritirarfi  al  Convento  :  ma  s'  udì  rifpondere , 
che  Fra  Bernardo  era  partito  .  Turbato  quegli  a  tale  rifpofla 
tornò  in  fretta  al  Convento ,  e  narrò  a'  Superiori  quanto  gli 
era  accaduto  .  Ufarono  colìoro  ogni  arte  ,  ed  induflria ,  per 
riavere  il  fuggitivo  .  Ne  fecero  diligenti  ricerche  :  ricorfero 
a'  Tribunali  :  fpedirono  efploratori  a  rintracciare  di  lui  :  ma 
tutto  indarno  ;  perciocché  egli  ritiratofi  in  cafa  d'  un  amico, 
fu  da  coflui  tenuto  in  luogo  d' afilo  ;  e  pofcia  occultamente 
imbarcato  per  Venezia  ;  dove  giunto  con  efficaci  lettere  di 
raccomandazione  ,  trovò  Protettori  potenti ,  che  lo  afllcura- 
rono  da  ogni  moleflia .    (a) 

In  quella  città  fervidamente  impiegofTì  lo  Strozzi  in  di- 
pingere ,  e  confermò ,  anzi  accrebbe  col  fuo  egregio  valore 
la  nobil  fama ,  eh'  era  precorfa  di  lui  .  Mi  fa  male  di  non 
poter  favellare  delle  Opere ,  eh'  ei  fece  colà  (h)  ;  perchè  non 
ho  potuto  averne  particolare  notizia  .    Soltanto    in  generale 

fui 

(rt)  Non  'e  credibile,  che  Io  Strozzi  s' appartafTe  allora  da' Cappuccini  fenza— 
fpecial  conceiTione  ottenutagli  per  Breve  Apoftolico  da'  Parenti ,  o  dagli  Amici. 
Il  Lettore  ciò  l'upponga  ,  benché  il  Soprani  non  ne  faccia  motto.  E  forfè 
il  Breve  non  era  ancora  notificato  a  que'  Keligiofi  ;  perciò  egli  fi  opponevano 
al  Soggetto. 
(  l?)  Poiché  è  riufcito  a  me  d'avere  notizia  d'alcune  particolari  pitture  fatte 
dallo  Strozzi  in  Venezia  :  mi  ftimo  in  obbligo  di  qui  accennarle  ,  per 
renderne  conlapevoli  gli  Amatori  delle  cofe  buone . 

Entro  la  Libreria  di  S.  Marco  annefla  alle  Proccurerìe  ha  dipinto  ad  olio 
in  un  tondo  la  Scultura ,  che  con  riga  ,  e  compaflb  mifura  alcuni  marmi 
già  difpofti   a  formarne  ftatue . 

Neil"  altra  Proccureria  detta  de  Ultra  entro  1'  ultima  ftanza  ha  dipinto  C- 
milmente  ad  olio  il  ritratto  del   Cav.  Grimani  . 

Per  la  Chiefa  di  S.  Benedetto  ha  dipinto  la  tavola  di  S.  Sebaftiano,_a  cui 
le  Matrone  Romane  diftaccan  dal  corpo  le  frecce .  Qjieft'  Opera  fi  giudica 
bellifllma  tra  le  fue  belle . 

Per  la  Chiefa  dello  Spedale  degl'  Incurabili  ha  efpreflb  in  tuia  gran  tela_ 
r  Evangelica  paiabola  deli'  invitato  alle  nozze ,  che  v'  andò  fcnza  la  velie 
nu2iak  • 

Nella 


ED    ARCHIT.  GENOVESI.  195 

fui  accertato ,  che  elle    fon  molte ,   e  fingolarillìme  :   onde_> 
i  Pittori  di  miglior  guflo  fi  propongono  per  efemplare  ,  ol- 
tre a  quello  de'  primi  Maedri  della  fcuola  Veneziana  ,  lo  fli-  -^^-^-« 
le ,  ed  il  colorire  dello  Strozzi  :  e  la  fcuola  Strozziana  vi  ha       Di 
erande  ftima  ,  e  affai  vi  fiorifce ,  Bernardo 

D  '  _  _,.  j  &TR0ZZ1  . 

N  2  Vide 


Nella  Chiefa  de]  PP.  Teatini  avvi  di  fuo  la  tavola  di  S.  Ldrenzo  ,  che  di- 
ftribuifce  a'  poveri  ì  vafi  del  Tempio  . 

Nella  Chiefa    de'  SS.   Apoftoli  ha  dipinto  la  tavola  dell'  Angiolo  Ciiftode  . 

Stimati flìma  poi  è  un'  altra  tavola  ,  che  ha  fatto  per  la  Chiefa  de'  PP. 
Gefuiti ,  entrovi  S,  Francefca  Saverio . 

Nella  fcuola ,  offia  Accademia  de'  Pittori  v'  ha  dello  Strozzi  un  quadro 
con  Crifto  fui  Taborre  tra  Mosè  ,   ed  Elia . 

Anche  per  altre  città  lavorò  il  noftro  Artefice  varie  pitture .  Alcune  di 
mia  notizia    fon  le  feeuentl . 

In  Vicenza  entro  la^  Chiefa  di  S.  Biagio  de'  PP.  Riformati  di  S.  Francefco 
vedeii  di  lui   la  tavola  del  Battefimo  di  Crifto. 

In  Brefcia  e  una  fua  tavola  nella  Chiefa  di  S.  Terefa  ;  e  contiene  la  Fla- 
gellazione di   Crifto  . 

Un  infigne  quadro  pur  fno  e  in  Firenze  nella  guardaroba  del  palaz- 
zo_  vecchio .  Tal  quadro  rapprefenta  con  efpreflìane  naturalifllma  i  Fari- 
feì ,  che  moftrano  a  Crifto  la  moneta   del  cenfo  . 

In  Milano  fon  di  fuo  pannello  preflb  i  Signori  Cafnedi  due  pregiati  qua- 
dri con   Mifteri   della  Paffione  di   Crifto. 

E  qui  per  gimita  rapportar  voglio  due  altri  quadri ,  che  acquiftò  il  Conte 
Algarotti  dalla  cafa  Sagredo  di  Venezia  per  Auguilo  HI.  Re  di  Polonia  , 
e  padrone  di  quella  nobiliiTima  raccolta  di  rare  pituire ,  che  al  mondo  è  nota. 
Il  prefato  Algarotti  in  una  fua  lettera  trafmeffa  da  Pofdammo  nel  febbraio  del 
1751.  al  Si^.^Giovanni  Mariette  ;  la  quale  fta  inferita  nel  tomo  VI.  dell'Opere 
di  effo  Algarotti  ftampate  in  Livorno  dal  Coltellini  l'anno  1765.  fcrive  così. 
Due  quadri  de.'  Prete  Ge'-ovefe  (al  ,  ofjìa  Bernardo  Strozzi  con  figure  di  gran- 
dezza naturale  fino  al  giiigcchio  ,  Neil'  tino  fi  vede  efF^iata  una  fonatrice  ir.  atto 
di  toccare  y  non  mi  ricordo  ,  [e  il  'into  ,  0  altro  ftnnle  finimento  ;  e  neW  altro, 
Davidde  ,  che  ha  ncW  una  mano  la  fpada  ,  e  a  lato  la  tefta  di  Golia  .  In  quefle 
du        '  '         ■  "  '  "  '  '    '  '  "  .       .     ■ 

dii 


torni ,  come  per  la  freCcbezza  de'  pennello  ,  e  per  altri  fuoi  pregi  >  è  ben  degno 
deir  elogio  ,  che  ne  fece  già  il  Bofchini  nel  fv.o  libro  intitolato  La  carta  eìl 
NAvegar  pittoresco  :   al   vento  fettìmo  pag,    566. 

Del  Prete  Genovefe    pur  fé  vede 
David  tutto  vigor  ,  tutto  energìa 
Col  fpadon ,  e  la  tefta  de   Golìa  ; 
E   che  '1   fìa  vivo  ,  chi  1'  oflerva  ha  fede  . 
D'  una  lode  poi ,  che  a  molti  arriverà  nuova ,   non  debbo    defraudare   Io 
Strozzi  :  ed  è  ,  eh'  egli  fapeva  anche  egregiamente  incidere  all'  acqua  forte-, 
in  rame .    Di  ciò  ne  fa  fede  una  carta  efprimente  la  Beatiflìma  Vergine  coi 
Divino   Infante  adorato  da  S.  Giovannino  :  dalla  qual  carta  è  facile    il  giu- 
dicare ,  che  il  celebre  Rembrandt    non  1'  avrebbe  con  maggior  artifizio  in- 
tagliata .  .  ^        . 
(a)    Lo  Strozzi  è  comunemente  chiamato  in  Italia    il  Prete  Genovefe:  fuorché 
in  Genova ,  dove  ha  più  ufitato  il  foprannome  di  Cappuccino . 


1^5  VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 

Vi  ie  queflo  Pittore  1'  ultimo  de'  fuoi  giorni  in  Venezia 
nel  terzo  d'agorto  dell'anno  K544.  fclTantefimo  terzo  dell'età 
Tua  :  e  fu  feppellito  in  S.  Fofca  con  la  feguente  quanto  bre- 
ve    altrettanto  onorevole  infcrizione . 


Di 

Bernardo 
Strozzi  .  BeRNARDUsStRGTIUS 

PlCTORUM     SPLENDOR 
LlGURl/£      DECUS 
H  I  C     J  ACE  T . 


Furono  fuoi  difcepoli  in  Genova  Gio.  Andrea  De' Fer- 
rari ,  e  Antonio  Travi  comunemente  detto  il  Sordo  di  Se.ìri. 
D'  ambedue  parlerò  fucceflivaraente  a'  dovuti  luoglii . 


VITA 

DI  GIOVANNI  STEFANO  ROSSI 

Pittore  . 

LA  Pieve  del  Tecco  ,  luogo  dell'  occidentale  noflra  Ri- 
viera ,  fu  la  patria  di  Giovanni  Stefano  RolTi .  Egli 
fludiò  la  Pittura ,  prima  fotto  Andrea ,  ed  Ottavio 
fratelli  Semini ,  poi  fotto  il  Sorri ,  nel  tempo ,  che 
ve  la  riudiava  ancora  lo  Strozzi  ;  onde  ebbe  occaiione  di 
contrarre  con  collui  amicizia  . 

Ufcito  il  Roili  dalla  difciplina  de'  Maeflri ,  e  divenuto 
già  ProfefTore ,  cominciò  a  dipinger  tavole  non  difpregevoli  ; 
fra  le  quali  una  commefTagli  da'  Signori  Conti  della  Lengue- 
glia  per  la  Chiefa  Parrocchiale  di  detta  Pieve  .  In  quella-, 
tavola  egli  efprelfe  Maria  Vergine  in  alto ,  cinta  di  bianche 
nuvole ,  con  ifchiera  d' Angioli  intorno  :  e  nel  balTo  v'  ag- 
gi unfe 


ED  ARCHIT.   GENOVESI.  197 

giunfe  i  SS.  Bartolommeo ,  e  Bernardo  :    forfè  dopo  Maria-. 
Protettori  anch'  efli  del  luogo  . 

In  Genova  fece  una  tavola  per  1'  Oratorio  di  S.  Niccola  _ 
da  Tolentino  ;  il  qual  Oratorio  è  fituato  nel  chioflro  della^        Di 
SantifTima  Nunziata  di'  Porteria  (a)  .  Quella  tavola  è  di  fuf-    5^°^^^ 
ficìente  bontà  .    Sono  figurati  in  efla  il  prefìito  S.  Niccola_.,      Rqssì  . 
e  S.  Francefco  d'  AfTifi  davanti  alla  B.  Vergine . 

Un'  altra  tavola  pur  fece  il  Roffi  per  la  Chiefa  di  Santa 
Maria  di  Loreto  detta  d'  Oregina  fuor  della  porta  di  S.  Tom- 
mafo  :  ed  in  elTa  tavola  fi  fcorge ,  che  queflo  Autore  difpo- 
nea  le  Tue  Opere  con  ben  intefi  difegni ,  e  le  coloriva  con 
gradevole  foavità .    (h) 

In  occafione  di  fabbrica  fu  difirutta  una  piccola  cappel- 
la ,  che  flava  eretta  in  fuUa  piazza  di  Gesù ,  e  Maria  de'  PP. 
Minimi  :  entro  la  qual  cappella  aveva  il  RoiTì  con  maniera 
molto  patetica  dipinto  a  frefco  un  Gesù  deporto  di  Croce  . 
Cos'i  quafi  tutte  le  pitture  di  queflo  Artefice  hanno  avuto  la 
difgrazia  di  preflo  perire . 

Cominciava  di  que' giorni  a  praticar  la  pittura  .un  tal 
Francefco  figlio  di  certo  Maeflro  ,  che  intagliò  in  legno  par- 
te degli  ornamenti  dell'organo  della  nofira  Cattedrale^. 
Queflo  Francefco  con  molto  buon  gufto  efprelTe  nella  men- 
tovata cappella  alcuni  Angioli  in  atto  di  dolore  .  In  oltre  ef- 
figiò ad  olio  fopra  tre  laflre  di  rame  partiramente  Gesù  Criflo, 
e  i  due  ladroni  ;  le  quali  furono  collocate  fopra  tre  croci  , 
che  [lavano  fuori  allo  fcoperto  .  Ma  ora  di  tali  Opere  non  ve 
n'  è  più  ne  om^bra ,  né  fegno  . 

Mori  queflo  Francefco  in  età  giovanile  :  e  quafi  nello 
flelTo  tempo  mor\  anche  il  Rofll  ;  mentre  ambidue  per  V  ac- 
curata loro  applicazione  alla  pittura  ,  per  le  buone  difpofizioni 
de'  loro  ingegni  alla  perfezion  di  tal  Arte ,  e  per  qualche  lo- 
devol  faggio ,  che  del  loro  dipingere  a^eano  dato  ;  gran  cofe 
di  fé  ci  faceano  fperare  .  Se  più  viveano ,  avremmo  di  elfi 
più  cofpicue  memorie  ;  e  forfè  cofioro  alla  sfera  de' Cambiafi, 
de'Caflelli,  de' Paggi  farebber  fai  iti  .  Ma  il  Cielo  fa  quel, 
che  fa  .  .  N  3  VITA 

(  «  ■)  Quefl' Orarorfo  s'è  poi  cambiato  in  altro  ufo;  e  la  Confraternita  s'è  traf- 
ferita  altrove  :    eccome    pure   la  tavola  ,    di  cui  non  s'  ha  più  notizia . 

(6)  Anche  quefta  tavola  è  fiata  rimoffa  dalla  prefau  Chiefa  d'  Oregina.  QiijJ 
fine  poi  abbia  fatto ,  non  s'  è  potuto  fapere . 


\^  VITE   DE'  PITT. ,  SCULT., 

VITA 

DI   GIO.   BATTISTA  BRACCELLI 

Pittore  . 

DEL  numero  di  que'  virtuofi  Giovani ,  che  bel  talento 
per  la  Pittura  moflravano ,  e  che  in  frefca  età  ci 
vennero  a  mancare ,  uno  fu  Gio.  Battila  Eraccelli , 
la  cui  vita ,  e  lode  non  debbo  ommettere  ;  dacché 
egli  degne  memorie  di  fé  ci  lafciò  in  varie  fue  tele  coii_ 
qualche  energia ,  e  vivezza  condotte  . 

Ei  nacque  in  Genova  l'anno  1584.  da  Padre,  che  efer- 
citava  r  arte  di  legnaiuolo  .  Dappoiché  pattata  ebbe  la  pueri- 
zia nello  rtudio  delle  lettere ,  vedendo  i  luoi ,  che  moUrava 
inclinazione  al  difegno  ,  lo  conduffero  al  iamofo  Paggi ,  che 
già  reiìituito  s'  era  alla  patria ,  per  farlo  da  si  grand'  uomo 
inflruire  nella  Pittura  .  Quanto  prefio  ,  e  quanto  bene  in  tal 
facoltà  s'  avanzane ,  il  diede  a  conofcere  il  iuo  Maellro  me- 
dellmo  ;  poiché  foleva  affidargli  le  fue  tavole,  e  lafciar ,  che 
in  efle  liberamente  profeguille  i  lavori  .  AffidoUi  fra  le  altre 
quella  ,  che  avea  per  le  mani  da  locarfi  all'  Aitar  maggiore 
delle  Monache  di  S.  Niccolò  :  e  1' accurato  difct^polo  lant  ol- 
tre conduflèla  ,  che  il  Paggi  poco  più  ebbe  a  la\orarvi  d' in- 
torno ,  per  ridurla  a  quel  compimento ,  e  perfetto  ellère_. , 
in  cui  la  vediamo  .    {a) 

Abbiamo  del  Braccelli  un  quadro  di  fua  invenzione  en- 
tro la  Chiefa  di  S.  Maria  de'  PP.  Servi  ;  nel  quale  fono 
molto  giudiziofamente  efprclTi  alcuni  Santi  di  quell'Ordine; 
ed  evvi  marcato  l'anno  1608.  {b) 

Fece  egli  ancora  quattro  altre  pitture  d'  affai  buona  idea 
rapprefentative  d'  alcuni  fatti  concernenti  alla  vita  de'  Santi 
Colimo ,  e  Damiano  .  QueQe  ebbero  luogo  nella  Chiefa  de- 
*licata  a'  medeiimi  Santi .    {e) 

Parimente 

i  a  ì  Già  fi  difle  nella  vita  del  Paggi ,  che  la  riferita  tavola  non  6  più  in  quclia 

Chicl'a. 
C  6  )   La  piefata  tavola  è  tuttavìa  in  quella  Chiefa  a  lato  dell'  organo , 
\c)  Li  quella  Chiefa  non  fi  conlsrvajio  più  le  qui  c;iunfiate  tavole» 


ED   ARCHIT.    GENOVESI. 


199 


Parimente  fotto  un  arco ,  che  conduce  alla  Chìefa  Par- 
rocchiale di  S.  Maria  delle  Grazie  dipinfe  un'  Immagine  di 
Noftra  Donna  col  Divin  Putto  in  grembo  :  Opera  ,  che  dall' . 
umidore  ,  e  dallo  fpruzzo  de'  vicini  flutti    del  mare  è  fiata  " 
predo  confunta . 

Era  quefto  Giovane  di  compleffione  delicata ,  e  debole  ; 
pure  tanta  pafTione  egli  avea  per  la  Pittura  ,  che  in  efla-. 
faticava  fenza  curarli  di  (iia  fonità  .  Anzi  vedendo ,  che  il  fuo 
Maertro  lavorava  contìnuamente  in  piedi;  anche  in  ciò  sfor- 
;^avari  d' imitarlo  .  Il  Paggi  ftelTo  glielo  difluadea  ,  dicendogli  : 
Tu  vuoi  emularmi  :  ma  non  t'  impegnare  ;  che  ci  perderai  la  pelle . 
Ed  egli  ciò  non  oflante  profeguiva .  Laonde  fece  verificare 
la  predizione  del  Maeflro  ;  perocché  poco  ftante  cadde  ili-, 
etica  febbre ,  che  lo  portò  all'  altro  mondo  nella  frefca  età 
d'  anni  venticinque  con  elìremo  dolore  del  Paggi  ,  che  co- 
me coadiutor  lijo  lo  tenea,  e  con  amore  più  che  paterno 
Ip  riguardava . 


Di  Gio. 

Battista 


N 


VITA 


200 


VITE   DE'PITT.,   SCULT., 


VITA 

DI  GIO.  ANDREA  ANSALDO 

Pittore  . 


**^. 


iRA'  più  difiiinti  Pittori  della  Liguria  meritamente  dee 
coUocarfi  Gio.  Andrea  Anfaldo  ,  Soggetto  elegante^, 
nel  difegno  ,  fondato  nella  profpettiva ,  intelligente 
de'  Ibttinsù  ,  efpreiFivo  negli  affetti ,  paftofo  ,  e  Ibavc 
nel  colorire  ,  fornito  in  fomma  di  tutte  quelle  doti ,  che  com- 
piono la  perfezione  dell'  Arte  . 

Voleri  fu  la  patria  di  coflui  :  la  Tua  nafcita  feguì  l'an- 
no 1584.  {a):  e  il  iuo  Genitore  nonioflì  Agoflino  ;  il  qual  era 

uno 

(  s  )  Ne'  libri  battefnnair  della  Parrocchia  de'  SS.  Niccolò ,  ed  Erafmo  di  \''oItri 
Ilo  letto ,  che  qucll' Anfaldo  ebbe  nome  Andrea  folamente ,  e  che  uacciue^  , 
fé  mal  iioii  mi  incordo  j  nel  £:ttembie  dell'  aiuio  fopraiiaouto  • 


ED    ARCHIT.    GENOVESI.  201 

uno  de' più  ricchi  mercadanti  del  luogo:  ma  le  difgra^ie, 
a  cui  foggiacque,  e  i  difcapitì  avuti  ne' traffichi  ,  furon  ca- 
gione ,  che  venendo  a  morte  lafciafTe  a'  figli  poche  foflanze  .  _^__ 

Era  Gio.  Andrea  il  primogenito  tra' luoi  fratelli  :  e,tut-        5^ 

tochè  giovanetto,  con  molto  fenno  portavafi  ,  e  andava  fìu- do.  AnekeA 
diando  il  modo  di  por  la  famiglia  in  iftato  men  bifognofo.  ■^^^'^""• 
Rifletteva,  che,  per  queflo  efeguire,  altra  flrada  non  v'era, 
fé  non  quella  di  ben  pofledere  qualche  nobile  Profe(rione_> 
da  ritrarne  onore ,  e  guadagno .  Efaminò  per  tanto  1'  incli- 
nazion  propria  :  e  quefla  gli  fuggerì  d'  attendere  alla  Pittura  . 
Confultonne  i  Parenti,  che  approvarono  l'elezione:  ed,  ac- 
ciocché tantoflo  r  effettualTe ,  lo  condufTero  a  Genova ,  e  ad 
Orazio  Cambiafo  figlio  di  Luca  lo  confegnarono .  Stette_. 
1'  Anfcildo  qualche  tempo  lotto  la  difciplina  di  quefio  Mae- 
ftro  ;  e  vi  fece  nel  dilegno  progreffi  non  ordinar]  {a).  Pafsò 
quindi  al  colorire  ;  e  molto  ben  vi  riufciva  .  Anzi  per  ren- 
derfi  in  ciò  piià  franco ,  ed  efperto ,  chiefe  in  preflito  ad  un 
fuo  amico  una  tavola  di  Paolo  Veronefe  :  ed  ottenutala^ , 
tante  volte  la  ricopiò  ,  che  finalmente  potè  imbeverfi  di  quel 
faporofò  maneggiar  di  tinte ,  per  cui  quell'  Autore  s'  è  così 
fegnalato  . 

Dopo  efTer  giunto  l'Anfaldo  a  qualche  pofTelTo  di  fua  Pro- 
feffione  fi  ritirò  in  patria  ;  e  quivi  cominciò  a  lavorare  per 
quelle  Cliiefe ,  e  principalmente  per  quella  de' SS.  Niccolò, 
ed  Erafino ,  alla  quale  dipinfe  due  tavole  :  1'  una  della_« 
Pietà  (b) ,  e  r  altra  di  S.  Lucia ,  che  ,  vicina  a  fpirar  1'  ani- 
ma ,  vien  comunicata  da  un  Santo  Vefcovo  .  Fornire  quefle 
tavole ,  ne  dipinfe  una  per  la  Chiefa  di  S.  Rocco ,  in  cui 
flava  effigiata  la  dicollazione  di  S.  Gio.  Battifta  .  Si  portò 
tanto  bene  in  tal  Opera  l' Anfaldo  ;  che  molto  onore_> 
n'  acquilo  :  e  il  luo  nome  cominciò  a  renderfi  celebre  nella 
Liguria  . 

Fu  perciò  indi  a  poco  chiamato  da'  Signori  Adorni  a  di- 
pingere a  frefco  alcune  ilorie    nel  loro  palazzo  di  villa    fì- 

tuato 

(a)  Che  r  Anfaldo  fotTe  debitore  più  alla  natura,  die  al  Maefiro  ;  ciò  fi  racco- 
glie dalle  Opere  fue .  Orazio  Cambiafo  è  fla.o  un  Pittore  men  ,  che  inedic- 
cre  ;  ed  è  tanto  diflante  dall'  Anfaldo,  quanto  è  diftaine  la  terra  dal  cielo. 

(_!>)  La  prefata  tavola  della  Pietà  non  è  più  in  quella  Chiefa  :  e  la  tavola  di  Sj 
Lucia ,  che  ancora  vi  fi  conferva ,  è  ragionevole  . 


202  VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 

tuTito  poco  lungi  da  Vokri  (a^ .  Eì  vi  fi  accinfe  con  fen'ore, 
ed  impegno  :  ma  {graziatamente  cadde  dal  palco  ,  e  fi  slogò 
-__--——  un  pie<le':  laonde  tu  corretto  a  giacerfi  alcuni  mefi  in  letto  . 
K        Ove  fchivo  Tempre  dell'  o?io  ,    fé  la  paffava    in   maneggiare 
Gio.  Andrea  j|  matitatoio  ,  c  la  penna  ,  ora  Qendendo  in  carta  de'  bei  di- 
NSALDo.  ^^^j^j  ^  g^  (^j,^  componendo  facete  commedie,  le  quali  ,  poi- 
chi  ebbe    ricuperata  la  fanità ,    egli  fece    rapprefentar  iulle 
fcene  ,  con  particolar  gradimento  ,  ed  applauib    degli  Ipet- 

ratori  . 

Ma  toflocliè  il  noflro  Artefice  potè  ripigliar  1'  ufo  de' 
pennelli  ,  i'cce  per  1'  Oratorio  di  S.  Ambrogio  in  Voltri  la 
tavola  dell'  Altare  ,  ove  figurò  quel  Santo  in  atto  di  fcacciar 
r  Imperadore  Teodolìo  dal  Tempio  (/;)  .  Piufci  queùa  ta- 
vola ,  quale  appunto  afpettar  fi  dovea  da  un  gran  valentuo- 
mo cioè  ricca  d'invenzione,  maeftofa  negli  abbigliamenti 
delle  figure,  ed  ornata  di  profpettive  tanto  ben  condotte, 
e  con  SI  artificiofi ,  e  digradati  palTIiggi  continuate  ,  che  1'  oc- 
chio vi  reila  ingannato",  ed  infieme  rapito.  E  per  vero  dire 
fu  in  queft' arte  unico  tra'  Genovefi  l'Anf-ildo  ;  tuttoché 
da  alcuni  gli  fi  pareggi  il  Benfo ,  la  cui  vita  più  a  balTo 
avremo   occafione  di  fcrivere  . 

A'  PP.  Cappuccini  della  fua  patria  dipinfe  due  tavole 
della  PaOìone  (e)  dì  Criflo  ,  che  riufcirono  afQù  patetiche , 
e  fono  in  molta  {lima  tenute  per  la  divozione ,  e  tenerezza, 
che  rif\egliano  in  chi  le  mira  ,  FfattifTimo  fu  l' Anfaldo 
neir  efprimere  le  florie  così  {acre  ,  coir.c  profane ,  non  tanto 
per  la  perizia  ,  che  di  eife  avea ,  quanto  per  certa  fiia  par- 
ticolar felicità  nel  mantenere  il  carattere  delle  figure  ,  e  far- 
ne fpiccare  a  maraviglia  ne'  loro  voki  gli  affetti  . 

Anzi  fu  quello  Pittore  tanto  immerfo  nello  fludio  dell' 
Arte  {ùa,  che  fovente  fi  cibava  fenza  fentire  il  fapore  delle 

vivande  : 

(«)  Ciò,  che  rapprefentafle  1'  Anfaldo  nel  riferito  palazzo  non  è  a  mia  notizia  : 
anzi  ncmmcii  ho  potuto  faperc  qual  ila  quello  palazzo  de'  Signori  Adorni  vi- 
cino a  Vohri . 

(^)  Quella  prcgiatifllma  tavola  fatta  dall' Anfa'do  in  Voltri  non  rapprcfcnta  già 
S.  Àmbrocio",  quando  icaccia  l' Imperadore  Tccdodo  dalla  ccmunion  dc'Fcdèli; 
ma  bensì  ,  quando  lo  aflblvc  ,  ed  ammette  .  Sta  il  Santo  in  fulla  porta  d'  uji 
maeftofo  Tempio,  veduto  tutto  in  profpeito  (  cofa  belli.lima)  ;  ed  è  in  mezzo 
a  due  femmine  figuranti  1' una  la  Ghie  fa,  l'altra  la  Giuftizia  :  ed  ha  a' pie- 
di  il  ravveduto  Imperadore   tutto  fpii otite  uiniltà  ,  e  contrizione. 

Ce)  Qiiefte  due  tavole  più  non  fi  veggono  nel  prenotato  luogo . 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  203 

vivande  :  cofa ,  che  ofTervata  da'  Tuoi  domeftici  die  loro  mo- 
tivo di  prefentargliene    a  raeafa    per   graziofa  burla    alcune 
mal  condite ,  o  amare  :    ed  egli  attratto  ,  e  concentrato  nel  ___. 
fuo  penfiero ,  indifferentemente    mangiavale    infieme    con  le         d^ 
faporite  ,  lenza  avvederfene  .  do.  Andrea 

Or  diciamo  di  lui  ciò,  die  più  s' afta  al  noftro  aftlinto .  ^^^^^""^'^ 
Fece  r  Anfildo  un  viaggio  a  Tortona  in  occafione ,  che  colà 
condufte  a  marito  una  fua  nipote  .  Pochi  meli  prima ,  eh'  eì 
vi  giungelFe  ,  era  fiata  commeffa  a  non  fo  qual  Pittore  una  ta- 
vola d'  un  Santo  Protettore  di  quella  città  .  Afpettavafi  que- 
fia  tavola  da'  Cittadini  con  fomma  premura  ;  perocché  immi- 
nente era  la  fcfla  del  Santo  .  Ma  il  lavoro  era  poco  avan- 
zato ;  e  per  confeguenza  la  comune  afpettativa  era  in  prciTi- 
ma  difpofizione  d'  andar  fallita .  I  Cittadini  mal  foddisfatti 
del  Pittore  ,  che  la  dipingeva ,  gliela  voleano  torre  di  mano: 
onde  pregarono  1'  Anfaldo ,  che  accettalTe  1'  impegno  di  pro- 
feguire  il  lavoro  ;  poiché  ben  informati  erano  della  perizia , 
e  prontezza  di  lui  .  A  niun  patto  acconfentir  volle  1'  Anfal- 
do :  defiderofo  però  di  dar-  faggio  di  fé  a  que'  Signori ,  fece 
in  brevilTimo  tempo  una  tavola  di  tutto  punto ,  e  loro  do- 
nolla  .  Grandi  furono  le  obbligazioni,  che  gliene  profeflarono, 
e  grandiffime  le  cortesìe ,  con  cui  corrifpofero  all'  egregia , 
e  pronta  Opera  .  Imperocché  appena  egli  fu  ritornato  in  Vol- 
tri ,  gli  fecero  prefentare  funtuoli  doni ,  e  gli  commifcro  fuc- 
ceffivamente  altre  tavole ,  che  conduffe  con  particolar  accu- 
ratezza :  e  due  principalmente  rapprefentative  de' Martirj , 
r  una   di  S.  Sebafìiano  ,  e  1'  altra  di  S.  Caterina  . 

Dopo  ciò  per  1'  Oratorio  di  S.  Croce  iltuato  qui  fulla  piazza 
di  Sarzano  inviò  da  Voltri  la  nobil  tavola  moltrante  il  ritro- 
vamento di  efla  Croce  .  In  quella  tavola  introdullé  moltiffi- 
me  figure  di  vario  abbigliam.ento ,  di  ben  difpoik  fimmctiìa, 
ed  in  atti  d'  ammirazione  pel  miracolo  ,  che  vedono  avve- 
nire del  morto,  il  quale  in  uno  ftante  rifufcita ,  all' inalberarli 
di  quel  Sacrofanto  Legno  di  vita  .  Vi  fono  in  oltre  profpettive 
di  raro  artifizio  :  nel  che  l' Anfaldo  era  efpertiffimo  .  Ma  di  gran 
lunga  fuperiore  a  quefia  tavola  fi  è  quell'  altra ,  eh'  ei  com- 
pofe  pure  in  Voltri  per  la  Chiefa  de' SS.  Niccolò,  edErafmo: 
nella  qual  tavola  rapprefentò  S.  Carlo  Borromeo ,  che ,  infie- 
rendo 


204  VITE    DE"  PITT.,  SCULT., 

rendo  in  Milano  la  peflilenza  ,  fcalzo  ,    con  fune    al  collo , 
e  l  CrocififTo  nelle  mani  va  in  compagnia  del  Clero  in  pro- 
»^  ceflìone  ,  Precedono  il  Santo  due  Diaconi ,  I'  uno  con  la  na- 

Di  vicella  ,  r  altro  col  turibolo  .  Gli  tengono  dietro  i  Canonici, 
Gio,  Andrea  e,^  infinito  popolo ,  e  lo  accompagnano  in  aria  due  Angio- 
NSALDo.  |^.j.j.j  ^  ^i^g  volano  in  atto  di  divozione  a' lati  del  CrocifilFo 
portato  dal  Santo  Arcivefcovo  .  Nelle  prime  linee  del  qua- 
dro vedefi  mirabilmente  dipinta  in  rigorofo  fcorto  una  fem- 
mina morta  ,  dalle  cui  poppe  pende  un  tanciullino  :  ed  ap- 
prelTo  v'  ha  un'  altra  femmina  ginocchioni ,  che  con  le  mani 
giunte  rivolta  al  cielo  implora  la  Divina  Mifericordia-. .; 
Quefla  è  una  gran  pittura  piena  d' arte ,  ricca  di  vivaci  af- 
fetti :  degna  d^  eiVev  veduta  ,  e  fenza  fine  lodata  .    (a) 

Venuto  r  Anfaldo  da  Voltri  a  Geno\a ,  ebbe  qui  l' in- 
cumbcnza  di  dipingere  una  gran  tela  per  1'  Oratorio  di  S.  An- 
tonio Abate  .  In  queita  egli  defcrifTe  1'  ultima  Cena  di  Gesù 
con  gli  Apofioli  :  nella  qual  tela  non  cedono  ;t]1' eleganza  del 
difegno  ,  alla  venuftà  della  compofizione ,  ed  alla  vivacità  delle 
tinte  le  artificiofe  digradazioni  de'  piani ,  e  le  maeftofe  ar- 
chitetture ,  che  il  f-.ggio  Pittore  feppe  introdurvi  :  onde  fi 
m.ollrò  aflai  ben  fondato  in  tutte  quelle  facoltà ,  e  doti ,  che 
deono  concorrere  alla  perfezione  d'  una  pittura . 

Fu  anche  particolare  l' induflria  fua  in  dipinger  lucidi , 
e  brillanti  i  metalli ,  qualora  vaù  di  tali  materie  dovea  nelle 
fue  tele  rapprefcntare  ,  come  fece  nella  dianzi  defcritta_,  ; 
ove  il  catino  ,  i  toudini ,  i  piattelli ,  ed  altri  fornimenti  della 
menfa  fembrano  veri  argenti .    {b) 

Non  avea  1'  Ajifaldo  per  anco  finito  queflo  lavoro  ;  quan- 
do gli  occorfe  un  accidente  infaurto  ,  e  poco  men  che  funelto  . 
Motivo  ne  fu  ,  che  i  Superiori  del  prefato  Oratorio  ,  pe' quali 
la  gran  tela  dipingeva ,  elerto  avevano  il  Benfò  ,  allora  giovane, 

a  dipingere 

(a")  Merita  qucfta  fuperbiffima  tavola  d' effere  accuratamente  difegnata  ,  ed  in- 
cifa .  Ella  è  ftata  accrefcima  da  tutti  e  Tuattro  i  Iati  dal  Pittoic  Domenico 
Piolà  e  molto  giudij-ioiamente  ,  in  occaCone  ,  che  dovette  ingraniirfi  la  cap- 
pella !  Quefta  giunta  però  guafta ,  anzi  eli:  no,  l'idea  dell' Anialdo  ;  per- 
ciocché avendola  quclti  dipinta  in  angullo  (ito  ;  appare  chiaro  ,  eh'  egli  volle 
dar  faecio  de!  fuo  vaflo  talento  con  farvi  figure  prandi  al  naturale,  e  con  di- 
moftraVe  un  giro,  e  ujia  digra  iazione  di  nunierofiirima  proccflìone  iutta_ 
incotnpaifa.    Sforzo  irgegnofifFimo  d' arte,,         ,.  , .     ^ 

(  b)  A  piò  di  quella  tavola  fi  legge  il  nome  dcil  Anialdo  fcnttovi  da  lui  mede- 
fimo;  ficcome  l'anno,  in  cui  la  cUpinie,  che  fu  il  1619. 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  205 

a  dipingere  a  frefco  nel  loro  Oratorio  un  S.  Antonio  .  L'  An- 
faldo  come  ciò  feppe   gravemente  fé  ne  ofFefe ,    e  ne  fchia- 
rnazzò  contra  1  Benfo  ;  pretendendo  ,  che  cofìui  non  accettalTe  _^..«,._ 
quel  lavoro  ;  perchè  a  fé  folo  doveail .    Scufoffì  il  Benfo  con        5^ 
dire  d' averne  già  ricevuto  denaro  in  caparra  :  e  per  ultimo  do.  Andrea 
aggiunfe  non  doverfi  accordar  grazie  a  chi  arrogantemente,     ^^^^^^'^'> 
e  con  afprezza  chiedevale  :  e  voltandogli  le  fpalle  ,  fé  ne  parti  . 
Il  dì  vegnente  1'  Anfaldo  fi  portò  dal  Benfo ,  pregandolo  con 
tutto  buon  termine  ,  che  lì  compiacele  di  cedergli  1'  Opera  . 
Ma  quefti  brufcamente  rifpofegli ,  che  dopo    le  bravate    non 
ammetteva  melate  parole  .    Montò  in  collera    a  tal  rifpofla 
r  Anlaldo  ,  e ,  Mi  renderai  conto  ,  gli  difFe  ,   di  tratto  cotanto 
incivile  .  Ciò  detto  ^  lafcioUo.  Il  Benfo  più  incollerito  di  prima 
gli  tenne  dietro  ,  e  fermatolo  ,  con  voce  alta  ,  e  minaccevole 
gli  chiefe  il  fignificato  delle  da  lui  profferite  parole  .  Volea 
r  Anfaldo  fpiegarglielo  co'  fatti  ;  onde  gli  fi  fcagliò  addoifo. 
Ma  il  Benlo  entrato  di  lancio  in  una  vicina  bottega ,  dove 
avea  veduta  un'  arma    da  taglio ,    rofto  afferrolla  ;    e  lerito 
con  effa  1'  Anfaldo  ,  via  il  fuggì .  Non  fu  mortale  il  colpo  : 
perchè  poco  tagliente  era  l' arma  :  nulladimeno  rellonne  quefli 
fortemente  abbattuto  .  Portato  fubito  a  cafa ,  tal  cura  s'  ebbe 
di  lui ,  che  in  breve  tempo  guarì  .    PacificoflTi  quindi  col  Ben- 
fo ;  e  poco  rtante  ripigliò  le  iue  virtuofe  occupazioni . 

Fece  egli  in  primo  luogo  una  tavola  rapprefentante  il 
Martirio  di  San  Sebafliano ,  che  fu  trafmefià  in  Cadice ,  e 
collocata  nel  Duomo  di  quella  città ,  ove  tuttavia  fi  con- 
ferva .  L'  Opera  è  molto  fquilìta ,  e  dà  continua  lode  all' 
Autore  .  Fece  poi  fucceflìvaniente  altre  tavole  per  privati 
Soggetti  :  ma  di  quefle  non  ho  fpeciali  notizie  .  Quindi  om- 
mettendole,  pafferò  alle  da  lui  dipinte  per  luoghi  pubblici. 

Per  una  delle  fale  di  quello  Real  Palazzo  colorì  in  gran 
tela  la  Virtù  della  Prudenza  figurata  in  una  donna  veflita_. 
d'  armatura  ,  e  tenente  nella  deflra  un  ramo  di  quercia-. . 
E'  tanto  bella  quefla  immagine ,  che  quantunque  altre  tavole 
efprimenti  Virtù  abbiano  pofcia  dipinto  per  la  medefiraa  (ala 
diverfi  nollri  Pittori  di  gran  perizia  :  pure  quella  dell'  An- 
faldo fi  fa  conofcere  a  tutte  fuperiore  nel  difegno ,  e  nel  co- 
lorito .   Si.uilmente  per  la  fuddetta  fala  ebbe  commiflione  dì 

dipingere 


zo6  VITE   DE'  PITT.,  SCULT.,- 

dipingere  in  un'ampia  tela  la  città  di  Genova  fortificata  del 
nuovo   recinto    di  mura    allora    appunto    compiuto  .   Efeguì 

.l'Opera  con  piena  foddisfazione  di  quefli  Signori:  ne  vi  vo- 

dì     "leva  altri  che  un  Soggetto  pratichifTimo  di  profpettiva  (  qual 

G'o-^^^^5«£A  ei-a  p  Anfoldo  ) ,  per  ben  efeguirla  .    {a) 

\sALDo.  p^^  j^  Chiefa  di  S.  Maria  delle  Grazie    dipinfe    la  ta- 

vola, che  fa  facciata  alla  prima  cappella  dal  lato  deliro. 
Figurò  in  eifa  tavola  S.  Luca  ,  ed  altri  Santi .  Un'  altra  pur 
ne  dipinfe  per  la  Chiedi  di  S.  Sabina  ,  ove  efprefTe  la  B.  Ver- 
gine {b)  :  ed  alcune  altre  tavole  compofe  per  1'  Oratorio  di 
S.  Tomraafo  :  tutte  d'egregio  flilc  ,  e  di  bel  colorirò,  (r) 
Grande  poi  fu  1'  onore ,  che  ebbe  ,  allorché  i  Signori 
Deputati  alla  fabbrica  di  qucfla  Cattedrale  lo  fcclfero  per 
dipingere  i  maeflofi  fportelli  d'  uno  degli  organi  di  elTa  Cat- 
tedrate  :  nella  qual  Òpera  fuperò  1  efpettativa  coinune  :  e_- 
ficcorae  quegli  fportelli  dovean  effer  dipinti  tanto  al  di  den- 
tro ,  quanto  al  di  fuori  :  cos'i  dalla  parte  di  dentro  rappre- 
fèntò  ripartitamente  due  paffi  della  vita  di  S.  Lorenzo  ,  a  cui 
è  dedicata  la  Chiefa  .  Neil'  uno  efprelFe  quei"lo  Santo  in  atto 
di  battezzare  il  convertito  Romano  :  e  nell'  altro  il  Santo 
medefimo ,  che  rinchiufo  in  carcere  reca  la  vifla  ad  un  cieco. 
Difpofe  poi  con  raro  artifizio ,  che ,  chiufi  i  due  fportelli , 
forraaflero  nella  parte  di  fuori  una  fola  pittura  .  Fin<e  in_^ 
quefla  l' interno  d'  un  magnifico  tempio ,  nel  cui  mezzo  fi- 
gurò il  Santo  Diacono  in  atto  di  diftribuire  ad  un  folto 
ftuolo  di  poverelli  i  vafi  d'  oro  ,  e  d'  argento  della  Ciucia . 
Sommo  fu  il  gradimento  ,  che  incontrò^  1'  Autore  d'Ope- 
ra cotanto  ingegnofa  .  E  teflimonianza  ne  fecero  i  fuccertìvi 
effetti  .  Perocché  in  vifta  di  quella  i  più  qualificati  Signori 

della 

(  a  )  La  prefata  tavola  fi  conferva  oggidì  nell'  atrio ,  che  introduce  aUa  fala_ 
detta  del  Configlio  d'inverno.  ,     „    ,,      .  ,       -     ,        ,     •  ,- 

(*)  auefta  tavola  non  rapprefenta  già  la  B.  Vergine  ,  ina  bensì  la  gloriofa 
Afccndone  di  Crifta  al  Cielo  con  corteggio  d'  Angioli  ;  ed  al  baffo  poi  della 
tavola   v'  e  S.  Gregorio  Magno  .  .  ,     j  ,„  a  V  . 

(ci  Benché  il  Soprani  dica  effere  in  quello  Oratorio  alcune  tavole  dell  Anfal- 
do  •  pure  non  ve  n'  è ,  fé  non  una  ,  molto  fmgolare  però  ,  e  ben  confcrvata. 
In  elTa  vicn  figurata  la  parte  interiore  d'  un  tempio,  der.tro  del  quale  ve- 
defi  r  Apoftolo  S.  Tommafo  in  atto  di  battezzare  i  fajiti  Ke  Magi  ,  le  cui 
veltiture  non  poffono  effere  ne  più  proprie,  ne  meglio  dipinte  .  Spira  in- 
tutta  quella  tavola  una  certa  unita ,  oì.  energia ,  che  diffidi  farebbe  1  elpri- 
mcila  • 


ED  ARCHIT.   GENOVESI.  207 

della  noflra  città ,  quafi  a  gara  gli  commetteano  pitture  va- 
fte,  e  d'impegno;  ond' egli  era  incefTantemente  occupato. 

Ergendofi  da  quello  Pubblico    nella  Chiefa  di  S.  Pietro    ■ 
di  Banchi  la  cappella  in  onore  dell'  Immacolata  Concezione  di  "      dÌ 
IVI  aria  Vergine  ,  a  cagion  di  voto  fatto  1'  anno  1 57P.  per  la  libe-  do.  Andrea 
razione  della  città  dalla  pellilenza,  fu  impiegato  l'Anfaldo  a  di-    ^^^^^^°'- 
pingervi  nella  volta  tre  lloriette  alludenti  alla  vita  di  efTa  Ver- 
gine; pitture  ,  che,  ficcome  eccellenti  riuscirono  ,  cosi  fa  molto 
difpiacere,  che  l' umidore  de'  tetti  le  abbia  oramai  diflrutte  .  (^) 

Nel  palazzo  del  Sig.  Gio.  Battifla  Doria  dipinfe  a  frefco 
la  ftoria  d' Ellerre  :  ed  in  quello  del  Sig.  Giacomo  di  Negro , 
il  trionfo  di  Davidde  ib)  .  Per  lo  Sig.  Giacomo  Saluzzo  Prin- 
cipe di  Corigliano  dipinfe  la  fotterranea  cappella  della  Ma- 
donna del  Monte  con  adattate  ilioriette . 

Anche  il  Sig.  Francefco  Brignole ,  che  poi  fu  Doge_. , 
volle  avere  nel  Tuo  palazzo  qualche  Opera  dell'  Anfaldo  ; 
e  però  vi  fece  dipingere  in  due  Itanze  partitamente  Sanfone  : 
nella  prima,  quando  è  lòrprefo  da' Filiiìei ,  mentre  dorme  in 
grembo  a  Dalila  :  nell'altra  ,  quando  abbracciate  le  due  colonne 
del  tempio  ,  e  quelle ,  e  il  tempio  rtefFo  fcuore  ,  ed  atterra  .  (e) 

Nel  fobborgo  di  San  Pier  d'Arena  per  commidìone  del  Sig. 
Gio.  Paolo  Spinola  rapprefentò  entro  il  di  lui  maeftofo  palazzo 
diverfe  imprefe  fatte  dal  Marchefe  Federigo  Spinola  nelle». 
Fiandre  {d) .  Da  San  Pier  d'  Arena  pafsò  a  Cornigliano  , 
dove  nel  palazzo  del  Sig.  Paolo  Spinola  [  altro  dal  fopram- 
mentovato  Gio.  Paolo  ]  defcriiTe  in  alcuni  quadri  fulle  pareti 
i  pila  memorabili  fatti  del  Grand'  Aleilandro  . 

Ritornato 

(  a  )  Tali  pitture  non  fono  ancora  diftrutte  :  ma   in  qualche   buon  effere  tuttavia 

fi.  confervano . 
(ù)    Io  non   ho  mai  potuto  rinvenire  ne  quefta  pittura ,   ne  quefto  palazzo . 
le)    Egli  è  r  antico  palazzo  Brignole  pollo  a  pie  della  falita  di  Cafteflo  ,  ove  pur 

oggidì  fi  veggono  le  fopra  er.unciate  fpiritofiflìme  pitture  . 
(rf)    Quelle  pitture  a  frefco   fono  delle  più  eccellenti  dell' Anfaldo .    In  effe   ha_ 

fatto  fpiccare  tutta  la  più  foave  maniera   del  colorire ,  e  tutta    la  perfe2Ìone 

della  profpettiva    ne'  ben  digradati  piani    degli  afledj    delle  citta ,     che  de- 

fcrive  efpugnate  dal  prefato  Marchefe    Spinola . 
Non  fono  quelli  gli  unici  lavori  fui  frefco    fatti    dall'  Anfaldo    nel    riferito 

palazzo  .  Altri  ve  ne   ha  in  diverfe  ftanze ,   e  diftintamente  in  quella ,  ove-. 

fi  rapprefenta  lo  Spofalizio  d'  Argentina  Spinola  col  figlio  dell'  Imperadore-. 

Andronico  .    Ne  fi  deono  paffare  fotto  filenzio  le  quattro  Virtù  dipinte  a  chia- 

rofcuro  fulla  facciata  del  palazzo  medefimo  ;    perchè   d'  Anfaldo    pur  fono  : 

e  veramente  degne  di  liii. 

Altre 


2o8  VITE  DE'  PTTT.,   SCULT.,- 

Ritornato  a  Genova ,    chiamoUo  il  Sig,  Gio.  Vincenzio 
Imperiale  a  lavorare  nella  nuova  parte  di  facciata  ,  che  qucflo 
Cavaliere  aveva  aggiunto  all'ornatiirimo  fuo  palazzo  in  Cam- 
Di        petto  .    Ei  v'  efprelTe  a  chiarofcuro  quattro  Deità  ,  fra  le  quali 
Gio.  Andria  gìovc  ,  €  Cibcle  ;  e  riufcirono  tutte  d'  ottimo  gufto  .    Ma  non 

Ansaldo,  -      i  .  n>  /^  •  j>  • 

potè  dar  compimento  a  quelt  CJpera  ,  a  cagione  d  improv- 
vifa  difgrazia  ;  e  f u  ,  che,  mentre  dipingea,  cadde  dal  palco  ,  e  fi 
ruppe  una  cofcia  .  Confinato  perciò  lungo  tempo  in  un  letto, 
egli  pafsò  quella  rribulazione  con  la  penna  ,  o  col  matitatoio 
alla  mano  ,  ora  fcrivendo ,  ed  or  difeguando  ;  perciocché  ,  nemi- 
ciflìmo  dell'  ozio  ,  non  fapca  rtare  un  momento  fenza  operare. 
Nel  tempo  ,  eh'  egli  fi  tenea  fotto  la  cura  de'  Chirurghi, 
erano  tutti  intefi  i  Signori  1  omellinl  ad  abbellire  di  mar- 
mi,  e  d'  oro  la  lor  ampia  Chiefa  della  Santiffima  Nunziata 
del  Guaflato  .  Avean  que'  Signori  deliberato  di  ornarvi  di 
pitture  anche  la  cupola  .  Per  1'  efecuzione  di  ciò  fecero  capo 
all'  Anfaldo ,  come  a  Soggetto  efpertifllmo ,  e  che  tante  bel- 
le prove  avea  già  dato  di  fé  nella  ProfefTion  del  dipingere . 
Egli  avutane  l' incumbenza ,  non  indugiò  a  formare  il  dife- 
gno  del  futuro  lavoro  ;  il  quale ,  benché  fofTe  di  tutto  buon 
gudo  :  pure  vedutofi  da  alcuni  Pittori  de'  più  valenti ,  che 
allora  tra' Genovefì  fiorilTero,  era  da  effi  criticato,  e  {prez- 
zato .  Aveano  coftoro  a  grave  ,  che  1'  Anfaldo  fofle  flato  lor 
preferito  in  tal'  Opera  :  quindi  proccura^•ano  d'  avvilirlo  ,  e 
di  porre  in  difcredito  ciò ,  eh'  egli  in  qucll'  occafione  avea 
fatto.  Ma  r  Anfaldo  per  difefa  del  proprio  onore  s'appigliò 
ad  un  prudente  confìglio  ;  e  fu  d'  inviare  il  difegno  a  Fi- 
renze all'  infigne  Accademia  ,  che  appunto  del  Dilégno  s'  ap- 
pella ;  affinchè  i  ProfefTori  di  quella  1'  efaminaiTero  ,  e  fecon- 
do 

Altre  imprefe  dello  fteffo  Marchefe  Spinola  per  ordine  del  menzionato  Sig. 
Gio.  Paolo  Hcfcriffe  il  noftro  Pittore  nell'altro  lumuoib  palazzo  Spinola  fi- 
tuato  qui  preflb  alla  porta  detta  dell'  AcquaCola  .  Sono  quelle  ripartite  in 
tre  quadri  ,  la  cui  fpiegazione  e  facile  a  comprenderli  dalla  feguente  inlcri- 
zione,   che  fla  incifa  in  marmo  lòpra  1'  antcrior  porta  della  galleria, 

Qyi   LEGlS  ,   TABUL*  ,     QUC  I^I    MEDIO   LAQUEARI    PRIMA    EST 
AB   INCFESSU,      HANC    INSCRlPTieNEM     AKFIOAS  . 

IMPERATORIiE  OBEDIFNTIA:  AQUI'^GKANUM   RESTITUIT  . 

HanC    AUTEM    SECl'Nr.t  . 

IN  OBSIDIONE  BBEDJE  POLONIA  PRINCIPEM  RECIPIT . 

Hanc  VFP.O   "^EPI  I  t  . 

FRIDERICUS  SP1NULA  BELGICjt  CLASSI  PRiEFICITUR. 


ED    ARCHIT.    GENOVESI.  lop 

do  la  verità  ,  e  la  giuftizia  decidefTero  ,  fé  buona  era ,  oppiir 
difettofa  l' ideata  compoiìzione  .  Furono  colà  eletti  ad  efa- 
minarla  due  de' primarj  Pittori  di  eflà  Accademia,  cioè  la-  ■  » 

copo  da  Empoli  (a) ,  e  Domenico    Paflìgnani  (b) ,  da'  quali        i)i 
non  folo  s'approvò  quel   difegno  ,  ma  di  più  s' efaltò    con_.  *^'°* ■f^^^j^ 
erudite  DiflTertazioni  trafmefTd  all'  Anfaldo  .  Quefì:i ,  per  trion- 
fare con  maggior  gloria  de'  fuoi  emuli ,  e  confondere  la  loro 
malignità  ,  le  fece  tollo  pubblicar  colle  flampe  .  Ma  fìccomc 
chi  è  già  pregiudicato  dalle   altrui  detrazioni  per  lo  più  ne 
fente  in  qualche  parte  le  finiflre  confeguenze,  anche  quando 
i  detrattori  ammutifcono  :  cos'i  avvenne  all' Anfaldo,  il  quale 
benché  da  grand'  uomini  approvato  ,  e  difefo  :  pure  non  ben 
fidandofì  d'  eilò  i  Lomellini ,  vollero  ,  che  prima  difegnaflc 
fopra  una  parete  tutta  la  cupola  ;  il  che  egli  fece  :  ed  offer- 
vatofi ,  eh'  era  afiài  ben  intefo  ,  e  difiribuito  il  lavoro  ,  fu  con 
pieni  voti  determinato  ,  che  egli ,  e  non  altri  la  dipingefle  . 
In  quefla  maellofa  cupola    rapprefentò  il  noflro  Pittore 
1'  AlFunzione    di  Maria  Vergine  al   Cielo .    Ella  vi  fi  v€de_> 
attorniata  da  fchiere  d'Angioli,  e  di  Santi  in  atto,  altri  dì 
corteggiarla  ,  altri  d'  adorarla  .    Non  è  agevol  cofa  il  defcri- 
vere  le  artificiofe  profpettive  ,  eh'  egli  fé'  comparire  in  detta 
cupola  ;  e  fpecialmente    in  quello  fpazio  ,    che    refla  chiufo 
tra  '1  primo  ,  e  'l  fecondo  cornicione  :    ove  finfe  balauftrate  , 
dalle  quali  fporgono  in  fuori  altre  figure  di  Santi ,    che  of- 
fervano  il  gloriole  trionfo    della  celelle  Reina  .    Sono  anche 
negli  angoli  i  quattro  Evangelici ,  ciafcheduno  in  diverfo  no- 
biliiTimo  atteggiamento  .  In  fomma  ;  chi  vuol  vedere  quanto 
può  r  Arte  del  dipingere  ,    venga  a  vedere   quello  gran  la- 
voro degniflìmo  d'  immortalità  .    (e) 

Tom.  I.  O  Si  degna 

(«)  Iacopo  da  Empoli  ,  città  della  Tofcana  diftante  da  Firenze  circa  ^o.  miglia,, 
fu  uno  de'  più  intigni  Pittori  de'  fuoi  tempi .  Morì  d'  anni  86.  in  Firenze-. 
1'  anno  1Ó40. 

(  ^  )  Domenico  Paflìgnani  Fiorentino  ,  valenrifTimo  Pittrire  fu  caro  a  varj  Pontefici, 
principalmente  a  Clemente  Vili. ,  che  lo  creò  Cavaliere  .  Quello  PaiTignani 
morì  in  patria  in  età  d'  80.  anni  nel  i6?8.  Di  lui  abbiamo  qui  due  belle 
tavole  in  pubblico.  L'uni  rapprefentante  il  Battefìmo  di  Crirtn  :  ed  ella  è 
in  S.  Ambrogio.  L'altra  figurante  il  (acro  rito  delle  Ceneri  :  ed  ella  e 
in  S.  Maria    del  Carmine  . 

(e)   Chieda  belliffima  cupola   aven:lo  molto  patito  a  cagicìn  dell'umidità  colatavi 
da'  tetti  mal  fafciati  ;    fu  perciò  in  ^ran  parte    guaita  :    onde    1'  anno   itoo. 
Gregorio  De'  Ferrari  ebbe  commiflìoiK  di  rillorjirla .   Grandi  furono   le  fati- 
che , 


21G  VITE   DE'  PITT.,    SCULT., 

Si  degna  Opera  ,  che  fcoperta  meritò  gli  encomj  di  tutta 
la  città  ,  non  potè  elTer  fenza  interrompi  mento  condotta  a  fi- 
«___^   ne  dal  nollro  poco  fortunato  Pittore  .  Imperocché  un  giorno 
D^        neir  ufcir    che  facea  di  Chiefa  ,    fu  improvvifamente    ferito 
Gio.  Andrea  jq  un  fianco  ,  fenza  fapere  né  da  chi ,  né  perchè  .  Cos'i  l' in- 
>jsAi.Do.  j^Q^gj^j.g  uomo  dovette  di  bel  nuovo  fermarli  per  alcuni  meli 
a  letto  .    Rifanò  finalmente ,  e  compiè  la  cupola  ;    dopo  la_. 
qual  Opera ,  per  follevare  la  Ranca  fantasia ,  fi  ritirò  nel  luo- 
^o  di  Prato  poco  dinante  dal  fuo  nativo  .    Ma  qui\'i  il  Tuo 
ozio  fu  1'  occuparfi  a  dipingere   il  principale  f-ilotto  del  pa- 
lazzo Negroni  :  il  qual  lavoro  efegui  da  par  fuo  :  onde  mol- 
ta lode," e  largo  premio  ne  riportò. 

Si  reftitu'i  poi  a  Genova  :  ove  formò  le  pitture  d'alcune 
tìanze  nel  palazzo  del  Sig.  Paolo  Spinola  {a)  fuUa  piazza  di 
S.  Luca  .  Adornonne  anche  la  facciata  :  e  sì  dentro ,  che 
fuori  fé'  in  quello  palazzo  cofe  degne  di  fé  .  Pafsò  quindi  in 
cafa  del  Sig.  Tomniafo  Airolo  ,  e  vi  dipinfe  una  cupolina.^  , 
che  febben  piccola ,  rende  però  gran  teliimonianza  del  vallo 
talento  del  noilro  Autore  .    (b) 

Frattanto  i  Signori  Lomellini,  eh' eran  rimalli  oltremo- 
do contenti  dell'  operato  dall'  Anfaldo  entro  la  cupola  della 
lor  Chiefa  ,  e  volevano  farne  dipingere  il  coro  :  anche  quelV  Ope- 
ra gli  commifero  .  Ne  ilefe  egli  il  difegno  ;  e  riufci  quello  sì 
bello  ,  che  il  Marchefe  Virgilio  Malvezzi  ,  Signore  di  quel 
talento  ,  che  a  tutti  è  noto  ,  in  vcggendolo  ,  refionne  altamente 
ammirato  ;  né  fapea  faziarfi  di  contemplarlo ,  e  di  commen- 
darne l'Autore  .  Ma  disgraziato  Anfaldo  !  Nel  metter  mano 
al  lavoro  é  lòrprefo  da  maligna  infermità ,  che  ne  lo  dillo- 
glie ,    e  lo  riduce  a  termine  di  morte  . 

La  grande  alTillenza  ,  eh'  egli  ebbe ,  e  gli  appreflati  ri- 
medj ,  la  Dio  mercé ,  gli  giovarono  sì  ,  che  dopo  molti  giorni 

ulcì 

che  per  ral  Opera  durate  da  quefto  noflro  Pittore  ;  il  quale  ci  difegnò  pri- 
ma miiiutamcnte  quanto  dovca  far  Imitare  a  terra  ,  per  raffettarla .  E  poi 
nel  fuo  taffettà  memo  non  imitò  la  pregiabil  majiiera  dell' Anfaldo  ;  ma  cfc- 
guì  la  fua  propria,  d'  affai   minor  pregio. 

(a)'lnqu'-'te  palazra  ,  che  oegidi  e  del  maggior  Ofpedale  ,  al  di  dentro  non  v'ha 
più  nulla  dell'  Anfaldo  :  cfteriarmcnte  lulla  facciata  vi  ha  tuctavia  dell'  Au- 
l'aldo  alcune  figure  di  Virtù. 

(*)  Q'.icfto  palap^zo ,  ora  de'  Sig.  Negrotti  in  piazza  Amorofa,  piùr.on  conferva 
la  ibpia  defciicta  pittuca . 


ED   ARCHIT.    GENOVESI.  211 

ufci  di  pericolo  ;  e  andò  migliorando  ;  dopo  alcuni  altri  potè 
cominciare  ad  alzarfi  di  Ietto  .  Rifanato  finalmente  del  tutto 
[come  pareva],  pafsò  il  tempo  della  convalefcenza  HifpcTnjn-  , 

do ,  e  formando  idee ,    per  efeguir   la  nuova  commiffione  di        di 
dipingere  il  coro  della  Chiela  di  S,  Andrea. .  Ma  prima ,  che  Ciò.  Ancrea 
poterìe  metter  mano  all'Opera,  ricadde  nella  malattìa,  la_.       ^^^^^' 
quale ,  trovatolo  già  molto  infiacchito  per  la  paflata  forprefa, 
con  tanca  violenza    gli  fi  internò ,    che    1'  efiinfe    il    di    20. 
d'  agorto  neir  anno  dell'  età  Tua  54. ,  e  della  comune  ripara- 
zione i6^S. 

Perdemmo  in  tal  morte  un  valente  Pittore,  ma  non  del 
tutto  il  perdemmo  ;  concioiriachè  lafciò  alcuni  difcepoli ,  che 
per  li  loro  talenti ,  e  per  la  virtuofa  imitazione  del  Maefìro, 
fecero  nelle  lor  tele  apparir  viva  la  memoria  di  lui ,  benché 
ciafcuno  con  aria  diverfa .  Furono  quell:i  Orazio  De'  Ferrari, 
Tuo  Nipote  :  Giovacchino  Aflereto  ,  giovane  di  grande  fpirìto  : 
e  Gìufeppe  Badaracco ,  uomo  di  molta  accuratezza  nel  fuo 
operare  .    Di  quelti  tre  parlerò  feparatamiente  più  fotto . 

Parimente  fu  fuo  difcepolo  Bartolommeo  Baffo ,  di  cui 
dirò  alcuna  cofa  qui  brevemente  .  Era  coflui  non  folo  facitor 
di  figure ,  ma  eziandio  molto  efperto  nelle  pro(pettive_.  : 
e  però  ferviva  alcuni  mediocri  Pittori  di  quel  tempo  ,  quan- 
do avean  uopo  d'  introdurre  nelle  lor  tavole  si  fatte  cofe  . 
Era  altresì  felici iTimo  nel  dipingere  a  frefco  ;  onde  n' avea  fre- 
quenti occafioni  tanto  in  cafe  private ,  che  in  Chiefe ,  ove_. 
iecc  lavori  belliffimi  :  ficcome  anche  ne'  teatri ,  ov'  era  fpeflb 
impiegato  ,  a  motivo  della  fua  lingolar  perizia  nel  condurre 
le  lontananze  a  ben  proporzionate  digradazioni.  Neil' afpetto 
parca  di  naturale  jnelanconico  :  e  pure  era  d'  amena  converfk- 
zione  ;  e  fapeva  ufare  tal  civiltà  ,  e  cortesia ,  che  cattivavafi 
gli  animi  di  chiunque  lo  praticava.  Egli  mancò  in  età  avan- 
zata .    Né  altra  notizia  ho  potuto  avere  di  lui  . 


O  2  VITA 


212  VITE  DE'  PITT.,  SCULT., 

VITA 

DI  GIUSEPPE  BADARACCO 

Pittore  . 

FAcciAM  qm  precedere  la  vita  di  Giufeppe  Badaracco 
a  quella  del  Ferrari ,  e  dell'  AfTereto  ,  non  percliè  egli 
abbia  fuperad  quelli    due  Condifcepoli    nella    perizia 
dell'  Arte  ;  ma  foltanto    percliè  nella  prefente  lloria_. 
adattiamo  il  porto  de'  Soggetti  all'  ordine  de'  tempi ,  e  pre- 
raettiam  chi  fu  prima  .    La  precedenza  del  pacconio  non  di- 
chiara maggioranza  di  merito  . 

Da  Andrea  Badaracco  ,  perfona  di  riguarderei  famiglia 
tra  le  cittadinefche  di  Genova  ,  circa  1'  anno  1588.  nacque  Giu- 
feppe ;  che  giunto  all'  ufo  di  ragione  ,  tu  fotro  egregia  di- 
fciplina  applicato  allo  rtudio  delle  lettere ,  nel  quale  continuò 
fmo  all'  anno  diciottefimo  di  fua  età  .  Dopo  ciò  ,  delìdcrando 
d' imparare  qualche  altra  liberal  fiicoltà  da  virtuofamente  oc- 
cuparli ;  volfe  r  animo  alla  Pittura  .  Suo  Maeltro  fu  prima_. 
lo  Strozzi ,  dal  quale  ,  non  fo  perchè  ,  poco  llante  appartofll . 
Pafsò  quindi  all'  Anfaldo  ,  lotto  la  cui  direzione  s'  avan- 
zò nel  difegno ,  e  nel  colorire  si  ,  e  per  tal  modo  ,  che  iii_ 
breve  giunle  a  cojnpor  colè  di  fua  invenzione  ,  nelle  qua- 
li ,  oltre  alla  grazia ,  e  leggiadra ,  fece  {piccare  la  fua  dili- 
genza nel  tratteggiamento  de'  dintorni  . 

Vogliofo  d'  aprirfi  V  adito  a  cognizioni  maggiori ,  portof- 
fi  a  Firenze  .  Quivi  frequentò  i  più  famofi  Profellòri  dell'  Ar- 
te ;  e  dal  loro  commercio  notabil  profitto  ne  traile  .  Ma  dap- 
poiché ebbe  vedute  le  Opere  d'  Andrea  del  Sarto  ,  ne  rimale 
cosi  invaghito ,  che  qucue  fole  fi  propofe  per  efemplari .  Fece 
adunque  Ibpra  di  effe  intenfiOìmi  lludj ,  e  tante  ne  ricopiò  , 
che  a  lungo  andare  potè  renderfi  in  molte  parti  buon  imita- 
tore di  si  grand'  uomo  ;  onde  in  quella  città  compofe  tavole 
di  merito  ,  che  nelle  cafe  de'  principali  Signori  tuttavìa  fi  con- 
fervano con  elHmazione  particolare . 

Era  quello  Pittore  già  prelTo  all'  anno  quarantefìmo  di  fua 
età ,  quando  ritornò  in  patria  ,   ove  poi  ammogliofll .    Molte 

furono 


ED    ARCHIT.    GENOVESI.  213 

furono  le  Opere  ,  eh'  ei  vi  fece  ,    ma  quafi  tutte  per  privati 
Cittadini  :  onci'  è ,  che  non  ne  abbiamo  notizia  .  Alcune  poi 
furono  trafmelTe  fuori ,  e  forfè  alcune  altre  o  guafle,  o  fmarrite,  «^^^^^ 
come  avvenir  fuole  di  certe  cole  buone    in  mano   d'  eredi  ,        di 
che  non  ben  le  conofcono  .    Una  fola  tavola  ,  e  quefla  affai    Giv%e??e 
piccola  ,    vediamo  di  luì  pubblicamente  efpolla    fcpra  una_. 
bottega  nella  flrada   de'  Coltellinaj .  In  quefla  tavola  fono  effi- 
giati i  SS.  Giovanni  Battilla  ,  e  Eartoloirmeo   in  adorazione 
di  Noflra  Donna  .  Ella  è  un'  Opera  condotta  con  grande  ac- 
curatezza ,  e  adornata  d' un  belliflìmo  colorito,    {a) 

Mancò  queflo  Pittore  nel  contagio  del  1(^57.,  lafciando 
generalmente  gran  defidcrio  di  fé;  perocché  il  fuo  ingenuo 
tratto  ,  e  le  fue  amabili  qualità  l' aveano  renduto  a  tutti 
cariffmio  . 

Era  il  Badaracco  alquanto  duro  d'  udito  ;  e  perciò  lo 
foprannomavano  il  Sordo  .  Era  poi  di  coflumì  illibato  ,  e  can- 
dido :  affai  dedito  alle  opere  di  Pietà  :  parco  nel  vitto  :  m-O- 
derato  ,  e  lindo  nel  vePdre  .  Ebbe  quattro  figli  ^.  alla  cui  buo- 
na educazione  con  tutta  vigilanza  accudì  .  Vivono  cofloro 
al  prefènte  ;  e  due  di  effi  attendono  alla  pittura ,  l' uno 
in  Roma ,  1'  altro  in  Genova  .  QueiV  ultimo  ha  nomie  Gio. 
Raffaello  ,  giovine  ,  che  per  la  beli'  indole  fua  ci  fa  fperare 
un'ottima  riufcita  ,  e  nell' intraprefa  Proftffione,  e  in  ogni 
genere  di  Virtù  .     ^b) 


•è' 


O3  VITA 

(<z)  Quefta  tavola  non  e  più  nel  fopraccennato  IuO?o .  Una  però  fé  ne  conferva 
m  Veltri  nella  fagreflìa  della  Parrocchiale  de'  SS.  Niccolò  ,  ed  Erafino  ;  !a_ 
qiial  tavola   moftra  S.  Filippo  Neri  in  adora2Ìo]ie  del  Crocififlb .  Ella' è  dili- 

C  f,\  ^^-^  '"  °^"'  ^"^  parte  ,  e  contiene  una  bclliffima  profpettiva . 

l.  *)    Di  Gio.  Raffaello  parleremo  nel  fecondo  tomo  di  queH'  Opera . 


214 


VITE  DE'PITT.,  SCULT., 


VITA 

DI  SINIBALDO  SCORZA 

Pittore  . 


CO  ME  la  natura  nella  varietà  delle  cofe  ci  ha  compiu- 
to ogni  Tuo  bello  :  cos'i  1'  arte  nella  varietà  degl'  iif- 
gegni  ci  ha  compiuta  ogni  fua  perfezione .  Tal  Ar- 
tefice nelle  fue  Opere  più  fi  renderà  dilHnto  per  una 
prerogativa  ,  e  tal  altro  più  per  un'  altra  .  De'  noflri  Pittori 
chi  fu  eccellente  nell'  invenzione ,  chi  nella  ben  dilpofla  fim- 
metria  delle  parti ,  chi  nell'  efpreflìon  degli  affetti ,  chi  nella 
prospettiva ,  chi  nel  fare  ritratti ,  chi  nella  vivezza  del  co- 
lorire ,  e  chi  in  altre  doti  :  di  che  già  nelle  Vite  precedenti 
facemmo  menzione  «    Una  per  mio  avvifo  tra  efli  mancava  : 

cioè 


Scorza  » 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  215 

cioè  la  particolar  eccellenza  nel  dipinger  paefi,  ed  animali 
d'  ogni  fpecie  .  La  virtù  di  Sinibaldo  Scorza  fé'  si,  che  nem- 
men  quella  ci  reflalTe  a  defiderare  .  Fu  egli  il  primo  tra'  no-  ■ 

riri ,  che  la  pofiTedefTe  .   E  ben  moftrollo   in  effetto,  confor-" dT 

me  qui  apprelfo  divi/èremo  .  Siniealeo 

Da  Giovanni  Scorza ,  uomo  ricco  di  beni  di  fortuna.- , 
e  molto  più  d' integrità  di  vita ,  nacque  Sinibaldo  in  Vol- 
taggio il  d'i  16.  di  luglio  dell'anno  1589.  Tollo  che  il  fan- 
ciullino  toccò  r  età  capace  di  educazione ,  la  prima  cura  del 
Padre  fuo  quella  fu  di  tarlo  infiruire  nella  Pietà ,  e  nelle., 
lettere  .  Studiò  Sinibaldo  la  Gramatica  ,  e  la  Rettorica  ,  ac- 
compagnando Tempre  con  efTe  la  pratica  de'  buoni  coliumi  ; 
onde  proporlo  n'  era  a'  condifcepoli  per  efemplare  . 

Avvenne  intanto ,  che  dal  Padre  di  lui  fu  introdotto 
-1  dipingere  nella  cafa  certo  Pittore  nomato  Gio.  Battifla.^ 
^arofio  .  Sinibaldo ,  che  Qava  fpelTo  ofTervando  il  lavoro , 
i  poco  a  poco  rimafe  rapito  dal  desìo  d'imparar  la  Pittura; 
onde  poQofi  forto  la  coduì  direzione  cominciò  ad  impiegar 
le  ore  oziofe  del  giorno  in  maneggiare  il  pennello ,  e  fchic- 
cherar  qualche  cofa  . 

Co'  principi  del  Carofìo  egli  fi  diede  a  difegnar  figuri- 
ne ,  le  quali  poicia  coloriva  con  fughi ,  eh'  egli  {leiro  da'^erbe 
eflraeva  .  Moliravano  ,  è  vero  ,  poca  bontà  quelli  primi  la\-ori 
di  Sinibaldo  :  ma  non  potea  ,  ciò  non  ollante  ,  chi  confidera- 
vali,  non  giudicare  aliai  bene  del  talento,  e  dell'inclinazio- 
ne di  luì ,  e  non  paiTare  anche  a  lodarlo ,  ed  efortarlo  a  pro- 
feguire  il  virtuofo  efercizio  .  Quindi  ne  venne ,  eh'  ei  volle 
avanzarfi  a  cofe  maggiori  .  Laonde  provvedutofi  d'  una  tela 
melVicata  ,  fi  provò  a  dipingerla  co  i  colori  macinati  ad  olio  . 
Dipinfela  :  e  riguardo  a  un  giovinetto  principiante ,  e  fenza 
indirizzo  ,  riufci  1'  Operetta  una  maraviglia  ;  di  modo  che.j 
comainemenre  credevafi  fattura  d' Artefice  già  m.olti  anni 
nella  ProfefTìone  verfato  .  Sinibaldo  da  ciò  vie  più  accalorito; 
deliberò  coli'  alTenfo  del  Genitore  d'  abbandonare  ogni  altra 
occupazione ,  e  darfi  di  propoilto  alla  Pittura  . 

Per  efcguir  queflo  fuo  penfìero ,  conveniagli  ufcir  dalla 
patria  .  Prima  ,  eh'  egli  ciò  efeguilTe ,  fece  ricorfo  al  Padre  Fran- 
cefco  Scagliofo  Genovefe  Conventuale  (Soggetto  d' intelligen- 

O  4  za 


2i<5  VITE    DE'  PITT.,  SCULT., 

za  nel  difegno ,  e  ben  efperto  in  formar  figurine  di  cera  )  : 

e  chiefte    a  lui    lettere    di  raccomandazione ,   per  introdurfi 

,,„,.„,.„..  a  qualche  valente  Maertro  ;  lo  Scagliofo  l' indirizzò  a  Geno- 

YJ,        va  ;  e  alla  cura  del  Paggi  raccomandollo  . 
SiNiKALDo  Giunto  Sinibaldo  in  Genova ,  fu  dal  Paggi  cortefemen- 

ScoRzA .  ^g  accolto  .  Oflervò  quefli  gli  eleganti  lavorietti  del  nuovo 
difcepolo  ;  e  prefagi  di  luì  una  bella  riufcita  .  Dipingea  Si- 
nibaldo felicemente  paefi ,  animali ,  ed  anche  fiori ,  frutti , 
e  con  proprietà  ,  e  vivezza  li  coloriva  .  Ma  riflettendo  poi , 
che  poco  giovevole  farebbcgli  flato  si  fatto  iludio  ,  fen/a  quel- 
lo delle  um.ane  figure  ,  fi  rivolfe  a  dipingere  anche  di  quefte  . 
Varj  furono  gli  efcmplari ,  che  il  Paggi  gli  propolc  da  co- 
piare :  e  fra  gli  altri  alcune  ftampe  d'  Alberto  Durerò  ,  le_> 
quali  volle  Sinibaldo  imitare ,  ritraendole  con  la  fola  penna  : 
e  ciò  SI  accuratamente  ,  che  non  fi  diflinguean  dagli  origi- 
nali ;  e  foltanto  per  cofe  di  lui  riconofcevale  chi  leggeva  a  pie 
di  elle  il  nome  di  Sinibaldo  Scorza ,  eh' egli  ufo  era  d' aggiu- 
g nervi  . 

Con  r  afTiduitì  di  tale  efercizio  rendutofi  in  pofTcfFo  del 
difegno  ,  e  in  iflato  di  potere  maeflrevolmente  condurre  una 
ben  ordinata  compofizione  ,  non  che  una  femplice  figura  ;  ufcì 
dall'altrui  difciplina  :  indi  ripigliò  l' intralafciato  fuo  primiero 
lavoro  intorno  a'  prefati  oggetti ,  del  quale  fbpra  ogni  altro 
dilettava!!  :  e  fpecialmente  nel  dipingere  animali  n'  imitava 
M  bene  le  proporzioni ,  gli  atteggiamenti  ,  e  le  varie  poli- 
ture ;  che  parea  mancalfe  loro  foltanto  la  voce,  per  crederli 
veri ,  e  viventi  .  De'  Pittori ,  che  in  quel  tempo  fra'  nollri 
fiorivano  ,  ninno  certajncnte  in  ouello  genere  1'  eguagliò . 

Dopo  aver  qui  molto  acquiflato  di  flima ,  e  di  denaro 
ne'  fuoi  vaghi ,  ed  ingegnofi  lavori  ,  portolTi  una  Hate  a  ri- 
vedere la  patria  ;  ove  mentre  foggiornava  ,  fece  alcune  gra- 
zi ofe  pitture  ,  che  confermarono  la  chiara  tama  colà  per  ad- 
dietro precorfa  di  lui;  ed  avendo  udito  celebrare  per  molto 
eccellente  nel  dipingere  animali  un  certo  Gerani  Pittor  Mi- 
lanefe  ,  di  cui  anche  c]ualche  tavola  s'  era  imbattuto  a  vedere; 
ei  dipinfe  occultamente  una  flarna  com  naturale  nel  dintor- 
no ,  nella  difpofìzion  delle  membra  ,  e  nella  varietà  delle_. 
piume  ;    che    ognuno    rimiravala    qual   prodigio    dell'  arte . 

Non 


Scorza  , 


ED  ARCHIT.   GENOVESI.  217 

Non  palesò  già ,  che  quella  era  un'Opera  ufcita  dal  Tuo  pennello: 
ma  finfe  d'  averla  comperata  da  un  Mercadante  ,  che  porta- 
ta r  avea  da  Milano  .  Sul  finir  della  (late  ritornò  Sinibaldo  _«_ 
a  Genova  ;  e  feco  recò  la  pittura ,  la  quale  fece  qui  in  chi  dT 
la  vide  la  ftefià  irapreflìone ,  che  avea  fatto  in  Voltaggio  .  Sinualco 
Venne  intanto  di  tal  pittura  notizia  al  Sig.  Gio.  Carlo  Doria , 
Cavaliere  amantifllmo  delle  beli'  Arti  ,  e  de'  bei  lavori . 
QuelK  volle  vederla  :  vedutala ,  alTai  gli  piacque  ;  onde_. 
trattò  di  comperarla  .  Prima  però  moflrolla  ad  efperti  Pit- 
tori ,  affinchè  1'  efaminaffero ,  e  ne  defTero  il  loro  giudizio  ; 
i  quali  concordemente  aderirono  quella  non  poter  elTère_. 
fattura  d'  altri ,  che  del  Cerano  .  A  s"i  fatte  afTerzioni  vie  più 
invogliofiene  il  Doria;  e,  sborfuto  per  ella  non  lieve  prezzo, 
la  fece  fua  .  Sinibaldo  traile  utile  dall'  inganno  :  ma  poi  (li- 
mò fua  gloria  il  manifet1:arlo  .  Torto ,  che  il  Doria  feppe_,, 
che  Sinibaldo  ftefTo  (  e  non  già  il  Cerano  )  era  l' Autore  di 
quella  tavola  :  in  vece  di  rallegrarfì  ,  che  nella  noflra  città 
folfe  un  uomo  si  valente  in  tal  genere  di  pittura  ;  forte  fde- 
gnoffi  ;  né  da  indi  innanzi  gli  die  più  quelle  dimoflrazioni 
d'  afletto  ,  di  cui  per  addietro  1'  avea  graziato  . 

In  quel  mentre  sbarcò  a  Genova  il  Cav.  Marino ,  che 
paffava  alla  Corte  di  Savoia .  Q.uelV  illufi;re  Poeta  molto 
intelligente ,  ed  amante  della  Pittura  portofli  a  viiltare  i  più 
rinomati  Pittori  della  noflra  città  ,  e  fra  gli  altri  il  Paggi  ; 
nella  cui  llanza  entrato ,  vi  trovò  lo  Scorza  .  Ebbe  quivi 
occafìone  di  vedere  alcuni  lavori  di  coflui  :  e  tanta  fii ma  ne 
concepì ,  che ,  giunto  in  Torino  ,  non  ifcriveva  mai  lettera 
al  Paggi  ,  che  del  talento  ,  e  del  fino  ,  e  delicato  dipingere 
dello  Scorza  non  faceffc  decorofa  menzione .  Anzi  non  niolto 
dopo  intavolò  carteggio  con  lui  medcfimo  ;  ed  ora  gli  facea 
cortefiffime  efibizioni ,  ora  gentilmente  chiedevagli  qualche 
tavola  ,  ora  notificavagli  d'  averla  ricevuta ,  vivamente  rin- 
graziandolo ,  e  foggiugnendone  encomj ,  fpcflb  anche  coix.. 
poetici  componimenti  .  Si  leggono  nella  Galleria  di  elFo  Ma- 
rino alcuni  madrigali  celebranti  le  tavole  dallo  Scorza  di- 
pinte :  come  quella  d'  Orfeo  ,  che  al  dolce  fuono  della  Tua 
cetra  fa  rimanere  incantate  le  fiere  ;  e  quella  d'  Apollo  ,  che 
in  abito  di  paftore  guarda  gli  armenti  del  Re  Admeto  . 

Per 


2i8  VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 

Per  qiiefle ,  ed  altre  onoraii/^e  Tempre  più  infervoravafi 
ne'  fuoi  degni  impieghi  il  nofiro  Pittore  :  e  a  proporzione  cre- 
»„„^«_>  fccvagli  il  credito  ,  e  divulgavafi  la  fama  di  fua  virtù  .  Quindi 
dì  i  più  qualificati  Signori,  sì  della  città,  che  forelVieri  ,  gli 
SiN'isALDo  commettevano  tavole  pe' lor  gabinetti;  le  quali  d'ordinario 
fingevano  amene  vedute  di  campagne  con  palTaggi  di  carri, 
e  cìi  befiiami  :  piazze  di  fiere,  o  mercati  d'animali,  e  cofe 
fimili  con  giufi:a  naturalezza  efprefTe,  e  con  elegant*  pro- 
prietà colorite . 

Oltre  alle  foprannotate  Operette  era  anche  folito  rap- 
prefentar  ne'  fuoi  quadri  le  antiche  favole  ;  fpecialmente_. 
quelle ,  nelle  quali  occorreva  introdurvi  profpettivc  di  paefi, 
o  varietà  d'  animali .  E  per  venire  al  particolare  :  egli  di- 
pinfe  gli  amori  di  Piramo ,  di  Medoro ,  e  di  Apollo  :  i  fa- 
tali avvenimenti  di  Atteone ,  di  Narcifo  ,  di  Siringa^, 
e  di  Licaone  :  il  fonno  d'  Endimione  :  la  caccia  di  Didone  : 
i  quadrupedi  in  battaglia  contro  i  volatili  :  i  compagni  di  Ulilfe 
trasformati  in  fiere  .  Con  tali  lavori  fecondava  la  fua  virtuofa 
inclinazione  ,  e  incontrava  univerfal  gradimento  ,  ed  applaufo. 

Ne  fi  fermava  in  quelli  Ioli  argomenti  :  ma  dipingeva 
eziandio  Storie  Sacre,  e  Mificrj  ;  ove  facea  conofcere  ,  che 
fimilmente  a{Tì^i  bene  riufcivii  nell'  efpreflìone  delle  figure_> 
umane.  Di  lui  abbiamo  il  Preiepio  di  Gesù,  l'Adorazione 
de'  Magi  ,  ed  altre  pitture  floriche  con  ottimo  gui^o  divifa- 
te,  e  con  ifquiilta  finezza  efeguite  . 

E  della  miniatura  pur  dilettavafi  ;  nella  qual  focoltà  non 
cedeva  alle  altre  fue  doti .  Alcune  Operette  in  miniatura  da 
lui  mandate  al  fopraminentovato  Cav,  Marino  andarono  fot- 
to  gli  occhi  de' principali  Signori  Torinefi,  che  ne  rimafero 
rapiti  ;  e  tra'  per  eilè ,  e  per  le  precedenti  pitture',  fommo 
cre(.lito  acquiltoffi  preifo  di  quelli ,  e  fj."'ccialmente  predo  del 
Conte  Carlo  Battaglia  Aiutante  di  Camera  del  Duca  ,  al  quale 
moflrate  furono ,  e  molto  piacquero  .  Del  che  avvifato  lo 
Scorza  ,  lavoronne  alcune  altre  con  più  particolare  accuratez- 
za ;  e  per  mezzo  di  elfo  Conte  fece  prefcntarle  a  quel  Prin- 
cipe ,  a  cui  furono  molto  care  ;  onde  in  fcgno  di  fuo  gradimento, 
e  di  alta  fiima  dell'  Autore ,  gli  trafmife  una  benigninìma_. 
lettera  ,  con  la  quale  invitavalo  in .  Corte  .  Tal  lettera  ,  che 

tuttora 


ED   ARCHIT.  GENOVESI.  2ip 

tuttora  confervafi  da'  figli  dello  Scorza ,  fu  già  da  me  rico- 
piata :  ed  or  qui  la  foggiungo  . 


Signore  Scorza  .  Li  difegni ,  che  ella  mandò  a  farmi  vedere  '      Di 
da  Carlo  Battaglia  mio  Aiutante  di  camera  ,  furono  da  me  tro-    Sinibaldo 
vati  così  buoni,  che  commifi  allo flejjo  di  notificarlo  a  lei ,  ed  in-      ^^°"'^' 
fieme  rapprefentarle  il  gujio ,  che  jentirei  di  averla  al  mio  fé r- 
vizio.  Ed  avendomi  egli  rimojìrato  la  buona  volontà,  che  ella 
ne  tiene  ;  ho  ordinato ,  che  le  Jìano  pagati  ducatoni  cento  ,  che 
dovranno  fervire  per  lo  viaggio  folo  :  potendo  creder  nel  rejio  di 
trovar  trattamenti  qui  corrifpondenti  al  Juo  merito  ,    ed  alli-^ 
filma  ,  eh'  io  fo  della  fua  virtù  .  Ed  ajpettandola  con  defiderio 
quanto  prima ,  prego  Nofiro  Signore ,  che  la  conjervi . 
Di  Torino  li  31.  agofio  161^. 
Voftro 

//  Duca  di  Savoia  "» 

Corrirpofe  di  buon  genio  Io  Scorza  al  grazìofo  invito  del 
Duca  ;  e  1'  anno  Qeffo ,  in  cui  lo  ricevette ,  pafsò  alla  Corte 
di  Torino  con  l'onorifica  penfione  di  cinquanta  ducatoni  il 
mefe  .  Ebbe  quivi  accoglienze  cortefi  fopra  ogni  credere.^  : 
e  qual  infigne  Virtuofo  era  univerlalmente  riguardato ,  e  ri- 
verito .  Impiegollo  quel  Sovrano  in  varie  miniature  ;  che  il 
nortro  Artefice  con  egregia  maeftria  puntualmente  elèguì .  Tra 
quefle  incontrarono  1'  approvazione ,  e  la  lode  di  tutta  la_. 
Corte  quelle,  che  in  fei  fogli  di  carta  reale  dipinfe,  dimo- 
firanti  alcuni  fatti  defcritti  nella  Sacra  Genefì  .  E  tanto  più 
belle  apparvero  ;  perchè  v'  avea  efprefll  diverfi  animali  così 
al  naturale  ,  che  nulla  più .  Vivi  proprio  gli  avrcfie  creduti  . 

Dipinfe  pofcia  un  Cupido  pel  Principe  Tommaalò  figli- 
uolo del  Duca  ,  che  allora  trovavafi  in  Sciamiberì  :  e  tanto 
quello  Signore  gradillo,  che  l'onorò    della  leguente  lettera. 

Signor  Sinibaldo  .  Alla  buona  opinione  ,  eh'  io  aveva  della 
fquìjìtezza  dell'  ingegno  di  V.  S.  ha  voluto  ella  aggiugnerveme 
nuovo  tefiimonio  col  dono  del  fuo  Cupido  ,  il  quale  è  fiato  dame 
Sommamente  ammirato  ,  e  ripofio  jra  le  cofe  mie  più  pregiate , 
e  peregrine  .   Il  dare  giudizio    dell'  Opera    non  è  mio  mejìiere  : 

ma 


220  VITE   DE'PITT.,  SCULT., 

ma  m'  accojìerò  al  grido  della  fama  ,    che  già  gran  tempo  /«— 
ogni  luogo  ha  /piegate  le  lodi  del  fuo  valore  :    dalla  quale    mi 
.  credo  ,  eh'  ella  abbia  delle  fue  penne  formato  t  ali  di  quell'  in- 
ni       fiammato  Dio  .   Intanto  ringraziandola  fenza  fine  della  cortefc^ 
SiKiBALDo    dimoftrazione  accompagnata    da  affetto  così  gravide  ,    di  cui  ne 
terrò  memoria  non  ordinaria  ;  io  m"  eftbifco  a  rimojìrarmele  gra- 
to in  tutte  le  fue  occorrenze . 

Di  Sciami er i ,  li  22.  novembre  i<?2  9. 

Il  Principe  Tommafs  di  Savoia . 

Moke  altre  furono  le  bell'Opere,  che  lo  Scorza  compofe 
colà  in  Torino  ,  non  folo  pel  Duca  ,  e  per  li  Figli  di  Lui ,  ma 
eziandio  per  altri  riguardevoli  Perfonaggi ,  si  TorincTi ,  che 
forellieri  ,  i  quali  fovcnte  gliene  commettevano  ;  onde  per 
tal  mezzo  molte  ne  and  rono  in  diverfe  città  d'Italia,  e  di- 
ftinramente  in  Roma ,  che  in  gran  pregio  le  tennero  . 

Dimorò  alcun  tempo  in  quella  Corte  ,  non  perdonando 
a  faticlìe ,  per  farfi  onore .  Ma  a  quefle  non  ben  corrilporero 
i  premi  ;  perocché  non  Tempre  potè  rifcuotere  1'  allegnatogli 
fìipendio,  per  cagion  de'  Minilìri ,  che  o  glielo  differivano,  o  con 
mendicati  pretelVi  glielo  fcemavano  ,  e  talor  anclie  glielo  ne- 
gavano ;  defraudando  in  tal  gu'fa  le  buone  intenzioni  del 
generofo  Sovrano  .  E  lo  Scorza ,  fenza  mai  farne  motto  al  Prin- 
cipe ,  profeguiva  con  tutta  fofferenza  i  Tuoi  lavori  .  Giunto  poi 
l'anno  1625,,  nel  quale  s' acce  fé  la  guerra  tra' Genovcfi ,  e 
quel  Duca  ;  lo  Scorza  prefe  da  Lui  congedo ,  e  a  Genova  fi 
riconduflè  . 

Credeva  egli  di  godere  qui  la  fua  pace  :  ma  la  fellonìa 
d' alcuni  invidiofi  non  gliel  permife .  Non  potcan  cofioro 
foftrire  in  città  un  uomo  cotanto  infigne ,  e  famofo ,  chi^ 
con  le  fuc  chiari  (Time  Opere  ofcurava  le  Opere  loro,  e  niet- 
tcagli  in  penuria  di  Avventori  ;  poiché  in  gran  parte  a  lui 
ricorrevano  .  Quindi  fu  ,  che ,  per  torfclo  dinanzi ,  lo  accula- 
rono in  giudizio  ,  come  sleale  alla  patria  ,  e  ben  affetto ,  anzi 
confidente  del  Duca  di  Savoia  :  e  gli  afcrive\ano  anche  a  de- 
litto r  andar  egli  veftito  alla  piem<  aitefe  ,  Sul  principio  co- 
tali  accufe  fi  confideraron  dalla  noltra  Repubblica  come  fri- 
vole , 


ScoszA • 


ED  ARCHIT.   GENOVESI.  221 

vole ,  e  di  niun  momento  .  Ma  le  avvalorò  poco  flante  que- 
fto  fucceffo  .  In  una  campale  giornata  fcorfe  il  Duca  fino  a 
Voltaggio ,  patria  dello  Scorza  ;    e  riufcito  eirendogli    dopo  ^ 

molto  (angue  d' impadronirfi  di  quella  terra ,  la  milé  a  ter-        dÌ 
ro ,  e  a  fuoco  .    Ebbe  foltanto  riguardo  alla  cafa ,    e  a'  beni    ^inibaido 
dello  Scorza ,  del  cui  fervizio ,  e  valore  mantenea  viva    la_. 
memoria .  Ordinò  per  tanto  ,  che  alle  fortanze  di  coflui  niuna 
moleflia  recata  fofle  ;    e  che  i  Parenti  di  lui  falvi ,  ed  illefi 
fofTero    altrove    a  lor  piacimento  fcortati .    Tal  ordine    però 
non  ebbe  l' intero  fuo  eftbtto  ;  poiché  i  poderi  dello  Scorza 
non  ben  conofciuti  foggiacquero  anch'  eflì  alla  comune  deva- 
fta  'ione  .    Quindi    doppio    pregiudizio    ei  dovette    patire-.  : 
1'  uno    dalla   militare    infolenza  :    1'  altro    dall'  invidia    degli 
emuli ,  i  quali  con  le  loro  calunnie  orpellate  delle  riferite  ap- 
parenze tanto    s'  avanzarono ,    che  fecero  nafcer  negli  animi 
de'  Senatori  qualche  fofpetto  .    In  tempo  di  guerra  ogni  pic- 
cola ombra  fa  ingeloiire  :  in  quella  guifa ,  che  ad  un  infer- 
mo ogni  poco  d'  aria,  tuttoché  innocente,  efoave  ,  fa  impref- 
fione  malefica  ,   Un  fofpetto  ,  e  ben  leggiero  in  quelle  Icabrofè 
circoQanze  baflò  a  porre    in  condizione  di  reo    lo  Scorza-*  : 
che  però,  a  motivo  di  ficurezza,  giudicoflì  fpediente  rimuo- 
verlo per  qualche  tempo  dallo  Stato  di  Genova  .  Fu  adunque 
condannato   d'  efilio    per  lo  fpazio    di   due  anni  ,    prefcrit- 
togli  da  confumarfi  in  MafTa  :    cofa  ,  che  cagionò  molto  di- 
fpiacere  allo  rtelfo  Duca  di  Savoia ,  che  affai  lo  ftimava ,  ed 
amava  ;  e  per  dimoflrazione  di  graziofa  parzialità  poco  pri- 
ma della  guerra   gli  avea  tenuto  a  battcfìmo    un  tìglio  ,  il 
quale  dal  nome  d'  effo  Duca ,    nomato  fu  Carlo  Emanuello  : 
e  farebbe  (lato  imitatore  della  paterna  virtù  ,  come  prenunziava 
lo  fpiritofo ,  e  penetrante  fuo  ingegno  :  iè  immatura  morte  non 
cel  aveffe  rapito  ,  'mentr'  egli  era  per  anco-  in  età  lanciullefca  , 
Or  il  nortro  Pittore ,  ricevuta  l' intimazione  del  bando, 
paf>ò  torto  a  Maffa  ;  ove  per  li  {ofi'crti  danni  li  vide  ridotto 
in  illato  di  dovere  da'  proprj  pennelli  cercarfi  il  follentaraen- 
to  .    E  ben  potè  di  leggieri  trovarlo  ;    perciocché  abbal1:anza 
colà  era  noto  il  fuo  valore  ;,   e  particolarmente  a  quel  Prin- 
cipe ,  nella  cui  città  conveniagli  abitare  .  Quelli  oltre  ali  aver- 
lo benignamente  accolto  ;  il  prefe  a  proteggere  per  tal  modo^ 

che 


22i  VITE   DE'PITT.,    SCULT., 

che  mai  non  gli  kfciò  mancare  occafioni  d'  occuparfi  con  .G:ua- 

dagno  ,  e  con  lode.  Anzi  di  piìi  dopo  alcuni  mefi  gl'impetrò  dal 

.„___  SercnilTuno  nollro  Senato  la  permifTione  di  potere  almen  con- 

"dÌ        fumare  il  rimanente  dell'  efilio    in  qualunque  altra  città  gli 

folTe  meglio  piaciuto  . 

PrevalenJofi  lo  Scorza  dell'  impetratagli  grazia  s'  accom- 
miatò da  quel  Principe  ,  e  portolTi  a  Roma  con  ifperanza-* 
di  farli  a  prova  conofcere .  Quivi  ben  ofTcrvate  le  funtuofc 
fabbriche,  e  le  fuperbc  llatue ,  e  pitture,  e  le  altre  rare  bel- 
lezze di  quella  Capitale  del  Mondo  ;  e  cosi  maggiormente 
fecondatoli  l'  intelletto  di  nobili  idee  :  pafsò  al  lavoro  dife- 
gnando ,  ed  efeguendo  cofe  più  egregie  di  prima,  al  cui  fag- 
gio formofTì  tolio  un  alto  concetto  di  lui  ;  ficchè  lo  atiolla- 
vano  le  commiflìoni  di  Cardinali ,  di  Principi ,  e  di  altri 
Perfonaggi  qualificati .  Grandi  onori ,  ed  emolumenti  gode*- 
va  :  ma  troppo  eran  impegnate,  e  violente  le  fue  fatiche. 
Terminarono  intanto  i  due  anni  del  prefcrittogli  efilio  ; 
dopo  i  quali  ftimò  necelFario  reflituirfi  alla  patria ,  per  dar 
qualche  feflo  alle  cofe  Tue,  e  rillorare  al  poffibile  i  danni, 
che  la  famiglia  avea  dalla  guerra  fofferti  .  Ebbe  molto  cor- 
doglio in  vedere  colà  i  fuoi  poderi  fpiantati ,  ed  arfì  :  ma_. 
aliai  più  r  affliire  la  dilliaizione  della  preziofa  raccolta  di  di- 
fegni,  di  quadri,  di  miniature,  e  di  altre  Opere,  che  con 
gran  diligenza  ,  e  fpefa  s'  avea  formata  .  Eran  tutte  cofe  di 
fommi  Autori ,  che',  unite  a  quelle  del  proprio  pennello , 
compone^■ano  un  raro  mufe'o  . 

Dopo  alcuni  mefi  di  dimora  in  patria  fece  ritorno  a  Ge- 
nova ,  dov'  era  con  gran  defiderio  afpettato  .  Qua  ccndufTe  la 
fua  famiglia  ,  e  prela  abitazione  in  luogo  di  minor  frequen- 
ta,  e  fcevero  da'  dillurbi ,  fi  diede  tranquillamente  ad  ope- 
rare ;  non  cefTando  i  Cittadini  d'  occuparlo  con  le  lor  com- 
miflìoni . 

Alle  fue  vìrtuofe  occupazioni  nel  dipingere  ,  e  nel  mi- 
niare quella  pur  anche  aggiunfe  dell'incidere  all'acquaforte. 
La  prima  fua  fatica  in  tal  genere  fu  l'intaglio  d'un  rame, 
in  cui  figurò  un  pallorello  ,  che  ,  feduto  all'ombra  d  un  albero. 
Tuona  il  piffero  ;  mentre  la  lùa  greggia  lì  Ila  pakendo  .  Il  di- 
fegno  originale  di  quello  rame  dello  Scorza  Io  ccnfervo  ap- 

preflò 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  223 

preflb  di  me ,  ìnfieme  con  alcuni  fuoi  lavoriettì  dì  miniatura 
finiflima  ;  tra'  quali  avvi  una  mofca  ,  un  pefce ,  un  uccellino, 
ed  altri  animaletti  efpreJTi  a  maraviglia.  Io  li  tengo  in  con- 
to  di  tanti  gioielli  .  ~     ^^     ~ 

Avea  queflo  infigne  Artefice  preparata  una  gran  quan-  Sinibald© 
tità  di  difegni  da  fé  fatti  a  penna  ,  per  pofcia  inciderli ,  e  pub-  Scoeza, 
blicarli .  {a)  Erano  quefti  parte  d'animali,  parte  d' antiche  fa- 
vole ,  e  parte  di  paflorali  finzioni  ;  ogni  cofa  di  fquifita  proprie- 
tà ,  ed  eleganza  .  Ma  la  morte  gliene  impedì  l'efecuzione  ;  con- 
cioffiachè  una  repentina  malattìa  iul  più  bello  ce  lo  rapì .  Tra- 
pafsò  Sinibaldo  Scorza  all'  eternità  l' agofio  dell'anno  1631. ,  nel 
qual  tempo  non  ne  avea  più  ,  che  quaraniuno  ,  e  ottomefi  d'età. 

Difpiacque  fommamente  a  tutta  la  città  la  perdita  d'  un 
tant'  uomo ,  dal  cui  valore  5>ì  degni  Irutti  afpettava  .  La  de- 
plorarono i  parenti ,  e  fpecialmcnte  i  figli ,  che  oltre  al  fi- 
liale amore ,  traevali  al  difguLlo  lo  fcorgere  in  quella  il 
gran  difcapito  della  cafa .  Fu  feppelhto  con  folenne  funerale 
nel  chiollro  della  Chiefa  di  S.  Franccfco  di  Caflclletto  en- 
tro la  tomba  de'  fuoi  Maggiori  ;  e  gli  fu  eretta  una  lapide 
con  quella  Infcrizione  . 

SlNIBALDVM    SCORTIAM    IoANNIS    FILIVM  . 

Ex   COMITIEVS   Lavaniae  . 

Inter  Pictores  celecerkimvm  . 

AmISSVM    DEFLEVIT    ANNO    MDCXXXI.    ErASMVS    FILIVS. 

Ne    tv    frvstsa    qvaexas    viator  . 

SciAS    HOC    OSTIVM    ESSE    DOMVS   . 

In  qva  vitam  exspectat  immortai.em  . 
Anno  a  Curi  sto  nato  mdclxx. 

Lafciò  Sinibaldo  in  patria  alcune  memorie  di  fé  .  Una 
di  quelle  è  il  bellifiiino  quadro  dell'  Immacolata  Concezione 
di  Maria  Vergine  elpollo  nella  Chiefa  de'  PP.  Conventuali  . 
Quando  altr'  Opera  di  coilui  non  vi  Iblfc  ;  quella  loia  balle- 
rebbe a  qualificarlo  per  un  Soggetto  eccellente.  VITA 

fa)  Di  queRi  difegni  ne  pofleggo  io  buona  parte.  Scorgo  da  effi  ,  che  il  Soprani 
non  elagcra  punto  nella  lode  dello  Scorza  .  Sono  d'  un  tratto  co^'i  rifoluto 
puntuale  ,  e  vivace ,  cJie  pare  non  poterfi  iii  tal  genere  far  dawajiraeeio  *. 
Lo  Itello  ,  e  anche  più  ,  moitiano  i  luoi  dipinti  :  ma  non  già  i  luoi  intaplr 
in  rame  .  Egli  fu  eccellente  in  tutt'  altri  lavoii .  CL  ci  dell' intagliare  luro- 
110  per  lui  un  femplice  divertimento  ,    in  cui  fui  tardi  provo/fi. 


224 


VITE    DF'  PITT.,  SCULT., 


VITA 

DI  DOiMENICO  FIASELLA 

Pittore  . 


C 


Erti  ingegni  rpiritofi ,  e  biz/arri  fora igliano  il  fuoco. 
Non  vogliono  llar  Ira  le  angiìllie  :  vogliono  largo  cam- 
po ,  onde  fpaziaiTi ,  e  pigliare  incremento .  Di  s"i 
fatta  indole  fu  Domenico  Fiafella  Pittore ,  di  cui 
ora  fono  per  favellare  .  Quelli  ,  febben  ancora  fanciullo  ,  com- 
prerò ,  che  la  breve,  e  fcarfa  flia  patria  non  era  fulllciente 
ad  inllruirlo  nella  perfezione  dell'  Arte,  ch'egli  deliberato 
avea  d'  imparare  :  onde  alpirò  a  più  ampj  confini  ;  e  tanto 
fé',  che  gli  ottenne  .  Quindi  coli'  udir  gran  precetti ,  e  col  \eder 
grandi  elempj ,  gli  uni  ben  ollérvando  ,  gli  altri  ben  imitando, 
grand'  Arielice  diventò ,  Giovanni 


ED   ARCHIT.    GENOVESI.  225 

Giovanni  Fiafella    fu  un  Argentiere  Sarzanefe   di  molta 
perìzia ,  come  appare  da  varj  Tuoi  lavori  di  ben  intefo  dife- 
gno,  e  di  rara  finezza;    e  fpecialmentc  da  un  bacile  ,    e  da  ______ 

altri  vafi  d'  argento ,  che  fi  confervano  in  quefla  Cattedrale .  iu 
A  coflui  il  dì  12,  d' agoflo  dell' anno  1585».  nacque  in  Sarzana  ^omenico 
il  foprammentovato  Domenico  ,  Rilevollo  Giovanni  con  educa- 
zione coflumata  ,  e  civile,  e  fucceffivaraente  applicollo  a  quegli 
lìudj ,  che  a  ben  nato  fanciullo  convengono  .  Indi  poiché  lo 
fcórfe  molto  inclinato  alla  Pittura ,  per  dargli  in  tal  Profef- 
fione  un  buon  fondamento  ,  egli  fieflo  l' inflrui  nel  difegno  . 
Con  queflo  indirizzo ,  e  col  capitale  d'  una  particolare  abili- 
tà cominciò  il  tenero  figlio  a  maneggiar  pennelli  con  qual- 
che grazia  . 

In  Sarzana  entro  la  Chiefa  di  S,  Domenico  v'  è  un'  infìgne 
t;ivola  di  Andrea  del  Sarto ,  (a)    Il  perfpicace  fanciullo  non 
SI  toflo  la  vide ,  che  ne  conobbe  la  fquiiltezza  :  e  colà  fre- 
quentando, di  propria  induftria  ,  fenza  guida  di  Maefrro  ,  più 
volte  la  ricopiò  .  Molto  può  il  genio  ;  e  molto  più  ancora , 
quando  1'  accoinpagna  1'  ingegno  :    m.a    entrambi    deon  efTer 
foccorfi  da  periti  Maertri ,  e  da  fufficiente  ferie  d'  ottimi  efem- 
plari .  Troppo   fcarfeggiava  sì  degli  uni  ,  che  degli  altri  la_. 
citt?i  di  Sarzana  .  Quindi  Domenico  vogliofo  d'  aprirfi  il  cam- 
po ad  un  diilinto  profitto  ,  chiefe  al  Padre  la  licenza  di  paf- 
fare  a  Roma  .    Difpiacque  al  Padre    la  dimanda    del  figlio , 
maiTiraamente  a  cagione    dell'  aliai  tenera  età  di  lui ,    che_» 
non  oltrepaiTava  1' undccimoanno  ;  onde  gli  diede  la  negativa. 
Ma  il  fervido  figlio  fatto  ricorfo    a  Monfignor  Gio.  Battifla 
Salvago  ,    allora  Vefcovo  di  Sarzana  ,    tanto  bene  Teppe  di- 
fcorrergli ,  clie  quefli  ammirando  1'  avvenentezza ,  e  lo  (pirite 
del  fanciullo,  s'impegnò  per  lui,  e  gli   ottenne  dal  Padre_. 
almen  la  licenza  di  pafT-ire  in  Genova  fotto  la  direzione  del 
Paggi ,  con  riferbargli  1'  andata  a  Roma  ad  un'  età  più  fer- 
ma,  e   men  bifognofà  dell'altrui   afniìenza  . 

Contento  Domenico  ,  qui  tofio  fen  venne ,    ove  fu  rac- 
comandato   al  Paggi ,    fotto  la  cui  difciplina    parecchi  anni 
Tom.  I.  P  per- 

(a)  Quefta  belliffima  tavola  già  men2Ìonara  dal  Va  fari ,  dal  Bor^hini,  e  da  al- 
tri celebri  Autori  ,  fi  conferva  ora  in  Genova  dentro  il  palazzo  de'  Signori 
Mari  fituaio  liuigo  la  piazza  deità  Campetto . 


US  VITE    DE'  PITT. ,  SCULT., 

perfevcrò  :  e  in  quella  fiorita  fcuola  fra  molti  de'  Tuoi  con- 
difcepoli   fi  dilVinle  .    Ma  il  defiderio  d'andare  a  Roma  non 

qXi  era  IVanito  ;    an/i  col  crefccr  dell'  età  gli  era   maggior- 

15; —  mente  crefciuto  ;  lìcchè  non  celiava  di  fcrivere ,  e  prelentar 
Domenico  fuppliche  al  prefato  Monlìgnot  Sdlvago  ,  acciocché  fi  degnalTe 
FiAstLiA .  ^^j  ^-^^,11  ^j^,  ,^|j,j.^  volta  mediatore  apprefib  del  Padre  pel  com- 
pimento della  bramata  grazia  ;  e  per  vie  più  obbligarfi  quel 
luo  parziale  Prelato ,  gli  fece  il  ritratto  :  cola ,  che  incon- 
trò molta  lìima  ,  e  die  1'  ultimo  impulfo  all'  affare  .  Perocché 
quel  Monfignorc  fommamente  gradillo ,  e  volle,  che  il  Fia- 
fclla  Padre  fi  contentalTe  di  confolare  un  s'i  capace  figlio 
con  permettergli ,  che  andalfe  a  Roma  a  perfezionarfi . 

Incredibil  fu  1'  allegrezza  del  Giovanetto  all'  avvifo  della 
paterna  licenza  :  né  tardò  a  metterfi  in  viaggio ,  quafi  anno- 
iato di  Geno\a  ;  non  perchè  grandiffima  lìima  non  faceflé_* 
del  Paggi ,  da  cui  tanto  apparato  avea  ;  ma  bensì  perchè  fa- 
peva ,  die  andava  a  trovare  maggior  numero  d' eccellenti 
Artefici ,  e  a  vedere  nelle  quivi  adunate  pitture ,  e  Iculture, 
le  più  fpeciofe  maraviglie  dell'  Arte  . 

Giunto  a  Roma ,  l' unica  fua  premura  fu  d'  ìnfor- 
marfi  delle  Opere  de'  più  infigni  Pittori ,  e  Scultori  s'i  mo- 
derni ,  che  antichi  :  indi  a  quelle  fi  faceva  guidare ,  e  gì'  in- 
teri giorni  confumava  nel  contemplarle ,  talor  anche  copian- 
dole ,  e  talor  componendo  altre  colè  fulla  maniera  delle  da 
fé  già  vedute.  Frequentava  l'Accademia  del  Nudo,  e  col- 
tivava l'amicizia  de' più  valenti  Profeflori  del  difegno,  e  del 
colorito  .  Ma  lopra  tutto  le  pitture  di  Raftaello  erano  il  fuo 
idolo  ,  e  il  fuo  primo  oggetto  d'  imitazione  . 

Dopo  qualche  anno  di  ferio ,  ed  afliduo  ftudio ,  accom- 
pagnato dal  felice  ingegno ,  infervorato  dalla  naturai  pro- 
penfione ,  ed  agevolato  dal  comodo  di  tanti  mara\igIiofi 
efemplari ,  fi  fenfi  il  noQro  Fiafella  in  ilìato  di  farfi  onore 
in  quella  Metropoli  del  Mondo  .  Dipinfe  per  tanto  in  una_. 
tavola  il  Miltero  della  Natività  del  Signore  ;  e  fenza  palefar 
di  chi  folle  la  pittura ,  1'  efpolè  alla  pubblica  vifla  in  occa- 
fione  di  certa  folennità ,  che  celebravafi  in  Santa  Maria  della 
Scala .  Grandi  encomj  riportò  la  beli'  Opera  da  chiunque 
la  vide,  e  maflìinamente    da' Profeflori  ;    fra' quali    uno    fu 

Guido 


ED   ARCHIT.  GENOVESI.  227 

Guido  Reni .    Quelli  interrogato  dal  Duca  Mattei  dell'  Au- 
tore di  quella ,  non  feppe  afleveratamente  dirglielo  ;  affermò 
bensì ,  eh'  ella  era  cofa  molto  pregiabile  .  Poco  ftante  fi  ven-  .— .^.,__ 
ne  in  cognizione,,    che  1'  Autore  di  efla    era  fiato  il  Pittor        £,, 
Sarzanefe  (  il  Sarzanefe ,  o  il  Sarzana  comunemente  appella-   Domenico 
vafi  da' Romani  il  Fiafella ,    prefone  il  nome    dalla  patria..    ^*^5^'-^^' 
di  lui  )  :    onde  tal  fama  acquirtofTì  ;    che    il  Paffignani ,   e  il 
Cavalier  d'  Arpino  non  ebbero  difficoltà  di  chiamarlo  a  parte 
de'  lavori  di  loro  impegno  ;  e  fucceffivamente  poi  alcuni  Per- 
fonaggi  gli  commifero    varj  quadri    per    ornamenti    de'  loro 
palazzi  .   Uno  di  coloro  fu  il  Marchefe  Giutliniano ,  per  cui 
compofe  anche  molti  difegni . 

Efeguire  quefie  incumbenze ,  e  tutte  con  piena  foddisfa- 
zlone  di  coloro ,  che  gliele  avevano  date  .  Dipinfe  altre  cofe 
di  fua  elezione  .  Una  fra  le  altre  lodatiflìma  fu  la  tavola., 
diinoflraate  Maria  Vergine,  e  S.  Giufeppe  ,  che  col  Divi- 
no Infante  fuggono  in  Egitto  .  Fu  qucrta  tavola  prefentata 
al  Sommo  Pontefice  Paolo  V. ,   che  aliai  gradilla  . 

Dopo  dieci  anni  dì  foggiorno  in  Roma,  trovandofi  il  no- 
flro  Sarzanefe  ben  fondato ,  ed  efperto  nella  fua  Profeflìone, 
ritornò  in  patria ,  ove  tanto  fi  trattenne ,  quanto  gli  parve 
fufficiente  ,  per  confolare  con  la  fua  prefenza  1'  amato  Padre  . 
Pafsò  quindi  a  Genova ,  dove  era  da  molti  di  quefti  Citta- 
dini   bramofamente  afpettato  . 

Toftochè  qui  fi  feppe  il  fuo  arrivo ,  gli  vennero  a  folla  le 
commiffioni  di  tavole  ,  di  difegni ,  e  d' infegnamenti  :  ficchè  non 
gli  reftò  più  un  momento  d'  ozio  .  Già  s'  avvide  ,  che  in  Ge- 
nova gli  conveniva  flabilire  la  fua  permanenza  .  Apri  dunque 
fiudio  :  accettò  difcepoli  :  e  fi  diede  follecito  a  que*  lavori , 
per  1'  efecuzione  de'  o'uli  pur  troppo  avea  fcarfezza  di  tempo . 
Indi  a  non  molto  a  j:  -uafione  d'  alcuni  Amici  ,  che  una  ci- 
vile,  e  convenevolmente  dotata  zitella  gli  propofero,  s'am- 
mogliò . 

Le  prime  Opere  del  Fiafella  in  Genova  furono  dentro 
il  palazzo  del  Sig.  Giacomo  Lomellino .  In  quefio  palazzo 
il  noflro  Pittore  {a)  dipinfe  a  frefco  alcune  florie  tratte  dal 

P  2  librò 

(«)  QueRo  pala2?b  de'  Signori  Lomellini  ha  l'entrata  vcrfa  la  piazza  de'  forni; 
e  vi  fi  veggono  tuttavia  le  fopranuotate  pituire. 


228  VITE    DE'  PITT.,  SCULT., 

libro  d'  Erterre  ripartire  tra  le  flanze ,  e  le  principali    fìile-. 
del  piano  fuperiore ,  e  dell'  inferiore  .    Nella  lala    del  piano 

__^,  fuperiore  è  rapprcfentato    il  Re  Afluero ,    che   fra  le  molte 
dÌ        fanciulle  ebree  11  elegge  in  ifpofa  la  bella  Eflerre  ;  e  in  quella 

Domenico  del  piano  inferiore  è  rappreientato  il  medefìmo  Re ,  che  ce- 
lAsatA.  Ij^^jj.^^  ji  gj-^fj  convito  per  le  Tue  fpofalizie .  Se  vivaci ,  e  bril- 
lanti fon  quefte  figurazioni  ftoriche  :  certamente  ad  etìe  non 
cede  quella  del  portico ,  nella  cui  volta  ci  ha  il  noflro  Ar- 
tefice dcfcritta  con  molta  energìa  la  diflruzione  di  Gerufa- 
lemme  .  Stanno  all'  intorno  di  quefla  pittura  fanciulli ,  e  fta- 
tue  a  chiarokuro  d'  un  efTetto  buonifluno ,  e  dipinte  con  una 
frefchezza  di  colorito  ,  che  ben  dia  divedere  cjuanto  grande 
perizia  egli  avefie  di  far  lavori  fui  frefco  .    (a) 

Né  da  meno  egli  apparve  negli  altri  ,  che  per  commif^ 
fìone  de' Signori  della  prefata  Famiglia  Lomellina  condulFe 
nella  lor  Chiefii  della  Nunziata  ,  Dipinfe  quivi  il  Sarzana-. 
le  volte  citeriori  di  quattro  cappelle  delle  navate  ,  dritta  ,  e 
finiltra ,  dillribuendovi  quattro  azioni  di  Sacre  Storie  :  cioè  : 
Ifacco ,  che  va  incontro  alla  fpofa  :  Giacobbe ,  che  prima  di 
morire  benedice  i  Tuoi  figli  :  S.  Paolo  ,  che  predica  :  e  S.  An- 
drea ,  che ,  vedendo  la  Croce  preparatagli  pel  fuo  Martirio  , 
ginocchioni  1'  adora  .  Buone  fono  quelle  pitture  :  ma  compa- 
rirebbero anche  migliori,  fé  il  confronto  delle  altre  ,  che  loro 
rtanno  accanto  fatte  da  Gio.  Battila  Carlone  ,  in  qualche  parte 

non 


(  a  )   Altre  Opere  fui  frefco  ha  fatto  il  Sarzana  degne  di  lode .   Tra  quefte  non  è 

da  t.iceifi  la  volta  dell'  Aitar  maggiore  della  Cliiefa  di  Paverajio  fopra  il  Bi- 
ìagiio ,  dedicata  a  S.  Gio,  Dicollato .  Ha  dentro  quella  tribuna  dipinto  nelle 
parti  laterali  i  SS.  Zaccaria  ,  ed  Elifabetra  ,  ed  altri .  E  nella  piccola  volta 
ha  rapprclejitato  la  predicazio.ie  di  cHo  S.Giovanni  nel  deferto.  Similmente 
ha  (juivi  dipinta  le  due  laterali  cappelle  :  ma  con  inferiori  tinte ,  e  trat- 
teggiamenti . 

In  Savona  entro  il  palazzo  Imperiali  fuor  di  porta  S.  Giovanni  ha  figu- 
rato nella  volta  d'  una  itanza    Rinaldo  con  Armida  . 

Fuor  di  porta  S.  Lucia  entro  la  Chiel'a  di  S.  Giacomo  de'  PP.  Francefcani 
Riformati  ha  fatto  la  tavola  di  S.Antonio  di  Padova,  la  quale  tuttoché  fti- 
mabile  ,  pure  icomparilce  al  paragone  d'  un'  altra  tavola ,  che  è  nella  Chicfa 
medefima  ,  di  mano  di  Gaudenzio  F~errari,  detto  Gaudenzio  Milanefe  .  Ella 
efprime  co'  più  vivi  affetti  la  Vifitazione  di  Maria  Vergine  a  S.  Elifabetta  : 
tavola  ,  che  miglior  non  farebbe ,  fé  folTc  di  mano  di  RatFacllo ,  o  d'  Andrea 
del  Sarto  .  Di  quelto  fecondo  fu  da  alcuni  creduta .  E  per  verità  lo  Itile-, 
lembra  tutto  di  lui . 


ED    ARCHIT.   GENOVESI.  ^^^ 

non  le  infievolifTe ,  aitefa  la  gran  vivezza ,  che  coftui  ha  fa- 
puto  dare  alle  fue  tinte . 

Lavorò  pofcia  per  lo  Sig.  Agapito  Centurione  due  leg-  -——----- 
giadre  tavole  ad  olio.  Nella  prima  di  quefte  figurò  Venere,        Di 
che  piange  1'  evinto  Adone  :  nell'  altra  ,  la  flella  Venere  colia    rci"£^'ico 
in  tallo  dal  marito  Vulcano  .    Ma   ommettendo  tali  profani-      '^5*^^-  • 
tà  ,  riferirò  ciò  ,  che  il  Sarzana  dipinfè  per  le  principali  Chiefe 
di  Genova  . 

Egli  colori  quattro  gran  tavole  per  la  fagreflia  della 
Chiefa  della  Nunziata  detta  del  Guadato ,  tutte  d'  ottima^ 
intelligenza  :  e  fon  quelle  ,  che  diir.clìrano  la  Vergine  San- 
ti ffsma  ,  che  fi  fpofa  a  S.  Giufeppe  :  la  fitffa  ,  che  nel  viag- 
gio d'  Egitto  fi  rirtora  col  ripofo  all'  ombra  d'  un  albero  : 
Criflo ,  che  nel  Giordano  riceve  il  Battefìmo  :  e  lo  l^eflb 
Criflo ,  che  in  Cana  di  Galilea,  ftando  al  nuziale  convito, 
vi   converte  1'  acqua  in  vino  . 

Per  la  Chiefa  di  S.  Marta  dipinfe  la  tavola  di  quella 
Santa  ,  che  ritorna  alla  vita  un  morto  fanciullo  :  e  per  quella 
di  S.  Agoflino  figurò  S.  Tomniafo  da  Villanuova  ,  che  fa  ele- 
mofina  ad  una  moltitudine  di  mcndicì . 

A'  PP.  Teatini  fece  due  tavole    per  la  magnifica    loro 
Chiefa  dedicata  a  S,  Siro  :    e  deicrifiè  nell'  una  di  effe  1'  Af- 
funzionc  della  Gloriofilf  ma  Vergine  :  e  nell'  altra  il  B.  An- 
drea Avellino ,  che  fi  muore   all'  Altare  .    Due  pure  ne  fece 
a' PP.  Gefuiti  per  la  cappella  di  S.  Francefco  Saverio,  efpri- 
menti ,    la  prima  queflo  Santo  in  atto  di  ricevere  il  Croci- 
fiffo  portato  dal  granchio  alla  riva  del  mare  :  e  la  feconda 
effo  Santo  ,  quando  muore  nella  deferta  Iloletta  di  Sanciano  . 
Egregia  oltremodo  riufci  al  Sarzana  la  tavola  de'  SS.  Bat- 
tifia ,  e  Mauro  collocata  in  S.  Caterina  :  ne  a  quella   tavola 
cede  punto  in  finezza  quell'  altra  da  lui  dipinta  per  le  Mo- 
nache di  S.  Maria  in  Pailione  ;    ove  effigiò  i  SS.  Girolamo , 
Alberto  ,  e  Giacinto  . 

Per  la  Chiefa  di  S.  Sebafiiano  delle  Monache  Agofiinìa- 
ne  lavorò  la  tavola  della  Nunziata ,  ed  un'  altra  mofirantc 
S.  Paolo  primo  Eremita ,  e  S.  Antonio  ,  che  fopraggiunto  lo 
trova  morto  .  In  quefia  tavola  fi  vede  un'  energia  ,  che  com- 
muove r  animo  .    Spiccano    a  maraviglia   nel  Santo  Eremita    ^ 

P  3  defunto 


FlASiiLLA  • 


250  VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 

defunto  gli  effetti  della  più  auserà  penitenza  ;    e  nel  Santo 
fopravvivente  ,  il  dolore,  e  la  ri\erenza  verfodi  quello  .  Spicca 

__«,  pure  di  molto  una  gloria  d'  Angioli ,  che  v'  è  dipinta  in  alto  . 

ISi  "  Ma  più  efpreflìvo  ancora  è  un  leone  ,  che  fla  come  piangente 
DoMEN'ico  al  baifo  della  tavola  in  atto  di  fcavar  con  le  zampe  una  foffa  : 
prodigiofo  coadiutore  d'Antonio  nel  pietofo  uffizio  di  fep'- 
pellire  quel  venerando  corpo .  Un'  altra  tavola  poi  di  meri- 
to non  interiore  alle  precedenti  li  è  quella ,  che  fla  per  fac- 
ciata ad  un  degli  Altari  della  Chiefa  di  S.  Anna  de"  Padri 
Carmelitani  Scalzi  :  nella  qual  tavola  fi  vede  figurato  S.  An- 
drea in  adorazion  della  Croce ,  gloriola  meta  del  lùo  defì- 
derio  ,  e  del  fuo  trionfo  .  Pittura  si  avvenevole ,  naturale , 
e  brillante ,  che  è  una  delizia  all'  occhio  ,  e  un  dolce  pafcolo 
di  divozione  allo  Ipirito  .  Ma  l' umana  abilità  non  laida 
di  foggiacere  ad  intermittenze  .  Dirimpetto  a  quella  tavola 
fé  ne  vede  un'  altra  dello  llelTo  Autore ,  non  però  della_. 
ftelfa  riulcita  ;  ficcome  nemm.eno  lo  è  quell'  altra  ,  eh'  egli 
mandò  a'  PP.  del  prefiito  Ordine  abitanti  nell'  Eremo  di  Va- 
ragine  .  Ella  rapprefentava  la  fuga  della  Sacra  Famiglia  in 
Egitto . 

Ma  ritornando  alle  altre  tavole  di  lui,  efiflenti  in  quefle 
Chiefe  :  quella  di  S.  Chiara ,  che  col  Divin  Sagrameiiro  alla 
mano  Icaccia  i  Saracini  dal  Monilbro  [  tal  tavola  ila  collo- 
cata in  S.Leonardo],  è  di  tutto  buon  guilo  ;  quantunque  egli 
r  abbia  lavorata  in  età  d'  anni  78. .  Una  debbo  notarne  ,  che 
vedelì  nella  Chiefa  de'  SS.Cofimo  ,  e  Damiano  ;  tavola  dipinta 
a  chiarolcuro .  Ella  figura  le  Anime  del  Purgatorio.  Un'al- 
tra ve  n'  ha  di  S.  Barbara  in  S.  Marco  :  una  di  S.  Gio.  Evange- 
lirta  nella  Chielà  della  Vifitazione  (a)  :  ed  una  del  Tranfito 
della  Vergine  in  S.  Francefco  di  Cailelletto .  Quattro  in  oltre 
ne  fece  per  la  Chiefa  di  S.  Domenico  :  e  fono  quelle  :  della 
Madonna  di  Loreto  :  di  S.  Vincenzio  Ferreri  :  di  S.  Giacinto 
davanti  alla  Beatiffima  Vergine:  e  del  fanciullo  Gesù,  che 
dilputa  fra'  Dottori . 

Altre  tavole  del  nodro  Sarzana  abbiamo  ne'  fobborghi 
di  quella  città  ,  degne  tutte  di  particolar  confiderazione  .  Tre 

le  ne 

(a)    Quella  tavola  non  è  più  nella  fopraramcntovata  CJiisfa. 


ED    ARCHIT.    GENOVESI.  231 

fé  ne  veggono  nella  Chiefa  di  S.  Maria  del  Monte  fui  Bifa- 
gno  :  e  fon  quelle  :  di  S.  Anna  :  di  S.  Francefco ,  che  vefiti_, 
dell'  Abito  Religiofo  S.  Chiara  :  e  di  effa  Maria  Vergine  alTun-  _«____ 
ta  in  Cielo  .  Queiì'  ultima  tavola  fta  locata  fopra  l'  Aitar  mag-        jq^ 
giore  ;  ed  è  una  delle  più  inligni ,  che  egli  mai  dipingefle .    Dominico 
Avvi  d'intorno  di  bei  gruppi  d'Angioli,   che  le  fanno  cor-    f'^^^^^^* 
teggio:  ed  al  balTo  gli  Apolloli,    che  in  diverfi  viviffimi  at- 
teggiamenti  la  danno  mirando. 

in  Albaro  nella  Chiefa  di  S.  Francefco  v'  è  del  Sarzana- 
il  quadro  di  queflo  Santo,  che  riceve  da  Gesù  l'Indulgenza 
della  Porziuncola  :  e  in  S.  Benigno  ,  prellò  alla  Lanterna  v'  è 
il  quadro  di  S.  Placido,  che  rifufcita  un  morto. 

Mandò  in  oltre  queflio  Pittore  molte  fue  tavole  nelle  due 
noflre  Riviere,  e  molte  ancora  in  diverfe  città  d' Italia  ,  fpe-  x 

cialmente  in  Napoli ,  e  in  Medina  ,  che  da'  Genovefi  abitanti 
in  elTe  città  gliene  venivan  frequenti  commifìioni ,  per  ornarne 
le  Chiefe  della  Nazione  .  Moltiffime  poi  furon  quelle  che 
lavorò  per  li  noflri  Cavalieri,  che  le  fue  tavole  ambivano; 
delle  quali  non  v'  è  quali  palazzo  ne  dentro ,  né  fuori  di  cit- 
tà ,  che  non  ne  fia ,  o  più ,  o  meno  fornito  .  Né  minor  co- 
pia lavoronne  per  la  fua  patria  (a)  .  Troppo  a  lungo  n'  an- 
drebbe il  difcorfo ,  fé  di  queik ,  e  di  quelle  volefTì  tare_, 
individuale  menzione  .  Bafli  l' accennare  in  due  motti ,  eh'  elle 
furono  quafi  innumerabili ,  e  quafi  tutte  di  rara  bontà  . 

Delle  tavole  qui  dipinte  dal  noliro  Artefice  alcune  fu- 
rono mandate  in  Ifpagna  al  Sig.  Otta\'io  Centurione  ;  fra  le 
quali  piacque  al  maggior  fegno  quella  ,  in  cui  rapprefentavafl 
il  Santo  di  Padova  ,  "che ,  per  giuilificare  l'innocenza  del  con- 
dannato Padre ,  rifufcita  1'  uccifo  Cittadino  .  Leggeva!]  quivi 
la  viva  fiducia  nel  volto  del  Santo ,  il  principio  di  vita  nel 
defunto,  1' alto  flupore  nell' afibllato  popolo  :  il  tutto  efpreffo 

■P  4  con 

(a)  Delle  Opere ,  che  il  Fiafella  fece  in  Sar2ana  ne  noterò  qui  alcune  che  io 
ftefib   ho    vedute.  ' 

Nella  Chiefa  Cattedrale  dentro  la  cappella  del  Saiitiflìir.o  Sagramento  celi 
dipinfe  ad  olio  le  due  ireezelune  ,  in  una  delle  quali  avvi  S.  Andrea  che 
adora   la  Croce  ;  nell'  altra    la  flrage  de"  Fanciulli  Innocenti .  ' 

Per  la  Chiefa  di  S.  Andrea  formò  la  tavola  del  Salvatore ,  a  cui  piedi  fia 
genuflefTo    lo  tìeflb  Santo .  '    .  *^ 

Le  Monache  di  S.  Chiara  pofTegcono  la  tavola  locata  fiil  loro  Aitar  mag- 
giore ,  la  quale,  fé  ben  mi  ricordo",  moftra  fa- Francelco ,  che  velte  celi' Abi- 
to Religiofo  la  detta  Santa. 


232  VITE  DE'  PITT.,   SCULT., 

con  fomin.i  fquifirezza .   La  prefata  tavola  girò  per  Madrid  ; 
e  conferì  tanta  elHmazione  al  valore  del  Sarzana ,  che  molti 
,        Perfonaggi  di  quel  Regno  vollero  da  lui    qualche  pittura., . 
Di        Fra  quelli  il  Conte  di  Sirvela   gliene  comraife    una  rappre- 
DoMENico    fentativa  di  Ero  addolorata  per  la  jnorte  del  fuo  caro  Lean- 
lAsfu-A»  ^^^  ^    Feccia  con  tutta  accuratezza  il  Fiafella  :  e  l'Operasi 
ben  corrifpofe  all' efpet razione  ;    che  il  Conte  giudicolla  de- 
gna d' elTere  prefcntata  al  Sovrano;  il  quile  molto  gradilla  ; 
e  torto  collocar  la  fece  tra  le  pregiate  cofe  del  fuo  folendi- 
diffimo  palazzo  del  Buon-ritiro  .  Similmente  il  Conte  di  Mon- 
terei ,  ed  il  Marchefe  Santacroce  1'  impiegarono  in  varj  lavori 
per  lor  cappelle ,  e  gallerìe  .    E  il  Principe    Carlo  di  MaiFa 
oltre  all'  averlo  generofamente  rimunerato  per  alcune  tavo- 
line da  lui  avute  ;  gli  fece   anche  offerte  aliai  vantaggiofe  , 
per  tirarlo  appreifo  di  fé  .  Ma  il  noflro  Pittore  non  potè  ac- 
cettarle ;  perchè  troppi  erano  ^1'  impegni ,  che  con  fuo  gran 
decoro  1'  obbligavano  a  recarli  fra  noi  . 

Che  (e  fu  Segnalato  coftui  per  la  perizia  nel  compor  pit- 
ture fioriate,  e  nel  efprimer  con  vivezza  gli  affetti  :  niente 
meno  lo  fu  per  la  felicità  nel  ritrarre  dal  naturale  .  Molti 
lavori  in  quello  genere  da  lui  s'  efeguirono ,  e  con  giulHlll- 
ma  imitazione  ;  della  quale  m'  è  lecito  il  farne  a'  Polveri  fede; 
perocché  ho  potuto  confrontar  varj  Tuoi  ritratti  con  gli  ori- 
ginali .  Non  tefferò  qui  catalogo  di  effi  ritratti  ;  perchè  la_, 
lunghezza  troppo  mi  renderebbe  a'  Leggitori  noiolb  :  accen- 
nerò bensì  ,  quali  per  amena  digreffione  ,  quello ,  eh'  ei  fece 
al  P.  Fulgenzio  Baldani  Agolliniano  erudito  Poeta  .  Già  il 
nollro  Pitcore  n'  avea  cavato  l'  abbozzo  :  ma  il  ritratto  mai 
non  ufciva  alla  luce.  Il  P.  Baldani  attediato  del  lungo  indu- 
gio gentilmente  Te  ne  lagnò  coli'  indugiatore  ;  e  lo  ilijnolò 
all'  efecuzione  dell'  Opera  co'  feguenti  graziofilTmii  veri!  iiu» 
lingua,  genovefe  compolli . 

A  ro  Signor  Domenego  FiafclU 
Braviflìmo  Pittò. 

Me  Mo^re  a  fame  comenfò  in  un  dì , 

E  poeufcia  in  noeve  meixi  a  me  fin) , 

Fui 


ED   ARGHIT.   GENOVESI.  233 

Fui  quanto  vorei  fià 

A  finirne  ,  Flagella  ,  de  retra  ? 
Sento  ,  che  refpondei  :  ■ 

In  pochi  meixi  te  finì  to  Macere ,  D, 

Perchè  a  te  fé  morta ,  come  to  Pocere  :  Domenico 

AZd!  mi ,  c/je  r  /jo  da  da  con  l  arte  moe 

Vera  immortalitce , 

D'  avei  poco  ciìt  tempo  è  ro  dovei , 
Vui  me  dì  ben  ;  ma  pù  avene  piaxei 

De  prejio  vaghezame  in  quefia  teira  , 

Prima  che  me  s'  amorte  ra  candeira  , 

Rife  il  Pittore  in  leggendoli  ;  ne  lafciò  di  pubblicarli 
ad  onor  dell'  Autore  :  ed  intanto  porta  follecitamente  mano 
al  ritratto  ,  in  breve  il  compiè  ;  e  fu  cofa  efattiflìma  ,  da  tutti 
ammirata ,  e  lodata  .  Quindi  il  Baldani  impiegò  la  Tua  mufa 
in  ringraziamenti  ;  cosi  contento  della  ricevuta  tela ,  come 
fé  in  quella  aveflTe  ricevuto  un  altro  fé  flefTo  .  1 

L'abilita  del  Fiafella  in  far  fomigliantiflimi  i  ritratti  s'eQefe 
lino  a  farne  di  perfone  defunte ,  ed  appena  da  lui  qualche-, 
volta  vedute  .  Tanta  era  la  forza  della  fua  fantasia  nel  ri- 
tenere imprefìTe  le  arie  de'  volti  non  più  prefenti .  In  fatti 
egli  figuro  al  naturale  molti  Dogi  ;  allora  ,  che  d'  ordine», 
pubblico  11  dovette  ergere  per  certa  folennità  un  Arco  Trion- 
fale nella  piazza  del  Guadato  ;  il  quale  Arco  fu  coraraello 
alla  direzione  del  noUro  Sarzana  .  Ei  vi  dipinfe  a  chiarofcuro 
due  fpaziofe  tele  rapprefentanti ,  1'  una  il  Colombo  ,  che  giunto 
neir  Indie  vi  pianta  il  Sacro  Stendardo  della  Croce  :  1'  altra 
lo  rtedb  Eroe  ,  che  ritornato  dalle  conquiflate  provincie ,  pre- 
fenta  al  Re  di  Spagna  Ferdinando ,  ed  alla  Reina  Ifabella_. 
alcuni  donativi  da  quelle  portati .  Quelle  tele  anche  oggidì 
fi  confervano  in  una  delle  iàle  del  Real  Palazzo ,  inlieme 
con  la  fpeciofa  Immagine  della  Prudenza  .  Tutti  lavori  a  frelco. 

Egli  dipinfe  parimente  a  frefco ,  entro  il  fuddetto  Rcal 
Palazzo  in  una  facciata  delle  fcale  ,  Dio  Padre  col  morto 
Figlio  in  grembo,  la  Santiffima  Vergine,  e  i  Santi  Battiila, 
Lorenzo  ,  Giorgio  ,  e  Bernardo  ,  Protettori  della  città  :  Ope- 
ra ,  in  cui  a  maraviglia  rifalta  la  proprietà ,  la  maellà ,  e  la 
ben  intefa  fimmetrìa .  L'  anno 


234  VITE   DE'PITT.,    SCULT., 

L'anno  i<?3'f.    fu  il  Sarzana  condotto   in  Mantova    ('al 
Sig.  Ambrogio  di  Negro  ,  e  prefentato  a  quel  Duca  ,  il  quale 
-■——.talmente  gradi  la  virtù  di  quello  Pittore;  che  gli  profferfe 
Di        convencvol  pcnfìone ,    a  fine    d' indurlo    a  recare  in  Corte  . 
F°asìllT.   ^'^  '^  '^^^^  cagioni  ,    che  lo  aveano  indotto  a  rifiutare    il 
primo  invito  del  Principe  di  Malfa  ,  fecero  si  ,  che  fimiihnente 
quello  fecondo  rifiutalFe  .   Nel  breve  tejnpo  ,  eh'  ei  col^  fi  fer- 
mò ,  vi  ricevette  onori  indicibili ,  anche  dalla  Principelfa  Maria, 
Nuora  del  Duca ,  la  quale    quantunque  non  avene  mai  vo- 
luto ,  che  Pittore  alcuno  la  ritraelTe  :  pure  al  Sarzana  il  pcr- 
mifc  .  Effigiolla  codui  nella  tefla  d'  una  Santa  Caterina  ,  ch'egli 
dipinfe  rapprefentando  le  rpofalizie  di  quella  Santa  con  Gesù . 
Di  tal  pittura  ftcs  poi  un'  altra  copia  ;     e   nel  Tuo  ritorno 
a  Genova  feco  portolla  . 

Qui  dovette  primieramente  occuparfi  in  dipingere  alcu- 
ne tele  per  fervizio  del  prefato  Duca  :  ove  una ,  che  riufci 
di  particolape  bontà ,  ed  incontrò  molte  lodi  sì  de'  Genovefi, 
che  de'  Mantovani ,  fu  quella  della  Ducal  cappella ,  entrovi 
crprefib  il  Millerio  della  Natività  del  Salvatore  . 

Quattro  altre  ,  che  fucceffiva mente  compofe ,  ed  inviò 
a  quel  Sovrano  ,  ebbero  luogo  nella  Chiefa  de'  Monaci  Ca- 
maldolefi  .  i  Aveva  erprclTo  nella  prima  di  quelle  l' Immaco- 
lata Concezione  :  nella  feconda  V  Angiolo  Cullode  :  nella  ter- 
za San  Carlo  :  e  nella  quarta  S,  Giufeppe  dormiente ,  a  cui 
apparifce  1'  Angiolo  ad  ordinargli  la  fuga  in  Egitto  ,  come 
s'arguifce  dal  vedervifi  in  difparte  Gesù  Bambino,  e  Maria 
Vergine ,  che  Io  veglia  .  Li  comparifce  la  notturna  ofcuri- 
tà  con  ammirabil  decremento  ,  lumeggiata  dallo  Iplendore 
dello  lleflb  Angiolo  ,  con  pafTaggi ,  ed  ombre  di  foramo  arti- 
fizio .  •      ^ 

Ccilata  neir  anno  i<?<r7.  la  pedilcnza  ,  che  cotanto  affiifi^e, 
e  quafi  fpopolò  quefla  città  ,  il  Sarzana  ,  ch.e  ebbe  la  forte  di 
andarne  illefo  ,  figurò  in  una  gran  tela  quello  luttuofo  argo- 
mento .  Indi  profegui  alcune  altre  Opere  ,  e  fempre  con  le- 
na,  e  fpirito  ,  non  rimanendo  punto  abbattuto,  o  infiacchito 
dal  pelo  degli  anni,  che  pur  egli  portava  in  conto  di  quafi 
fettantafei  .  In  tale  età  dijinfe  per  la  Chiela  di  S.  Bartolom- 
meo  detto  degli  Armeni .  Deferire  in  quella  alcuni  miracoli 

operati 


ED    ARCHIT.    GENOVESI.       ^         235 

operati  per  mezzo  della  Sacra  Immagine   del  Volto  Santo, 
la  quale  colà  fi  conferva .    (a) 

Nella  prefata  fua  vecchiezza    formò  il  fuo    ritratto  per  _ 
compiacere  al  P.  Angelico  Aprofio  Agofliniano   di  Ventimi-        Di 
glia  ,  il  quale  a  grand'  infianza  gliel'  avea  chieflo  :  ed  alla  fi-    Domenico 
ne  ottenutolo,  il  collocò  in  quella  città  entro  la  fcelta  Libre-      '^satA. 
ria  ,  che  dal  fuo  Religiofo  Inflitutore    ha  prefo  il  nome    di 
Aprofiana  .  Fu  molto  ammirato  quello  ritratto ,  e  da  nobil, 
penna  co'  feguenti  verfi  encomiato  . 

//  Fiafella  fon  io 

Da  me  ftejjb  dipinto^ 

Con  la  natura  a  gareggiare  accinto. 

Ella  il  fembiante  mio 

Vivo  folo  ha  creato  : 

Jo  finto  j  e  vivo  fon  da  me  formato . 

E  fimilmente  con  queQi  altri . 

Chi  crede  ,  che  fi  dia 

Solo  a  Giove  virtù ,  cui  vien  conceffo 

Immagine  formar ,  che  viva  fia  : 

Me  flejfo    da  me  fiejfo 

Miri  nel  quadro  impreffb  ; 

E  vedrà ,  che  in  formare  immagin  viva , 

Anco  il  Fiafella  ad  ejfer  Giove' arriva . 

Dopo  tali  pitture  nulla  più  lavorò  il  nofiro  Fiafella-.; 
concioflìachè  ,  a  cagion  della  riferita  fua  grave  età  ,  e  delle 
lunghe  applicazioni  fatte  in  dipingere  con  hnezza  ,  ed  in  tanta 
varietà  d'  argomenti  ,  gli  fi  venne  a  debilitare  oltremodo 
la  tefia  :  onde  cólto  da  tale  incomodo  accompagnato  da  fre- 
quenti dolori  d'  occhi ,  fi  diede  ad  una  vita  del  tutto  ritirata 
più  non  curando  gì'  intereffi  del  mondo  ,  e  fol  attendendo 
a  quelli  dell'  Anima  .    Viife    egli  in  tale  (lato    alcuni  anni  ; 

finché 

(  a  )  Qyelle  tavole  mofiraro  il  popolo  di  ErlelTa  liberato  per  miracolo  del  Volto 
.^  anco  dall'  alTedio  :  e  quando  al  folo  mirarlo  leftò  i'anata  da  grave  malore 
la  figlia  di  Cofroe  Re  di  Perfia . 


236  VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 

finché  pafTato  avendo  già  1' ottantefìmo,  mancò  per  violenta 
febbre,  che  in  tre  giorni  1' eQinfe  nell'ottobre  del  i6^<;. 

_  Gli  tu  data  onorevole  fepoltura  in  Santa  Maria    della,. 

Di        Pace  entro  la  tomba   de'  Cafoni ,    conforme    nel    teflamcnto 

Fias£l"^'^  aveva  ordinato ,  col  confcnfo  di  Gio.  Battila  Cafoni  (uo  Co- 
gnato ,  e  difcepolo  ,  il  quale  ,  oltre  all'  efequie  fattegli  folen- 
nemente  celebrare ,  volle  ancora ,  che  a  perpetua  memoria-. 
di  SI  virtuofo  Soggetto ,  ivi  fulla  lapide  s' incideife  la  qui 
fotto  copiata  Infcrizione . 

D.      O.      M. 

DOMINICO    FlASELLAE      SaRZANEN. 
PlCTORI     CEI.ECERR1MO. 

Io.     Baptista     Casonvs. 
Alvmnvs    Cognatvsqve    amantissimvs  . 
ne  mors  se1vngeret  loco,  qvem  vita  sociavit. 

A    F    F    E    e    T    V. 

PrOPRIVM    rVMVLVM   commvnem   fecit  . 
ObUT    anno    MDCLXIX.    DIE    XIX.  OCTOCRIS    AETATIS    SVAE  . 

1    X    X    X    I. 


Fu  il  Fiafella  un  egregio  imitatore  della  natura  .  Felice 
ncir  inventare,  ed  efipreflìvo  nel!'  efcguir  1'  in\entato  .  Or  foa- 
ve  ,  or  veemente  nel  colorire  ,  fecondociiè  richiedevan  gli  og- 
getti .  Le  pitture  Inoriate,  e  fpccial mente  di  coie  eroiche, 
furono  a  mio  giudizio  la  Tua  più  diflinta  prerogativa  .  Molti 
letterati  parlano  di  lui  con  fomma  lode  :  e  fra  queQi  il  Sig. 
Anton  Giulio  Brignole ,  nella  fua  nobil  Opera,  che  porta  il 
titolo  di  InJiabUità  dell'  Ingegno  :  o\  e  parla  del  quadro  già  da 
me  mentovato  ;  rapprefentante  l' indegna  Venere  .  Luca  AfTa- 
rino  nelle  fue  lettere  alla  pagina  206.  grandemente  efalta  il 
medefimo  quadro ,  mentre  ne  dà  ragguaglio  ad  un  Cava- 
liere .  Nel  fine  poi  dell'  Opera  riporta  alcuni  componimenti 
di  Poeti  Genovefì  in  encomio  d'  una  belliflìma  Aurora  di- 
pinta dal  noflro  Artefice.  Claudio  Filippi  nel  Tuo  Capriccio 
Poetico  ftampato  in  Milano  dal  Ghifolfi  l'anno  16^0.  leggia- 
dramente finge  ,  che  AlelTandro  Magno  guidato  dalla  Feli- 
cità 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  ^37 

cita ,  e  in  compagnia  di  Apelle ,    e  di  Saffo  PoetefTa ,  ufciti 

da'  Campi  Elisj  ,  Vaglii  di  vedere  il  bello   d' Italia  ,  entrino 

in  cafli  del  Sarzana  ;  e  Apelle  faccia    ad  AlelTandro  vedere_>  --^-— -. 

le  tavole  di  collui ,  e  quella    principalmente    gli  lodi  ,    che        Di 

moltra  Ero  ,  e  Leandro ,  dianzi  da  me  riferita  .  Dominico 

Ebbe  il  Sarzana  una  fiorita  fcuola  ,  e  molti  begl'  inge-  '•'osella  . 
gni  la  frequentarono;  ove,  mercè  gì'  infègnamenti  di  lui ,  efper- 
ti ,  e  celebri  fi  renderono  .  Già  parlai  di  Davidde  Corte  ; 
parlerò  poi  anche  del  Saltarello ,  del  Merano ,  e  dell'  Ode- 
rico  nella  feparata  breve  lìoria ,  che  di  ciafcun  d'  efli  qui 
fucceilìvamente  fcriverò  .  Or  accenno  foltanto  alcuni  altri, 
che  quantunque  non  dieno  materia  d' una  delcrizione  a  parte  : 
pure  non  deono  elTer  pafTati  fotto  filenzio . 

Bernardo  de  Bernardi  apprefe  i  principj  della  pittura-^ 
dal  Sarzana  :  e  riufciva  fra  le  altre  cofe  felice  alTai  nel  co- 
piare .  Colini  mori  in  frefca  età  tocco  da  apoplesia  prima 
della  peftilenza  del   16^7. 

Francelco  Gentilefchi  figlio  d'  Orazio  ,  quel  valente  Pit- 
tore cognito  a  tutta  Italia  ;  dopo  la  morte  del  Padre  venne 
in  Genova  ,  e  fi  fé'  difcepolo  del  Sarzana  .  Quefio  Gentile- 
fchi andò  pofcia  in  altre  città  ,  per  efercitarvi  la  fua  ProfclTio- 
ne .  Ma  aliai  giovane  anch'  efib  terminò  i  fuoi  giorni .  Onde 
non  potè  lafciare  a'  Potìeri  memorie  degne  della  fua  pere- 
grina virtù  . 

Vincenzio  Zerbi  già  difcepolo  del  Sarzana ,  fa  molto 
bene  i  ritratti  .  Non  m'eflendo  a  dire  fue  lodi  ;  perchè  egli  vive. 

Giovanni  Stefano  Verdura  fu  fimilmente  de'  difcepoli  del 
Sarzana  ,  dalla  cui  fcuola  già  ben  inLtruito  pafsò  a  lavorare 
in  Piemonte  ;  donde  ritornò  dopo  alcuni  anni  in  Genova^.  ; 
e  qui  ,  fucceduta  quafi  immediatamente  la  petWenza ,  mori 
con  tutta  la  fua  famiglia  :  ciò  fu  nel  kS^j. 

Lazzaro  Villanuova ,  che  del  Sarzana  fu  pure  difcepolo, 
ha  operato  dopo  la  morte  del  Maefiro  infino  ad  ora  ;  e  tut- 
tavìa profeguifce  con  particolar  efattezza ,  ed  efiima?ione . 

Carlo  Stefano  Penone  ,  figlio  di  Rocco  eccellente  Sculto- 
re, ed  Architetto  Lombardo  (di  cui  dirò  qualche  cofa  ver- 
fo  la  fine  del  prefente  libro  nelle  notizie  degli  Artefici  fore- 
ftieri  ) ,   venuto  col  Padre  a  Genova ,  iludiò  il  difegno  fotto 

il  Sarzana  ; 


238  VITE   DE'PITT.,    SCULT., 

il  Sarzana  :  indi  pafsò  al  colorire  ;  e  molto  bene    nell'  una  , 

e  ncir  altra  cofa  avan/olTi ,  Era  giovane  d'  avvenenti  maniere, 

____;;;««  c  di  òcì  coflumì  :   onde  il  Maeflro  cotanto  amollo  ,  che  giunfe 

Di        a  dargli  in  ifpodi  una  fua  figlia  .  Ma  coflei  poco  frante  ccGò 

DoME.vico  (fii  vivere.    Di  che  afflittilTimo  Carlo    abbandonò  la  Pittura, 

e  la  nolh'a  città ,  e  tornofTene  in  Lombardia  ;    ove  egli  pure 

in  trefca  età  fi  miOri . 

Donna  Angiola  Airola  Canonica  nel  Monillero  di  S.  Bar- 
tolommeo  dell' Olivella ,  elTendo  amantiillma  della  Pittura, 
cercò  d'  apprenderla  ,  e  d'  ottenere  in  Maeftro  il  Sar/ana  ; 
ciò ,  che  le  fu  conceduto  .  Ella  arrivò  a  qualche  grado  di 
perizia  nella  intraprcfli  Protesone  :  e  fra  le  varie  tele  da  ella 
colorite  una  ve  n'  è  di  ben  ordinata  compofitura  nella  Chiefa 
di  Gesù  ,  e  Maria  de'  PP.  di  S.  Francefco  di  Paola  .  Quefla 
Religiofa  Donna  ha  terminato  ultimamente  i  fuoi  giorni  in 
odor  di  virtù  . 

Giuseppe  Porrata ,  oggidlt  vivente ,  è  del  Sarzana  proni- 
pote ,  e  gli  tu  difcepolo  .  Egli  dipinfe  con  lode ,  che  in  pro- 
grelTo  di  tempo  gli  crefcerà  . 

Difcepolo  del  Sarzana  fu  anche  Andrea  Podefli  ,  che-, 
futilmente  vive  :  ed  ha  credito  di  buon  Pittore  .  (a) 

Gio.  Battila  Fiafella  fu  figlio  d' Antonio  Fiafella  fratello 
di  Domenico  .  Queflo  Gio.  Battila  da  Sarzana  venne  a  Ge- 
nova, per  irtudiare  fotto  del  Zio  la  Pittura.  Ma  ficcomc  il 
Zio  non  trovava  in  coQui  tutta  quella  difpofì/ione ,  che  ri- 
chiedefi  a  ben  apprendere  tal  facolt'i  ;  il  rimandò  a  Sar/ana 
con  onorevole  allegnamento ,  che  pofcia  in  morte  gli  am- 
pliò ,  con  inflituirlo  anche  Erede  del  fuo  raccolto  muféo  di 
dUegni ,  e  pitture  .  Il  prefato  Erede  poco  dopo  un  tale  acqui- 
flo  fu  forprefo  da  grave  malattia  ,  che  in  breve  gli  tolfe  la  vita. 
Ei  lafciò  due  figli  ben  provveduti  di  fofl:an7:e  .  Dopo  la  coflui 
morte  ritornò  in  Genova  l'ereditato  mufco,  che  ora  fi  pof- 
fìede  da  nobililTimo  Soggetto  molto  intelligente  di  Pittura, 
e  grande  eftimatore  della  virtù  del  nollfo  Fiafella  . 

Gio.  Battifia 

Cd)    Qiicfto  Povertà  fu  Soggetta  dt  gran  talento .    Oltre    al  fuo  ben  dipingere , 
pofTedcva  anche  l'arte   di  ben  incidere  all'acqua  torte.    Di  lui    va    attorno 
la  bella  ftampa    rapprefcntante    il  Trionfo    di  Bacco ,    ritratta    dal    fiiperbo 
•quadro  dell'  Ecccllcntifllma  Cafa    Barberini,  tatto  dal  famolo  Tiziano. 


ED  ARCHIT.   GENOVESI.  23^ 

Gio.  Battila  Cafone  (a)  Sarzanefe  fu ,  come  già  s'  ac- 
cennò ,  non  folo  del  Fiafella  difcepolo ,  ma  anche  Cognato. 
Egli  al  prefente  vive  :  e  nella  Pittura  fi  fa  molto  onore . 


VITA 

DI  FRANCESCO  CAPURO 

Pittore  . 

IO  darò  in  quefle  carte  l' immediato  luogo  dopo  il  Fia- 
fella a  chi  fra  gli  fcolari  di  lui  feppe  meglio  imitarlo . 
Fra  quelìi  imitarlo  niun  feppe  meglio  di  Francefco  Ca- 
puro  ;  diche  fede  ne  fanno  le  fue  tavole,  fé  occhio  efper- 
to  attentamente  le  oflerva ,  e  mette  al  confronto  con  quelle 
del  Maertro ,  e  de*  condifcepoli  .  Volentieri  mi  farei  regola- 
to anche  qui  fecondo  la  ferie  del  tempo ,  conforme  foglio  : 
ma  non  m'  è  riufcito  di  rinvenire  in  qual  anno  fìa  nato  l' an- 
zidetto Capuro  .  E  però  pongo  qui  in  ragione  di  preceden- 
za la  fua  abilità  . 

Coflui  fu  figlio  d'  Orazio  Capuro  ,  mereiaio  nativo  di  Ca- 
mogli  ,  terra  diftante  da  Genova  quìndici  miglia .  Studiò 
nella  puerizia  le  lettere  latine  lino  all'anno  duodecimo  di 
fua  età  ;  dopo  la  quale ,  vedendo  il  Padre ,  che  il  fanciullo 
inclinava  alla  Pittura  ,  a  quefla  fi  rifolvè  d'  applicarlo  .  Ri- 
corfe  per  tanto  ad  Ambrogio  Sori  fuo  Cognato  ,  che  era_. 
Amico ,  e  Compare  del  Fiafella  ;  acciocché  a  querto  infigne 
Pittore  andafTe  a  prefentare  il  defiofo ,  e  perfpicace  fanciullo, 

e  con 

{a)  L'  Abecedario  Pitttìrico  parla  di  Gio.  Battifta  Cafone  fotto  nome  di  Gio. 
Battifta  Carlone  :  e  di  quefti  due  Pittori  ne  fa  un  folo .  Gio.  Banifta  Carlone 
non  fu  difcepolo  del  Fiafella  :  fu  nondimeno  eccellente  Pittore  ;  del  quale». 
lì  darà   ragguaglio  nel  fecondo  tomo  . 

Il  Cafone  ha  avuto  in  Pittura  il  fuo  merito.  Egli  è  morto  qui  in  età  molto 
avanzata  .  Di  coftui  però  non  abbiamo  in  pubblico ,  fé  non  due  tavole  •'  1'  una 
di  S.  Francefco  di  Paola  nella  Chiefa  della  Maddalena  :  e  1'  altra  in  guella 
della  Santiffima  Vergine  delle  Vigne  ,  entroW  efla  Vergine  ,  e  i  Santi  Lo- 
renzo ,  Liborio ,  Filippo  Neri  ,  ed  altri . 


240  VITE   DEPITT.,  SCULT., 

e  con  tutta  1'  efficacia  gliene  raccomandaffe  la  particolar  affi- 

flen/a  .  Fecelo  il  Sori  ;  e  immantinente  fu  dal  Fiafella  accet- 

_  tato  Francefco  in  difcepolo  ;  nel  quale  fcorgendo  egli  pron- 

Di        te/./a  d'  ingegno  ,  ed  ottima  difpofi/ione  a  ben  inventare-. , 

Francesco  dilldbuire ,  e  colorire  ;  impiegò  tutta  la  cura  ,  s'i  per  fervire 

APURO.    p^^;iì(;q^  j:"!  pej.  av-er  l'onore  di  formare  un  allievo  di  gran 

perfezione,  come  le  prime  prove  gli  faceano  fperare. 

Da  tal  Maei^ro  ebbe  Francefco  i  precetti  del  difegno , 
che  afilli  preflo  apparò.  EfercitofTì  poi  ncll' efattamentc  co- 
piare, e  con  foavitì  maneggiare  i  colori.  Frequentava  l'Ac- 
cademia del  Nudo ,  che  a  que'  tempi  nelle  proprie  cafe  da 
qualche  Pittore  tenevafi  ;  dalle  quali  applicazioni ,  e  dili- 
genze  ne  riportò  notabil  profitto  . 

Trovatoiì  giìi  ben  avviato  nella  Profeffione ,  invogliofl: 
di  andare  a  Roma,  per  quivi  perfezionarli  con  la  pratica  di 
tanti  famofi ,  e  valenti  Pittori ,  e  con  la  prefenza  di  tanti 
flupendi  efemplari  ,  che  in  ogni  parte  vi  fi  veggono  .  Andò  , 
ma  poco  tempo  vi  Rette  :  né  io  fo  dire  il  perchè  ;  lo  bene, 
che  di  là  pafsò  a  Napoli ,  ove  fece  lungo  iògglorno  ;  e  più 
che  mai  ftudiò ,  particolarmente  Tulle  Opere  dello  Spagno- 
letto  ,  dalle  quali  molto  apprefe  intorno  alla  compolìzione 
de' gruppi ,  alla  naturalezza  de' paflaggi ,  e  all'artifizio  de' 
chiari fcuri . 

Ritornato  pofcia  in  Genova  diede  qui  a  divedere  quan- 
to avelfe  fuori  di  effa  acquiilato  .  Imperocché  fece  alcune_j 
mezze  figure  d'affai  buon  gullo,  e  a  molta  loddisfazione  di 
chi  gliele  aveva  commelTe . 

Dopo  qualche  tratto  ammoglioffi  :  e  già  flabilito  s'  era 
fra  noi ,  ove  con  eflimazione ,  ed  emolumento  occupavafi  : 
quando  fu  invitato  a  Modena  dal  Guardaroba  di  quel  Duca 
a  farvi  alcuni  lavori  pel  palazzo  Ducale  .  Colà  trasferiHì  il 
Capuro ,  e  vi  dipinfe  varie  cofe  d'  cxiVcà  buon  gullo ,  delle_. 
quali  n'ebbe  approvazione,  e  vantaggiofa  mercede.  Termi- 
nate quelle  fotiche,  prcfe  congedo  dal  Modancfe  Sovrano, 
e  ritornò  in  patria ,  ove  richiamavalo  la  famiglia  .  Qua  por- 
tò feco  la  commiffione  di  comporre  alcuni  quadri  di  lìorie 
per  primarj  Cavalieri  dì  quella  città  :  ciò ,  che  efeguì  con  moha 
Tua  lode.    Fu  poftia  impiegato  a  far  altre  pitture  per  noflri 

Citta- 


ANCESCO 


ED  ARCHIT.   GENOVESI.  241 

Cittadini  privati  .    Dopo  le  quali  colorì  una  tavola  da  Altare 
per  la  Chiefa  de'  PP.  delle  Scuole  Pie  (  ella  è  quella  tavola , 
che  rta  per  eflerior  fregio  alla  divota  Hatua  della  Vergine  )  :  _^ 
e  intorno  vi  dipinfe   Angioli ,  e  Santi    con  ottimo    difcerni-  "      ioi" 
mento  divifati  (a)  .  Fbanci 

Non  andò  molto,  ch'egli  fu  nuovamente  chiamato  a_,  ^^^""^^ 
Modena ,  per  efeguirvi  parecchi  altri  lavori  .  Onde  vedendo, 
che  querti  abbifognavano  di  lungo  tempo ,  volle  condurvi 
feco  la  Tua  famiglia .  Fermoflì  colà  più  di  tre  anni  ;  e  com- 
piutevi con  univerfale  foddisfazione  le  Tue  incumbenze ,  ca- 
rico d'  onori ,  e  di  premj  ripatriò  . 

Molte  tavole  da  Altare  colorì  in  Genova  dopo  il  fuo 
ritorno  ;  buona  parte  delle  quali  commefTe  gli  furono  per  le 
Chiefe  delle  due  Riviere  .  Se  ne  veggono  però  eziandìo  nella 
noflra  città  :  ed  una  fra  le  altre  ve  n'  ha  entro  la  Chiefa  de- 
dicata a'  Santi  Bernardino ,  ed  Aleffio  ;  nella  qual  tavola  ef- 
figiò S.  Francefco  di  Sales  in  atto  d'  operare  certo  miraco- 
lo (b)  :  ed  un'  altra  nella  Chiefa  di  S,  Domenico  ;  ove  rap- 
prefentò  S.  Rofa  portata  in  Gloria  dagli  Angioli  :  tavola  da 
lui  fatta  in  mediocre  mifura  per  la  Beatificazione  di  detta 
Santa ,  e  pofcia  ingrandita  con  la  giunta  d'  altre  figure_.  , 
neir  occafione  della  folenne  fefla ,  che  per  la  Canonizzazione 
della  medefima  Santa  fi  preparava  .  Quefla  tavola  or  è  lo- 
cata in  uno  de' principali  Altari  di  quella  Chiefa. 

Ma  quando  il  noflro  egregio  Pittóre  s'  avea  già  acqui- 
flato  in  patria  un  credito  degno  di  fé  ;  e  da  lui  fperavàmo 
Opere  fempre  più  infigni  :  da  maliena  febbre  affalito ,  in  po- 
chi giorni  mori  con  noflro  gran  difpiacere  ;  perocché  per  la 
fua  morte  molto  perdemmo  , 

Lafciò  alcuni  figliuoli ,  e  fra  efìì  uno  (  era  quefli  il  mag- 
2;iore  )  ,  il  quale  alla  Pittura  attendeva  ,  ed  avea  talento  da 
divenire  efperto ,  e  famofo  :  ma  1'  efier  egli  flato  d'  umore_. 
firano ,  e  di  coftumi  viziofi ,  fu  cagione ,  che  poco  onor  fi 
facefie ,  e  che  il  Padre  per  lui  s'  accoralfe  ;  e  forfè  1'  acco- 
Tbw.  /.  Q  lamento 

(  «  )    La  riferita  tavola  non   è  piìi    in  quella  Chiefa  :  ma  in  vece  v'  è  intorno 

al'a  ftatua    un   beli'  ornato  d'  argento . 
(  ^  )    Queft'  altra  tavola  al  prefente  "è  tanto  annerita ,  che  non  vi  fi  difcerne  più 

figura  alcuna. 


34^ 


VITE    DE*  PITT.,  SCULT., 


Di 

Francesco 
Capuro . 


ramento  gli  accelerale  la  morte .  Tal  figlio  fece  un  mife- 
rabile  fine  :  perocché  cólto  in  riffa  da  un  fuo  avverfario , 
,  vi  rcl^ò  uccifo  ,    Ed  era  allora  nel  fior  de' Tuoi  anni. 

Cot>i  va  chi  s'  abufa  del  talento ,  impiegandolo  nello  {lu- 
dio  del  vivere  diffoluto  .  Se  quelfo  Giovane  avefle  prellato 
orecchio  a'  configli  del  Padre ,  e  fi  foife  propofti  gli  efèmpj 
di  lui ,  che  era  uomo  aflai  collumato  ,  e  pio  :  forfè  anche_> 
oggidì  viverebbe  :  o  almeno  iarebbe  morto  meglio  difpollo. 

Trapafbò  Francefco  in  età  non  molto  avanzata  :  munito 
de'  SS.  Sacramenti ,  e  con  crilViana  ralfegnazione  ,  praticando 
in  morte  quegli  atti  di  virtù ,  che  in  vita  gli  erano  flati  fa- 
migliari ;  e  che  or  gli  faranno  d'  eterno  premio  . 


VITA 


ED  ARGHIT.    GENOVESI. 


24^ 


VITA 

DI   LUCIANO  BORZONE 

Pittore  . 


^E  mai  Pktor  Genovefc  fiorì  ,  che  arrivaflfe  al  principiai 
punto  dell"  aite  ,  cioè  a  dite  alla  giufta  iniitazione_j 
della  Natura  :  quelli  ceitamente  fu  Luciano  Borzone  . 
Le  Opere  di  lui,  mairiivic  le  contenenti  umane  figure, 
recano  autentica  tertimonianza  della  verità  di  ciò  ,  che  ho 
ailerito  .  Accennerò  nel  prefente  breve  ragguaglio  della  fua 
vita  con  più  minuta  dilìinzione  ,  che  non  ho  tatto  in  altri  , 
i  luoghi ,  dov'  elle  fono  ;  affinchè  pollano  facilmente  tro\-arfi  ; 
onde  gl'Intelligenti  confìderandole ,  fcorgano ,  che  la  mia-, 
penna  non  dà  ingannevol  palTione  ,  ma  da  leale  fchiettezza 
e  guidata .  '  Q  2  ^'^eguì 


244  VITE    DE'PITT.,   SCULT., 

Segui  il  natale  dì  Luciano  in  Genova  l'anno  15P0.  Pa- 
dre gli  tu  Silvcllro  Bolzone  ,    Cittadino  fcarfo  di  foìtanze_. , 
1^^^^^  ma  ben  fornito    d'  integrità ,    e  di  pietà  .    Poiché  egli  vide 
Di        il  fuo  piccol  fanciullo  tatto  capace  di  cominciar  qualche  Ùu- 
LuciAxo     elio  j  lo  applicò  a  quel  delle  lettere  fotto  la  cura  di  un  pri- 
vato Maeilro ,    che    era    Zio  paterno    dello  ftelfo  fanciullo . 
Apprefe  Luciano  in  breve  la  Graraatica  :  indi  pafsò  alle  pub- 
bliche fcuole  per  abilitarfi  nella  Rettorica  ,  e  nella  Poetica . 
Era  egli  ancora  dentro  della  puerizia  :  ma  il  flio  nobile  in- 
gegno fuppliva  all'  età  ,  e  faceagli  avere  fopra  i  condifcepoli 
la  preminenza  . 

Dopo  i  letterarj  efercizj  foleva  impiegar  le  ore  della_- 
ricreazione  in  cafa  di  Filippo  Bertolotto  ,  altro  luo  Zio ,  Pit- 
tore ,  che  nel  fare  ritratti  avea  qualche  credito  {a)  .  Quìri 
Luciano  provava  tutto  il  piacere  in  vederlo  dipingere  ;  e  mo- 
ilra\'a  grand'  avidità  di  maneggiare  il  pennello  .  Ne  chiefe 
licenza  al  Padre ,  il  quale ,  giudicandola  cola  profittevole  al 
figlio  ,  volentieri  gliela  concedette  ,  a  condizione  però  ,  eh'  ei 
non  abbandonalTe  il  primiero  impiego  .  Lieto  Luciano  ,  e  ub- 
bidiente raddoppiò  la  fatica  ,  imprendendo  lo  lìudio  dclla^ 
Pittura ,  e  non  ommettendo  quello  delle  letterarie  difcipline. 
Cominciò  a  difegnare  :  e  in  pochi  mefi  talmente  avanzollì , 
che  non  pareano  da  principiante  i  Tuoi  difegni  :  ma  da  già 
maturo  nell'  Arte  . 

Videne  un  giorno  alcuni  il  Duca  di  Mafia  Alberigo , 
e  ne  rimafe  molto  ammirato  :  maggiormente  poi  ,  quando 
feppe ,  che  Autor  di  quelli  n'  era  un  Giovanetto  ancor  prin- 
cipiante :  e  da  si  guflevoli  foggi  n'  arguì ,  che  coiìui  farebbe 
riufcito  un  eccellente  Pittore .  Prefegli  per  tanto  particolar 
affezione  ;  e  volle  ,  che  lafciato  ,  almen  per  allora ,  ogni  al- 
tro Itudio  ,  atteadelTe  di  propolito  alla  loia  Pittura  .  A  tal 
effetto  raccomandollo  a  Celare  Corte  (b) ,  di  -cui ,  come  al- 
trove diffi,  era  quel  Duca  parzialiflimo  Amico. 

Sotto 

^a)   Abbiamo  nella  preferite  Opera  tralafciato  le  notizie   della  Vita   del  Pittore-. 

Bcriolotto  ;   perche  nulla  ii  trova  di   lue  dipinture:  e  fé  egli    (come  ila  qiù 

fopra  notato  )   avea  qualche  credito  nei  fare  ritratti  ;  convien  dire  ,  che  qucAo 

credito  fia  morto  ,  e  lepolto  con  clTo  lui . 
(>  i  ì  Pare  ftravagame  ,  che  quello  Pittore  lolTe  diicepolo  del  Corte  ;  perciocché  fono 
'di  lille  tutto  divcrlo.    Luciano  iu  avuto  lui  modo  di  colorire   Tuo  proprio, 

e  non  mendicato  da  altri . 


ED   ARCHIT.    GENOVESI.  245 

Sotto  SI  autorevole  protezione  ,  e  con  la  guida  di  si  de- 
gno Maellro  vìe  più  animofli  Luciano  ;  e  fi  pofe  in  cuore  di 
renderfi  nella  ProfefTionc  diflinto  .  Il  Corte ,  che  lo  vide  ben  __.^ 
atto  ,  e  difpoflo  ,  l' inflrui  co'  giurti  precetti ,  e  gradatamente  "  dì  " 
avyiollo  .  Fecegli  prima  ritrar  copie  dalle  flampe  de'  piìi  infi-  Luciano 
gni  Artefici  :  fucceflìvamente  dalle  loro  dipinture  :  pofcia  da'piij  °^^^^^ 
fquifiti  rilievi  :  e  per  ultimo  da'  naturali  :  fludj ,  ne'  quali 
tanto  internofTì  l' indurtriofo  difcepolo ,  che ,  per  meglio  riu- 
fcirvi ,  volle  anche  renderfi  pratico  della  notomìa  ,  Con  tale 
fufTidio  andò  molto  innanzi  ;  e  già  dipingeva  ,  e  figurava-. 
con  proporzioni  afTai  giultamente  commifurate  .  Varie  fue 
operette  gli  conciliarono  fl:ijna;  e  fopra  le  altre  quella  d'un 
ritratto  ,  che  formò  di  certo  fchermidore  ;  ritratto  fojniglian- 
tifTimo  all'  originale  .  Era  egli  allora  in  età  di  foli  anni  Te- 
dici :  ciò  ,  che  gli  accrebbe  1'  applaufo ,  e  gli  recò  Avven- 
tori ;  perocché  alquanto  dopo  ebbe  commiflione  di  colorire 
per  la  Chiefa  delle  Convertite  una  tavola  rapprefentante  la 
B.  Vergine  del  Rofario  ;  di  che  pur  ebbe  lode  .  Indi  dovette 
occuparfi  in  altre  piccole  tavole  per  alcuni  de'  noflri  Citta- 
dini ;  nelle  quali  fece  apparire  la  fua  buona  difpofizione  alle 
finezze  dell'  Arte . 

Ma  ben  conofceva  il  bravo  giovanetto,  che  non  era  an- 
cor giunto  a  quel  fegno  ,  a  cui  egli  afpirava  .  I  generofi  fpi- 
riti  non  fi  contentano  della  mediocrità  :  tendono  alla  glo- 
ria :  e  però  portan  alto  la  mira  ;  e  fembra  loro  di  non  aver 
confeguito  punto  in  ciò  ,  che  lludiano ,  fé  non  ne  hanno  con- 
feguito  la  perfezione  .  Luciano  adunque  bramofo  d'  arrivarvi 
nella  Pittura,  era  indefefib  nell'  operare  :  difegnava  ,  imitava 
componeva:  frequentava  l'Accademia  del  Nudo,  che  di  que' 
di  tenevafì  in  Genova  fotto  la  protezione  di  principali  Si- 
gnori ,  e  dillintaraente  del  Sig.  Gio.  Carlo  Doria  .  In  fomraa 
per  la  fua  Profeffione  fempre  era  in  moto  . 

AfFezionoflì  ancora  al  lavoro  de'  ritratti  ;  nel  che  si  fe- 
licemente quella  prima  volta  egli  era  riufcito  .  Alcuni  for- 
monne  efartiiTiinamente  portati  da'  lor  naturali .  Uno  di  quedi 
fu  quello  di  Girolamo  Texana  ,  Pittore    (a)    allìù  cognito  ; 

Q  3  il  quale 

(  a  )  L'  Abecedario  Pittorico  non  parla  punto  di  quefto  Pittore  Teftana  ;  né  io  fo 
chi  mai  foffe  ;  mentre  non  trovo  ne  di  lui ,  ne  di  fue  opere  alcuna  notizia . 


24<y  VITE   DE'  PITT.,   SCULT., 

il  quale  ritratto  piacque  tanto  al  foprammentovato  Sig.  Doria, 

che  il  volle  per  Te  ;    ed  invaghito    del  pennello    di  Luciano 

__„._^  gli  commife  moke  tavole    per  ornamento    del  fuo  palazzo  ; 

5]        fra  le  quali  una ,    che  rapprefentava  Diogene  mezzo  ignudo 

Luciano    con  un  libvo  nella  man  delira  ,    e  la  lanterna  nella  fìniftra  : 

BoRzoNH .   Opera  colorita  con  forza  :  ed  un'  altra  tavola  ,  che  molirava 

le  tre  forelle ,  Pittura,  Mufica ,  e  Poesia:    figure,  che  riu- 

fcirono  oltremodo  delicate  ,  e  leggiadre , 

Avrebbe  potuto  Luciano  abbracciare  occafioni  di  dipin- 
gere cofe  intrecciate  ,  e  moltiplici ,  di  fuo  ingegnofo  ritrova- 
mento ,  fé  il  rifpettofo  rimore  di  fua  imperizia  non  1'  avedc 
rattenuro  ;  flantechè  egli  non  lì  giudicava  per  anco  fufficientc 
a  condurre  tali  lavori  con  merito  di  giuda  lode  .  Per  tanto 
in  quella  fua  frcfca  età  fé  n'  alleane ,  e  Sol  profegui  a  fare_> 
ritratti  si  in  grande ,  che  in  piccolo  ;  ne'  quali  fecondi  ren- 
deafi  maravigliofo  ;  poiché  alcuni  ne  ricavò  di  tal  minutez- 
za ,  che  fi  poterono  incallrare  in  anella ,  e  contorniare  di 
gemme,  come  cofc  più  iHraabili  delle  gemme  medefime  . 
E  per  vero  dire  nella  Profeflìone  di  Ritrattiila  egli  era  il  più 
inlìgne ,  e  rinomato  ,  che  fofle  a'  lùoi  tempi  nella  nofira  città. 
Stabilito  Luciano  nella  Pittura  ,  in  cui  s'  andava  i'em- 
pre  più  avvalorando  ,  ilccome  egli  aveva  un  ingegno  pron- 
to,  e  facile- ad  ogni  buon  efcrcizio  :  così  per  fuo  virtuofo 
divertimento  confacrò  talvolta  qualche  avanzo  d'  ora  all'  ap- 
prendimento di  altre  nobili  facoltà  .  Diede  opera  fra  le  altre 
alla  fcherma  .  Preflo  però  la  difmife  :  perchè  lenti vafi  venir 
greve  la  mano  con  pericolo  di  pregiudicare  alla  delicatezza 
del  pennello  .  Dalla  fcherma  pafsò  ad  imparar  di  tiorba^  . 
Gli  fu  Maelìro  in  tal  arte  Girolamo  Mcrdlo  ,  o  fia  Gallo , 
fonatore  afi'ai  celebre  .  Luciano  praticando  con  elio ,  e  fre- 
quentandone la  cafa  ,  s' innamorò  d'  una  nipote  di  lui  ;  talché 
indi  a  non  molto  la  richiefe  in  ifpofa  ,  e  1'  ottenne  con  difgu- 
fto ,  e  rammarico  di  Silveflro  ,  che ,  trovandofi  carico  di  fa- 
miglia ,  fperasa  qualche  follievo  dal  figlio  :  e  quelli ,  appena 
compiuto  il  diciannovefimo  anno ,  raentr'  era  in  illato  di  fov- 
yenirlo ,  I'  abbandonava  . 

•.   Luciano  non  era  sfornito  di  buon  cuore .  Glielo  combat- 
tevano due  gagliardi  alletti,  l'uno   verfo  il  Padre,  1' altr» 

verla 


£oil£OI«£  « 


ED    ARCHIT.   GENOVESI.  247 

verfo  la  Spofa  .  Ad  ambedue  conofcevafi  debitore  :  né  vo- 
lendo ,  che  quegli  per  quella  patlfTe ,  fi  diede  ad  un'  appli- 
cazione così  violenta  ,  ed  aflidua  ,  a  fine  di  mantener  decoro-  

famente  e  la  novella  fija  cafa ,  e  la  paterna  ;  che  poco  dante  "  u; 
fu  alTalito  da  graviflìraa  fiuflione  di  capo  ;  e  gli  fi  enfiarono  ^^'^'■'^'^^ 
le  ginocchia ,  e  le  gambe  per  modo ,  che  dovette  per  ben_. 
cinque  mefi  giacerfi  confinato  in  un  letto  :  dopo  i  quali  ria- 
vutofi  potè  ripigliare  i  pennelli  .  Pietofo  figlio  levò  affi-.tto 
al  vecchio  Genitore  l' incarico  della  famiglia  ,  prendendolo 
tutto  fopra  di  Te  ;  che  non  gli  mancava  abilità ,  e  guadagno 
da  fofientarla  .  Quindi  fi  diede  a  regolare  i  fuoi  lavori  con 
pili  difcreto ,  e  moderato  metodo  :  ma  non  per  quefio  ebbe 
pace  .  La  fua  fiefia  filiale  pietà  porfe  motivo  all'  invidia  di 
travagliarlo  .  Pochi  fono  que'  Virtuofi ,  che  da  quello  inde- 
gno mollro  non  fiano  infidiati  .  Alcuni  emuli  di  Luciano 
andavano  divulgando ,  che  egli  ,  attefo  il  grave  impegno  di 
alimentar  la  paterna  famiglia ,  in  vece  di  profittare  ,  avreb- 
be neceilariamente  dato  indietro  nella  Pittura  .  Imperocché  do- 
vendo tutto  da  queda  dipendere  ,  per  provvedere  a  fé  ,  e  a'  fuoi 
di  che  vivere  :  fi  farebbe  ridotto  a  lavorare  precipitofamente, 
per  tirar  prefio  il  guadagno  ;  onde  non  occorreva  afpettar 
più  da  lui  cofa  alcuna  di  buono  .  Quelli  finiftri  fenfi  oltre- 
modo r  affliggevano  :  ed  ei  fentivafi  nell'  animo  un  forte  in- 
vito alla  vendetta  contro  di  chi  non  celTava  di  replicarli  * 
E  prefa  certamente  1'  avrebbe  ,  fé  Gio.  Battifla  Paggi ,  che 
lo  amava  teneramente  non  folo  pel  fuo  bel  talento  nella-. 
Pittura  ,  ma  anche  pel  fuo  dipinto  valore  nelle  lettere  ,  t  fpe- 
cialmente  nella  Poesia  (a^ ,  non  lo  avefTe  con  efficaci  ,  e  pru- 
denti ragioni  dlfiuafo  ;  adducendogli  per  ultimo:  Ce  tarma, 
da  abbattere  tali  invidio/i  non  altra  ejfer  dovea  ,  fé  non  quella 
del  proprio  pennello  fempre  più  accuratamente  maneggiato  :  e  che 
in  vigor  di  quejìo  avrebbe  riportata  una  vittoria  gratijf.ma  al 
Cielo  ,  gloriofa  a  fé  medejìmo ,  e  d'  efìrema  confujìone  all'  altrui 
malignità  . 

Quanto  disi  buoni  configli  profittalTe  Luciano,  diedelo' 
rodo   a  divedere    con  la  bellilfima  tavola,    ch'egli  dipinfe_> 

Q  4  per  là    , 

(  «  )   Delle  Poes-e  del  Borzone    ne  leggiamo  alcune  affai  bi22arre    in   lingua  ge~ 
Hovefe  inferite  in  quelle  di  Gio.  Giacomo  Cavallo , 


BoRiONE . 


248  VITE   DE'  PITT.,    SCULT., 

per  la  Chiefa  di  S.  Giufeppe .    Rapprefentò  dentro  a  quefta 
tavola  S.  Francefco  ,  che  riceve  le  iacre  Stimate ,  in  un  fcm- 
V.iinr,'     ed  atteggiamento  da  imprimer  negli  fpettatori  divc- 
Di        zione  ,  e  tenerezza  . 
Luciano  Frattanto  il  Sig.  Gio.  Carlo  Doria  volendo  portarfi  a  Mi- 

lano ,  per  farvi  acquilo  di  tavole  de'  più  rinomati  Pittori  ; 
pensò  di  condur  feco  il  Borzone  ;  affinchè  gli  fcrviflè  di  fcor- 
ta  ,  e  r  illuminafTe  intorno  al  merito  delle  Pitture,  che  s'ef- 
ponevano  alla  vendita  .  Gliene  fece  il  progetto  ,  che  ben  vo- 
lentieri fu  dal  noflro  Pittore  accettato  . 

Andarono  dunque  entrambi  in  quella  città  :  e  quella  fu 
un'occafione  ad  elfo  Pittore  affai  vantaggiofa  ,  per  le  amici- 
zie ,  che  ivi  contralTe  del  Cerano  (a) ,  e  del  Procaccino ,  due 
nobiliffimi  Pittori ,  e  di  molti  Pcrfonaggi  riguardevoli  in  ar- 
mi ,  da'  quali  ricevette  grandi  onoranze .  Alcuni  poi  di  quefli 
vollero,  eh'  ei  gli  ritraelle  .  Tali  furono  D.  Federigo  Enriquez 
Governator  di  Milano  :  il  Paquenain  Generale  dell'  armi  Im- 
periali :  e  il  Duca  Ottavio  Piccolomini  .  Ne  folamente  gra- 
dito fi  rendette  in  quella  città  per  li  luoi  naturalilTimi  ritratti  : 
ma  anche  per  varie  fpiritofe  fùe  fantasie,  e  particolarmente 
per  certa  tela ,  in  cui  effigiò  una  zingana  cenciofa ,  e  fordida 
in  compagnia  d'  alcuni  putti ,  e  foldati  :  la  qua!  Opera  ,  com- 
piuta che  fu,  per  la  vaghezza  del  componimento,  e  novità 
del  capriccio  induffe  molti  di  que'  Cavalieri  a  ordinargli  al- 
tre pitture ,  che  egli  accettò  col  patto  di  lavorarle  in  Ge- 
nova ;  dove ,  a  motivo  d'  aflìlkre  alla  bifognofa  famiglia-. , 
dovette  prello  fare  ritorno  . 

Giunto  in  patria  carico  di  doni ,  e  di  credito  aperfe  flu- 
dio  :  efcgui  puntualmente  le  comjnilTioni  :  e  mandò  le  tele 
a  Milano  ;  tra  le  quali  fommamente  lìimara  fu  quella ,  che 
avea  dipinto  pel  Marchefe  Gio.  Maria  Vifconti  ;  ov'  era  efprefla 
la  rtoria  di  colei ,  che  nutrì  col  proprio  latte  il  Padre  condan- 
nato a  morir  di  fajne  {b) .  Compiute  le  pitture  per  li  Ca- 
valieri 

(«)  QueSo  valentiflìmo  Pittore  fi  chiamava  il  Cerano ,  perchè  nato  in  Cerano  terra 
del  Ncvarelè  .  Ma  il  fuo  vero  nome  era  Gio.  Battiila  Crefpi.  tgli  morì 
in  Milano    d'  anni  76.  nel  16JJ. 

ib)  Lalìoria  della  pia  Jcmmina  ,  che  col  fuo  latte  die  nutrimento  al  proprio  Pa- 
dre ,  vicn  riferita  da  Igino  al  cap.  154.  ,  e  da  Valerio  Maflìmo  al  cap.  4.  del 
lib.  5.  Coltei  era  greca:  Igino  la  chiama  Zantippc  :  Valerio  la  chiama  Perone» 
La  varietà  del  no;nc  non  fa  foltanza . 


BoBZONE  • 


ED  ARCHTT.   GENOVESI.  249 

valieri  Milanefi ,  pofe  mano    alle  commifTioni  de'  Genovefi . 
Non  eran  poche  .  Mancavagli  il  tempo  ,  non  1'  occafion  d'  oc- 
cuparli ;  perciocché  la  fua  dimora ,    quantunque  breve ,  jn_-  ^^^ 
Milano   gli  avea  porti    di  molti    bei  lumi  :    ed  egli    con  la        Di 
fcorta  di  quelli  era  falito  ad  un  fegno  di  dipingere  affai  più     Luciano 
raffinato,  ed  eroico;  quindi  crefciutagli  la  fama  di  gran  Pit- 
tore ,  al  pari  di  efià    gli  eran  anco  crefciuti ,    e  Tempre  più 
gli  andavan  crefcendo    gli  Avventori .    In  fatti    dopo  il  iùo 
ritorno  appariva  ne'  Tuoi  pennelli  un  carattere    più  fublime , 
e  un  figurare  più  veritiero  .    Scorgeva!!  vie  maggiore  la  fua 
energia  nell'  ideare ,  e  vie  più  armonica  la  fua  maniera  nel 
diftribuire  [a). 

Non  fi  fermò  già  nella  fola  Liguria  la  fama  della  virtù- 
dei  Borzone  :  fi  fparfe  anche  fuori,  fpecialmente  per  varie_. 
cittì  della  Lombardia ,  e  del  Piemonte  ;  onde  ebbe  da  quelle 
parti  molte  incumbenze  di  confiderazione ,  e  d'  impegno  . 
Egli  dovette  dipingere  fra  le  altre  una  tavola  pel  Cav.  Lo- 
dovico Rota ,  che  fu  mandata  a  Bergamo  .  Figurò  in  ella_. 
alcuni  Santi  in  adorazione  deirAuguftifTimo  Sagramento;  la  qual 
tavola  incontrò  fòmma  lode .  Per  un  Signore  Lombardo  la- 
voronne  un'  altra  bellifTuna  efpreffiva  del  tormento  di  Tizio; 
la  quale  pofcia  egli  flelfo  per  fuo  diporto  incife  ad  acqua- 
forte :  il  che  pur  fece  d'  un'  altra  di  bellezza  non  inferiore 
alla  fopradderta ,  e  rapprefentante  S,  Pietro  liberato  di  car- 
cere dall'  Angiolo  .    Quella  gli  fu  commeffa    per  Milano  . 

Incife  ancora  divcrfe  Immagini  di  Maria  Vergine  :  fimil- 
mente  un  graziofo  fcherzo  di  putti ,  che  avea  inventato , 
e  colorito,  quando  era  in  Milano.  Óltre  a  tali  Opere  effi- 
giò Grillo,  che  in  mezzo  degli  Apofloli  moflra  la  Piaga  del 
fuo  Collato  a  S.  Tommafo  :  quadro  nobiliffimo,  che  fu  traf- 
meffo  al  Marchefe  di  Caravaggio  .  Pel  Duca  di  Turfì  dipinfc 
una  S.  Terefa ,  che  rellituilce  la  villa  ad  un  cieco  :  e  pel 
Principe  di  Maffa  un'  Immagine  di  Maria  Vergine  col  Bam- 
bino 

(  «  )  Non  V*  ha  dubbio  eflere  flato  il  Borzone  uno  de'  più  degni  Pittori  della  no- 
ftra  città.  La  lua  maniera  è  fondata  iul  vero;  ed  a  lui  più  giuftamente_. , 
che  a  qualunque  altro  de'  Jioftri  Pittori  poflìam  dare  il  titolo  di  Naturalilla . 
lyaturaiifllme  Ibn  le  fue  tefte  ,  e  mafTune  quelle  de'  vecchi  :  femplici  le  lue-, 
picgiie  :  ben  corredate  le  compofi2ioni ,  In  fomma  clù  di  Pittura  s'  intende , 
flou  può   non  altameute  ftimarlo  . 


250  VITE   DE'PITT. ,    SCULT., 

bino  infra  le  braccia  :  ed  un'  altra  Immagine  della  ftef!a_. 
coir  Angiolo  Nunziatore  .  Pitture  tutte  di  rquifitifTimo  gufto. 
--..  .  I     .  I  ritratti  poi ,  che  fece  d' infigni  Perfonaggi  furono  mol- 

Di  tinimi .  Ne  noterò  qui  alcuni  de'  più  fmgolari .  Fecelo  al 
Bor'ov'^  prefato  Principe  di  Mafia  :  a  Giulio  Guai^avini  Lettor  pri- 
mario di  Medicina  nello  Studio  di  Pifa  [  il  qual  ritratto  an- 
che incife  in  rame]:  e  al  Sig.  Niccolò  Grimaldi,  che  finfc 
a  cavallo.  Fecelo  pure  a  molti  celebri  Letterati,  e  Poeti: 
come  ad  AgolVuio  Mafcardi ,  a  Gio.  Battila  Manzini  ,  a  Sci- 
pione della  Cella ,  e  al  Padre  Riccardi  Domenicano  [  per  cui 
lavorò  anche  un  piccolo  quadro  della  Sacra  Famiglia  ]  : 
a  Tommafo  Stigliani,  e  al  Ghiabrera  :  ed  ebbe  l'onore  di  vedere 
quefl'  ultimo  ritratto  collocato  nella  galleria  di  Urbano  Vili. 
RitrafTe  parimente  Gio.  Battifta  Marino ,  Gio.  Battila  Paggi 
ad  inllanza  di  Sinibaldo  Scorza  ,  e  Fra  Tommafo  da  Trebbia- 
no Cappuccino  ,  che ,  dopo  edere  vivuto  un  intero  fecolo , 
mori  con  odore  di  Santità  [equefto  ritratto  fu  incifo  a  bu- 
lino in  Parigi  dal  famofo  Michele  Afne  ] .  De' Cardinali  ri- 
trafTe  ,  e  ben  al  vivo  ,  gli  Eminentiflìmi  Orazio  Spinola  ,  Do- 
menico Rivarola  ,  Girolam.o  Grimaldo  ,  e  Benedetto  Odefcal- 
chì(a):  lavori,  che  riufcirono  degni  del  Pittore,  che  li  fece, 
e  de'  Perfonaggi ,    per  cui  furono  fatti  . 

Trionfava  in  mezzo  agli  onori  Luciano  ;  mentre  freme- 
van  di  rabbia  gì'  invidiofi ,  che  vedevano  andati  a  vóto  i  lor 
colpi  :  e  molto  più  ,  quando  intefero ,  che  il  SerenifTuno  Se- 
nato r  aveva  eletto  all'  imprefa  di  fare  pel  Monarca  di  Spa- 
gna una  copia  del  Catino  di  fmeraldo  ,  che  fi  conferva  iii_, 
quefla  Cattedrale .  Ma  in  circollanze  pel  noflro  Pittore  si  de- 
corofe  nient'  altro  potcano  ,    fé  non  che  roder  fé  lleflì . 

Di  que'  giorni  il  Sig.  Giacomo  Lomellino  ,  avendo  de- 
tcrminato di  farfi  una  raccolta  di  quadri  de'  più  valenti  Pro- 
felTori ,  n'  addofsò  l' incarico  a  coflui  ;  e  ,  per  totalmente  com- 
pirla ,  volle  inferirvene  alcuni  di  elio  Luciano  ;  fra'  quali  af- 
fai vaghi  riul'cirono  que'  due  ,  1'  uno  rapprefcntativo  di  S.  Pie- 
tro con  r  Ancella  poitinaia  :  e  l'  altro  di  S.  Paolo  con  un  libro 

alla 

{a)  Il  faprammenrovaM  Cardinale  Or^efcalchi  fu  queeli ,  che  1'  anno  1676. ,  afTun- 
to  a'  "^onimo  Pontificato,  c'iiamcfTì  Innoccnrio  ,  I' Undccin.o  di  tal  noir,^.  , 
Governa  la  Cliiela  con  invittifljiTio  ^clo  :  e  fini  i  fuoi  giorni  in  concetto  di 
Santo  r  aJino  1689.     ietiantottefimo  di  fua  età . 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  251 

alla  mano .  Se  grand'  onore  gli  recarono  queftì  quadri ,  non 
minore  gliene  recò  un  altro  contenente  un  S.  Girolamo  ; 
quadro  dipinto  dal  Borzone  pel  Cardinale  di  S.  Cecilia  (a) .  _ 

Queft'  infigne  Opera ,    oltre    all'  averfi    meritati    gli  encomj        u, 
del  Chiabrera ,  che    la  fece  foggetto    d'  una  fua  canzone.^. ,    Luciano 
tal  approvazione  incontrò  in  Roma  preffo  Guido  Reni ,  che      '^^^°^^  * 
volle  almeno  per  lettere  conofcere  1'  Autore ,  e  con  elio  lui 
ftringerfi  in  amicizia ,  e  mantenere  corrifpondenza  .  ^ 

Che  più  ?  Il  Marchefe  Santacroce  Generaliflimo  dell'  Ar- 
mata marittima  di  Spagna ,  Perfonaggio  intendentiflìmo  di 
Pittura  ,  e  de'  Pittori  araantiffimo  ,  in  palTando  per  Genova 
volle  vifirare  il  Borzone  ;  e  veduta  la  maniera  di  lui ,  molto 
fti molla ,  come  quella ,  che  fondata  era  fulla  giurta  imita- 
zione della  natura  :  quindi  gli  commife  tre  tavole  ,  1'  una  con 
la  Santillìma  Vergine ,  1'  altra  co'  SS.  Magi ,  e  la  terza  coii— 
S.  Fraiicefco  Saverio  .  Tutte  e  tre  puntualmente  dipinfe  il  no- 
flro  Pittore  con  pienilTima  foddisfazione  del  Santacroce ,  da 
cui  ricevette  convenevole  ricompenfa  . 

Dipinfe  anche  il  Borzone  varie  tavole  per  alcune  Chìefe 
di  Genova  .  Di  effe  tavole  fono  a  mia  notizia  le  feguenti  ., 
Quella  ,  dove  ila  figurato  S.  Vincenzio  Ferreri ,  che  con  ifiu- 
pore  del  fuo  Maeflro  rta  predicando  ;  la  qual  tavola  è  den- 
tro la  cappella  ad  eilo  Santo  dedicata  in  S.  Maria  di  Cartello  : 
quella  della  Circoncifione  del  Salvatore,  la  qual  è  nella  Chiefa 
di  S.  Domenico  alla  cappella  di  Nofl:ra  Signora  del  Rolario  : 
quella  di  S.  Chiara  da  Montefalco  nella  Chxefa  di  S.  Sebafiiano: 
e  quella  fopra  le  antecedenti  ftimatiffuna  per  la  Chiefa  del 
Santo  Spirito  de'  PP.  della  Congregazione  di  Somafca  ;  ove 
rapprekntò  il  Battefimo  di  Crifto  :  ficcome  due  altre  per  la  flella 
Chiefa  ;  nelle  quali  elprelfe  due  ftorie  concernenti  alla  vita 
di  S.  Gio.  Battiila  ijb)  .  Il  celebre  Gentilefchi ,  che  di  que'  dì 

trovavafi 

(  a  )   Gic5.  Battifta  Lenio  era  allora  il  Cardinale  del  titolo  di  S.  Cecilia . 

(  ^  3  Non  tre ,  ma  fei  fono  le  tavole  del  Borzone  nella  foprannotata  Chiefa  en- 
tro la  funtuofa  cappella ,  che  ivi  fu  fatta  coftruire  dal  Doge  Agollino  Pinelli. 
Qiiella  tavola  del  Battefimo  di  Grillo ,  locata  fopra  V  Altare  ,  è  in  tutte  leJ 
fue  parti  perfetta .  Graziofiflìmo  poi  è  uno  fcherzo ,  che  ha  dipinto  iuUe  pri- 
me linee  di  effa  tavola  :  cioè  d*  alcuni  Angioletti  in  atto  di  additare  ,  e  leg- 
gere le  parole  della  bandella,  che  fta  avvolta  alla  cima  del  baitene  di  S.  Gio. 
Battifta  ;  le  quali  fono  ivi  fcritte  in  ebraico .  Tre  altre  tavole  del  Borzone 
iltttate  colà  nella  volt»  efprimono  la  DicolUaione  di  effo  Santo:    Erodiade-. 

eoa 


252  VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 

tro va vafi  in  Genova  ,  vedute  qucfle  pitture  ,  e  faputone  il  lor 
Autore  ,  volle  conofcerlo ,  vifitarlo  ,  e  congratularfi  con  elfo; 

I.  con  la  qual  occafione  quefti  due  valentuomini  contrafTero  in- 

Di        fieme  si  rtretta  amicizia ,  che  fol  dalla  morte  potè  difciorfi, 

BopI^.v'^  Alcune  anche  ne  fece  per  vari   luoghi  fuori  di  qua  ;  fra 

TORZONE,      ,  l-         •  >       -1  •  1  r  /-.     ^x-,.1. 

le  quah  riporto  il  primo  vanto  la  rapprefentante  S,  Filippo 
Neri ,  mandata  in  un  borgo  della  Riviera  di  Ponente .  Ve- 
defi  in  quella  tavola  il  Santo  in  eflafi  davanti  a  Maria  Ver- 
gine comparfagli  col  Bambino  Gesù  nelle  braccia  . 

Tante  gloriofe  fatiche  del  noflro  iniìgne  Pittore  anda- 
rono a  finire  in  un  funeflo  accidente  .  Imperocché  flava  egli 
tutto  occupato  in  dipingere  un  gran  quadro  della  Natività 
del  Salvatore,  commellbgli  da' Signori  Lomellini  per  la  lor 
Chiefa  della  SSma  Nunziata  del  Guailato  {a) ,  ed  era  in  piedi 
fullo  fcalone  nella  parte  più  alta  :  quando  voltatofì  ,  per  pigliare 
un  altro  pennello  jfgraziatamente  precipitò,  e  percofTe  si  forte 
del  capo  fui  lalìricato  ;  che  vi  redo  sbalordito,  e  fuor  di  (e  ; 
e  indi  a  non  molto,  fenza  che  gli  giovalfero  gli  appr eflati  ri- 
medi ,  e  fenza  poter  formare  parola  ,  o  dar  legno  di  fenfo  , 
pafsò  all'  altra  vita .  I  noflri  Cittadini  molto  compaffionarono 
il  cafo  :  ed  alcuni  fi  chiamavano  a  parte  di  tal  perdita  ,  per- 
chè non  avean  ancora  ottenuto  Opere  del  defunto  Pittore  ; 
le  quali  da  ìndi  innanzi  divennero  maggiormente  prcziofe . 

Ebbe  il  Borzone  alcuni  difcepoli ,  che  nella  ProfclFionc 
s'avanzarono  con  molta  lode.  Furono,  Gio.  Battilla  Monti  , 
Gio.  Battilla  Mainerò,  Giovacchino  Ànireto ,  e  Silvellro 
Chiefa,  de' quali   fcriveremo   partitamcnte  più  letto. 

Ma  innanzi  a  quefli  dobbiam  collocare  i  fuoi  tre  figli , 
Gio.  Battilìa  ,  Carlo  ,  e  Francefco  ,  che  fecero  onore  al  Padre, 
efercitando  anch'  elTi  con  particolar  proprietà  ,  e  naturalezza 
la  Profcdìone  .  Gio. 

con  la  tefta  di  lui  nel  bacile  ìa  atro  di  prefciirarla  ad  Erode  :  e  il  corpo  del 
gloriofo  Martire  gettato  nelle  fiamme  .  Due  tavole  poi  laterali  in  detta  cap- 
pella molhano  a  mezze  figure  ,  1'  una  i  due  diTcepoIi ,  che  vifìtai'o  il  S.  Prc- 
cuifore  in  carcere;  e  l'altra  il  Signore,  che  dona  la  vifta  al  cieco. 
(«)  Nella  prefata  Chiefa  confervafì  in  tutta  f'refclie^za  il  qui  dcfirrirro  quadro, 
che  pende  da  un  muro  laterale  della  cappella  di  Maria  Vergine  f  tuato  in  capo 
alia  finiftra  navata. 
*  Una  liella  tavola  di  Luciano  dal  Soprani  non  riferita,  abbiamo  anche  all'Ai- 
tar magfriorc  di  S.  Bernardo,  la  qua'e  è  dimnilrante  quello  Sanin  avatiii  alla 
Santiffima  Vergine:  ed  una  pur  bella  rapprclcntatitc  il  Sacro  Prefepio  ;  e  iì 
conferva  in  Savona  nella  Chiefa  di  S.  Tcrcfa . 


ED   ARCHIT.  GENOVESI.  253 

Gio.  Battila  fu  dotato  d'una  fpeciale  abilità  nello  fto- 
riare ,    e  ben  difporre  le  idee  .    Già  prima  della  morte   del 
Padre  avea  dato  buon  faggio  di  fé  in  alcune  tavole  egregia-  ^«^_«j_ 
mente  condotte  .  Quanto  poi  si  egli ,  che  Carlo  s'  accollaflèro       d, 
al  valore  paterno ,  il  die  a  divedere  la  prefata  tavola ,  che  ,    Luciamo 
per  la  morte  di  elfo  Padre  rimafa  elfendo  imperfetta,   fu  da      °^^°^^: 
cofloro  COSI  efattamente  profeguita ,  e  compiuta  ;    che    niun 
occhio  5  quantofivoglia  fino  ,  ed  efperto  ,  arrivò  mai  a  difcer- 
nere ,  qual  fia  flato  il  lavoro  di  Luciano ,  e  quale  il  compi- 
mento de'  due  fuoi  figli .  Gloria  di  lui ,  che  sì  ben  inflruilli  : 
e  gloria  di  loro,    che   sì  ben   profittarono  delle  paterne  in- 
ftruzioni . 

Mancò  Gio.  Battila  in  frefca  età  poco  prima  della  pe- 
ftilenza ,  che  nel  1(^57.  fpopolò  Genova,  e  i  fuoi  contorni. 
Che  bell'Opere  avremmo  di  lui,  fé  la  fua  vita  non  foffe.^ 
fiata  sì  breve! 

Carlo ,  quantunque  atto  folTe  a  compor  di  propria  inven- 
zione ,  pure  11  diede  a  far  de'  ritratti  ;  nel  che  affai  telice- 
mente  riufcì ,  e  più  in  pìccolo ,  che  in  grande ,  con  manierar 
molto  fimile  a  quella  del  Padre  .  Dipinfe  anche  qualche  ta- 
vola floriara  :  e  già  era  in  buon  avviamento ,  e  riceveva-, 
incumbenze  onorevoli  :  ma  la  morte  cel  tolfe  1'  anno  appun- 
to della  pertilenza ,  in  età  quafi  pari  a  quella  del  già  detun- 
to  fratello  .  Era  egli  di  naturale  allegro ,  cortefe ,  ed  affàbi- 
le ;  onde  pel  fuo  bel  tratto  godeva  1"  affetto ,  e  la  protezio- 
ne de'  Signori  più  riguardevnli  .  Saggio ,  e  modefto  lodava 
fempre  i  lavori  altrui  ,  ne  mai  facea  pompa  de'  proprj  .  Ser- 
viva tutti  con  puntualità ,  e  fuor  d' intereffe  ;  perocché  non 
pattuiva  mercede  per  le  fue, fatiche  ,  ma  contentavàfi  di  ciò, 
clie  fpontaneamente  gliene  veniva  profterto  .  Io  non  fo,  fc_> 
abbiam  più  perduto  nella  morte  di  coftui ,  o  in  quella  di 
fuo  fratello  :  fo  ,  che  gran  perdita  nella  morte  dell'  uno , 
e  dell'  altro  abbiam  fatto  .  Abballanza  il  dimolìrano  le  la- 
fciateci  loro  primizie . 

Il  terzo  figlio  di  Luciano  è  Francefco  Pittore  eccellen- 
te in  rapprefentare  paefi ,  e  marine  .  Egli  vive  tuttora;  e  iì:a 
al  fervizìo  dell'  inclito  Re  di  Francia  Luigi  XIV. ,  dal  quale 
oltre  air  onorevole  penfìone ,   riceve   anche   fovente   copiofi, 

'  donativi . 


254  VITE   DE'PITT.,   SCULT., 

donativi .   Volentieri  parlerei  di  lui ,  fé  1'  efTer  egli  vivente 

non  me  ne  dirtogliede .    Viva    pur    lungamente  ,  e  continui 

.,11  a  far  onore  alla  patria  .  La  Tua  virtù   farà  un  giorno  degno 

Di        argomento  dì  lode  a  qualclie  erudita  penna  de'  Poderi  .    (a) 

Lucano  VITA 


BoRzo.ve. 


(a)  Avremmo  facilmente  perduro  le  notizie  di  ciuefTo  vaVnrKTimo  Soggetto,  le 
r  Aurore  dell'  Abve^é  des  vies  des  plus  fnmetix  Veirtres  ,  non  ce  le  avefle  efpo- 
fte  nell'  egregia  fiia  Opera  flampata  in  Parigi  nel  f47.  ,  e  riftampatavi  nel 
1761.  :  delle  quali  ftimo  cofa  opportuna  il  farne  qui  copia  al  Lettore  .  Ecco 
per  tanto  ftefo  in  noftra  favella  ciò  ,  che  il  prefato  Autore  ne  lia  fcritto 
m  francefe  . 

Frattcefro  Borzone  nacque  in  Genova  P  anno  r6z^.  Qiiantunqtte  ei^li  ave^e  avuti 
dal  Padre  gV  infegnaynenti  medeflìni  della  Pittura^  eh'  ebbero  i  fuoi  fratelli-  pure 
V  inclinazione  C""  f"  molto  da  quella  dico/loro  diverfi  .  I  pae/ì  ^  le  viarine  y  i  nau- 
fragi furono  quella  fop;gia  di  pitture  -,  che  r  occuparono  ,  e  per  le  quali  fece  im- 
menfi  fludj  dal  naturale  . 

La  maniera  d:  quello  Pittore  nel  dipingere  ,  la  quale  fente  molto  di  quella—, 
di  Gafparo  Dugbet ,  e  di  Claudio  Lorcnefs  ■,  è  d' un  err and' effetto  .,  tenera  ^  e  fo  ave. 
Onde  non  fa  inaraz-ifrlia  ,  de  il  ìwme  di  lui  volaffe  anche  in  Francia  ■,  ove  fu  in- 
vitato da   Luigi  XÌy.  ,    da  cui  ricevette  diftimioni ,  e  ricompenfc   onorevolijp.me  . 

Lavorò  molto  il  Borzone  net^li  appartamenti  del  Louvre  ,  e  particolarmente 
in  quello  y  che  fi  denomina  il  Bagno  della  Beina  :  dove  fì  vedono  in  una  fai. -x^ 
d'entrata,  {che  al  prefente  ferve  di  vefìilith  ai  giardino  dell'  Infante^  nove 
grandi  pae/t  ad  olio  a'  una  frefchezza  ,  e  verità  piìi  che  naturale  .  Il  Ramami  lì 
ha  dipinto  a  frefco  entro  la  volta  di  queli'  atrio  Pallade ,  Marte,  e  l' enere  te- 
nenti ciafcheduno  un  giglio  alla  maro  :  ed  Amori ,  che  foflengonó  una  ghirlandata  , 
Al  di  fopra  poi  del  corniciane   v'  ha  dipinto    la  Pace,   e  l'  Abbondanza  . 

Anele  nel  Callello  des  Vincennes  fitro'-o  dal  Borzone  mirabilmente  dipinti  al- 
cuni pae/i  )   e  vedute   di  mare ,    delle  quali  meritanente  può  dir/s  : 
Son  pinceau  du  Trident  egale  la  puifance; 
II   fouleve ,  il  irrite,   il  appaife  Ics  flots  : 
On  eft  faifi  de  crainte,  ou  templi   d' efperance 
Par  tour  ,  où  du  Borzon  eclatent  les  travaux  . 

Fri  aggregato  all'  Accademia  di  Pittura  in  Parigi  /'  anno  i66^.  :  ma  ne  fu 
poi  efelufò  in/ìeme  co-i  molti  altri  ,  per  non  aver  compiuto  nel  tempo  prefcritt* 
il  quadro   di  ricevimento  . 

Il  Borzone  partì  finalmente  per  Gerova  nell'  1679.  ,  dove  /'  anno  flejfò  morì , 
correndo  il  cinqunvteftmo  dì  fv.a  età  .  Lnfeiò  un  f^Iio  Prete  ,  che  io  ho  coi'ofciut» 
prejfo  il  Card,  di   Noailìes  ,    di  cui  era  Segretario  Italiano  ,  e  foprantendente  di  cafa. 

Non  ebbe  ,  eh'  io  fuppia  ,  quello  Pittore  fcolarì  ,  De'  Cuoi  difegni  altri  fon» 
acquere'ìati  con  groQ'e  tinte  di  fili^gine ,  0  con  inebioiìro  della  China,  e  condotti 
con  tratti  di  penna  molto  diligenti ,  e  con  grande  franchezza  '•  altri  poi  fjn  latti 
a  colpi  di  pem:eìlo  ,  Si  feorge  in  efp.  la  mano  '''  un  valentuomo  ,  1!  ff-o  colorir 
di  pa  'fi  con  artificiofe  lontananze  di  fronzuti  alteri  è  fdlo  flils  di  Salvator  Rofa, 
e  di  Claudio  Loraiefe  ,   ma  d'  un    maneggiare  p:ìi  rifohito  . 

Giacomo  Co'ilmans  ha  intagliato  del  Borzone  alcuni  quadri ,  che  fono  nel  Ga- 
binetto  d'  Aix  . 

Fin  qui  l'Autore  francefe:  di  cui  però  non  è  da  diflìmularlì  lo  sbaglio, 
ehe  fa  iniorno  3.1  ritratto:  ilantecìiè  ijuello ,  eh' ci  ci  prefcnta  per  ritratto 
di  Franccfco  P-ar;^opc  ,  non  e  di  Francclco,  ma  è  di  Luciano;  cerne  chia- 
ramente fi  ve:le  ncH'  Opera  del  Soprani  ,  che  ^•if^e  in  tempo  da  poter  beii_. 
conofcere  eiuratnbi .  Del  volto  di  Fraiicefco  Borzone  ne\n  e'  è  rimafo  ritratte: 
•'e  bensì  rimafo  quello  della  fua  virtù  nelle  (ile  nobiliffime  pitture,  che  fpe- 
riamo  viveranno  perpstuamcnte  a  gloria  di  lui ,  e  dell'  illullre  citta  ,  che  gU 
fu   patria . 


ED  ARCHIT.    GENOVESI, 


^55 


VITA 

DI   GIO.  BATTISTA  MAINERÒ 

Pittore . 


GIO.  Battista  Mainerò  figliuolo  di  Agoflino  ,  die  fu 
Chirurgo  di  molta  perizia ,  ed  ei^imazione  ,  nacque 
in  Genova  fui  finire  del  proflìmamenre  paflluo  fe- 
colo  (a) .  Dopo  i  fuoi  primi  fludj  letterarj  diede_> 
opera  alla  Pittura  fotto  la  difciplina  del  famofo  Luciano  Bor- 
bone,  che  olTervata  la  beli' indole,  e  1' affidua  puntualità  del 
giovanetto  difcepolo ,  fpecial  cura  fi  prefe  d' inllruirlo  si  nel 
difegnare ,  che  nel  colorire  ;  onde  ben  predo  Io  rendè  com- 
petentemente abile  nella  ProfelTione . 

Profeguiva 
(  a  )   Cioè  preflb  all'  anno  1601^, 


MAlNfr.O  . 


250  VITE   DE'PITT.,    SCULT., 

Profeguiva  ancora  il  Mainerò  nella  fcuola  di  Luciano, 
quando  fece  alcune  tavoline  così  graziofe  ;  che  affai  lodate 
_____  gli  furono  e  da  chi  gliele  aveva  corameire ,  e  dal  Tuo  llello 
Di  Gin.  Maeflro ,  che  gran  piacere  fentiva  d'  aver  un  allievo  sì  ben 
^""Jll^^.^  avanzato  .  SuccelTivamente  vennero  ad  eflb  allievo  commiflioni 
di  certi  ritratti ,  i  quali  efpreirc  con  fomiglianza  cotanto  giu- 
lia  ,  ed  efatta  ;  che  ,  riconofciutofi  affai  felice  in  quello  genere 
di  dipingere,  flimò  fuo  maggior  vantaggio  abbandonar  quello 
delle  coYe  iloriate  ,  e  da  indi  innanzi  operare  da  Ritrattila  . 

Molti  per  tanto  furono  coloro,  ch'egli  dal  naturale  ri- 
tralTe  :  e  al  pari  della  fama ,  che  n'  acquiilava  ,  gli  crefce- 
vano  gli  Avventori  ,  e  gì'  impieghi .  Né  folamente  di  per- 
fone  viventi ,  ma  di  defunti  ancora  fomigliantiiTmii  effigiava 
i  volti:    tanto  era  gagliardo,  e  tenace  di  fantasìa. 

Convenivagli  (lare  immerfo  ne' lavori;  perchè  ognora^ 
veniva  da'  Cittadini  richicflo  di  qualche  ritratto  :  ed  egli 
avea  premura  di  fervir  puntualmente  tutti  .  Ninno  v'  era 
fra  quegli ,  che  non  fi  chiamafle  di  lui  molto  ben  foddif- 
fatto ,  e  non  lo  rimunerafTe  con  liberale  mercede  .  Laonde 
la  fua  virtù  gli  provvide  da  vivere  agiatamente  ,  e  da  go- 
vernar con  decoro   la  fua  famiglia  . 

Mancò  queflo  Pittore  nella  già  più  volte  accennata  pe- 
ftilenza  dell'  anno  1 657.  Lafciò  varj  figli  in  diverfe  Profef- 
lioni  impiegati  :  ma  in  gran  difcapito  per  la  funeila  man- 
canza di  lui  non  per  anche  molto  vecchio  .  Delle  fue  Opere 
i?arte  fono  in  quella  defolazione  perite  :  e  parte  faranno  in 
cafe  private  fenza  nota  ,  o  nome  ;  e  perciò  confiderate ,  co- 
me cofe  d' incerto  Autore  ,  e  di  fconofciuta  rapprefentanza . 


VITA 


ED    ARCHIT.    GENOVESI.  257 

VITA 

DI  GIO.  BATTISTA  MONTI 

Pittore  . 

GIO.  Battista  Monti ,    nato    in    Genova    di  Genitori 
mendici ,  farebbe  ito  a  finire  nell'  efercizio  di  qual- 
che arte  delle  più  infime ,  e  vili ,  fé  la  Divina  Prov* 
videnza  non  gli  avelie  in  un  punto  aperta  la  lìrada 
a  farfi  Pittore .    Andava  coflui ,  fanciullo  fenza  fuffidio ,  per 
la  città  difperfo ,  e  famelico  ;    quando  certa  perfona  facolto- 
fa ,  ed  illurire  imbattutafi  in  elfo  n'  ammirò  la  grazia ,  e  lo 
fpirito,  e  dal  parlare  lo  conobbe  d'un  talento  capace  d'ogni 
buona  riufcita  .    L'  accolfe  per  tanto  :  lo  alimenta  :  1'  applicò 
allo  fludio  delle  lettere .    Indi  vedutolo    affai  amante    della 
Pittura  ,  lo  confegnò  a  Luciano  Borzone  ,  affinchè  1'  inflruifTq. 
Sotto  s'i  degno  Maeflro  non  perde  tempo    1'  ingegnofo  difce- 
polo  .    Affiduo ,  e  fervido  difcgnò ,    copiò  ,  colori  :    il  tutto 
con  delira  maniera  ,  e  notabil  profitto  .  Dopo  tali  efèrcizj  pro- 
vatofi  in  quel  de'  ritratti ,  ne  'ìece  alcuni  naturaliflìmi  ;  nel  che 
emulo  fu  del  Mainerò  fuo  condifcepolo ,  e  coetaneo  .  I-a  giufta 
rapprefentanza  di  quefti  conciliò  anche  a  lui  molta  filma  ;  onde 
per  foddisfare  alle  frequenti  commiflioni ,  che  gliene  venivano, 
con  buona  licenza  del  fuo  Maeflro  apri  flanza  da  fé  ;  e  grande 
utile  riportava  dalle  fue  fatiche ,  dalle  quali  non  gli  era  per- 
meflb  di  fofpendere  nemmen  per  un  poco  la  mano  .   Aveva 
continuamente  la  flanza  piena  di  Signori  qualificati ,    si  Ge- 
novefì  ,  che  forellieri ,  quali  per  farfi  ritrarre  ,  e  quali  per  aver 
il  piacere  di  veder  la  fua  pulitezza  ,  e  deprezza  nell'  operare  . 
Né  folamente  egli  faceva  i  ritratti  giufla  le  naturali  flature  : 
ma  ne  faceva  ancora    de'  minutiflìmi    in  avorj ,  e  in  anelli  . 
Cosi  fatti  lavorietti    gareggiavano    con  gli  antichi   cammei  ; 
e  potean  dirfi  maraviglie  dell'  arte ,    tanto    erano    accurati , 
e  perfetti , 

Per  dare  una  prova  dell' efattezza,  e  fedel  conformazio- 
ne de'  ritratti  di  quefto  Artefice ,   bacerà  rapportare  quello , 
eh'  ei    fece    di  Gio.  Francefco  Bogliano    Poeta    Genovefc-. . 
Tom.  I.  R  Coflui 


258  VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 

Coflui  portò  feco  tal  ritratto  in  Bologna  ;  ove  ebbe  occafione 

di  molìrarlo  al  tamoiìffimo  Guido  Reni ,  che  in  \ederlo  ne 

..^..^  vimafe   ammirato ,    e    con  fentimcnti    di    molta  lode    parlò 

Dr(~7  dell'  Autore  .    Teltimonianza  di  gran  forza  ,    perchè  di  Sog- 

Battista'  getto  tanto  fpaflìonato  ,  quanto  perito  . 

Monti.  Quantunque    il  Monti    dato  fi  folFe    a  formare  ritratti: 

non  però  tralafciava  di  dipingere  anche  qualche  tavola  l^o- 
riata .  Due  di  quelle  fé  ne  vedevano  nella  Chiefa  del  Gesù 
fìtuare  fotto  1'  organo  ;  le  quali  furono  poi  tolte  via  in  oc- 
cafione ,  che  fi  fafciò  di  marmi  quella  parete .  E  a  dir  vero 
tali  pitture  mofiravano,  ch'egli  anche  inquefto  genere  mol- 
to valeva . 

Fu  il  Monti  di  vivace  fpirito  ,  di  bello  ,  e  gentile  afpctto, 
e  graziofo ,  e  brillante  nel  luo  portamento  .  Veniva  lìgno- 
rihnente ,  e  l' arte  Tua  con  ifplendore  trattava ,  fenza  mo- 
ftrare  avidità  di  guadagno  ;  palefando  ,  eh'  egli  più  per  ono- 
re ,  che  per  interclFe  operava  .  Quella  Tua  generofa ,  e  cor- 
tefe  maniera  taceagli  godere  1'  amicizia ,  e  la  protezione  di 
Perfonaggi  C[ualificati ,  che  nulla  gli  lalciavan  mancare .  Anzi 
e  per  la  riferita  fua  particolare  perizia  nel  fare  i  ritratti ,  e  per 
li  luoi  gentili  coilurai ,  giunfe  al  merito  d'  efTere  da  alcuni 
Principi  dilVmto  ,  e  talor  vifitato  . 

Ma  egli  ancora  ,  come  altri  fuoi  condifcepoli ,  fui  più 
bello  di  fue  fperanze  fu  nel  1657.  aflalito  dalla  pefiilciìza, 
che  in  pochi  giorni  cel  tolfe  .  La  funefla  diiàvventura  d'  al- 
lora ci  ha  privati  di  maggiori  memorie  di  quello  valentuomo, 
che  giacciono  nel  comun  danno  lepolte  . 


VITA 


ED    ARCHIT.    GENOVESI.  25^ 

VITA 

DI    SILVESTRO   CHIESA 

Pittore  . 

A  Ne  HE  Silveflro  Chiefa ,  fé  m  frefca  età  non  foffe  man- 
cato ,  grand'  onore  fatto  avrebbe  a  fé ,  e  a  Luciano  Bor- 
zone  fuo  Maeflro  .    Ben  ci  dà  motivo  di  ciò  alTerirc 
quel  poco ,  ma   molto  buono ,  che  egli    nel  breve.^ 
giro  de'  fuoi  giorni  in  Pittura  compofe .  Quindi  care  fi  tenga 
le  tavole  di  coflui ,  chi  ha  la  forte  di  pofTedcrne  . 

Era  queflo  Giovanetto  di  naturale  allegro,  arguto  ,  e  fa- 
ceto :  fpirava  grazia  ,  e  brio  :  compone\'a  verfi  :  raccontava 
giocofi  novellamenti  :  in  fomma  nel  fuo  bel  tratto ,  e  guftofo 
parlare  attraeva  a  fé  1'  affezione  di  chiunque  Io  praticava^ . 
Introdotto  nella  fcuola  del  Borzone ,  quell' indole  fpiritofa , 
e  vivace,  che  aveva  nelle  altre  cofe  moflrato  ,  maggiormen- 
te mollrolla  nella  Pittura  ;  ove  fece  progrefTì  fuperiori  all' 
efpettazione ,  e  all'  età  :  onde  il  Maefìro  grandemente  com- 
piace vafi  d'  un  tal  difcepolo ,  che  sì  prefto ,  e  si  bene  ogni 
precetto  dell'  Arte  apprendeva  ,  e  m.etteva  in  pratica . 

Aveva  il  Chiefa  un  ingegno  difpofto  ad  ogni  maniera., 
di  Pittura  :  formava  appuntino  i  ritratti ,  così  in  grande ,  co- 
me in  piccolo  :  faceva  regolati  fcorti  per  le  vedute  :  figurava 
con  vivaci  atteggiamenti  tavole  fioriate  :  inventava  di  propria 
idea  compofizioni  leggiadre ,  ed  unite  .  D'  alcune  fue  Opere 
qualche  avanzo  oggidì  pur  ne  refla  ,  che  può  far  fede  del 
mio  vero  dire  .  In  cafa  Rebufto  fi  conferva  il  ritratto  dei 
Sig.  Antoniotto  di  tal  famiglia  :  ed  è  lavoro  affai  naturale , 
che  indica  quanto  in  ciò  valelTe  il  nollro  Pittore  .  Ei  fu  an- 
che richiello  di  farne  uno  del  Sig.  Cefare  Cerneci ,  morto  da 
qualche  tempo  in  Ifpagna  :  e  fulle  relazioni  di  chi  lo  conob- 
be ne  formò  un'  aria  di  volto ,  che  avea  tutta  la  fomiglìan- 
za  con  quella  del  volto  del  pretato  Cerneci  . 

Circa  poi  alle  tavole  fioriate  ,  non  mancò  di  farfi  cono- 
fcere  dotato  di  gran  talento  in  molte  ,  che  ne  inviò  fuori  di 
Genova ,  ed  in  alcune ,  che  qui  ci  lafciò  ;  avendone  fra  le  altre 
^  ■  ;      .     R  »  .  :     .  con 


26o  VITE    DE'PITT.,   SCULT., 

con  ottimo  guflo  condotte ,  e  con  efatta  naturalezza  colori- 
te   due    per  la  Chiefa  di  S.  Maria    de'  PP.  Servi ,    entrovi 
_^_.^.  i  Beati  Pellegrino  ,  e  Giovacchino  di  quell'  Ordine  (a)  :  fic- 
dì        come  un'  altra  per  la  Chiefa  de'  PP.  delle  Scuole  Pie  ,  in  cui 
Silvestro    effigiò  un  Santo  in  mezza  figura ,  llante  dinanzi  alla  Santifli- 
Chiesa.    j^^  Vergine:  ed  è  Opera  ftimatifiìma  (b). 

Andava  queflo  nobil  Pittore  Tempre  più  fludiando  ,  e  affi- 
nandoli nella  Profeffione  ;  quando  l'anno  ferale  1^57.  fui  più 
bel  delle  concepute  fperanze  ,  e  nel  verde  degli  anni  fuoi 
mancò  còlto  anch'  eflb  da  quel  illefTo  morbo ,  che  tanti 
begl'  ingegni  ci  tolfè  ,  e  tante  infigni  memorie  ci  fé'  perire. 


'^^^ 


VITA 

(  tf  )    Quelle  due  tavole  Tonò  oggidì  nella  fagred'ia   della  itlentovata  Chiefa . 

(i  )  La  fopra  defcritta  tavola  ,  che  è  cofa  veramente  egregia  ,  fla  ora  pendente 
da  una  parete  intema  dirimpetto  alla  libreria  della  Cala  Profcffa  de'  prefati 
Padri  delle  Scuole  Pie  :   ed  il  figuratovi  Santo  è  il  CaUfanzio  loi  Fondatore . 


ED   ARCHIT.   GENOVESI. 
VITA 

DI   GIOVANNI    CARLONE 

Pittore  . 


261 


E  vero  è  ,  che  la  gloria  nafce  dalla  virtù  :  gloriofa  me- 
ritamente dee  dirli  la  famiglia  Carlone ,  che  molti  vir- 
tuoll  Soggetti  in  Pittura  ha  prodotti  .  Deli'  anziano 
fra  elTi  qui  m'  occorre  parlare  ,  che  è  flato  come  un  fon- 
te, da  cui  quali  fiumi  diicefero  .  Quefli  fu  Giovanni,  Pit- 
tore valente ,  e  ne'  lavori  a  frcfco  affai  fegnalato  .  Se  i  fuoi 
difcendenti  hanno  il  vanto  d' efTerfi  nella  ProfefRone  più  di  lui 
inoltrati  :  egli  ha  quello  d' aver  loro  e  aperta  la  via  ,  e  Cam- 
pati i  primi  vefligi  . 

Nacque  Giovanni  in  Genova  .  Taddeo  Carlone  Scultore 
Lombardo  gli  fu  Padre  :  Madre  gli  fu  Geronima  Verrà  Geno- 

R  3  vefe. 


z6z  VITE   DE'PITT. ,    SCULT., 

vefe .  Taddeo  ,  che  anche  fìipea  di  Pittura  ,  cominciò  a  darne 
al  fuo  Giovanni  qualche  lezione  ;  dacché  vide ,  che  il  tìglio 
___^  alFai  v'  inclinava  .  Mandollo  poi  alla  fcuola  del  Sorri ,  che 
D,  (j,o.  di  que'  di  lavorava  ,  e  infegnava  fra  noi  con  incredibile  elH- 
Carlone  .  inazione  .  Ma  ellendo  poco  llante  ritornato  quello  ProieUbre 
in  patria:  riraafo  Giovanni  fcnza  Maellro  ,  s'invogliò  d'an- 
dare a  Roma  ;  parendogli ,  che  in  niun'  altra  città  avrebbe 
potuto  apparare  1'  incominciata  Profcfiìone  più  compiutamen- 
te ,  che  in  quella  gran  Reggia  delle  beli'  Arti .  Con  la  buo- 
na grazia  adunque  del  Padre  pafbò  colà ,  ben  corredato  di 
fufhdio ,  e  ben  raccomandato  cori  lettere  a  cortefi  Amici . 
Quanto  egli  v'  eccitalTe  il  fuo  fervore ,  e  quanto  profitto 
traelTe  dalla  comunicazione  co'  più  intìgni  Pittori ,  e  dalla-, 
feria  offervazione  delle  più  rare  pitture  ,  e  ftatue  ,  meglio  può 
ehicchelTia  immaginarfelo  di  quello  ,  eh'  io  fappia  ridirlo . 

Per  alcuni  anni  ferraolTi  in  Roma  il  giovane  Carlone_j 
tutto  intefo  a  quello  nobile  fludio  .  Indi ,  già  molto  acqui- 
flato  avendo  ,  fi  parti ,  per  reftituirfi  a  Genova  .  Ma  in  paflàndo 
nel  fuo  viaggio  per  Firenze,  ivi  allettato  dalle  bellezze  di 
quella  città  ,  reflò  a  vederla .  Udì  frattanto  narrarli  con  quan- 
ta gloria  colà  in  Pittura  operalFe  il  Cavalier  Paflìgnani  ;  onde 
portolfi  a  vilitarlo  :  e  bramofo  di  maggiormente  imparare  ,  pre- 
gollo ,  che  r  accettalTe  in  difcepolo  .  L'  accolfe  il  Pafi-.gnani, 
ed  efattamente  inllruillo,  maflime  nella  maniera  di  ben  co- 
lorire ,  SI  ad  olio  ,  che  a  frefco  .  Prevalfe  nel  Carlone  1'  a  fre- 
fco  ;  ed  in  quello  perfezionolTi  . 

Dopo  tal  difciplina  fece  egli  ritorno  alla  patria  .  Vi  fu 
ben  accolto  dagli  Amatori  della  Pittura ,  e  da'  più  riguar- 
devoli  ProfefTori  di  ella  ;  fra'  quali  uno  fu  Bernardo  Cartel- 
lo ,  che  innamorato  della  virtù  di  collui ,  gli  diede  in  ifpofa 
Ertìlia  fua  figliuola  .    {a)  Le 

(.a)  Se  Giovanni  Carlone  avcfle  prole  da  quefta  fua  moglie,  a  noi  non  e  noto. 
C  è  bensì  noto ,  che  sbaglia  Leone  Palcoli  Jiel  tomo  fecondo  delle  Vite  de^ 
moderili  Pinoti,  pag.  197. ,  ove  dice ,  che  da  Giovanni  Carlone  ,  e  da  trfdia 
Caftella  nacque  Gi  >.  Andrea  celebre  nortro  Pittore  ,  di  cui  fcriverò  ncll'  altro 
tomo  :  perchè  qucfto  Gio.  Andrea  nacque  da  Gio.  Batiifta  fratello  di  Giovajini , 
e  da  Niccoletta  Scor2a  .  Sbaglia  eziandio  l' Abecedario  Pittorico  là,  dove  parla  de' 
Carloni  :  llantechè  fottoilnome  di  Gio.  Andrea  Carlone  dice  ciò  ,  che  dovrebbe 
diredi  Giovanni .  Sbaglia  pu! e  lo  Iteflo  Abecedario  al  nome  dì  Gio.  liartifta Car- 
lojie  ;  mentre  lo  conlonde  con  Gio.  Battilla  Cafone  cognato  ,  e  difcepolo  di  Do- 
menico Fiafclla  ;  come  fi  diflc  nella  nota  (a)  ,  uifeiic  qcUa  vita  d'  elTu  Fialella, 
alla  pagina  1^9.  di  quello  tomo , 


Carlc*v.£  , 


ED    ARCHIT.    GENOVESI.  263 

Le  prime  occupazioni  di  Giovanni  in  Genova  furono 
per  lui  molto  onorifiche,  e  vantaggiofe  .  Ebbe  da' Signori 
Lomellini  l' incarico  d'  ornare  la  principal  navata  della  nota  _ 
lor  magnifica  Chiefa  dedicata  alla  SantilTima  Nunziata  ,  e  le  l.i  do. 
due  gran  cappelle ,  che  Julia  cima  formano  da'  lati  la  croce 
della  medefiina  Chiefà  .  I  fòggetti ,  eh'  ei  prefe  a  figurarvi, 
furono  tratti  dalla  vita  di  Grillo  .  La  franchezza  di  pennello, 
con  cui  efeguilli ,  e  la  proprietà ,  e  vivacità  delle  irapreflcvi 
tinte ,  fecero  si ,  che  fomma  lode  n'  avelie  allora  ,  e  n'  abbia 
tutto  giorno  dagli  Olfervatori  intelligenti  dell*  Arte  .    (a) 

SuccelTivam-ente  dipinfè  nell'  altra  Chiefa  della  Santiflì- 
ma  Nunziata  nel  quartiere  di  Porteria  alcune  cofe  ad  olio: 
ed  anche  quefte  fi  tengono  in  eflimazione  particolare . 

Le  belliffime  pitture  fatte  nella  dianzi  mentovata  Chiefa 
de'  Signori  Lomellini ,  come  quelle ,  che  mif;.ro  più  in  com- 
parfa  la  fecondità  dell'  ingegno ,  e  la  perizia  del  colorire.^ 
di  Giovanni  ,  gli  produllèro  il  vantaggio  d'  eflere  eletto  a  di- 
pingere la  Chiefa  del  Gesù  :  lavoro  ,  che  pur  elègui  con  ma- 
niera affai  ben  ideata ,  e  condotta  ;  rapprefentanduvi  nella.-. 
navata  di  mezzo  1'  Adorazione  de'  Magi  :  1'  entrata  di  Crifto 
in  Gerufalemme  :  la  milleriofa  Trasfigurazione  fui  Taborre  : 
e  la  tremenda  comparfi  del  finale  Giudizio  .  Nelle  volie^ 
poi  delle  due  laterali  cappelle  vi  dipinfe  la  Crocififf;cne  di 
elTo  Crifto  :  e  l' Incoronazione  della  Vergine  fopra  gli  An- 
gelici Cori .  Quivi  in  oltre  dipinfe  la  cupola  ,  nella  quale 
defcrilTe  il  Paradifo  {b) .  Ornò  anche  il  rimanente  della  Chiefa 

R  4  con 

(«)  Gio.  Luigi  Scaramuccia,  Pitrore  di  molto  merito  ,  nel  Cu-ì  Trattato  delle  finezze 
dc^  pennelli  Italiani  ,  delcrive  le  fopra  riferite  pitture  a  frefco  deltarlone  con 
tanta  dimolìrazione  di  ftima ,  quanto  è  il  difprezzo ,  con  cui  le  maltratta— 
Mr.  Couchin  ,  dichiarandole  ,  per  far  loro  grazia  ,  mediocres  :  indi  ,  de  manvaife 
cotdettr  .  Ditetto  ,  che  tra  gì'  infiniti  efperti  Frofcflbri ,  anche  Francefi ,  egli 
folo  per  noftra  buona  fortuna  ha  iaputo  conofcere  . 

La  cupola  poi  della  vafta  Chiefa  della  Nunziata  ,  la  qual  cupola  fu  dipinta 
dall'  Anfaldo ,  come  ben  confta ,  non  per  via  di  femplice  tradizione ,  ma  per 
teftimonianza  di  autentiche  le.  itture,  il  Couchin  la  vuole  dipinta  da  Valerio 
Cartello  ;  perche  forfè  fé  lo  é  fognato .  Se  non  arriva  a  difcernere  i  pejinelli  ; 
legga  almeno  la  vita  del  noftro   Anfaldo  :    e  rimarrà  chiarito  . 

C^)  Le  pitture  della  fuddetta  cupola  ,  avendo  affai  patito ,  per  cagion  dell'umidità, 
fiirono  a'  tempi  noftri  in  parecchi  luoghi  ritoccate  da  Domenico  Parodi  Pittor 
Genovei'e  ,  di  cui  ■  on  la  dovuta  lode  nel  fecondo  tomo  di  qucft'  Opera  fare- 
mo ricordo  .  Ma  ella  è  oggidì  totalmente  ita  a  male  infieme  co'  ritoccamenti. 
Gli  angoli  di  quella  medefima  cupola  non  fono  di  Giovanni  Catione  ,  co- 
me da  molti  erroneamente  fi  crede,  ma  bensì  di  Gio.  Battifla  fuo  fratello, 
di  cuL  pure  a  fuo  luogo   fi  parlerà .. 


2<^4  VITE   DE'  PITT.,   SCULT., 

con  figure  d'  Angioli  ,  e  di  Santi  :    cofe  tutte ,  che  formano 
un  complciiò  di  rquilìtilTimo  gul^o  .  Scoperta  clie  i'u  quelV  Opc- 

p»;™—;^  ra ,    incontrò    l' applaufo    di  molti  :    ma   non  andò    efentc-. 
DiGio.     dalle  malignità  d'alcuni  emuli,  che  co' rabbi  o  fi  fparlamenti 

Carlone.  tcntaron  di  lacerarla.  Superollc  Giovanni  coli' indifferenza , 
e  tranquillità  d'  animo ,  e  col  profcguire  altri  lavori ,  che 
a  lolla  gli  venivano  ordinati  . 

Fra  le  belle  pitture  a  trcfco  lavorate  da  qucRo  valentuo- 
mo meritamente  annoverar  fi  debbono  quelle  ,  eh'  egli  con- 
duce nel  palazzino  di  campagna  ,  che  in  quel  tcinpo  per  Tuo 
diporto  fabbricato  s'  avea  in  Albaro  il  Sig.  Anton  Maria  So- 
prani mio  Padre  ;  il  qual  palazzino  or  è  paflato  in  dominio 
del  Sig.  Carlo  Cafella  (a) .  Quivi  Giovanni  nella  principal 
volta  della  fala  def:riiTe  il  gran  banchetto  del  Re  Alluero  ; 
e  ne'  falotii  contigui  rapprefentò  alcune  azioni  della  Reina 
Ellerre .  Al  pian  terreno  vi  dipinfe  due  flanze  ;  ncll'  una_. 
delle  quali  el'prefle  Tizio ,  a  cui  1'  avoltoio  lacera  le  inte- 
riora ;  neir  altra  Apollo ,  e  Diana ,  che  tanno  llrazio  de'  fi- 
gliuoli di  Niobe  .  E'  quella  pittura  cofa  sì  forte ,  e  s"i  na- 
turalmente efpreffa,  che  produce  in  chi  la  riguarda  amjnira- 
zione  ,  e  Ibrprefi .  Nella  volta  poi  del  portico  fono  di  mano 
di  quello  Caiione  due  altre  favole:  cioè  quella  d'  Orfeo, 
e  quella  d'Icaro,  anch'elle  nobilmente,  e  vivacemente-, 
condotte . 

Già 

{a)  Qiefto  palazzo  ftuaro  in  Albaro  preflb  alla  Chiefa  di  S.  Luca,  al  prcfente 
è  pofTeduto  dal  Sig.  Gio.  Antonio  De  Francefchi  :  e  le  quivi  dekntce  pit- 
ture vi  ii   conleivaiio  in  tutta  bontà  . 

Altre  Opcic  di  que;to  Ciclone  abbiamo  in  Genova  dal  Soprani  non  nomi- 
Jiate:  delle  quali  rapporterò  qui  fotto  quelle,    che   ho  potuto   raccorrc . 

In  piaz2a  di  S.  Parcrazio  lia  dipinto  la  volta  della  iala  del  palazzo  Palla- 
"  vicini ,  rappiefentandovi  un  concilio  di  Dei .  Ivi  ha  pure  dipinto  altre  ilan- 
2e  :  ed  afiai  bella  è  quella  pittura ,  che  slpojie  la  dolorofa  mone  de'  figliuoli 
di  Niobe  . 

Nella  Chiefa  di  S.  Domenico  lia  dipinto  a  frefco  la  cappella  della  Madonna 
del  Kofario  :  i  cui  Millerj  formano  colà  gli  argomenti   uelle  pitture. 

Fntro  il  palazzo  già  Spinola  preffo  alla  Piioria  di  S.  Agnefa  fono  due^ 
flanzc  dipinte  da  quello  Pittore.  Nell'una  fi  vede  il  Sagrifizio  d' Abramo: 
neir  altra  il  Cardinale  Gio.  Doincnico  .«^pinola  ,  che  in  Livorno  s'  imbaica  . 
Di  qucito  Porporato  gii  parlai  nella  poililla    (/■)  della  pag.  175. 

Un'  altr'  Onera  fu^'erbinìma  del  Carloiic ,  che  mi  relU  a  rii'erirc  fi  è  la_ 
Pittura  '"'la  "vafli  'aU  del  palazzo  f^pino:a  in  S,  Pier  d' Aieuat  Veggonfi  Uf. 
eiEgiaic  le  note  imprefe   di  Mcgollo  Lcicaii  1 


ED    ARCHIT.    GENOVESI.  26^ 

Già  la  fama  della  fina  perizia  di  queflo  infigne  Pittore 
s'  andava  Rendendo  oltre  i  confini  della  Liguria .  Era  richie- 
fio  in  varie  città  per  lavori  a  frefco ,  ne'  quali  mirabilmente  , 

riufi:iva  :  e  fra  le  altre  Milano;  ove  portoflì  l'anno  1530.  Di  Gio. 
invitatovi  da' PP.  Teatini,  a  motivo  di  fargli  dipingere  la  Caklon*. 
loro  Cliiefa .  Cominciò  egli  1'  Opera ,  e  con  grande  accu- 
nitez^^a ,  e  univerfal  gradimento  la  profeguiva  ;  quando, 
giunto  appena  alla  metà  di  efla ,  gravemente  infermò ,  e  in 
pochi  giorni  fini  di  vivere ,  1'  anno  ftefTo ,  in  cui  principiata 
r  avea  ,  Fu  fenfìbile  la  morte  di  s\  grand'  uomo  a  que'  Re- 
ligiofi ,  clie  diedero  al  cadavere  di  lui  fepoltura  nella  lor 
Chiefa  .  Ma  molto  più  fcnfibile  ella  fu  a'  Genovefi ,  che_. 
alta  flima  ,  ed  efpettazione  aveano  di  tal  Soggetto  ,  e  molto 
più  ancora  fenfibile  alla  fua  famiglia,  a  cui  era  in  punto 
d'  accrefcere  notabilmente  1'  onore ,  e  le  facoltà  . 

Mancato  così  Giovanni  Catione  nell'  età  più  robufta  {a)i 
giudicarono  i  PP.  Teatini  di  Milano,  che  a  terminare  l'in- 
compiuta pittura  niun  altro  flirebbe  flato  più  a  propofito 
di  Gio.  Battifla  fratello  di  lui  .  L'  invitarono  per  tanto  con 
tutta  premura  :  ed  egli  tollo  andò  a  fupplire  le  veci  del  defunto 
fratello ,  con  tale  uniformità ,  ed  uguaglianza  ;  che  1'  Opera 
fembra  d'  un  folo  pennello  .  Vive  Gio.  Battila  CarIone_. , 
mentr'  io  quelle  cofe  ferivo  :  onde  non  entro  a  dir  le  fue 
lodi.  Il  dirle  farà  cura  de' PoQeri ,  a' quali  ne  foramaiiitrerà 
un  copiofo  argomento  nell'  egregie  Pitture  ,  che  va  facendo . 
A  me  balTia  al  prefcnte  augurargli  lunghilfima  vita  ;  affinchè, 
avendo  più  campo  d'  operare ,  pofTa  Tempre  più  mettere  in 
efercizio  la  fua  virtù  ,  e  con  ciò ,  ferapre  più  renderli  bene- 
merito della  patria  . 


VITA 

(  «  )    Giovanni  Catione  ,  per  quel ,  che  lio  potuto  fapere  »  moiì ,  mentre  s'  av 
vicinava  al  quaraiitefimo  anno  deli'  età  fua . 


^66 


VITE    DE'  PITT.,  SCULT., 


VITA 

DI  GIO.  ANDREA  DE  FERRARI 

Pittore  . 


i  riiidiftfi  /"///  à-. 


LA  Famiglia  De  Ferrari  è  fra  le  genovcfi  cittadinefchc 
afTai  riguardevole.  Da  quella  ufci  Gio.  Andrer,^ , 
queir  illuflre  Pittore  ,  che  con  la  perfpicacità  del  fuo 
ingegno ,  e  con  la  valentìa  de'  iuoì  pennelli  più  ri- 
guardevole la  rende  .  Egli  fu  ,  che  oflervando  le  più  belle 
Opere  de*  noftri  Cittadini  nella  Pittura  eccellenti ,  Teppe  da 
quelle ,  come  da  millura  di  fquifiti  fughi ,  ed  aromati  ,  ca- 
varne un  SI  pre/iiofo  ertratto  ,  che  ben  poterono  poi  le  fue 
tavole  fare  invidia  agi'  imitati  efemplari ,  ed  efler  poi  elle 
fteife  per_,  de^ni  eicmplari  agli  lludiofi  propelle . 

Venne 


ED  ARCHIT.    GENOVESI.  z6i 

Venne    Gio.  Andrea  De  Ferrari    alla   luce    del  Mondo 
l'anno  1598.  Attefe   in  fua  fanciullezza  agli  {iudj  delle  let- 
tere umane  fotto  accurata  difciplina ,  e  ne  profegm    il  corfo  ^«;_^^ 
neir  adolefcenza  fempre  con  lode  .  Compiuto  quello ,  fi  volle        Di 
alla  Pittura  ,  di  cui  fin  da'  più  teneri  anni  erafi    oltremodo  Gio.  Anprea 

,    .  '    ,  ,.  h      ^  .  .       .■,  .  ,-  •  J      1    UE  TERRARI. 

invaghito .  E  ben  gradirono  1  Genitori  il  virtuolo  genio  del 
giovinetto  figlio,  si  per  la  nobiltà  dell' elettafi  Profeflìone, 
si  per  la  fperanza ,  eh'  egli ,  attefe  le  fije  buone  tiifpolizioni, 
vi  doveife  far  gran  progreffi  . 

Il  primo  Maetlro  di  Gio.  Andrea  fu  Bernardo  Caflello, 
dal  quale  ebbe  i  principi  del  difegno  :  ma  toltofi  poco  ftante 
[  ne  fo  dire  il  perchè  ]  dalla  fcuola  di  cofiui ,  palsò  a  c]U€lla 
dello  Strozzi  ;  e  ciò  con  molto  vantaggio  ;  perocché  ,  quan- 
tunque egregio  Pittore  folle  il  Cartello  :  pure  lo  Strozzi  avca 
una  tal  energìa  di  compofizione ,  e  una  tal  vivezza  di  colo- 
riti ;  che  nella  ProfelTione  molto  innanzi  gli  andava . 

In  quelui  feconda  fcuola  (lette  alcuni  anni  il  Ferrari  ; 
e  COSI  felicemente  ne  prefe  lo  flile  ;  che  giunte  fin  d'  allora 
a  dipinger  quadri  di  fua  invenzione  ,  i  quali  anche  dagl'  intel- 
ligenti fi  teneano  per  Opere  del  medefimo  Strozzi ,  a  cui 
queir  inganno  delle  perfone  non  iacea  difcapito  ;  e  ridondava 
poi  in  onore  la  (coperta  del  vero  . 

Non  illette  molto  a  divulgarli  la  fama  del  giovanetto 
Pittore ,  che  nella  perfezione  dell'  Arte  gareggiava  col  fuo 
Maellro ,  e  non  già  difcepolo  ne  parca ,  ma  compagno  . 
Quindi  gran  numero  di  commilhoni  gli  venne  da'  Cittadini 
genovefi ,  e  da  foreilieri  si  per  private  lor  cafe  ,  che  per 
pubblici  luoghi .  Per  fupplirvi  dovette  licenziarfi  dallo  Stroz- 
zi ,  e  ritirarli  da  per  le  in  fito  appartato  ,  e  libero ,  dove 
potelTe  a  fua  piena  difpoQzione  operare . 

M'  è  cofa  difficile  annoverar  le  tavole  di  fua  mano  fat- 
te ,  che  fi  confervano  nelle  Chiefe  di  quefla  città ,  e  de'  luoi 
fobborghi .  Due  ne  fece  per  la  Chiela  del  Gesù  :  1'  una  è 
quella  ,  che  vedefi  al  primo  Altare  della  parte  deflra  ,  entrovi 
S.  Ambrogio ,  che  difcaccia  dal  Tempio  Teodofio  :  e  V  al- 
tra quella ,  che  in  forma  di  mezzaluna  fla  locata  lopra  la 
porta  contigua  alla  cappella  di  elfo  Santo  ;  nella  qual  ta- 
vola è  rapprefentato    il  Martirio    di  S.  Caterina    d'  AlelTan- 

dria 


2<5S  VITE    DE'PITT.,   SCULT., 

dria  (a) .    Per  la  Chicfli  di  S.  Domenico    dipinfe  la  tavola-. 

rapprefentativa  del  Santo  Arcivefcovo  di  Firenze  Antonino , 

—  I  che  dillnbuifce  1'  elemofina  a'  poveri  ;  e  appreffo  la  cappella 

Di        a  quello  nicdefimo  Santo  dedicata  avvi  pur  di  Tuo  un'  altra 

DE°FiRTrnu  P'^''^*^^'^  tavola  del  tranlìro  di  S,  Giufeppe  ,  locata  nell'Altare, 

'che  refla  fotto    dell'organo  (b):  ficcome    pure    nella  fleilà_, 

Chiefa  v'  ha  di  Tua  mano    entro  la  cappella    del  Rofario  la 

tavola  m.ollrante  la  Nafcita  del  Redentore. 

Per  le  Monache  di  S.  Chiara  in  Carignano  fece  la  ta- 
vola dell'  AlTunzione  di  Maria  Vergine  :  e  per  le  Domeni- 
cane entro  la  Chiefa  dello  Spirito  Santo  fece  1'  altra  tavola 
di  S.  An.lrea  martirizzato,  perlaquale  acquiflò  molta  (lima. 
Due  tavole  fece  a'  PP.  Conventuali  per  la  loro  Chiefa  di 
S.  Francefco  in  Callelletto  :  efprefle  nell'  una  di  effe  la  morte 
del  Giul1:o  figurata  nel  felice  tranfito  di  S.  Giufeppe  ;  e  nell' 
altra  la  morte  del  Peccatore  ,  rapprefentata  con  tutta  la  più 
forte ,  e  fpaventoia  maniera  in  un  moribondo ,  che  intor- 
niato da'  demonj  porta  fcolpito  nel  volto  1'  orrore ,  e  la  di- 
fperazione . 

Sua  pure  è  in  S.  Maria  della  Pace  la  tavola  di  S.  An- 
tonio il  Francefcano  :  e  iua  quella ,  che  vedcfi  in  S.  Agnefa; 
ove  apparifce  la  mifleriofa  colonna  di  fuoco ,  a  pie  della  cui 
bafe  iranno  in  atto  d' implorare  il  potente  Patrocinio  della 
Santiffima  Vergine  le  Anime  del  Purgatorio  .  Ne  fra  le  an- 
zi<lette  ha  minor  merito  la  tavola ,  clie  colon  nella  Chiefa 
di  S.  Caterina  de'  Monaci  Benedettini ,  diinoftrante  il  Mar- 
tirio  di  S.  Placido  Religiofo    di   quell'  Ordine  . 

Fra  le  pii!i  degne ,  che  il  Ferrari  dipinfe  ne'  fobborghi 
della  noftra  citt'r ,  deefi  particolar  vanto  a  due  :  1'  una  e  di 
S.  Crillina  ;  e  l'  altra  di  S.  Pietro  chiamato  da  Criflo  all'  Apo- 
ftolato  :  efiflenti  ,  la  prima  nella  Chiefì  di  S.  Bernardo  alla 
Foce  :  e  la  feconda  in  quella  de'  PP.  Ulivctani  del  luogo 
di  Quarto  . 

Un'  altra 

(a)  Ambe.-ìue  quipMe  tavole  avcfivlo  molto  patito ,  a  tempi  nostri  fono  fiate  ri- 
fioratc  ,  e  cimfi  di  bel  nuovo  »-!ipin'e  .li'  Prete  GirTeppe  Ferrari. 

(i)  In  vece  dcHa  riferita  tavola  di  S.  Giufeppe,  avvene  al  preferite  ur' altra_ 
d-jl'a  Pifurre^ion'"  di  Criilo  dipinta  da  Gmleppe  P*lincn  Pittore  modeyio 
di  molto  bdion  gufto. 


ED    ARCHIT.   GENOVESI.  2^9 

Un'  altra  non  meno  infigne  tavola  di  qiieflo  Pittore  ve- 
defi  fopra  la  Folce  vera  nella  Parrocchiale  di  S.  Maria  Inco- 
ronata ,  entrovi  la  Santiflima  Vergine ,  e  varj  Santi  .  Ma  fu-  bbh»».» 
però  le  tre  precedenti  quella  ,    eh'  egli  inviò    nel  luogo    di         Di 
Recco ,  nella  quale  avea  dipinti  tre  Santi  Vefcovi    in  atreg-  Gio.  Andrea 
giamenci  si  naturali ,  ni  volti  si  fpiranti  pietà ,  e  divozione, 
co' dintorni  s\  tondeggianti,  e  sfumati ,  e  con  colorito  si  giu- 
fto ,  e  vivace  ;  che  fé  tu  la  miri ,  ti  reca  all'  occhio  un  indi- 
cibil  diletto  ,  e  all'  animo  un'  infolita  maraviglia  . 

Anche  il  SerenilTimo  Senato  avuta  informazione  della-, 
rara  perizia  del  noftro  Ferrari ,  1'  elellè  a  dipìngere  un  am- 
pio quadro  per  una  delle  fale  del  Reale  Palazzo  .  Ei  figurò 
in  detto  quadro  la  Temperanza  .  Lavoro  aliai  bello ,  ed  ono- 
rifico al  luo  Autore  .  (a) 

Fu  Gio.  Andrea  di  graziofo ,  e  gentile  afpetto  ,  di  na- 
turale allegro  ,  e  converfevole  .  Vefìi  in  fua  gioventù  afiai 
nobilmente ,  e  la  Profefiione  liia  trattò  con  luflro ,  e  decoro  . 
Non  ebbe  moglie  :  anzi ,  poiché  fu  alquanto  avanzato  in  età, 
prefe  1'  abito  chiericale ,    nel  quale  poi  Tempre  continuò  . 

Molto  egli  dipinfe ,  come  dicemmo  :  e  più  ancora  di- 
pinto avrebbe,  fé  la  podagra,  e  la  chiragra  non  lo  avefiero 
fbvente  confinato  nel  letto  .  Pure  dalle  lunghe  ,  e  indefeife 
fatiche ,  quantunque  onorevoli  emolumenti  n'  aveffe  ritratto, 
e  folFe  fenza  carico  di  famiglia  :  non  gli  avanzò  tanto  ,  che 
baftalTe  a  mantenerlo  nell'  età  cadente ,  ed  inferma  .  Quindi 
ogni  giorno  più  crefcendogli  il  male ,  ne  avendo  con  che  fo- 
flentarfi  :  fu  coftretto  a  farfi  ricevere  nell'  Ofpedale  degl'  In- 
curabili .  Non  mancarono  però  gli  Amici  di  vifitarlo ,  e  foc- 
correrlo ,  fomminiftrandogli  quanto  mai  fapea  defiderarfì  : 
e  ciò  fpecialmente  faceano  i  fuoi  difcepoli ,  che  confervavano 
grata  memoria    delle  fatiche    durate    dal    virtuofo   Maeflro , 

per 

(0)  Gio.  Andrea  De  Ferrari  fu  un  Pittore  di  prima  sfera  fra' nofiri ,  II  So- 
prani in  parlando  di  lui  non  ha  punto  efagerato  ;  e  neinmen  avrebbe  efa- 
gerato ,  fé  1'  avefle  efaltato  di  più .  Due  tavole  di  quello  valente  Pitiore_>  , 
dal  Soprani  ommelTe ,  hanno  pur  tutto  il  merito  d'  effere  rapportate .  L'  una 
fi  è  quella  de'  Santi  Pietro ,  Erafmo ,  ed  altri ,  che  vedefi  in  Albi?2uola_^  , 
luogo  vicino  a  Savona  :  1'  altra  quella  della  Natività  della  Santiffima  Ver- 
gine (e  fta  locata  ad  un  Altare  della  Chiefa  di  S.  Ambrogio  in  Voltri)  ;  nella  qual 
tavola  fpicca  una  certa  grazia ,  e  pienezza  nel  difegno  ,  e  nel  colorito  ,  che 
all'  occhio  fembra  di  vedere  realmente  vivi  i  Soggetti  colà  rapprefentati  in 
pittura. 


270  VITE    DE'PITT.,    SCULT., 

per  ìaflrii'rgli .    Era  una  compaflìone  il  vedere  un  tal  uomo 
cos'i  mal  ridotto ,  e  nelle  mani ,  e  ne'  piedi  contorto ,  ed  at- 

tratto  SI ,  che  a  grande  ftento    potea    girarfi ,    o    muoverfì  . 

Di        Tuttavia  con  fomma  pace ,    ed    ilarità    il    tutto    foffrendo , 

De^fÌI.ram'!  '^  *^^"^^  ^^^'"'  ^"'^  *-""  pafTione  parlando  ,  difacerbava  in  parte 
*  a'  Tuoi  Amici  il  duolo ,  che  in  vederlo  provavano  .  Io  mi 
ricordo ,  che  efTendo  un  giorno  andato  a  vifìtarlo  :  egli  trafle 
fuori  delle  lenzuola  le  mani  tutte  florpiate  ,  e  come  fofTero 
incalcinate:  indi  mi  dilTe,  che  eziandio  in  quello  flato  avea- 
no  il  prurito  di  maneggiare  il  pennello .  Mancavano  a  queflo 
valentuomo  le  corporali  forze ,    non  1'  ardore  della  virtù . 

Pervenuto  finalmente  all'anno  i66().,  che  era  il  fetta  n- 
tefmio  dell'età  fua  paifata  fempre  in  crilHana  efemplarità, 
n'andò  [come  piamente  crediamo]  a  godere  gli  eterni  ripofi 
il  giorno  del  Santo  Natale  .  Il  fuo  cadavere  portato  alla_. 
Chicli  di  S.  Brigida  ,  dopo  i  convenevoli  funerali ,  fu  ripo- 
rto entro  la  tomba  della  famiglia  ,  afTociatovi  dalla  Compa- 
gnia di  S.  Sabina ,  della  qual  Compagnia  egli  era  un  zelan- 
te Confratello  . 

Se  per  la  morte  di  coflui  perdemmo  un  infigne  Pitto- 
re :  non  ne  fentimmo  però  totalmente  la  perdita ,  a  cagione 
de'  chiari  difcepoli ,  che  ci  lafciò  ;  alcuni  de'  quali  poterono 
poi,  fé  non  andargli  innanzi,  alm.en  pareggiarlo.  Omiret- 
tendo  io  qui  il  Calliglione ,  e  Valerio  Callcllo,  de' quali 
favellerò  partitamente  a'  dovuti  tempi  :  mi  farò  a  dilcorrere 
brevi (Tima mente  d'  alcuni ,  che  non  mi  porgon  materia  per 
una  feparata  ,  e  diffufa  floria  . 

Bernardo  Carbone  celebre  diflintamente  in  ritratti  fu  al- 
lievo del  Ferrari ,  ed  al  Maeflro  tuttavia  fa  onor  grande_> 
nelle  Opere  ,  che  giornalmente  conduce  . 

Gio.  Battifla  Merano  pur  vive ,  ed  efercita  la  ProfelTio- 
ne  con  buona  flima  . 

Gio.  Battila  Croce  è  riufcito  più  ,  che  mediocre  ;  come 
danno  a  divedere  alcune  mezze  figure  di  Santi  Monaci  Uli- 
vetani  da  lui  fatte  nella  Chiefa  di  Santo  Stetano ,  ed  alcune 
altre  pitture  efiflenti  in  Sa%ona ,  dove  andò  a  llaiiziare_> , 
e  dove  di  grande  età  fi  mofi. 

.  Sébi' 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  271 

Sebafliano  Cervetto  da  Seflri  di  Levante  fludiò  fimil- 
mente  in  Genova  fotto  il  Ferrari .  Ma  non  s'  avanzò  già  di 
molto:  perocché  fi  contentò  di  Itarfene  fra  i  limiti  di  fem- 
plice  copiatore .  '      51     " 

Ambrogio  Samengo    pur  da  Sellri  di  Levante    fu  Gio-  do.  Andrea 
vane  di  tacile ,  e  pronto  ingegno  .   Coflui  riufciva  affai  bene  ^^  Fskraki  , 
in  dipinger  paefi ,  fiori ,  frutti ,    e  lontananze  ;    ne'  quali  la- 
vori foleva  anche  introdurre  in  piccolo  graziofe  figure  ,  come" 
di  viandanti ,  di  pallori ,  di  aratori ,  e  fnnili  .    Grand'  onore' 
egli  avrebbe  fatto  a  fé  medcfimo  ,  e  al  fuo  Maeflro  ,  fé  non 
fblfe  trapalfato  in  frefchiflìma  età  . 

Furono  anche  difcepoli  del  Ferrari  Gio.  Battifta  Ruìfec- 
co  ,  Andrea  Podeftà ,  ed  altri ,  che  troppo  lunga  faccenda__. 
farebbe  il  noverare  .  Ci  bafli  aver  noverati  i  più  degni  di 
ricordanza . 


VITA 

DI  GIOVACCHINO  ASSERETO 

Pittore  . 

UNA  pianta ,  che  fia  con  innefto ,  ficcome  unifce_* 
ne'  liioi  frutti  un  doppio  fapore  :  cosi  è  doppiamen- 
te gradita ,  e  (limata  da  chi  li  gulfa  .  Neil'  ampio, 
e  ricco  giardino  della  Pittura ,  a  guifa  di  pianta-, 
di  beli'  innerto ,  comparve  Giovacchino  Aifereto ,  il  quale 
nelle  fue  Opere  feppe  si  ben  accoppiare  lo  flile  nobile_j , 
e  maeilofo  col  graziofo ,  e  vago  ;  che ,  quafi  frutti  di  degno 
fapore ,  prefentate  al  guflo  degl'  Intelligenti ,  n'  incontrarono 
fommo  gradimento ,  e  in  alta  flima  furon  fempre  tenute  . 

Di  civil  fangue  nacque  in  Genova  quello  Aifereto  l' anno 
i^oo.  Appena  ufcito  fu  dalla  fanciullezza,  e  dagli  fludj  delle 
lettere  umane ,  eh'  egli   perdette   il   Padre ,    e  rimafe   fotto 

la  cura 


272  VITE    DE'  PITT.,  SCULT., 

la  cura  di  Giovann'  Stefiino    fuo  maggior  fratello  ;    il  quale 
fcorto  avendo ,  che  il  Giovanetto  aflai  dilettavafi  di  difegnar 

■_  da  fé  cofe  di  giudiziofa  invenzione  ;  e  che  impiegava  le  ore 

Di        deUa  ricreazione  in  manipolare  colori  ,  flemperandoli    coji_^ 

^sseTe^tÒ'!'^  acque  di  gomme ,  e  dipingendone  carte  con  proporzionata 
fimmetria  :  s'  avvisò ,  che  1'  applicarlo  alla  Profenìone  della 
Pittura  fìirebbe  flato  un  partito  adattatillìmo  a  collui ,  e  de- 
corofifTimo  alla  cafa  .  Raccomandollo  per  tanto  a  Luciano 
Borzone ,  lotto  del  quale  con  tal  afllduità ,  e  fervore  fludiò; 
che  non  ifleite  molto  a  renderli  pratico  del  buon  metodo 
di  difegnare  . 

Grandemente  godeva  il  Maeflro  di  cos'i  ben  avanzato 
difcepolo  :  e  fovente  ne  facea  tra  gli  Amici  difcorfo ,  lodan- 
done le  copie ,  e  gli  fchizzi ,  e  predicendo  di  lui  un'  egre- 
gia riufcita . 

Dopo  qualche  tempo  paf.ò  Giovacchino  alla  fcuola__ 
dell'  Anfaldo  con  buona  grazia  del  fuo  precedente  Maeflro  . 
Fece  egli  queflo  paflaggio  a  perfuafìone  del  fratello ,  che  ve- 
duta r  elegante  maniera  del  difegnare  ,  e  dipingere  di  quefV 
altro  Pittore ,  flimò  buon  profitto  di  Giovacchino  il  fargliela 
apprendere  ;  onde  poi  accoppiatala  con  quella  del  Borzone , 
di  due  belli  un  terzo  più  bello  veniflc  a  formarne  . 

L'  Anfaldo ,  che  già  conofceva  Giovacchino  per  fama  , 
ben  volentieri  1'  accolfe  .  Trovollo  competentemente  addeflra- 
to  nel  difegnare  ,  e  nel  colorire  ;  e  però  con  tutta  facilità , 
e  preflezza  potè  farfelo  un  fedeliffimo  imitatore  ;  tal  che_^ 
anzi  come  coadiutore ,  che  come  difcepolo  il  riguardava . 
Proccuvò  indi  a  non  molto  ,  che  1'  efperto  Giovanetto  fofle 
accettato  nell'  Accademia  del  Nudo ,  che  tenevafi  in  cafa 
del  Sig.  Gio.  Carlo  Doria  ;  do^■e  d'  ordinario  Iblevano  inter- 
venire" i  piià  infìgni  Maeflri  .  In  quefla  Accademia  fi  dillinfe 
Giovacchino  non  folo  per  la  fua  molta  attitudine  :  ma  ezian- 
dìo per  altre  fue  nobili  prove;  come  in  occafione,  che  quel 
Cavalier  Mecenate,  elTendo  flato  regalato  d'un  grofTo  pcfce 
di  flrana ,  e  moUruofa  tefla  ,  prefentolla  nell'  Accademia  ,  af- 
finchè folle  ritntta  :  e  fra  i  molti  difegni ,  che  fé  ne  fecero, 
quello  di  Giovacchino  fu  più  degli  altrui  approvato  ;  e  da 
ciò  grand'  cuor  gliene  venne  . 

Egli 


ED   ARGHIT.    GENOVESI.  273 

Egli  in  fomma  acquiftò  in  breve  tal  perizia  nella  Pro- 
felTione ,  ed  in  si  alta  lìima  fall ,  che  ,  non  avendo  per  an- 
clie  compiuto    il  fedicefimo  anno  di  Tua  età ,  tu  eletto  a  di-  , 

pingere  in  Sarzano  una  gran  tavola  per  1'  Oratorio  di  S.  Anto-        Di 
nio  Abate  ,  rapprefentativa  di  quello  Santo  ,  che  con  1'  crazio-  Giovacchino 
ne  inette  in  fuga  i  Demonj .  La  tavola  riufcì  ben  comfofia;      *"*'*™» 
ed  ebbe  tanto  applaufo,  quanto  ne  potev^a  l'Artefice  defiderare. 
AfTilìievagli  talora  il  Maeftro  in  quell'  Opera  ,  ma  fol  per  inco- 
raggiarlo ,  non  già  per  maneggiarvi  pennello  .  Era  in  tale  ilato 
il  giovane  Pittore ,  che  non  avea  bifogno  d'  aiuto  . 

Che  ciò  fofle  vero ,  il  die  a  diveder  poco  dopo  in  oc- 
cafione  d'  un'  altra  tavola  ,  che  per  1'  Oratorio  medefimo  gli  fu 
commella  .  Imperocché  ,  effendofi  dilguflato  coli'  Anlaldo  , 
e  da  lui  appartato ,  tutta  la  compiè  da  fé  folo  .  In  elTa  rap- 
prefentò  il  fuddetto  S.  Antonio ,  che  riftora  gli  aflètati  fuoi 
Monaci  ,  con  far  loro  miracolofamente  fcaturire  da  un  mallb 
una  fonte  d'acqua.  Ma  quefla  feconda  tavola,  quando  ven- 
ne efpofta  in  pubblico  ,  non  gli  conciliò  lode  ;  Itantechè  fu 
giudicata  di  poco  buona  maniera ,  e  d'  un  colorito  confufo , 
duro ,  e  manchevole  .  Onde  fr  fofpettò  ,  che  nella  precedente 
v'  avefTe  avuta  molta  parte  il  pennello  del  Maeftro  . 

Senti  al  vivo  cotal  cenfura  il  novello  Pittore,  che  avea 
già  afTuetatte  le  orecchie  a  fentirfi  lodare  .  Pure  non  fi  per- 
dette punto  d'animo,  ma  eccitò  tutta  la  fua  indullria  a  ri- 
farcimento  del  fofferto  difcapito  ;  e  ciò  fpecialmente  nelle_j 
due  ampie  tavole ,  che  con  grande  impegno  prefe  a  dipin- 
gere :  r  una  della  Cena  di  Grido ,  per  la  principal  facciata 
dell'  Oratorio  di  S.  Maria  ;  e  1'  altra  efprimente  la  (leilà  Cena, 
per  r  Oratorio  di  S.  Croce  :  ambedue  degne  d'  approvazione. 
In  queflo  medefimo  Oratorio  dipinfe  un'  altra  tavola  ,  o  piutf- 
toflio  un  gonfalone,  in  cui  figurò  da  una  parte  il  Redento- 
re, che  con  la  Croce  in  fulle  fpalle  s'incammina  al  Calva- 
rio :  e  dall'  altra  S,  Antonio  1'  Abate . 

Dopo  tali  Opere  in  grande  una  ne  fece  in  piccola  tela , 

cioè    l' Immagine  del  CrocififTo  locata  fuori    del    quartiere_> 

de'  Soldati  della  porta  dell'/rro  ,  detta  corrottamente  dell'Erro; 

la  qual  tavola  è  di  ragionevole  jnerito  (a) .   Fece  di  poi  al- 

Tom.  L  S  cune 

{a)  La  foprammentovata  tavola  del  CrocififTo  è  ftata  a'  tempi  noilri    ritoccata.- 
da  un  Pittor  dozzinale;    e  per  coijfcguenza  guaflata. 


274  VITE    DEPITT.,   SCULT., 

cune  tavole  per  1'  Oratorio  di  S.  Gennauo  (a)  ;  una  per  quello 

di  S.  Andrea  ,  rapprefentativa  di  queflo  Santo ,  che  libera  un'  of- 

. feiFa  :    ed  un'altra  per  quello  di  Santo  Stefano,  nella  quale 

D^        rta  elpreilo  S.  Lorenzo  in  atto  di  forgere  dal  iepolcro . 

^^°^^=c^''^o  p^y.  li  Padri  Agofliniani  Scalzi   dipinfe    nel  chioilro  fu- 

periore  di  quello  lor  Convento  di  S.  Niccola    alcune  figure 

di  Santi  di  tal  Ordine  .    E  per  vero  dire ,  fi  fcorge  in  eire_, 

un'  aria  foave ,  un  atteggiamento  divoto ,  e  un  colorito  alFai 

vivo  ,  e  gagliardo  . 

Di  pari  bellezza  fono  eziandio  le  fue  tavole  cfpoHe  in 
varie  Chiefe  della  città  :  come  quella  della  Madonna  del  Ro- 
fario ,  a  cui  fanno  corteggio  i  Santi  Domenico ,  Francefco 
Saverio ,  e  Chiara  ;  la  qual  tavola  vedeli  nella  Chiefa  di 
S.  Brigida  :  così  le  due  ,  che  adornano  la  Chiela  dedicata_. 
a  i  Santi  Cofimo  ,  e  Damiano  ,  entrovi ,  nella  prima  le  Sante 
Agata,  Apollonia,  e  Lucìa:  e  nella  feconda  i  Santi  Titolari 
dèlhi  Chiefa,  che  (col  patrocinio  di  Gesù  Bambino  ,  e  della 
Vergine  Madre ,  ivi  nella  più  alta  parte  dipinti  )  rendono  la 
•  fanità  ad  alcuni  infermi  :  e  cosi  molte  altre  tavole  ,  che_> 
mandò  in  quelle  nolire  Riviere ,  e  ne'  luoghi  principalmente 
di  Recco ,  e  di  Chiavari  . 

Era  Giovacchino  di  naturale  fuperbo  ,  e  fprezzante  de'  la- 
vori altrui  :  e  febben  s"  acquiftava  lempre  più  nome ,  e  lode 
col  fuo  dipingere  :  pure  mollrava  talora  d'  avere  a  vile  cotal 
Profeffione ,  e  di  vergognarli  d'  averla  intraprefa  :  ne  punto 
curavafi  di  foggettarlì ,  o  far  corte  ,  a  chi  1'  avrebbe  potuto 
promuovere  act  Opere  di  gran  portata  :  ma  fé  ne  flava  in_ 
contegno  ;  e  dava  ad  intendere ,  che  dipingeva  per  palTatein- 
po ,  non  per  medi  ere  . 

Portatofi  in  Roma  l'anno  i<^39.  non  lafciò  di  condi- 
fcendere  a  quello  fuo  poco  lodevole  naturale .  Imperocché 
nel  tempo  ,  eh'  ei  fece  colà  fua  dimora ,  vifitò  bensì  le  llanzc 
de'  principali  Pittori  :  ma  non^  fi  dichiarò  giammai  con  al- 
cuno d'  eifer  Pittore .  Oltracciò  ritornato  pofcia  in  patria^ , 
ed  interrogato  da  alcuni  Amici ,    come  gli   folfero    piaciuti 

i  Pittori 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  275 

i.  Pittori  Romani  ;  egli  francamente  rifpofe ,  che  la  preven- 
zione r  avea  delufo ,  e  che  gli  parca  di  poter  con  ragione 
ftimare  fé  fleiTo  .    (a)  ■ 

Qui  poi  non  gli  mancarono    nuove    occupazioni  ;  fra  le        JJ^ 
quali  fi  dilHnfè  nel  nobil  lavoro    di  due  figure    di  Profeti ,  Gicvacchino 
ch'ebbero  luogo    nella  fagreflìa    della  Santiflìma  Nunziata_.,    ■'^sswìto. 
prello  i  PP.  Minori  OiTervanti  (Z»)  :  ficcome  molto  applaufo 
incontrarono  i  lavori  a  frefco  da  lui  fatti    nelle    due  voltei» 
delle  navi  delira  ,  e  finifira  di  quella  Chiefa  :  ove  rapprefentò 
nella  prima  S.  Pietro,  che  rifana    il    zoppo,    e    nell'altra-. 
Abimelecco ,   che    abbraccia    Davidde .   Dipinfe    ancora    in_. 
S,  Agoflino  tutta  a  frefco  la  cappella  dedicata  a  Maria  Ver- 
gine della  Cintura  ,  effigiandovi  alcuni  miracoli  di  effa  Ver- 
gine: e  mollrò  in  tali  Opere  grande  fpirito  ,  e  vivacità. 

L'  anno  K543.  fu  invitato  a  dipingere  la  nota  floria  d'Abra- 
mo  entro  un  falotto  del  Sig.  Francefco  Granello  .  Riufci  tal 
pittura  foprammodo  maeflofa  ,  e  per  la  pienezza  delle  figu- 
re ,  e  per  la  viva  rapprefentanza  .d'  alcune  Virtù  :  ficcome 
riufci  molto  dilettevole  per  la  grazia  degli  atteggiamenti , 
e  per  la  varietà  de'  parerghi . 

-  Quefl'  Opera  fu  motivo ,  che  ad  un'  altra  ei  veniflè_> 
promoilo  ;  perocché  vedutafi  dal  Sig.  Agoflino  Airolo  (e) , 
tol1:o  r  invitò  a  dipingergli  la  favola  dello  fcorticaro  Marzia  , 
nella  volta  d'  un  piccolo  falotto  fituato  in  capo  alla  gallerìa 
del  fuo  palazzo  .  La  commiflìone  fu  dal  noflro  Pittore  a  ma- 
raviglia efeguita .  Egli  empiè  le  lunette  con  alcune  figure 
di  Deità  ;  e  fece  nelle  pareti  alcuni  termini  di  chiarofcuro 
con  una  maniera    d'  ottimo  gullo ,    e  con  tinte    d'  una  pro- 

S  2  prierà, 

(a)  Poteva  a  tutta  ragione  gloriarfi  1'  AfTereto  d'  eflcr  ralente  in  Pittura .  M« 
io  non  f"o  comprendere ,  come  colpito  non  lo  avelTcro  le  belliillmc  Opere-, 
d'  un  Doinenicliino  ,  d'  un  Lanfranco  ,  d'  un  Reni ,  d'  un  Puffino  pittori 
tutti  per  anche  viventi  in  queir  anno  ,  eli'  egli  fu  in  Roma  :  ficcome  quelle 
del  Camaflci ,  del  Sacchi ,  e  del  Cortona ,  che  allora  appunto  tenevano  iii_, 
Roma  quella  si  fiorita  fcuola ,  donde  n'  ufcirono  tanti  dilccpoli ,  che  co'  Mac- 
flri  poi  gareggiarono  ;  e  quafi  tutti  più  valenti  furono  di  eflb  AlTereto  .  Che 
altro  può  qui  dirfi  ,  fé  non  che    1'  amor   proprio  fuol  accecare  ? 

C^)  Le  riferite  tavole  furono  poi  locate  in  Chiefa  a' fianchi  della  gran  tavola 
di  Giulio  Cefare  Procaccino,  cfpofta  fulla  principal  porta   di  detta  Chiefa.  • 

(e;  Qiiel  palazzo  corril'ponde  in  pias^za  Amorofa  ;  ed  ora  è  poffeduro  dal  Sig. 
Antonio  Negrone  del  fu  Ambrogio  ;  e  quel  fàlot  o  merita  d' efiTer  veduto 
anche  pe'  lavori  del  Bottalla ,  di  cui  avremo  occafion  di  parlare  nelle  note  , 
che  alfa  fua  vita    apporremo .  . 


27<5  VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 

prietà ,   d'  una    vaghezza ,    e  d'  un  rifalto  ,    che    nulla   più  . 
Di  quefto  medefirao  falotto  fi  rinnoverà  la  ricordanza  nel- 

„___^_    la  vita    di    Gio.  Maria  Bottalla  ;    itantechè    quefii   vi   prin- 
D^        cipiò  le  pitture  ,  ed  alcune  bellifllme  coie  v"  efprefTe  .  Fu  poi 

GiovAccHiNo  chiamato  1'  Alfereto  a  compiervi  1'  opera  dopo  la  morte  del 
AssEiuTo.    gQtfalla,  la  qual  fuccedette    l'anno   1544. 

Il  noflro  Aflereto ,  tuttoché  occupato  folTe  in  lavori 
a  frefco  :  non  tralafciava  però  di  colorir  tele  ad  olio  .  Anzi 
tante  ne  colori ,  che  difficilmente  fi  crederebbero  tutte  di  Tua 
mano ,  fc  non  fi  conofcefie  il  pennello  .  In  oltre  ella  è  cofa 
nota ,  che  ad  un  fiio  Amico  ei  ne  donò  gran  numero  ;  onde 
quegli  potè  fornirfene  non  folo  le  fianze  di  fua  abitazione, 
•  ma  eziandio  le  pareti  delle  fcale  .  Da  ciò  inferiamone  il  rcfto. 

Tanto  operò  1'  Acereto  ;  e  pure  non  ebbe  molto  lunga  la  vita. 
Correva  l'anno  KS47. ,  quando  queflo  Pittore  fu  invitato 
dal  fopraddetto  Sig.  Granello ,  a  dipingergli  a  chiarofcuro  le 
due  facciate  di  quello  rteiFo  palazzo  ,  in  cui  dianzi  gli  avea 
fatto  defcrivere  il  facrifizio  d'  Abramo  (a)  .  L'  Aflereto  vi  fi 
accinfe  con  tutto  1'  impegno  :  ed  in  quella  ,  che  guarda  la.^ 
piazza  del  Duomo  ,  entro  gli  fpazj  ,  che  fi  llcndono  fra  l'una, 
e  l'altra  finefira  ,  vi  figurò  alcune  Virtù  in  lembianti  fplen- 
didi ,  e  in  atteggiamenti  maefiofi ,  panneggiate  con  tutta  mae- 
firia  .  In  uno  fpazio  alquanto  più  largo  vi  rapprelentò  con  rara 
finezza  d'  idea  ,  e  di  pennello  la  Saatiffima  Vergine  coronata 
Reina  del  Cielo  dalie  tre  Divine.  Perfone  :  lavoro,  che  non 
invidia  quanti  altri  a  frefco  per  qua  fi  veggono  .  Nella  fac- 
ciata poi ,  che  rifponde  fuUa  firacfa  detta  Scurreria  ,  vi  fiefc 
di  capricciofi  arabefchi  con  rivolture  sì  artificiofe,  che  pare 
rifaltino  dalla  fuperficie  :  e  in  mezzo  a  quelli  collocò  eroici 
iiraboli ,  e  geroglifici , 

S'  era  il  noflro  Airereto  acquifiato  gran  nome  ,  anche  fuori 
d' Italia ,  e  principalmente  in  Siviglia  ,  dove  le  fue   tavole., 
aveano  un  credito  tale,  che  molti  ne  facevano  copie;  e  poi 
le  inviavano  per  originali .  Quindi  erano  da  i  meno  intelli- 
genti 

(  a  )  In  occafione  di  riftaurarfi  il  foprammentovato  palaezo ,  ora  del  Sig,  Ago- 
ftino  Lercari ,  è  andara  a  male  queft'  Opera  •  Si  confer\-a  però  1'  eftenor  fac- 
ciata ,  icbbene  con  qualche  catriviflìmo  ritoccamento  in  Tarj_  luoghi .  Vi  fono 
anche  tuttavia  molti  peEzi  vergini ,  che  fcuyio  iède  delU  vixui  ^i  quello  vera- 
mente fpiritortnTimo  Pittore . 


ED   ARCHIT.    GENOVESI.  277 

genti  a  caro  prezzo  comperate ,  e  con  gelosìa  cuQodit<i_,  . 
Ve  ne  trafmife  però  molte  lavorate  di  fua  propria  mano, 
che  gli  fruttarono  copiofa  mercede  .  «-.m».™ 

Aveva  egli  in  pronto  direrfe  pitture  ,  che  gli  erano  (late        dÌ 
commefle  per  la  Spagna  ;  ed  avea  già  principiato  ad  abbozzare  Gicvacchin 
una  fmifurata  tela,  rapprefentativa  della  Cena  di  Criflo ,  per  ■'^^*'*"'*- 
quefl'  Oratorio    di  S.  Giacomo  detto  della  Marina  :    quando 
alFaliro  da  acutifTima  febbre,  in  breve  fini  di  vìvere  il  giorno 
ventottefìmo    del  mefe   di  luglio    dell'anno    KJ45). ,    e  qua- 
lantanovefimo  dell'  età  fua  . 

Fu  r  AfTereto  di  beli'  indole  ,  di  gagliardo  penfare  ,  e  di 
pronto  operare  .  All'  aria  del  volto  pare\-a  d'  umore  malin- 
conico ,  e  torbido  :  ma  all'  efperienza  riconofcevall  tutto  di- 
verfo  .  Era  oltremodo  amante  dell'  allegrìa ,  e  della  conver- 
fazione  ,  faceto  ,  arguto  ,  e  brillante  .  L' andare  a  fpafTo  con  gli 
Amici  gli  avrebbe  fatto  pofporre  ogni  cofa  ,  come  più  volte 
diede  a  vedere  ;  e  particolarmente  allora  ,  che  dipingendo 
egli  la  rammentata  favola  di  Marzia  in  cafa  Airolo ,  e  flando 
tutto  applicato  a  lavorare  full'  intonacato ,  che  s'  avea  fatto 
preparare,  e  in  gran  parte  abbozzato:  giunti  colà  all' im- 
provvifo  alcuni  Amici ,  per  condurlo  a  ricreazione,  ìmraan-' 
tinente  lafciò  i  pennelli  ,  prefe  il  tabarro ,  e  con  efii  parti , 
fenza  darfi  penfiero  dell'  impegno  ,  in  cui  farebbe  flato  il  gior- 
no fuffeguenre  ,  cioè ,  di  far  buttare  a  terra  il  già  dipinto  , 
intonacar  di  bel  nuovo  la  parete ,  e  principiar  da  capo 
queir  Opera  ;  dacché  a  tutto  buon  frefco  dovea  dipingerla , 
come  pur  fece  .  Ma  non  v'  era  già  d'  uopo ,  che  gli  Amici 
co'  loro  inviti  gì'  interrompeffero  i  lavori  :  egli  era  inclinato 
a  interromperfeli  da  per  fé  .  Conci oiT.achè  talvolta  ,  dopo  averfi 
preparata  la  tavolozza ,  ed  aver  fatto  fpogliare  un  fuo  do- 
meflico  ,  per  ritrarre  qualche  membro  al  naturale ,  ed  averlo 
fermato  nella  pretefa  pofitura  ,  e  raccomandatogli ,  che  punto 
non  fi  movelle  ;  ufciva  nafcofli' mente  di  cafa  ,  né  più  per 
quel  giorno  vi  fi  lafciava  vedere .  Intanto  lo  fpogliato ,  poi- 
ché era  flato  un  buon  pezzo  afpettando  immobile;  final- 
mente ftizzito ,  e  fremente  fi  rivefliva ,  maledicendo  le_« 
ftravaganze  de'  pazzi  Pittori , 

S  3  Se  ciò 


278  VITE    DE'  PITT.,  SCULT., 

Se  ciò  dciva  pena  a  chi  era  deflinato  a  feivirgli  di  mo- 
dello :  molto  più  gliene  dava  lo  Ilare  a  quel  modo  ;  e  dopo 
_^___  averli  udito  dire  con  feria  voce  :  Non  vi  movete  ;  che  or  ora 
dT"      fof^o  da  voi  :  vederlo  andar  di  lancio  a  ruzzare  con  Bagolino 
GiovAccHiNo  fuo  diletto  cane,  o  con  Biufmà  fuo  favorito  gatto;  e  coii_ 
ssERETo.    qjjj^^^  ^^^j^  animali  trattenerfi    in  lungo  trafìullo ,  lenza  aver 
penfiero  ne  di  lui ,  che  fpogliato  afpeitava  ,   né  del  pennel- 
lo ,   che  già  tenea  nella  mano  . 

Spedò  poi  ,  appena  cominciato  un  lavoro ,  pafTava  in  al- 
tra ftanza  a  zufolare  ,  cantare,  e  ridere  ;  che  materia  appun- 
to di  rifo  venivagli  in  quS  repentini  capricci  fomminii-rata 
da  qualunque  oggetto  gli  fi  parava  dinanzi  . 

Era  egli  in  oltre  am.antiflìmo  della  Mufica  :  e  però  de'Pro- 
fefTori  di  quella  dilettandoli  ;  per  a\er  il  piacere  di  fentirli , 
gì' invitava  in  fua  cafa  ;  e  faceva  egli  Itellò  da  cuoco,  ma- 
nipolando le  vivande  .  Onde  ognuno  può  immaginarli  quanti 
Amici  egli  aveffe  ,  miercè  d'  una  natura  s\  follazzevole ,  e  li- 
berale .  Colìoro  ,  per  ifpalfarii  con  lui  ,  talora  gli  facevano 
qualche  burla  :  ed  una  fra  le  altre  fu  di  rubargli  il  fuo  Biufmà, 
che  poi  ricuperò  mediante  la  compera  di  mezza  vitella  per 
una  cena  .    Ma  bafli  fu  quello  propofito . 

Lafciò  r  Alfereto  dopo  di  le  un  figlio  nomato  Giufeppe, 
il  quale  alla  Pittura  attendeva ,  e  con  ottima  difpofizione  ; 
perocché ,  oltre  la  fua  aggiullatczza  nel  difegno ,  ragionevol- 
mente dipingeva  .  Ma  giovanetto  mori  :  per  la  cui  morte  ri- 
mafe  ellinta  la  pittura  in  e]uella  famiglia. 

Fu  anche  allevo  dell'  AUércto  Giovanni  Solaro,  il  quale 
affai  bene  la  maniera  del  Maeftro  imitò  nelle  copie ,  che 
de'  quadri  di  elfo  fece .  La  llefla  maniera  con  lode  pur  ie- 
guitò  in  alcuni  quadri  di  fua  invenzione  .  Ma  quelli  pochi 
furono  ;  concioffiachè  nella  pelHlenza  del  16^  j.  mancò  .  Quindi 
fvanirono  le  belle  fperanze ,  che  di   lui    s'  erano  concepute . 

Un  altro  allievo  dell' AlTèreto  fu  Gio.  Battilla  Tallara, 
il  quale  per  altro  i  primi  elementi  della  Pittura  apparati 
aveva  da  Gio.  Andrea  De  Ferrari  .  Dipinfe  molto  coilui , 
ma  per  cafe  private ,  e  per  città  llranicre  .  Finalmente  in^ 
quel  funeilifTiino  anno  foggiacque  alla  morte  medelima  del 
Solaro  fuo  condiicepolo . 

VITA 


ED   ARGHIT.    GENOVESI. 


27^ 


VITA 

DI   GIULIO    BENSO 

Pittore ,  e  Modellatore  . 


IL  faper  ben  inventare ,  dirLiibuire ,  col  olire  fon  belle  dori 
d'un  Pittore,  che  lo  rendon  qualificato^  Ma  il  faper  ben 
fervire  all'  occhio  con  rapprefenrare  nella  lorgiulìa  cora- 
parfci  le  vedute ,  e  col  digradare  proporzionatamente  le 
lontananze  ,  ella  è  una  giunta  d'  altra  più  bella  dote ,  che_. 
lo  rende  perfetto  .  Particolare  s\  in  quelle  prime  doti ,  si  in 
quefla  giunta  della  profpettica  facoltà  fu  Giulio  Benfo  ,  in- 
figne  Pittore  de'  noflri  tempi  .  Le  lue  Opere  ce  ne  fan  fede. 
Di  lui ,  e  di  elTe  or  qui  fcriverò ,  fecondando  la  mia  folita 
brevità . 

S  4  atria 


28o  VITE  DE'  PITT.,   SCULT., 

Patria  di  Giulio  fu  la  Pieve  del  Tecco ,  piccol  borgo 
dell'occidentale  Riviera  LiguClica.'  Ei  vi  nacque  poco  dopo 
____  dell'anno  1600.  Ebbe  Genitori  fcarfi  di  folìianzc  temporali, 
{Di  Giulio  ™a  ben  provveduti  d'  onelH  colìumi ,  e  di  Crilliana  Pietà  . 
Benso.  Portato  iin  da  fanciullo  da  uno  fpirito  generofo  ,  e  pien  di 
coraggio,  fdegnò  le  anguftie  del  luogo,  e  la  tenui  ti  clella 
cafa  paterna  ,  e  fenza  alcuna  fcorta ,  affidato  nel  proprio  in- 
gegno fé  ne  venne  a  Genova  .  Qm  fi  prefentò  al  Sig.  Gio. 
Carlo  Doria,  Cavaliere  fommamente  benemerito  delle  bell'Arti; 
il  quale  ammirando  1'  avvenentezza ,  la  vivacità ,  e  '1  giudi- 
ziofo  parlare  di  coftui  ,  gli  prefe  gran  genio  ,  gli  diede  al- 
loggio ;  e  poiché  lo  vide  inclinato  alla  Pittura  ,  lo  racco- 
mandò alla  difciplina  del  Paggi ,  che  ,  febbcn  vecchio ,  te- 
nea  tuttavìa  fcuola  ,  ed  efercitava  la  Profeffione  con  ilVima  , 
ed  applaufo  Tempre  maggiore  .  L' efperto  Maeftro  ,  che  a' pri- 
mi lavori  conobbe  quanto  grande  folfe  l'  abilità  del  giova- 
netto Giulio  ,  con  fommo  gradimento  1'  accolfe  ;  ed  infegna- 
vagli  con  impegno  pari  alle  buone  fperanze  ,  che  avea  di  lui 
conceputo  .  Poiché  gradatamente  adde^rato  1'  ebbe  a  copiare 
prima  dal  difegno  ;  indi  dal  dipinto ,  e  dal  rilievo;  per  ulti- 
mo dal  naturale  ;  facendogli  anche  frequentare  1'  Accademia 
del  Nudo  :  l' introdulfe  al  corapor  d'  invenzione  :  nel  che_. 
Giulio  ,  fìccome  egli  era  d'  intelletto  fecondo  ,  e  di  fantasìa 
viva  ,  e  gagliarda  :  cosi  con  copiofa  varietà  produceva  Tue 
bozze ,  e  con  moltiplici  innelli.nenti  le  rendeva  fpeciofè , 
e  bizzarre  . 

Ne  fu  già  contento  il  buon  difcepolo  di  tali  progredì. 
Volle  anche  apprender  la  Profpettiva  :  facoltà,  ch'egli  ben 
s'  avvisò  eller  onninamente  necellaria  a  coiHtuire  un  perfetto 
Pittore,  qual  a  ragione  pretendeva  di  diventare.  Vi  11  ap- 
plicò: e  molto  ferio,  ed  impegnato  fludio  vi  fece:  feniprc 
indefefTo  in  iabbricar  modelli  d'  edifizj ,  in  meditar  fuUe  pofi- 
ture  delle  lor  piante ,  in  faticare  intorno  alla  pratica  de'  giu- 
di digradamenti ,  degli  efatti  fcorti ,  e  delle  regole  do.'  fottmsti, 
che  sì  bel  pregio  accrefcono  alla  Pittura  .  Tanto  in  fomma 
a  forza  di  fua  indulìria  giunfe  a  polTedere  :  quanto  dee  con- 
correre in.  un  Soggetto  ;  acciocché  lìa  non  folo  tornito  d'  ogni 
amminicolo    per  la  perfezione    della    Pittura ,    ma  eziandio 

nell'  Ar- 


ED  ARCHIT.    GENOVESI.  agr 

neir  Architettura    fufficientemente    fondato .     Quindi    ufcito 

Giulio  dalla  condizion    di  difcepolo ,    e  prefo    il  carattere.^ 

di  Profeirore  ,  fu  toflo  e  per  dipingere  ricercato,  e  per  fab 

briclie  di  confeguenza  confultato  ;  che  nella  perizia  d' ambe-    Di  Guuo 

due  quelle  cofc  già  molto  buon  nome  gli  era  precorfo  .  Benso. 

Erano  in  grande  ellimazione  i  Tuoi  modelli  :  e  benché  fatti 
gli  avelTe  femplicemente  per  fuo  virtuofo  efercizio ,  e  per 
ragion  dello  fludio  di  Prospettiva ,  e  non  gii  per  metterli 
in  opera  :  tuttavia  dovette  cederne  alcuni  alle  infianze  di  qual- 
che riguardevole  Cavaliere  ,  e  contentarfi ,  che  follerò  di  pian- 
ta efeguiti  . 

Poche  fono  le  tavole  ad  olio  ,  che  di  queflo  Pittore  ab- 
biamo nelle  Chicle  di  Genova  :  pure  quefte  poche ,  per  non 
defraudarlo  di  Tua  lode,  noterò.  Fecene  due  per  la  Chiefa 
di  S.  Domenico  :  nell'  una  d'  eire  figurò  S.  Pantaleo  con  al- 
cuni Santi  (<3),  e  nell'altra  la  Vergine,  che  reca  in  terra_. 
r  Immagine  di  S.  Domenico  di  Sora  .  Per  1'  Oratorio  di 
S.  Antonio  in  Sarzano  fece  pure  una  tavola ,  entrovi  quefio 
Santo  Abate ,  che  defunto  è  portato  dagli  Angioli  al  fepolcro. 
Una  beiliffima  tavola  del  Benfo  è  poi  quella,  che  vedefi  fo- 
pra  un  Altare  della  Chiefa  di  S.  AgolHno..  Rapprefentafi 
in  elfa  tavola  la  B.  Chiara  da  Montefalco  ,  a  cui  Gesù  porge 
di  fua^  mano  il  Santiffimo  Sacramento  .  Nella  fagre'uìa  della 
medefima  Chiefa  avvi  un' altra  tavola  fimilmente  del  Benlò, 
nella  quale  Ita  rapprefentato  il  battefimo  di  S.  Agoflino  (b) . 
Lo  lledb  noilro  Pittore  dipinlè  a  frefco  le  pareti  di  quella 
fagreflìa ,  e  con  fuo  difegno  adornoUe  di  flucchi  affai  capric- 
cioil ,  ed  ameni .  (e)  ■ 

Alcune  tavole  di  fpecial  merito  compofe  per  luoghi  fuori 
di  Genova .  Fra  quelle  una  di  S,  Barbara  {d)  per  la  Fortezza 
di  Savona  ;  ed  un'  altra  per  le  Monache  AgoHiniane  della,^ 
fua  patria ,  entrovi  il  Mirteto  dell'  Annunziazione  di  Maria 
Vergine  .  Detta  tavola  fu  desinata  all'  Aitar  maggiore  della 

lor 

(  a  ■)  La  fopra  defcritta  tavola  non  è  più  in  quella  Chiefa . 

ii)  Ncminen  è  più  in  quella  fagrcfìia  la  tavola  del  Battefimd  di  S.  Agollino . 

(e")  Le  riferite  pitture  a  frel'co  fon  ite  a  male. 

(d)  La  foprammentovata  tavola  più  non  lì  vede  wi  quella  Fortezza  , 


282  VITE  DE'PITT.,    SCULT., 

lor  Chiefa   (a).    Quella  Chiefa ,  ed  infieme  quel  Moniflero, 
ambo  nobilitimi ,    fondati  di  frefco    a  Tpcfe    del  fu    Medico 

-    -  ,  Ricci,    s'erano  fabbricati    col  difegno ,  e  fotto    l'aflìfltnza-. 

Di  Giulio    del  noilro  Pittore:  nel  che  fi  vide,  quanto  egli  fofTe  in  Ar- 
BiNso.     chìtcttura  perito. 

Dopo  querti  lavori  andò  a  Cagna ,  luogo  della  Proven- 
7.1 ,  chiamatovi  dal  Principe  di  eÒTo  luogo  .  Quivi  dipinfe 
hi  fala  del  palazzo  di  quel  Signore  ;  ornandola  di  artificiofe 
profpcttive ,  e  di  Qorie  molto  al  vivo  rapprefentate  ,  e  con 
rifoluta  franchezza  condotte  . 

Fra  tante  Opere  di  Giulio  non  ho  però  ancora  efpollo 
la  principale ,  per  cui  flirà  Tempre  immortale  il  Tuo  nome  . 
F' quella  la  pittura  belliffima,  e  tutta  a  buon  frefco  lavorata 
nell'ampio  coro  della  SantiiTuna  Nunziata  del  Guaflato , 
per  commifilone  de'  Signori  I.omellini  .  Qui  gli  fi  aperf^^ 
largo  campo  di  moflrarfi  quell'uomo  infigne ,  ch'egli  era 
in  idee  vaile  ,  in  comparfè  profpettiche  ,  in  ifcorti  per  le  ob- 
bliquitì  ,  e  le  rivolte  difficilifTimi  .  Finfe  egli  fopra  il  cor- 
nicione di  quefto  coro  un  maefiofo  colonnato  folìencnte  al- 
cune logge  fcoperte  ;  nel  cui  mezzo  rifplende  fra  bianche 
nuvole  Maria  Vergine  circondata  da  Angioli  tenenti  in  mano 
i  finiboli  delle  Virtù  di  Lei ,  che  gloriofa  va  al  Cielo  ;  donde 
fi  fpicca  ad  incontrarla,  e  riceverla  il  Divin  Figlio.  Avvi 
poi  negli  altri  fiti  fchierc  fparfe  d'  Angioli  ,  e  diverfc  figure 
di  Santi,  tutte  belliflìme  ,  e  formate  con  s\  rigorofo  ycfr/>;j-/V, 
che  forfè  mai  altri  fra'  noflri  Pittori  non  fece  in  quello  ge- 
nere cofa  più  degna  .  Tre  fono  le  (lorie ,  che  fi  vedono  nelle 
facciate  di  queflo  coro  fotto  del  cornicione:,  la  principale, 
che  ù  quella  dimezzo,  moflra  S.  Giovacchino  in  arto  d'ab- 
bracciare 

(a)  D»,'?  altre  tavole  mandò  pure  il  Benfa  alla  patria,  le  quali  ebbero  ìuosn 
nella  Chiefa  di  .9,  Antonio.  In  una  di  quc<lc  v'ha  i  Santi  Crifpino,  eCrif- 
piniano  innanzi  alla  Vergine:  pittura  degna  di  rara  flima:  ncll'  altra  v'  iva 
S.  Antonio  Abate  tentato  da' demoni  diCpolti  in  attitu.iini  tanto  ridicohilc, 
che  muovono  più  efn  a  rilb  ,  che  il  Santo  a  divozione  .  Aflai  fliinabile  fa- 
rebbe anche  quella  pittura  ,  fé  il  fuo  Autore  f.fFc  flato  più  prudente  nel!'  id-ar'a. 
Altre  tavole  mandò  pure  il  Benfo  in  alrri  hio^lii  della  Biviera  di  Ponente. 
Una  fra  qucftc  è  quella,  die  lavorò  per  la  Parrocchiale  de' ^anii  Niccolò, 
ed  Erafmo  di  Voltri ,  entrovi  quefli  medcrmi  Santi.  Tal  tavola  al  prcfentc 
%  nel'a  Chiefa  di  S.  Niccolò  de' Cappuccini    di  detto  luopo . 

Un"  altra  tavola    mandò   a  Spotorno  ,    la  qiialt   rapprefenta  U  Spofalizie-. 
della  Madonna  ;  e  fi  conferva  nell'  Oratorio  di  quel  luogo . 


ED    ARCHIT.    GENOVESI. 


2^3 


bracciare  S.  Anna  fua  novella  fpofa  :  le  altre  due  rapprefen- 
tano  ,  la  prima  la  Beatiffima  Vergine  ,  che  depone  il  Tuo  Divin 
Bambino  nelle  braccia  del  S.  vecchio  Simeone:  la  feconda  Gesù, 
che  ancor  tanciullo  difputa  fra'  Dottori  .  Ornò  il  Benlò  quelle  Di  Giul.q 
tre  ftorie  di  belliffimi  profpetti  ,  fingendo  nella  rapprefen-  Benso  . 
tanza  di  cialcheduno  1'  apertura  d'  un  magnifico  tempio  con 
fughe  di  colonne ,  e  sfondati  di  raro  artifizio  .  Ma ,  non  Co 
per  cjual  impedimento ,  ei  lafciò  imperfette  le  due  ultime 
iliorie;  le  quali,  dopo  la  morte  di  lui,  furono  compiute, 
o  piuttoilo  rifatte  da  Gio.  Battila  Carlone  con  qualche  mu- 
tazione d'  idea  .    (a) 

Già  il  Benfo  era  avanzato  in  età ,  quando  lavorò  per 
la  Chiefa  di  S.  Bartolommeo  ,  detto  degli  Armeni ,  una  ta~ 
veli  rapprefentativa  dì  S.  Taddeo  Apoltolo  in  atto  di  bat- 
tezzare Anania  Pittore  del  Re  Abagaro  :  e  da  quefl'  Opera 
ancora  riportò  molta  lode  .  {b) 

Oltre  al  pelo  degli  anni  trovavafì  di  più  aggravato  dalla 
podagra ,  e  dalla  chiragra ,  che  lo  tenevano  come  attrappa- 
to,  e  perciò  impotente  ad  elercitare  la  Profetlione  .  Laonde 
paisò  in  una  fua  cafa ,  vicino  alla  Chiappella ,  fuor  di  porta 
S.  Tommafo  ;  per  provare ,  fé  quel  ritiro  ,  e  quella  falubre 
ara  gli  recatlero  qualche  alleviamento .  Quivi  trattenneii 
alquanto  :  ma  non  fentendone  benefizio  ,  parti  per  la  patria 
l'annoid'óy.  ;  dove  nel  fuileguente  cefsò  di  vivere  .  Fu  il  fuo 
cadavere  portato  alla  Chiefa    delle  Monache  ,    la  quale    di-  ' 

cemmo 

(«)  Nella  i?ut  fopra  narrata  Opera  egregia  è  la  compofeionc  :  grande  Li  forza 
del  colorilo  :  la  condotta  poi  delie  prolpettive  è  lbrprenden:c  ,  Gli  ilciTi  Mi- 
telli  ,  e  CoIoana  ambidue  Bologncfi,  Padri,  per  cosi  dire,  del  dipinger  pro- 
fpettico  ,  allorché  le  videro ,  altaniente  le  lodarono ,  e  Ibinrna  ihma  conce- 
piiono  dell'  Autore  di  effe .  Ma  Mr.  Cochen  ,  a  cui  le  cofe  buone  idn  naulea, 
ha  profferita  l'u  tutto  quei  dipinto  la  definidva  Icntenza  in  quelle  due  parole  . 
//  eji  ioibìe  . 
(  i  )  Altre  pitture  fece  per  Genova  a  frefco  il  Benfo  degne  di  lode  ,  dal  Soprani 
tralalciaie ,  e  lon  le  fcguenti . 

Kella  Cliiela  del  Santo  Spirito  dipinfc ,  ancor  giovanetto  la  cappella  della 
Madonna:  e   ne   ripcrtò    molto  onore. 

In  S.Caterina  de'  Monaci  Benedettini  colori  la  volta  della  feconda  cap- 
pella della  Clìicfa  a  rnan  finiftra  :  ove  efprcffe  1'  Af.uiKione  al  Ci;Jo  della__ 
Vergine  ,  ed  alcuni  Cori  d'  Angioli ,    che  1'  accompagnano  . 

Nel  chiolho  di  S.  Domenico  dipinfe  alcune  lunette  con  iftorie  della  vita_ 
di  Grillo  ,  e  della  lua  SantiiTima  Rladre  ;  ma  quelle  pitture  fono  in  parte  perduic. 
Fuori  poi  di  Genova  dipinfe  la  volta  della  Parrocchiale  di  Sc'ltii  di  Ponen- 
te ,  rapprefcntandovi  in  vallo  lpaz;ÌQ    la  Vergine  Afiunta  al   Cielo:    Cpei.a^ 
nwko  infigne  per  la  ben  oroiiiata  diùribugionc ,  e  pel  b;Cii  iiuclo   jùiin.'J'. , 


284  VITE   DE'  PITT.,   SCULT., 

cemmo  gi?i  cflTcre  fcita  coQruita  col  modello  di  luì  .  Ma  per 
certe  inforte  differenze  ,  fu  poi  trasferito  nella  Chiefa  di  S.  An- 
-.  tonio  ,  e  quivi  con  folenne  pompa  fepolto  . 
Di  Giulio  Si  \-enderono  i  Tuoi  mobili,  ed  infieme   la  cafa ,    eh' ei 

^^''~-'-"'  poHedeva  in  Genova  alla  Chiappella  :  e  fé  ne  fondò  un  le- 
gato di  MefTa  quotidiana  perpetua  .  Tanto  lucrofa  gli  fu  la 
Tua  ProfefRone ,  che  del  denaro  in  efta  acquiflato  potè  infi:!- 
tuirne  un  confiderabile  fi^ecommenfo,  il  quale  [non  a\endo 
egli  dal  fuo  Jiiatrimonio  avuti  mai  figli  ]  paGò  al  Canonico 
Bcnfo  fuo  nipote    per  parte  di  fratello  . 

Aveva  quefto  Pittore  un  ottimo  rtudio  ricco  di  m.odelli, 
e  di  <li  legni ,  si  di  Tua ,  che  d'altrui  mano;  i  quali  ora  fono 
in  dominio  del  Sig.  Gio.  Antonio  Invrea  Cavaliere  amantif- 
fimo  delle  beli'  Arti ,  e  ben  pratico  della  Pittura  ;  percioc- 
ché aveala  in  fui  gioventù  fludiata ,  ed  erafi  dilìintamentc 
efercitnro  nel  difegno  forto  il  Sarzana  . 

Fu  Giulio  Benfo  di  fpirito  vivace ,  e  di  naturale  arden- 
te, e  collerico:  e  però  talvolta  ebbe  incontri  di  grave  im- 
pegno ,  e  pericolo .  VelVi  Tempre  nobilmente  ;  e  foiienne_> 
con  decoro  la  Profeffione  .  Ebbe  amicizie  di  Perfonaggi  qua- 
lificati, anclie  in  provincie  flraniere,  che  gli  ottennero  oc- 
cafioni  d'  Opere  grandiofe  .  Quindi  molte  ne  (cct  per  la  Ger- 
mania ;  ove  il  nome  di  lui  era  celebre  ,  e  il  fuo  pennello 
foprammodo  filmato .  In  conferma/.ione  di  che  piaceini  tra- 
rcri\-er  qui  una  lettera  a  lui  indirizzata  da  un  chiaridìmo 
Soggetto  di  quelle  parti  :  perocché  mi  faprebbe  reo ,  che  fi 
perdelTe  quefta  forelliera  autorevole  telìinionianza  del  meri- 
to ,  e  del  valore  del  nollro  Benfo  .    Eccola  adunque  . 

Molto  Illuflre  Signor  Giulio . 

ACpctta  con  p:^randiJfmo  def devio  /'  JlIujìriJJlìr.o    Siz.  j4hate 
de  Scoti  qualche  idea  della  tavola  dell' yljJunzi'Jte  di  Varia  Nojìra 
Signora  ,  che  T\  S.  ha  da  dipingere  .  r,i  graziit  froccwi  di  chiuder 
la  bocca  a  tanti  Pittori  di  Viirma  ^  che  mal  volentieri   fof ivor- 
iano ,  non  Jìa  a  loro  permeffa  la  Pittura  dell'  Aitar  principale  l 
/ebbene  p-in  volte  ne  abbiano  fupplicaio  l' ijfejjb  S-eQire  .    T.ifogna 
però  per  que/ìo  fare  ogni  sforzo  ;  acciocehè  la  fama ,  e  dignità 
del  nome  ,    che  agi'  Italiani  fi  dee  Jieil'  arte  d'  Apelle  ,  già  an- 
ticamente 


ED    ARCHIT.    GENOVESI.  -,285 

tìcamente  fparfo ,  con  /'  ijiefa  felicità  di  mano  ,   e   dejlrezza  di 
pennello  or  fi  difenda .    Già    tutta    Vienna    conofce  il  nome  del 

Benfo  ,  anche  fenza  aver  veduto  di  lui  né  pur  una  linea  ;  divulgando 

/'  llluftrijftmo  Sig.  Abate  da  per  tutto ,  eh'  et  tiene  in  Genova    Di  Cuuo 
un  idea  di  rara,  e  maravigliofa  bellezza  per  lo  principale  Al-      Benso. 
tare  della  nuova   fplendidiJHma  Cbiefa  .    V  affettano  /'  tftejjo  Ce- 
fare  ,  e  l'  una ,  ^  /'  altra  Imperadrice  ,  la  vecchia  Italiana  Prin- 
ciperà di  Mantova  ,  e  la  giovane  di  Spagna  .  L'  afpettatw  i  Prin- 
cipi ,  e  gli  Ambafciatori  d'  Ungheria  ,  di  Polonia  ,  ed  altri ,  li  quali 
defiderano    di  veder    V  anima  di  quefìa  bellijjima  Cbiefa  ,    r/'e_> 
farà  finita  quefi'  anno  ,    cioè  la  tavola    dell'  Aitar  maggiori^  , 
che   intendono  doverji  inviare  in  Germania  dal  mio  Sig.  Benfo  . 
Io  ,    mio    Signore ,    volentieri    fopporto    /'  invidia  ,    e  T  odio , 
col  quale  ,  i  Pittori  di  Germania  ,  come  autor  di  queflo  nego- 
zio ,   mi  guardano  ;    purché  V.  S. ,  avendo  riguardo  al  proprio 
onore,  e  dell'Italia,  adoperi  tutto  il  fuo  ingegno  , per foddisf are 
al'  efp  et  t  azione  di  tanti  Re ,  e  Perfonaggi . 

Ù  Illufirijfmo  Sig.  Abate ,  perfuafo  da  qualche  Principi , 
vuole ,  che  /'  architettura  dell'  Aitar  maggiore  fa  di  marmo  , 
e  i  capitelli ,  e  le  bafi  delle  colonne  ,  come  anche  gli  altri  orna- 
menti ,  fan  di  metallo  ;  'perciò  potrà  V.  S.  pel  marmo  acco- 
modare la  tavola . 

Seguitano  in  quefla  lettera  altri  paragrafi,  che,  non  fa- 
cendo al  noflro  propofito ,  li  tralakio  ;  e  paflb  al  finimento 
di  efla ,  il  quale  dice  : 

Non  occorre  altro   per  ora ,  fé  non  che    vivamente  racco- 
ìnandarmi  al  Sig.  Giulio  ,  ed  alla  Signora  Tcmmafrna  ;  pregando 
di  nuovo  per  lo  frontifpizio  del    mio     libretto  ,  che  f  manderà 
fra  breve  alla  fiampa ,  e  fi  dedicherà  al  Figlio  dell'  Imperadore . 
Di  Vienna  in  Aufìria  li  11.  giugno .    i  (544. 
Di  V.  S.  molto  Illufire 

Affezio'natifJ^mo  Servidore 
F.  G.  B. 
Lafciò  il  Benfo  fra"  fuoi  difcepoli  Gio,  Battitla  Merano  , 
il  quale ,  avvegnaché  ad  altra  fcuola  pofcia  pafiafie  ;  pure_. 
aveva  apprefo  i  principi  della  Pittura  da  coflui  ;  onde  molto 
gli  era  tenuto  .  Di  efiò  Benfo  fu  difcepolo  anche  Girolamo 
Imperiale ,  di  cui  parleremo  fep^ratamente  più  fotto  . 

VITA 


28^ 


VITE    DE'PITT.,   SGULT., 


VITA 

DI  ORAZIO  de'  FERRARI 

Pittore  , 


IO  non  fliprei  dire ,  fé  maggior  onore  abbian  fatto  all'An- 
fildo  quc'duc  funi  difcepoli  Badaracco ,  ed  Aflèrcto , 
de'  quali  addietro  divifatamente  parlai  :  oppure  queft'  Ora- 
zìo  De'  Ferrari ,  di  cui  ora  fon  per  parlare  .  So  bensì  , 
che  colìui ,  fé  fu  a  que'  due  minore  di  tempo  ;  non  però  gli 
cedette  nel  valor  del  dipingere,  contorme  dalle  tavole,  che 
di  lui  abbiamo,  e  che  qui  apprellò  riferirò,  potrà  il  Lettore 
comprendere  . 

Voltri  fu  la  Patria  d'  Orazio,  ivi  nato  1' agolìo  del  1606. 
di  Genitori    col^ituiti  in  povera ,    e  baifa  fortuna  .    Era  egli 

per  anche 


ED   ARCHIT.    GENOVESI.  287 

per  anche  fanciullo ,  quando  1'  Anfaldo  fuo  compatri  otta  im- 
battutofi  a  vederlo ,  ed  entratogli  in  difcoriò ,    n'  ammirò  il 
buon  giudizio  ,  e  lo  fpirito  ,  e  1'  efortò  allo  ftudio  di  qualche  _ 
Arte  fiberale  ;    rapendogli  reo ,    che    si    beli'  ingegno    trafan-  Di  Orazio 
dato  perifle  .  Il  Padre  d'  Orazio  ,  avuta  di  ciò  notizia ,  e  fcórto  ^*'  f^r^^ari, 
elTere  il  figlio  bramolò  d'  imparar  la  Pittura  ,  confegnollo  tolto 
air  Anfaldo ,  che  di  tutto  genio  lo  ricevette  ,  gran  riufcita_. 
fperando  di  cosi  aperto  ,  e  deflro  difcepolo  . 

Diedegli  per  prima  prova  a  copiare  alcuni  difegni ,  che 
il  fanciullo  con  incredibil  velocità  ,  ed  efattezza  imitò  :  ciò, 
che  all'  Anfaldo  e  maraviglia  recò ,  e  piacere  ;  e  maggior- 
mente lo  confermò  nelle  grandiofe  Speranze  di  lui  fin  da'  pri- 
mi alTaggi  concepute  . 

Pafsò  pofcia  Orazio  al  colorire  :  nel  che  pure  fé'  Ipic- 
care  la  fua  attività  .  Conciofliachè  egli  conduceva  le  tinte_. 
cos'i  al  naturale ,  e  cosi  paftofe ,  e  morbide  ;  che  pareva 
non  già  principiante  nell'  Arte  ,  ma  provetto  ;  e  non  già  dif- 
porto ,  ma  nato  Pittore  . 

Parecchi  anni  egli  profegui  fotto  la  difciplina  dell'  An- 
fìildo  ;  a  cui  al  pari  del  profitto  ,  della  puntualità ,  e  del 
rifpettofo  ofTequio  crefceva  eziandio  nell'  affetto  .  E  n'  arrivò 
a  tal  fegno  l' aumento ,  che  avendo  elfo  Aniàldo  una  nipote, 
per  nome  Giorgetta ,  zitella  d'  ottime  qualità  :  a  lui  pensò 
di  congiungerla  in  matrimonio  ;  e  con  tal  nodo  iiringere 
maggiormente  il  reciproco  amore  ;  aggiungendo  al  caraittre 
di  Maertro  quello  di  fuocero .  La  (posò  Orazio  :  e  tu  per- 
petua in  ambo  i  coniugati  la  contentezza,  ed  unione  d'animi. 
L' Anfaldo  profegui  a  proteggerlo  ,  e  ad  aiutarlo  da  amore- 
vole direttore,  e  parente  :  ed  Orazio  s'inoltrò  con  maggior 
impegno  a  operare ,  e  farfi  onore  nell'  apprelà  Profeffione  . 

Una  delle  prime  tavole ,  con  la  quale  ufci  in  pubblico 
il  noflro  Orazio  ,  fu  quella  di  S.  Niccola  di  Tolentino  in  atto 
m  contemplare  la  comparfagli  Santiflima  Vergine  tenente 
il  Celelle  Bambino  nel  grembo .  Quefta  tavola  fu  locata-, 
ad  uno  degli  Altari  della  Chiefa  di  S.  Agoflino  :  ed  incon- 
trò molta  lode  . 

Mori  poco  flante  il  fuo  amatifTimo  Anfaldo  :  e  ciò  fiero 
colpo  fu  al  grato  cuore  dei  buon  genero ,  che  tante  obbli- 
gazioni 


2^8  VITE   DE'  PITT.,  SCULT.j 

gazioni  gli  avea  .   Compiuti  verfo  il  defunto  gli  uffi/.j  di  cri" 
ftiana  piet'i  :  dovette  fupplirne  le  veci  .  Prefe  per  tanto  la  cura 
_i_.^  di  terminare  la  tavola ,    da  quello  laiclata    imperfetta ,    per 
Di  Or  AZIO  la  cappella  del  Tranfito  della  Madonna  in  S.  Francesco  di  Ca- 
D£' FiBKAP.i.  Q^ll^ffo  (j)  :  e  n'ebbe  molto  onore.    Una  tavola  tutta  fua, 
e  d' ottimo  gul^o,  fi  è  quella  ,  che  vedcfi  nella  cappella  de'Si- 
•gnori  Lercari  in  S.  Maria  di  Confolazione ,  entrovi  efla  Ma- 
ria col  Divin  Putto  in  grembo  ,  e  a'  lati  S.  Giufeppe ,  e  S.  Gio- 
vanni Evangelica  .  Di  delicato  pennello  è  pur  1'  altra  tavola 
del  nato  Salvatore ,    cui  porgono  omaggio    i  partori ,    locata 
a<l  un  degli  Altari  di  S.  Chiara  in  Carignano  .   Né  cede  punto 
a  quelle  la  gran  tela  defcrittiva  della  Cena  di  Criflo  con  gli 
Apolìoli ,  che  mirali  nell'  Oratorio  di  S.  Siro  .    {b) 

Riufci  Orazio  anche  felicemente  ne'  lavori  a  frefco  :  ciò  , 
che  ben  dimollrano  1'  AlTunzione  della  Vergine  da  lui  di- 
pinta nella  volta  del  coro  di  S.  Vito  :  e  gli  Evangelifti  quivi  ag- 
giunti negli  angoli  (<:) .  Parimente  a  frefco  dipinfe  nella  Chielà 
delle  Monache  dì  S.  Andrea  la  cappella  dedicata  alla  SSma 
Vergine  del  Rofario  :  e  vi  efprefTe  alcune  llorie  della  Vergine 
flelTa  .  Ad  olio ,  e  a  frefco  dipinfe  in  S.  Siro  la  cappella  del 
B.  Andrea  Avellino  :  e  rapprefentò  a  frefco  tre  fatti  di  quello 
Santo,  in  altrettanti  fpazj  della  volta  .  Ad  olio  poi  fece  le  due 
tavole  ,  che  Hanno  a'  fianchi  dell'  Altare  . 

Pvla  le  migliori  tavole  di  quello  Autore ,  per  comune 
giudizio  de'  Periti ,  fon  quelle ,  eh'  ei  dipinfe  per  la  Chiefii 
ai  S.  Bartolommco  detto  degli  Armeni  con  rapprefentazioni 
concernenti  alla  lloria  del  Sacro  Volto ,  che  colà  con  moka 
venerazione  fi  conferva .  In  una  v'  è  Anania  Pittore  del  Re 
Abagaro  ,  il  quale  Anania  s'  ingegna  di  ritrarre  l' Immagine  di 
Crifto  :  in  un'  altra  v'  è  il  Pittore  mcdefimo ,  che  riceve  da 
Crifto  improntata  in  un  fazzoletto  la  Santa  Immagine  :  nella 
terza  ila  eihgiata  l' Immagine  llellà ,  che  nottetempo  tramanda 
fplendori ,  a  guifa  di  fiamme  :  e  nell'  ultima  fi  vede  elTa  Im- 
magine 

(tf)  TVclU  riferirà  cappella  al  prefente  non  v' è  altra  tavola,  fé  nnn  quella— 
dell'  Altare  ,  la  quale  e  del  SatEana  ,  conforme  già  f'crifle  il  Soprani  nella 
vita  di   quel  Pittore . 

{b)  Q.ycll'  Oratorio  è  intirolato  SanClae  Mariae  An^elorum  :  e  la  qui  notata  ta- 
vola è  cola  ilngolare . 

(e)  Calette  pitture  a  frelco  fona  Hate  dipoi  litocchc  dà  mano  inefperta:  e  però 
Iconciate . 


ED   ARCHIT.    GENOVESI.  zS^ 

magine  prefentata  a  non  Co  qual  Reina .  Belle  fon  quefle  ta- 
vole ,  e  maffimamente  per  un  certo  colorito  frefcofo ,  e  rifolu- 
to ,  che  non  lafcia  in  quefto    genere  defiderar  davvantaggio  .  ,,,_,,^_^ 

Fece  anche  Orazio  per  le  noftre  Riviere  molte  tavole ,    Di  Orazio" 
che  non  novero  ,  a  motivo  di  brevità  (a)  .  Ne  tanta  copia  dee  De'  Ferram, 
recar  maraviglia  ;  Manteche  egli  era  oltremodo  veloce  ,  e  franco 
neir  operare  ;    cofi ,  che  non  può  non  ignorare  ,    chi  fi  fa_. 
a  vedere  le  Opere  fue  ,  nelle  quali  fi  fcorge  il  tratto  d'  un 
pennello  padrone  ,  dirò  cosi ,  e  poffeditore  di  fé  medefimo .    . 

Tra  i  qualificati  Perfonaggi ,  che  affezion  grande  porta- 
rono a  quefto  fpiritofo  Pittore  ,  uno  fu  il  Principe  di  Mo- 
naco ,  il  quale  feco  il  condulTe ,  e  molte  cofe  gli  fece  dipin- 
gere SI  nel  palazzo ,  si  nelle  Chiefe  del  Principato  .  Intro- 
duffelo  in  oltre  nell'  amicizia  di  alcuni  Signori  Provenzali  . 
Il  favore  di  quefto  Principe  verfo  il  nolìro  Pittore  giunfe_. 
fino  ad  ottenergli  una  Croce  di  Cavaliere  dell'Ordine  di  S.  Mi- 
chele ,  folita  a  confeguirfi  in  Provenza  fol  da  chiari  Soggetti. 
Così  Orazio  ricco  di  premj ,  e  di  onori  fé  ne  ritornò  in  Patria 
con  la  nuova  decorofa  Infegna ,  della  quale  poi ,  non  per  pompa, 
ma  per  gratti  memoria  del  benefizio,  andò  fempre  fregiato. 

Era  egli  tuttavia  in  frefca  età  :  e  noi  fperavàmo  di  lun- 
gamente averlo  fra  noi:  ma  la  peftilcnza  dell'anno  i<^57. ,  ' 
la  quale  tanti  valentuomini  ci  tolfe ,  né  anche  ad  eflb  la  per- 
donò .  Quel  graviamo  fiagello  privò  di  vita  lui ,  la  conforte, 
ed  i  figli  ;  il  maggiore  de'  quali ,  nomato  Gio.  Andrea  ,  dava 
già  fegni  di  dover  riufcire  un  ottimo  Pittore  ;  e  noi  con  giuflo 
iondaxTiento  1'  arguivamo  da  un  ritratto  ,  che  in  età  di  foli 
dodici  anni  egli  fece  del  P.  Paolctti  Agoftiniano  ;  ritratto 
affai  al  naturale ,  e  con  qualche  franchezza  dipinto  ;  il  qual 
fi  conferva  nella  libreria  Aprofiana  di  Venti  miglia  :  e  farà 
un  perpetuo  teftimonio  del  bel  talento  di  queflo  Giovanetto  , 
e  un'  autentica  lode  del  di  lui  Genitore ,  che  tanto  bene-, 
feppe   in  breve    co'  fuoi  precetti  inlìruirlo  . 

Tom.  l  T  VITA 

(«)  Due  belliflìme  tavole  di  qiief!o  Aurore  debbo  qui  aggiungere:  l'uria  è  quella, 
che  rappreftnta  S.  Giacomo  Apoilolo  in  atto  di  battezzare  S. Pietj-o  Martire, 
P''imo  VefcDvo  di  Prata  ;  la  qual  ravola  confervafi  nell'  Oratorio  di  S.  Gia- 
como,  dttto  della  marina:  l'altra  è  quella,  che  vediamo  nella  Chiefa  del 
S'antiflìmo  Crocififfo  fuor  della  porta  della  Lanterna  , -entrovi  S,  Agoltino,  che 
lava  i  piedi  a  Cniìo  veltito  da  Pellegrino . 


xpo  VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 

VITA 

DI  GIROLAMO   IMPERIALE 

PATRIZIO   GENOVESE, 

Pittore  . 

GERMOGLIO  della  chìariffima  Famiglia  Imperiale  fu 
quel  Girolamo ,  di  cui  ora  prencio  a  diicorrere_.  . 
Coilui  confermò  col  fuo  efempio ,  che  la  Pittura.^ 
non  è  d'  offufcamento  ,  ma  è  piuttollo  di  maggior 
luiìro  alla  nobiltà  ,  linperocché  ,  dopo  i  primi  erudimcnti  let- 
terari, emendo  rtato  mandato  nel  Collegio  di  Parma  ,  per  pro- 
feguirvi  i  fuoi  rtudj ,  fòvente  occorrevagli  di  olfervare  le  im- 
mo;tili  Opere  del  Goreggio ,  e  del  Parmigianino  ,  che  ìjl-, 
quella  cittì  numerofe  campeggiano  .  L'  ottijno  difcernimen- 
to,  di  cui  era  dotar ),  taceva,  che  ogni  giorno  più  gli  pia- 
celfèro  .  Pafsò  dal  piacere  alla  voglia  di  efler  Pittore  :  e  però 
appIicofTì  con  tutto  V  animo  a  quella  nobile  facoltà  :  e  pro- 
pohifi  per  efemplari  que'  s"i  egregj  ProfefTori ,  qiialì  col  lòlo 
fufTiiio  del  proprio  genio ,  e  talento  potè  da  giovanetto  ar- 
rivare ad  cfattamente  imitarli  .  Bel  Higgio  ne  diede  nelle 
prime  Tue  tavoline,  nelle  quali  fj^arfe  tal  grazia,  e  tondeg- 
giò  con  tal  piene^^a  i  dintorni  ;  eh'  elle  fpiravano  1'  aria.- 
de'  pennelli  di  que'  due  valentiffimi  Artefici  . 

Ve  lutefi  in  Parma  quelle  due  fatture  ,  gli  recarono  grand' 
onore  ;  onde  cominciò  ad  aver  commifTioni  d' impegno  ,  come 
f-  folfe  Ibto  un  Profeflbr  già  maturo  :  ed  alcune  efeguinne . 
M\  fui  pili  bello  dovette  abbandonar  quella  città,  e  relVi- 
tuirfi  alla  patria ,  richiamatovi  da'  iùoi  domellici  affari ,  che 
la  prefenza  di  lui  richiedevano . 

Ritornatovi ,  e  raelfe  in  buon  affetto  le  cofe ,  che  gli 
avean  f..ita  premura  :  poiché  ebbe  ricuperato  qualche  agio 
per  la  quiete,  e  per  l'ozio,  ripigliò  la  Pittura .  Diede  opera 
Tpecialmente  aldifegno,  e  allo  lludio  d' intagliare  all' acqua- 
forte ;  avendofi  eleito  in  Maellro  Giulio  Benfo,  la  cui  fcuola 
fioriva  qui  con  iftraord inaria  lode ,  e  frequenza  .  In  brevifiì- 
jno  tempo    all'  acquaforte  produfTe    di  fua  invenzione  alcuni 

degni 


hiSUklALE  , 


ED    ARCHIT.   GENOVESI.  api 

degni  lavori ,  che  gli  conciliarono  Qima ,  e   lo  fecero  com- 
parire Difegnatore  franco  ,  ed  efperto  . 

Aveva  quefto  Cavaliere ,   nel  fuo  foggiorno  in  Parma ,  «..,_«, 
raccolta  una  pregevol  ferie  di  difegni  originali  fatti  da'  più        Di 
eccellenti  Pittori  :  e  ficcome  amico  era  del  Benfo ,  cosi  a  lui    Gibolano 
ne  donò  uno  aiiki  bello  di  mano   d'Annibale  Caracci,  rap- 
prefentante  un  Sileno,  con  molte  altre  figure.    Quello  difè- 
gno,  che  è  fatto  con  inchiotlro  della  China ,  ftaora  apprefTo 
il  Sig.  Antonio  Livrea  ,  Cavaliere  anch'  elfo  di  pittura  aman- 
te ;  e  che,  come  fi  diffe ,    lo  lì:udio  del  Benfo    interamente 
poffiede  . 

Era  Girolamo  flretto  parente  del  Sig.  Gio.  Vincenzio 
Imperiale  (a) ,  padrone  di  raccolti  quadri  ,  e  difegni  cosi  fu- 
perbi  ;  che  non  invidiavano  a  quelli  delle  gallerìe  de'  So- 
vrani .  Laonde ,  per  acquiftarfi  grazia  maggiore  preflo  di  queRo 
virtuofiflìmo  Cavaliere ,  gli  fece  dono  d' un  altro  difegno 
di  mano  del  Parmigianino  ,  in  cui  fi  rapprefentavano  le  Spo- 
falizìe  di  S.  Caterina  :  ed  era  il  lavoro  cotanto  fino  ,  ed  in- 
figne  ,  eh'  io  non  fìiprei  qual  altro  di  quel  maravigliofo  Mae- 
llro  poteiFe  in  bellezza  fuperarlo.  Fu  si  caro  un  tal  dono 
a  quel  Signore ,  che  per  ricompenfare  il  donatore ,  il  quale 
rrovavafi  in  tenue  fortuna ,  lo  desinò  al  governo  de'  fuoi 
Feudi  nel  Regno  di  Napoli  :  impiego  mollo  cofpicuo ,  e  di 
notabil  emolumento  . 

Lieto  Girolamo  della  ricevuta  onoranza ,  difpofe  tofto 
gli  affari  di  fua  cafa  ,  e  portoffi  alla  novella  fua  refìdenza . 
Quivi  fu  accolto  da  que'  popoli  con  particolari  dimoilrazioni 
di  giubbilo  ;  ed  ei  fempre  più  amabile  lor  fi  rendeva  con  là 
fuagiurta,  e  prudente  amminiflrazione  .  Non  olbnti  le  molte 
occupazioni  del  governo  ,  pur  confacrava  qualche  ora  d'  avan- 
zo al  fuo  dolce  ritiro ,  collocando  tutta  la  fua  ricreazione-, 
neir  amato  efercizio  della  Pittura  .  E  già  avea  compolti  alcuni 

T  2  graziofì 

(ij)  La  raccolra  di  rarifTìme  pitture,  e  fla'ue,  di  prezi^fì  cammèi  ,  e  di  fceJti 
libri ,  che  aveva  fatto  il  Sig.  Gio.  Vincenzio  Imperiale  nel  Aio  pala?zo  cìi 
Oimpetto  è  fta*a  fempre  da'  Viaggiatori  ammirata  :  e  meritamente .  Impe- 
rocché le  tav  le  di  Guido,  del  Guercino ,  e  del  Casacci  erano  in  ella  moltif- 
fimr^-;  die  facevano  corina  a  fette,  ori  otto  altre  fuperbe  tavole  di  Raffaello . 
ElHnra  ora  la^linea  mafchile  di  qiiefta  Famiglia ,  fon  pafTati  altrove  que' no- 
biliiTimi  arredi  ;  e  folo  a  noi  e  rimafta  la  memoria  del  vir-uofo  g:cnio  di  si 
qualificato  Signore ,  llimabililTimo  anche  per  le  fue  dotte ,  ed  argute  Poeùe. 


25>2  VITE   DEPITT.,   SCULT., 

graziofi  difegni  all'  acquaforte ,  i  quali  infieme  con  altri  non 

ancora  forniti  penfava  di  pubblicare  :  quando ,  paflati  appena 

_.,,^^  pochi  mefi    del  fuo  governo ,    per  violenta  malattìa     venne 

Di        a  mancarci  in  etade  ancor  giovanile .    Cosi    troncato   rimafc 

Girolamo    il  filo  alle  buone  difpofizioni  di  Girolamo  Imperiale,  e  alla 

biPERiALE .  jjQftj.^  efpettazione  .   Non  fi  fa ,  qual  fia  flato  il  desino  delle 

belle  Operine  di  queflo  nobil  Soggetto  .  A  mia  congettura  , 

o  lòno  fnurrite ,  o  altri  le  ha  còlte ,  e  fé  n'  è  fatto  onore . 


•^^^SbjCTOlC 


VITA 

DI  LUCA  SALTARELLO 

Pittore  . 

TRA'  Soggetti  di  raro  talento ,  e  di  frefca  età  dalla 
morte"  rapiti ,  allorachè  cofe  grandi  di  fé  ci  pro- 
mettevano ,  uno  fu  Luca  Saltarello  .  A  qual  alto 
grado  non  avrebbe  egli  portato  la  Pittura,  fc  .più 
folle  vivuto  ?  Avea  qucfto  Giovane  non  folo  un'  ottima  di- 
fpofizione ,  ed  abilità  per  1'  intraprefa  ProfcfTione  ,  ma  anche 
un  tal  desìo  di  polFederla  ;  che  per  1'  ecceiViva  applicazione 
fatta  in  ellìi  venne  a  pregiudìcarfi  alla  fanità .  Quindi  in  bre- 
ve fu  tratto  al  fepolcro  .  Per  quanto  fia  lodevole  lo  rtudio, 
la  prudente  moderazione  dee  (empre  regolarlo,  e  ftabilirgli 
le  mete . 

In  Genova  ebbe  Luca  il  natale  l'anno  i6io.  Suo  Padre 
fu  perfona  alTii  povera ,  die  vivea  efercitando  il  metti er  di 
fornaio  .  Crefciuto  alquanto  il  fanciullo  ,  il  diede  a  frequen- 
tare le  ftanze  di  certi  mszzani  Pittori ,  da'  quali  ebbe  in- 
torno alla  Pittura  alcuni  precetti .  Dopo  ciò  s' introdulTe». 
da  fé  a  Domenico  Fiafella ,  che ,  vedutolo  così  bramofo , 
€  ben  inclinato ,  volentieri  1'  accettò  in  difcepolo ,  e  coiL-. 
panicolar  genio  ,  ed  affetto  prefe  a  inftruirlo . 

Tanto 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  293 

Tanto  appllcofli  Luca  fotto  quello  nobil  Maedro  ;  che 
in  breviflìmo  fpazio  giunfe  a  colorir  tavole  di  proprio  ritro- 
vamento ,  ricche  di  figure  giudiziofamente  difegnate ,   e  di-  ._.__ 

fpolìe  .    Molte  ne  lavorò  ,  che  il  confervano  da'  noflri  Citta-  TTT 

dini  per  ornamento  de  loro  lalotti  .  Saltai.illo. 

Non  ini  tratterrò  in  farne  catalogo  :  ma  palTerò  a  par- 
lare di  quelle ,  che  flanno  in  pubblico  efpofte  ;  perocché  ve- 
ramente ibn  le  migliori ,  e  degne  di  fpecial  diflinzione^. . 
La  corta  i'ua.  vita  non  gli  permife  il  farne ,  fé  non  tre ,  che 
nella  bontà  ,  e  finezza  vagliono  per  moltiffime . 

Una  fi  è  quella ,  in  cui  effigiò  il  Miftero  della  Santiffi- 
ma  Trinità  in  alto  ;  ed  al  baffo  gli  Angioli  Michele ,  e  Ga- 
briello :  tavola ,  che  fu  da  lui  dipinta  per  la  Ghiefa  del 
Gesù ,  ove  flette  lungo  tempo  efpofla  :  ma  poi  ,  non  fo 
come  venne  trasferita  ad  ornare  un  degli  Altari  della  Ghiefa 
de'  PP.  delle  Scuole  Pie  (a) .  L'  altra  tavola  è  quella ,  eh'  ei 
colori  per  1'  Oratorio  di  S.  Andrea  ;  e  v'  efprefTe  quefto  Santo 
Apolìolo  in  atto  d'  effere  flrafcinato  per  terra  da'  manigoldi 
al  luogo  del  martirio  . 

Se  in  quelle  due  tavole  mollrò  il  noflro  Pittore  nobiltà 
di  componimento,  energia  d' efpreifione,  e  franchezza  di  co- 
lorito :  fi  può  dire ,  eh'  egli  poi  fuperafle  fé  (lefib  nell'  altra 
da  lui  fatta  per  quefla  Ghiefi  di  Santo  Stefino  ,  entrovi  S.  Be- 
nedetto ,  che  filila  porta  del  Moniilero  alla  prefenza  de'  fuoi 
Monaci  opera  il  miracolo  di  ritornare  in  vita  il  figlio  d' un 
povero  contadino  .  Spiccano  in  quefla  tavola  varj  affetti  di 
tenerezza,  e  di  fede  nel  Santo ,  di  divozione  nel  contadino, 
e  d'impaziente  efpetrazione  ne' Monaci  .  Per  dir  breve,  ella 
è  una  tavola  tanto  ben  oilervata ,  ed  imitata  dal  naturale  ; 
che  qualunque  efperto  Pittore  potrebbe  chiamarli  contento , 
quando  arrivaflTe  a  farne  la  com.pagna  :  né  1'  onore  dello  flefFo 
Fiafella  punto  ne  fcapita  ,  fé  vien  da  alcuni  tenuta  per  una 
delle  fue  più  eccellenti  fatture . 

Fu  gran  virtù  del  giovanetto  Luca ,    che  in  tanto  pof- 
fedimento  della  fua  ProfelTione ,  e  in  tanto  applaufo  degl'  In- 

T  3  telligenti 

(  «  )  La  prefara  tavola  ora  è  in  Lisbona  :  avendola  i  PP.  delle  Scuole  Pie  rì- 
mofia  da  que.la  lor  Chiefa  ,  per  foflituirvi  la  nuova  tavola  di  S.  Giuleppe 
Calafanzio  lor  Fondatore . 


Di  Luca 
Saltarello 


ap4  VITE   DE'  PITT. ,  SCULT., 

tellìgenti  foflc  mai  tocco  da  rpirito  d'  ambizione  ,  o  di  pro- 
pria iHraa .    ModclViflìrao    egli  era  ;    né  mai    talìo    moltrù , 

,  o  cojnpiacenza  de'  Tuoi  lavori .  Anzi  parendogli  d'  efTere  an- 
cora troppo  addietro  nella  ProfelTione;  un  giorno,  fcnz' altro 

•  dire,  partifll  improvvifamente  da  Genova  ,  e  s'incamminò 
verfo  Roma ,  per  ivi  ricominciar  la  carriera  ,  e  (ludiar  fu  gli 
antichi  originali ,  che  in  tanta  copia  conferva  quella  città  . 
Il  fine  era  fommamente  lodevole  :  ed  egli  n'  avrebbe-, 
ritratto  un  indicibil  vantaggio  ;  fé  con  troppo  veemente  ap- 
plicazione ,  ed  impegno  non  avelie  pretefo  di  confeguirlo . 
In  fatti ,  appena  egli  giunfe  colà  ,  che  fi  diede  con  inlaziabil 
avidità  a'  nuovi  (\udj  tanto  fu'  greci  rilievi ,  che  iulle  ta\-ole 
degl'  infigni  Italiani .  Ma  intanto  coli'  indefeiià  fatica  tahnen- 
te  ofiTefe  la  fua  compleflìone  ;  che ,  aflàlito  non  molto  dopo 
da  maligna  infermità  ,  vi  lalciò  la  vita  in  età  molto  frefca , 
ed  in  tempo  appunto ,  che  chiunque  il  conobbe  cole  grandi 
di  lui  fi  prometteva  .  Ogni  violenza ,  anche  ne'  buoni  efcr- 
cizj ,  è  nocevole .  Se  Luca  Saltarello  non  fi  folTe  lafciato 
portare  dal  fuo  eccelTivo  fervore  ,  forfè  anche  oggi  viverebbe; 
e  noi  avremmo  la  confolazione  di  polfedere  in  maggior  co- 
pia k  Opere ,  che  di  lui  in  si  fcarfo  numero  ci  loao  rimale. 


VITA 


ED   ARCHIT.    GENOVESI. 
VITA 

DI  PIER  MARIA  GROPALLO 

PATRIZIO    GENOVESE, 

Pittore,  e  Modellatore. 


295 


NON  furono  folo  ì  Cavalieri  Romani ,  che  cól  loro 
efempio  dichiarafTero  nobiliflìma  la  Profeflìone  della 
Pittura  ;  fra'  quali  un  Fabio  {a) ,  e  un  Turpilio , 
amendue  riguardevoliflìmi  Perfonaggi ,  ci  vengono 
dalle  (Ione  celebrati  :  furono  ancora  i  Genovefì  ,  che  ad  imi- 
tazione di  que'  Romani  l' illuflrarono  co'  loro  pennelli ,  e  di 
feguaci  ,  iìccome  in  tante  altre  beli'  Opere ,  cosi  in  quefva-^ 
gloriole  guide  fi  fecero  .    A'  varj    già  addietro  defcritti    ag- 

T  4  giunger 

(a)  Cluefto  Fabio,   ^rand' Antiquario  ,  Letterato,  e  Giurifla  ,  fu  anche  Vi rtuor© 
in  Pitrui^j  perciò,  a  dilliiizione  degli  altri  Fabj  ,  chiamofTì  Fabio  Pittore. 


29<^  VITE    DE'PITT.,    SCULT., 

giunger  fi  dee    Pier  Maria    della  chiarifllma  Famiglia  Gro- 
pallo ,  del  quale  ora  ruceincameiite  . 
.._.  Venne  quel1:i    alla  luce    del  Mondo   in  Genova    1'  anno 

Di         1610.  Gio.  Tonimafo  Gropallo  cofpicuo  nollro  Patrizio  gli  fu 
Piermaria  Genitore,  Attefe  il  fanciullo  a' liberali  ftuJj  ,  di  cui  compiè 
ROPALLo.  j^^ijg  pubbliche  fcuole  il  folito  corfo  con  molta  lode.    Dopo 
ciò  ,  volendo  in  qualche  altra  degna  facoltà  cfercitarfi  ,  s'  ap- 
pigliò alla  Piitura  :    e  poi-ò    praticava  fpelfo    co'  più  valenti 
Profeflori  di  quella ,    e  le  lor  Opere    jninuiamente  contejn- 
plava  .  Indi ,  ben  fapendo ,  che  poco  farebbefi  in  elfa  avan- 
zato ieiì/.A  V  indirizzo    di    qualche    Maelìro  ;    s' appoggiò    al 
Paggi,    Operatore  tuttavia   prode,    e  robuflo ,  quamunque_j 
veccliio  .    Non  ne  frequentava  già    in  compagnia  degli  altri 
ftudenti  la  flanza  :  ma  riceveva  da  lui  in  certe  di  (parate  ore 
particolare  lezione  ;  e  moftrandogli  quanto  privatamente  fa- 
•    ceva ,  o  in  copiare,  o  in  difegnare ,  o  in  colorire,  tal  pro- 
fitto ne  riportò  ;  che  potè  pretto  arrivare  a  comporre  di  fua 
invenzione  graziofe  tavoline  da' Periti   molto  iHmate  . 

Ma  il  fuo  genio  vivace ,  fervido ,  e ,  dirò  co^i ,  appaf- 
fionato  per  le  beli'  Arti  non  laibiò ,  che  di  una  fola  fi  con- 
tentafie  .  Portollo  anche  allo  fludio  dell'  Architettura  Civile, 
nella  quale  pure  s'  abilitò ,  ricavando  piante ,  e  formando  di- 
fegni  di  Chiefe ,  e  d' altre  fabbriche  aiFai  ben  intefi  .  Indi 
pafày  a  ftudiare  la  Geometria ,  impiegandofi  in  mifurare  ter- 
reni ,  in  delinearnc  le  firuazioni ,  e  ridurre  a  giuiìa  regola 
le  difuguaglian/.e ,  le  altezze ,  e  le  cavità  .  Onde  avveniva, 
che  qualora  i  vSerenifiìmi  Collegj  aveano  bifogno  di  alcuna 
tavola  topografica  ,  per  definire  i  termini  dello  Stato,  o  rico- 
nofcerne  qualche  diilretto ,  a  lui  ricorrefTero  ;  il  quale  ,  oltre 
al  dare  all'  Opera  elattifiìme  le  mifure  ,  le  prefeniava  abbel- 
lite ,  e  miniate  con  si  buon  gutlo  ;  che  fi  riguardavano  con 
diletto  ,  e  con  maraviglia  . 

Né  qui  fermò  il  nollro  Gropallo  le  virtuofe  Tue  occu- 
pazioni .  Volle  pure  efèrcitarfì  in  cofiruire  minute  figurine 
di  cera  con  amena  varietà  colorile;  nel  che  pure  riulc'i  con 
ottimo  effetto  .  Imperocché  egli  adattava  si  bene  ad  un  ar- 
tificiofo  modo  di  modellare ,  le  tinte ,  gli  abiti ,  e  ^li  altri 
ornamenti  ;  che  non  potea  in  fiaiil  genere  defiderarli  cola-, 

più  fina , 


Gr.oPAixo  . 


ED    ARCHIT.   GENOVESI.  297 

più  fina ,  e  leggiadra  .    Di  ciò  fanno  fede  alcuni  lavorietti , 
che  prello  gli  Amici  fuoi ,  come  gioielli  ,  fi  curtodifcono  . 

Egli  era  veramente  un  ingegno  quanto  fecondo ,  altret- 

tanto  infaziabile  d'  imparare  .  Non  contento  de'  fin  qui  rife-  57 
riti  fuoi  fludj ,  imprefe  anche  quello  dell'  Ottica  .  Chi  fa-  ^'"^^*^'* 
prebbe  dire  le  gran  fatiche  da  lui  durate  nel  formar  lenti, 
prifmi ,  microfcopj ,  ed  altri  ingegnofi  frumenti  per  foccorfò 
di  tal  facohì  ?  In  fomma  le  ore ,  che  gli  altri  impiegar  fo- 
gliono  ia divertimenti ,  e  in  corteggi  :  il  noQro  Gropallo  tutte 
impiegavale    in  efercizj  virtuofi ,  e  fcìentifici . 

Ma  fìccome  ben  prevedeva ,  clie  giufta  1'  efigenza  della 
Repubblica ,  di  cui  egli  era  membro ,  farebbe  flato  fra  bre- 
ve desinato  a  qualche  governo  :  così  ftimò  a'  futuri  fuoi  im- 
pieghi elfer  ncceffario  più  d'  ogni  altro  fludio  quello  della 
Ragion  Civile  .  Diedevi  per  tanto  opera  di  propolito  fotto 
la  direzione  del  Sig.  Domenico  Garibaldo  noftro  eccellente 
Giureconfulto  ;  e  si  buon  capitale  ne  riportò  ;  che  mandato 
poi  Rapprefentante  in  varie  città  di  quello  Dominio,  v' am- 
miniflrò  fempre  con  dillinta  fcìenza ,  e  con  accurata  lealtà 
la  giullizia  . 

Alla  fine  dopo  aver  foflenute  varie  cariche  con  unlver- 
fal^  foddisfazione  ,  mandato  dal  Sereniffimo  Senato  a  Mon- 
robbio  per  la  decifione  d' alcuni  Camerali  intcreffi ,  vi  fi  am- 
malò d'  acuta  febbre  ,  della  quale  mori  nel  giorno  28.  del  no- 
vembre dell'anno  1671.  fenza  aver  lafciato  dopo  di  fé  alcun 
erede  per  dritta  linea  ;  flantechè  ville  celibe  . 

Pochi  uomini  ha  il  Mondo  poiTeditori  di  tante  nobili 
Arti ,  quante  ne  pofiedeva  il  Gropallo  ;  in  ciò  molto  più  an- 
cora lodevole ,  perchè  egli  non  già  per  interelle ,  ma  per 
puro  amore  della  virtù  le  praticava  . 


VITA 


2^.8  VITE   DE' PITT.,   SCULT., 

VITA 

DI  GIO.  PAOLO   ODERICO 

PATRIZIO    GENOVESE, 

Pittore  . 

ANcHE  Gio.  Paolo  OLkrico  ,  nato  in  Genova  di  nobil 
fhngue  l'anno  \6i'^.  s' aggiunfe  a  coniermac  col  Tuo 
efempio  i  diriitt  dc4la  Pittura  .  Padre  di  lui  fu  Tom- 
mafo  Oderico  ,  Gentiluomo  d'  antica  Famiglia  ,  ma  , 
rifpetro  alla  Tua  condizione,  alquanto  fcarfo  di  patrimonio. 
Avea  molti  figli ,  onde  convenivagli  applicarli  a  Profeflìoni , 
acciò  potefTero  onefl:amente  vivere  fenza  appannare  il  lurtro 
della  natia  nobiltà  .  Gio.  Paolo  inclinò  alla  Pittura  .  Ne  in- 
dugiò il  Padre  a  dargli  mano  :  e  ficcome  avea  amicizia  col 
Fiafella ,  a  coflui  lo  conduiTe  ,  e  caldamente  raccomandollo. 

Studiò  il  giovanetto  figlio  fotto  queflo  Maeflro  in  prima 
il  difegno  :  frequentò  con  eflb  lui  1'  Accademia  del  Nudo  : 
pafsò  quindi  a  dipingere  a  chiarofcuro  da  i  rilievi  :  e  per  ul- 
timo  a  colorir  con  tutte  le  tinte ,  e  con  tal  garbo  ,  ed  atti- 
vità ,  che  cominciò  ad  acquillarfi  credito ,  e  a  goder  qual- 
che onorevol  frutto  di  Tue  applicazioni  . 

I  primi  ,  che  ad  opere  pubbliche  il  deflinafTero  furono 
i  PP.  delle  Scuole  Pie ,  i  quali  ben  informati  dell'  abilità 
di  lui ,  tuttoché  giovanetto ,  gli  aflegnarono  la  tavola  rap- 
prefentante  1'  Angiolo  Culìode  con  le  Anime  purganti  al  ballò, 
che  fu  locata  all'  Aitar  maggiore  della  lor  Chiela  {a)  ,  e  riufci 
cofa  molto  ben  conceputa ,  e  pennelleggiata  . 

Pofcia  pel  Sig.  Gio.  Filippo  Spinola  dipinlc  uno  fcherzo 
di  putti ,  ailài  graziofo ,    e  llimato  da  chiunque  il  vide . 

Fu  Gio.  Paolo  aliai  felice  in  ritrarre  dal  naturale  i  fcm- 
bianti  ;  nel  qu.d  genere  ci  lafciò  molte  fue  fatture ,  che  ga- 
reggiano con  gli  originali  .  E  per  notarne  alcuni  :  egli  fece 
i  ritratti  del  Sig.  Giulio  Cefare  Giullinìano ,  della  fpofa  di 
lui,  ficcome  quelli  de' Genitori  di  detta  fpofa.    Fecelo  pure 

al  Sig. 


(O 


La  Aj-raddcrra  tavola  era  locata  all'  Aitar  maggiore  della  Cbiefa  antica_ 
di  «lucili  PP. ,  che  r  hanno  trasferita  all'  Altare  a  maii  dr.tta  della  moJcriu. 


ED    ARCHIT.    GENOVESI. 


^9? 


Di 


al  Sig.  Agodino  Varefe  in  una  gran  tela  ;  effigiandovi  altresì 

la  conforte  di  quefto  Signore  ,  ed  i  figli  :     il  qual  ritratto  , 

per  efFere  poi  la  conforte  paflata  alle  feconde  nozze  col  Sig. 

Filippo  Ferretto  ,    fi  conferva    al  prefente    in  cafa  Ferretto  : 

ove  parimente  è  un  bel  quadro  di  queflo  Autore ,    infieme  Gio.  Paolo 

con  una  bozza  del  medefimo,  entrovi  Grillo  ,  che  fazia  le  tur-    ^^^^^^°' 

be  nel  deferto  . 

Fra  i  ritratti  ricavati  dall'  Oderico  fomigliantiffìmi  agli 
originali ,  non  debbo  tacere  quelli  del  Sig.  Principe  Doria , 
del  Sig.  Gio.  Battila  Maffarotto  ,  e  del  Sig.  Tommafo  Padre 
di  elfo  Oderico  .  Quefl'  ultimo  fta  collocato  fra  gli  altri 
d'  Uomini  illuilri  della  libreria  Aprofiana  di  Ventimiglia_-  ; 
ed  è  riferito  alla  pag.  49^.  del  ragguaglio  della  libreria-. 
niedefima  flampato  in  Bologna  dal  Manoleflì . 

Fece  anche  il  noflro  Oderico  pel  Sig.  Gio.  Battirta  Bot- 
taro  alcune  tavole  fioriate ,  fra  le  quali  afQii  degne  riufcirono 
quelle  di  Gesù  deporto  di  Groce ,  e  de'  Santi  Bonaventura  , 
e  Bernardino  ,  che  collocò  in  un  fuo  Oratorio  . 

Altre  pitture  era  in  illato  di  fare ,  ed  avrebbe  certa- 
mente fatto  ;  perciocché  non  gli  mancava  lo  fpirito  ,  il  buon 
genio  ,  e  la  lànità  .  Ma  la  pellilenza  ce  lo  tolfe  T  anno  16^  j, 
mentre  ei  ne  contava  foli  44.  di  fua  età , 

Le  Opere  di  queflo  nobile  Autore  fpirano  una  certa- 
grave  ,  ed  eroica  maeftà  ,  che  in  poche  fi  fcorge  .  Gi  dilpiace, 
che  non  fiano  in  gran  numero  .  Chi  ne  ha  qualcheduna ,  fi 
perfuada ,  che  ha  in  efia  un  arredo  preziofg  » 


VITA 


500  VITE    DE"  PITT.,  SCULT., 


VITA 

DI  GIO.  MARIA  BOTTALLA, 

DETTO  IL  RAFFAELLINO, 

Pittore  . 

VIt  A  ,  e  fodegno  delle  beli'  Arti  è  il  fiivore  de'  Grandi. 
Quanti  abili  ingegni  nati  per  quelle  fi  farebbero  nella 
lor  balla  fortuna  perduti ,  fé  la  mano  benefica  d'  un 
generofo  Mecenate  non  gli  avelie  elevati ,  e  foccorfi. 
Già  in  ordine  alla  Pittura  feci  d'  alcuni  ne'  precedenti  logli 
racconto  .  Gio.  Maria  Bottalla  a  quelli  debbo  qui  aggiun- 
gere ;  dacché  la  ferie  del  tempo  porta  ,  che  or  di  lui  parli . 

Coflui  nacque  in  Savona  nel  febbraio  dell'anno  1513. 
Francefco  nomolll  il  fuo  Genitore ,  Cittadino  di  poche  foflan- 
ze,  ma  di  molto  onore.  Crefciutogli  il  figlio,  e  competen- 
temente abilitato  nelle  lettere  ,  pensò  d'  applicarlo  a  quella 
ProfelTione ,  che  ad  efib  figlio  più  delTe  nel  genio.  Poiché 
intefe  lui  elTere  unicamente  inclinato  a  imparar  la  Pittura  ; 
non  indugiò  a  fargliene  prendere  gli  erudimenti.  Indi  (giac- 
ché vedovalo  ben  avanzarfi ,  e  in  difpofizione  d' una  egregia 
riufcita  ) ,  con  quel  fulTidio ,  che  potè ,  mandollo  a  Roma_, 
a  profeguire  1'  imprefo  Qudio  . 

In  quella  impareggiabil  città  il  giovanetto  Gio.  Maria_. 
tanti  gran  Profelfori ,  e  Maellri  praticando  ,  e  tanti  illulhi 
efemplari  antichi  ,  e  moderni  contemplando  ,  eccitò  viva- 
mente lo  fpirito  ;  e  a  forza  d'  un  fcrio  operare ,  copiare  ,  e 
imitare  ,  fecondato  dal  valor  dell'  ingegno  ,  aliai  profittava  . 
Ma  r  angulHa  ,  in  cui  trovavafi ,  a  cagion  della  fcarfità  di 
fue  provvifioni ,    fpclTo  opponevafi  a'  fuoi  maggiori  progrefTì . 

Si  diede  intanto  la  congiuntura  ,  eh'  egli  dovelTe  pre- 
fentadl  al  Cardinale  Sacchetti  {a)  ;    il  quale  in  vederlo ,  ed 

udirlo 

(«)  II  Cardinal  Giulio  Sacchetti  Fiorentino  fu  promofTo  alla  5^acra  Porpora  da 
Urbano  Vili,  l'anno  1616.:  e  mori  nel  giiisjno  del  166J.  ijietà  d'  anni  76. 
Fu  Sogc;etto  dottiilìmo,  e  di  Pittura  fommamcnre  vago  :  egli  tanto  amò  il 
Raffaeliino ,  che  non  ccfsò  mai  di  beneficarlo  .  Ne  contento  d'  effcrgli  clTo  un 
perpetuo  Meccjiate  ,  gliene  proccurò  ancora  degli  altri  j   fra'  quali  il  Cardinal 

Barbe- 


BOTTAH.A.. 


ED  ARCHIT.    GENOVESI.  301 

udirlo    n'  ammirò    la    beli'  indole ,    il    fenno  ,   e    l' abilità . 
Quindi  prefe  a  proteggerlo  :  il  fovvenne ,    1'  accolfe  in  fua_- 
Corte ,  e  confegnollo  alla  difciplina  del  famofò  Pietro  Ber-  ;^^^ 
rettini  da  Cortona,  fotto  il  quale  tanto  s'avanzò  lo  ftudiofo        Di 
Giovanetto ,  fpecialraente  nell'  imitare  lo  ftile  del  gran  Rat-  Gio.  Maria 
taello  da  Urbino;   che  il  medefimo  Porporato  in  ollervando 
que'  primi  lavorietti  dell'  ingegnofo  imitatore  ,  in  fegno  d'  ap- 
provazione,   e  di  lode    foleva   chiamarlo    il  nuovo    Raffael- 
Imo  :    nome ,  con  cui  ,    attefa    l'  autorità    di  chi    gliel  im- 
pole ,  da  indi  innanzi    fu   Tempre  chiamato  ;    ed  io    ancora-, 
nel  profeguimento  della  prefente  ftoria ,    a  cagion   d'onore, 
lo  chiamerò . 

Sotto  un  tanto  Protettore ,  e  con  la  guida  di  cosi  ec- 
cellente Maeftro  ognuno  può  immaginarfi  quanto  impegnato 
folle  il  noflro  Ratìaellino  ,  e  a  mantenerfi ,  anzi  aumentarfi, 
e  perpetuarfi  il  merito  del  nuovo  nome  ;  e  a  fervidamente^, 
accudire  alla  difciplina  .  Era  il  fuo  Audio  fenza  ripofo  :  e  le 
iue  ricreazioni  non  eran  altro ,  che  applicazione ,  ed  efèrci- 
zio  tra  i  difegni,  le  pitture,  e  i  pennelli .  Onde  si  pretto  s'abilitò, 
che  in  etade  ancor  giovanile  potè  dagli  originali  de'  primi 
ProfefTori  ,  e  da  quelli  del  fuo  dotto  Maeflro ,  eflrar  fuori 
una  particolar  maniera  di  difegnare ,  e  di  colorire  :  e  però 
in  grandilfimo  pregio  furono  i  fuoi  quadri  ftoriati ,  allorachc 
ufcirono  a  far  comparfà  .    (a) 

Dopo  alcuni  anni  già  formato  infigne  Pittore ,  fi  trasferì 
a  Napoli  ;  dove  era  t^ato  invitato  ad  elèguirvi  certe  fplendide 
eoramillìoni .    Quivi  egli  diede  aflai  belle  prove  di  le  in  pa- 
recchie 

Barberini  ,  a  cui  raccomandollo  ,  come  appare  da  una  lettera  fcritta  da  Fi- 
renze dal  Berrettini  ,  inferita  nel  tomo  V.  delle  Lettere  Pittoriche  raccolte 
dall'  erudito   iVionlìgnor  Giovanni  Bottari ,    e  ftampate  di  frefco  in  Roma . 

Il  prefato  Cardinal  Sacchetti  fu  fratello  di  Marcello  Sacchetti ,  il  quale  ,  oltr? 
air  eflere  flato  infigne  Mecenate  del  Berrettini ,  e  amantiflìmo  della  noftra 
Profeflìone,  fu  anche  un  ralente  Pittore  di  paefeni  ;  come  appare  da  alcuni, 
ch'egli  per  fuo  viiruofo  paflatempo  dipinfe.  Parla  di  lui  con  diftinta  lode 
Giano  Nicio  Eritrèo  (cioè  Gio.  Vittorio  RoiTi  )  nel  terao  vcliune  della  Pi- 
nacoteca ,  alla  pag.  aé.  e  fegg. 
(  «  )  Un  eccellente  quadro  di  quefto  Pittore ,  in  tela  di  quindici  >  e  più  palmi , 
rapprefentante  la  riconciliazione  di  Giacobbe  col  fratello  Elàù  ,  ricco  di  mol- 
tiflime  figure  ,  infieme  con  diverfi  altri  del  Cortona ,  fu  comperato  dalli- 
S.  M.  di  Papa  Benedetto  XIV.  per  ornamento  della  galleiìa  del  Campido- 
glio ,  ove  fi  conferva .  Da  tal  c^uadco  fì  può  formac  giuita  idea  dell'  ottinuJ 
guilo  dd  Bottalla. 


302  VITE  DE'  PITT.,   SCULT., 

rccchie  Opere  ,  che  si  ad  olio  ,  che  a  frefco  ebbe  occafioiL_j 

di  comporvi  .   E  più  ve  n'  avrebbe  compofto ,  fé  un  incontro 

-  di  non  Co  qual  briga  con  certa  perfona  ,  non  lo  avelie  fatto 

5i         rifolvere  d'  indi  partire  ,  per  ifcanfare  ogni  impegno  .  Partinne 

Gio.  Maria.  ^  l^nque  dooo  Dochì  meli ,  che  v'  era  dimorato  ;  e   a  dirit- 

tura  a  Genova  li  condulle . 

Giunto  in  Genova  con  prevenzione  dì  gran  credito 
[  che  ben  n'  era  degno]  ,  ebbe  fubito  da  un  principal  Merca- 
dante  la  commiflTione  di  dipingere  in  tela  un  S.  Sebafliano  : 
pittura  tanto  gradita  da  chi  gliela  commife  ;  che  quefli  un' al- 
tra ne  volle  efprimenre  la  nota  favola  di  Deucalione ,  e  di 
Pirra  .  Io  vidi  le  prefare  due  tavole  nella  rtanza  del  Raf- 
faellino  ;  ed  avendole  Icorte  molto  leggiadre ,  e  d'  un  tocco 
di  pennello  tutto  brio ,  e  rifoluzione  :  formai  un  alto  con- 
cetto del  loro  Autore  ;  e  più  anche  mi  crebbe ,  quando  mi 
furon  moflrati  certi  difegni  a  penna ,  ch'egli  a\ea  delineato 
per  Opere  commciregli  in  Roma  ,  ed  in  Napoli  ;  ne'  quali  fi 
fcorgeva  la  fantasia ,  e  Io  fpirito  d'  un  eccellente  Pittore  . 

"^Da  quelli  bellinimi  lavori  argomentai,  che  il  Bottalla 
avrebbe  egregiamente  dipinto  fui  frefco  ;  e  gliene  defiderai 
r  occafione  ,  che  molto  non  indugiò  a  prcfentarglifi  .  Chiamollo 
il  Sig.  x\gofiino  Airolo  a  dipingergli  un  piccolo  falotto  fitua- 
to  dirimpetto  alla  galleria  del  fuo  fignorile  palazzo  (a) .  Vi 
il  impiegò  il  RalTacllino  con  tutto  1'  impegno  ;  e  all'  impe- 
gno corrirpofe  1'  effetto  .  L"  Opera  in  fomma  ,  per  quella  par- 
te ,  che  fu  fornita  ,  riufcì  degna  di  lui  :  e  riportonne  gran 
lode  .  Ma  egli  lafciò  nel  mez^o  della  volta  urt  quadr.'.ro  vóto 
[ed  è  quello,  che  fu  poi  dipinto  con  pari  lode  dall' Allè- 
reto  ,  come  fcrifli  nella  vita  di  lui] .  Nel  fuddetto  quadrato 
s'  era  propollo  di  defcrivervi  alcune  favole  :  e  giù  quivi  intor- 
no avea  figurate  varie  iìrone  con  fatiti  ,  e  puttini  a  chiaro- 
fjuro  fodenenti  certi,  felloni  di  frutti  coloriti  a  più  tinte_^  : 
e  nelle  lunette  avea  difegnate  alcune  Deità,  e  fotto  di  effe 
alcuni  capricciofi  termini  ^Z») .  Le  quali  idee  non  potè  porre 

in  efc- 

{a)    Quelo   pala^eo ,  ora  de' '^if^nnri  Negroni ,    è  fltuato  in  piazza  Amorofa. 

(  i)  La  ft.v'.iza  dipir.ta  dal  Raft^iUino  r.el  foprammentovato  pala2Zo  bafta  di  fé 
fo'a  a  dicliiarailo  un  fjgna'.ito  Fiftore,  e  fa  c.^ncfcerc  ouamo  profondi  l^udj 
avelCc   etjli  uuo    lulk  Opere    ae'  Caracci   in  Boma    nel   palazzo   Faniefe-* . 

In    , 


ED  ARCHIT.    GENOVESI.  303 

in  efecuzione  ;    perciocché    dopo    alquanti    giorni    infermò  . 
Giacque  egli  lungo  tempo  a  letto  ;  e  la  malattia  finalmente 
fi  fcoperfe  incurabile .    Lo  perliiafero  i  Medici  a  provare ,  fé  -— ---55_5 
la  mutazione  dell'  aria  gli  recalle  giovamento  ;  e  gli  propo-        Di 
fero  la  Lombardia .  A  tenore  del  loro  configlio  palsò  il  Rat-  Gio.  Maria 
facilino  a  Milano  :  ma  poco  tempo  vi  fopravvifle  ;  che  nello     ""^^^a* 
ftelTo  anno,  in  cui  v'era  ito,  cioè  nel  1544.,  correndo  egli 
il  uentefimoprimo  di  fua  età ,  ci  mancò  .   Soggetto  di  fqui- 
fita  invenzione ,  e  di  delicato  pennello  . 

Fu  il  Raffaellino  dagli  uomini  retti  molto  filmato ,  e_« 
onorato .  L' invidia  però  fece  contro  a  lui  le  fue  parti . 
Continuavano  i  Mecenati  a  proteggerlo  con  raccomandazioni, 
condonativi,  e  con  proccurargli  Avventori,  ed  emolumenti: 
ma  non  potevano  poi  di  lontano  frenar  le  lingue  maligne , 
de'  cui  fparlamenti  forfè  nemmen  aveano  notizia  .  Altra  forte 
avrebbe  egli  avuto ,  fé  in  Roma  fi  fofie  fermato  .  La  fola 
ombra  del  Cardinal  Sacchetti  avrebbe  fatto  far  ragione  alla 
virtù  di  sì  eccellente  Pittore  . 

Le  Opere  da  cofiui  qui  prodotte,  le  quali ,  mentre  vi- 
vea ,  gli  erano  anche  da  egregj  Profeilbri ,  per  ifcreditarlo, 
difprezzate  :  dappoiché  fu  morto,  falirono  in  fommo  pregio; 
ed  or  con  tutta  premura  fi  cercano  da  gran  Perfonaggi  per 
ornamento   delle  lor  gallerie . 


VITA 

In  queft'  Opera  vedefi  fraiichcBBa  di  difegno  :  forte ,  ed  infìeme  foave  cffett» 
di  chiarofcuro  :  novità ,  e  nobiltà  d'  invenzione  :  e  quanto  in  fomma  fi  pofT* 
defiderare  da  clii  lia  giufta  cognizion  di  Pittura  .  E  pure  allorachè  egli  colà 
dipingeva ,  gli  encomj ,  che  d&  certuni  ne  riportava  (  ficccme  ho  udito  rac- 
contare )  erano  .  //  poverino  non  ha  cattavo  talento  :  col  ten  fo  fi  faro,  Pittore 
da  qualche  cofa  '•  fi  vede  •,  che  fiudia  »  e  j'  if^egna  di  tirar/:  inrànzi  '  e  f  n~.ili  , 
Onde  v'  è;  opinione  ,  che  tali  fentimenti  afi'ai  più  della  n^-alatiìa  1'  aifiiggelTero; 
anzi  quefta  gli  cagionacelo ,  e  quindi  U  morte . 


304  VITE    DE*  PITT.,  SCULT., 

VITA 

DI  ANTONIO    TRAVI, 

DETTO    IL    SESTRI, 

Pitture . 

ANcHE  il  cafo  concorre  talvolta  a  formare  in  qualche 
Arte  nobili  ProfelTori  ,  che  in  addietro  né  pure  a\-ea- 
no  a  quella  penfato  .  Egli  fchcrza  a  guifa  della  for- 
tuna ;  e,  qualora  gli  piace  d' elFet  propizio,  g^ugnc 
a  operar  maraviglie ,  come  già  nel  produrre  la  naturaliiìima 
fpuma  alla  bocca  del  dipinto  cavallo  d'Apelle,  o  di  Nealce, 
eh'  ei  foiTe  (a) .  Scherzò  il  cafo  in  Antonio  Travi  con  fa- 
vorirlo :  gli  aprì  buona  occafione  :  gli  andò  a  feconda  dell' in- 
gegno :  e  lo  fece  divenir  valente  Pittore  .    Eccone  il  come . 

Bernardo  Strozzi ,  foprannomato  il  Cappuccino ,  la  cui 
vita  già  a  fuo  luogo  fcrivemmo ,  avea  meflitre  d'  un  gar- 
zone per  fervizio  di  cafa ,  e  maflime  per  lo  macinamento 
de'  colori  .  Già  da  niolto  tempo  il  cercava  ;  quando  ijnbat- 
tutofi  in  Antonio  Travi  [  detto  anche  il  Seflri ,  perchè  na- 
tivo di  Sellri  di  Ponente  ]  ,  fanciullo  d' infima  condizione  , 
e  quafi  mendico,  gli  parve  a  propofito  ;  e  chieflolo,  ed  ot- 
tenutolo ,  ritirollo  apprefTo  di  fc  .  Fra  il  Travi  dalla  mifc- 
ria  avvilito,  aflài  male  in  arnefe ,  e  di  più  fordaflro  .  Non 
aveva  avuto  iludio  ,  fuorché  de'  principi  di  leggere  ,  e  di 
formar  qualche  lettera .  Chi  per  tanto  avrebbe  mai  creduto , 
che  coflui ,  la  cui  mefchinità  ,  e  baflez/a  nemmen  gli  avreb- 
be permefTo  il  coraggio  d'  accolìarfi  alla  flanza  d'  un  trivial 
Pittore  ;  aveiTe  poi  dovuto  riufcir  Pittore  di  quell'  eccellen- 
za,  e  di  quel  grido  ,  clie  fu  ?  / 

Or  entrato  il  Travi  in  cadi  dello  Srozzi  per  fuo  garzo- 
ne, comin:iò  a  fervirlo  con  tanta  prontezza,  efattezza  ,  e_* 
fedeltà  ;  che  ben  toflo  fi  guadagnò  1'  affetto  di  lui  .  Attento 
il  garzone  a'  fuoi  doveri  fpoherava  la  danza ,  manteneva-, 
puliti  gli  arredi,  e  preparava  opportunamente  ciò  ,  che  facea 

d'  uopo 

(a)  Quel  graziofo  accidente  della  fpuma  al  naturale  prodotta  in  dipinto  cavalla 
dal  colpo  J'  un  a.' ventata  Ipui^iia  ,  Selio  En.piiico  1' attribuil'ce  ad  Apelle  : 
Plinio  il  veccliio  ,  a  Nealce  . 


Taavi  . 


ED    ARCHIT.    GENOVESI;  305 

d'  uopo  al  dipingere  ;  talché  lo  Strozzi  fempre  più  contento 
fé  ne  tro\'ava  . 

Ma  il  vivace  fpirito  del  Travi  non  fi  contenne  tra'  foli    - 
confini  de'  materiali  fervizj  .  S'  avanzò  più  oltre  .  Invogliatoli        5^ 
della  Pittura  ,  mentre  egli  operava  pel  fuo  Padrone ,    flava     Antonio 
ofTervando  le  maniere,  che  quelli  teneva  in  difegnare ,  in-. 
difporre ,  ed  in  colorire  .  Indi  nafcoftamente  nelle  ore  libere 
ponevafi  ad  imitarlo  ;  or  copiando  figure  ,  ed  or  facendo  bozze. 
Vide    lo  Strozzi    gì'  ingegnofi  lavorietti  del  buon  garzone  ; 
e  (lupi ,  come  un  idiota  ,  in  tenera  età  ,  fenza  alcuna  intlruzio- 
ne  ,  aveiTe  faputo  far  tanto  :  ne  gli  parve  doverfi    trafcurare 
un'  abilità  così  ben  inclinata  .    Sei  fece    adunque    difcepolo , 
e  fcortolo  con  ottimi  precetti ,  e  provvedutolo  di  llrumenti, 
di  difegni  ,  e  d' infigni  efemplari  l' introdulTe  nell'Arte. 

Cominciò  il  Travi  non  molto  dopo  a  dar  faggio  del  fuo 
buon  avanzamento  con  una  tavola  ftoriata ,  eh'  egli  ebbe 
commiflìone  di  dipingere  per  una  Chiefa  dedicata  a  Santa  Ca- 
terina in  Seflri  fua  patria  .  Rapprefentò  in  quella  tavola  le 
Spofalizie  di  detta  Santa .  L'  Opera  fu  ben  condotta  ;  e  il 
fuo  Autore  ne  riportò  dagl'  Intelligenti  approvazione,  e  lode,  (a) 

Mentre  s' attendevano  dal  novello  Artefice  più  maturi 
frutti  del  fuo  fludio  in  pitture  doriate  :  da  un  altro  genere 
di  pittura  ne  fu  dillratto  ,  Perciocché  efiendo  venuto  a  Ge- 
nova 1' anno  16^0.  Goffredo  Waals  Pittore  Fiammingo ,  efper- 
pertifTimo  in  dipingere  paefi  in  piccolo  con  edifizj ,  e  architet- 
ture di  diverfe  fogge  ,  e  vedute  ;  ed  avendo  quelli  un  giorno 
portati  alcuni  fuoi  lavori  allo  Strozzi ,  per  farglieli  ofièr- 
vare ,  ed  udirne  il  di  lui  parere  :  in  quell'  occafione  li  vide 
anche  il  Travi ,  il  quale  refiò  talmente  rapito  dalla  lor  bel- 
lezza ,  finezza  ,  ed  artificiofa  profpertiva  ,  che  ,  contratta  toflo 
amicizia  con  quel  chiariflìmo  Profefibre  ,  volle  godere  il  van- 
taggio di  efiergli  difcepolo ,  a  fine  d'  imparar  fotto  lui  quella 
maniera  di  dipingere  sì  graziofa ,  ed  amena  . 

Con  gì'  infegnamenti  del  nuovo  MaeUro  ,  e  con  gli  fludj, 
che  fece    in  campagna ,    olTervando  i  varj  afpetti    de'  paefi , 
e  le  varie  comparfe  degli  edifizj ,    de'  filari  d' alberi ,    e  di 
Tom.  I.  V  cofe 

(«)    Un'altra  tavola  di  queSo Pittore  vedefì  in  S.  Martino  di  Pegli,  Ella  efpri- 
me  Santa  Rofalìa  portata  dagli  Angioli  in  Cielo  . 


Amtomio 

'1  RAVI  . 


30^  VITE  DE'  PITT.,    SCULT., 

cofe  funili  in  lontananza  ;  divenne  in  tal  genere  eccellente, 
-    e  famofo  al  pari  del  Wals .    Anzi  queQa  dote  egli  ebbe  fu- 
^;^.  periorc  a  coltui  ;  che  dove  colini  non  del  tutto  felicemente 
Ut         riufciva  nell'  introdurre  entro  i  Tuoi  quadri  figure  :  egli  all'  op- 
posto ,  componendo  le  lue  pitture  di  paefi ,  e  di  profpetti  , 
abbcllivale    con  elegantiflìme  figurine    difpolle ,   e  colorite-. 
fuUo  iHle  Strozziano ,    che  molto  dilettavano ,    ed  invaghi- 
vano lo  fpettatore  . 

Io  non  laprei  noverare  le  tavole,  che  il  Travi  dipinfe, 
rapprefentative  di  deliziofi  paefi  ,  e  di  fuperbiflime  architet- 
ture con  quelle  giunte  di  figurine,  in  leggiadri  atteggiamenti 
ordinate  ad  accrefcer  1'  amtniià,  e  la  vaghezza  dell'Opere. 
So,  ch'egli  dovette  lavorarne  inoltinìme  per  eommifl;oni  di 
primarj  Cavalieri  di  quefla  ,  e  d'  altre  città  ;  e  gli  iurono 
altamente  lodate,  e  liberalmente  ricompenfafe  . 

Fu  quedo  Pittore  rifoluto ,  e  franco  ncll'  operare  ;  tal- 
ché in  poche  ore ,  anzi  talvolta  in  pochi  colpi ,  terminava 
un  quadro  ;  il  quale  avvegnaché  di  finimento  ,  e  di  accura- 
tezza mancalle  ;  abbondava  però  Tempre  d' intelligenza  ,  e  di 
maeClria  :  ciò  ,  che  parimente  può  dirfi  delle  (uè  figurine  . 
Erano  anche  quefle  con  pochi  traiti  di  pennello  formate:  ad  ogni 
modo  fi  riconofcevano  fempre  per  fatture  d'un  elpcrto  Profeflore. 
Egli  in  oltre  fu  un  puntualiflìmo  imitatore  della  natu- 
ra ;  nulla  mancando  a  quanto  nelle  lontananze  richiede  1'  oc- 
chio ,  SI  per  gli  fcorti ,  sì  per  la  giurta  diminuzion  degli  og- 
getti ,  e  de'  colori  :  e  tal  pratica  col  lungo ,  ed  aiTiduo  efer- 
cizio  s'  aveva  acquiiìata  ;  che  ballavagli  aver  una  fola  volta 
veduto  un  paefe  ,  o  una  fabbrica  ,  o  lunghi  filari  di  colon- 
ne ,  o  d'  alberi ,  o  di  fomiglianti  oggetti ,  per  ferbarne  ga- 
gliardamente imprefià  l' idea  ;  e  tali  cofe  non  più  prefenti 
così  efattamente  ritrarre ,  come  fc  tuttavia  le  teneffe  dinanzi 
agli  occhi  . 

Ma  la  troppo  divulgata  fama  di  lui  gli  recò  pregiudi- 
zio .  Tanto  è  vero ,  che  anche  le  cofe  buone  voglion  elTere 
moderate  .  Il  pregiudizio  gli  avvenne  fenza  fua  colpa  :  le_. 
pur  colpa  non  è  f  aver  gran  perizia  in  un'  Arte  .  In  fomma 
gli  avvenne  :  e  fu ,  che  la  fteifa  fama  gli  fece  arrivare  da^ 
molte  parti  comminìoni    d' indifpenlàbiJe    impegno  i   per  le 

quali 


ED  ARCHIT.   GENOVESI.  307 

quali  era  corretto  ad  occuparfi    di ,  e  notte    in  violenti  la- 
vori ,    elle  gli  ftemperarono    il  cervello  ,    e  gli  debilitarono 
la  coinplefTionc  .    Cosi  renduto  quafi  impotente  a  dipingere,   «_,.«« 
e  per  le  eccelTive  fatiche  invecchiato   innanzi  tempo ,    paisò         ][i^[ 
nella  fua  patria  a  procacciarfi  foUievo  .  Colà  sforzato  dal  gè-     -Antonio 
nio  non  fapea  rifolverfl    ad  abbandonare    affatto   i  pennelli .         '"^^'-^ 
Maneggiavali  tuttavia  ,  di  rado  però ,  e  fievolmente  . 

Alla  fine  prefo  da  profonda  malinconìa,  rinunziò  ad  ogni 
efercizio  di  pittura ,  e  ad  ogni  converfazione  d'  Amici  :  e  fi. 
diede  a  una  vita  ritirata  ,  e  fchiva  fin  de'  domellici ,  Se  ta- 
lora ufciva  di  cafa ,  cercava  le  flrade  più  lolitarie  ,  fempre_* 
mello ,  e  concentrato  in  fé  flefTo  .  Terminò  quefii  fuoi  af- 
fanni con  la  morte  portatagli  indi  a  poco  da  fopraggi untagli 
acuta  febbre,  l'anno   1668.  cinquantefimoquinto  di  iua  età. 

Fu  per  altro  Antonio  Travi  in  Iua  gioventù  d'  umore 
allegro,  e  giocofo  :  onde  volentieri  udivafi  difcorrere  ,  e  mot- 
teggiare .  Soltanto  fi  rendeva  fpiacevole  ,  quando  volea  far  del 
faccente ,  e  ingerirfi  in  difpute  di  cofe  letterarie,  od  anche 
Teologiche  ;  perocché  allora  dirpenfiva  gli  fpropofìti  in  buon 
dato  ;  né  di  leggieri  piegavafi  alle  altrui  ragioni  .  Ordinario 
vizio  degl'  ignoranti  . 

Fi  guadagnò  molto  con  la  pittura  ,  che  fu  il  Tuo  unico 
fludio ,  ed  in  che  mirabilmente  riufcì  ,  per  l' avventurato 
cafo  ,  di  cui  al  principio  feci  racconto  :  tuttavìa  poco  patri- 
monio laiciò  a'  fuoi  figli  (a)  ;  perché  non  tenea  conto  del 
denaro  ;  ma  fpendevalo  tutto  in  lautezze ,  ed  in  allegrìe . 


V  2  VITA 

{a')  X  fi<?ìf  del  Travi  furono  anch'  efTì  Pittori ,  e  dipinfero  fullo  fiile  paterno, 
benché  poco  felicemente  .  .Coftoro  hanno  lavorato  afTai  ;  Manteche  in  molta 
copia  fi  veggono  i  loro  quadri  nelle  cafe  di  Genova  .  I  meno  intelligenti 
prendono  sbaglio ,  attribuendo  al  Padre  le  Opeie  de'  figli  :  ma  quelle  del 
Padre    fon  d'altro  merito. 


3o8 


VITE    DEPITT.,   SCULT., 


VITA 

DI  GIO.  BENEDETTO   CASTIGLIONE 

Pittore ,  e  Intagliatore  in  rame .    (a) 


Inn^'f/yif  Jl,i//t  ,M . 


I^ùt-Z^ut  Iviiaua 


UN  Pittore  di  gran  maeflrU ,  degno  di  ftare  in  riga 
con  quanti  Pittori  genovefi  fcgnalati  nella  Protef- 
fione  fiorirono ,  fu  fenza  dubbio  Gio.  Benedetto 
Caftiglione ,  che  venne  alla  luce  del  Mondo  in  quella 
noflra  città  l'anno  \6\6.  Mirabil  fecondità  egli  ebbe  ncìl' in- 
ventare ,  puntuahffima  aggiuRatcZ/^a  nel  dirj.-;orre  ,  foave ,  e  pa- 
flof.i  manipobzion  de'  colori ,  e  delicatiflimo  maneggiar  di 
pennello  .  Laonde  i  iiioi  dipinti  meritamenie  fono  in  rara-, 
iluna  tenuti .  Neil'  età 

(  a  )  Nel  racconto  della  vita  del  CaftigHonc  fi  fonp  inferite  alciuie  cofc }  che  noQ 
eiaJK)  giuiite  a  iwtizia  del  Sopiani, 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  ?o^ 

Neir  età  Tua  fanciullefca ,  mentre  fludiava  lettere  uma^ 
ne ,  un  fegreto  genio  Un  d'  allora  il  tirava  alla  Pittura.^ . 
Dilettavafi  non  folo  d'  acquiftare ,  e  contemplare  figurine  di  __^_^ 
Santi  ,  ma  eziandìo  di  copiarne  ;  e  con  la  penna  fpeffo  dipin-  Di  do. 
Reva  or  animali,  or  alberi,  or  cafe  nelle  pagine  de' qua-  Beneietto 
derni ,  che  per  ufo  di  (cuoia  teneva  .  Tal  iuo  gemo  ,  notato 
dal  Genitore ,  motivo  fu  di  fecondarglielo  .  Confegnollo 
adunque  al  tamofo  Paggi ,  dal  quale  ricevè  Gio.  Benedetto 
le  prime  inflruzioni  per  la  Pittura  .  Mancato  il  Paggi,  pafsò 
il  giovanetto  Difcepolo  alla  fcuola  di  Gio.  Andrea  De  Ferrari; 
e  dopo  qualche  tempo ,  efTendo  venuto  in  Genova  l' inllgnc 
Vandik,  innamoratoli  del  valore  ,  e  della  finezza  di  sì  grand' 
uomo,  fotto  la  Tua  difciplina  fi  pofe  .  Che  fé  molto  acquillò 
dalle  inflruzioni  di  que'  due  primi  Maeflri  :  da  quelle  di 
queiV  ultimo  adottò  un  nuovo  gut1:o  di  dipingere  ;  e  con— 
l' innel^agione  delle  dianzi  apprefc  maniere,  quafi  con  mi-^ 
ftura  d'altri  foavi  fapori  condendolo,  fé  lo  fece  fuo  proprio. 
Non  fapeva  Gio.  Benedetto  faziarfi,  o  dar  qualche  paufa 
a' fuoi  lludj  .  I  modelli,  i  difegni  ,■  le  tavole  de' migliori 
Artefici ,  sì  antichi ,  che  moderni ,  erano  la  fìia  prediletta^ 
contemplazione  :  e  1*  imitarli ,  la  fua  fpeciale  delizia  .  Emulo 
puntualiflimo  della  natura ,  così  al  vivo  rapprefentavala  nel- 
le cofe  ,  eh'  ei  dipingeva  ;  che  non  già  immagini  del  vero , 
ma  il  vero  ftelTo  parevano  .  Tale  egli  era  ne'  faoi  primi  la- 
vori ;  dal  che  ben  potevafi  arguire ,  qual  farebbe  divenuto 
in  progrelFo  di  tempo  ... 

Ufo  egli  era  di  formar  figure  d'  uomini  ,  ed  anche  di  va- 
rie fpecie    sì  di  quadrupedi ,    che  di  volatili  ,   in  dritto ,  in 
proffilo,  e  in  diverfi  atteggiamenti  :  ficcome  di  fingere  albe-' 
ri ,  fiori ,  frutti ,  e  vedute  profpettiche  con  tutta  la  propor- 
zione dall'occhio  richiefla  .    Ma  il  fuo  più  gagliardo  genio' 
tira  vaio  a  far  pitture  fioriate,  talor  di  foggetti  facri  :  e  ,ta- 
lor  anche  di  rapprefentanze  di  mera  invenzione.    I  foggetti 
facri  più  fuoi  favoriti  erano:    Dio  Padre,  che  crea  gli  ani-' 
mali:  Noè,  che  entra  nell'Arca,  o  che  ne  efce  :   Abramo, 
che  lìa  per  facrificare  il  figlio  :  Giacobbe  ,  che  prefenta  }a_. 
gradita  vivanda  al  cieco  Genitore  Ifacco  :  Gesù,  che  difcac- 
€ia  i  venditori  3  e  i  compratori  dal  Tempio  :  e  fimili ,  prefi 
"  ■""     '  .     ',..■:■  J  .  ,      .V  .3        .  ...    .     da;Libii 


310  VITE    DE'PITT.,   SCULT., 

da'  Libri  Divini .    E  le  rapprefentanze  di  mera  invenzione^ 

erano  :  mercati  di  varj  animali  :  campagne  con  operai  :  ven- 

«  demmie  con  graziofi  fcherzi  di  contadini  infera,  e  in  giuo- 


Di  Gio.    clii  :    pallori  feduti  all'  ombra  ,    mentre  le  mandre  fi  ftanno 
Benedetto  pafcendo  :  delle  quali  galanterie  tanti  quadri  eeli  ha  qui  ri- 
empiuti  ;  che  un  grollo  volume  non  balrerebbe    a  darne  di 
ciafcuno  dilVmta  contezza .    (a) 

Sempre  più  vogliofo  di  perfezionarfi  il  noflro  CaQiglio- 
nc ,  ilimò  cofa  fopra  tutto  conducevole  al,  bramato  fuo  Hne , 
r  olTervare  le  fuperbe  pitture  fatte  in  altre  cittì  da'  rinomati 
Madori  italiani  con  tanta  fama  de'  loro  nomi  ,  Che  però 
ttasferilTi  a  Firenze  ;  dove  fu  dilVintamentc  accolto ,  e  tanto 
{limato  ;  eli'  ebbe  1'  onore  d'  cllere  richiello  del  proprio  ri- 
tratto da  collocarli  fra  gli  altri  de'  più  intigni  Furori ,  che 
in  quella  nobiliffima  gallerìa  fi  confervano:  il  che  con  tutta 
puntualità ,  e  finezza  d'  arte  efegu"ì  .  Dipoi  pel  Ducale  Pa- 
lazzo Pitti  fece  due  quadri  (  che  tuttora  vi  fi  veggono  ) , 
rapprefentanti  1'  uno ,  Circe  con  pennacchio  in  capo ,  una^ 
freccia  nella  deflra ,  un  vafo  nella  finillra  ,  e  varj  animali 
d' intorno  :  1'  altro  ,  un  paefe  con  armenti ,  parte  in  pafcolo  , 
parte  ,  che  fi  mungono  da'  pallori . 

Paiì.0  quindi  a  Roma ,  dove  parimente  s'  acquiUò  molto 
credito,  e  lafciò  degne  memorie  di  fé  in  alcuni  palazzi  di 
que'  principali  Signori  (b)  .  Da  Roma  portoiTi  a  Napoli ,  da 
Napoli  a  Bologna  {e) ,  e  fucceflivamente  ad  altre  città . 
In  ciafcuna  llette  godendo  la  viiìa  de'  più  artificiofi  dipinti  . 

Ma 

(  a  )  L'  Operetta  già  in  quefte  mie  note  citata ,  la  quale  pubblicai  1'  atuio  fcorr« 
fullc  coie  iufigni  di  Genova ,  dà  dipinto  ragguaglio  di  molte  delle  qui  accen- 
nare pitture  del  Cailialione ,  che  fi  confervano  ne' palazzi    di  detta  città. 

{è)  Fu  ilimatifTimo  in  Roma  il  dipingere  del  Calliglionc  da'  più  elperii  Pro- 
feflbri ,  cIk  colà  fiorivano ,  e  fp.  cialmente  dal  famofo  Maratta  ,  il  qualt^ 
lY  IVA  iòlo  difetto  lo  riprendeva  :  cioè  ,  eh'  ei  talora  dipingefle  con  ifcarfezza 
di  colore  :  e  pure  molto  foleva  adoperarne  . 

(f)  In  Bologna  preffo  a  principali  Signori  fi  confervajio ,  e  fi  hanno  in  gran-, 
pregio  parecchie  tavole  del  noftro  Calìiglionc  :  delle  quali  non  cieobo  tacerne 
tre^belliflime ,  pnflednre  dall' eiuditiffimo  Sig.  Marchefe  Filippo  Eicolani, 
rapprcfeiitanti ,  J'  una  un  pallore ,  die  conduce  al  pafcolo  alcune  pecore  con 
un  cane  cuftode  delle  medeCme  :  e  le  altre  due  ,  alcuiii  "putti ,  e  fatiretti ,  che 
ru7zan  fra  loro . 

Il  piefato  Marchefe  pofTicde  anche  una  fuperba  tavola  del  noftro  Cappuc- 
cino :  n^lla  quale  ftanno  cfprc/Ti  in  figure  al  naturale  l'afflitto,  e  giacente 
Giobbe ,  e  la  di  lui  moglie  in  atto  d' infulurlo ,  e  fchetJÙrlo  t 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  311 

Ma  niuna  tanto  il  trattenne ,  quanto  Venezia .  Quivi  ei  fece 
più  lungo  ftudio  Tulle  Opere  del  Tiziano ,   del    Tintoretto , 
e  di  Paolo  Veronefe  :  e  quivi  trovò  anche  Mecenati  ,  che_.  _ 
lo  limarono  ,  1'  efaltarono ,  e  varie  rilevanti  commiflìoni  gli      Di  Gio. 
diedero  .    Uno  fra  quelli  fu  il  Senator  Sagredo ,  che  fovente  (^j^f^^,^® 
fi  portava  a  vederlo  dipingere  .    Quefli  impegnollo    a  fargli  * 

molte  tavole  per  ornamento  del  proprio  palazzo  ;  le  quali  dal 
valente  Pittore  con  egregia  accuratezza  furon  condotte. 

Ma  il  credito  ,  eh'  egli  già  s'  aveva  acquillato  in  patria 
era  si  grande  ;  che  convenivagli  di  tempo  in  tempo  ritor- 
narvi ,  per  foddisfare  alle  inlTianze  de'  principali  Cittadini  ,  che 
il  richiamavano  ,  e  qui  volevano  impiegarlo  fotto  i  lor  oc- 
chi ,  e  giuda  le  diverfe  politure ,  e  luci  delle  lor  logge^ , 
flanze  ,  -e  gallerìe  . 

E  perchè  anche  faceva  naturalìffimi  i  ritratti ,  molti  eb- 
be occafione  di  farne  ,  e  di  Perfonaggi  riguardevoli  .  Io  tre 
foli,  come  tre  capi  d'opera,  per  non  diffondermi  di  fover- 
chio  ,  ne  noterò:  e  fono  :  quello  del  Sig.  Gio.  Battifla  Raggio: 
quello  dell'  Eminentlffimo  Lorenzo  di  lui  fratello  ,  che.  fi  con'? 
fervano  nel  loro  palazzo  :  e  quello  del  fu  Eccellenti Hìmo 
Marc'  Antonio  Rebuffo  :  ritratto  tanto  funile  all'  originale-», 
che  chi  tal  ritratto  vide ,  e  conobbe  quel  Senatore  ,  dice  : 
quefli  è  1'  Eccellentiffimo  Rebuftb ,  che  tuttavìa  qui  vive_.  ; 
e  gli  manca  fol  la  parola  . 

Moltiffinie  fono  le  private  pitture  del  Cafliglione  :  ma 
poche  quelle  ,  eh'  ei  fece  per  le  pubbliche  Chiefe  della  no- 
fl:ra  città  .  Non  tralafcerò  di  riferir  quefte  poche  ,  intenden- 
do ,  che  nella  bontà ,  e  fquifìtezza  equivagliano  al  copiofo 
numero  di  quelle  ,  che  abbiamo  di  nolìri  Artefici  anche^ 
eccellenti . 

Per  la  Chiefa  di  S.  Luca  lavorò  un  quadro  entrovi  la 
Natività  di  Gesù  .  Io  fon  di  parere ,  che  il  Cafliglione_j 
non  facefle  giammai  Opera  migliore  di  quella  .  Rifplende 
nel  volto  del  Santo  Bambino  un'  aria  d' ineffabil  maefiì  . 
Nel  divoto  atteggiamento  della  Vergine  ,  che  amorofamentc 
,  guarda ,  e  adora  il  fuo  Divin  Figlio  fpicca  la  piet'i  ,  e  la-, 
fede  :  ficcome  trafpira  certa  tenerezza  nel  vecchierello  Giu- 
feppe,  che  col  cenno  invita  i  fopravvegnenti  a  contemplare  il  fo- 
.'■"/  V  4  vrano . 


3IJ  VITE   DE'  PITT.,  SCULT.i 

TTano  Miflero .  Veggonfi  in  oltre  colà  ginocchioni  alcuni  paflori 
intorno  al  prefepe  co'  donativi  ;  ed  akuni  altri  in  atto  di  lo- 

.  nar  flauti ,  e  zampogna  .    E  finalmente  veggonfi  in  alto  fchie- 

Di  Gio.     re  d'  Angioli    aventi  una  grazia  tutta    di  Paradifo  :  ed  uno 

Bem£D£tto   d' efTì ,  che  con  turibile  alla  mano    incenfa  il  giacente  uma- 

sTiGLioNE .  j^^j.^  Dio.    Scelto  è  di  quella  tavola  il  difegno  :  armoniofc, 

e  ben  diftribuite  fono  le  tinte  :    veri  ,    e  vivamente  efprefiì 

gli  afietti  :  in  Ibmma  non  è  parte  in  efla ,  che  non  fia  lòr- 

prendente  ,  e  maravigliola  .    {a) 

Un  bel  quadro ,  e  d'  ampia  grandezza  veggiamo  anche 
di  lui  neir  Oratorio ,  che  rella  vicino  alla  (Jhiefa  Parroc- 
chiale di  Nofira  Signora  delle  Grazie,  dedicato  a  S.  Giaco- 
mo il  Maggiore  .  In  tal  quadro  ei  figurò  quello  Santo  Apo- 
fìolo  a  cavallo ,  che  giunto  nelle  Spagne  impetuofamente  ne 
fcaccia  i  Mori ,  i  quali  ha  figurato  parte  llefi  a  terra ,  e  parte 
in  atto  di  precipitofà  fuga  .  Qual  fia  queQa  tavola ,  e  quan- 
ta la  fua  bellezza  m'  è  difficile  lo  fpiegarlo  .  Ella  contiene 
mille  movenze  ,  e  mille  atteggiamenti  diverfi  ,  cosi  degli  at- 
terrati ,  come  de'  fuggitivi  :  ed  ogni  colà  ripartita  con  otti- 
ma diltribuzione  ;  onde  nello  ftelFo  dipinto  difordine  vi  li 
difccrne  un  ordine  di   tutto  artifizio.    (Z?) 

Due  altre  tavole  di  quello  grand'  uomo  mi  refiano  an- 
cora ad  efporre  :  1'  una  è  quella ,  che  fia  prcfib  i  PP.  Do- 
menicani di  Callello  ,  nella  quale  ha  effigiato  la  Glorniìffi- 
ma  Vergine ,  che ,  in  compagnia  delle  Sante  Maria  Madciale- 
Ha ,  e  Caterina ,  reca  in  terra  l' Immagine  di  S.  Domenico  : 
r  altra  è  quella ,  che  fi  conferva  entro  la  Chiefa  di  S.  Mar- 
tino ,  e  mofira  S.  Bernartlo  Abate  in  cikfi  avanti  del  Crocifilfo. 
Anche  quelle  fono  due  preziolè  tavole  :  ma  non  già  da  egua- 
gliarfi  alle  due  dianzi   mentovate. 

^      Tra  le  molte  doti  ,  che  pofTedeva   quello  infìgne  Arte- 
fice ,  una  molto  a  lui  familiare ,  ed  a'  Profellbri  in  fin  ad  ora 
da  noi  defcritti  poco  ufitata,  tu  quella   dello  incidere  egre- 
giamente 

(•4)  Manco  ma!c ,  che  Mr.  Cochift  ha  trovafO  molta  bontà  in  quefta  tavola_,. 
Tuttavia ,  per  non  deviare  dal  fuo  coftume  di  riprendere  le  cofe  buone  ; 
conchiude ,  eh'  ella  è  d'  un  colorito  troppo  rofleggiante  .  Difetto ,  la  cui  co- 
gnizione   è  fiata  riferbata  a  lui   folo  . 

(.i)  Al  prefente  quefta  tavola  ha  moho  patito;  e  le  fue  tinte  fi  fono  illangui- 
dite .  V  è  però  aiKpia  tanto  a"  intatto  ,  che  xeiuk  teftiinojiMnza  deli»  hi4 
rara  bellezza . 


ED    ARCHIT.   GENOVESI.  513 

giamente  in  rame  all'  acquaforte    fui    gu(^Q    di  Rembrandt . 
Egli  in  quello  genere  tanto  valfe  ;  che  forfè  in  ciò  mai  altri 
non  feppe   meglio  imitare  quell'  efperto  Fiammingo  .    Molte  . 
fono  le  (lampe  ,  tratte  da'  rami  del  noflro  Caftiglione  ,  e  do-     l,,  Gio. 
nate    al  pubblico    in  varj  tempi  ;    fra  le  quali   fiimatiffime_.  b^nelétto 
fono,    il  Diogene  colla  lanterna  in  traccia    di  quell'uomo,   •'^"'*'^®'^^* 
che  difficilmente  lì  trova  :  l' ingreffo  degli  animali  nell'  Arca 
di  Noè  :  il  S.  Giufeppe  dormiente ,  a  cui   1'  Angiolo  compa- 
rifce  :  la  fuga  dello  ItelTo  Santo  con  la  Vergine ,  e  il  Bam- 
bino in  Egitto  :  Circe  in  orrido  afpetto  ,    che  con  fiaccolìu. 
ricerca    nel  fepolcro  le  armi  dell'  evinto  Achille  :    il  Sileno 
al  fonte  :    il  Genio  del  medefimo  Cafliglione  :    il  Prefepio  , 
[  lavoro  tirato  in  carta  rara  ,  e  belliflìma]  :  la  Riflirrezione  di 
Lazzaro  ,  in  grande  ,  e  in  piccolo  :  alcune  naturai iffime  tefle  ; 
fra  le  quali  avvi  la  fua  :  il  ritratto  d'  Agoiìino  Mafcardi  ce- 
lebre letterato  Sarzanefe  :  e  varj  dilettevoli  foggetti  di  finte 
magìe ,  di  paefi ,  di  pallori ,  e  di  gregge  :  oltre  ad  altri  in-^ 
tagli ,  ne'  quali  rapprefèntò  diverfi  magnifici  edifizj  antichi  ^ 
in  parte  diroccati  ;  ficcome  flatue  ,  vafì ,  e  fepolcri ,  che  agli 
ftclti  edifizj   facean  ornamento  .    {a) 

Andò  finalmente  il  Cafliglione  a  Mantova ,  dove ,  rico-- 
nofciutafì  la  fua  perizia  ,  fu  prefentato  al  Duca  Carlo  I. ,  e  alla' 
di  lui  Conlorte  Ifabella  Chiara  d'  Aufiria ,  che  fi  mofirarono 
in  vero  due  fuoi  parzialiffimi  Mecenati  .  Quelli  Sovrani  tofio 
r  ammirerò  al  loro  fervizio ,  e  primieramente  lo  defiinarono 
a  dipingere  pe'  lor  palazzi ,  e  per  molti  luoghi  cofpicui  di  quel 
dominio.  Indi  ottenne,  oltre  .He  firaordinarie  rimunerazio- 
ni ,  un  annuo  afiegnamenro  di  copiofo  flipcndio ,  ed  una  fa-;- 
miliarità ,  e  protezione  difiinta. 

Pari- 

i")  In  alcuni  di  quefti  intagli  piacque  al  Cafliglione  di  adattarvi  de' bei  motfr 
latini  ,  de'  quali  ne  riporta  alcuni  Giovacchino  Studvart  nell'onorata  men?:io- 
ne ,  che  fa  di  lui  nell'  eruditiflima  fua  Opera  latina  delle  Vite  de'  Pittori . 
part.  II.  libr,  ii.    cap.  xxiii. 

Oltre  al  Sandravt  fcrivono  del  Caxliglione  con  fenfi  di  lode  il  Baldimicci ,  il  F/- 
iitien  Tom.  iii.  Entret.  vii.,  il  Le  Comte  Tom.  iii.  l'Autore  àtìMuleoFo- 
rentino  alla  pag.  141.  del  Tom.  iir.  (  che  ne  liporta  anche  il  ritratto  ,  dal  quale 
6' è  ricopiato  il  qui  antiporto)  :  e  l'  Autore  dcW  Jbn'ge  de  la  vie  des  plus 
fameux  Peintres  alla  pag.  337.  del  Tom.  11.  nell'edizione,  che  le  n' è  latta 
in  Parigi    1'  anno  1762. 

Molti  poi  fono  gli  eccellenti  Incifori  ,  che  hanno  intagliato  a  bulino  in  rame 
Opere  del  Caftiglione:  con, e  Af^r/ e/e  /'^/«e ,  Marce -,  Chatillon.  Corneilìe  Colli 
-ma>it  f  il  celebre  Anton  Moi-i»  Zanetti  Veneziano,  ed  alui. 


314  VITE  DE*  PITT.,   SCULT., 

Parimente  que' Cittadini  facevano  a  gara  nell'onorario, 

e  nel  prevalerli  di  lui  ad  abbellire  i  lor  gabinetti  ;  premian- 

I  dolo  pofcia  a  proporzion  della  ftima,  in  cui  lo  tenevano  ;  che 

Ui  G.o.     ben  col  Tuo  valore  ogni  giorno  più  fé  1'  accrefceva  .    Per  la 

C^Ti^uoNE   ^"'^^  ^°^^    riconorcendofi  il  Cafliglione    sì  obbligato    alle  fi- 

'  nezze  ,  e  all' affetto  de' Mantovani ,  dichiaroffi,  giufla  il  defi- 

derio  de'  medefuni ,  di  flabilire  la  fua  permanenza  in  quella 

città  ,  cotanto  a  lui  favorevole . 

Continuando  egli  adunque  ad  occuparfi  nelle  operazioni 
dell'arte,  molte  delle  Tue  pitture  fi  fparfero  per  altre  parti 
d'  Italia  ,  e  anche  fuor  d'  effa  ;  ove  femprcpiù  divulgavafi  la 
fama  dell'  egregio  flile ,  e  del  vivaciffimo  colorito  del  nollro 
Artefice  ,  che  per  la  fpecial  proprietà ,  e  vaghezza  di  quello 
era  comunemente  appellato  il  Grechetto .  Lo  fleffo  Duca— 
Carlo  concorle  eziandìo  a  farlo  conofcere  in  tutte  le  Corti 
de' Principi ,  inviando  a'medefimi  i  quadri  da  coflui  lavorati. 
Onde  non  dee  recarci  maraviglia ,  le  non  folamente  dalla_. 
noflra  Italia  ,  ma  anche  dalla  Francia  ,  dalla  Germania  ,  e 
dall'  Inghilterra  riceveva  fovente  commiffioni  di  rapprefentare 
in  pittura  fpiritofi  argomenti  di  florie ,  di  favole ,  e  di  ca- 
pricciofe  ritrovate  . 

Le  ricchezze  ,  e  gli  onori ,  che  in  gran  copia  godeva_. 
queflo  Pittore  per  mezzo  delle  (uè  virtuofe  fotiche  ,  fpelFo 
gli  fi  cambiavano  in  altrettanti  dolori  ;  perocché  col  crefcer 
degli  anni  crefcevano  anche  in  lui  gli  atroci  alTIilti  della  poda- 
gra ,  e  della  chiragra  ,  che  più  volte  lo  avean  ridotto  all'eflremo. 
Ma  poi  appena  palTato  aveva  l' imminente  pericolo  :  egli  fenza 
riguardo  ripigliava  1'  ufo  di  que'  vietatigli  cibi ,  co'  quali  Ib- 
leva  da  fano  trattarfi  . 

Un  COSI  dilbrdinato  modo  di  vivere  finalmente  nell'  an- 
no i<57o. ,  e  dell'età  Tua  cinquantaquattrefimo  ,  diede  rin- 
forzo infuperabile  al  malore ,  che  forprefogli  il  petto  ,  iii_ 
pochi  giorni  lo  trafie  a  fine  .  Al  di  lui  cadaN'ere  fu  data_. 
onorevolmente  fepoltura  nella  fuddetta  città  di  Mantova  : 
ove  è  indicibile  quanto  defiderio  ei  lafciaile  di  fé ,  per  le 
tante  prove  colà  date  di  iua  rara  virtù  . 

Fu  il  CalViglione  d'  umore  allegro  ,  converfevole  ,  e  affai 
faceto  nel  motteggiare  .   Trattofll  Tempre  fplendidamente  in- 
sieme 


ED  ARCHIT.   GENOVESI. 


315 


fieme  con  la  Tua  famiglia  ;  né  mai  fi  ritirò  dallo  Tpendere  : 
né  curò  punto  il  rifparmio  .  Quindi  dopo  fua  morte  poche 
foiUnze  rimafcro  a'  fucceflbri  .  :^^^=s 

Lafciò  quefto  iiobilUTimo  Pittore  due  valorofi  Difcepoli;  di  do. 
r  uno  fu  Salvatore  Tuo  fratello ,  che  in  Pittura  aflai  bcne_>  c^j^f^""^® 
riufci  :  r  altro  fu  FrancelLo  Tuo  figlio  .  Quelli  s'i  bene  imitò 
nella  Profeffione  Gio.  Benedetto  fuo  Padre  ;  che  dopo  la  morte 
di  lui  per  molti  altri  anni  reltò  nella  Corte  di  Maniova-. 
a  fervizio  di  quel  Duca  ,  il  quale  portato  avendo  un  cor- 
dialifllmo  affetto  ad  elfo  Padre ,  non  poteva  a  meno  di  non 
portare  lo  fteflb  affetto  a  chi  di  quello  era  immagine ,  ed  in- 
ficme  fpiritofo ,  ed  cfutto  imitatore . 


VITA 

(  «  >  QucKo  Francefco  Caftiglione  dipinre  anche  in  Genova  molte  tavole  ,  cito 
da  alcuni  mezzani  conofcitori  vengono  attribuite  al  di  lui  Padre .  Detta 
Fiancefco  morì  qui  afiii  vecchio   l'aiono  1716. 


3i<s 


VITE   DE'PITT.,   SCULT., 


VITA 

DI    PELLEGRO    PIOLA 

Pittore  . 


VIRTUOSISSIMO  Soggetto  fu  qutflo  ,  di  cui  ora  prendo 
a  difcorrere  :  ma  appunto  perchè  tu  tale ,  dovette 
fuccumbere  a  funella  difgra/ia .  Egli  ancor  giova- 
netto cominciava  a  dipingere  con  rara  finezza-- , 
«  mae[^ria  .  Gli  emuli  non  potean  iofterirlo  ,  veggendo  ,  che 
al  paragone  de'  lavori  di  lui  troppo  ne  fcomparivano  i  loro  : 
oncìe,  per  impedirne  i  temuti  discapiti,  a  tradimento  1' uc- 
cifero  .  Tanto  può  l'  invidia ,  che  non  riguarda  né  a  ragion, 
fiè  a  innocenza ,  purché  arrivi  all' intento  ,  Mi  to  da -capo»,; 
*  •  -'    •     - Pcllegriao 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  317 

L'anno  lóij.  nacque  in  Genova  Pellegrino  Piola,  detto 
comunemente  Pellegro ,  primogenito  di  Paolo  Battifta ,  che 
era  parente  di  confanguinità    co'  due    celebri    Pittori ,    Gio.  , 

Francefco ,  e  Gio.  Gregorio  Piola  ,  de'  quali  addietro  già  n, 
fcriffi .  Paolo  Battida  non  era  di  Profcfiìone  Pittore  :_  era_.  ^^^m^^^ 
però  di  Pittura  intelligentiflìmo ,  e  de'  buoni  quadri  aliai 
dilettavafi  .  Pellegro  ,  che  dal  Padre  ,  e  dagli  altri  dell'  agna- 
zione ereditato  avea  il  genio ,  e  1'  abilità  alla  Pittura ,  di- 
chiaroflì  di  voler  efler  Pittore  .  Ei  non  contava  piià  del  duo- 
decimo anno  di  Tua  età  ,  quando  fu  confegnato  a  Domenico 
Cappellino ,  fotto  il  quale  ftudiò  per  lo  fpazio  di  cinque  con 
acquilo  di  gran  perizia  :  ProfelTor  novello  ,  ma  da  ingelo- 
fire  i  più  confumati.  Inventava,  difegnava ,  coloriva  con_. 
fllìai  buon  guflo  ;  e  ogni  giorno  più  crefceva  nelle  finezze 
dell'  Arte  .  Già  era  Maeflro  in  quell'  età ,  in  cui  gli  altri 
cominciano  ad  effer  difcepoli  .  Guida  gli  era  il  fuo  bel  ta- 
lento ,  e  compagne  indivifibili  1'  oflervazione  ,  e  I'  aflidua-, 
fatica  .  Col  lùo  illuminato  difcernimento  conofceva  gli  ec- 
cellenti elemplari ,  e  quelli  avea  fempre  dinanzi  ;  ne  giam- 
mai dall'  imitazìon  loro  appartavafi ,  Quindi  fcppe  da'  più 
bei  quadri  coglierne  il  più  bel  fiore ,  e  trasferirlo  nelìe_. 
Operine ,  che  andava  per  fuo  efercizio  facendo ,  dirette  alla 
perfezione ,  alla  quale  afpirava  il  generofo  fuo  cuore  :  e  ben 
tra  per  ccnfeguirla  . 

Fra  gli  Autori ,  ch'egli  s' avea  propofli  per  norma,  uno 
era  il  Parmigianino ,  le  cui  maniere  tanto  fattamente  imi- 
tava ,  che  pareva  aveffe  di  quel  grand'  uomo  ereditata    la_. 
mano.  Ma  ecco  intanto  fcagliarfì  contro  al  noftro  buon  Pel- 
legro r  invidia  .  Alcuni  Pittori  ,  indotti  da  si  deforme  ,  e  ma- 
ligno moflro  ,  ufcìrono  apertamente  in  campo  a  fchernire^. , 
e  pungere    il  bravo  Giovane  .   Dicevano  :  cl^e  Ctnova  dovea 
rallegrarfì    di  pojjedere  anch'  ejfa  il  fuo  Parmigianino  :    che  di 
quejìo  novello    Parmigianino    tutta  la  gloria    conjìjìeva  in  ru- 
bare  dalle  Jìampe  ,  e  da'  difegni    dell'  antico  ,  e  appropriar/eli  : 
che  e   un  bel  comparire  a  forza  d' inganno  ,  vcflendofì  delle  ah 
trui  fpoglie  .    Con  si  fatti  motteggi  tentavano  di  trafiggerlo. 
e  fere  ditarlo  . 


3i8  VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 

Ma  Pcllcgro  ,  fcnza- punto  turbarli ,  rifpofideva  r'y^  effere 
imitatore  dello  flile  di  queW  iijì^ne  Maefho  ,  e  non  rubatore_^ 
_  delle  idee  ,  e  delle  compojtzioni  di  lui  :  che  ,  le  der i/toni  non  han- 

Di  ìjo  forza  di  difanim.ìre  un  vero  Jìudiofo  :  ''  che  ,  quanto  a  fi—. , 
FfLLECRo  'volentieri  ft  rimetteva  al  giudizio  degli  uomini  fpaffìonati  . 
E  con  tali  fenti menti  profeguiva  coflante  il  fuo  virtuofo  ope- 
rare ;  e  ogni  giorno  crefceva  nella  Qima  preilb  a'  principali 
Signori  , 

In  fatti  ,  benché  ancor  giovane  fofle  ,  ed  ufcito  di  poco 
dalla  linea  di  difcepolo  :  ciò  non  otl:anre  ebbe  molte  com- 
miirioni  di  compor  quadri ,  tutte  onorevoli ,  e  degne  . 

Varj  ritratti  ei  fece  dal  naturale ,  ne' quali  riufci  per  ec- 
cellenza ;  avendofi  egli  acquiflata  la  dote  non  folo  di  alTo- 
migliarli  in  tutto  alle  propoflegli  fifonomfe  :  ma  ancora  di 
abbellirli  con  certo  ingegnofo  artifizio  ,  che  accrefceva  loro 
kggiadrìa  ,  fenza  pregiudicare  alla  fmceritì  del  lavoro . 
Aveva  egli  un  ardente  defiderio  di  fare  il  ritratto  di  me  : 
e  io  lo  polTederei  di  Tua  mano ,  fé  non  foflì  flato  indugiatore. 
Ma  chi  avrebbe  mai  penfato ,  eh'  egli  aveffe  dovuto  si  toflo 
mancarci  ? 

Un  Cittadino  fuo  Amico  gli  die  incumbenza  di  riflo- 
rarglì  certa  Immagine  d'un  CvocififTo  ,  a' cui  piedi  flavano 
Santa  Barbara ,  ed  altri  Santi  .  Era  queflo  un  dipinto  afilli  bello, 
fatto  in  una  laftra  di  Lavagna  :  ma  ,  perche  tenevafi  efpollo 
all'  aria  ,  egli  avea  molto  fentito  1'  umidore  ;  onde  appena-. 
vi  fi  conofceva  qualche  ombra  di  pennellate .  La  Icrupolofli 
divozion  dell'Amico  era  giunta  a  fegno  d'intimare  a  Pelle- 
gro  ,  che  non  folo  non  varialFe  le  figure  antiche ,  ma  nep- 
pure i  dintorni  di  effe  .  E  Pellegro  anche  in  tali  flrettezze 
cavò  fuori  una  si  ben  ordinata  ravolina  ;  che  certamente 
meriterebbe  un  luogo  più  magnifico  di  quello  ,  in  cui  ora  fi 
trova  ;  mentre  ila  in  un  anguilifllmo  ,  e  quafi  folitario  vico- 
letto  ,  fituato  dietro  alla  cafa  de'  Signori  Semini  ,  poco  dittan- 
te dalla  Chiefli  di  S.  Maria  delle  Vigne  .    {a) 

Un  altro  Cittadino  gli  commife  cop'a  della  bella  tavola 
rapprefentante  1'  ultima  Cena  di  Crlfio  con  gli  A]  olloli  ,  di- 

p'nta 

{a)  Non  occorre  far  qui  precifa  defcrizionc  drl  luogo,  dov'  era  la  riferita  ravolina, 
jiè  tampoco  dei  fuo  valore  ;  peichè  a'  giorni  nolUi  ella  è  tiilatto  perduta . 


ED  ARCHIT.   GENOVESI.  31^ 

pinta  da  Luca  Cambiafo ,  e  locata  nel  refettorio  del  con- 
vento di  S.  Bartolomnieo  già  de'  Monaci  Bafiliani ,  ed  ora 
de'  PP.  Barnabiti  .  Egli  copiò  tanto  bene  un  tal  quadro , 
che  io  non  dubito  d'  affermare ,  che  ,  fé  aggiunger  fi  può  fh 
bellezza  all'  Opere  del  Cambiafo  ,  il  folo  Piola  è  llato  quegli,  Pillegro 
che  ve  1'  ha  aggiunta  .  Tanto  felice  riulci  la  fua  fattura ,  e  in 
alcune  parti  luperiore  a  quella  dello  flefTo  Cambialo . 

I  Confratelli  dell'  Oratorio  fegreto  della  Madonna  del 
Rofario ,  inlHtuito  nella  Chiefa  di  S.  Domenico  ,  l' impiega- 
rono in  dipingere  ad  olio  un  vcffillo ,  o  fia  gonfalone  da  por- 
tar nelle  proceffionì  .  Egli  efegui  1'  Opera  fovra  un  drappo 
di  taffettà  dommalchino  ;  e  v'  efprefle  da  ambe  le  parti  la 
Gloriofiffima  Vergine  col  Divin  Putto  in  grembo  in  atto  di 
prelèntare  il  Sacratiffimo  Rofario  ,  nell'  una  parte  a  S.  Do- 
menico ,  e  neir  altra  a  S.  Caterina  da  Siena .  La  trafparen- 
5^a  ,  e  la  macchia ,  che  ne'  dipinti  fopra  tal  feta  vien  pro- 
dotta dall'  olio ,  quando  il  Pittore  eicc  dal  contorno  della 
paite  ritta  ,  per  volere  dalla  parte  del  rovefcio  o  flender 
più  oltre  la  figura  ,  o  mutarla  ;  è  cofà  nota  a  chiunque  alcun 
poco  di  pittura  s'intende;  e  fenza  un  gran  poffelfo  dell'Arte, 
non  il  fchiva  nel  taffettà  cotal  difetto  .  Quindi  è ,  che  chi 
ha  da  dipingere  nella  parte  ritta  ,  e  infieme  nella  rovefcia 
in  materie  tralparenti ,  procede  con  rigorofa  mhura  ;  ficchè 
il  contorno  delle  figure  ,  e  di  tutto  il  complello  in  ambedue 
le  parti  il  combagi  a  iella  .  Il  Piola  per  lo  contrario  noiL-^ 
lì  riitrinfe  a  tal  lervitù  :  ma  condullè  1'  una  pittura  per  ifpazj 
diverfi  da  quelli  dell'  altra  ;  e  feppe  oltrepailare  i  limiti , 
e  variar  la  compofizione  lenza  che  ne  fuccedeife  né  incontro 
di  trafparenze ,  né  confufion  di  colori  .    (a) 

Di  poi  lavorò  Pellegro  due  tavole ,  l' una    efprimente_j 
la  miracolofa  converfione  di  S.  Paolo  ;  tavola  ,  che  fu  com- 
prata 

(  a  )  Paolo  Girolamo  Piola  celebre  Pittore ,  figlio  di  Domenico  fratello  di  queflo  - 
Pellegro,  del  qual  Paolo  parlerò  nel  fecondo  tomo,  avendo  avuto  occalìone 
di  riftorar  il  pretato  gonfalone  ,  che  s'  era  qualche  poco  fcolorito  ;  tanto  s' in- 
namorò di  quelle  pitture  ;  che  per  acquiftarlo  fece  loro  1'  offerta  di  cinquanta 
genovine  ,  e  d'  un  altro  gonfalone  nuovo  di  fua  mano .  Egli  avea  deitinato 
di  forare  in  fua  cafa  una  parete  divifiva  ,  ■  e  renderlo  vifibilc  da  ambe  le-, 
parti .  Ma  1'  efibizione  andò  a  vóto  ;  perchè  i  Confratelli  di  queir  Oratorio, 
mefli  in  avvertenza  della  fquifitesaa  di  quell'  Opera ,  rifiutarono  qualunque-» 
progetto . 


320  VITE  DE'PITT.,   SCULT., 

prata  a  gran  prezzo  ,  e  trafmeflii    in  Lipari  :    1'  altra  dimo- 

nrante  Lucrezia  ,    clie   cade  r\enata    innanzi  al  Genitore ,  e 

»  allo  Spofo ,  con  Giunio  Bruto ,  che  ne  giura  vendetta  ;  dove 

Di         fece  giuocare  con  viva  energia  i  più  gagliardi  affetti ,  che  in  s'i 

P/xLicf.o    orrida  fcena  concorrono  .    Quefla  tavola  veduta  da  un  Signor 

francefe  molto  diletrantefì  di  pittura,  per  fé  a  tuito  collo  la 

volle ,  ed  a  Parigi  portolTcla  . 

Per  il  Sig.  Paolo  Spinola  fece  un  quadro  bellifTìmo  d' in- 
venzione affitto  nuova,  ed  olrremodo  capricciofa  .  Dipinfe 
in  eflb  la  B.  Vergine  col  Bambino  in  grembo ,  e  S.  (ìiovan- 
nino ,  che  gli  prefcnta  ad  un  fianco  una  farfalla  per  inno- 
cente traflullo  ,  Intanto  il  Bambino  vedendola ,  fa  atto  di 
ritirarfì  ;  e  col  vìCo  d.ì  fegno  di  timore  di  quell'  animaletto. 
Sta  in  difparte  S.  Elifabetta  ,  che  ride  dello  fchcrzo  del  fi- 
glio ;  ficcome  pure  con  volto  ridente  mofirafi  la  Vergine , 
ma  con  aria  più  maertofa ,  e  più  grave  .  A. dir  vero  l'  idea, 
per  ragion  de'  Santi  Soggetti  ,  che  fan  la  fortan/a  di  quefto 
quadro ,  e  difadatta  ,  ed  impropria  :  tuttavia  fpicca  nel  la- 
voro tal  grazia  ,  e  delicatezza ,  e  ti  comparifce  si  fino  dife- 
gno ,  e  SÌ!  foave  colorito  ;  che ,  fé  foffe  flato  dal  Piola  rap- 
prefentato  fra  due  putti  paflorelli,  potrebbe  il  prefato  qua- 
dro andar  in  riga  con  quei  de'  più  iègna^lati  Pittori  della 
noilra  età .    (a) 

Venne  in  queflo  mentre  a  notizia  di  certi  Mcrcadantì 
milanefi  di  caHi  Facchinetti  il  valor  di  Pellegro  :  onde  bra- 
mofi  d'  avere  qualche  Opera  di  lui  ,  gli  chiefero  per  lette- 
re ,  che  una  floria  facra  lor  dipingeife  .  Lavorò  egli  toflo 
per  coftoro  una  tavola  rapprefentante  il  vecchio  Labano,  che 
parla  a  Giacobbe  :  e  Giacobbe,  che  con  dimoflrazione  di  con- 
tentezza r  afcolta  .    Quefla  tavola  è  di  iingolar  merito  si  per 

^  la  na- 

(«)    Il  qui  riferito  fuperbifTimo  quadro  è  al  prefente  nel  funruofo  palazzo  Bri- 

fnole  di  ftrada  Nuova.  I  di/cendcnti  di  cafa  Fida  fanno  eflere  itato  fatto  da 
ellegro  pel  fopraddetto  Sig.  Paolo  Spinola  .  Sanno  in  oltre  ,  che  quefto  Signore 
avendolo  un  giorno  moftrato  a  Marc'  Antonio  Francefchini  egregio  Pittor 
Bolognefe  ,  di  cui  abbiamo  in  Genova  Opere  fingolari  :  1'  ijiterrogò  di  qual 
Pittore  lo  giudicalTe.  Il  Francefchini,  dopo  averlo  ben  efaminato,  l'attribuì 
ad  Andrea  del  Sarto,  Lo  Spinola,  che  1' avca  fatto  dipingere,  gli  notitcò 
l'Autore,  e  dell'Autore  la  funefta  tragedia.  Alche  quel  valentuomo  rifpcfe 
non  fenza  lacrime  qiieile  precife  parole.  Sig.  Ctiva/iere  ,  quanto  pagherei  ^ 
che  y,  S,  ni'  avejje  palcjato  i'  Autore  di  qucjìa  mbilijjana  pittura  ,  e  non  m'  avejje 
Joggiuiitv  il  compajjionevol  fint  di  lui. 


ED    ARCHIT.    GENOVESI.  321 

la  naturalezza  delle  figure ,  si  pel  capriccio  delle  vedimenta, 

e  SI  pel  giubbilo  ,    eh'  egli    efprelTe    ne'  volti  de'  circoftaiiti  . 

AI  che  fa  anche  dilettevole  accompagnamento  un  fanciullo ,  ,,,——, 

che  fuona  ad  un  tratto  due  pifferi  con  atteggiamento  molto        di 

graziofo .  PiLLECRo 

Tale,  e  tanto  fu  l' applaufo ,  che  in  Milano  incontrò 
la  prefata  tavola  ;  che  ben  preflo  fi  defiderò  d' averne  colà 
1'  Autore  .  Vi  fu  invitato  :  e  gli  vennero  anche  fatte  larghe 
offerte ,  perchè  colà  s'  ammoglialTe .  Contrafiò  alcun  tempo 
feco  m-edefìmo  ,  fé  abbandonar  dovefle  la  patria  .  Ma  final- 
mente qui  volle  fermarfi  fulla  confiderazione ,  che  cadenti 
erano  i  fuoi  Genitori  ;  ed  egli  avrebbe  loro  accelerata  coa_ 
la  fua  partenza,  pel  difguflo ,  o  peldifagio,  la  morte. 

Depoflo  adunque  il  penfiero  di  pafTare  a  Milano ,  pro- 
feguì  a  lavorare  in  patria  .  Qui  compofe  1'  ultima ,  e  la  più 
inìigne  Opera  de'  fuoi  pennelli  ;  che  fu  l' Immagine  della 
Vergine  tenente  Jn  grembo  il  Tuo  Divin  Figlio,  a' cui  piedi 
fl:a  in  atto  d'  ofiervazione  S.  Giovannino  :  e  in  difpartc  v'  è 
S.  Eligio  Vefcovo  ,  eh'  egli  dovette  introdurvi ,  per  foddiofarc 
al  genio  de'  Confoli  degli  Orefici ,  che  una  tal  Opera  gli 
aveano  commefTa  .  Poiché  ella  fu  compiuta  ,  fi  deftinò  a  flarc 
perpetuamente  efpofla  a  capo  della  principale  contrada ,  che 
da'  medefimi  Orefici  ha  prefo  il  nome  .  Quivi  aff.fla ,  e  di 
bei  fregi  intorniata  tralTe  gli  occhi  de'  Cittadini  .  Piacque-. 
a  tutti ,  e  fpecialmente  a  me ,  che  fcortala  d'  una  maniera 
nuova  ,  e  rariffima  ,  1'  efortai  a  non  più  mutarla  [  perciocché 
infino  allora  avea  divagato  per  molte] ,  ma  a  quella  fola  at- 
tenerfi  .  Al  che  egli  forridendo  rifpofcmi ,  di  non  avere  per 
anche  potuto  efeguire  ,  e  mettere  in  comparfa  il  bello  delle 
cofe ,  che  per  la  fantasia  gli  pafTavano  :  avere  però  fperanza 
d'  un  giorno  arrivarvi  ;  fé  lunga  vita  gli  venifle  da  Dio  con- 
ceduta .    (a) 

Ma  Dio  permife  altrimenti .    Adoriamone  le  imperfcru- 
tabili  difpofizioni .  Fu  troncato  il  filo  alla  bella  fperanza  del 
Tom.  I.  X  virtuofo 

(«)  Ciò,  che  concorfe  a  rendere  infignc  nella  pitrura  il  noftro  Piola  fu  anche 
quel  fuo  variar  cosi  fpeflb ,  e  fempre  in  meglio  le  idee.  In  fatti  quella 
liferita  fua  tavola  fenre  del  gufto  Caraccefco,  ed  è  tuttavìa  oggetto  d'am- 
mirazione non  meno  a'  Pittori  foreftieri ,  che  a'  noflri  ,  a'  quali  iembia_ 
colà  ittaiia ,  ch'ella  fia  fattura  d'  un  Giovanetto. 


321  VITE    DE"  PITT.,  SCULT., 

vìrtuofo  innocente  Giovane ,  per  via  d'  efecranda  fcelleratezza. 

Il  fatto  pafsò  in  quella  guifa  .  Il  giorno  25.  di  novembre  dell'an- 

_».^__  no   K540.  ;    nel  qual  giorno    per  l'appunto    era  Hata  affiliò-. 

d1        nella  prefata  contrada    degli  Orefici  la  già  defcritta  nobilif- 

PetLEGRo    ii  na  tavola ,  fé  ne  ritornò  prima  della  fera  a  cafa ,    e  vi  il 

*''^'''^'     trattenne  fino  alle  due  ore  della  notte. 

In  quello  tempo  vennero  fotto  la  di  lui  fineflra  ad  in- 
vitarlo a  fpalTo  alcuni  Giovani  Tuoi  conof.  enti .  Il  Padre^ , 
la  Madre ,  e  la  Moglie,  che  da  pochi  mefi  avea  prefo,  forfè 
prefaghi  dell'  imminente  difavventura  ,  a  grande  inflanza  il 
pregarono,  che  in  quell' ora  importuna  fi  rimanefle  in  cafa  . 
Ma  egli  era  tanto  invogliato  della  compagnia  ;  che  a  forza 
di  tenere  efpreflìoni  indulFe  i  fuoi  a  cedere ,  e  lafciarlo  ufcire. 
Ufci  per  tanto  con  que'  Giovani ,  che  dopo  breve  giro  per- 
venuti nella  lunga  piazza  di  Slr/ano  ,  cominciarono  a  bello 
lludio  ad  altercare  tra  loro ,  e  a  ingiuriarfi  con  infulti ,  e  mi- 
nacce :  indi  vennero  alle  coltella  ;  e  chi  aflaliva  ,  chi  urtava, 
chi  fi  dava  alla  fuga  .  In  quella  confufione ,  e  mifchia  fug- 
giva anche  il  nofiro  Pellegro  ,  clie  niun  motivo  avea  dato 
alla  riilìi  ;  quando  da  un  di  coloro  fu  raggiunto  ,  e  ferito 
con  un  grave  colpo  di  Hocco  nel  mezzo  della  perfona  :  e  il 
fellone  iicario  in  tale  flato  lafciollo  ,  dicendogli:  Pellegro  mio, 
perdonami ,   eh'  io  non  t'  avea    conojciuto  . 

Portato  a  cafa  il  tradito  Giovane ,  e  vifiratagli  da'  Chi- 
rurghi la  piaga,  fu  dichiarvita  mortale.  Onde  tollo  il  mu- 
nirono de'  SS.  Sacramenti  .  Dopo  ciò  poche  ore  più  vilTeL^  : 
perocché  nel  giorno  lialTeguente  trapafsò  :  generalmente  com- 
pianto per  la  fua  beli'  indole ,  pel  fuo  raro  ingegno ,  per  le 
mfigni  Opere  ,  che  avea  fatte ,  per  le  maggiori ,  che  pro- 
inetteva  ,  ed  in  fine  per  1'  età  di  foli  ventitré  anni ,  eh'  egli 
allora  correva  . 

Ninno  vi  fu  ,  che  non  tenelTe  per  fermo  effer  venuto 
quel  colpo  da  uomini  invidiofi  della  virtù,  e  degli  avanza- 
menti di  cosi  efperto  Pittore  :  e,  come  in  limili  cafi  avvenir 
fuole.  v'era  chi  per  mezzo  di  forti  congetture  nominata- 
mente attribuiva  a  certuni  il  delitto  .  Io  non  ardifco  a  tac- 
ciare alcuno.  Facil  cofa  è  1' inganna rfi.  Si  fa  però,  che_. 
r  infame  iìcario  giunfe  a  notizia  de'  Parenti  dell'  uccifo  :  ma 

eglino 


ED    ARCHIT.   GENOVESI 


,S25 


eglino  feppero  ufare    una  s*i  eroica ,    e   veramente   Criftiana,' 
moderazione  ,  che  mai  dalla  lor  bocca  non  fé  ne  udì  né  la- 
mento ,  nò  accufa  .    Sol  tanto  dopo  qualche  ten  pò  ebbero  a , 
dire,  che  r  efecutore  di  quella  Icelleraggine  già  n' avea  pa-' 
gato  il  fio. 

Fu  al  cadavere  dì  Pellegro  data  onorevole  fepoltura  nella 
Chiefa  Parrocchiale  di  S.  Andrea  ,  ove  gli  Antenati  di  lui 
fin  dall'anno  1585.  s' aveano  eretto  un  fèpolcro  . 

Lafciò  quello  Pittore  dopo  di  fé  tre  fratelli ,  ed  una  fò- 
rella  .  Il  primo  di  quelli,  che  appellcflì  Girolamo,  fu  Prete, 
e  alla  Pittura  non  attefe  .  V'attende  bensì  il  fecondo  per  no- 
me Domenico ,  che  è  divenuto  quel  valente  Pittore ,  di  cui 
con  fomma  lode  parla  Genova,  anzi  tutta  Italia  {a).  V'at- 
tende pure  il  terzo ,  che  fi  chiama  Gio.  Andrea ,  ed  anch' 
egli  con  ottima  riufcita . 

Ecco  come  perdemmo  un  de'  più  eccellenti  Pittori ,  che 
aveiTimo  ;  la  cui  memoria  ci  è  dolorofa ,  qualora  olTerviamo 
le  nobilifTime  Pitture  di  lui  ;  mafìime  fulla  confiderazione  di 
quel  più ,  che  avrebbe  operato  ,  fé  V  invidia  ncn  lo  avelie 
uccifo.  Tuttavìa  adonta  di  cortei  faranno  irrmortali,  e  man- 
terran  fempre  viva  la  gloria  del  loro  Autore.    (^) 


Di 

PillEGB» 
tlCLA* 


X  2  VITA 

1 

(  «  )  Di  Domenico  Piola  ,  e  di  Gio.  Andrea  fuo  frarello  fi  parlerà  nel  feconda 
tomo  di  quefte  Vite. 

(  ^  )  Il  prefente  racconto  della  morte  di  Pellegro  Piola  s'  è  qui  efpofto  con  al- 
cime  circotìanze  diverfe  da  quelle,  che  adduce  il  Soprani  ;  e  ciò  a  motivo 
di  maggior  verità  ;  mentre  ancor  vive  perlhna  ,  che  centinaia  di  volte  udillo 
dalla  bocca  d'  Angiola  Piola ,  forella  di  eflb  Pellegro ,  la  quale  d'  età  affai 
grande   mori  nel  principio   del  corrente  fecole. 


5H 


VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 


VITA 

DI  FRANCESCO   MERANO, 

DETTO   IL    PAGGIO, 

Pittore  . 


■J;. 


chiu^./: 


FRA  gli  addietro  menzionati  Difcepoli  di  Domenico 
Fiafella  molto  fi  diliinfe  Francefco  Merano,  di  cui 
ora,  giurta  la  ferie  degli  anni,  debbo  parlare.  Spia- 
cerni ,  che  la  breve  fua  vita  ,  e  per  confeguenza  il 
poco  numero  delle  fue  tavole ,  mi  facciano  fcarfeggiar  di  ma- 
leria  ,  con  chi  per  altro  è  degno  di  molta  lode .  Tuttavia 
le  poche  cofe,  ch'io  qui  di  lui  noterò,  ùran  conofcere  quan- 
to inllgne  egli  fofTe ,  e  quanto  più  infigne  farebbe  flato  ,  fc 
la  jnorte  non  avelie  avuto  tanta  fretta  di  rapircelo  . 

Da  Genitori 


ED    ARCHIT.   GENOVESI.  325 

Da  Genitori  di  condizione  fervile  ebbe  Francefco  in  Ge- 
nova il  fuo  natale  1'  anno  i<5ip.  Egli ,  eflendo  ancora  fanciullo, 
perdette  il  Padre.    Quindi  la  Madre,  non  trovandofi  inpo(-  .__,^ 
fibilità  d'alimentarlo,  il  deffinò  al  meiViere  paterno.  Fu  egli        Ti 
dunque  prefentato ,  ed  ammefTo  per  paggino  in  cafa  Pavefe  :    F' a^c^c» 
onde  poi  tutti,  quantunque  egli  non  laceflè  più  tale  uffizio,       '"^''^'^• 
pur  nondimeno  1'  appellavano  il  paggio  :    foprannome ,    che 
fempre  reQolli , 

Ma  il  buon  Giovanetto  era  dotato  d'  uno  fpirito  più  ge- 
nerofo  della  fua  nafcita  .  Inclinava  alla  pratica  di  qualche 
Arte:  liberale  però  la  voleva,  e  non  già  fervile..  Il  fuo  ge- 
nio era  rivolto  verfo  della  Pittura  ,  di  modo  che  fovente , 
per  attendere  a  difegnare  di  fuo  capriccio  ,  e  a  dipinger  figure  • 
umane ,  alberi ,  e  fiori ,  o  per  fermarfi  a  contemplar  qua- 
dri ,  o  flampe ,  fé  fi  folle  imbattuto  a  vederne  ;  trafcurava 
il  fervizio  del  Padrone  .  Il  Padrone ,  perfona  molto  aflenna- 
ta ,  e  difcreta ,  avvedutofi  ,  che  Francefco  avea  tutta  la  buo- 
na difpofizlone  ad  elPer  Pittore ,  fi  IHmò  in  obbligo  di  alfe- 
condargliela  .  Efentollo  per  tanto  dal  far  figura  di  fervo  ; 
e,  continuandogli  il  primiero  fuffidio ,  lo  pofe  fotto  il  Sarza- 
na  ad  imparar  la  Pittura  .  E'  indicibile  quanto  in  poco  tem- 
po s'  avanzaflè  nell'  Arte  il  noQro  Francefco  .  Diligente  ofler- 
vator  delle  regole ,  puntuale  imitator  degli  efempj ,  pronto 
nel  difegnare ,  naturale  nel  colorire  ,  già  compariva  Maefìro 
ne' primi  figgi  del  fuo  dilcepolato.  Andavano  in  giro  alcune 
tavoline  da  lui  dipinte  con  buona  idea  ,  e  diflrìbuzione  :  ciò, 
che  lo  rendeva  molto  ftimato  ,  e  invogliava  i  Cittadini  a  dar- 
gli commilTioni   di  pitture. 

Per  poter  lavorare  con  fua  libertà  ,  prefe  congedo  dal 
Sarzana ,  e  apri  fl:anza  da  fé  ;  dove  benché  non  iQefle  giam- 
mai oziofo  :  tuttavia  troppo  fcarfo  gli  era  il  tempo,  rifpetto 
alla  folla  delle  faccende ,  che  lo  premevano  :  ordinario  ef- 
fetto della  fama  d'  un  egregio  Artefice  .  Sempre  più  gli  cre- 
fcevano  le  fatiche,  e  al  pari  di  quefte  gli  crefcevano  ancora 
e  gli  emolumenti ,  e  le  lodi .  Ma  per  quanto  fi  fentiffe  efal- 
tare  ;  egli  non  infuperbiva ,  né  punto  llava  in  contegno  . 
OfTequiofo ,  e  riverente  verfo  di  tutti ,  non  diede  mai  fegno, 
ne  di  compiacerfi  de' proprj  lavori,  né  di  difprezzare  gli  al- 

X  5  trui . 


Mé.<ìano. 


32»  VITE    DFPITT.,  SGULT., 

trai  .  Anzi  a  quei  ,  .che  venivano  nella  Tua  ftanza  dava  li- 
bera fdcolti  di  criticarlo;  affermando  loro,  che,  Te  gli  avef- 
^^_«  fero  palefati  gli  errori ,  a  cui  pur  troppo  li  conofceva  fog- 
"dI  getto  :  egli  non  già  per  male ,  ma  bensì  per  fomjna  grazia 
FRANCESCO  1'  avrebbe  avuto  .  Di  queft'  umil  concetto  ,  eh'  egli  avea  di 
fé  Ile  db  ,  può  farne  fede  un  accidente,  che  con  lui  m'av- 
venne .  Io  pofledeva  una  bella  tavola  da  eflb  dipinta ,  nella 
quale  era  effigiata  la  Pace  in  atto  di  fugar  Marte  .  Quella  ta- 
vola un  giorno  mi  fi  macchiò  .  Onde  gliela  rimandai  ,  affinchè 
me  la  rellauralfe  .  Collui  al  vederfela  comparire  a  cafà  [  non 
emendo  per  anche  lìato  informato  del  motivo] ,  li  diede  a  cre- 
dere, che  io  gliel'  avcffi  rijnandata  ,  perchè  la  rifiurairi ,  cojnc 
Opera  difcttofa  :  e  già  fenza  turbarli ,  o  dir  parola  in  pro- 
pria difefa ,  difponevafi  a  rellituirne  il  denaro ,  che  in  mer- 
cede n'  avea  ricevuto  . 

Quantunque  molte  fìano  le  tavole ,  che  qucflo  Pittore 
dipinfe  :  ad  ogni  modo  una  fola ,  eh'  io  Ihppia ,  in  pubblico 
efpolla  il  vede .  Quella  è  quella ,  che  Ila  locata  lopni— 
dell'  interior  porta  della  Chiefa  di  S.  Anna  de'  PP.  Carjne- 
litani  Scalzi,  entrovi  la  rapprefenrazione  del  Martirio  d'alcuni 
Religioll  di  quell'Ordine.  E  ben  altre  per  ornamento  delle 
nollre  Chiefe  ne  vedremmo  ,  fé  il  Merano  avelie  avuto  piìi  lun- 
ga la  vita  .  Ma  nel  maggior  vigore  della  fua  età ,  e  del  fuo 
virtuofo  operare  ijnportuna  morte  cel  tolfe ,  inlleme  co'  fuoi 
per  anche  teneri  bambini  nella  fiera  pellilenza  dell'  anno  KJ57., 
della  quale  tante  volte  con  mio  eicremo  dolore  ho  dovuto 
in  quelle  carte  lare  menzione  .    (a) 

Ebbe  il  Merano  in  ifpofà  una  nipote  di  Gio.  Andrea-, 
De'  Ferrari:  donna  faggia,  ed  accorta,  a  cui  portava  fvifce- 
ratilTimo  affetto  ,  e  dal  cui  configlio,  come  da  oracolo,  dipen- 
deva .  Egli  aveva  infegnata  la  Proieffione  ad  un  Giovanetto , 
nomato  Tonimafo  Clerici ,  il  quale  della  llella  malattia  ,  che 
il  Macllro  poco  dopo  lui  ci  mancò  nell'  anno  venteluno  primo 
dell'  età  fua  .  Quali  progrefli  egli  avrebbe  fatto  nella  Pittura, 
fé  cos'i  prello  non  1'  avellimo  perduto ,  lo  dimoflrano  le  quat- 
tro 

(aj    II  Merano  è  flato  un  eccellente  Difegnatore  del  Nudo,    Molti  de*  fuoi  dife- 
gni,  che  in  tal  geneie  io  pofTeggo,  abbait&iiza  il  diraoiirano. 


ED   ARCHIT.    GENOVESI. 


327 


Di 


tro  tavole ,  che  flanno  efpofte ,  due  nella  Chiefa  della  Nun- 
ziata del  Guaftato  :    e  due    nella  fagrelKa    di    efià  Chiefa^ . 
Neil' una  delle  due  prime  fon  figurati  i  tre  Santi  Arcangeli, 
Michele  ,  Gabriello  ,   e  Raffaello  :    nell'  altra    vedefi  la  San-        „. 
tidìma  Vergine    coli'  Immagine    di  S.  Domenico    recata  dal    Ff  ancisco 
Cielo.    Nell'una  delle  due  feconde  ila  defcritto  il  Martirio    ^'"'*^°* 
di  alcuni  Religiofi  Francefcani  :  e  nell'  altra  è  rapprefentata 
una  fchiera  di  Religiofi  di  quello  iìetTo  Ordine,  i  quali  fe- 
guono  Gesù ,  che  con  la  Croce  in  fulle  fpalle  s'  incammina 
al  Calvario .    (a) 

Niun  crederebbe,  che  l'Autore  di  quelle  bell'Opere 
in  cui  fpicca  gran  fenno ,  e  perizia  ,  foffe  ftato  un  Soggetto 
d'  età  cosi  giovanile  . 


« 


X  4  VITA 

(  fl  )  L' uItLma  -cfcne.  riferite  tavole  prefeiitemente  t  locata  in  wna  parete  del  chio- 
ftio  di  que' PP.  Minori  OfferTariii. 


3i8  VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 

VITA 

DI  CLEMENTE  BOCCIARDO 

Pittare  . 


l 


UN  Pittore  di  molto  merito  abbiamo  avuto  in  Cle- 
mente Bocciardo  ,  detto  in  Tofcana  il  Clcmentonc  , 
il  quale  con  la  lùa  Iquifita  maniera  d' inventare^ , 
e  vivezza  di  colorire  emulò  la  gloria  dello  Strozzi 
già  fuD  Maelìro ,  e  felicemente  la  raggiunfe  .    (a) 

Ufci 

(<?)  AvenioGÌ  il  noftro  S9prani  lafciata'  Wrevifllma  memoria  del  Bocciardo;  di 
modo  che  neppure  ci  lia  indicato  in  qualanno  quellt  nafceflc  ,  ed  in  quale  ve- 
nifTc  a  mancarci  :  perciò  col  loccorfo  di  altre  notizie  arute  di  lui ,  e  rìiftinta- 
meiite  di  quelle,  che  fi  leggono  nell*  Autore  del  Mulco  Fiorentino,  fé  n'  e 
compilato  il  prefente  racconto ,  che  è  alquanto  più  Itelo  del  primiero . 
Ha  il  Bocciarci  ncil' infigne  galleria  di  Firenze  il  proprio  ritiatto  T  dal  quale 
abbiam  ricavato  il  qiii  antipolio):  e  ciò  balia  ad  autenticare  1' alta  itima , 
u\  CUI  era  prciTo  i  Tofcani . 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  /  329 

Ufci  Clemente  alla  luce  di  quefta  vita  l'anno  1620. 
Genova,  che  gli  fu  patria,  gli  fu  anche  allevatrice.  Egli  qui 
nel  cofturae ,   nelle  lettere  ,    indi    ne'  principi  della  Pittura-.  . 

avanzoffi  .    Paflata  in  tali  (ludj  la  fanciullezza ,    ebbe  a  fre-        Di 
quentare  la  virtuofa  compagnia   del  celebre  Cafliglione ,   col   CLLMErjTE 
quale  imprefe    il  viaggio   di  Roma,  a  puro  fine  di  meglio     °'^'^^^^^°°' 
avvantaggiarli  nella  Profeffione ,  praticando  cogl'  infigni  Pit- 
tori ,  e  oìTervando ,  e  imitando  gì'  eccellenti  efemplari ,  di  che 
tanto  abbonda  quella  gran  Metropoli  .    La    feria  applicazio- 
ne ,  eh'  egli  vi  fece ,  gli  porfe  di  gran  lumi  per  la  perfezion 
del  difegno ,  e  per  1'  efecuzion  delle  idee  :  1  avviò  a  teilere 
una  giudiziofa  unione  del  più  fino ,  e  delicato  ftile  moderno 
col  più  grave ,  e  robufto  antico  :  onde  dopo  alcuni  anni  ritor- 
nato in  patria  ,  dipinfe  varj  quadri  di  llorie  ,  e  di  capricci  con 
SI  bella  invenzione ,  e  condotta ,  che  ben  diede  a  conofcere, 
quanto  nella  Tua  alFenza    acquiflato  avefTe  . 

Divulgatafi  la  fama  del  merito  di  lui ,  fu  tantoflo  im- 
piegato a  dipingere  (opra  una  gran  tela  1'  ultima  Cena  di 
Critto  con  gli  Apolloli  :  pittura ,  che  ebbe  luogo  nella  prin- 
cipal  facciata  dell'  Oratorio  di  S.  Germano  (ai.  La  bellez- 
za di  queif  Opera  ne  chiamò  delle  altre  :  fra  le  quali  afiài 
pregevole  è  la  tavola  rapprefentativa  di  Grillo  venante  iàn- 
gue  dal  Coftito  in  mezzo  a  numerodi  fchiera  di  perlone  ec- 
clefialliche ,  e  iècolari  in  diverii  pii  atteggiamenti  defcritte . 
Ella  Ita  elpolta  nella  Gaicfa  di  S.  Andrea  :  ed  è  comunemen- 
te chiamata  la  tavola  del  Corpus  Domini. 

Tuttoché  queflo  nobil  Pittore  foffe  tale  da  poterfi  met- 
tere in  riga  co' pm  eccellenti  della  noilra  città:  pure  non_.' 
mai  contento  di  fé  medeiìmo  incciranteniente  liudiava  ; 
e  Tempre  parevagli  di  iaper  poco  ;  ne  lì  fidava  del  luo  pro- 
prio giudizio  ;  né  mai  a  veruno  fi  pareggiava  .  In  fatti  avendo 
egli  eretta  m  Tua  cafa  un'Accademia  del  Nudo,  nella  quale 
concorrevano  Giovani  a  difegnare  :  avea  di  quella  raccoman- 
data la  direzione  al  Cappellino ,  e  all'  Afléreto ,  come  a  per- 
lone ,  che  giudicava  effer  più  di  lui  fufficienti  a  darne  inltru- 
zioni  .  Quella 

(a)  Qn^ft'  Oratorio  di  S. Germano  ,  già  fituato  prefib  alla  Chiefa  dì  S.  Trarrà  , 
fu  n^gli  anni  addietro  diftrutto ,  I  Confratelli  s'  unirono  all'  Oratoria  di 
Santa  Maria  della  Pietà ,  dove  tuttora ,  ma  in  poco  buon  cfleie ,  fi  confeiTa 
U  riferita  tavola  del  Bocciardo. 


330  VITE   DE'  PITT. ,   SCULT., 

QueQa  fua  cos'i  bafla  opinione  di  fé  l' indulTe    ad  ufcir 
nuovamente  di  parria,  per  avanzarli  nell' Arte  .  Andò  per  tan- 
'«  to  a  Firenze  ;  e  quivi  ripigliò  gli  ftudj  della  Pittura  ,  come 

Di  fé  flato  'foffe  un  principiante  difcepolo .  Copiò  con  accurata 
b^ciaVdo.  ap':^licazione  il  più  raro  ,  che  vi  rinvenne  .  Di  poi  fi  pofe 
a  lavorar  di  propria  invenzione  ;  e  compofe  nella  fua  ma- 
niera varj  quadri ,  pe'  quali  fall  in  quell'  alta  lìima  ,  che  rae- 
ririva  .  Ma  vedendo  ,  che  la  raolriplicità  degl'  infigni  Pro- 
fcfTori  dimoranti  in  Firenze  non  gli  lafciavano  luogo  di  con- 
correr con  effi  nelle  Opere  ;  deliberò  di  palUire  a  Pifa ,  o\'e 
già  d'  alcuni  meli  innanzi  era  Hato  afRcurato  ,  che  non  gli 
farebbero  mancate  occafìoni  d' occuparfi  con  lucrofo  frutto 
neir  Arte  fua  .  Molte  furono  le  Opere  ,  che  vi  fece  fenza.^ 
oppofizione  degli  Artefici  della  città  ;  anzi  v'  incontrò  m  be- 
ne,  e  vi  fu  SI  filmato;  che  alcuni  Giovani  pifani  voglioll 
d' imparar  la  Pittura  fi  pofero  fotto  la  difciplina  di  lui . 

Una  delle  prime  tavole ,  che  il  Bocciardo  a^'el^e  com- 
miffione  di  colorire  ,  per  efporfi  in  pubblico  ,  fu  quella  di 
S.  Carlo  Borrommeo ,  affiliito  da  un  Angiolo ,  e  in  atto  di 
godere  la  celefle  vifione  della  Santi ffima  Vergine  .  Detta_. 
tavola  fu  locata  nella  Chiefa  di  S,  Fred'ano .  La  b^n  difpo- 
lla  fimmetria  delle  figure,  la  fpiccata  maniera  de' dintorni  , 
e  la  vaghezza  del  colorito ,  effendo  affai  piaciute  a  que'  Cit- 
tadini ,  dieron  ad  effi  motivo  di  chiamarlo  a  dipingere  ìj"l_. 
quel  Duomo  ,  nel  luogo  deflinato  alla  cuflodia  delle  Reli- 
quie ,  le  figure  de'  Santi  Apolidi  Pietro ,  e  Paolo  . 

Indi  per  la  Chiefa  delle  Monache  di  S.  Benedetto ,  nel- 
la tavola  del  primo  Altare  ,  effigiò  quello  Santo  Patriarca^ 
con  alcuni  putti ,  che  gli  portan  la  mitra  (a)  :  ed  in  quella 
di  S,  Michele  al  Borgo  effigiò  i  Santi  Benedetto  ,  e  Ro- 
mualdo ;  ficcome  in  S.  Crillina  dipinfe  a' Iati  dell'Altare.^ 
del  Crocififfo  i  Santi  Niccola  da  Tolentino,  e  Bernardino 
daSieia.  Parimente  nella  Chiefa  di  S.Caterina  colori  la  ta- 
vola di  S.  Eligio  :  e  per  le  Monache  di  S,  Matteo  le  altre_. 
due   rapprefèntanti ,  l'  una  Gesìi  Crillo    con  Maria   Vergine , 

ed  altri 

(t«)  Nel  prefato  quadro  fu  pofcia  aTTÌunro  nn  Angio'o  fo*tenenre  il  veffillo  del 
Sacro  Ordine  Militare  di  Santo  Stefano  :  pittura  ri'  inferior  pciinelio  ,  e  inde- 
gna di  ilare  m  coniparlà  cou  la  beli'  Opeia  del  iìucciaido . 


£0(.ClAit,CO  < 


ED  ARCHIT.   GENOVESI.  33? 

ed  altri  Santi  :   e  V  altra ,  il  Sacratiflimo  Volto ,  la  Croce». , 
la  fuddetta  Vergine ,  e  S.  Giovanni  . 

Nella  Chieia  delle  Monache  di  S.  Lorenzo  avvi  pure  di  «__ 
qiiefl;'  Artefice  una  tavola  figurante  nell'  alto  1'  Immacolata--        dT 
Concezione  di  Maria  :  e  nel  piano  varj  Santi ,    che  contem-  ^l^;^'^^^^ 
plano  quel  fingolarifTimo  privilegio.    Anche   nella  cappellina 
polla  nel  chiollro  della  Chiefa  di  S.  Croce  fuori  di  Pifa  v'  è 
di  mano  del  Bocciardo  la  tavola  di  S.  Gio.  Battilla ,  a'  piedi 
del  quale  giace  un  agnellino  dipintovi  con  tutta  naturalezza. 
Molti  altri  quadri  lavorati  dal  noflro  Pittore    fono  appreflb 
que'  Cittadini  :  ed  uno  fquifitiflimo  rappreientante  il  Martino 
di  S.  Sebaftiano    fi    conferva   nelle   gallerie    di  quella  nobil 
Certofa  . 

Il  credito  grande  ,  in  cui  era  il  noflro  Bocciardo  ,  s'  eftefe 
anche  fuori  di  Fifa ,  e  della  Tofcana  :  perciocché  alcune  ta- 
;Vole  gli  luron  commefTe  per  altre  città  più  lontane  .  Una 
ve  n'  ha  di  Tua  mano  in  Brefcia  entro  la  Chiefa  de'  Santi  Fau- 
fiino  ,  e  Gi(  vita  .  In  quella  tavola  è  rapprcfentata  la  Santiffima 
Vergine  col  Divin  Pargoletto  :  e  nel  bailo  alla  defìra  S.  Mi- 
chele ,  che  calca  il  drago ,  e  alla  llnifìra  S.  Antonio  di  Pa- 
dova.  Nelli  fleflTa  città  fece  per  la  Chiefa  di  S.  Maria  del- 
le Grazie  un'  altra  belliflìma  tavola  ,  in  cui  fla  effigiato  S.  Igna- 
jiio  di  Lolola  in  atto  di  operare  certo  miracolo  . 

Ma  mentre  nella  fleffa  città  di  Pifa  profeguiva  con  fom- 
mo  applaufj  le  Tue  virtuofe  occupazioni ,  infermatofi  grave- 
mente ,  pafsò  all'altra  vita  prelfo  all'anno  idjS.  trentottefl- 
mo  di  fua  età  .  Fu  da  que'  Cittadini  con  molta  onoranza  ac- 
compagnato ,  e  con  folenne  funerale  fepolto  .  Le  fue  tavole 
fono  colà  in  gran  pregio  :  e  il  nome  di  Clemente  Bocciardo 
vi  farà  fempre  iamofo. 


VITA 


332  VITE  DE' PITT.,  SCULT., 

VITA 

DI  ANTONIO  MARIA  VASSALLO 

Pittore  . 

LA  brevità  de'  giorni  d'  un  Virtuofo  può  bensì  fargli 
edere  fcarfo  il  numero  dell'  Opere ,  ma  non  già  di 
quefie  il  pregio  ,  ed  il  vanto  .  Aliai  giovani  morirono 
alcuni  de'  nol^ri  Pittori  addietro  rammentati  :  che , 
fé  quindi  pochi  parti  de'  loro  ingegni  potcron  lafciarci  ;  ne 
compenfiiron  però  la  fcarfez^a  coli'  eccellenza  .  Fra  cofloro 
debbo  anche  annoverare  Antonio  Maria  Vallallo ,  che  preflo 
dalla  morte  ci  fu  rapito  :  e  il  poco  da  lui  dipinto  fuperò  in 
merito  il  molto  di  tanti  altri ,   che  lunga  vita  fortirono . 

Di  Famiglia  cittadinefca  nacque  in  Genova  Antonio  Ma- 
ria Valfallo  ;  il  cui  Padre  fu  un  de'  più  ricchi  trafficanti  di 
feta  in  quella  piazza  :  onde  non  gli  riufci  punto  gravofo  lo 
flipendiar  Direttori ,  e  Maertri  per  la  buona  educazione ,  e  di- 
fciplina  del  figlio ,  che ,  attefa  la  Tua  beli'  indole ,  e  la  fua . 
perfpicacità  d'  ingegno ,  molto  profittò  . 

Giunto  Antonio  all'  adolefcenza  ,  rivolfe  1'  animo  alla 
Pittura  .  Il  Padre ,  che  a  quello  nobil  genio  del  figlio  vo- 
lentieri aderiva ,  non  indugiò  a  darvi  mano  .  Torto  adunque 
il  condulTe  all'  infigne  Pittore  Vincenzio  Malo  ,  che  di  que' 
giorni  nella  noflra  città  dimorava  ,  e  caldamente  raccoman- 
doglielo  .  Da  coflui  accolto  il  buon  Giovanetto ,  a  forza  d' inde- 
fefib  fludio  [accompagnato  dal  bravo  ,  e  ben  difpoflo  fuo  fpiri- 
tol  fi  rendette  in  breve  padrone  del  vago  ,  e  graziofo  colorire 
del  Maeflro ,  che  dal  famofiffimo  Rubens  apprefo  1'  avea . 

Le  copie ,  che  nel  principio  dagli  efemplari  del  Malo 
fuJla  tela  ritraife ,  furono  tanto  efatte  ,  che  da  quelli  diffi- 
cilmente fi  difiinguevano  .  Dal  copiare  pafsò  a  tar  lavori  di 
propria  invenzione  ;  nel  che  ,  ficcome  vivace  egli  era  di  fan- 
tasia ,  e  fecondo  d' ingegno  :  così  gran  facilità  vi  provava  , 
e  bizzarre  cofe  produceva.  Il  Malo,  che  l'aveva  inllruito, 
vedendolo  giunto  in  breve  ad  un  fegno  da  farfi  onore ,  e  da 
operar  con  lode  da  fé ,  volentieri  confcntì ,  che  ufcillè  dalla 
sieri  di  difcepolo ,  e  aprifle  flanza  da  Protellore  .        Riti- 


ED  ARCHIT.  GENOVESI.  333 

Ritìratofi  adunque  il  VafTallo  dal  Tuo  MaeQro ,  attefe_> 
a  dipingere  tele  ad  olio  in  grande ,  e  in  piccolo  ,  nel  e  quali 
;;i  maraviglia  riufciva .   Ebbe  anche  occafioni  di  tare  litratti  :  . 
€  n'  acquilo    molto  grido    per  la  fomiglianza ,    che  -aveano  d.  Antonio 
co'  propolli  originali  :  ficcome  pure  ailai  tu  ftimata  la  Tua  pe-   ,,^-^f;;^^ 
rizia  nel  dipingere  al  naturale  non  ,  trutti ,  animali ,  e  paeli  ; 
non  avendo  egli  ommeflb  d' apprendere    quanto    abbilogna , 
yer  divenire  univerfale  in  Pittura. 

Al  Sig.  Claudio  Spinola  colori  due  tele  in  forma  di  mezze- 
lune  ,  che  quefto  Signore  fece  locare  nella  cappella  della  Ma-  j 
donna  del  Carmine  ,  entro  la  Chiefa  di  S.  Anna  de'  PP.  Carme- 
litani Scalzi ,  fuor  della  porta  detta  il  Portello  ;  e  vi  figurò 
S.  Simone  Stok ,  che  riceve  dalla  Vergine  lo  Scapolare  ;  e  la 
Vergine  medefima  ,  quando  apparve  a  Papa  Onorio  III.  a  rac- 
comandargli l'approvazione,  e  la  protezione  di  quell' Ordine. 
Un'  altra  tavola  pur  fece  per  li  PP.  Gefuiti  ,  che  vedefi 
entro  il  chioftro  al  piano  di  quellia  lor  cafa  ProfelTa  ;  e  vi  rap- 
prefcntò  un  Religiofo  di  tal  Ordine  in  atto  di  ricevere  il  Mar- 
tirio lotto  la  mannaia  del  manigoldo  .  E  due  tavole  da  Al- 
tare pur  lavorò  per  la  Chiefa  de'  Monaci  Ulivetani  di  Quar- 
to ;  le  quali  anclie  incontrarono  grandiffimo  applaufo  . 

Mentre  quello  Soggetto  s'  andava  cosi  impiegando  ,  fu 
alTalito  da  malinconici  umori ,  che  llranamente  1'  afflilTero  . 
Dipoi  cadde  gravemente  infermo .  Fattofi  da'  Medici  con- 
iulto  intorno  alla  Tua  malattia ,  venne  giudicata ,  quale  in 
effetto  non  era  ;  e  perciò  malamente  curata  .  Indi  a  non_. 
molto  gli  fi  Icoperfe  un  groffo  Icirro  nel  ventre .  I  Medici , 
difperando  di  più  guarirlo  ,  gli  configliarono  la  mutazione 
dell'  aria  .  Efeguilla  il  Vaflàllo  con  andar  torto  a  Milano  . 
Ma  indarno  :  perocché  pochi  mefi  dopo  tal  viaggio  fece  quello 
dell'  eternità  ,  morendo  nel  verde  degli  anni ,  e  con  diremo 
dolore  del  fuo  buon  Padre ,  che  poco  poi  fopravvjlTe  . 

Fu  Antonio  Maria  di  bello  afpetto  ,  e  di  maniere  avvenenti, 
e  cortefi .  Si  trattò  Tempre  con  liberale  fplendidezza  :  e  velli 
fuor  d'affettazione  abiti  decorofi ,  e  degni  della  fua  nafcita, 
e  della  Profeffione  ,  che  efercitava  .  Dalle  fatiche  fue  ,  tuttoché 
poche,  pure  ne  ritraffe  notabili  emolumenti  ;  onde  potè  lafciar 
qualche  avanzi ,  che  molto  piiì  avrebbe  aumentati ,  fé  più 
lunga  vita  gli  folle  ftata  dal  Cielo  conceduta»  VITA 


334  VITE  DE'  PITT.,   SCULT., 

VITA 

DI  GIO.  BATTISTA   BAIARDO 

Pittore  . 

NEllo  Itenb  tempo,  che  il  VafTallo  fiorì,  viUè  anche 
un  altro  infigne  Pittore  ,  il  quale  benché  mancafle 
in  età  più  frefca    di    quella    del    riferito   ValTallo  : 
pure    maggior  numero   di  pitture    da  fé    formattL-. 
lafcionne . 

Fu  quefli  Gio.  Battilìa  Baiardo ,  nato  in  Genova  da  Ge- 
nitori d'  onorata  condizione ,  ma  fprovveduti  di  beni  di  for- 
tuna .  Datofi  alla  Pittura ,  vi  riufci  Profellore  non  ordina- 
rio ;  e  neir  Arte  fua  fi  acquilo  fama  di  rifoluto  ,  ed  egregio  . 
Tale  il  caratterizza  la  tavola  ,  eh'  ei  colori  pel  maggior  Al- 
tare della  Cliiefa  di  S.  Chiara  di  Carignano ,  entrovi  quella 
Santa  in  atto  di  contemplare  il  Divin  Salvatore  nella  Celelle 
Gloria  .  Quivi  pure  fi  fcorge  la  molta  fua  perizia  nella  gran 
tela  da  lui  dipinta  pel  maggior  Altare  della  Chiefa  dedicata 
alla  S.  Croce  de'  PP.  Miniltri  degl'  Inferrai  ;  ove  con  briofà 
energia  efprefTe  il  defunto ,  che  rirufcita  all'  inalberarfi  di 
quel  Sacrofanto  Legno  di  noftra  falute  .  E  per  gì"  illelfi  PP. 
dipinfè  ancora  un'  altra  tavola ,  che  locarono  in  una  cappella 
dell'  altra  lor  Chiefa  detta  S.  Maria  del  Zerbino  ;  e  vi  rappre- 
fentò  la  Vergine  Madre  ,  e  S.  Giufeppe  ,  ambedue  in  contem- 
plazione del  Santo  Bambino  ,  che  giace  lìefo  fopra  una  Croce. 
E  a  frefco  dipinfe  anche  le  pareti ,  e  la  volta  della  l\cffa_, 
cappella  .    {a) 

Una  poi  delle  tavole  ,  in  cui  mettelTe  più  fludio  ,  che 
in  altre  ,  fi  è  quella  ,  eh'  ei  lavorò  per  1'  Aitar  maggiore  della 
Chiefa  de'  PP.  Gefuiti  nella  llrada  Balbi  ,  Figurò  in  ella  ta- 
vola i  Santi  Girolamo  ,  e  Francefco  Saverio ,  titolari  di  detta 
Chiefa.    C^) 

Per 

(  a  )   In  quella  Chiefa  v'  è  del  Baiardo  la  tavola  ad  olio  :  ma  le  pitture  a  frefco 

più  noli  vi   f,5no . 
i^b)   A  quella  tavola  n' è  poi    fiata  foftituita  un'altra    col  medefimo    foggetto, 

dipinta  da  Paolo  de'  Mattcìs  Napoleiano . 


EI>  ARGHIT.  GENOVESI.  5^5 

Per  r  Oratorio  di  Santo  Stefano  lavorò  fimìlmente  ad 
olio  due  grandi  tele .  EfprcfTe  nell'  una  quello  Santo ,  che 
ritorna  in  vita  un  fanciullo  caduto  dall'  alto  :   e  nell'  altra  il  ^ 

Santo  medefìino ,  a  cui  vien  data  fepoltura .  "dTgio.  " 

Fu  anche  il  Baiardo  aflTai  efperto  in  dipingere  a  frefco;  g^^^^'J^, 
qu'ndi  molte  coramiffioni  in  tal  genere  dovette  efegaire  :  che 
riufcirono  con  grand'  effetto  .  A  frefco  ei  dipinfe  la  cappella , 
dove  lì  confervano  le  Reliquie  ,  nella  Ghiefa  di  Gesù ,  e  Maria 
de'  PP.  di  S.  Francefco  da  Paola  (^)  ;  e  tutto  a  frefco  altresì 
r  atrio  erteriore ,  che  introduce  alla  Ghiefa  di  S.  Pietro  di 
Banchi ,  figurando  nelle  pareti  in  due  quadri  principali 
alcuni  Santi  con  ottimo  gulìo  pennelleggiati . 

Dipinfe  anche  a  frefco  tutte  le  lunette  al  chioftro  del 
Convento  di  S.  Agoflino ,  e  in  tali  d'  effe  figurò  alcuni  San- 
li ,  e  Dottori  di  quell'  Ordine  :  in  tali  altre  alcuni  altri  San- 
ti ,  ed  alcuni  efempj  della  vita  della  Madonna  (è)  .  Lavori 
fatti  con  eccellente  difegno ,  con  franchezza  di  pennello , 
e  con  belliffimo  colorito. 

S'  era  quello  Pittore  mediante  la  fua  perizia  follevato 
da  una  baffa  condizione  ad  un  decorofo ,  e  comodo  llato . 
Già  fatti  civea  convenevoli  acquifli  ;  e  maggiori  era  per  farne. 
Ma  la  crudel  pellilenza ,  che  gii  tante  volte  ho  dovuto  ram- 
mentare ,  non  glicl  permife  .  Ella  il  portò  all'  altro  mondo 
in  frcfcbiffuna  età  nel  1657.,  e  con  la  morte  di  quello  vir- 
tuofo  Giovane  accrebbe  ,  e  rendè  più  fenfibili  le  noflre  perdite. 

Un  fratello  del  noilro  Baiardo  ne  feguitava  le  orme , 
€  già  facea  molto  bene  in  Pittura  .  Ma  venne  a  mancarci 
prima  di  lui  :  perciocché  nel  dipingere  a  frefco  certa  parere 
cadde  dal  palco  a  capo  in  giù  ;  per  la  qual  caduta  infrantoli 
il  cranio ,  in  breve  tratto  mori .  Gosì  nemmen  potemmo 
gUiiir  quviilo  faggio  di  fue  primizie  . 

VITA 

(  «  )  Le  pitture  della  prefata  cappella  fono  andate  a  terra  nella  rcftaurazion.» 
della  Ciuefa. 

(  ^  )  Le  pitture  di  quel  chioftro  già  fono  in  gran  parte  dall'  umidore  de'  tetti  di- 
llrutce.  Uaa  delle  più  confarv^are  è  quella,  in  cui  è  rapprefeiitata  la  Ver- 
gijie ,  Cile  nel  fuggire  all'  tgkco ,  elfenio  affalita  da'  ladroni ,  gli  arrelta_, 
con  prefentar  loro  la  cintura .  Bizzarria  pucorelca  ;  indirizzata  per  altro  al 
pio  fine  d'  eccitare  i  Fedeli  a  veitit  quella  facra  Divila ,  ficunUiino  fcudsi 
coMtra  ogni  pencolo . 


13<^ 


VITE  DE'  PITT.,  SCULT., 


VITA 

DI  GIULIANO  CASTELLAZZO 

Pittore  . 


TRE  Pittori  affai  riguardevoli  fono  flati  Giuliano  Ca- 
flellazzo  ,  di  cui  ora  qui  fcriverò  ,  e  Bernardo  Pa- 
gano ,  e  Pietro  Ravara ,  de'  quali  immediatamente 
dopo  di  lui  farò  da  parte  difcorfo  .  Per  nccefTità 
dovrò  effer  brevilTuno  ;  mentre  molto  poche  fono  le  Opere, 
e  molto  fcarfe  le  notizie,  ciie  ho  rinvenuto  di  loro .  Benché 
fiano  tutti  e  tre  fioriti  in  quello  nortro  lecolo  :  pure  non  ho 
potuto  fra  efli  dil\inguere  priorità  d'  anni  ;  perciò  nel  dtfcri- 
vcrli  manterrò  1*  ordme  de'  lor  cognomi  giulta  l' alfabeto  . 
Ed  ecco. 

Giuliano 


I 


ED   ARGHIT.    GENOVESI.  337 

Giuliano  Cadelazzo  nacque  da  Genitori  affai  facoltofì . 
Ebbe  raro  ingegno  ;  e  moftrò  ben  difpofta  abilità  per  qua- 
lunque ftudio  .  Ei  difegnò  con  aggiulìatezza  ;  ed  anche  di-  _,_ 
pinfe  in  piccolo  a  maraviglia.  Prefo  dal  genio  di  farritrat-  u, 
ti ,  a  queflo  lavoro  applicofli  ;  e  in  diverfe  grandezze  alcuni  Gul-ano 
ne  fece  in  tutto  fimili  a'  proponigli  originali  ;  onde  ne  ri-  *"*^**^''' 
portò  ftima  ,  e  lode  particolare  .  Fu  coftui  diflintamente-* 
amato  dalla  Nobiltà  Genovefe  ,  che ,  oltre  all'  ammirarne  lo 
fpirito,  e  le  belle  Operine,  affai  gradiva  1' avvenentezza_- , 
r  afFabiI  tratto ,  e  la  foave  maniera  di  lui  .  Lo  amarono  al- 
tresì i  Profeffori  di  Pittura  ,  le  cui  fi:anze  frequentava ,  di- 
chiarandofì  ,  che  ciò  faceva  a  puro  fine  d' imparare ,  come 
lor  difcepolo  .  Quindi  una  tanta  modeftia  non  potea  non  le- 
gare 1  lor  cuori  .  Spiacerai ,  che  io ,  fuor  di  qualche  piccol 
ritratto  ,  non  abbia  potuto  rinvenire  di  queflo  Soggetto  pittu- 
ra alcuna  da  raportare .  Ei  non  ne  fece  per  luoghi  pubblici  . 
Di  quelle,  che  avrà  fatto  per  cafe  private,  ve  ne  farà  qual- 
cheduna  in  cittì  :  ma  chi  fa  conofcerle  in  mezzo  a  tante  altre 
d*  ignoti  Autori  ?  Comunque  fia  .  Il  Caflellizzo  fu  un  uomo 
degno:  ed  io  m'avrei  riputato  a  colpa,  fé  in  quell'Opera 
avefli  tralafciato  di  farne  onorevol  menzione  . 

VITA 

DI  BERNARDO  PAGANO 

Pittore  . 

BERNARDO  Pagano  fu  un  ottimo  Difegnatore.  Lafciò 
varie  tavole  di  buona  idea  :  ma  alla  bontà  di  que- 
lla non  feppe  corrifpondere  coi  colori ,  nella  cui  ma- 
nipolazione avea  poca  felicità .  Fu  altresì  intelligente 
difcernirore  delle  maniere  de'  bravi  Maefiri  ;  onde  n'  avveniva 
che  il  Tuo  parere  intorno  agli  Autori,  e  a' pregi  delle  ta- 
vole foffe  fovente  richieIl:o  .  Egli  con  la  pittura ,  e  col  traf- 
fico ,  che  di  fceltì  quadri  facea-,  s'  accumulò  qualche  notabil 
fomma  di  denari  .  Ma  1' ets  fua  già  molto  avanzata  ,  e  le  in- 
dìfpofizioni,  che  gli  fopravvennero ,  glieli  fecero  confuJiiare; 
e  perciò  di  poche  facoltà  lafciò  eredi  i  fuoi  figli . 
rom.  I.  Y  VITA 


338 


VITE   DE*  PITT.,  SCULT., 


P 


VITA 

DI   PIETRO   RAVARA 

Pittore  . 

Tetro  Ravara  nacque  in  Polccvera  ,  e  da  non  fo  quale 
de'  noflri  Pittori  apparò  il  difcgnare ,  ed  il  colorire  . 
Fece  pratica  fui  dipingere  a  frefco ,  e  in  quella  fog- 
gia,  più  che  nelle  altre,  s'acquilo  onore  .  Rapprefcn- 
lava  con  bella  naturalezza  mercati  ,  beltiami ,  fiori ,  frutti,  paell, 
e  prolpettive  ;  delle  quali  polleieva  le  giufle  regole  ,  e  volen- 
tieri comunicavale  a'  Tuoi  ricorrenti ,  infieme  con  quelle  di 
ridurre  a  punti  profpettici  le  figure  in  ifcorto  ,  e  di  ben  or- 
dinar le  mozioni  de' piani  ;  ne' quali  clercizj ,  ed  infegna- 
rnenti  egli  trovava  tutta  la  Tua  delizia  .  Molti  lavori  a  fre- 
fco ,  che  li  veggono  per  le  pareti  di  café  ne'  borghi ,  e  nelle 
%'ille  circonvicine  fon  di  mano  di  quelì:o  Pittore,  che  inde- 
ifelTo  operava  ;  perciocché  aflìdue  gli  arrivavan  le  commiirioni . 
Egli  morì  aliai  vecchio  .  Non  m'  e  riufcito  di  rintracciar 
i'  anno  della  fua  morte ,  ficcome  nemmen  quello  del  fuo  na- 
fcimento  .  La  rtefìfa  cofa  m'  è  avvenuta  nel  ricercar  gli  anni 
de'  due  qui  a  lui  premeflì  Pittori .  Che  però  né  anche  di  loro 
ho  data  iu  ciò  veruna  notizia. 


VITA 


ED  ARCHIT.    GENOVESI.  33? 

VITA 

DI  VALERIO    CASTELLO 

Pittore  . 


\ti</otiz  /"i't  ffchetuz  ' 


GRan  Pittore  fu  Bernardo  Cartello  .  Ma  un  doppio 
fpirito  diluì  ebbe  in  Pittura  Valerio,  l'ultimo  de' 
fuoi  figli.  Collui  s'avanzò  talinenre  nell'Arte,  che 
fece  Opere  ,  si  per  l' ingegnofa  invenzione  ,  si  per  lo 
delicatiflìmo  tratto  del  pennello  ,  fommarriente  fquifite  ;  delle 
quali  molte  ne  pofììede  ,  e  in  alto  pregio  le  tiene  1  Inghil- 
terra ,  e  molte  la  Francia  :  oltre  a  quelle ,  che  in  ampio 
numero  fparfe  ibno  per  varie  citt\  d' Italia  ;  onde  Genova-, 
n'  è  rimafa  quafi  fpogliata .  Cofa  flupenda  ,  come  un  uomo, 
abbia  potuto  da  per  fé  folo  nel  breve  giro  di  pochi  anni 
tanti  lavori ,  e  con  tanta  perfezione   cfeguire . 

y  a  L' anno 


^40  VITE  DE'  PITT.,   SCULT., 

L'anno  di  nolìra  falute    1^25.    nacque  fra  noi    Valerio 

Cartello  ,  che  ,    appena    giunto  al  fefio  anno  della  fua  età , 

_  perdette  il  Padre ,    fenza  che ,    a  cagion    della   tenera  età , 

Di        la  fua  grave  perdita  conofcelTe . 
Valerio  Sottcnttato  al  govcmo  della  cafa  Torquato  ,  il  maggior 

Castèllo  .  j^.  ^^g^^^in  ^  quefti  applicò  Valerio  alle  lettere  .  Ma  il  fan- 
ciuUino ,  che  era  ftato  dalla  natura  inveflito  del  genio  pa- 
terno ,  di  niun  altro  lludio  più  gli  caleva  ,  che  di  quello 
della  Pittura  .  Soleva  per  tanto  avidamente  ricercare  ne'  ri- 
polligli  della  cafa  i  dilegni  ;  e  quanti  gli  riufciva  di  rinve- 
nirne ,  tutti  con  indul^riola  puntu.ilità  ricopiava  .  Prefe  cosi 
da  fé  i  principi  dell*  Arte  ;  e  in  quell'  età  fanciullelca  ,  fen- 
za guida  di  mano  maeilra ,  tanto  avanzofli  ;  che  forfè  pochi 
fotto  la  difciplina  d'  egregio  Profelfore  in  maggior  età  1'  a\"reb- 
bon  raggiunto . 

Vide  Torquato  le  diligenti  copie  del  piccol  fratello  : 
e  ne  capi  l' inclmazionc ,  e  1'  ingegno  veramente  nato  per 
la  Pittura .  Quindi  itunò  non  dovcrglifi  frailornare  quel  cor- 
fo ,  onde  tanto  nome,  ed  emolumento  aveafi  acquillato  la^ 
famiglia ,  mercè  della  paterna  virtù  .  E  però  confenti ,  che 
anche  alla  Pittura  attendere  .  Allora  Valerio  prcfa  amicizia 
con  alcuni  giovani  Pittori ,  andava  fovente  con  elio  loro  nel 
palazzo  del  Principe  Doria,  a  confiderarvi  le  infigni  Opere 
a  frcfco  di  Perino  del  Vaga ,  dalle  quali  ogni  dì  più  rcllava 
rapito  ,  e  trovava  che  apprendere  . 

Fin  qui  i\udiava  Valerio  col  capitale  del  proprio  inge- 
gno ,  e  fenza  la  direzione  d'  alcun  Macllro  .  iVIa  non  indu- 
giò la  diligenza  del  fratello  a  provvedergliene  .  Pofe  gli  oc- 
chi fopra  il  Sarzana ,  che  di  que'  giorni  con  grand'  applaufo 
teneva  aperta  una  fioritiUìma  Icuola  :  e  a  quelTo  celebre  Pro- 
felTore  raccomandoUo  .  Gli  ftudj ,  che  il  nuovo  difcepolo  fece 
nel  difegno  fotto  si  cofpicuo  Maellro  furono  molto  brevi  ; 
perocché  quelli  provatane  1'  abilità  ,  e  la  prontezza ,  il  con- 
dulTe  tollo  al  colorire,  e  all'inventare:  ed  eilèndo  l'ulti- 
mo ,  che  ito  folfe  colà  a  fhidiare ,  indi  a  poco  era  già  di- 
venuto il  primo  neir  avanzamento  ,  e  nella  lode . 

Il  nobil. filmo  ingegno  del  giovanetto  Valerio  giunfe  alle 
orecchie  d'alcuni  nollri  Cittadini,  che  delle  tre  Arti  forelle 

aveano 


ED    ARCHIT.   GENOVESI.  341 

aveano  molta  intelligenza  ,   e  particolar  protezione  .    Quelli 
veder  vollero  qualche  lavoro  di  lui ,  ed  ammiratane  1'  accu- 
ratezza, lo  tennero  in  conto  di  ProfeiTore  ,  e  cominciarono  ^^««^^^ 
a  prefentargli  commiflloni  d' impegno  .    Una  fra  le  altre  tu        Di 
quella   di  colorire  a  frefco    un    gran    quadro    fulla    facciata    q^^^^^^- 
di  certa  cafa  fituara  nella  piazzetta ,  che  guarda    la   porta_- 
principale  della  Chiefa  di  S.  Donato  .  Valerio  fi  pofe  all'  im- 
prefa  ;  ed  effigiò  colà    S.  Bernardo    in  contemplazione    della 
Santiflìma  Vergine,  e  del  Bambino  Gesù.  La  pittura  incon- 
trò molta  flijna ,  e  giuflamente  ;  flantechè  ella  fpira  una  tal 
grazia ,  ed  affetto  ;  che  chi  non  ne  fapelfe  V  Autore  la  giudi- 
cherebbe Opera   d'  un  Artefice    confumato  :  e  un  Artefice  con- 
fumato non  avrebbe  a  grave ,  che  gli  venilfe  attribuita  .  (a) 

Soddisfaceva  Valerio  a  chi  impiegavalo  :  ma  non  fod- 
disfaceva  a  fé  fleffo  ;  perciocché  più  alto  avea  fiffata  la  mira. 
Venerava  il  Maefiro  :  ma  non  credo ,  che  dì  quello  ftile  ap- 
pieno fi  contentafTe  .  Egli  aveva  1'  idea  rutta  diverfa  dall'  ufual 
modo  di  colorire  ;  e  il  fuo  fecondo  intelletto  l' invitava^, 
a  produr  fatture  migliori .  Oifervava  le  beli'  Opere  fatte 
in  Genova  da  valenti  Profeflbri ,  e  fopramm.odo  il  rapivano  . 
All'  imitazione  di  quefle  volea  flender  le  fue ,  ma  con  certe 
giunte,  che  le  vefbifiero  d'un  nuovo  afperto  . 

In  mezzo  a  quefii  virtuofi  fuoi  pcnfieri  gli  fi  prefentò 
un'  occafione  d'  ufcìr  fuori  della  patria .  Imperocché  AgoQino 
Merano  [  fratello  di  Gio.  Battifla  ,  noflfo  Pittore  per  anco 
vivente] ,  dovendo  trasferirfi  in  Milano  per  alcuni  fuoi  inte- 
reffi ,  lo  volle  compagno  in  quel  viaggio  .  Colà  Valerio  tro- 
vò appunto  con  che  appag-ar  la  fua  brama  nello  (ludio  delle 
Opere  de*  Procaccini  ,  che  indicibil  ei  fece  .  Tutti  i  fuoi  di- 
vertimenti confiftevano  nel  minutamente  contemplarle ,  ri- 
trarle  ;  ed  altre  componendone  a  fomiglianza  di  quelle ,  for- 
nirle di  qualche  nuova  grazia  ,  e  vaghezza  .  Pafsò  poi  a  Parma, 
a  fin  di  contemplarvi  le  ilupende  Opere  del  Correggio .  In  quel- 
la città  rinforzò  più  che  mai  lo  fludio  ;  e  tutto  s'  imraerfe 
nella  feria  imitazione  d' un  tanto  efemplare  ;  fu  cui  gli  ftéffi 

Y  3  Caracci 

^tf  )    Ci  fa  ma^e ,  che  quefta  eccellente  pittura  fi  vada  ogni  giorno  più  perden- 
do; anzi ,  che  in  una  parte  ne  fia  fiata  accelerata  la  diflruzione  con  rapar— 
tuia  fattavi  d'  una  iìaeftra  . 


341  VITE   DE' PITT.,  SCULT., 

Caraccì  s*  eran  formati  .  Colà  Valerio  die  compimento  a'  Tuoi 
acquifii  ;  peroccliè  con  le  antecedenti  maniere  de'  Procaccini, 
■  con  le  fiilfeguenti  del  Correggio ,    inferendovi    le  bizzarre_. 

Di  produzioni  del  proprio  ingegno  ,  venne  a  comporfi  una  terza 
Valerio  maniera ,  che  fente  del  gu(to  di  que'  primi ,  e  di  quedo  fe- 
.\sTjiLx.o,  j,(jndo  ;  ed  ha  una  certa  grazia,  che  può  dirfi  tutta  Vale- 
riana ,  e  per  cui  egli  ancora  manterrà  immortale  il  fuo  nome. 

Ritornato  il  nolìro  Pittore  a  Genova  con  la  prevenzio- 
ne di  Qraordinaria  fama ,  lì  trovò  preparate  moltirfìme  occu- 
pazioni ,  che  a  tutt'  altri  avrebbero  melFo  fpavento  .  La  fran- 
chezza ,  e  r  ardore  di  Valerio  ad  ogni  incumbenza  pronta- 
mente foddisfaceva  •  Egli  maneggiava  il  pennello  in  tal  gui- 
fa ,  che  parca  per  ifcherzo  il  facefle  :  e  pure  non  dava  pen- 
nellata ,  che  non  contencfTe  particolare  artifizio  ,  proprietà , 
e  finezza  .  L'unità  delle  fue  compofizioni ,  1' efpreffion  degli 
affetti,  la  vivezza  de' coloriti ,  l'effetto  de' chiarifcuri ,  non 
fon  cofe  agevoli  a  defcriverfi  .  In  tali  doti  fuperiore  egli  era 
a  quanti  Pittori  di  que'  giorni  fiorivano  in  Genova  :  e  anche 
a  molti  de'  più  riguardevoli  delle  altre  città  d' Italia  .  Nel 
difegno  fu  corretto ,  quanto  bafta  per  un  Pittore ,  il  quale_> 
fia  tutto  fpirito ,  e  brio  nell'  operare  :  ma  in  qucQa  parte 
non  s'  elevò  ad  un  grado  eccellente  :  con  tutto  ciò  non  fu 
difettofo  ;  fìcchè  veniilè  ad  offender  gli  occhi  dcgl'  Intelli- 
genti .    (a) 

Non  m' è  agevole  il  riferire  le  tavole  da  Valerio  di- 
pinte per  ornato  di  privati  palazzi ,  e  cafamtnti  della  nollra 
città  .  Troppo  vallo  iarebbe  l'  aflunto  ;  e  me  ne  fiancherei 
lenza  giugnerne  al  fine  .  Molte  in  oltre  converrebbemi  ricer- 
carne fra 'gli  ffranieri  ;  ne  al  prefente  faprei  già  come  .  Ri- 
lìringerommi  per  tanto  folamente  a  riferirne  alcune ,  che_* 
luì  in  pubblico  efpolfe  fi  veggono .  Per  la  Chicià  di  quefli 
T.  Minillri  degl'  Infermi  fece  la  bella  tavola  entrovi  S.  Ro- 

falia 


S 


{a)  Pietro  Puget  Francefe  celebre  Sculrorc,  e  Pittore ,  allorché  in  Genov«_ 
operava  per  ornamento  della  Chiefa  di  ?^.  Maria  di  Carignano ,  fi  portava 
ibventc,  dove  erano  lavori  «dolio,  o  a  frefco  del  nortro  Valerio.  Quivi  con- 
fumava di  molte  ore  a  confidcrarh  :  e  leniendo  talora  da  qualche  ccnfore-. 
rimproverarlo ,  come  di  poco  corretto  :  Eb  via ,  rifpondeva  >  ebe  qiitfii  è  io* 
Pittore  da  Jtdtrjì  msbt  ntlli  /terraieni  fpedt/tme  • 


ED   ARCHIT.  GENOVESI.  343 

falla  portata  in  Gloria  da  alcuni  Angioletti  (a)  :  e  un'  altra 
del  medellrao  foggetto  ,    e  di  pari  bellezza    pur   ne  lavorò 
per  il  Sig.  Gio.  Maria  De'  Franchi ,    il  cui  ritratto  aggiunle  _ 
al  baffo    di  elTa  tavola  ,    che  ora  fta    fopra  un  degli  Altari        jj, 
della  Chiefa  di  S.  Girolamo  fituata  lungo  le  antiche  mura  del-     V/nno 
la  città  .  Un'  altra  ne  colori  per  1'  Aitar  maggiore  della  Chiefa    ^^"*"-°' 
dedicata  a  S.  Paolo  nella  rtrada  di  Prè  ;  e  con  efpreflìoni  le 
più  naturali ,  e  vivaci  vi  rapprefentò  queflo  Santo ,  che  pre- 
cipita di  cavallo   al  rimprovero  di  Gesù    comparfogli   nella 
via  di  Damafco .  Anche  nella  Chiefa  di  S.  Sabina  fi  conferva 
una  fuperba  tavola  di  Valerio  ,  nella  quale  fon  figurati  i  Santi 
Battilta  ,  Niccolò ,  e  Bernardo  in  contemplazione  del  Divin 
Pargoletto ,  e    della  Vergine  Madre .    Molte    tavole    ancora 
lavorò  per  diverfe  Chiefe  delle  Riviere  :    ed  una  affai  pre- 
gevole   ultimamente    ne  vidi    nella  Parrocchiale   di  Recco . 
In  quella  tavola  egli  ha  dipinto  i  Santi  Gio.  Battifla ,  e  Gio. 
Evangeliìta  infieme  con  altri  .  Ella  è  un'  Opera ,  fenza  efage- 
razione,  fra  le  fue  belle  bellifTima  .  Ogni  Intelligente,  che 
la  vedrà ,  farà  ragione  al  mio  fincero  giudizio  . 

Avendo  i  Confratelli  della  Compagnia  di  S.  Giacomo 
detto  della  Marina  deliberato  d'  ornare  il  loro  Oratorio  con 
ampie  tavole  elponenti  ciafcheduna  un  fatto  della  vita  di 
quel  Santo  Apoltolo  :  fra  gì'  illulh'i  Pittori ,  che  in  ciò  im- 
piegarono ,  elellero  ficcome  il  Cafliglione ,  così  anche  Vale- 
rio, a  cui  toccò  di  rapprefentare  il  prefato  Santo,  che  dalle 
mani  del  Principe  degli  Apofloli  riceve  il  Battefìmo .  Figurò 
il  noftro  Pittore ,  entro  un  maertofo  Tempio  ,  i  fuddetti  due 
Santi  :  Giacomo  ginocchione  innanzi  al  Battiflerio  :  e  Pie- 
tro ,  che  con  la  dritta  gli  verfa  1'  acqua  fui  capo ,  e  con  la 
finiftra  tiene  un  libro  ,  e  le  chiavi  della  Celere  Podertà  . 
Rifplende  in  aria  lo  Spirito  Santo  fra  Cori  d'  Angioli  di  tal 

Y  4  bel-  • 

(,  a  )  Quefta  tavola  pende  ora  da  una  1  ateral  parete  della  cappella  del  Crocifinb . 
Nella  fagreftia  della  medefima  Chiefa  v'  ha  un'  altra  tavola  del  noftro  Vale- 
rio ;  e  vi  fi  vede  S.  Cecilia  in  atto  di  fonar  1'  organo  ,  e  alcuni  Angioletti , 
in  atto  di  cantare. 

Un'egregia  tavola  di  quello  valente  Pittore  è  pur  quella,  che  cuopre_. 
un'  intera  facciata  nella  vafta  fala  del  funtuofo  palazzo  Brignole ,  lungo  la 
ftrada  Nuova .  In  effa  è  rapprefentato  il  ratto  delle  Sabine .  Un'  altra  ta- 
vola di  confimilc  argomento  fi  conferva  in  Firenze  ejuro  il  palazzo  di  quel 
Gcaii  Duca . 


344  VITE   DE'PITT.,   SCULT., 

bellezza  ;  che  meglio  non  gli  avrebbe  dipinti  lo  ftclTo  mag- 
gior Procaccino  ;  e  mi  perfuado ,  che  quell'  infigne  ProfefTo- 

^  re ,  fé  veder  li  potefle  ,  li  giudicherebbe  una  puntual  imma- 

Di        gine  delle  fue  pitture  .   Rifaltano ,  quafi  fodero  fpiccate  dal 

Vaierio     quadro ,    moke  perfone    fpettatrici  del  fatto  :    ed  oltremodo 

Castìllo.  gp^2Ìofo  comparifce  il  parergo  d'  una  femmina  ,  fulle  cui  gi- 
nocchia fiede  un  putto,  che  tien  legato  con  guinzaglio  un 
cane  da  caccia .  In  fomma  è  quello  un  quadro ,  che ,  o  por- 
ta il  vanto  fopra  tutti  gli  altri  colà  locati ,  o  quello  folo 
del  Caftiglione  glielo  contrafta  . 

Or  dalle  Opere  ad  olio  fatte  dal  noflro  Valerio  ,  paf- 
ferò  a  quelle  ,  eh'  egli  fece  a  frefco  .  Nella  Parrocchiale  di 
S.  Martino  d'  Albaro  [dove  egli  era  flato  battezzato  ,  e  dove 
avea  la  cappella  fondatavi  da  Bernardo  fuo  Padre  ]  egli  di- 
pinfe  la  lunga  facciata  ,  che  gira  intorno  agli  archi  condu- 
centi nel  Presbiterio  .  Quivi  rapprefentò  Noflra  Donna  Af- 
funta  da  moltitudine  d'  Angioli  al  Cielo  ;  e  gli  Apofloli  al 
balfo,  che  la  ftanno  contemplando  in  varj  atteggiamenti  ef- 
prelTivi  di  maraviglia  :  e  in  quattro  altri  vani  figurò  gli  Hvan- 
gelifti  in  maertofe  politure  .  Quivi  pure  dipinfe  ad  olio  la 
Ipeciofa  tavolina  del  S.  Antonio  di  Padova  :  e  con  facre  fio- 
rie  ,  e  con  figure  di  Santi  adornò  le  pareti ,  e  le  piccole., 
volte  delle  due  cappelle  dedicate  ,  l'  una  alla  Vergine  [  che 
è  quella  di  iua  famiglia],  l'altra  a  S.Apollonia;  ove  Ita  af- 
filTo  r  egregio  quadro  formato  di  mano  del  Cappellino  .  {a} 
Il  Sig.  Gio.  Battifla  Nafcio ,  uomo  ailai  facoltofo  ,  e  della 
Pittura  amantiiìimo ,  s'  avea  fatto  fabbricare  per  luo  diporto 
uncafainento  fulla  piazza  detta  volgarmente  dell' Erco  .  Ed  avea- 
vi  impiegato  a  dipingerlo  varj  rinomati  Pittori .  A  Gio.  Bat- 
tila Catione  fece  figurare  entro  finte  nicchie  a  chiarofcuro 
fovra  ambedue  le  facciate  alcune  Deità  .  A  Gio.  Angiolo  Vi- 
cino diede  1'  incarico  d'  ornare  alcune  flanze  con  paefi  ,  e  ma- 
rine ;  nel  qual  genere  di  lavori  il  Vicino  era  allora  1'  unico 
in  Genova  .  E  Valerio  ebbe  1'  incumbenza  di  defcrivere  al- 
cune favole ,  con  immagini  di  Dei ,  e  poetici  ghiribizzi  . 
Coflui  y'  impiegò    il  luo  raro  valore  :    efprelTe    metamorfofii 

tratte 

(  4  )    Di  quello  quadro  veggaTi  la  Mota  («)  alla  ptgiju  179,  del  prcfenie  voluaic,, 


ED  ARCHIT.   GENOVESI.  345 

tratte  da  Ovidio  :  formò  varj  gruppi  d'  Amorini ,  d'  animali , 
di  moftri ,  e  d' altre  bizzarre  rapprefentanze  illuiìrate  dalla  va- 
ghezza d'  un  foavifllmo  colorito  .  Intorno  a  quelìe  pitture.* 
aggiunfe  cartelle  di  arabefchi ,  fogliajni ,  profpcttive  con  co-  bi' 
lonnati ,  ed  altri  virtuofi  fregi  il  celebre  Paolo  Brozzi  Bo-  ^^^"^^^^ 
lognefe  ;  il  quale  fu  co'  precedenti  tre  a  parte  delle  generofe 
ricompenfe  del  mentovato  Nafcio ,  promotore  di  t>i  degni 
lavori .    (a) 

Pafsò  quindi  Valerio  a  dipingere  per  le  Monache  Bene- 
dettine del  Moniflero  di  S.  Marta  la  volta  principale  della^ 
lor  Chiefa  .  Quivi  in  un  gran  quadro  egli  efprell'e  la  Santiflìma 
Nunziata  ,  con  quell'  eleganza  ,  e  finezza  ,  eh'  era  fua  pro- 
pria ;  e  al  di  fopra  del  quadro  medefimo  in  un  altro  fpazio 
di  volta  dipinfe  una  Gloria  d'  Angioletti ,  che  è  una  delizia . 

Non  iitava  mai  oziofo  il  noflro  Valerio  :  ma  notte  ,  e  di 
lavorava .  Componeva  al  lume  della  lucerna  i  penileri  dell' 
Opere,  e  a  quello  del  sole  efeguivali  .  Che  fé  cos'i  fatto  non 
avefle  ,  noi  non  avremmo  al  prefente  tante  cofe  fue  .  Cos'i  pur 
fece  allora,  quando  fu  chiamato  dalle  Monache  di  S.  Maria 
in  PaiBone  a  dipingere  nella  lor  Chiela .  Ma  perchè  con  tut- 
to ciò  s'  avvide  in  pratica  efler  1'  Opera  di  tanta  mole ,  che 
difficilmente  avrebbe  potuto  compierla  con  quella  preflczza, 
con  cui  era  richieda  :  llimò  convenevole  fuggerire  alle  fud- 
dette  Religiofe ,  die  fi  contentairero  d'  aggiungere  a  lui  per 
compagno  Domenico  Piola ,  anch'  elio  Pittor  valente ,  e  fuo 
intrinieco  Amico.  Fu  accettato  il  progetto.  Valerio  pertan- 
to [  poiché  dovean  coli  rapprefentariì  i  Millerj  della  Sacra- 
tiflìina  Palhone  ,  e  Rifurrezione]  eiprefie  per  fua  parte  nell'una 
delle  due  principali  facciate  Gesù ,  quando  è  raoiì:rato  al  po- 
polo ebreo ,  e  nell'  altra ,  quando  porta  la  Croce  al  Calvario. 
Compofìzioni  ambedue  ricclie  di  vivaciilime  figure  ,  e  d'  un 
effetto  m.iravigliofb  .  Al  di  fopra  poi  delle  efpofle  facciate 
rapprefentò  nella  prima  elTo  Gesù  ,  che  riforge.  dal  fepolcro , 

e  i  culìiodi 

(  a  )  Eneiido  poi  paffato  in  dominio  d*  altri  il  prefato  cafamento  ;  i  nuovi  Pa- 
dr-ini  per  loro  maggior  comodo  vi  fecero  cambiar  certi  lìti  ;  onde  in  tal  oc- 
calìonc  furono  diihutic  le  beh'  Opere  di  quattro  eccellenti  Vittori  .  Sol  vi  ri- 
mangono fuUe  iacciaie  alcune  delle  itatuc  dipinte  dal  Catione  .  Dico  alcune  ; 
perche  buona  parte  di  effe  fu ,  non  lia  molti  anni ,  rifatta ,  anzi  gualvata— 
da  infelice  pennella* 


34<5  VITE  DE'PITT.,    SCULT., 

e  i  cuflodi  trajnortiri  per  lo  fpavento  .    Nel  maggiore  sfon- 
dato della  volta  figurò  lo  Spirito  Santo  circondato  da  una_. 
!"  Gloria  d'infinito  numero    d'Angioli  (a).    Le  altre  p',tture_> 

ni        di  Mil'lcTJ  (òno  del  nominato  Piola  ;  e  gli  citeriori  ornamen- 
cltrELLo.   ^i»  ^  ^^  profpettive  fono  del  Brozzi ,    uomo  veramente  fm- 
golare  in  ibmiglianti  lavori  . 

Il  molto  credito  ,  che  Valerio  per  tante  Tue  degne  Opere 
s'  era  acquiftato  ,  moffe  il  Sig.  Francefco  Maria  Balbi  a  dargli 
cura  dì  dipingere  a  frefco  la  galleria  del  funtuofo  Tuo  palaz-» 
?:o  fituato  neir  ampia  flrada  ,  che  da  quefla  chiariflìma  Fa'- 
miglia  prende  il  nome.  L' egregio  Artefice  efprefTe  ,  sì  nella 
volta  ,  che  nelle  pareti ,  alcune  Deità ,  con  finte  ftatue  ,  gruppi 
di  putti  ,  ed  altre  pittorefche  fantasìe ,  che  incontrarono 
r  univerlal  gradimento ,  e  quello  principalmente  del  prefa- 
to Cavaliere ,  che  gliene  die  larga  ricompenfa  ;  e  indi 
■JL  non  molto  in  maggiori  cofe  impiegollo  . 

Avea  quello  Signore  da  gran  tempo  intenzione  di  far  di- 
pingere la  volta  della  Tua  gran  fala  ;  e  a  tal  effetto  chiamato 
avea  da  Bologna  il  celebre  Andrea  Sighizzi  Pittore  Profpet- 
tico  di  gran  perizia  (b) .  Venne  il  Sighizzi  :  e  il  Sig.  Balbi 
volle  ,  eh'  egli  in  compagnia  di  Valerio  operafle  :  quelli  nelle 
figure  ,  e  quegli  nelle  profpettive  .  EfprefTe  Valerio  nella  pre- 
fata fala  il  carro  del  tempo  tirato  dalle  quattro  età  dell'uomo  : 
e  fopra  il  cornicione  altre  cofe  funboliche ,  corri fpondenti 
alle  età  medefime .  Dirimpetto  alla  principal  porta  d'  en- 
trata v'  ha  la  Fama  ,  e  varie  altre  figure  :  v'  ha  la  Fortuna , 
ed  altre  Deità  ,  che  danno  intero  compimento  all'  emblema. 
Si  fegnalò  il  noflro  Valerio  in  quell'  Opera  :  e  non  meno  di 
lui  fi  fegnalò  il  Sighizzi  nelle  aggiuntevi  profpettive  ,  che_. 
per  più  nobile  fplendidezza  mife  ad  oro ,  ed  arricchì  d'  or- 
namenti di  bizzarra  ,  e  maeflofa   invenzione  . 

Terminata    qucll'  Opera    non    cefsò    già    nel  Sig.  Balbi 
il  genio   d'  occupare  il  noflro  Pittore  .  Che  però  gli  dicde_. 

la  cura 

(  a  )  Qiiel  lavoro  a  frefco  rapprefentativo  dello  Spiriro  Santo  fra  Cori  d'  An- 
gioli ,  non  e  di  Valerio ,  m'a  bensì  di  Domenico  Piola  .  Potrebbe  però  eflc- 
re ,  che  co' difegni  di  Valerio   1' avefle  il  Piola  efcgiiito. 

(  t)  D'  Andrea  f^ighiz^i  fcrive  il  Conte  Carlo  Ccfare  Malvagia  nella  iv.  parte 
della  fua  Fei/^iui  Pittrice ^  alh  pag.  176.  Egli  nota,  che  in  cafa  Balbi  dipinfc 
anche  un  certo  Bartolommeo  Pianòri ,  nome  affatto  incognito  ,  e  che  ii  lup- 
poiie  riferito    dal  Malvagia  per  isbaglio. 


ED  ARCHIT.   GENOVESI.  347 

la  cura  d'  ornargli  due  altri  falotti .  Valerio  effigiò  nel  primo 
le  tre  Grazie  con  varj  putti ,  e  medaglie  all'  intorno ,  e  nel 
fecondo,  quattro  favole  di  Diana,  e  d'altre  Deità.  In  gne' 
falotti  lavorò  anche  il  Sighizzi ,  che  vi  fece  gli  citeriori  or-        Di 
namenti ,  e  le  profpettive .  Valerio 

Tutte  quef^  pitture  molTero  il  Cavaliere  allora  pofTedi-  *"^'-'^* 
tore  del  magnifico  palazzo  fituato  dirimpetto  alla  Chief'a  di 
S.  Carlo  nella  foprammentovata  llrada  Balbi  a  richiedere-* , 
che  anche  ivi  una  rtanza  il  noflro  Pittor  dipingefle .  Quefti 
con  ben  intefo  dilègno  rapprefentò  nel  mezzo  la  Fama ,  e  fo- 
pra  la  cornice  quattro  fimboli  :  cioè,  dell' Immortalità,  della 
Medicina,  figurata  nel  vecchio  Efculapio ,  della  Vigilanza, 
e  d'  un'altra,  non  fo  ben  dir  quale.  Virtù.  Sopra  le  porte 
dipinfe  alcuni  putti ,  che  reggon  medaglie  colorite  a  chiaro- 
fcuro  :  e  ne' fregi  a  pian  della  ilanza  finfe  baflì  rilievi  figu- 
ranti alcune  fcuole  d'  Arti  liberali .  Le  profpettive  poi ,  e 
tutti  i  cartelli ,  gli  arabefchi ,  e  i  fogliami  della  lìanza  me- 
defima  fon  Opere  di  Gio.  Maria  Mariani  Afcolano ,  che  iii_. 
fimil  genere  di  Pittura  fu  molto  eccellente  .    {a) 

Uno  degli  ultimi  lavori  condotti  da  Valerio  fui  frefco 
fu  nella  volta  dell'Aitar  maggiore  della  Chiefa  di  S.  Maria 
del  Zerbino  ;  dove  dipinfe  tre  tavole  .  Nella  prima  di  quefle 
el'prelfe  la  Prefentazione  di  Maria  Vergine  :  nella  feconda-. , 
lo  Spofalizio  della  medefima  con  S.  Giufeppe  :  nella  terza, 
elfa  Vergine  coronata  Reina  del  Cielo  dalle  tre  Divine  Per- 
fone  .  La  tavola  però  della  Prefentazione  fu  da  Valerio  la- 
fciata  imperfetta  :  e  dopo  la  morte  di  lui  terminolla  il  Pit- 
tore Gio.  Bernardo  Carbone  .  Ne  tacer  debbo ,  che  di  elTo 
Valerio  è  anche  la  tavolina  rapprefentante  V  Immacolata-. 
Concezione  ;  perchè  quella  tavolina  è  un'  Opera  fìngolarc  .  {b) 

Fu  poi  invitato  Valerio  da  un  Cittadino  fuo  Amico 
a  dipingergli    la  principal  facciata    d'  una  cafa    in  piazza  di 

S.  Gtnefio  . 

(  e)  Nella  riferita  ftanza  efleiido  le  figure  del  Caftello  affai  fvenutc ,  furono 
con  maniera  del  tutto  confimile  rcltauraie  da  Gio.  Agoltijio  Ratti  vivente 
Pittor  Genovefe . 

(i)  Nel  palazzo  del  Sig.  Gio.  Luca  Giuftiniani  dipinfe  Valerio  una  ftanza—, 
nella  cui  volta  lapprefentò  Andromeda  con  Perfeo ,  che  la  libera  dalle  fauci 
del  vorace  mottro  marino  :  e  all'  intorno  di  quella  tavola  avea  fatto  a!tre_. 
figure  ,  che  pofcia ,  ia  occallonc  di  rertaurarfi  il  palazzo ,  fon  ite  a  male-. , 
Vi  li  conferva  però  ancora  intatta  la  pittura  dell'  Andromsda . 


348  VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 

S.  Genefio  .   Imprefe  quegli  il  lavoro  :  e  difpofe  quattro  im- 
magini di  Virtù  ne'  quattro  fpaTij ,  che  fi  frappongono  tra  le 
fineitre  :  indi  al  baflb   figurò  '  alcuni  putti    d'ottimo   guflo  . 
D.        Avea  già  quafi  compiuta  1'  Opera  ;  e  fol  vi  reilava  a  defcri- 
Valerio     yerfi  r  AfTunzione  della  SantifTìma  Vergine   fopra  la  porta-.  : 
t,A$Tjn.Lo.  qy^j^j^Q  Jq  colp\  repentinamente  la  morte    nell'ottobre  dell' 
anno  1(^59.;  mentr' egli  pafTava  appena    il  trentaquattrefimo 
di  fua  età .  TerminolTi  1'  interrotta  Opera  da  Domenico  Piola 
con  illile  sì  conforme  al  Valeriano  ;  che  chi  la  vede ,  la  giu- 
dica fatta  di  mano  dello  rteiro  Valerio  . 

Il  fuo  cadavere  fu  portato  alla  Chiefa  di  S.  Martino  d'  Al- 
baro ,  e  colà  con  folenne  funeral  pompa  feppellito  entro  la 
tomba ,  che  Bernardo  di  lui  Genitore  s' avea  fatto  coflruire. 

Era  Valerio  di  avvenenti  maniere ,  gra/iofo  nel  conver- 
"  fare  ,  fervido  nella  fatica  ,  e  fecondiffimo  d'  intelletto  :  d' in- 
dole poi  liberale  ,  e  foave  ;  che  ,  a  morivo  di  quella ,  rende- 
vafi  amabile  a  tutti.  La  fua  cordialità  verfo  gli  Amici  s'ac- 
codava air  eroico  ;  ftantechè  avrebbe  qualfivoglia  difagio  , 
o  difcapito  fofferto  ,  per  prelìar  loro  fervigio  .  Egli  ebbe_> 
moglie  ,  ma  non  figliuoli  .  Dell'  Arte  Tua  fu  al  fommo  cu- 
rante :  e  r  efercizìo  di  ella  gli  facea  dimenticare  ogni  altra 
cofa  ,  quantun-]ue  importante.  Il  difegnare  dal  Nudo  era_. 
la  fua  unica  ricreazione  ;  nel  che  palFava  parecchie  ore  fenza 
avvederfene  . 

Molte  ,  come  già  accennai  ,  fono  le  tavole  ,  che  da'  Vir- 
tuofi  ftranieri ,  fpecialmente  Inglefi  ,  furono  a  qualunque  gran 
prezzo  comperate ,  e  trasferite  nelle  loro  provincie  :  e  ne  fa- 
remmo [  almen  delle  private  ]  affatto  fpogliati ,  fé  coloro  , 
che  qui  ne  polfeggono  ,  fi  folfero  lafciati  adefcare  dalle  lar- 
ghe profferte  de'  Viaggiatori  .  Vaglia  'l  vero  :  a  si  fatte  pit- 
ture niuna  fomma  d'  oro  può  pareggiarfi  . 

Ebbe  il  nollro  Valerio  quattro  Difcepoli  ,  tutti  di  buona 
riufcira  .  Uno  è  Gio.  Battilla  Merano  ,  eh'  apprefe  i  principi 
del  difcgno  da  Gio.  Andrea  De'  Ferrari ,  e  poi  pafsò  a  Parma 
a  lludìar  fuUe  Opere  del  Correggio  .  Di  queflo  Merano  non 
dirò  altro  ;  perchè  egli  vive .  Il  fecondo  fu  Bartolommeo 
Bifcaino ,  di  cui  fcriverò  più  fotte  in  feparato  difcorfo  .  Gli 
altri  due  furono  Gio.  Paolo  Cervetto ,  e  Stefano  Magnafco , 

de'  quali 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  349 

de'  quali  darò  qui    immediatamente    quelle  poche  notizie.^  , 
che  ho  potuto   raccorre . 

Gio.  Paolo  Cervetto  fu  Giovane  di  vivace  fpirito  ,  e  di  _ 
beir  ingegno  .    Imitava  si  bene  la  maniera  del  Maellro  ;  che        Di 
fovente    la  copia  del  Difcepolo  era  creduta    un  originale-. .    Valerio 
Valerio  ,  che  a  gran  ragione  1'  amava ,    procacciavagli  occa-    *-"^^''  ' 
fioni  d' operare ,    ed    avanzarfi  .    Quindi    il  buon  Giovane , 
che  poche  fortanze    poffedeva ,    era  già  in  iflato    di  vivere.» 
agiatamente  coli'  intraprefa  Profeffione  .   Ma  nel  funeflo  anno 
1657.  la  peQilenza  cel  tolfe  fui  fior  dell'età,  e  defraudò  le 
comuni  fperan^e ,  che  gi  ultamente  s'erano  di  lui  concepute. 

Stefano  Magnafco  figlio  di  Lorenzo  per  tal  modo  pro- 
fittò {otto  la  diiciplina  di  Valerio  ;  che  lo  llefib  Maefiro  lo 
ammirava  ,  e  da  lui  gran  cofe  afpettavane  .  Il  defìderio  di  più 
oltre  avanzarfi  nella  Pittura  fece  ,  che  il  Giovanetto  fi  traf- 
ferlflè  a  Roma  ;  dove  iKidiò  per  ben  cinque  anni  continui . 
Indi  ritornato  alla  patria  Pittore  già  franco  ,  ed  efperto ,  fpe- 
cialmente  nel  difegno ,  diede  varie  prove  di  fua  perizia^  : 
come  il  fcorge  dalla  tavola  dell'Angiolo  Cufiode  ,  eh'  ei  dipinfe 
per  un  Altare  della  Chiefa  di  S.  Teodoro,  e  da  due  altre  tavoline 
per  r  Oratorio  della  Madonna  del  Rofàrio  ,  preflb  all'  ifiella 
Chiefa  :  nel  quale  Oratorio  pur  dipinfe  la  tavola  della  San- 
tilfima  Vergine  accompagnata  da'  Santi  Domenico  ,  e  Cate- 
rina da  Siena ,  e  all'  intorno  i  Millerj  ,  che  fi  contemplano 
nel  Rofario  .  Per  V  Oratorio  di  S.  Giovanni  di  Prè  colorì 
la  tavola  della  Madonna  :  e  per  la  Chiefa  di  S.  Ugo  fìtuata 
nella  IteiTa  contrada  di  Prè  fece  quella  di  quello  Cavaliere, 
che  da  una  rupe  alla  prelenza  di  numerofo  popolo  fa  fcatu- 
rire  un  limpido  fonte .  Il  più  bel  quadro  però  di  qutfio 
Autore  fi  è  quello ,  che  fia  dentro  all'  infermeria  de'  feriti 
nel  maggior  Ofpedale  di  quefla  città  .  In  elio  quadro  ei  rap- 
prefentò  il  felice  tranfito  di  S.  Giufeppe  ,  afiìlìiro  da  Gesù , 
e  dalla  SantiiTima  Vergine  Madre  .  Vi  fi  vede  in  alto  un  grup- 
po d'  Angioli  di  rara  ,  e  lòrprendente  bellezza  . 

Gtà  il  Magnafco  s' aveva  acquiftato  gran  nome  con_. 
quelle  fue  fole  primizie;  e  molte  commiflìoni  gli  il  desina- 
vano :  quando  un'  improvvifa  difTenterìa  1*  afTali ,  e  talmente 
debilitollo  ;  che  in  termine  di  alcune  fettimane  lo  trafie  al 

fepolcro . 


350  VITE    DE'PITT.,   SCULT., 

fepolcro .   Poche  pitture  di  Tuo  ci  ha  lafciate  per  le  cafè  de' 
nollri  privati  Cittadini  :  molte  però  fon  quelle ,  che  ha  la- 

r  vorato  per  la  Francia ,    nelle  quali  ha  fatto  {piccare    il   fuo 

i^'        nobile  ingegno  :  e  forfè  avrebbe  fuperata  la  gloria  del  Mae- 

UastIllo.   f^ro  )  ^e  pili  lunga  vita  aveffe  goduto,    {a) 

Poiché  io  nella  vita  del  noflro  Valerio  ho  avuta  occa- 
fìone  di  menzionare  Gio.  Angiolo  Vicino  :  non  eflimo  fuor 
di  propoHto  il  foggiungere  qui  alcuna  cofi  del  coflui  fratello 
Gio.  Michele  ,  e  di  Gio.  Battila  lor  Padre  .  Gio.  Battila  fu  un 
Pittore  più  che  mediocre  in  rapprefentare  componimenti  ilo- 
riati  .  Di  luì  abbiamo  una  tavola  pendente  da  una  parete 
della  Chiefi  della  Santi (Tima  Nunziata  del  Gualcato  (b)  : 
e  un'  altra  in  S.  Maria  della  Pace  entrovi  il  B.  Salvator«i_, 
da  Orta  operante  miracoli  (e) .  Morto  Gio.  Battila  in  età 
molto  avanzata  lafciò  due  figli*  uno  è  il  Gio.  Angiolo ,  che 
molto  vale  nel  dipinger  pacfi ,  marine  ,  battaglie ,  ed  ogni 
genere  di  c;alanterie  ;  e  fempre  con  vivezza  ,  e  grazia  non  or- 
dinaria .  Egli  ancor  vive  ,  ma  in  molta  afflizione  ;  perchè  con- 
tinuamente confinato  nel  letto  dalla  podagra  .  L'  altro  è  Gio. 
Michele  fuo  fratello ,  Pittore  ,  che  nello  flefib  genere  del  Gio. 
Angiolo  molto  bene  è  riufcito  ;  e  più  ancora  fi  farebbe  fe- 
gnalato ,  fé  non  fi  folfe  attenuto  alla  fola  pratica  ,  e  non_. 
avelfe  dipinto  con  troppa  fretta  .  Coflui  mancò  in  etì  poco 
avanzata  .  Colpa  de'  fuoi  difordini  ,  co'  quali  [  parlo  fecondo 
r  umanità  ]  fi  guaftò  la  complenìone  ,  e  s'  abbreviò  i  giorni . 
E'  cofi  molto  difficile  ,  che  1'  uomo  intemperante  arrivi  a  vec- 
chiezza . 

VITA 

{a)  Q^ielo  Mfignarco  Pittare  d'ottimo  gufto,  e  di  pennello  delicatifTìmo  ci  man- 
cò r  anno  1665. ,  mentre  contava  poco  più  di  trent'  anni  d'  età  ,  La  perdi- 
ta ,  pile  per  tal  nìorce  tacemmo,  ci  fu  in  parte  ricompenfata  in  un  figlio 
da  lui  lafciatoct  per  nome  AlefTandro  ,  comunemente  detto  il  Lijjardritio , 
Qlicli  fu  il  più  fpiritofo  Pittor  de'  fuoi  tempi  in  piccole  figure  condotte  in 
PkIiì  tratti  di  pennello,  le  quali  hanno  luo^o  entro  i  più  pregevoli  gabi- 
nerti  d'  Italia  .    Ma  di  luì  fi  parlerà   nel  fecondo  tomo  . 

(i)  La  riferita  tavola  non  può  eflere ,  fé  non  quella,  che  vedefi  nella  cappella 
di  S.   Bonaventura,   entrovi  delcritto  un   miracolo    di  quello  Santo. 

(»)  Alla  foprammeirovata  tavola  ne  fu  pofcia  failituita  un'altra  del  médefmo 
argomento  di  mano  di  Domenico  Piola .  Ma  pochi  anni  fono  anche  qucfta 
fu  li  colà  rimofla ,  e  porta  nella  lateral  parete.  E  dov' eli' era  vi  furono 
collocate  alcune  llatue  del  Maragliajio  »  eccellente  Scultore ,  di  cui  fcriverali 
nel   fecondo,  tomo  .j 


ED   ARGHIT.   GENOVESI,  S5« 

VITA 

DI  BARTOLOMMEO  BISCAINO 

Pittore ,  e  Intagliatore 
in  rame . 

SOGGETTO  di  Tpedal  merito  ,  e  d'egregia  riufcita  i  n  Pit- 
tura fu  Bartolo. n  meo  Bilcaiuo  .  Cos\  1'  atfrcttata.  fua^ 
morte  non  avelFe  tolto  a  lui  la  iacoltì  di  molto  ope- 
rare ,  e  a  noi  il  vantaggio  di  poil^der  molto  di  luo 
operato  .  Tuttavìa  quel  poco  ,  che  di  elfo  abbiamo ,  è  un'au- 
tentica contermazione  di  ciò  ,  che  ho  atrerito  ,  e  farà  un  per- 
petuo elogio  alla  fua  virtià .    Vengo  al  racconto  . 

Gio.  Andrea  Bilcaino  ,  Pittore  di  mediocre  abilità  ,  uni- 
camente dipingeva ,  per  ritrarne ,  con  che  follentar  la  fami- 
glia :  e  però  era  indefefTo  nell'  efercizio  del  luo  meltiere_> , 
ed  in  ogni  forra  di  pittura  impiegavafi ,  fecondo  che  gliene 
veniva  occalione  ;  ne  gì'  importava  tanto  la  lode ,  cjuanto 
il  guadagno  . 

Ebbe  coflui  molti  figli  :  il  maggior  d'  eflì  fu  il  noflrc) 
Bartolom  neo ,  al  quale  infegnò  i  principj  della  Profellione 
con  ottimo  etìetto .  Imperocché  apprefe  tollo  il  fanciullo  a  di- 
fegnare  ;  e  ciò  facea  con  tal  efattezza ,  e  grazia  ;  che  le  fue 
cofeieile  già  cominciavano  a  teneri!  in  conto  di  buone  .  Ma 
Gio.  Andrea ,  ben  conofcendo  ,  che  il  figlio  aflai  più  profitto 
avrebbe  fatto  lotto  la  dilciplina  di  qualche  Profclìòre  di  pri- 
ma sfera  ;  il  conlegnò  a  Valerio  Gattello ,  la  cui  fcuola_. , 
e  perizia  era  in  lommo  grido ,  ed  onore , 

Il  novello  Difcepolo  guidato  da  mano  si  prode ,  e^  fe- 
condato dalla  vivacità  del  proprio  ingegno ,  fpeditamente_. 
s'  avanzò  per  tutti  i  gradi  dell'  Arte  ;  e  malTime  nell'  accu- 
rato difegnare ,  e  nel  loave  colorire  fi  fegnalò  .  lo  confervo 
due  rari  difegni  da  lui  lavorati ,  che  quantunque  in  fempli- 
ce  carta  :  pure  a  mio  giudizio ,  attcla  la  loro  elattezza_. , 
e  finezza  ,  fono  due  gemme  .  L'  uno  di  quelli  è  ricavato  dalla 
famollilLna  tavola  rapprefentante  il  Martirio  di  Santo  Stefano; 

la  quale 


35i  VITE  DE'PITT.,   SCULT., 

la  quale  fi  conferva  all'  Aitar  maggiore  dell'  ampia  ChiefT-. 

a  quello  gloriofo  Protomartire  dedicata  :  tavola  ,  e  gran  parto 

-Il        !■  ^cl  pennello  di  Giulio  Romano  (<i!)  .  L'altro  difegno  è  prefo 

Di  Bar-    dalla  tavola  rapprefentante  la  Gloriofiirmia  Vergine  AfTunta  : 

Bnc^A^No*!    pif'^ui^  <^i  Guido  Reni ,  che  fia  locata  nella  fplendida  Chiefa 

'    *    di  S.  Ambrogio ,  o  fia  del  Gesìi  .    (b) 

Cominciò  pofcia  il  noilro  Bifcaino  a  dipìnger  tavoIe_> 
di  fua  invenzione;  ed  alcune,  che  compofe  per  luoghi  fuori 
di  Genova ,  furon  accolte  con  molto  gradimento  .  Ma  una 
fola  di  fua  mano  qui  in  pubblico  efpotla  fi  vede  .  Ella  è 
quella,  che  fia  fui  primo  Altare  amano  fìnifira  nella  Chiefa 
del  Santo  Spirito  de'  PP.  Somafchi  fuor  della  porta  appel- 
lata dell'  Erco .  In  detta  tavola  v'  ha  S.  Ferrando  dinanzi  al 
Trono  di  Maria  Vergine  in  atto  d'  implorarla  in  foccorfo 
d'  alcuni  poveri  lìorpiatì ,  che  le  addita  . 

Di  grand'  onore  fu  al  Bifcaino  quefla  pittura ,  si  per 
l'ottimo  difegno,  si  pel  guflofo  colorito:  tanto  più,  che, 
quando  ei  la  fece ,  appena  avea  compiuto  il  ventici nquefimo 
anno  della  fua  età  .  Certamente  a  vilT:a  di  si  beli'  Opera_, , 
ognuno  fperava ,  che  farebbefi  da  lui  pareggiata  la  gloria 
de*  nofiri  più  infigni  Pittori  .  E  pieno  effetto  avrebbero  avu- 
to le  comuni  fperanze  .  Ma  poco  dopo  :  cioè  nell'anno  i6<;j. 
percofib  inlìeme  con  la  fua  famiglia  dal  morbo  pelìilenziaìe, 
ebbe  il  cordoglio  di  vederfela  tutta  premorire  :  e  indi  a  qual- 
che giorno  feguilla  .    Grand'  aumento  alle  noftre  perdite . 

Il  Bifcaino  fu  anche  un  ottimo  Intagliatore  in  rame ,  ed 
incife  all'  acquaforte  alcune  cofe ,    che  lo  iHle  Cafliglionefco 

molto 

fa')    Della  fopradderta  nobiliflìma  tavola    fa  onorata  menzione    Giorgia   Vafari 
nella  Vita  di  Giulio  Romano  :  e  dice  non  ai-er    mai    qucfto  Artefice    fatta— 
Opera  migliore.    Narra  in  oltre,  che  quella  tavola  fii  ordinata  a  Giulio  Ro- 
mano da  Gio.  Matteo  Giberri ,  Datario  di  Papa  Leojic  X. ,  per  mandarla  a  Ge- 
nova ad  un  luo   Benefìcio  intitolato  Santo  Stefano  ;  il  qual  Benefizio  con  la 
mcdef  ma  tavola   eflo  Giberti   donò  poi   a'  Monaci  Uljvetani ,    che  tuttora   il 
roflìedono  .  Ma  ,  che  fi  a  ita  la  cofa  diverfamenre  ,  l'accenna  l'Arma  De' Me- 
aici  collocata  nella  parte  fuperiore  della  tavola    col  Triregno,  e  le  Chiavi, 
e  la  fcgucnte  Infcri?inne .     LFONIS  X.  P.  M.    FRATRISQ,  IVLII    CARD. 
MFDICES  BFNFFICIO  TFMPLO    PRAFF. 
(è)    Di  queft' altra  prefio^a  tavola   rapprefentame  la  Rantiflìma  Vergine  AfTunta 
in  Ciclo  in  me?™  ad  Angelici   Con  ,    con  gli   Apofto'i   al  baffo    in  viviflìmi 
aitegciamenti   di  contemplazione,  ed  ammii anione,  leggafi  quanto    ne  fcrive 
rella  vira  di  Guido  il  Conte  Malvagia,  che  neritamente    tiene    quella    nie- 
defima  tavola  per  una  delle  migliori  di  quel  cliuxifTuno  Maeftto. 


ED   ARGHIT.    GENOVESI.  355 

molto  bene  imitaviino  .  Non  faprei  dire  in  mano  di  chi  fien 
capitati  quelli  luci  egregi  lavori  .  Ne'  tempi  perìcolofi ,  e  fu- 
nelH  la  confufione ,  e  l'  orrore  fa ,  che  nulla  li  curino  le  cole,  ^^^^^ 
quantunque  pregevoli  :  quinci  vadan  difperfe  ,  o  rimangan—    Di  Bap.- 
diikuttc  :  ed  in  vano  poi  fi  fofpirino  .    {a)  tclomim 


VITA 

DI  NICCOLÒ  ROCCATAGLIATA 

Scultore  ,  e  Gettatore   di  metalli . 

Gii  ho  terminati  i  ragguagli ,  che  ho  potuto  rinve- 
nire intorno  alla  Vita  de'  noflri  Pittori ,  e  di  alcuni 
pur  noflri  Architetti  ,  ed  Intagliatori  fuccefTivamen- 
te  fioriti  .  Recami  ora  a  parlare  de'  femplicì  Scul- 
tori ,  che  da  quali  due  fecoli  in  qui  abbiamo  avuto  ;  poiché 
de'  precedenti  a  quefli  mancano  le  notizie  .  E  per  procedere 
qui  ancora  giufla  la  ferie  de'  tempi ,  darò  il  primo  luogo 
a  Niccolò  Roccatagliata  . 

Nacque  coflui  in  Genova ,  e  da  fanciullo  andò  a  flarc 
per  fattorino  nella  bottega  di  Cefare  Groppi  eccellente  Ar- 
gentiere ,  di  cui  abbiamo  nella  Cattedrale  i  fuperbi  lavori , 
che  adornano  all'  intorno  la  nobililTima  cafTa  ,  ove  porrafi  in 
procelTione  il  Santiffimo  Sagramento  nel  gran  giorno  della— 
fila  Solennità .  Tali  lavori  manifeflano ,  che  valentuomo  folle 
il  Groppi  nel  gittare  in  argento  , 

Tom.  L  Z  Moflb 

(a)  Delle  belliffime  carte  flampatc  fu  i  rami  del  Bifcaino  alcune  fé  ne  coiìfer- 
va.!:3  tuttavìa  preTo  gli  Amatori  delle  cofe  biioTie  ,  Io  qui  ne  riferifco  tre, 
che  fole  mi  fon  giunte  a  notizia.  Quefte  rapprefentano ,  l'una  il  Sacio  Pie- 
ff  pio  :  I'  altra ,  Mosè  ritro^^ato  nel  Nilo  :  e  la  terza  ,  la  B.  Vergine  con  Gesù 
Bambino,  ed  alcuni  Angioli,  clie  Io  correggiano.  Le  tavo'e  dipinte  da  quello 
valentifllmo  Giovane  fi  tengono  in  conto  di  cofe  prexiofe:  ed  una  fingoIaie_. 
di  lui  è  paffata  ,  noji  l:a  gran  tempo,  neila  magnifica  galleiìa  eretta  dal 
Re  Federigo  Augufto  III.  di  Polonia  ;  la  qual  tavola  è  menzionata  da  Fieno 
Guarienti  nel  fuo  Abecedario  Pittorico  alla  pag.  86.  Queft'  Autore  non  dice, 
cJie  colà  in  elTa  fi  rapprefenti  :  ma  fappiamo  rapprefentarvifi  lo  fcorticamen- 
to  di  Manìa . 


Di 


GUATA  • 


354  VITE    DE'  PITT.,  SCULT., 

MofTo  il  noflro  Roccatagliata  da  efficace  brama  di  ren- 
derfi  ben  efperto  nell'  Arte  dello  fcolpire ,  fi  parti  dalla  pa- 
tria ;  e  dopo  aver  girato  per  varie  città  d' Italia  ,  olfervan- 
dovi  le  più  infigiii  Statue ,  e  praticando  co'  più  eccellenti 
Niccolò  Artefici  ,  pafsò  per  ultimo  a  Venezia  ;  dove  a  si  continuato , 
^^ocATA-  Q  violento  lludio  di  tini  lavori  applicolli  ;  che  la  lùa  \\i\a. 
venne  a  fcapitarne  fino  alla  total  perdita  d"  un  occhio  .  Egli, 
ciò  non  oflante ,  profegui  l' intraprefo  corfo  ;  e  molto  avan- 
zoffi  nella  pratica  di  modellare ,  e  di  maneggiar  lo  fcarpel- 
lo  ;  onde  colh'uì  in  marmo  alcune  figure  d'  ottimo  gullo , 

Delle  amicizie  ,  eh'  egli ,  mentre  dimorò  in  Venezia,  con- 
tralTe  con  virtuofì  Soggetti  mi  balla  per  Tua  lode  accennar- 
ne una  fola  :  cioè  quella  del  celebre  Tintoretto .  Quello 
egregio  Pittore  ilimoUo  tanto  ,  e  si  1'  ebbe  caro  ;  che  di  lui 
lolea  prevalerfi ,  qualunque  volta  uopo  avea  di  modelli ,  onde 
ritrarne  pofcia  in  pittura  le  figure  :  e  quelle  poi  confervava , 
come  cofe  preziofe ,  nel  Tuo  lludio  ;  e  in  memoria  del  ge- 
novefe  Modellatore  . 

Mentre  il  Roccatagliata  dimorava  in  Venezia ,  ebbe  oc- 
cafione  divenire  a  Genova  Domenico  Biironi  Veneziano ,  bra- 
vo Scultore  in  legno,  e  in  avorio.  Colini  efòrtollo  a  goder 
di  queir  occafione ,  e  far  feco  alla  patria  ritorno  .  Condi- 
Icefe  il  Roccatagliata  all'  Amico ,  e  venne  col  Bilfoni  a  que- 
lla volta  .  Qui ,  dov'  era  da  lungo  tempo  deiiderato  ,  fu  ac- 
colto con  dimollrazioni  di  grande  lìima  ;  e  v'  ebbe  tollo  va- 
rie coramiiTioni ,  fra  le  quali  quella  di  ibrinar  gli  ornamenti 
d'  argento  alla  cafia  ,  fu  cui  portafi  in  proceffione  la  belliffi- 
ma Statua  della  Madonna  del  Rofario  da  quelli  PP.  di  S.Do- 
menico .  Lavoro  d'  una  maellofa  ,  e  foda  invenzione ,  e  d'  una 
delicatezza  particolare  . 

La  franchezza  ,  eh'  avea  queflo  noflro  Scultore  in  model- 
lare SI  in  cera  ,  si  in  creta  ,  era  maravigliofa  .  Rapito  reflavane 
lo  flelFo  Paggi  ,  che  giunfe  a  dirgli  :  /"  oi  mi  jate  venire  la 
voglia  di  cambiare  i  pennelli  in  altrettanti  jìecchi ,  e  di  ripi- 
gliare di  bel  nuovo  V  efercizio  della  Scultura  . 

Amico  Tempre  della  fatica  molto  lavorò  il  Roccataglia- 
ta ,  ma  per  lo  più  cofe  di  metallo  in  piccolo ,  e  proprie  più 
di  fcrigni ,  che  di  luoghi  pubblici .    Pure    una  fua  Iattura-. 

alquanto 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  355 

alquanro  grande  in  bronzo  fi  conferva  pubblicamente  efpofla 
fopra  la  porta  d'  una  cafa  fituata  in  quella  flrada ,  che  dalla 
piazza  dell'  erbe  conduce  al  piano  di  S.  Andrea  {a)  .  Quefla  ^^^^^^^ 
fattura  confille  in  una  Madonna    col  Divin  Putto  in  collo  :        Di 
due  Immagini ,  che  fpirano  maellà ,    ed  infpirano  divozione    j^^ccat*^- 
in  chi  vi  fiifa  lo  fguardo  .  Tal  Opera  fu  poi  ripulita  da  un     guata. 
di  lui  figlio  nomato  Simone ,  il  quale  parimente  alla  Scul- 
'tura  aveva  applicato,  ed  efercitavala  con  molta  lode. 

Non  m' è  noto  in  qual  anno  ,  e  di  qual  età  Niccolò 
Roccatagliata  mancaffe .  Ho  detto  di  lui  quanto  m'  è  potuto 
arrivare  a  notizia.  Ne  altro  mi  refta  da  aggiugnere  ,  fé  non 
che  odo  efiere  in  Venezia  Opere  di  fua  mano  in  bronzo , 
ed  in  marmo  ,  che  famofo  tuttora  gliene  rendono  il  nome  . 


VITA 

DI  MATTEO    SANTACROCE  , 
E     FRATELLI, 

Soprannomati  i  Pippi , 
Scultori  . 

FIi.ippo  Santacroce,  detto  il  Pippo  ,  Scultore  di  grand' 
ingegno,  e  perizia,  ebbe  cinque  figli,  che  dal  nome 
del  Padre  i  Pippi  ancor  efli  tutti  in  un  fafiello  furono 
chiamati .  Per  altro  ebbero  nome  :  il  primo ,  Mat- 
teo :  il  fecondo ,  Luca  :  il  terzo ,  Giulio  :  il  quarto  ,  Scipio- 
ne :   ed  il  quinto  ,  Agofiino . 

Quefl:i  cinque  Giovani  ,  dal  Padre ,  come  in  comune_^ 
patrimonio  ereditarono  1'  Arte  d'  elegantemente  fcolpire  in 
legno  ;  che  ben  la  pofiedettero  ;  ficcome  fede  ne  fa  la  foffitta 
della  pubblica  fala  di  quefio  Maggior  Configlio  tutta  di  loro 
mano  intarfiata  ,  ed  incifa  . 

Z  2  Attefa 

(«)    Della  fopra  riferita  Statua  al  prclente  non  fé  n'ha  reruna  contezza. 


Di 

Mattho 


35(5  VITE   DE'PITT.,   SCULT., 

Attefa  la  fama ,  che  del  fodo ,  ed  uniforme  lavoro  di 
quefti  Pippi  correva  ;  fi  prefenraron  loro  molte  occafìoni  di 
formare  Iculture  di  varie  fogge  per  ornamenti  di  Cliiere_>, 
e  di  privati  luoghi.  Ma,  oltre  alla  prcf.:ta  della  pubblica— 
fala  ,  lommamcnte  onorifica ,  e  vantaggiola  fu  loro  la  com- 
^^^"°"*  milfi  )ne  ,  eh'  ebbero  di  lavorare  ad  inragU  ,  e  a  baffi  rilievi 
rapprefentanti  rtorie  la  poppa  della  galea  capitana  della  Squa- 
dra fpagnuola  ,  che  allora  in  quello  porto  trovavafi  .  L'Opera 
fu  da  elfi  compiuta  :  e  incontrò  piena  foddisfazione  di  chi 
r  aveva  comraellà  ;  e  i  fratelli  Artefici  ne  furono  largamen- 
te rimunerati  . 

Coiloro  poi  ornarono  dì  fquifitiflìmi  intagli  la  Chiefa-. 
del  G-esù  ;  e  fecero  per  Genova  altre  degne  fculture  ,  come. 
Immagini  di  Crocifilfi ,  e  di  Santi ,  gruppi  rapprefentativi 
o  di  Miilerj ,  o  di  l^Acre  llorie ,  e  cofe  limili ,  che  tuttavia 
fi  conlervano  in  quelle  Chiefi- ,  ed  in  quefli  Oratorj  :  ed  al- 
cune   palFarono  olrremonii ,  dove  in  gran  conto  i\  tengono. 

Quanto  all'  indole  di  quelli  fratelli  ,  benché  ciò  fia  punto, 
che  non  lia  interelfe  con  1'  Arte  loro  :  pure ,  feguendo  il  mio 
infiituto  tenore  ne'  racconti  di  quefie  Vite ,  polfo  dire ,  che 
il  Matteo  fu  prudente,  circonfpetto  ,  e  ben  regolato  nelle  lue 
azioni  :  laddove  il  Giulio  fu  d'  umore  firavagante ,  di  collu- 
mi  poco  lodevoli ,  altiero  ,  e  facile  ad  attaccar  rifie  ;  in  una 
delle  quali  tagliata  avendo  al  fuo  Avverfario  una  mano  ,  im- 
mantinente per  ano  di  fierezza,  e  dimollrazion  di  difpetto 
gettoUa  in  mare  .  Gli  altri  fuoi  fratelli  non  furono  imita- 
tori di  colini ,  ma  di  Matteo  :  e  però  vilTero  lempre  in  buona 
unione  fra  loro ,  e  coli'  ingenua ,  e  foave  maniera  trafiero 
a  fé  r  afietto  di  tutti  . 

Or  palFo  a'  figli ,  e  a'  difcepoli  d'  alcuni  de'  prenominati 
cinque  fratelli  ;  nel  che  non  m  allungo . 

Figlio  di  Matteo  Santacroce  fu  Gio.  Battifia .  Cofiui 
aiutò  con  lode  il  Padre  ,  e  gli  Zii  ne'  lavori  della  fuddetta  gale'a 
di  Spagna  :  ma  fpecial  onore  11  fece  nella  bellifilma  Statua 
della  Madonna  del  Rofario ,  eh'  egli  lavorò  in  legno  per  la 
Chiefa  di  S.  Vincenzio  fuori  della  porta  detta  dell'  Lrco  . 
Ne  di  minor  onore  gli  luron  gì"  inragli ,  che  fece  nelle  elle- 
liori  facciate    della  tribuna    locata  nella  Chiefa    del    Ge^ù  ; 

la  qual 


CANTACRCC£  , 


ED    ARCHIT.    GENOVESI.  3.57 

la  qual  tribuna    è  quella  ì(ìefCi  ;   donde  il  SerenifTimo  Doge 
ode  i  Divini  UtHzj .    Altri    lavori    fece    Gio.  Battilìa ,    che_, 
flanno  ripolH  in  privare  cafe  .  In  ordine  all' indole  di  collui ,  -^^— 
egli  s' accorto  a  quella    di   Giulio    Tuo  Zio.    Fu  fimilmentc        ij, 
d'  umore  collerico  ,  riiTofo  ,  e  inai  colluraato  :  il  fuo  pelo  rof-  ^  ^ mteo 
liccio  lo  dichiarav-a ,    fecondo    la    comune    opinione ,    uomo 
d'  umore   torbido  ,  e  d'  inclinazione  vizìofa  .    Egli  mancò  in 
età  ben  avanzata  :  né  io  fo  precifamente  dire  in  qual  anno  . 
Figlio  di  Luca  Santacroce  fu  Francefco,  che  parimente 
attefe  alla  Scultura  ;  e  già  molto  bene  vi  fi  avanzava  .    Era 
dotato    d' un  feliciffimo    ingegno  ;    onde    avrebbe  fitto  ma- 
raviglie nella  ProfelTione  .    Ma  la  morte  ruppe  in  un  punto 
il  fiìo  alle  fperanze  di  quefto  Giovane ,    cogliendolo  fui  fior 
degli  anni  coli'  improvvifo  afTalto  d'  un'  acutiflìma  febbre . 

Allievo  di  Gio.  Battifla  fu  Stefano  Cofla  figliuolo  d'  un 
falegname  .  Scolpai  il  Cofla  con  molta  maellrìa  così  in  le- 
gno ,  come  in  avorio  .  Egli  fu  anche  in  parte  allievo  di  Gio. 
Battifia  Bilioni  ,  col  quale  parecchi  anni  lavorò  :  infinattan- 
toché tocco  dal  pellilenziale  morbo  del  1657.,  infìeme  con 
quello  fecondo  Maetlro  cefsò  di  vivere . 

Da  non  fo  quale  di  quefli  Santacroce  apprefe  anche  a  fcol- 

pire  Girolamo   del  Canto,    foprannomato    il  Pomo,    nativo 

d'  una    delle  ville    di  Bifi:gno  .     Quello  Girolamo    ci  ha  la- 

fciati  alcuni  parti  del  fuo  nobile  ingegno  ;  fra'  quali  non  fono 

da  tacerfi ,  la  cafTa ,  o  fia  macchina  rapprefentante  S.  Barto- 

lommeo  Apoftolo  ,  fatta  per  commiffione  de'  Confratelli  dell' 

Oratorio  di  quello  Santo  nel  luogo  di  Quarto  :  il  divoto  Cro- 

cififTo  ,  che  confervano    i  Confratelli  dell'  Oratorio  dedicato 

a  S.  Gio.  Battifla  in  città  :  e  1'  altra  Immagine  pure  del  Croci- 

filTo  ,  che  fla  locata  nell'  Oratorio  detto  degl'  Incrociati ,  a  capo 

del  Borgo  di  efTo  Bifigno  .  Altri  lavori  fece  pure  per  le  noflrc 

Riviere;  ed  in  tutti  credito  non  ordinario  acquifioffi .  Mancò 

Girolamo  poco  prima  del  i<?57.  in  molta  fcarfczza  di  loHanze  ; 

quantunque   notabili   forame   guadagnato  avefle  :    perciocché 

egli  col  fuo  capricciofo ,    e  diffoluto  vivere    ogni  guadagno 

fi  diflìpò  . 


Z  3  VITA 


35»  VITE   DE'  PITT.,  SGULT,, 

VITA 

DI  GIO.   BATTISTA   BISSONI, 

Detto  il  Veneziano  , 
Scultore  , 

DOMENICO  BifToni  Veneziano  fu  uno  Scultore  di  mol- 
to grido .    Egli  in  Genova ,  ove  dalla  patria  trasfe- 
ritoli ,    s'  era  ammogliato  ,  ebbe    un  tìglio  nomato 
Gio.  Battila  ;    ed  è  quegli ,    di  cui  ora    imprendo 
a  fare  difcorfo . 

Apparò  Gio.  Battila  dal  Padre  i  principj  del  difegno  : 
indi  quelli  del  ben  modellare  in  creta,- non  folo  imitando 
dagli  antichi  originali ,  ma  anche  ricavando  da  per  fé  il  na- 
turale ;  fulle  quali  fpecialità  d'  Arte  molto  fondofli .  Paffato 
poi  a  lavorare  in  legno  ,  e  di  fua  fantasìa  ,  incontrò  el^ima- 
zion  tale  prellb  gli  Amatori  della  Scultura;  che  le  fatture 
di  luì ,  a  quelle  del   I^dre  11  anteponevano  . 

Molte  beli'  Opere  i^co.  quello  Scultore  ;  e  ben  rincre- 
fcevol  cola  farebbe  il  riferirle  tutte.  Noteronnc  qui  fol  tanto 
alcune  di  quelle  ,  che  per  eilcre  in  pubblico  cipolle ,  luno 
lacili  ad  elK^r  vedute ,  e  conlìdcrate  . 

Per  quelli  PP.  Carmelitani  fece  la  bella  Statua ,  che 
Tuoi  portarli  in  procelTione  il  giorno  della  Madonna  del  Car- 
mine :  e  per  li  Confratelli  dell'  Oratorio  di  S.  Giufeppe  la- 
vorò r  infigne  calici ,  o  macchina  co'  rilievi  della  Sacra  Fa- 
miglia {a) .  D'  ordine  del  SerenifTimo  Senato  fcolpi  la  Statua 
di  N'olirà  Donna  col  Divin  Figlio  in  grembo ,  ciie  fu  locata 
all'  Aitar  maggiore  di  queflo  Duomo  :  indi  a  non  molto  ri- 
molTa  quella ,  ve  ne  fu  folHtuita  un'  altra  di  bronzo  ,  come 
P  ù  luntuola  ,  e  magnifica  .  E  la  primiera  del  BilFoni  trafpor- 
tata  ad  un  Altare  della  Chiefìi  di  S.  Bernardo ,  colà  tutta- 
via fi   conferva  . 

Molte  fono  le  divote  Immagini  di  CrocifilTi  di  fua  ma- 
no formate ,  parte  in  legno ,  e  parte  in  avorio ,  per  Chicle, 

ed  Oraiorj 

(a)  Qucfta  macchina  fii  poi  refiaurata;  «  le  lefte  delle  Sutue  vi  fuiojio  da  altro 
acuitole  lifatte . 


ED    ARCHIT.   GENOVESI.  355^, 

ed  Omtorj  di  quefla   città  :    Crocififfi  d'  altezza    di  quattro 
in  cinque  palmi .    Suo  fra  gli  altri  è  quello  foprammodo  na- 
turale ,  ed  a.ffettuofo  ,  che  ila  ad  un  Aliare  della  Chiefa  di  ^^_^^ 
S.  Paolo  :  e  fuo  parimente  è  quello ,  che  fi  vede    entro  la_.      d,  Gio. 
cappella  fatta  fobbricare  dal  Sig.  Antonio  Spinola  nella  Chiefa    Battista 
del  Santo  Spirito  de"  PP.  Somafchi .  Quefto  Crocififlò  è  tal-     ■^"'°^'* 
mente  pieno  di  tenerezza  ,  e  di  commozione  ,  eh'  io  non  faprei 
qual  Artefice  fìa  mai  arrivato  a  farne  un  migliore  .    {a) 

Altre  Statue  fece  per  alcune  Chiefe  di  Genova ,  come 
le  due  de'  Santi  Giufeppe  ,  e  Filippo  Neri  per  quella  de'  PP. 
delle  Scuole  Pie  :  e  quelle  d'  alcune  Sante  Agofliniane  per  la 
cappella  di  Maria  Vergine  della  Cintura  nella  Chielii  di  S.  Ago- 
fìino  ;  ove ,  oltre  a  tali  Statue  ,  vi  fcolpì  anche  quella  della 
fìelTa  Vergine . 

PofTo  di  più  giuflamente  dire  effere  flato  il  BifToni  Pit- 
tore :  non  già  perchè  coloriva  egli  flelTo  le  figure  da  fé  fcol- 
pite  :  ma  bensì  perchè  alcune  tavole  dipinfe  per  Amici ,  che 
aiTai  leggiadre ,  e  di  molto  gradimento  riufcirono  , 

Fu  quell:'  egregio  Scultore  d'  un  indole  cortefe ,  e  foave. 
Moflrò  rare  prerogative  .  Portò  un  indicibile  rifpetto  ,  ed  amo- 
re al  fuoPaHre;  che  pofcia  mortogli ,  non  celfava  di  fufFra- 
garnc  l'Anima  con  limofine ,  e  con  fare  applicar  Sagrifizj 
per  elTa  .  Amò  fempre  la  pulitezza ,  e  il  decoro  ,  sì  negli  abi- 
ti ,  che  negli  arredi .  La  ritiratezza  fu  la  fua  ordinaria  com- 
pagna, e  le  occupazioni  dell'Arte,  i  fuoi  più  cari  diverti- 
menti .  De'  guadagni  faceva  ufo  prudente ,  lènza  profufìone, 
e  fenza  tenacità  .  Diciott'  anni  fopravviffe  al  Padre  .  Ebbe 
moglie  ,  ed  alcuni  figli ,  a'  quali  preparava  convenevole  prov- 
vifione  di  foftanze .  Ma  la  crudel  morìa  dell'anno  1^57. 
eflinfe  lui  ,  e  tutta  la  famiglia.  Ci  lafciò  un  Difcepolo ,  de- 
gno erede  della  virtù  ,  e  della  gloria  di  lui  .  Quelli  fu  quel 
Pietro  Andrea  Torre ,  di  cui  qui  apprelTo  farò  difcorfo . 

Z  4  VITA 

^«)  E' quefta  la  miglior  Opera  del  BifToni.  Ella  contiene  mi  amabile,  e  uii^ 
patetico ,  che  non  ha  pari ,  Perciò  a  ragione  ftudiano  fopra  di  cfla  il  vero 
modo  di  fcolpir  Crocififlì  i  naftri  più  celebri  Scultori  :  di  che  meglio  nel  fecondo 
tomo.  Del  BiiToni  è  anche  l'altra  Immagine  del  CrocifiJTo  porta  fui  pulpito  di 
S.  Francefco  di  Caftelletto ,  la  quale  alla  belle2za  della  foprannotata  moki» 
s'  accolla .    " 


3^0  VITE  DE'PITT.,  SCULT., 

VITA 

DI  PIETRO  ANDREA   TORRE 

Scultore  , 

DA  Michel  Angiolo  Torre ,  uorao  d'  onefla  condizione 
nacque  Pietro  Andrea  :  il  quale  ficcome  ne'  luoi  pri- 
mi anni  mollrava ,  che  alla  Pittura  inclinaire  :  cos'i  fu 
da'  Tuoi  applicato  al  difegno  nella  fcuola  del  Cap- 
pellino. Quivi  molto  avanzavafi  ;  quando  vedute  alcune  Ope- 
re di  Gio.  Battilìa  BiiFoni ,  tanto  s'  invaghì  della  Scultura-.  ; 
che ,  abbandonato  il  Cappellino  ,  pafiò  a  quelV  altro  MacQro , 
fotto  la  cui  direzione  collantemente  fi  fermò ,  finché  un  ec- 
cellente Scultore  anch'  elio  divenne  . 

Ufcito  dal  Maelìro  accommodoflì  a  lavorare  co'  fratelli 
Pippi  ;  a'  quali  fu  di  non  poco  aiuto  ne'  lavori  ,  che  coloro 
condufln^ro  per  la  tribuna  del  Sereniillmo  Doge  nella  Chicla 
del  Gesù .  Indi  appartatoli  da'  prefati  Pippi ,  li  pofe  a  lavo- 
rar da  per  fé  ;  né  mai  gliene  mancarono  le  occaiioni  :  peroc- 
ché le  Tue  Sculture  erano  ,  liccojne  Tempre  faranno  ,  in  gran- 
dillimo  credito  . 

Molti  fono  in  quefla  città  gli  Oratorj  ,  che  ne  hanno  ;  fra' 
quali  quello  di  S.  Brigida  a  ragione  lì  gloria  di  polledere  la  no- 
bil  macchina ,  ricca  di  eleganti  figure ,  che  liiol  portarli  in 
proceifione  il  giovedì  Santo  .  In  tal  macchina  è  rapprefentata 
quella  Santa  in  atto  di  fcrivere  col  dettato  di  Grillo,  e  coli' af- 
fluenza d'  alcuni  Angioli ,  le  fkcre  Rivelazioni .  E'  quelV  Opera 
piena  di  grazioll  tratti  :  ben  dillribuita  nella  compofizione  : 
e  condotta  con  impareggiabil  maellria. 

Fece  varj  altri  lavori  per  le  Chiefe  di  Genova  ;  e  fra 
quelli  belle  fono  alcune  Statuine  ,  che  llanno  apprelfo  quelli  PP. 
di  S.  Maria  del  Carmine ,  e  fogliono  elporfi  nelle  principali 
loro  folennita  .  Siccome  pure  di  tutta  buona  proprietà  lòno 
alcuni  CrocifilTi ,  che  fi  conlersano  in  quefli  Oratorj ,  ne'  quali 
m  )lliò  ,  quanto  folle  efatto  imitatore  del  fuo  Maellro  ,  e  quanto 
n'  avelfe  raggiunto  lo  Ili  le  nelle  Sculture  cosi  in  grande ,  co- 
me in  piccolo  ,   e  cosi  in  legno ,  come  iii  avorio . 

Fu  il  Torre 


ED   ARCHIT.   GENOVESI.  ?<?i 

Fu  il  Torre  d'  un  naturale  oltremodo  allegro  ,  follazze- 
vole ,  ed  amantiflìmo  delle  converfazioni ,  e  compagnie  di 
gioventù  .    Ma  per  lo  troppo  frequentarle   fi  trovò  taholtvi_.  , 

intrigato  in  rifle ,    dalle  quali    non  Tempre    ne    ufci    illefo  .    Di  Pietro 
Percrocchè  un  giorno  in  una  di  quelle  ne  riportò  si  grave  ferita;     ^oRRst 
che  da  indi  innanzi  non  ebbe  più  perfetta  falute  .  Impotente 
al  lavoro ,  a  poco  a  poco  debil  tato  ,  e  diflrutto  ,  venne  a  man- 
carci nel  giugno  del  i66S.  in  età  non  molto  avanzata. 

Lafciò  dopo  di  fé  un  figlio  nomato  Gio.  Andrea  ,  che 
la  paterna  Piofeffione  feguita  con  finezza ,  e  lode  particolare,  {a) 

VITA 

DI  marc'  ANTONIO   POGGIO 

Scultore  . 

PAdre  dì  Marc' Antonio  Poggio  fu  un  calzolaio  di  que" 
ila  città  .  Colini  fcorgendo  nel  figlio  fcgni  di  buon-, 
ingegno ,  lo  pofe  a  fcuola  di  lettere  ,  alle  quali  applicò 
qualche  anno  con  buon  fervore ,  e  notabil  profitto  . 
Moflronì  intanto  bramofo  d'  apparar  la  Scultura  ;  nel  che  il 
Padre  volentieri  gli  condifcefe  ;  e  toltolo  dal  primiero  (ludio, 
lo  conduife  a  Domenico  Biflbni  celebre  Scultor  Veneziano 
qui  dimorante  ;  affinchè  da  quello  bravo  Artefice  folle  in  tal 
ProfelTione  inflruito . 

Il  Bilfoni  ,  per  procedere  rettamente  ,  efercitò  in  primo 
luogo  il  novello  Difccpolo  nel  dileguo  .  Gli  fé'  olfervar  dili- 
gentemente le  ilampe  de'  più  valenti  Difegnatori  ,  e  1'  indi- 
rizzò alla  retta  imitazione  di  quelle.  Eleguivala  con  ogni  ac- 
curatezza il  nolìro  Poggio  ;  e  s'  andava  fempre  più  afibdando 
ne'  fondamenti  dell'  Arte  :  al  che  molto  ancora  cooperò  il  fi- 
glio dello  llelFo  Maellro  con  la  nuova  Accademia  del  Nudo, 
che  aperta  avea  .  In  elFa  diede  luogo  al  luo  Condilcepolo , 
il  quale  col  copiare  ora  in  carta  col  matitaroio ,  ed  ora  in 
creta  con  lellecche,  il  naturale  modello,  fi  rendè  in  breve  ca- 
pace di  figurar  corpi  umani ,  ed  efprimerne  i  lor  varj  atteg- 
giamenti .  Il 

C  a  )    Di  Gic^.  Aiidrea  Torre  fi  far*  msaziaas,  nel  fecondo  temo .. 


I6z  VITE   DE'  PTTT.,    SCULT., 

11^  BlfToni  gran  .demente  1'  amava  ,  non  tanto  per  la  buona 
difpoil^ione ,  ed  attitudine,  che  in  lui  fcorgeva  :  quanto, 
.perchè  vedevalo  fervire  d'  incitamento  al  figlio  ;  mentre  co- 


Di       mune  avevano  que'  due  Condifcepoli    lo  lludio  ;    ed  eiFendo 
Marc' ANro-^,T;i[)iJug  d' anìmo ,  c  di  genio  concordi,  pure  virtuofhmea.'-e 
s  emulavano, ^e  gareggiavan  tra  loro  a  chi  meglio  operalle, 
e  più  degno  lì  rendefTe  d'approvazione  ,    e  di  lode. 

Dopo  alcuni  anni  fatto  gii  il  Poggio  ben  efperto  nel 
difegno,  nell'invenzione,  nel  modellare,  e  nel  maneggiare 
degli  fcarpelli  :  ufci  dalla  difciplina  del  Bitroni ,  ed  apri  ìlan- 
za  da  fé  :  ove  cominciò  ad  elTer  affollato  di  commiflioni , 
che  non  gli  permifero  punto  d'  ozio . 

Una  delle  prime  fue  Opere  fu  l' infigne  cafla,  o  mac- 
china di  legno,  che  tuttora  confervano,  e  portano  nelle  lor 
proceffioni  1  Confratelli  dell'  Oratorio  di  S.  Tommafo  Apo- 
flolo  .  Si  vede  in  effa  rapprefentato  quello  Santo  innanzi  al  ri- 
fortoCrlflo,  che  gli  moltra  le  cicatrici  delle  Piaghe  ,  in  fem- 
biante  di  riprenfione  ,  ed  infieme  di  foave  benignità  .  Sua  pure 
è  r  altra  macchina  efprimente  S.Giovanni  EvangeUfla  ,  la  quale 
è  apprefTo  i  Confratelli  dell'  Oratorio  dedicato  a  queflo  me- 
defuno  Santo .    {a) 

Per  r  Oratorio  poi  di  S.  Brigida  fcolp'i  l' Immagine  del 
Crifto  fpirante  in  fulla  Croce .  E  per  li  Signori  Spinola  in- 
cife  quella  della  Madonna  di  Monferrato ,  che  collocarono 
nella  lor  maeflofa  cappella  eretta  nella  Chiefa  di  S.  Caterina 
di  quefli  PP.  Bene:lettini  . 

Alcune  Statue  hcc  il  Poggio  per  Seflri  di  Ponente-.: 
fra  le  quali  non  è  da  tacerfi  la  bella  macchina,  eh' ei  la- 
vorò psr  r  Oratorio  di  S.  Gio.  Battifla  ,  nella  quale  vien  rap- 
prefentata  la  DicoUazlone  di  queflo  Santo  :  macchina  copiofa 
di  figure  aiTai  naturali,  ben  difpofle,  ed  atteggiate.  E  fic- 
come  quello  Scultore  valeva  anche  molto  nella  pratica  d' or- 
nare profpetti ,  facciate,  e  cofe  fimili  :  cosi  diede  nello  fledo 
luogo  di  Sertri  il  difegno  per  1'  Aitar  maggiore  della  Chiefa 
de'  PP.  Cappuccini  :  il  qual  difegno  ,  pollo  in  efecuzione  ,  in- 
contrò gradimento  ,  e  ftima  particolare  . 

T.i^ora 

(aj  I  Confratelli  del  foprammentovato  Oratorio  di  S.Giovanni  in  vere  delìaci 
macchina  del  Poggio,  un'altra  ne  hanno  folh'tuita  cfrregiamentc  fcolpita  dal 
tioliro  moderao  valente  Scultore  Anton  Maria  Maragliano . 


ED  ARCHIT.   GENOVESI.  ^6^ 

Talora   fi  provò    il   Poggio    a  maneggiare    i  pennelli  : 
t  a  certo  faggio  di  due  Operine  raortrò ,  eh'  egli  (àrebbe  riu- 
fcito  un  eccellente  Pittore ,  qualunque  volta  alla  fola  Pittura  ——-——. 
fi  folTe  applicato .  ^  Di 

Profeguiva  coflui  a  dirtinguerfi  nelle  infigni  Sculture.* ,  Marc' Anto- 
che  formava,  fpecialmente  in  fupcrbe  macchine  per  Confrater-  ^^°    ""°' 
ntte  della  città ,  e  di  fuori  :    quando  fu  invitato  in  Ifpagna 
per  alcuni  lavori.    Egli,  compiute  qui  le  fue  commiflìoni, 
trasferii  colà  ;    dove    dopo  due  anni    gravemente  infermò , 
e  poco  ftante  vi  cefsò  di  vivere  in  età  ancor  frefca  . 

Fu  il  Poggio  di  buon'  indole ,  manierofo  ,  cortefe ,  e  fplen* 
dido  :  ornamenti ,  che  gli  conciliavano  1'  amore  di  tutti . 
Di  che  beli'  ingegno  dotato  egli  folfe ,  il  dichiarano  le  fue 
pregevoli  Opere ,  che  ci  ha  lafciato .  Se  immatura  morte  cel 
tolfe  :  quelle  a  difpetto  di  lei  ce  lo  rendono,  e  ce  lo  man- 
teranno  immortale. 

j&  —^xM^  .tiv. ■  .t^v. ivy.     iw-     A^^:^  1*^  ^j'j^^j**^''^—  >* 

VITA 

DI  TOMMASO,  E  DI  SEBASTIANO 
PONCELLI 

Architetti . 

SON  qu'i  fioriti  in  quefia  noflra  età  due  eccellenti  Archi- 
tetti fratelli ,  la  cui  memoria  vìverà  fempiterna  al  pari 
delle  bell'Opere,  che  ci  hanno  lalciato .  Tommafo 
chiamoffi  l'uno ,  SebalViano  1'  altro  :  di  famiglia  Poncelli, 
Breviflìma  notizia  darò  di  loro  ;  e  fia  ,  come  per  chiufa  del  pre- 
fifTomi  argomento  ,  lafciando  a  qualche  penna  ,  che  verrà  dopo 
me ,  la  virtuoia  cura  di  fcriver  le  Vite  de'  nollri  Profellori  delle 
tre  Arti  forelle ,  i  quali  or  vivono ,  e  con  molta  gloria  . 

L'  Avolo  di  queftì  due  fratelli  fu  nativo  d'  una  tèrra  della 
valle  d'  Oneglia  detta  Caravònega .  Egli  nel  paflato  fecolo 
fi  portò  a  Genova  ad  efercitarvi  1'  Architettura ,  e  vi  con- 
duife  un  fuo  figlio ,  al  quale  infegnata  1'  avea .  Qui  i  1  figlio 

ammo- 


3^4  VITE   DE'  PITT.,  SCULT., 

ammogliofTì  :  e  diluì  nacquero  Tommafo ,  eSebaftiano,  che 
più  del  Padre,  e  dell'  Avolo  furono  in  quefta  Profeflìone  valenti. 
_  Molte  Chiefe ,  e  molti  palazzi  sì  in  quella  Dominante , 

dì       'che  nelle  convicine  ville,   e  ne'  luoghi  dello  Stato,    furono 
Tommaso,  co' difegni ,  e  con  la  direzione  di  Tommafo  edificati.  E  pel 
's°TiAvo'^~  fuo  giudi/iofo  inventare,  cdifporre,  in  tanta  flima  falì  ;  che 
P»NcjELu.    il   medefimo    Sereniamo  noflro  Senato  il  dichiarò  Tuo  Inge- 
gnere; ne  d'altri,  che  di  lui  prevalevafi  nelle  Opere  d  Ar- 
chitettura ;  e  a  lui  folo  i  più  rilevanti  affari  si  nella  Civile, 
che  nella  Militare  appoggiava  . 

La  rara  virtù  di  quello  nobile  Artefice ,  eie  frequenti 
occafioni  e  pubbliche,  e  private,  che  gli  venivano  d'operare, 
l'aveano  coQituito  in  uno  llato  alPai  facoltofo  .  Ma  poco  potè 
godere  de'  fuoi  acquifti  :  concioffiachè  gravemente  ferito  ,  non 
fo.  Te  per  invidia ,  o  per  altro  motivo,  da  un  fuo  congiun- 
to ,  dovette  in  breve  termine  fuccumbere  all'  eiìremo  male  . 
Difpiacque  a  tutti  la  collui  morte ,  ma  fpecialmente  a  Se- 
baftiano  di  lui  fratello ,  e  indivifibil  compagno ,  di  cui  qui 
apprelTo  alcuna  cofa  dirò  . 

Fu  Sebalìiano  ,  al  pari  del  fratello  ,  intelligente  d'  Archi- 
tettura .  Quindi  dopo  la  morte  di  quello  ei  fottentrò  alla 
carica  d'Ingegnere  del  SereniHìmo  Senato  ,  che  lo  inviò  a  Sa- 
vona per  la  direzione  d'  alcuni  rivellini ,  e  baluardi  da  farfi 
in  quella  Fortezza  ,  i  quali  cofiui  condufTe  con  tutta  perfezione  . 
Egli  però  in  tali  Opere  ebbe  per  compagno  il  P.  Firen- 
zuola Domenicano ,  che  pofcia  fu  Cardinale  (a) ,  Soggetto 
perititTimo  nell'  Arte  di  ben  fortificare  . 

Anche  Seballiano  diede  i  difegni  di  varie  fabbriche ,  che 
erette  furono  parte  in  Genova  ,  e  nel  difiretto  di  quefla  cam- 
pagna, e  parte  nelle  Riviere  :  e  più  ci  avrebbe  lafciato  di  (lie 
gloriofe  ittiche ,  s'  ei  non  avefTe  dovuto  cedere  al  furore_# 
della  pedi  lenza  del  i6^j. ,  che,  come  tanti  altri  valentuomi- 
ni ,  così  lui  pure  in  pochi  giorni  ci  tolfe  .  NO- 

(a)  Quefto  P.  Firenzuola  fu  Vincenzio  Maculano,  dottiffimo  Religiofo  di  .^.  Do- 
incnico.  Esili  effrcit^  1'  Uffizio  d'  Inquifitore  pnn  a  in  Pavia,  pofcia  in  Ge- 
nova .  PafTaro  a  Ro-na  ,  oltre  alla  dienitk  dì  Vicario  Generale  dell'  Ordnie  , 
v'ebbe  il  gado  di  Maertro  del  Palazzo  Apoftolico .  Nell'anno  1641.  Papa- 
Urbano  Vili,  sii  conferì  la  v'^acra  Porpora  ,  e  1'  Arcivefcovato  di  Benevento. 
S'  apnellava  il  Cardinal  Firen?:uola  dalla  fua  patria  ;  e  più  fpefTo  il  Cardinal 
S,  Clemente  dal  titolo ,  che  gliene  fu  dato  .  DilcttofTì  d  Architettura ,  di  che 
avea  gran  perizia;  edireffe  co' fuoi  difegni  alcune  imporranti  fabbriche  nella 
Liguria,  ed  in  Rqma:  nella  qua!  atta  mori  l'anno  1667.  oiiantaiiovefuna 
4i  tua  eù . 


NO  TIZIE 

DE' PITTORI,  SCULTORI, 

ED  ARCHITETTI 
FORESTIE  RI, 

CHE   IN   GENOVA 

in  dìverfi  tempi  oper avorio  . 


3<^7 


I  NTR  O  D  U  Z  IO  NE, 

JiLgli  è  ben  ragionevole ,  che  io,  dopo  avere 
efpofto  quanto  ho  potuto  raccorre  di  notizie, 
e  di  Opere  de^  genovefì  Profejfori  d'  alcuna 
delle  tre  nobUtjJime  Arti  porcile ,  qualche  cofa 
foggiunga  di  quegli  altri  Valentuomini  fore- 
flieri ,  che  negli  flejji  generi  d' Arti  ci  hanno 
lanciate ,  o  qui  in  Genova,  o  nello  Stato  illuftri 
memorie  della  loro  Flirta',  sì  perchè  non  paia, 
che  la  pafftone  m  abbia  nio{Jo  a  rammentar  So- 
lamente i  noflri:  sì  perchè  anche  que^  f ore ft ieri 
confiderar  fi  debbono  come  henejneriti  della  Li^ 
guria ,  e  diflintamente  di  quefla  Metropoli  \ 
e  sì  ancora  perchè  vedendo  fi  per  qua  le  lor  belle 
Opere ,  agevolmente  fé  ne  [appian  gli  Autori , 
Non  porgerò ,  che  un  lieve  faggio  di  ef]ì  ;  nojt 
intendendo  temerne  exprof effo  fìoria  ;  perciocché 

il  mio 


3<58 


il  mio  ftahìììto  ,  e  precìdo  ajfimto  {conforme 
accenna  il  titolo  di  quefto  volume)  è  flato  di 
narrare  unicamente  le  Vite  de''  Frofejfori  gè- 
novcp .  Qtielle  de'  Profeffori  foreflieri  già  fono 
/late  da  egregi  Letterati  appieno  fcritte  :  ed  io, 
qualora  voleff  mettermi  alV  imprefa  di  narrar- 
le,  altro  non  potrei  fare,  fé  no7i  ripetere  ciò, 
che  e(fi  efpofero.  Oiiindi  tejferei  una  tela  con 
le  atr  Ili  fila',  e  fuperfluo ,  e  fuori  del  propofìto 
farebbe  il  lavoro.  Bajìi  per  tanto,  cF  io  de' fo- 
reflieri ,  che  hanno  qui  con  gloria  operato ,  dica 
chi  furono ,  e  quali  Opere  abbiamo  di  loro  mano. 
Già  7n  accingo  a  eseguirlo  '.  e  per  procedere 
con  qualche  ordine ,  ni  atterro  a  quello  degli 
anni  '.  ficcome  feci  nelle  Vite  de'  Profeffori  rio- 
flri .  Or ,  le  notizie  de'  benemeriti  foreflieri 
fon  le  feguenti . 


DI 


NOTIZIA 

DI  GIUSTO   d'  ALEMAGNA 

Pittore  . 

ALLA  mano  di  Giufto  d'AIemagna  riconofcia- 
mo  la  più  antica  pittura  fui  frcfco  condotta , 
che  in  Genova  fi  confervi  .  Quando  ,  e  come 
queft'  Artefice  qua  ne  giungefTe ,  a  me  non  è 
noto.  So  bene,  che  nel  145 1.  vi  fi  trovava; 
e  ciò  fi  manifefla  dalla  pittura,  ch'egli  in  tal 
anno  formò  fopra  una  parete  fituata  nel  chio- 
Aro  fuperiore  del  Convento  di  S.  Maria  di  Calìello  ;  nella 
qual  pittura  fla  efpreffa  la  Vergine  Annunziata  dall'  Angiolo 
Gabriello  .  Grande  è  la  finezza  di  quello  lavoro  ;  né  io  fa- 
prei ,  come  a  fulHcienza  def:riverla  .  Scorgell  è  vero  in  elfo 
lo  ftile  gotico.  Ma  egli  era  il  far  di  que'  tempi  .  Tuttavolta 
in  quel  fuo  genere  non  lafcia  d'  avere  dipinto  merito  ,  e  pregio. 
Che  poi  ella  fui  fattura  di  GiuRo ,  chiaro  cel' indican  le  pa- 
role da  lui  medefimo  appoftevi  ,  le  quali  dicono  .  Jujìiis 
de  Alemania  pinxit .    1451. 

Molto  laggiamente  l' intendono  que'  PP.  Domenicani  , 
:he  tal  pittura  a  tutto  riguardo  cuflodifcono  ;  avendola  per- 
no fatta  coprire  col  riparo  d' un' invetriata  ;  onde  viene  dall' 
iria  marina ,  e  dalle  in>2;'urie  de'  tempi  difefa  ,  e  anche  al  di 
i'  oggi  neir  antica  Tua  irefchezza  confervafi ,    (a) 


DI  CARLO  DEL  MANTEGNA 

Pittore  lombardo  . 

NElla  Vita  di  Luca  Cambiafo  nollro  Pittore    fcritta 
da  Valerio  Corte ,  fi  narra  ,  che  alFunto  alla  dicnità 
di  Doge  Ottaviano  Fregofo  {b) ,  Signore  alle  bell'Arti 
molto  affezionato,  chiamò  egli  da  di\erre  parti  uo- 
mini valenti  in  ogni  liberal  Difciplina  .    Uno  di  cofloro    fu 
Tom.  T.  Aa  Vifconte 

{a)    E' di  sì  forte  colore  quefta  pitrura  ;  che  dopo  più  di  tre  fecoli  fi  manciene 

bnllane  ,   come  fé  di   pochi  giorni  foffe  dipinta  . 
i^i>')    Ottaviano  Fieiofo  figlio  d' Agjlnio  fu  eletto  in  Doge  della  noftra  Serenif- 

fima  Repubblica  l'anno  151^.  il  di  ii.    di  s-ugno  . 


MaNT£CNA  , 


370  NOTIZIE  DE'  PITT.,   SCULT., 

Vifconte  Maggiolo ,  "afTai  rinomato  per  la  fua  perizia  nella-. 
Nautica ,  e  per  la  fua  particolar  efattezza  in  delinear  carte, 
____  che  la  llcura  navigazione  additafTero  :    che  però  con  onore- 
I3i  Carlo"   vole  ptovvilione  qui    lu  impiegato .    Cosi  furono  anche    dal 
»E^        Doge  medefimo  fatti  venire  in  Genova  Gio.  Giacomo  Lom- 
bardo eccellente  Scultore  ,  e  Carlo  del  Mantegna  pure  Lom- 
bardo ,  Pittore  grandemente  limato ,  come  quegli ,  che  era 
{lato  dif. epolo  di  Andrea  Mantegna    Pittor  Mantovano  {a); 
e  fi  fomiglianza  del  fuo  ftile  a  quello    del  Maellro    gliene»* 
avea  fatto  ereditare  il  cognome . 

Quante  Opere  dipingelle  Carlo  in  Genova  io  non  fo 
dirlo  :  folamente  fo  dire  ,  che  una  ve  n'  e  dipinta  fulla  prin- 
cipal  facciata  della  Dogana  in  largo  Ipazio  ;  dove  egli  con 
giudiziofo  difegno  ,  e  ragionevole  colorito  rapprelcntò  S.  Gior- 
gio a  cavallo  In  atto  d'abbattere  il  Drago  {h) .  Quella  pit- 
tura ,  fecondo  1'  ufo  di  que'  tempi  ,  è  lumeggiata  ad  oro  con 
incredibile  accuratezza  :  ed  è  mirabil  cola  ,  che  dopo  tanti 
anni  cosi  frefca  tuttavia  fi  confervi . 

DI  GIULIANO  SANGALLO 

Architetto  Fiorentino . 

IL  vero  cognome  di  queflo  Architetto ,  come  nota  il  Va- 
fari  ,  che  ne  Icrive  la  vita,  fu  Giamberti  :  ma  la  bella 
fabbrica  ,    che    egli    fece    per  li  PP.  Agolfiniani    di  Fi- 
renze fuor  di  porta  Sangallo ,  fu  cagione  ,  che  il  Sangallo 
folTe  denominato  .    {e) 

Sul  finire  del  fecolo  decimoquinto  fu  quelV  infìgne  Ar- 
chitetto condotto  in  Savona  dal  Cardinal  Giuliano  della  Ro- 
'Vère,  che  fu  poi  Papa  Giulio  II.  ;  dal  quale  ebbe  incumbenza 
di  cofiruirgli  un  magnifico  palazzo  .   Egli  ne  formò    il  dife- 
gno :  ne  gettò  le  fondamenta  :    e  lafciatovi  buon  numero  di 

maellri , 

(«)  Variano  gli  Autori  in  aflegnar  la  patria  ad  Andrea  Manteffna  .  Il  Vafari, 
che  par  feguitato  in  ciò  dal  Soprani ,  lo  fa  Mantovano .  Il  Ridolfi  lo  cita  > 
come   Padovano.    Ma  quello  punto  non  è  di  grand' importanaa  , 

(b)    Della  riferita  pittura  a' giorni  noftri  non  ve  n' è  più  velligio. 

\c)  Nel  1650.  per  l'affedio,  che  faSerfe  ia  t^  anno  Fixejize  >  fu  diftrutta— 
ù  bella  fabbrica  t 


ED   ARCHIT.    FOREST.,  CHE  ec.         371 

maefiri ,  col  Cardinal  fuo  padrone  ritornò  a  Roma .  Ma  quivi 
caduto  il  Cardinale  in  difgrazia  del  Sommo  Pontefice  [era  allo- 
ra Adriano  VI.] ,  per  fuggire  ogni  finiflro ,  a  Savona  Tua  pa-  . 
tria  fi  ricondufle  infieme  col  Sangallo  ;  ove  trovò  la  fabbrica        Ui 
ben  avanzata ,  e  con  la  Tua  prefenza  molto  contribuì  all'  ab-    Giuliano 
bellimento  di  quella  .  Ma  il  Cardinale ,  che  anche  in  Savona 
mal  ficuro  fi  credeva ,  partinne  [  avendo  Tempre  feco  il  San- 
gallo] ,  e  fi  ricoverò  in  Avignone  .    Da  Avignone  dopo  alcun 
tempo ,  avuto  avvifo  ,  che  il  Pontefice  era  prefTo    alla  fine , 
volle  reflituirfi    a  Savona  ;    acciocché    il  Sangallo    vi  com- 
piere r  Opera  .    Colìui  la  compiè  :    e  certamente  riufcì  de- 
gna del  Porporato ,  e  dell'  Architetto ,  che  per  si  bel  fregio 
aggiunto  alla  noflra  Liguria    meritamente    dovea  eilere  qui 
regiftrato  .    (^) 


DI  ANASTASIO   SICILIANO 

Architetto  . 

ANASTASIO  Siciliano,  infigne  Architetto  ,  del  cui  co- 
gnome non  ho  trovata  notizia  ;  fecondochè  n.^rrano 
il  Giuiìiniano ,  e  il  Foglietta  ,  fu  chiamato  in  Ge- 
nova r  anno  1 509.  Ciò  ,  che  qui  s'  operò  da  coftui, 
vien  rapportato  da  que' due  Scrittori:  dicono,  che  rcflaurò 
gli  acquidotti  :  che  radunò  molte  forgenti  in  una  Vtfla  ci- 
llerna  vicino  al  ponte  de' Cattane!  {lA:  e  che  fortificò  con 
groflì  macigni  l'antico  molo:  e  ne  gettò  le  fondamenta  ,  per 
allungarlo  :  ed  altre  Opere  sì  private ,  che  pubbliche ,  o  co- 
minciò ,  o  in  miglior  form-a  ridufle  . 


Aa  2  DI 

-\a)  Del  riferito  palazzo  ,  che  per  la  fua  bella  Architettura  è  degniiTìtro  d'  ogni 
lode ,  vedafi  la  nota  {b'^  di  quefto  medefimo  tomo  ,  alla  pag.  64. 

\b)  Cosi  era  appellato  certo  fito  dietro  al  palazzo  de' Signori  Cattai.ei  preflb 
a  S.  Torpece . 


372  NOTIZIE  DE'PITT.,    SCULT., 

ANDREA     CONTUCCI 

DA    MONTE    SAN S OVINO, 

Scultore  in  marmo  ,  e  Gittatore , 

L'Eccellenza  dello  fcolpire  in  marmo,  e  del  get- 
tare in  bronzo ,  a  cui  pervenne  il  Contucci ,  è  così 
nota ,  che  panni  non  abbifogni  d'  altri  elogi  dopo 
i  ricevuti  da  Giorgio  Vafari ,  che  ne  fcriilè  la  vita . 
Io  farò  fol  tanto  palcfe  ,  come  qui  abbiamo  di  fuo  nella  Cat- 
tedrale duQ  belle  Statue  in  marmo  entro  la  cappella  di  S.  Gio. 
Baitilla  ;  le  quali  figurano,  1' una  la  Santidìma  Vergine  te- 
nente in  collo  il  fuo  Divin  Figlio  ;  e  1'  altra ,  un  S.  Gio- 
vanni Battilla . 

Ho  io  portato  per  lungo  tempo  opinione ,  che  quelle 
due  Statue  non  follerò  fue ,  ma  bensì  di  Giacomo  Tatta  Fio- 
rentino ,  il  quale  ,  per  elTere  llato  Difccpolo  del  Contucci ,  fu 
pofcia  più  col  Cognome  di  Sanfovino ,  che  col  proprio  ,  de- 
nominato.  Ciò,  che  in  queft' inganno  mi  teneva  era,  l'aver 
letto  a'  piedi  di  dette  Statue  le  parole  ,  Sanjovinus  Florcntintis 
faciehat  :  parendomi ,  che  quel  Fhrentinus  dovefle  piuttoilo 
dirfi  di  Giacomo  ,  che  d'  Andrea  :  ma  elfendojni  imbattuto 
a  leggere  nel  Vafari  la  vita  d'  Andrea  ;  trovai ,  che  elle  lòn  di 
colini  .  Il  Vafari  però  prende  sbaglio  là,  dove  fcrive ,  che 
quella  Statua  ,  come  difli ,  rapprcfentaiiva  di  S.  Giovanni  Bat- 
\ì[\x ,  è  rapprefentativa  del  Redentore  .  Io  cento  volte  1'  ho 
veduta ,  e  contemplata  .    Forle  il  Vafari  mai  non  la  vide  . 

Quanta  Ha  la  bellezza  di  tali  Statue  non  è  facile  lo  fpie- 
garfi  .  Chi  s'intende  di  Scultura,  le  ammira;  e  come  li  fa 
delle  fquifite  vivande ,  più  d'  una  volta  torna  a  gullarle_.  . 
Niente  meno  fi  poteva  afpctrar  dal  Contucci.  Ognun  fa, 
che  valentuomo  egli  fu  .  L'  elelTero  Sojnm.i  Pontefici  ,  e  Re 
ad  Opere  di  gran  portata ,  e  funt  uolìtà  .  Certamente  dopo 
il  Michelangiolo  non  ebbe  di  que'  giorni  1'  Italia  uno  Scul- 
tore ,  che  pareggiar  lì  potelle  al  Cantucci .    C'J) 

DI 

{a)  Oli  del  Contucci  cfefìdera  maegiori  notizie,  legga  il  Vafari  par. III.  pag.  m.  -, 
e  Ratìaeilo  Borgliiiii  nel  Kipofo  alla  pag.  401. 


EDARCHIT.    FOREST.,  CHE  ec.  373 

DI   MATTEO    CIVITALI 

Scultore  Luccheje  . 


A  Ss  Al  valente  nella  Scultura  fu  il  Cìvitalì .  Ma  ciò, 
che  più  fa  ftupore  fi  è  ,  come  egli  giungefTe  a  pof- 
federla  sì  bene,  elTendofi  meifo  a  lludiarla  in  et\  già 
avanzata  .  Imperciocché  per  quanto  ho  fcórto  da  una 
lettera  di  Gio.  Battifla  Paggi  {a) ,  fi  diede  il  Civitali  aHa_^ 
Scultura  ,  mentr'  era  ne'  quarant'  anni ,  e  dopo  avere  fino  a  quel 
tempo  efercitata  1'  arte  del  barbiere  . 

Coliui  lavorò  in  Genova    nella  cappella  di  S.  Gio.  Bat- 
tifta  le  lei  Statue  in  marmo    rapprefentanti    Adamo  ,  E\a_. , 

Aa  3  Abramo , 

(  a  )  Quella  lettera  iiifieme  con  le  altre  fcritte  dal  Paggi  al  fratello  in  difcfa— 
delia  Pittura  fi  Hanno  ora  itampando  in  Rama  dall'  eruditiflìma  Monfig.  Gio. 
Bottati  nel  toino  vi.  delle  i^ettcìe  i^ittoriche , 


574  NOTIZIE   DE'PITT.,    SCULT., 

Abramo  ,  Abìa ,  e  i  Saari  Zaccaria ,  ed  Elifabetta  ;  le  quali 
per  la  diligenza ,  e  finezza  loro  fono  Qimatiffime ,  e  battano 
a  rendere  immortale  il  nome  di  chi  le  ha  fatte. 
Di  Parlano  con  lode  di  quello  Scultore    Niccolò  Granucci 

Matteo  Lucchefe  nell'Opera  intitolata:  Piacevol  notte  ,  e  lieto  giorno: 
TiTALi .  ^Q^,^  rammenta  quelle  Statue  :  ed  il  Vafàri  nella  Vita  di  Gia- 
como della  Quercia  ,  nel  fin  della  qual  Vita  nomina  il  Civi- 
tali  col  nome  di  Matteo  Lucchefe  ;  e  ne  rapporta  alcune  Ope- 
re ,  come  il  Tempiolo  ,  coftruito  da  efTo  Ci  vitali  1'  anno  1444. 
in  S.  Martino  di  Lucca  ,  per  la  miracolofa  Immagine  del  Cro- 
cifiiFo  :  e  loda  altresì  la  Statua  dallo  lìelTo  fattavi  del  S.  SebaiUa- 
no:  e  l'altra  della  Madonna ,  polla  lopra  un  angolo  di  quLlla 
Chiefa  al  di  fuori  ;  dicendo ,  che  per  ragion  di  tali  lavori 
fi  rendè  uguale  a  Giacomo  fuo  Maellro  {a)  .  Ma  niuna  di 
queQe  fue  fculture  può  Ilare  a  fronte  delle  Tei  Statue  da  pri- 
ma menzionate ,  che  hanno  porto  motivo  a  me  di  qui  re- 
gillrare  il  nome  d'  un  tanto  Artefice . 

DI  PIETRO  FRANCESCO  SACCO 

Pittore  Pavefe  . 

IL  miglior  Pittore ,    che  Genova    vedefle  fui  principiare_. 
del  fecolo  decimo  quinto  fu  fcnza  dubbio  Pietro  France- 
fco  Sacco  ,  che  ,  per  quanto  h  dice  ,  era  Pavefe  ,  e  di  110- 
bil  famiglia  .    Or  alcune  molto  tlimabili  pitture ,    che_* 
egli  fece  in  quella  città  ,  andrò  qui  notando . 

Per 

j  a  )   Alr-c  Ooere  cfcgiie  di  lode  ha   lafcìaro    il  Civitali  nella  Tua  patria  ;   alcune 

'  delle  quali  da  ine  vedute    voglio  qui    ad  onor  lue    riferire .    Li  quel  Duom» 

ka  coftruito    con  fuo  difeeno    (  dacché  egli   era  eziandio    valente  Architetto  ) 

il  funtuofa  E>cpofito  di-Bartolommeo  da  Noceto,  che  fu  Segrcurio  di  Pap* 

Niccolò  V.  .   .  ,,  ,  „.  Al       ji 

Di  fna  Architettura,  e  di  fua  mano  è  pur  quivi  1  ornamento  dell  Aitar  di 
S.  Regolo  :  e  fue  fono  le  Statue  rapprefentanti  quefto  Santo  ,  S.  Gio.  Battuta  , 
e  San  SebaiUano  ,  con  tre  balTi  rilievi  al  di  fotto  di  effe  di  un  gufto  fquiCto  , 
dimoftranti  ciafcheduno  partitamente  il  Martirio  di  quefti  Santi . 

Molte  belle  fabbriche  di  palazzi  fono  in  Lucca  del  Civitali  :  come  quelle 
de'  Cenami ,  de'  Bernardini  :  e  molte  altre  fuor  di  cina  :  come  quella  de 
Lucchefini  in  Visnuola ,  a  Mafia  Pi  Tana  ,  ed  in  altri  luoghi.  Opere  tutte, 
f  he  lo  dichiarano  Scultore  ,  e  Architetto  di  gran  perizia  :  e  finche  dureran- 
no ,  predicherai  le  glorie  dei  loro  chiariiTiino  Autore  » 


ED  ARCHIT.    FOREST.,  CHE  ec.  375 

Per  r  Oratorio  di  S.  Maria  dipinfe  una  tavola    entrovi 
S.  Gio.  Barrifia ,  che  ancor  fanciullo  prende  congedo  dal  Pa- 
dre ,  e  dalla  Madre,  per  ritirarli  al  deferto;  e  quefla  tavola  .„__«. 
egli  compiè  l'anno   151 2.  l»,  p,£tpo 

Per  li  Signori  Salraghi    fece  un'altra  tavola,    che  tlTi   ftA>ciscL. 
collocarono  nella  loro  cappella  lìtuata  al  piano  della  prima     '■^^'^'^' 
fcala  in  S.  Giovanni  dì  Prè  (a)  :    e  v'  effigiò    con  maniera^ 
al  Tuo  folito  vaga ,    e  delicata    i  quattro    principali  Dottori 
di  S.  Chiefa  .    Al  baffo  di  quefta  tavola  è  fegnato  il  fuo  no- 
me,  e  l'anno,    in  cui  la  dipinfe,    che  fu  il  i^ió. 

L'anno  1526.  ebbe  occafione  di.  lavorare  una  tavola— 
per  la  ChìeIIi  di  S.  Maria  di  Calkllo  ,  e  vi  figurò  una  No- 
flra  Donna  circondata  da  Angioli ,  e  tenente  in  grembo  il 
fuo  Divin  Figlio ,  cui  Hanno  contemplando  ì  Santi  Gio.  Bat- 
tila ,  Tommafo  d'  Acquino ,  e  Antonino  Arcivefcovo  di  Fi- 
renze .  Quefla  tavola  è  buona  ,  e  tutta\  ìa  per  tale  vien  con- 
fìderata  ,  particolarmente  per  la  bella  veduta  d'  un  paefe_* , 
che  dall'  efperto  Pittore  vi  fi  introdufle  . 

I  PP.  del  Monte  Uliveto  in  Pegli  poffìedono  di  quello 
Autore  una  gran  tavola  flante  nella  pnncipal  facciata  del 
coro  di  quella  lor  ChieHi  ,  ed  efprimente  la  Depoilzione  di  Cri- 
fio  dalla  Croce.  S' affiflì  in  quefi:' Opera  chi  vuol  vedere  fin 
dove  giunga  la  diligenza  del  pennello  :  e  foprattutto  confi- 
derì  il  paefe ,  che  vi  fi  fcorge  in  lontananza  ;  perchè  parmi 
degno  di  ilare  al  pari  di  quelli  di  molti  de'  più  eccellenti 
Fiamminehi . 

Io  non  faprei  altro  notare  di  queflo  Autore  ,  fé  non  che 
una  tavolìna  d'  un  CrocifilFo  pofla  nella  fagreflìa  de'  PP.  di 
S.  Francefco  di  Paola  nel  luogo  di  Nervi  :  e  quella  del  Cro- 
cififfb  ,  che  ornava  uno  degli  Altari  laterali  nella  Chiefa  di 
S.  Marta  ;.  donde  in  occafione  di  nuova  fabbrica  fu  tolta_^ 
e,  conforme  ho  udito,  dentro  del  Moniiìero  locata. 

Ecco  quanto  ho  potuto  rinvenire  delle  memorie  di  un 
Artefice ,  a  cui  non  poco  dee  la  noftra  città  ,  per  elTer  egli 
ftato  uno  de'  primi ,  che  con  giufte  regole  di  pittura  abbia 
fra  noi  operato  .        - 

Aa  4  DI 

(  «)  La  fopraddstta   cappella   è  ora    canvertita  in  un  Oratorio  dedicato  a  S.  Ugo: 
e  la  qui  defcritta  tavola  tuttora  vi  fi  conferva  . 


57^ 


NOTIZIE   DE'  PITT.^  SCULT., 


DI  FRA  GIO.  ANGIOLO  MONTORSOLI 

Scultore  Fiorentino  , 


LriUi/olhf.  m&f/hWLl 


E  Rasi  in  Genova  deliberato  d'alzare  una  Statua  in_. 
marmo  al  Principe  Andrea  Doria  .  Fu  per  tanto  da' 
Tuoi  Difcendenti  eletto  a  quello  lavoro  Baccio  Ban- 
dinelli  Scultor  Fiorentino  di  molta  fama  .  Ma  qutlU 
portandoli  troppo  lento  nell'  eleguirlo  ,  li  tirò  addoflb  lo  fde- 
gno  del  Principe  erede  ,  che  alpramenie  riprefelo ,  e  minac- 
ciollo  .  Baccio  intimorito  fi  fuggi  di  Carrara ,  dove  il  lavoro 
incominciato  avea ,  ed  in  Firenze  fua  patria  ricoveroffi . 

11  Cardinal  Girolamo  Doria  C^) ,  fratello  del  giovane  Prin- 
cipe, a  cui  molto  premeva,  che  la  Statua  fpeditamente  fi  factllè, 

fcriire 
(«)  Girolamo  Doria  fa  cieato  Cardinale  da  Papa  Clemente  VII.  1' anjio  1517, 


ED  ARCHIT.  FOREST.,  CHE  ce.  377 

feri  {Tè  ir>  Roma  al  Card.  Innocenzio  Cibo  ;  pregandolo ,  che 
torto  gli  mandafTe  un  valente  Scultore  .  Il  Cibo  giudicò  non 
elTervi  Soggetto  a  tal  Opera  più  atto    di  Fra  Gio.  Angiolo 
Montorfoli  Fiorentino,    Sacerdote  Profeflb    dell'Ordine  de'  ""diFp.a" 
Servi  di  Maria,  e  Scultore  molto  eccellente.   Quello  adun- G io  Angiolo 
que  ei  richiefe  .    Il  Montorfoli  all'avvilo,  che    n'ebbe,  la-   ^'^^■*''^^^"« 
fciò  per  allora  imperfetto  in  Napoli  il  lavoro    del  fepolcro 
del  Sannazzaro ,  in  cui  era  impiegato  ,  e  a  Genova  imn.an- 
tinente  fi  trasferii  . 

Qui  fece  la  ftatua ,  e  con  fbmma  efattezza  ;  dacché  in- 
tefo  avendo ,  che  locata  efler  dovea  fulla  piazza  di  S.  Matteo 
fopra  un  piedillallo  ;  egli  proccurò ,  che  da  tutte  le  parti 
facellè  nobil  comparfa  .  Ma  molto  dilpiacere  poi  ebbe  ,  quan- 
do lèppe ,  che ,  per  mutata  opinione ,  dovea  collocarli  ad  un 
lato  della  porta  del  Real  Palazzo ,  appoggiata  al  muro  ; 
imperocché  gli  pareva  ,  che  in  tal  luuazione  venifìè  olcurata 
non  piccala  parte  del  fuo  iaticofo  lavoro  . 

Dopo  tale  ftatua  fu  desinato  da'  Deputati  alla  fabbrica 
del  Duomo  a  formarne  un'  altra  rapprcfcntante  un  S.  Gio- 
vanni Evangelica  ,  eh'  ebbe  luogo  in  una  delle  quattro  prin- 
cipali nicchie  di  elio  Duomo  .  E  riulci  quale  appunto  da  un 
tant'  uomo  alpettar  li  dovea  . 

Ma  il  Montorfoli  richiamato  a  Napoli  a  finirvi  il  fepol- 
cro del  Sannazzaro  :  colà ,  giulta  la  data  parola  ,  gli  con- 
venne tornare  .  Fromiie  però  al  Doria  di  portarfi  di  nuovo 
a  Genova  ,  tollochè  quell  Opera  avelie  compiuta  ;  per  qui 
ornare  di  marmi  la  Chieia  di  S.  Matteo  .  Tanto  egli  efegui . 
Venne  :  e  con  difpollzioni  d'  ottimo  guilo  polela  in  maeitofa 
comparfa  .  Specialmente  v'  arricchì  il  Presbiterio  di  nobilif- 
fimi  lavori,  erg-indo  nelle  laterali  pareti- quattro  Statue  de' 
quattro  Evaugclilti  ;  in  mezzo  alle  quali  Ipiccano  due  urne, 
cioè  una  per  parte ,  entro  le  quali  lono  ripolii  Corpi  di  Santi 
Martiri  .  Indi  nella  principal  lacciata  di  quello  Presbiterio 
fece  di  tutto  rihevo  un  gruppo  rapprefentante  la  Vergme_j 
addolorata  col  morto  Figlio  in  grembo  :  e  all'  intorno  v'  ha 
quattro  altre  Statue  figurative  di  Geremia  Profeta ,  del  Rè 
Davidde  ,  e  de'  Santi  Andrea  ,  e  Gio.  BattiQa  .  In  fronte  poi 
dell  arco  del  Presbiterio  medclinio  collocò  hmilmcnte  di  tut- 


578  NOTIZIE   DE'  PITT.,  SCULT., 

to  rilievo  un  Criflo  in  atto  di  riforgere  :    e  di  baffo  rilievo 

vi  pofe  a'  lati  due  Angioli    in  leggìadriflìmo  afpetto . 

_  In  querta  Chiefa  medefima  lavorò  due  pergami  con  giufla 

),  Fra     fimmetiia,  difponcndoli ,  e  ornandoli  di  varie  figure  in  natu- 

Gio.  Angiolo  i-iIifTimi  atteggiamenti .    E  qui  pure  illuftrò  le  due  cappelle, 

"'clie  recano  a  lato  de' medefimi  pergami,    con  finilTimi  baffi 

rilievi  di  figure,  di  trofei ,  e  d'arme,  le  quali  erette  furono 

in  memoria  del  Conte  Filippino ,  e  di  Giannettino    Doria  , 

che  ambedue  vi  furon  fepolti . 

Aveva  anche  formati  due  baffi  rilievi  di  putti  da  pofarfi 
fulle  balaurtrare  dell'  Aitar  maggiore  ,  de'  quali  non  fé  ne  fece 
ufo  ;  perchè  gli  riufcirono  troppo  grandi  .  Quelli,  che  pur  erano 
graziofiffimi ,  furono  pofli  ,  non  ha  gran  tempo  ,  nel  portico 
del  palazzo  del  Principe  Doria  :  pel  cui  giardino  ne  fcolpì 
Io  rtelFo  Montorfoli  altri  quattro  d' aitai  raro  artifizio  :  e  fon 
quelli ,  che  vedonfi  intorno  alla  fontana  di  elfo  giardino . 

Ma  ritornando  alla  Chiefa  di  S.  Matteo  ,  fogcjiungo  ,  che 
egli  ebbe  parte  ne*  lavori  in  iflucco  fatti  entro  la  tribuna  , 
e  la  cupola  :  ove  fi  vedono  figure  di  putti  al  di  fopra  ,  e  di 
Sibille  al  baflb  .  Imperocché  di  quefli  lavori  diede  egli  i  di- 
fegni  ,  e  con  la  fua  affifienza ,  e  direzione  li  fece  efèguire  . 
Nel  rimanente  poi  furon  Opera  di  due  Giovani  fijoi  nipoti 
nominati  Angiolo  ,  e  Martino  ,  che  avea  feco  condotti  a  parte 
delle  fatiche,  e  de' premi  {a).  Gloria  peraltro  anche  quella 
di  lui  ,  che  fu  loro  Maeflro  . 

Finiti 

(fl)  Gl'orcio  Vafari  nel  lib.  ii.  parr.  iir.  foU  91.  della  fua  Opera  ferire  la  Vita 
del  Montorfoli  ;  ove  parla  minutamente  delle  Opere  da  lui  fatte  nella  Chiefa 
di  S.  Matteo;  ed  in  parricolare  della  cappella,  che  re:la  fotto  l'Aitar  mag- 
giore di  queica  Chiefa  ,  la  quale  dal  noftro  Soprani  s'è  tralafciata.  Tal  cap- 
pella l'u  ornata  dallo  fteffo  Montorfoli  di  flucchi  mc/Ti  adoro,  ma  non  efp  ri- 
menti  ,  come  il  Vafari  aflerifce ,  le  imprefe  ,  o  a7Ìoni  del  Principe  Andrea 
Doria;  pcrocciiè  non  vi  fi  vede  altro,  clic  le  infcgne  de' gradi  onorifici, 
eh'  ei  ricevette  Aà'  Monarchi .  V'  ha  bensì  il  Aio  fepclcro  confidente  in  un' 
urna  di  finilTimo  intaglio  con  due  putti  al  di  fopra  piangenti ,  che  fembra- 
no   di   carne,   antiche  di  marmo. 

IV'è  debbo  tarere ,  che  il  Montorfoli  architettò  ,  od  almeno  in  buona  archi- 
tettura rimife  il  palazzo  di  detto  Principe  fuor  del'a  porta  di  S.  Tom- 
mafo  ;  e  che  di  fua  difegno  fono  le  belle  logge,  che  vi  fi  Iporcnno  a' fì.u-'clii, 
ed  altri  ornamenti.  E  nel  Iwfchctto  ,  che  rcfta  al  di  fopra  deìlo  ftcflb  pala?ro 
fece  in  ifhicco  la  grandiofa  Statua,  che  ohrepafià  i  trenta  palmi  d'altezza. 
Tale  Statua  rapptelenta  Giore  :  e  non  già  Nettuno  ;  come  erroneameiU(ì_ 
credette  il  \'a(ari . 


ED  ARCHIT.   FOREST.,  CHE  ec. 


119 


Finiti  i  lavori  per  la  Chiefa  di  S.  Matteo  ,  altri  ne  volle 
il  Principe  Doria  per  fé.    Quelli  furono  due  fuoi  ritratti  in 
marmo  ,  e  due  di  Carlo  V.  Imperadore ,    e  la  belliflìma  fi-  ^ 
gura  d'un   Tritone,    la  qual    vedefi  tuttavìa    nel    giardino     DiFka 
degli  aranci ,  contiguo    al  palazzo  .    Ella    piacque    tanto    al  ^\°-  ^^ciclq 
Doria ,  che  un'  altra  fimile  ne  volle ,  per  mandarla  in  dono 
al  Re  di  Spagna  infieme  con  altri  lavori  di  quello  nobilifli- 
mo  Artefice . 

Finalmente  compiute  quefle  immortali  Opere,  carico 
d'onori,  e  di  ricompenfe,  parti  il  Mcntorfoli  da  Genova; 
ed  a  Roma  da  più  obblighi  richiamatovi  fece  ritorno , 


DI 


3Ho 


NOTIZIE   DE'  PITT.,  SCULT., 


DI    PIETRO    BONACORSI, 

DETTO  FERINO  DEL  VAGA ,  {a) 

Pittore  Ftorenttno  . 


E' Noto  a  tutti,  che  fra  i  più  eccellenri  Difcepoli  del 
gran  Raffaello  a  niun  fu  fecondo  ,  e  la  maggior  parte 
ne  forpafsò  Ferino ,  detto  del  ^'aga  ,  ma  però  di  Fa- 
miglia Bonacorfi .  Coflui  trovandofi  l'anno  ^^^^'J^  in 
Roma  difoccupato ,  e  derelitto  ,  pel  fìicco ,  che  quella  città 
lofferto  avea  da  un'  armata  luterana  ;  a  perfuafione  d'  un  cer- 
to Niccolò  Veneziano  eccellente  ricaraatore  alfai  grato  al 
Principe  Doria  ,  venne  a  Genova ,  e  li  prefcntò  a  quel  Si- 
gnore , 

d  «  )   U  foprapro.lo  ritrarrò  del  Vaga  (1  e  feielmente  ricavaro  dal  mufee 
dell'  ADacc  Pa22i . 


DITTO 


ED   ARCHIT.   FOREST.,  CHE  ec.         381 

gnore ,  che  uditone  il  nome ,  e  già  informato  d'  un  tanto 
Pittore ,  torto  lo  ammife ,  e  gli  afTegnò  molti  lavori  nel 
funtuo(o  palazzo  ,  che  di  frefco  s'  avea  fatto  fabbricare .         m.^mm^mmm 

Prefone  Perino    l' affunto  ,   chiamò    a  fé    Giovanni  da—    diPiexpo 
Fiefole  Scultore,  Silvio  Colini,  nipote  d' eflb  Gio. ,  e  Lucio  Bonacorsi, 
Romano  :  al  primo  de'  quali  diede  a  fare  i  lavori  di  quadro,   pe^^J" 
e  quelli  principalmente  ,   che  fregiano    la  maeflofa  porta  di      Vaca 
quel  palazzo  :  al  fecondo  appoggiò  1'  opera  delle  fculture_^  : 
ed  il  terzo  impiegò  negli  ornamenti  di  ilucco ,  che  belliflìmi 
fono ,  avendone  lo  rtelFo  Perino  a  lui  dati  i  dilegni  . 

Egli  poi  rivolfe  tutto  il  Ilio  Uudio  alle  pitture ,  di  cui, 
per  vero  dire ,  non  fece  mai  le  più  inlìgni  .  Primieramente 
dipinfe  nella  volta  del  portico  quattro  l^oriette  ricche  di 
molte  figure  efprimenti  alcuni  trionfi  d'  antichi  Romani  : 
e  v'  ha  in  effe  una  varietà  d'  azioni  ,  d'  armi ,  d'  abiti ,  di 
vafi  ,  non  men  difficile  ad  idearfi  ,  che  ad  efeguirfi  ,  con  fregi 
all'  intorno  di  grottefche  tanto  copiofe  di  capricci  ,  e  d' in- 
trecci ,  che  r  occhio  nel  rimirarle  l'empre  vi  trova  novità  ; 
né  abbaftanza  mai  fé  ne  fazia  .  Ne'  triangoli  della  volta_. ,. 
ove  fon  efpreffè  quefle  cofe ,  fi  veggono  alcune  immagini  di 
Dei  ;  ed  altre  nelle  lunette ,  che  in  mezzo  ad  efil  triangoli 
Hanno  rinchiufe  .  Tali  immagini  fon  difegnate ,  e  dipinte^ 
d'  una  maniera  ftupenda ,  e  al  tutto  Raffaellefca  . 

A  mano  manca  di  detto  portico  è  la  fcala  ,  che  al  piano 
fuperiore  conduce .  Ella  non  può  avere  né  più  vaghi ,  né 
più  ricchi  ornamenti .  Spiccan  ivi  piccole  grottefche ,  figu- 
rine ,  mafchere ,  animali ,  e  puttini  :  ogni  cofa  tirata  coji_. 
quella  grazia ,  ed  amenità,  che  propria  era  di  lui ,  e  che  potè 
ciTer  poi  da  molti  imitata  ,  ma  non  eguagliata  .    (a) 

Salita  querta  fcala  s'arriva  nella  prima  camera,  che  in- 
troduce nella  gran  fala  .  Tal  camera  parimente  fu  dipinta-, 
dal  Vaga .  Ella  ha  la  volta  ,  che  è  meflà  a  llucchi  dorati  ; 
ed  ha  in  cinque  ripartimenti  altrettante  ftorietie  d'  antichi 
Romani .  Preziofe  fra  quelle  fono  le  efprimenti  il  coraggio 
di  Orazio  Coclite,  che,  fatto  rompere  il  ponte  Sublieto,  fi 
lancia  nel  fiume  :  e  di  Muzio  Scevola ,  che  pone  la  mano  nel 

fuoco 

(«)  Le  pitture  della  defcritta  fcala  fono  alquanto  fvenute  :  non  cosi  quelle  del 
poetico ,  che  paiono  di  pochi  giorni  dipinte  | 


382  NOTIZIE  DE'  PITT.,   SCULT.', 

fuoco  davanti  al  Re  Porfenna  .    Le  pareti  di  detta  camera-. 

fono  anch'  elTe  tutte  dipinte .    Vi  rifplendono  in  gloriofe  di- 

_  vife  di  guerra ,  e  di  pace  le  immagini  degli  Eroi  della  Fa- 

Di  PiETKo  miglia  Doria:  ed  in  alto  v' è  un' infcrizione ,  che  dice:  MA- 

Bo.vAcoRs,,  GNI  VIRI,    MAXIMI  DUCES    OPTIMA   FECERE    PRO 

P£iuI"e£l  patria  .    Al  di  fopra  di  quefle  immagini  entro  due  vani 

Vaga,      jn  forma  di  jne^zelune  fono  rapprefentati  alcuni  vezzofi  putti, 

ciafcun  de'  quali  tiene  a  lato  una  Fama  lìanre  in  atto  di  Ipie- 

gar  bandiera,  fu  cui  fi  legge:  BENEMERENTIBUS .  Sopra 

le  magnifiche  porte ,  che  fono  ivi  in  fronte ,  veggonfi  due_> 

figure  :    1'  una  di  mafchio  :    e  1'  altra    di    femmina  .    Stanno 

quefle  contrapporte  in  modo  ,  che  appari fcono  1' una  d  faccia, 

e  r  altra  di  fpalle  :  ambe  formate  con  quella  finezza  di  difegno, 

che  tanto  è  a  me  difficile  efprìmerla  ,  quanto  diffidi  farebbe 

a  un  valente  Pittore  1'  arrivarla  .     (a) 

Che  fé  fquifite  fono  le  fin  qui  defcritte  pitture  del  Vaga  : 
fquifitiffima  al  paragone  di  elle  certamente  fu  quella  ,  ch'egli 
conduffie  nella  volta  della  gran  fala  .  Quivi  rapprefentò  il 
naufragio  dell'  armata  di  Enea .  Quivi  apparifcono  ignudi 
vivi ,  e  morti  in  diverfe  attitudini  :  quivi  molte  navi  ,  quali 
pericolanti ,  e  quali  fracaflate  dalla  furia  della  tempe(ta_. . 
Tavolati ,  remi ,  ed  altri  nautici  arnefi  Nanno  fparfi  per  l'onde 
gonfie ,  e  fpuinanti .  V  ha  poi  di  gagliarde  e(preffioni  nelle 
figure  degli  flanti  nelle  navi ,  i  quali  fanno  ogni  sforzo  per 
loro  falvez/a  .  Tutti  pallidi ,  e  sfigurati  palefano  ne'  loro 
volti  r  orrore  della  prefentiffima  morte .  Ma  queda  pittura , 
per  eifere  fiata  colorita  fui  muro  addio,  e  per  aver  molto 
tempo  foffi^rto  il  vapor  de'  doppieri  allumati  in  occafion  di 
feflini ,  s'  è  fortemente  affumicata  ;  onde  quafi  nulla  più  vi  fi 
difcerne  di  ciò  ,  che  vi  era  dipinto  .    (b) 

Viva  però  tuttavia  fi  mantiene  la  belliffima  Opera  fatta 
dal  Vaga  nell'  altra  fala  fituata  a  man  deflra  del  palazzo , 
nella  cui  volta,  pur  fregiata  di  ftucchi  in  figure  di  grande/za 
maggiore  del  naturale ,  rapprefentò  Giove ,  che  fulmina  i  gi- 
ganti :  e  gli  Dei ,  che  da  varie  parti  del  cielo  ftanno  ofler- 
vando  in  atteggiamenti    di  maraviglia    il   grave    fpettacolo , 

La 

C")   Tali  figure  d'  uomo  ,  e  di  donna  non  erano  abbai^an^a  modcfte .  Qiiindi  per 
esodine  de'  Principi  Doria  furono  coperre  con  panni  dipinti  da  Domenico  Parodi» 
(  /'  )   La  fopraddetra  volta  al  prefcnte  è  mefla  a  bianco  . 


ED   ARCHIT.   FOREST.,  CHE  ec.  383 

La  mìa  penna  non  vale  a  defcrivere  V  energia  ,  e  la  fquifl- 

tezza  di  quefta  pittura ,  la  qual  fola  bacerebbe  a  render  pre- 

ziofo  quel  palazzo  ,  ed  immortale  la  gloria  del  Vaga .  Io  porto  , 

opinione ,  che  lo  itelFo  Raffaello  con  vivezza  maggiore  non    di  Pietro 

avrebbe  trattato  un  tale  argomento  ;  e  fé  egli  si  tatta  Opera  Bonacorsi  , 

veder  poteffe ,  e  di  ella  udirne  l'  Autore  :  gran  piacer  fenti-   fi  "JJiej, 

rebbe  d'  avere  inflruito  ,  e  formato  un  si  eccellente  Difcepolo.      Vaca. 

Contigue  a  quefta  fala  fon  quattro  camere  ornate  di  Cucchi, 
e  di  grottefche ,  parimente  con  dilegni  del  Vaga  .  Egli  v'  el- 
prefTe  in  piccolo  alcune  favole  prele  dalle  Metamorfolì  d'  Ovi- 
dio .  Dopo  quelle  camere  avvi  una  gallerìa ,  nel  cui  mezzo 
figurò  una  Fama ,  ed  alcuni  graziofi  putti  .  Quattro  altre-, 
camere ,  che  fi  fendono  alla  parte  oppolla  del  palazzo ,  fu- 
rono anch"  effe  dipinte  con  difegnì  d'  dio  Vaga  .  Ma  in  quelle 
fi  valfè  molto  dell'  opera  di  Lucio  Romano ,  e  di  qualche 
bravo  Pittore  lombardo .  In  fomma  fi  può  dire  non  ellérvì 
colà  parere  ,  o  volta  ,  in  cui  non  fiano  lavori  della  mano 
di  quello    valentiffimo  Artefice  . 

Per  ultimo  non  debbo  tacere ,  che  nell'  eQerior  facciata 
del  fuddetto  palazzo  da  quella  parte ,  che  guarda  verfò  il  mare, 
ei  fece  un  tregio  di  putti  cosi  leggiadri ,  e  viitofi ,  e  in  sì 
varj ,  e  naturali  atteggiamenti  ;  che  poterono  poi  fervir  d'efem- 
plare  a  molti  nortri  Pittori ,  in  occorenza  d'  averne  a  dipin- 
gere .    (a) 

Non  fi  può  dire  con  quanto  affetto  foile  il  Vaga  riguar- 
dato dal  Principe  ;  dalla  cui  liberalità  riportò  lempremai 
fplendidi  guiderdoni .  Quel  Signore  in  tanta  ftima  l'  avea .__ 
che  niuna  cofa  in  genere  d'  ornamenti ,  o  di  arredi  delibe- 
rava ,  fé  prima  non  ne  udiva  il  parere  di  lui  .  E  gli  fece_j 
fin  fare  i  difegnì  d"  alcune  poppe  di  gale'e ,  che  furono  egre- 
gia.nente  incife  da  due  Intagliatori  fiorentini  cognominati 
Carota,  e  Talfo  :  ficcome  ancora  da  lui  volle  i  dilegni  d'al- 
cuni arazzi  rapprefentativi  d'  eroiche  azioni  defcritte  da  Vir- 
gilio :  e  volle  ,  che  gli  dipìngeffe  gli  flendardi  di  dette  galee. 
Notabili  vantaggi  avrebbe  riportato  il  Vaga,  e  quindi  all'ai 
migliorata  la  fua  condizione  [che  ben  meritavalo"  ;  fé  avelie 

fecondato 

£  tf  )    Con  danno  grandiflinu)  della  Pittura  queir  inCgne  &eeio  è  oramai  "aJfattQ 
perduto  , 


384  NOTIZIE  DE'  PITT.,  SCULT., 

fecondato  1'  aura ,  che  favorevole  gli  fpirava  ;  e  non  fi  fofle 

lafciato  vincere  dalla  voglia  di  riveder  la  Tofcana .    (a) 

»^^^;^  Nel  tempo ,  che  qucrto  Pittore  ferviva  al  Doria ,  ebbe 

De  Pietro    altre  occafionì    d'  Opere   per  li  noltri  Cittadini .    Fra  le  ra- 

BoMAcoRsi ,   yQiQ  ^  ^iiQ  allora  dipinfe ,  rariflìma  è   la  commefragli  da'  Si- 

PjerTn^del   gnori  Baciadonne  ,  entrovi  la  Natività  di  Crifto  ;  in  contem- 

Vaca.     plazLone  di  cui,    oltre  alla  Vergine  Madre,  e  S.  Giufeppe , 

vi  fono  ancora  efprefìTi  S.  Francefco ,  S.  Barbara ,  e  S.  Seba- 

ftiano  ;  figure  viviffime  ,  e  d'  un  difcgno  oltremodo  elegante . 

Quefla  tavola  ,  clie ,    come  vi  fi  legge ,  fu  da  lui  dipinta.^ 

l'anno  1534.,  collocarono  i  Baciadonne    nella  loro  cappella 

in  S,  Maria  di  Confola^ione  :  Chiefa ,  che  di  que'  di  era  polla 

in  capo  al  Borgo  di  Bifagno  . 

E  mentre  ni'  è  occorfo  parlare  di  quella  Chiefa  ,  ora  colà 
diflrutta ,  e  poco  tempo  fa  riedificata  [cioè  l'anno  K559.  ] 
col  nuovo  Convento  fuor  della  porta  dell'  Erco  :  m'  è  fovve- 
nuto  d'  una  fpiritofi  biz:zarrìa  ,  efegulta  in  quella  ftellà  Chiefa 
dall'  egregio  Peri  no  :  e  piacemi  raccontarla  .  Vi  lavoravano 
alcuni  Pittori ,  i  quali  ito  egli  un  giorno  a  vifitare  ,  fenza 
che  coloro  lo  conofjelTero  ,  fermodi  a  vederli  dipingere^. , 
finche  giunfe  1"  ora  del  pranzo  .  Partirono  allora  i  Pittori  : 
e  Perino  rimafo  folo  prefe  un  di  que'  pennelli  ,  e  fopra  una 
parete  ,  a  chiarofcuro ,  in  breviffimo  fpa/io  di  tempo  dipinfe 
con  enfatica  compofizionc  il  noflro  Salvatore  defunto  ,  che 
da  Giufeppe  d'  Arimatéa  vien  fepolro  .  V  aegiunfe  all'  in- 
torno molte  figure  in  diverge  rapprefeman/e  di  companione; 
fra  le  quili  erano  alPai  artificiofe  quelle  della  Madonna^. , 
e  delle  altre  Marie,  che  portavano  il  volto  coperto  da  un 
velo:  conche  lafciavafi  allo  fpettatore  l'immaginar  quell' ec- 
celTo  di  dolore ,  che  niun  pennello  farebbe  mai  giunto  ad 
tfprimere  . 

Ritornati 

(a)  Srette  Pcriiio  a  fervizio  di  queftd  Principe  molti  anni;  f  celie  potè  apparare 
il  genov-efe  lineiia^qio  ;  e  Gio.  Battila  Armellini  nel  libro  terzo  del  fuo  Trat- 
tata di  veri  trlcctti  dtlla  Pittura  filAmyxxo  in  Ra\'en;ia  nel  15^"'.  alla  pagina 
1x6.  dice,  clic  in  lins^ua  genovcfe  familiarmente  parlava  con  qticl  Principe. 
Indi  Icgue  (  e  fono  le  fuc  precifc  parole  ì  .  Ma  avendo  il  Principe  ciò  lùiita 
pili  vi.'re  ,  e  ze>nitogli  a  fa  fi  i  dio  ,  un  di  gli  d:JJé-  0  Perino,  d-  de  pcefe  fei  i 
Ed  ci  rifpcfc  :  Sun  ficvcv'tir.o  .  Effe  ,  fo^j^iu-ìfes^li  il  Principe  ,  parlami  fiorentino., 
fé  vtioi  ras;iouar  meco  ;  perché  volendo  favellar  come  noi ,  che  qua.  nati  fiamo  » 
$are ,  eh;  ut  ci   he^eggi . 


ED  ARCHIT.   FOREST.,  CHE  ec.  385 

Ritornati  dopo  il  pranzo  que'  Pittori ,  e  veduta ,  e  mi- 
nutamente confiderata  l' infìgne  Opera ,  giudicarono  non_. 
altri  poter  efTerne  l'Autore,  che  Ferino,  la  cui  fama  per  Gè-  _ 

nova  tanto  altamente  rifonava  :  e  non  vi  fu  tra  eflì   chi  al-    Di  Pietro 
tamente  noi  commendafTe .  I  Religiofi  di  quel  Convento  ^  al-    Bonacorsi  , 
lorachè  dovette,  percagion  delle  nuove  fortificazioni ,  demo-  Pìr^.x^bei, 
lirfi,  non  vollero  perdere  un  sì  preziofo  lavoro  .  Fecero  per  tan-      Vaca. 
to  fegare  quella  parte  di  muro  ,  dov'  era  il  dipinto  Mifiero  ; 
e  la  trasferirono  nel  nuovo  dianzi  mentovato  Convento .    (a) 

Per  la  Chiefa  di  S.  Francefco  di  Caftelletto  de' PP.  Con- 
ventuali formò  un'  altra  fuperbiflìma  tavola ,  ove  effigiò  Ma- 
ria Vergine  feduta  col  Divin  Figlio  in  collo ,  in  adorazione 
del  quale  ftanno  i  Santi  Domenico ,  e  Francefco ,  e  più  al 
baffo  vi  fi  veggono  due  Angioletti  con  carte  muficali  in  atto 
di  cantare  ;  i  quali  fembrano  formati  anzi  di  carne ,  che  di 
pittura  :  e  1'  atteggiamento  loro  al  tutto  naturale ,  e  fpirante 
{bave  innocenza  reca  a'  riguardanti  un  giocondo  piacere  .  {b) 

Sopra  Cornigliano  di  là  da  S.  Pier  d'  Arena  per  la  Chiefa 
detta  di  S.  Maria  Incoronata  dipinfè  un'  altra  tavola  entrovi. 
il  facro  Prefepio  ;  la  quale,  oltre  all' effere  di  mano  fua_., 
anche  più  preziofa  fi  può  dire ,  per  effere  da  lui  fiata  efeguita 
con  un  difegno  di  Raffaelo  ,  Né  inferiore  a  quella  era  1'  al- 
tra ,  che  ornava  un  Altare  della  Chiefa  di  S.  Maria  della 
Corta  .  Quel!:'  ultima  tavola  ne  fu  tolta  via  non  ha  gran_. 
tempo ,  e  vi  fu  fofiituiia  una  copia ,  che  della  bellezza.- 
dell'  originale  fempre  più  ci  rende  bramofi  .  {e) 
Tom.  I.  Bb  Dopo 

(rt)  Il  preme0(j  racconto  drl  Soprani  pare,  e  fen^a  parerlo,  certamente  farà 
iperbolico  ;  e  tale  il  crederà  chi  faraill  a  vedere  que!  pe^zo  di  muro,  che  tuttavia 
confervafi  incaftrato  fotto  1'  Altare  della  làcreftia  nella  nuova  Chiela  dt'  PP. 
Agoftiniani  in  S.  Maria  di  Confolazione  .  Detto  muro  è  largo  fei  palmi  al- 
meno, ed  alto  cinque:  e  contiene  più  di  dodici  figure  .■  Egli  è  dipinto  a  chia- 
rofcuro  fopra  un  fondo  verde  con  due  fole  tinte ,  V  una  bianca ,  che  forma 
i  lum.i  ,  r  altra  nera  ,  e  quella  ferve  per  gli  fcuri ,  e  le  mezze  tinte  vengojio 
formate  dal  colore  ,  che  univerfalmente  vi  domina  .  Ma  il  difegno  n'  è  ol- 
tremodo purgato  :  l' ignudo  defunto  è  ben  conformato  con  la  natura  ;  gli  abiti 
nelle  figure  velUte  non  poflbno  effere  ne  più  morbidi,  ne  meglio  panncguìari. 
Da  tutto  ciò  fi  può  arguire ,  fé  in  un'  ora ,  o  due ,  o  alla  più  lunga  tre  po- 
telfe  il  Vaga,  e  dirò  di  più  ,  lo  (leflb  fuo  Maelbo ,  condurre  un'  Opera,  che 
in  ciafcuna  delle  fue   parti  mortra    una  fquifitiifima  diligenza . 

i^)    Qiiefta  tavo'a  è  quafi  perduta. 

ic)   Un  belliffimo  quadro  fattp  dal  Vaga  per  un  Gentiluomo  della  noftra città, 

e  de'  meglio 


38<r  NOTIZIE   DE'PITT.,  SCULT., 

Dopo  qualche  anni  di  permanenza  in  Genova,  dove  ri- 
portati avea  dalle  fue  fatiche  non  piccoli  preinj ,  pafsò  il  Vaga 
^^^^^  in  Tofcana  ,  con  animo  di  flabilirvi  il  Tuo  domicilio  .  Giunto 
Di  Pietro    pcr  tanto    in  Fifa ,  quivi   fi  comperò   una  cafa  ,  e  cominciò 
,BoNAcoRs»,a  operare,  richiamate  da  Roma  la  moglie,  ed  una  figliuo- 
PEaf:^  DEL  1^  j  che  unica  avea  .   Ma  a  lungo  andare ,  parendogli ,  clie_# 
Vaca,     in  Genova  avelTe  goduto  maggiori  vantaggi,    s'invogliò  di 
ritornarvi .    Né  pole   indugio    all'  efecuzion    del  Tuo  genio  . 
Già  s'  era  imbarcato  per  qua ,  e  in  alto  mare  trovavafi  ;  quan- 
do afTalito  da  fiera  tempella ,  e  in  evidente  pericolo  d'  affo- 
gare ,  fu  trafportato  dall'  impeto  de'  furiofi  venti  dirimpetto 
a  Celle ,    terra  difiante  da  Genova  venticinque  miglia  verfo 
ponente  .    E'  in  quel    luogo  una  Chiefi  dedicata    al  gloriofo 
Arcangiolo  S.  Michele  ,  al  quale  raccomandolTi  di  vero  cuore, 
che  campar  lo  voleffe  dal  naufragio  ;    ed  aggiunfe  alle  iiip- 
pliche  il  voto  di  fargli  per  quella  Chiw{a  un'  Imjnagine  in  fegno 
di  Tua  gratitudine ,    ed  in  perpetua  memoria  del  benefizio  . 
Cefsò  la  tempefta  :    ed  egli    appena  fcefo  in  terra    adempiè 
r  obbligo ,  effigiando  in  un*  ampia  tavola  il  S.  Arcangiolo  in 
atto  di  abbatter  Lucìfero  .    Quella  tavola    fi  vede    tuttavia.- 
al  maggior  Altare  di  quella  Chiefa  :  ed  è  cofa  tanto  degna; 
che  riguardevole  rende  quel  luogo  ,  il  quale  per  buone  pit- 
ture non  farebbe  in  veruna  confiderazione  tenuto ,  fé  la  pre- 
fata non  poffedeiTe .    {a) 

Portatofi  da  Celle  a  Genova  ,  fi  prefentò  nuovamente 
al  Principe  Doria ,  dal  quale  ebbe  parecchie  altre  incum- 
,  benze ,  e  particolarmente  di  difegni ,  per  tefierne  arazzi . 
Elegui  il  Vaga  ogni  cofa  con  mirabil  effetto  :  e  fra  quelle 
Opere  forarao  vanto  riportarono  alcune  rapprefentative  degli 
amori  di  Giove  .  Erano  quelli  arazzi  de'  più  belli ,  che  al- 
lora avcffe  r  Italia  :  ma  per  noftra  difgrazia  ne  fiam  rimafi 
privi.    Imperocché    un    Perfonaggio    Spagnuolo,    vedutili, 

fé  n'  invaghì  ; 

e  de' meglio  confervati,  diedi  quefloinfigne  Artefice  fi  trovino,  fi  è  quello, 
in  cui  fon  figurati  la  Vergine  col  Bambino ,  e  S.  Bernardo  :  q^iiadro  a  gran., 
prezza  comperato ,  e  qual  gioia  meritamente  tenuto  dal  faggio  Signore  Gio, 
Banilla  CamlMaiò  del  fu  Gio.  Maria . 
(e)  La  piefata  tavola  dipinta  ad  olio  è  d'  un  incomparabil  bellezza:  e  tuttavìa 
in  ottimo  efferc  fi  confer\'a .  Ella  iia  però  all'  ijitorjio  una  cornice,  feconda 
r  ulò  amico  ,  dipinta  con  altre  figure  di  Santi  pure  ad  olio  ;  ma  quelle  noti 
fono  del  Vaga ,  <;ome  kwccamente  credono  alcuni . 


ED  ARCHIT.  FOREST.,  CHE  ec.         387 

fe  n*  invaghì  ;  e  chiefeli  al  Principe  ,  che  non  feppe  negarglieli. 
Lo  Spagnuolo ,  ottenutili ,  pcfrtoUi  in  Tfpagna  . 

Seguitò  il  Vaga  in  Genova  a  condurre  belliffime  tavole  — --^-- 
per  falotti ,  e  gallerìe  di  quelli  noflri  Cittadini  :  e  più  non    Di  Piet*» 
penfava  a  partirfene  .  Ma  ricliiamato  eiTendo  in  Tofcana  con    Bonacorsi, 
frequenti  lettere  dalla  moglie  per  importanti  urgenze    della  vwJJ°eì. 
cafa  ,  alla  fine  v'  andò  ;  ne  noi  più  il  vedemmo  .  Egli  dopo      Vaga  . 
qualche  tempo  eflendo  ritornato  a  Roma,  vi  terminò  il  corfo 
del  viver  fuo    1'  anno  1 547.    mentre  era  dentro  il  quarante- 
fimo  fello  :    e  nella  Rotonda  di  Roma  col  dillinto  onore   di 
bullo ,  ed  epitafio  ebbe  fepoltura  . 

DI  GIROLAMO  DA  TREVIGI 

Pittore  Feneziano  . 

.Rima  che  Ferino  del  Vaga  venifle  in  Genova ,  già 
v'  era  comparfo  un  giovane  di  vent'  anni ,  che  Girola- 
mo da  Trevigi  chiamavafi .  Egli  poflTedeva  una  fran- 
chezza di  pennello  non  ordinaria  ;  onde  il  Principe_, 
Dori  a  r  aveva  eletto  per  alcuni  lavori  nel  fuo  palazzo , 
e  principalmente  ad  ornare  1'  ellerior  facciata  con  un  fregio 
di  putti  fra  loro  fcherzanti ,  e  tenenti  ghirlande  di  fiori , 
e  di  frutti  .  Tanto  efcgui  il  Trevigi  :  e  fotto  que'  medefimi 
putti  dipinfe  fui  frefco  due  avvenimenti  di  Giafone .  Pittu- 
re ,  che  ancor  oggi  intatte  vi  fi  mantengono . 

Or  mentre  uava  coftui  compiendo  quefli  lavori ,  riunfc 
in  Genova  con  prevenzione  di  fama  Perino  del  V^ga  ,  il  quale 
bramando  di  farfi  conofcere  per  valente  preffo  quel  Principe, 
formò  un  bel  difegno  efprimente  il  naufragio  d'  Enea_.  ; 
e  quindi  pafsò  a  farne  per  la  pittura  un  diligente  cartone  . 
Il  Trevigi ,  che  di  fe  fleflb ,  e  del  faper  fuo  molto  fi  lufin- 
gavaj  vedendo  tanto  affaticarfi  il  Vaga,  fe  ne  burlava,  e  in 
derifione  del  nuovo  Pittore  diceva  .  A  che  tante  cartine^ 
e  cartoni  ?  Jo  porto  V  arte  nella  Sommità  del  permeilo  ;  ni  per 
diping^ere  ,  a  tante  frafcherie  mi  /oggetto . 

il  Vaga ,   poiché  ebbe  ciò    intefo ,    s' affrettò  di  termi- 
nare il  fuo  cartone;  e  poilolo  in  luogo ,  dove  potelfe  da  tutti 

Bb  2  libera- 


588  NOTIZIE    DE'PITT.,   SCULT., 

liberamente    efTer   veduto .    L'  oflervarono    gì'  Intelligenti  , 
e  SI  l'approvarono,  e  1' efaltarono  ;  clie  il  Vaga  fu  grande- 
^^j^jj^  mente  onorato    dal  Principe  Doria ,    e  da'  Cittadini ,    Tollo 
Di        il  Principe  Ùcffo  lo  introduce   a'  lavori  :  e  molto    ibernò  di 
•  Girolamo    credito  il  Ttevigi ,  ìl  qualc  ,  punto  da  invidia  ,  furtivamente 
'^^^"^' ' fcn/a  accommiatarli  da  alcuno,  abbandonò  Genova,  e  riti- 
loiTi  in  una  Tua  abitazione    in  Bologna  ;    lafciando  qui    per 
tal  a/ione  poco  buon  nome  di  fé  ;  quando  per  altro  aliai  lo- 
devolmente vi  fi  era  efercitato .    Nuoce  anche  a' bravi  Inge- 
gni il  vantarfi ,  e  il  prefumere  .     Uno ,   che  ila    in  qualche 
Arte  ,  o  Scienza  perito ,  le  dilprezza  gli  altri ,  rende  odiola 
la  iua  perizia  .    ^a) 

DI    SILVIO    COSINI 

Scultore  da  Ficfole  . 

SILVIO  Cofini  venne  a  Genova ,  chiamatovi ,  come  di- 
cemmo ,  da  Perino  del  Vaga  ,  aftinché  lavorafic  iii_. 
marmo  nel  palazzo  del  Principe  Doria .  Ciò ,  che^ 
Silvio  vi  fece  furono  le  due  figure  di  due  Virtù  , 
che  fopra  la  principale  ellerior  porta  reggono  1'  Arma  di  cafa 
Doria  :  ed  hanno  a'  fianchi  due  putti  di  rara  bellezza  {b) . 
Egli  anche  vi  lavorò  molti  di  que'  nobili  tìucchi ,  che_. 
adornano  il  portico ,  e  le  logge  :  e  icolpi  pure  per  lo  llcHb 
Principe  un  ritratto  dell'  Imperador  Carlo  V.  Opera  vera- 
mente ringoiare  . 

Fu  il  Cofini  difccpolo  d'  Andrea  Ferrucci  :  e  nello  fcol- 
pire  non  folo  imitò ,  ma  eziandio  eguagliò  il  Maelìro ,  co- 
me icrive  il  Vaiìiri ,  dal  quale  s'  è  anche  ricavata  la  notizia 
della  venuta  di  eiiò  Cofini  in  Genova,  e  delle  Opere  qui 
da  lui  collruite  .  DI 

{  (7  )  Dì  Girolamo  da  Trevigi  dà  notizia  il  Ridolfi  nelle  Vite  de'  Pittori  Vene- 
ziani Part.  I.  fol.  ai4.  Da  cui  fi  raccoglie  ,  che  quello  Girolamo  mori  ia 
età  di  36,  anni  ranno  1544.  in  Piccardia,  cólto  da  una  palla  di  cannona-., 
mentre  era  al  lervizio  del  Re  d'  Lighilterra  in  qualità  d'  Ligegneie  con  la 
provvifione   di  400.  Icudi  1'  anno . 

{è  •   Scn;brano,  anzi  allollile  fi  può  aflblutamcnte  aiFermare ,  che  fono,  di  mana 
'del  Cofini  due  altri  putti   locati    (opra  una  porta  dello  ftefio  palazzo  Doria: 
ed  è  quella,  che  refta  vicino  alla  Chiela    di  S.  Benedetto. 

I\ellc  due  l'ale  del  luddetio  palazzo  lon  due  cammini  molto  ben  lavorati 
j:i  marmo  con  fieure ,  e  bafli  rilievi  d'  qttimo  gulto  :  ed  andie  quelli  lavori 
fembrano  del  Cofini . 


ED   ARCHIT.   FOREST.,  CHE  ec.         38^ 


DI  GIO.  ANTONIO  LICINIO  , 
O      R    E    G   I    L    L    O, 

DETTO  IL  PORDENONE, 

Pittore  Veneziano  . 


IKaA  ^/ 


OtitJ  r- 


E  s  I D  E  R  o  s  o  il  Principe  Dorìa  amatore  delle  bell'Arti 
d'  avere  apprcffo  di  fé  Opere  de'  più  intigni  Pit- 
tori, die  in  Italia  fiori ffero ,  chiamò  da  Venezia^ 
Gio.  Antonio  Licinio  ,  comunemente  appellato  il  Por- 
denone ,  celebre  a  que'  di  per  le  pitture  da  lui  fatte  in  Ve- 
nezia ,  in  Trevigi ,  e  in  Odine  . 

Coilui  portatoli  todo  a  Genova  ebbe  varie  commiffioni 
pel  palazzo  di  detto  Principe  .    Fu  impiegato  a  difporre  un 

Bb  3  fregio 


390  NOTIZIE    DE'  PITT.,   SCULT., 

fregio    di  putti    full'  eflerior    facciata    in   accompagnamento 

a'  dipiati  da  Ferino  .    Il  Pordenone    gli  efpiefTe  tutti  intenti 

_  1  fcaricar  di  merci  un  vafcello  .    Tali  figure  pel  colorito  fu- 

Di  Gto.    gofo  ,  e  gagliardo  ,  che  v'  adoperò ,  e  per  le  naturalinìme_> 

Antonio    loro  attitudini,  riufcirono  di  gran  piacere  del  Principe,  e  di 

oR^cl^u^o'.  chiunque  di  Pittura  intendevaìl . 

Efpreire  pofcia  Tulla  ftefla  facciata  Giafone  in  atto  di  con- 
gedarli dal  Zio  :  ove  fi  vede  al  lido  difpofta  la  nave  defti- 
nata  a  condurre  que'  primi  fperimentatori  del  mare  alla  con- 
qu  lìa  del  vello  d'  oro  .  Si  fegnalò  il  Pordenone  in  quefl  Ope- 
ra anche  più  ,  che  nell'  antecedente  .  Egli  foprattutto  nel  colo- 
rito era  llupendo  ;  né  a  quello  di  qualfivoglia  egregio  Mac- 
ino invidiava  .    (a) 

Avrebbe  il  Pordenone  feguìtato  a  dar  altre  prove  di  fé 
in  queir  infigne  palazzo  :  ma  avendo  intefo  eifer  qua  giunto 
da  Siena  a  dipingervi  anche  il  Beccafumi  :  forfè  di  ciò  mal 
contento ,  fi  licenziò  da  quel  Principe  ,  e  alla  fua  patria  fece 
litorno  .    i^b) 


DI 

(a)  In  quella  faccUta  gPa  dipinta  dal  Pordenont  oggidì  appena  più  vi  fi  fcorgc 
veftigio  di  pittura  . 

(b)  Morì  pofcia  il  Pordenone  in  Ferrara,  mentre  era  al  fervisio  del  Duca  Er- 
cole ,  correndo  1'  ajuio  di  noftra  falute  1 540.  ,  e  di  fua  età  cinquantefimo 
fedo .  Veggafi  di  lui  il  Ridolfi  part,  i.  pag.  97. ,  e  1'  Autor  del  MuȎo  Fio- 
rentino  rom.  I.  pag.  61. ,  dpnde  abbiam  ricavato    il  qui   antipolio  ritratto . 


ED   ARCHIT.    FOREST.,  CHE  ec.  jpi 

DI   DOMENICO   BECCAFUMI, 

DETTO  MEGHERINO  DA  SIENA, 

Pittore  . 


PASSANDO  per  Siena  il  Principe  Doria  in  occafìone,^, 
che  accompagnava  l' Iraperador  Carlo  V.  ;  ed  ivi  am- 
mirato avendo  il  valore  di  Domenico  Beccafumi ,  ap- 
pellato per  foprannome  il  Mecherino  ;  invitollo  torto 
a  Genova  ,  a  fin  d'  avere  qualche  Opera  di  lui  nel  fuo  pa- 
lazzo già  illuftrato  da  tanti  valenti  Pittori  ;  ma  impedito 
per  allora  Domenico  da  molti  lavori ,  che  avea  per  le  mani, 
ricusò    con  ogni  riverenza  l' invito ,  e  colà  fi  rimafe  .    ya) 

Bb  4  II 

f  a)  1  lavori,  che  principalmente  tenevano  allora  occupata  in  Siena  il  Beccafumi, 
erano  i  difegni  del  fiiperbo  pavimento  di  c[iiel  Duomoi . 


392  NOTIZIE   DE'  PITT.,    SCULT., 

Il  Principe ,  a  cui  foprammodo  caleva  d'  averlo ,  feppc 
ufar    tai  modi  ;     che    finalmente  dopo  qualche  tempo    s' ar- 

__  rendè  il  Pittore ,  e  verfo  Genova   prtfe    il  cammino  .    Qua 

Di        giunto ,    fu  desinato    a  compiere    nella  facciata  del  pretato 

Domenico  palazzo  quel  bel  fre^^io  di  putti ,  parte  del  quale  avea  sia 
lavorato  il  Vaga ,  e  parte  il  Pordenone  .  Ei  lo  compie  ; 
e  fotto  quella  porzione ,  che  a  lui  era  toccata ,  defcriire_. 
anch'  dVo  una  favola  di  Giafone  :  ed  è  quella ,  in  cui  vedell 
quello  Eroe ,  che  ufcito  dal  tempio  s  incontra  in  Medea ,  alla 
quale  obbliga  con  giuramento  la  propria  fede  . 

Adlii  belli  riunirono  quelli  lavori  :  ma  non  perciò  fi  pof^ 
fon  dire  de'  Tuoi  più  eccellenti  .  L'  avverfione  ,  eh'  egli  aveva 
alle  Corti  ,  e  il  patimento  per  la  lontananza  dalla  lua  pa- 
tria ,  eran  due  cofe  ,  che  lo  dilloglievano  dal  quietamente  ope- 
rare :  tal  che  impaziente  di  più  qui  fermarli ,  chiefe  licenza 
al  Principe  ;  ed  ottenutala  ,  lollo  parti  per  Siena  ;  ove  a  chi 
r  interrogava ,  che  lavori  aveflTe  in  Genova  fatto  ;  rifpon- 
deva  ,  che  nulla  di  buono  fatto  v'avea;  perchè  parevagli  di 
non  laper  maneggiare  il  pennello ,  quando  dalla  cara  iua  pa- 
tria vivea  lontano  .    {a) 

DI  NICCOLÒ  DA  CORTE 

Scultore  in  marino  ,  Lombardo  . 

NI  e  e  o  L  ò  da  Corte  [  chiamato  per  isbaglio  col  nome 
di  Matteo  da  Monlìg.  Calcagnini  nella  vita  da  lui 
fcritta  di  S.  Gio.  iJattiltaJ  iu  in  Genova  l'anno  1530., 
e  per  pubblica  icrittura  abbiamo  ,  che  quello  Arte- 
fice s'obbligò  di  coflruire  in  marmo  gli  ornamenti,  che  ab- 
bellilcono    in    quella  Cattedrale    la  cappella    del  S.  Precur- 

fore , 

4«)  r  Beccafumi ,  oltre  all'eflerertato  un  eccellente  Pi  nere  ,  fu  anche  molto  ben 
efperto  nello  Icolpire  in  marmo,  ed  in  bronzo,  e  nell' intagliare  in  rame  ^ 
ed  in  legno .  Mori  coftui  iji  patria  nell'  anno  fcttanracinqueUmo  di  fua  età , 
e  del  Signore  1549. 

Molti  ìcrivono  di  quefto  infigne  Artefice,  come  il  Sandrart  part.  11.  lih.  ri. 
cap.  XII.  ,  il  Vaiati  part.  in.  volume  i.  ,  il  Borghini  lib.  iv. ,  1' Ugur- 
cien  loin.  n.  tit.  xxxni.,  il  Baldinucci  Dccenn.  i.  fccolo  iv. ,  e  il  Mufeo 
Fioreiuino  alla  pagina  57  del  tomo  i.  ,  dove  vcdefi  il  riiratio,  da  cui  ab- 
biam   ricavalo  quslto  y   che  qui  fopr»  s'  è  pollo , 


ED   ARCHIT.  FOREST.,  CHE  ce.         3^3 

fore ,  avendone  rìmefTo  lo  (labili mento  del  prezzo  a'  Depu- 
tati a  quella  fabbrica  ,  eh'  erano  allora  i  Signori  Stetano  Rag- 
gio ,  Filippino  Doria ,  ed  Agoftino  Lomellino  .  =^------ 

Quelli  lavori    furono  fatti    con  una  diligenza  efquifita,        d1 
e  rlufcirono    di  gran    bontà ,    come    tuttavia    può    vederfi .     Niccolò 
Il  fregio ,  che  gira  intorno  al  cornicione  delle  colonne  chiù-  "^    '^^'^^* 
denti  in  mezzo  l'Altare,  è  arricchito  di  arabefchi  tanto  fot- 
tilmente  condotti  ;    che    in  iirail  genere    non  fi  può  andare 
più  oltre . 

Io  mi  fo  a  credere  ,  che  dagli  fcarpelli  di  quedo  valen- 
tuomo fiano  parimente  ufciti  gli  ornamenti,  che  (1  veggono 
intorno  alle  porte  del  palazzo  donato  da  queifa  Repubblica 
al  Principe  Doria  ,  per  gratitudine ,  a  cagione  delle  grandi 
benemerenze  contratte  da  lui  con  la  patria  [  palazzo  lltuato 
prellb  la  piazza  di  S.  Matteo  ]  :  perchè  ancor  efli  molìrano 
la  lleila  maniera  ,  e  diligenza  de'  dianzi  mentovati . 

Anzi  fui  fondamento  medefimo  congetturo  efler  pure_. 
di  coflui  gli  altri  ornamenti ,  che  flanno  intorno  alla  porta 
dell'  antica  Chiefa  di  S.  Giovanni  Battilla  ,  prefTo  il  Duomo, 
con  le  figure  d'  alcuni  Angioli ,  e  di  quel  Santo  Precurlbre 
in  atto  di  battezzare  il  Salvatore  Gesù  .  Finalmente  m'  avan- 
zo a  dire ,  che  di  fua  mano  probabilmente  fiano  molti  altri 
ornamenti  di  magnifiche  porte ,  .che  per  Genova  fi  veggono . 
Ma  ficcome  non  fé  ne  hanno  indubitati  argomenti  :  cosi  non 
pretendo  ciò  follenere  .  Sol  mi  contento  d  aver  qui  pofio 
il  nome ,  e  i  certi  lavori  di  quello  Artefice  :  acciocché  fi  fap- 
pia ,  che  egli  fra  noi  fu  ,  e  virtuofamente  qui  s' impiegò  .  i^a) 


DI 

(  a  )  II  prefatfl  Sculrore  è  ftaro  eccellente  nello  fcolpfre  arabefchi ,  e  fogliami  ; 
avendo  fatto  in  marim)  ciò,  che  altri  dif&cilmente  farebbe  in  legno, 
od  in  cera. 


3P4  NOTIZIE  DE'PITT.,  SCULT., 

DI  ALFONSO   LOMBARDO 

Scultor  Ferrarefe  . 

AVENDO  io  più  volte  confiderato  la  forprendente  manie- 
ra di  certi  ritratti  in  cera  colorita ,  die  qui  preffi> 
gli  Amatori  delle  cofe  buone  fi  confervano  ;  ed  ef- 
iendomi  flato  femprc  incognito  di  quelli  1'  Autore , 
eh'  io  non  fapea  ,  nemmeno  per  congettura  ,  immaginarmi  : 
finalmente  mi  tolil  quafi  di  dubbio ,  allorché  lelTi  il  Vafari, 
e  da  elTo  comprefi ,  che  rarilTimo  Artefice  fu  in  tal  genere 
Alfonfo  Lombardo  ;  e  che  queft'  Artefice  in  Genova  con  mol- 
ta flima  operò . 

Colìui  ci  venne  l'anno  1530.  a  portare  il  ritratto  in 
marmo  dell'  Imperador  Carlo  V. ,  che  commeflb  glielo  avea, 
e  che  qui  appunto  allora  trovavafi .  Qui  Alfonfo  fé'  in  cera 
quello  del  Principe  Doria  .  Laonde  è  cofa  molto  probabile , 
che  altri  ancor  ne  facelTe ,  e  che  fian  quelli ,  di  cui  poco  anzi 
difii ,  che  incognito  me  n'era  l'Autore  (a).  La  mia  con- 
gettura è  ragionevole  .  Tuttavia  ciafcuno  è  in  libertà  di  ri- 
gettarla . 

DI   AURELIO   BUSSO 

Pittore  Cremonefc  . 

UOmo  di  bel  talento,  e  di  molta  abilità  in  Pittura 
fu  Aurelio  Buflb  Cremonefe ,  che  imparò  i  precetti 
di  quefl'  Arte  in  Roma  fotto  la  difciplina  di  Poli- 
doro ,  e  di   Maturino ,    due  rinomati  Maeiìri . 
Venne  il  Buffo  a  Genova  ;  e  qui  fu  impiegato  a  dipin- 
gere dentro  il  palazzo  de'  Signori  Cattanei  ^b)    fulla  p'xiizza. 
di  S.  Pancrazio  ;  nella  qual  Opera  riufcì  tanto  egregiamente  ; 

che 

(  <t  )    Alfonfo  Lombardo  morì  d' anni  40.  ne!  15J6.   come  dice  il  Vafari  nella_ 

vita  di  lui    parr.  iii.  lib.  r.  pag.  ico. 
(  ^  )  Io  non  ho  mai  potuto  rinvenire  quefto  palaz?o  .  Laonde  temo  ,  che  il  Soprani: 

qui  prenda  sbaglio:  le  pure  anche  quefto  lavoro,  come  tanti  altri  «  non  e  aa- 

aato  a  male  la  occafione  di  nuova  fabbrica . 


ED   ARCHIT.  FOREST.,CHE  ec.        ^pj 

clie  il  Duca  Griraaldo ,  prefogli  gran  concetto ,  gli  die  incum- 
benza  di  dipingere  in  quella  facciata  del  fuo  palazzo ,   che 
guarda  verfo  la  piazza  della  Chiefa  di  S.  Francefco  di  Ca-  ,«.,«„.. 
ftelletto .    Quivi  il  Cremonefe  Pittore  defcriife  a  chiarofcuro        51 
alcune  delle  prodezze  d'  Ercole  :  pitture ,  che  di  molto  gra-     Aureho 
diraento  furono  a  quel  Signore  ta)  .   Ma  il  Bulfo   ipinto  da       ^"«o* 
non  fo  quale  capriccio ,   appena  ebbe  compiuto  quello  lavo- 
ro ,  che  improvvifamente    partì  di  Genova ,   e  pafsò    a  Ve- 
nezia ;  dove ,  avendo  fatto  di  belliffime  Opere ,  ha  poi  me- 
ritato gli  encomj  del  Cavalier  Carlo  Ridolti ,  che  nelle  Vite 
de'  Veneziani  Pittori  fa  di  lui  onorata  menzione . 


DI  GIO.  FRANCESCO  ZABELLO 

Bergamafco ,  lavoratore  di  tarsia  . 

MERITA  luogo  in  quelle  notìzie  Francefco  Zabello 
Bergamafco ,  eccellente  lavoratore  in  tarsia  ,  il  quale 
efercitolla  per  lo  primo  in  Genova  ,  e  vi  lafciò 
qualche  allievo  . 
Lavorò  codui  le  panche  del  coro  della  noflra  Cattedrale, 
tutte  di  legni  in  piana  fuperficie  intarfiati  ,  e  tinti  a  varj 
colori ,  con  arte  dal  dipingere  poco  diffimile  :  cofa  molto 
accurata ,  e  d'  affai  bella  comparfa  .  Le  rapprefentazioni ,  che 
nelle  fpalliere  di  quelle  panche  figurò ,  furono  alcuni  Mifieri 
della  Paffione  di  Grillo  :  il  Martirio  di  S.  Lorenzo  :  e  la_. 
ftrage  de'  Santi  Innocenti .  Leggell  quivi  entro  una  finta— 
cartella  il  nome  di  quello  Artefice ,  e  1'  anno ,  in  cui  tal  la- 
voro  compiè,  che  fu  il  i54<J.    i^b) 


DI 

(  «  )  Quefte  pitture  a  chiarofcuro  in  gran  parte  ancor  fi  confcrvano  ;  e  in  molte 
altre  figure  fi  fcorge  chiaro  ,  che  fono  prefibchè  copiate  da' fregi  di  Polidoro, 

£^)  Belli  fono  quelli  lavori  di  tarsia,  ma  affai  più  belli  fon  quei,  che  fi  veg- 
gono nelle  panche  del  coro  del  Duomo  in  Savona ,  i  quali  furono  fatti  co- 
ftruire  dal  Cardinal  Giuliano  della  Rovere  (che  fu  poi  Papa  Giulio  H. J 
a  Simone  Fornati  ,  di  cui  altra  notizia  non  ho  potuto  rinvenire  ,  fuor  di 
quella ,  che  fcorgefi  dal  norae  fuo  ,  fegnato  in  una  fpallieia  di  quelle  panche . 


jptf  NOTIZIE   DEPITT. ,    SCULT., 

DI    GASPARO    FORZANI 

Scultore  Liicckefe . 

SE  non  erra  il  mio  compuro ,  fu   in  Genova  il  Forzani 
alquanto  prima  del  15^0.  la  queda  città  diede  prove 
della    molta    Tua     peri/ia    nel    fare     intagli    fìnifTimi 
in  legno  nelle  fofifirte  d'  alcuni  palazzi  ;  e  fpecialmente 
di  quello  del  Sig.  Vincenzio  Imperiale  . 

In  qucfla  Chiefa  di  S.  Lorenzo  incife  parimente  in  le- 
gno gli  ornamenti,  che  fono  intorno  a' due  laterali  organi. 
Tali  ornamienti  meritan  d'  eflTere  più  vicini  agli  occhi  delle 
perfone  Intelligenti ,  che  oflTervano  quel  facro  luogo  ;  perchè, 
vagliai  vero,  fon  cofe  di  efattiflìma  fimmetrìa,  e  di  dcli- 
catiHimo  gulìo  . 

Nel  p.ilìzzo  del  Duca  Grimaldo  ornò  un  gabinetto  a  fog- 
gia di  fludiolo  ;  dove  intagliò  a  maraviglia  cartelle ,  cor- 
nici ,  e  fogliami  ;  i  quali  accom.pagnati  da  egregi  lavori  di 
tarsia  d'  altro  Maeflro ,  e  da  alcune  pitture  a  frefco  fattevi 
entro  la  volta  dal  noflro  Luca  Cajnbiafo  ,  rendevano  quella 
flanza  un  epilogo  di  bellezze  :  e  ben  ci  fa  male ,  che  ella_. 
in  occafione  di  nuova  fabbrica  fia  Hata  poco  fa  demolita  . 

Nella  Vita  di  Luca  Cambiafo  fcrltta  da  Valerio  Cor- 
te trovo  notato  ,  che  il  Forzani  era  anche  ben  efperto  in  Ar- 
chitettura ,  ed  in  Proipetti\'a  ;  e  che  ambedue  quelle  facoltà 
potè  fondatamente  infègnarc  al  Cambiafo  flello,  il  quale  poi 
a  tutta  perfezione  terminò  d'  apprenderle  dal  Eergamafco . 

Formava  in  oltre  il  Forzani  accurati  modelli  in  gellò,  tra- 
endoli  da  quanti  infigni  originali  pntea  trovare  .  Nel  che  Ci 
rendette  profittevole  a  molti  de'  noflrl  più  bravi  Pittori , 
e  fpecialmente  al  Paggi ,  come  nella  Vira  di  lui  s'  accennò  . 
Imperocché ,  per  mezzo  di  quel  comodo  fra  noi  prima  d'  al- 
lora poco  noto  ,  eglino  prendevano  idea  delle  più  eleganti  for- 
me degli  antichi  efemplari ,  e  ne'  lor  difegni  le  riporta\ano. 
Quando ,  e  dove  queflo  valente  Scultore  fia  morto  ,  non 
confla  .  Ma  è  cofi  probabile,  che  egli  fia  morto  in  Genova; 
do\e  non  gli  mancavano  mai  occaììoni  d'  occupare  il  fuo 
nobililTimo  ingegno.  DI 


ED  ARCHIT.   FOREST.,  CHE  ec.  3^7 

DI    VALERIO    CORTE 

Pittore  Pavefe , 

VALERIO  Corte  fu  figliuolo  di  Ferdinando  nobile^ 
Pavefe ,  ma  nacque  in  Venezia .  Quivi  bramolò  di 
diventar  Pittore  s' introduilè  al  gran  Tiziano ,  da 
cui  venne  inltruito  nel  tare  i  ritratti  ;  e  molti  ne  fece, 
che  lo  elevarono  a  grande  (lima . 

L'anno  1550.,  correndo  egli  il  ventefimo  di  fua  età, 
ebbe  a  palfare  per  Genova ,  indirizzato  verfo  la  Francia-. , 
dove  fpinto  da  genio  guerriero  portavafi  con  animo  di  pi- 
gliar loldo  nella  milizia  di  Piero  Strozzi  :  ma  le  indicibili 
cortesìe ,  che  ricevette  da  quelli  noltri  Cittadini  iuron  ca- 
gione ,  che  un  tal  penfiero  deponeffe  ;  e  qui  fi  rellalle  ad  efer- 
citarvi  la  fua  ProfcfìTione  . 

Era  il  Corte  avvenente  nella  perfona ,  verfato  nelle  let- 
tere ,  ed  eloquente  parlatore  ;  onde  non  è  maraviglia  ,  che 
per  tali  doti  la  benevolenza  di  chiunque  lo  praticava  ìacilmente 
11  conciliale  .  Fu  fopra  tutti  fuo  intrinfcco  Luca  Carnbiafo  , 
la  cui  Vita  con  proprietà  di  Itile  minutamente  fcrille  :  ed  è 
quella ,  che  dal  Sig.  Gio.  Battilla  Calone  Pittore  confervafi , 
mancante  però  d'  alcuni  logli  ;  la  quale  m'  ha  porte  le  prin- 
cipali notizie  di  eilò  Cambialo  da  me  inferite  nella  Vita, 
che   in  quellio  volume  ho  narrato  di  lui . 

Il  Corte  adunque  flabilitoiì  in  Genova  ,  vi  comperò  cafa, 
vi  prefe  moglie  :  e  quella  fu  la  Signora  Ottavia  Sotìa ,  dalla 
quale  ebbe  molti  figli  :  d'  uno  d'  elfi ,  che  fu  il  Celare ,  già 
ho  fcritto  fra' nollri  genovefi  Piuori  la  Vita.  D'un  altro 
nomato  M  ire'  Antonio ,  che  alla  Pittura  con  ottimo  progreilò 
attendeva  ,  nulla  pollo  dire  ;  perciocché  cefsò  di  vivere  in_. 
età  giovanile ,  colpito  fgraziatamente  da  un  fallo  a  calo  lan- 
ciatogli ,  mentre  ilava  allacciato  alla  finellra  . 

Avrebbe  Valerio  lafciate  maggiori  pro\  e  della  fua  di- 
ninta  abilità  nel  fare  ritratti  fui  gullo  Tizianefco,  che  s' era 
propollo  per  efemplare  ;  fé  gli  iludj  d'  Alchimia  già  da  lui 
praticati  da  giovane  ia  Venezia ,  non  lo  avellerò  anche  qui 

negli 


39S  NOTIZIE    DE'  PITT.,  SCULT., 

negli  anni  avanzati  didolto  da' pennelli.  Imperocché,  lufin- 
gandofi  di  poter  agevolmente ,  e  preflo  arricchire  ,  in  com- 
-pagnì.i  d'Amici  fi  diede  tutto  ad  afTodare  raercurj  ,  e  a  far 


'  dì  ^millure  di  metalli ,  di  minerali ,  e  d'  altri  ingredienti .  Il  che 
Valep.io  ri ufcitogli  fenza  frutto,  dopo  grandi  fatiche,  e  fpefe  ,  fi  trovò 
ridotto  a  tale ,  che  per  vivere ,  fu  coflretto  a  vendere  a  me- 
diocre prezzo  la  caUi ,  e  le  più  degne  fuppellettili ,  confi- 
fienti  la  maggior  parte  in  tavole  di  Tiziano ,  d'Andrea  del 
Sarto  ,  di  Paolo  Veronefe ,  e  d'  altri  infigni  Maefiri  ,  che,, 
a  fommi  prezzi  comperate  avea  :  ed  alla  fine  1'  anno  1 580, 
cinquantefimo  di  f'ua  ct\  in  eflrema  penuria  cefsò  di  vivere  ; 
altro  non  lafciando  a'  figli  ,  che  gì'  intlrumenti  d'  un  Arte 
lufinghiera  ,  e  fallace . 

DI   ANDREA    VANNONE 

architetto  Lombardo . 

Alla  terra  di  Lancio,  Diocefi  di  Como,  venne  in 
Genova  Andrea  Vannone  ,  che  apprefo  avendo  nella 
Tua  gioventù  1'  Architettura ,    potè    pofcia   lafciarne 
memorabili  prove  nella  nofira  città  . 
Si  trovò  quefio  Virtuofo  fra  noi ,  quando  appunto  s'  era 
determinato  di  riedificare ,  e   ridurre  in  più  cofpicua  forma 
quefio  pubblico  palazzo.    Egli  fu    intomo  a  ciò  confultato; 
e  uditoli  quanto  faggiamcnte  ragionava^  ebbe  la  coramifTione 
di  farne  il  difegno  .    Fecelo  molto  maefiofb ,  e  con  ottima^ 
fimmetria  diflribuito  ;  ficchè  fommamenre  piacque  :  e  ,  a  con- 
correnza degli  altri  pur  valenti  Architetti  ,  fu  al  Vannonti_. 
appoggiato  r  intero  carico  di  tutta  1'  Opera  . 

La  prefilTami  brevità  non  mi  dà  campo  di  defcrivere  la 
magnificenza  di  quefia  fabbrica  :  di  riferirne  gli  am.pj  cortili  , 
che  in  fé  racchiude  :  il  nobil  portico ,  le  fpaziofe  fcale  ,  le  fu- 
perbe  porte  ,  le  gran  fale  ,  e  gli  altri  interiori  appartamenti  : 
tutte  cofe  Veramente  Reali.  Dirò  fòl  tanto  una  bellezza, 
che  in  quefia  maravigliofa  fabbrica  s' oflerva  :  ed  è,  che  do- 
vendo egli ,  per  reggerla  ,  di  grofTe  travi  di  ferro  incatenarla: 
-Teppe  con  ù  ingegnofo  artifizio  nafconderle ,   che   non  v'  ha 

in  efla 


VANNOWf  , 


ED  ARGHIT.   FOREST.,  CHE  ce.         39^ 

in  efTa  angolo ,  quantunque  remoto ,    nel  quale  apparifca  di 
quelle  verun  indizio. 

Per  quefta  funtuofiflìma  Opera  riportò  il  Vannone  lodi,  ^^^^ 
e  rimunerazioni  infinite .    Ebbe  il  grado  d' Ingegnere  del  Se-       51 
reniflimo  Senato  ,  e  la  generale  foprantendenza  alle  fortifica-    Andrea 
zioni ,  e  alle  pubbliche  fabbriche  di  queflo  Dominio  . 

Dopo  qualche  tempo  fi  deliberò  di  formare  una  cifterna, 
per  dar  comodo  d'  acqua  alla  città ,  ogni  volta  che  ne  pe- 
nuriaire  .  E  il  Vannone  ,  avutane  l' incumbenza  ,  formolla  cosi 
profonda ,  e  capace  ;  che  finora  in  cafo  di  qualunque  grande, 
e  lunga  ficcità  non  ha  mai  mancato  di  provvedere  a  futfi- 
cienza  all'  occorrente  bifbgno  . 

In  Genova  il  Vannone  onorevolmente  s' ammogliò  :  e  mer- 
cè della  fua  virtù  potè  maritare  con  alcuni  principali  Citta-» 
dini  le  figliuole  ,  die  n'  ebbe  .  Egli  poi  ci  mori  in  età  molto 
avanzata ,  pieno  di  benemerenza ,  e  di  onore . 

DI    GALEAZZO    ALESSI 

Architetto  Perugino . 

UNO  de'  più  infignì  Architetti ,    che    ufcifTero    dalla 
fcuola  del  celebre  Michelangiolo  ,  fu  Galeazzo  Aleffi 
Perugino  .    Ciò  ben  confermano  le  Tue  beli'  Opere 
colìruite  nelle  principali  città    d' Italia  :   e  fpecial- 
mente  in  Genova ,  che  a  quello  titolo  affai  gli  debbe  . 

Intorno  all'  anno  1552.  egli  venne  qua ,  chiamatoci  da  alcuni 
noflri  Cittadini  per  la  direzione  di  varie  fabbriclie  .  Una  delle 
prime ,  e  al  maggior  fegno  cofpicua  ,  fu  quella  della  Chiefa 
di  S.  Maria  di  Carignano ,  che  per  li  Signori  Saoli  difegnò , 
e  pofe  ad  effetto  ;  la  quale  è  d'  un'  architettura  veramente 
regia  .  Moftra  effa  il  vallo  ingegno  d'  un  eccellente  Artefice 
in  ogni  fua  quantunque  menoma  parte  :  ma  fa  fpiccare  al- 
tres'i  la  generofa  liberalità  de'  Signori  Saoli ,  che  a  loro  fpefc 
la  fecero  coftruire ,  ricca  di  travertini ,  e  di  marmi ,  tanto 
nelle  pareti,  quanto  ne' campanili ,  e  nella  cupola;  intorno 
alla  quale  fino  al  lanternino  eftcriormente  fi  gira  per  tre  nobili 
balauilrate  pure  di  marmo  .  In  fomiua  quella  Chiefa  è  di  tal 

magni- 


400  NOTIZIE   DE'  PITT.,  SCULT., 

magnificenza ,  e  maeflria  ;    che  meritamente  può  dìrfi  una_. 

delie  fette  maraviglie  della  noflra  Metropoli  (a)  . 

-_;^— ;^;^  Architettura  di  quefto  valentuomo  è  1'  entrata  della  porta 

L"        del  molo  ,  eh'  egli  ornò  con  maeftofo  ordine  dorico  ,    forti- 

*Au:ii"°  ficata  a'  fianchi  da  due  ben  intefì  baluardi ,  e  renduta  fìcura 

per  una  pia?;za  d'  armi  al  di  fopra  ,  fpaziofa  in  modo  da  poter 

comodamente  maneggiarvi  le  artiglierie ,    e  difendere  a  un* 

occorrenza  il  porro  ,  e  la  citt'i  . 

Il  Vafari  nella  Vita  ,  che  fcrifTe  di  Leon  Leoni  dà  per 
incidenza  rag2;uaglio  d'  alcuni  lavori  fatti  dall'  Aleffi  in  quefia 
città  ,  dicendo  :  che  refiaurò  le  mura  verfo  il  mare:  che  age- 
volò la  llrada  conducente  da  Pontedecimo  in  Lombardia: 
e  che  alzò  la  flrada  nuova ,  fornita  di  tanti  maefiofl  palazzi, 
che  la  rendono  famofilTima  ,  anzi  unica  al  mondo  . 

Fra  le  amicizie  ,  che  in  Genova  contrafTc  1'  Aleffi  di  Per- 
fonaggi  riguardevoli  una  fu  quella  di  Monfignor  Cipriano 
Pallavicino  Arcivefcovo  di  Genova  .  Queflo  Prelato  riguar- 
dollo  fempre  con  fomma  flima,  e  trattollo  con  dimioflrazioni 
di  atTetto  particolare  .  Fece  da  lui  coliruire  la  cupola  della 
Cattedrale  :  e  dare  il  difegno  del  coro  ,  ridotto  dal  valore-, 
d'  un  tanto  Artefice  alla  prefente  bellezza  . 

I  palazzi,  che  1' AleiTi  in  città  ,  e  fuori  per  li  fobborghi 
architettò,  richiederebbero  lungo  difcorfo  .  Ma  non  mi  fon 
prefinfa  lunghezza .  Bafli  per  tanto  qui  rapportarne  alcuni 
de'  pili  degni  di  ricordanza  .  Egli  edificò  nel  borgo  di  S.  Vin- 
cenzio il  palazzo  Grimaldi  di  bruttura  cotanto  magnifica, 
e  di  ST  artificiofi  Ciucchi  fregiato  ,  che  può  gareggiare  coli- 
le fabbriche  più  belle ,    che  vanti  1'  x\rchitettura  .    A  quello 

non 

j  (j  )  Sette  appunto  pofTon  dirfi  in  ragione  d' Architenura  le  miraviglie  di  Ge- 
nova' cioL- :  I.  Le  nuove  mura.  ii.  Idue  gran  moli  con  l'argiuna  delfaio, 
III.  Li  Ciii'cfa  di  S".  Lorenzo  da  prclii  ben  r.Pervara  .  iv,  11  Keale  Pa!a?2o. 
V.  La  rtrada  nuova  .  vi.  L'  ampia  loggia  di  banchi .  vii.  LaChiela  di  S.  i^Ia- 
ria  di  Carignano.  Altre  magnifiche  fabbriche  qui  fono.  Ma  le  anzidette-. 
a  mio  giudizio  Ibpra  le  altre  portano  il  vaito. 

Prc7infa  è  per  la  fua  itruttura  la  fopra  dcfcritta  Chicfa  :  e  maggior  pre- 
gio ancora  le  accreicono  le  belliilìme  tavole,  di  cui  è  adornata;  fra  le  enali 
fi  diftinguono  per  la  loro  eccellenza,  la  ravcla  rapprcfentante  S.  Maria  Egi- 
ziaca ,  ih'  Vanni  :  la  rapprcfentante  S.  FraJicefco  flimatÌ22ato  ,  del  Gucrcino  : 
e  la  rapprcfentante  il  Martirio  di  S.  Biagio,  del  Marani. 

Debbo  pur  (bggiucncre ,  che  poco  lungi  dalla  luddcrta  Cbiefa  v' è  il  pa- 
la?^  de'  ^ignori  Saoli  Padroni  di  quella  :  ed  effo  ancora  fu  architettato 
«1^11'  Aleffi . 


ED   ARCHIT.   FOREST.,  CHE  ec  401 

non  cede    punto    quello    de'  Signori  Pallavicini    poco    lungi 
dalla  Chiefa  de' PP.  Barnabiti ,  fuor  della  porta  dell' Acqua- 
fola  ;  anch'  efTo  fornito  di  eleganti  fiucchi ,   ed  arricchito  di    ■ 
politici ,  piazze ,  e  palleggi  .  In  Albaro  ereffe  il  palazzo  de'Si-        di 
gnori  Giurtìniani ,  preflRT  alla  Chiefa  de'  PP.  Conventuali ,  fa-     ^^^'-//^ff'* 
fciato  di  travertini ,    e  difpoflo  in  bella  fiminetria  .  Magnifico 
pure  in  S.  Pier  d'Arena    è  il  palazzo  de' Signori    In::periali 
coflruito  dal  medefimo.Alefiì.  La  facciata  di  tal  palazzo,  il  gran 
cortile  ,  la  fuga  delle  flanze ,  le  adiacenti  pefchiere ,  e  1  cir- 
colanti giardini  fono  un  coraplefTo  di  rare  delizie  . 

Abbiamo  pure  due  fabbriche  di  quefio  Autore  riferte 
dal  Vafari  :  cioè ,  la  fonte  del  Capitano  Lercari ,  e  il  lego 
del  Sig.  Adamo  Centurione:  ambe  infigni  :  la  prima  per  gli 
ottimi  lavori  a  mufaico  :  la  feconda  per  l'ifoleita  fparfa 
di  capricciofe  grottefche  ,  fuUa  quale ,  dopo  breve  giro  per 
barchetta ,  fi  lafcian  difcendere  i  poco  accorti  ;  e  quivi  fono 
da  chi  vuol  fare  la  graziofa  burla  abbandonati  in  balia  delle 
acque  ;  mentre  quefle  ,  apertevi  le  chiavi ,  per  fotterraneì  ca- 
nali pallando  ,  fgorgano  con  molti  zampilli ,  e  bagnano  i  ri- 
dotti in  efTa  ifoletta  ,  che  indarno  cercano  di  ripararfì.  QueQe 
due  fabbriche  al  prefente  fi  pofTeggono  dal  Principe  L  oria  ; 
delle  quali  la  prima  fla  pofla  in  FafTolo  ,  fuori  della  porta 
di  S.  Tommafo  ,  e  la  feconda  in  Pegli  ,  ameno  luogo  della 
occidentale  Riviera ,  dilcoflo  da  Genova  fette  miglia . 

Chi  vuol  dilHnta  notizia  d'  un'  altra  funtuofa  fabbrica-, 
dell'  Alefiì  in  Bilagno  per  il  Sig.  Gio.  Battifla  Griraaldo  ,  leg- 
ga il  Vafari  nella  Vita  del  fnprallegato  Leoni  ;  ov'  è  m.inu- 
tamente  defcritta  .  Ella  confile  in  un  fuperbidlmo  bagno  . 
Ma  io  non  ne  dico  davvantaggio  ;  perciocché  ellendo  fiata 
a'  giorni  nolìri  diflrutta  tal  fabbrica ,  e  ridotto  in  altr'  ufo 
quel  fito  ;  non  voglio  piìi  oltre  amareggiare  me  flefTo ,  egli 
Amatori  delle  cofe  buone  con  la  dolorofa  confiderazione  di 
quella  gran  perdita  .    (a) 

Tom.  I.  Ce  Flnal- 

{a)  Delle  molte  fabbriche  de'  più  ben  intefi  palazzi  di  Genova  architettati  in 
gran  parte  dall'  Alelf; ,  e  infieme  d'  alcuni  altri  d'  Autori  diverfi  ,  e  di  non 
poche  Cliiefe ,  parve  si  fegnalata  la  bellezza  al  gran  Rubens ,  che  da  le  difc- 
gnaci  tanto  in  pianta,  quanto  in  elevazione  ,  e  profpetto ,  ne  formò  un  pre- 
2Ìofo  volume  in  ibglio  :  e  lo  fé'  diligentemente  incidere  a  bulino  in  Anverfa 
da  CorjieliO  Galle  .  Il  titolo  del  %'olume  dice  còsi .  Palazzi  moderni  di  Gorcva 
rarcoìt!  ,  e  difegnati  da  Pietro  Paolo  Rubens  .  In  Anverfa  apprejjo  Giacomo  Meur- 
fio  1Ó63. 


4Ò2  NOTIZIE   DE-  PITT.,  SCULT., 

Finalmente  1'  Aleflì ,  dopo  aver  date  in  Genova  illuftri 
f  rove  di  fé  ;  ed  averla  si  dentro ,  che  fuori  arricchita  di  ne- 
biliflìnii  edifizj  ;  quinci  partinne ,  invitato  in  altre  città  a  cc- 
flruirvi  fabbriche ,  e  a  renderfi  anche  in  effe  immortale .  (a) 

DI  GIO.  BATTISTA  CASTELLO 

Pittore,  Scultore,  ed  Architetto  Bergamafco . 

Tuttoché'  Gio.  Battifla  Cartello  fia  nato  in  Berga- 
mo ;  onde  comunemente  fu  detto  il  Bergamafco  : 
pure  pofTiam  quafi  confiderarlo  qual  noftro  Genovefe. 
Egli  venne  qua  da  fanciullo  ;  dove  trovò  accoglien- 
ze,  e  cortesie  i^flài  graziofe  ,  e  dillinte  .  Di  poi  ci  fé'  di  bel- 
liffune  Opere  ;  onde  in  Genova  ,  più  che  in  altre  città  il  no- 
me di  lui  s'  è  renduto  famofo  . 

Aurelio  BulFo  1' avea  qua  condotto;  il  qual  Buffo  im- 
provvifamente  partitone ,  fenza  aver  riguardo  alla  tenera  età 
del  CallcUo ,  il  lafciò  in  abbandono  alla  forte  .  11  fanciullo 
però ,  che  dotato  era  di  forte  coraggio ,  e  di  fpiritofo  ta- 
lento ,  e  voleva  ad  ogni  modo  farfi  Pittore ,  s'  animò  alla_. 
fofferenza  ;  e  fra  le  anguftie ,  e  gì'  incomodi  della  penuria , 
viffe  collante ,  ed  affiduo  nello  fludio  delle  infigni  pitture  di 
querta  città  ,  che  da  per  fé  ingegnavafi  di  copiare  .  Ne  molto 
andò  ,  che  giunta  notizia  di  lui  al  Sig.  Tobia  Pallavicino , 
Cavaliere  delle  nobili  Profeffioni  al  lommo  curante  :  quclH 
lo  ricevette  fotto  la  fua  fpecial  protezione  :  il  provvide  del 
bifognevole ,  ed  affegnoUi  anche  Maellro  per  lo  difegno . 
Quindi  inviatolo  a  Roma  con  fufficiente  penfione,  colà  volle, 
che  per  alcuni  anni  s' interteneffe  ;  ove  il  giovane  Berga- 
mafco ,  mercè  di  tali  foccorlì ,  e  della  lua  feria  applicazione, 
potè  riufcire  eccellente,  non  folo  Pittore,  ma  eziandio  Scul- 
tore ,  ed  inilerae  Architetto . 

Ritornato  il  Cartello  a  Genova  ,  ricordevole  de'  Tuoi  do- 
veri verfo  il  Cavaliere    fuo  Mecenate ,    per  lui  torto  impie- 
goffi ,  dipingendogli  a  frefco  la  volta  della  fala  di  quel  ma- 
gnifico 

(a)  Moli  Galeazzo  Ak(R  in  Perugia  fua  patria  l'anno  1571.  in  età  d' aiuii  71. 
Leon  Fafco!»  ne  Ictive  1»  Vka  alla  pag.  %7^,  nelle  Fite  de' Pittori,  Scultori, 
ed  Architetti  moderni . 


CaST£U.O  • 


ED  ARCHIT.  FOREST.,  CHE  ce.  403 

gnifico  palazzo  ,  che  fta  fituato ,  come  diflì ,  poco  lungi  dalla 
Chiefa  de'  PP.  Barnabiti ,  fuor  della  porta  dell'  Acquaiola .  {a) 

Dipinfe  poi  la  facciata  d'  un  cafamento  preilo  la  Chiefa  ^,,^,^^ 
di  S.  Marcellino  :    ed  alcune   lloriette  a  frefco    nella  Chiefa      di  do. 
di  S.  Giorgio ,  che  furono  molto  flimate  .  ^f J VV^ 

Sulla  piazza  delle  Vigne  dipinfe  con  figure  a  chiarofcuro, 
con  medaglioni ,  fedoni ,  ed  altri  bizzarri  fregi  tutta  la  facciata 
del  palazzo  de'  Signori  Grilli  ;  pel  quale  diede  anche  i  difegni 
delle  fineflre ,  e  degli  ornamenti  ,  che  ne  rendono  maellofa 
la  porta  .  In  quedo  palazzo  al  di  dentro  fono  alcuni  lùperbi 
lavori  pur  del  Caflello  :  ed  il  portico  è  tutto  fornito  di  grot- 
tefche  tanto  capricciofe ,  e  brillanti ,  che  poche  altre  fé  ne_. 
veggono  in  Genova  di  egual  vaghezza  .  Sono  in  alcuni  mezzi 
certe  figurine  di  Dei  in  nobiliflìmi  atteggiam.enti;  fra  le  quali 
entro  al  vano  principale  fa  luminofa  comparfa  un  Apollo, 
che  fedendo  fopra  cocchio  dorato ,  sferza  i  cavalli ,  quafi 
in  follccitudine  di  prefto  ricondurci  il  giorno  .  Nelle  danze 
al  primo  piano  fono  altre  galanterie  auai  vivacemente  rap- 
prefentate  :  come  un  Concilio  di  Dei ,  il  Parnaflb ,  e  ccfc  li- 
mili .  Ma  più  di  quefle  fegnalato  il  rendè  la  volta  della., 
vada  fala  al  pian  fuperiore  ,  che  egli  tutta  occupò ,  efpo- 
nendovi  con  dilHnte  fpecialità  ,  e  virtofi  apponimenti  la  fplen- 
dida  cena  data  dalla  Reina  Didone  all'  ofpite  Enea  ;  e  queflo 
Eroe  in  atto  di  parlare  ;  ed  ella  Reina ,  e  i  numerofi  aflanti 
in  atto  di  attentamente  afcoltare  .  Defcrizioni ,  che  non  meno 
elegantemente  fece  il  Cartello  in  pittura  di  quello  le  abbia 
fatte  in  poesia  1'  immortale  Virgilio  . 

Anche  in  piazza  de' Franchi  colori  con  figure,  ed  altri 
ornamenti  la  facciata  d'  una  cafa  {b)  :  e  vi  formò  al  di  den- 
tro varj  lavori  ;  fra'  quali  affai  vago  è  quello  della  volta.^ 
del  portico ,  ove  fla  effigiata  Tuzia  ,  che  col  crivello  pieno 

Ce  2  d'  acqua 

(«)  Qiù  certamente  sbaglia  il  Soprani.  La  fala  dei  riferito  pala2zo  non  è  di- 
pinta di  mano  del  Caftello  .  Si  conofce  allo  ftile  ,  che  1'  Opera  non  è  di  lui. 
Convien  dire  ,  che  il  Soprani  abbia  equivocato  ,  prendendo  quella  fala  in-, 
vece  dell'altra  d*un  palazzo  pofto  lungo  la  ftrada  Nuova,  il  quale  già  fu 
dello  fteffo  Sig.  Tobia  Pallavicino,  ed  or  è  del  Sig.  Giacomo  Filippo  Carega. 
Quivi  al  primo  piano  v'  ha  la  volta  della  fala  dal  Caftello  dipinta,  e  v' ha 
nel  mezzo  Apollo  con  le  Miife ,  ed  a'  lari  vi  fon  figure  rapprefentative  d'  al- 
cune Arti  liberali .  Anche  il  portico  di  tal  palaE2o  è  dipinto  dallo  fteffo  Ca- 
lvello ;  e  vi  fi  veggono  alcune  figure   di  Virtù . 

C^)   La  fopra  defcritta  facciata  non  conferva  più  lavori  del  Bergamafco  , 


404  NOTIZIE    DE'  PITT.,  SCULT., 

d'acqua,  lenza  fpargerne  goccia ,  fi  preferita  davanti  al  Giu- 
dice .    In  una  i^anza   a  piano  del  portico  medefirao    fi  veg- 
HnBMBB  gono  alcune  Vertali  alla  curtodia  del  fuoco  .   Al  piano  fupe- 
~ì>iG^I^  riore  vi  fono  dipinti  ,    Diogene    entro  la  botte    villtato  dal 
.B\TTi«TA     grand'  AlcfTandro  :  Scipione ,  clie  moflra  la  fua   continenza  : 
Apollo ,  che  fiede  fili  monte  Parnaffo    in  mezzo  alle  Mufe  : 
ed  alcune  favole  tratte  dalle  Metamorfofi  d'  Ovidio . 

Per  il  Duca  Gafpero  Grijnaldo  dipinfe  a  iìcfco  nella_. 
Chiefa  di  S.  Francefco  di  Calìclletto  una  cappella  ,  entro  la 
cui  volta  rapprefentò  il  Redentore  trasfiguranicii  fui  Taborre 
in  mezzo  a  Moi-è  ,  e  ad  Elia  ;  a'  lati  della  quale  [oltre  a  quat- 
tro altre  lloriette  tratte  dal  Santo  Vangelo  ]  (a)  in  due  mez- 
zelune  figurò  eifo  Redentore  ,  nell'  una ,  legato  alla  colon- 
na ,  e  ivi  flagellato  :  nell'  altra  ,  depofìó  di  Croce  .  In  cjuelìa 
cappella  condufTe  pure  ad  olio  le  tre  belle  tavole,  entrovi  lo 
flefib  Redentore  ;  nella  prima ,  quando  Bambino  fu  adorato 
da'  Magi  [  e  quella  è  all'  Altare  ]  :  nella  feconda  ,  quando  fece 
orazione  nell'orto:  e  nella  terza,  quando  fu  prefo  .  Pitture, 
in  cui  fi  leggono  al  vivo  efpreffi  gli  affetti  di  manfuetudine 
nel  Redentore  ,  e  di  fierezza  nella  sbirraglia  ;  onde  clii  le_. 
contempla ,  fenteii  da  amore ,  da  compaflione ,  e  da  fdegno 
inlieme  comjnuovere . 

Dallo  ideilo  Duca  Grimaldo  fu  eletto  in  compagnia-, 
del  Cambiafo  a  lavorare  nella  Chiefa  della  Santiilìma  Nun- 
ziata di  Portoria  .  Toccò  al  Cambiafo  il  dipingere  ad  olio 
tre  tavole  ,  come  nella  Vita  di  lui  riferimmo  :  ed  il  Ber- 
gamafco  ritenne  per  fé  i  lavori  a  frefco  .  Rapprefentò  quelli 
nella  tribuna  il  hnale  Giudizio .  Vedeii  colà  il  Divin  Giu- 
dice in  trono  d'  ijnmenfa  luce ,  circondato  da  innumerabili 
fchiere  d'  Angioli ,  alcuni  de'  quali  portano  ,  come  trofei , 
gli  llrumenti  della  di  lui  dolorofa  PafTione  ;  ed  uno  di  effi  tiene 
ipiegata  una  cartella  ,  in  cui  fono  fcritte  le  parole  f'enite 
bencdifli .  L'  artifizio  di  quello  dipinto  è  tale  ,  che  chi  fé  n'  in- 
tende ,  meritamente  gli  dà  luogo  tra'  migliori  a  frefco  della 
noQra  città.  Belle  poi  anche  fono  le  figure  de' quattro  Evan- 
gclilli  efpreffe  fopra  il  cornicione  del  coro ,  che  a  si  degna 
Opera  fanno  corona  .  Infìeme 

(<i)  ,E'  un  gran  difcapito ,  clie  quelli  lavori  a  frefco  fi  vadano  ogni  giorno  più 
cojìlumando  . 


ED  ARCHIT.  FOREST.,  CHE  ec.  405 

Infieme  col  Cambiafo  dipinfe  il  Bergamafco    entro  Ia_. 
Chiefa  di  S.  Matteo ,    e  tanto  nella  maniera  del  compagno 
s'  uniformò  ;  che  il  lavoro  dell'  uno  da  quello  dell'  altro  non  _ 
fi  diftingue  :  di  che  già  abbaftanza  parlai   nella  Vita  di  eflò      Di  Cio. 
Cambialo  .    Similmente  il  Bergamafco  nel  palazzo  de'  Signori    Battista 
Imperiali ,  fituato  lungo  la  piazza  di  Campetto ,  dipinfe  a  frefco 
tutta  quella  facciata ,  rapprefentandovi  alcune  Deità  :  ed  al  pri- 
mo piano  partitamente  in  più  ftanze  figurò  Ippomene ,  ed  Ata- 
lanta  :  il  ratto  ,  che  Plutone  fé'  di  Proferpina  :  e  Cupido  dinanzi 
ad  un'  aiFemblea  di  Dei .   Al  pian  fuperiore  poi  entro  la  fala 
dipinfe  una  floria  di  Cleopatra,  in  concorrenza  d'  un'  altra  di- 
pintavi dal  Cambiafo  fuo  vìrtuofo  Competitore ,  ed  Amico  .  (a) 

Per  la  Chiefa  delle  Monache  Agofliniane ,  dedicata-. 
a  S.  Sebafliano ,  fece  al  maggior  Altare  la  tavola  rapprefen- 
tativa  di  detto  Santo  martirizzato  a  colpi  di  frecce  :  e  quefla 
è  fra  le  fue  Opere  una  belliffima .  Nella  flrada  nuova  en- 
tro il  palazzo  del  Sig.  Licnardo  Salvago  efpreffe  due  fatti  - 
J'Enea  con  Didone  prefi  dal  poema  di  Virgilio  :  e  in  queflo 
Duomo  dipinfe  a  frefco  la  volta  della  cappella  del  Sig.  Franco 
Lercaro  ;  e  vi  rapprefentò  la  SantifTmia  Vergine  coronarsL-. 
Reina  del  Cielo  dalle  tre  Divine  Perfone .  Parimente  a  frefco 
in  due  quadri  laterali ,  e  nella  volta  medefima  figurò  alcuni 
Patriarchi ,  e  Profeti  dell'  antico  Teflamento  .  Di  più  la  pre- 
fata cappella  è  tutta  ornata  di  flucchi ,  de' quali  egli  diede 
il  difegno  ,  Confidono  quelli  in  profpcttive  :  nel  che  era  ef- 
perto ,  quant'  altri  mai  :  onde  potè  al  nolìro  Cambiafo  con 
rutto  buon  metodo  infegnarla  . 

Il  Bergamafco ,  come  da  principio  rammentai  ,  fu  anche 
Scultore  :  e  non  già  di  baffo  carattere  .  Molte  Statue  ha  egli 
coftruìto  in  marmo  :  di  ninna  però  tengo  certa  notizia  , 
falvo  di  quella  ,  che  vedefi  nella  dianzi  mentovata  cappella  ; 
e  che  rapprefenta  la  Speranza .  Tale  Statua  da  fé  fola_* 
bafla  a  dichiarare  quanto  egli  pure  valeffe  in  quefl'  altra 
fua  Profeffione  . 

Né  meno  eccellente  fu  quefl'  uomo  nell'  Architettura  di 
quello  il  foffe  nelle  anzidette  facoltà  .  Ciò  ben  chiaro  fi  fcor- 
ge  nella  maeflofa  porta,  e  negli  flucchi  delle  fineflre,  ed  in 

Ce  3  altri 

(a)    Vcggafi  nella  Vita  di  Luca  Cambiafo  la  nota   (  e )   alla  pag.  8i. 


Castello  . 


4o<5  NOTIZIE   DE'  PITT.,   SCULT., 

altri  ornamenti  fatti  co'  difegni  di  lui  nel  già  più  volte  menzio- 
nato palaz>co  Imperiali .  C^ofe  tutte  ,  indicanti  un  avanzato  iìu- 
_____  dio  fui  guilo  degli  antichi  Greci ,  e  fuUo  lìile  del  Buonarroti . 
D,  Gio.  E)i  non  inferior  merito    è  1'  Architettura    del  palazzo  , 

Battista  che  egli  cou  fuo  difeguo  edificò  al  Sig.  Tobia  Pallavicino 
""^  lungo  la  rtrada  nuova  ^a)  ;  il  qual  palazzo  ,  oltre  agl'interni 

ornamenti ,  ha  nell'  efterìor  facciata  llucchi  ,  e  pitture  di  tal 
artilizio  ;  che  non  lafcian  decidere,  in  qual  delle  tre  Pro- 
feUloni  queft'  Artefice  folFe  più  eccellente . 

Non  fari ,  per  quanto  parmi ,  cofa  difaggradevole  al 
Leggitore ,  che  io  faccia  qui  un  fincero  paragone  fra  quello 
Gio.  Battila  Callello ,  e  il  nollro  Luca  Cambialo  .  Fu  il 
Cambiafo  adai  fecondo  d  idee  ,  e  ailai  rifoluto  nel  dilegno. 
Ma  il  Calìcllo  fu  di  colorito  alfai  più  guLlolo  ,  e  uniforme  ; 
e  nelle  profpettive  gli  prevalfc  d'  alFai  .  Fu  in  oltre  fcmpre 
eguale ,  e  scortante  nella  maniera  del  colorire  :  laddove  il 
Cambialo  variolla  per  ben  tre  volte ,  fé  non  anche  più . 
Che  fé  talora  gli  avvenne  di  praticarne  una  migliore  di  quella 
del  Calvello  :  non  durò  in  ella  molti  anni .  Laonde  in  quella 
parte  il  Cambiafo  mancò  di  fermezza  .  Vero  è  poi ,  che_. 
egli  ebbe  nel  panneggiare ,  e  nel  dintornare  una  franchezza, 
e  una  condotta  di  pennello  si  artificiofa ,  e  s\  deftra  ;  che_» 
in  ciò  non  folo  al  Gallello ,  ma  anche  a  molti  altri  de'  più 
rinomati  Pittori  d' Italia  li  rendè  fuperiore  . 

Aveva  il  Cartello  in  Genova  predi  moglie  :  td  era  co- 
rtei un'  onorata  femmina  già  vedova  di  Niccolofio  Granello; 
con  la  quale  viire  molti  anni;  e  da  lei  n'ebbe  alcuni  figli- 
uoli, che  artefero  alla  Pittura. 

Ma  ,  quantunque  egli  avelFe  frequenti  le  occafioni  di 
far  lavori ,  e  aliai  bene  gli  efeguifTe  :  pure  non  ne  ritraeva 
da  quelli  tanto  guadagno  da  mantenerli  in  grado  onorevole  . 
Laonde  contralfe  qui  non  pochi  debiti  :  né  avendo  forma  di  fod- 
distarli ,  o  di  ghermirli  da'  creditori ,  difperato  ,  improvvifa- 
mcnte  fènza  far  motto  ad  alcuno  le  ne  partì  :  ciò  fu  l'anno  i^j6. 
Ma  come  anche  le  fconfigliate  rifoluzioni  talora  tornano  in  bene! 

Dopo  lunga  peregrinazione  giunfe  il  Cartello  in  Madrid; 
ove  gli  riufci  di  preientarfi  al  Re  Filippo  II. ,  che  ben  in- 
formato 

{aj    Clueftd,  come   dianzi  accennai,    è  il  palazzo  al  prcfcntc  poflcduto  dal  Sigi 
Giacomo  Filippo  Carega . 


no. 


ED    ARCHIT.    FOREST.,  CHE  ec.         407 

formato  della  virtù  d'  un  tal  uomo  ,  cor tefe mente  lo  accolfe. 
Quefto  Monarca  tutto  intefo  al  compimento  della  funtucfa 
fabbrica  dell' Efcuriale  fi  attribuì  a  buona  forte  la  venuta^  j_ 
del  Cartello;  e  confultatolo  in  varie  cofe ,  il  trovò  di  gran  DiGi 
fenno ,  e  di  fina  intelligenza  .  A  lui  per  tanto  diede  toflo  Battista 
l'incarico  di  coflruire  una  fcala  a  lumaca;  onde  privata-  astelloc 
mente  fcender  fi  poteiTe  nella  Chiefa  di  quella  vafta  fabbrica. 
Vi  s'  impiegò  {a)  il  foreQiero  Pittore  ;  e  la  compiè  a  tanta 
foddisfazione  di  quel  Sovrano  ;  che  ,  oltre  alla  datagli  larga 
mercede,  il  dichiarò  Architetto  maggiore  delle  Regie  fabbri- 
che con  lauto  llipenJio  ,  che  quelli  godè  fino  alla  morte,  ac- 
cadutagli r  anno  1579.  dell'  età  fua  fettantefìmo  ,  o  poco  più  . 


Ce  4 


DI 


(a)  Il  primo  lavoro  fatto  dal  Caftcllo  nell' Efcuriale  non  fu  d'una  fcala  a  lu- 
maca; ma  fu  della  fcala  principale,  che  dal  Reale  Palazzo  alla  Chiefa  con- 
duce ,  ed  è  infigne  per  le  tre  porte  ,  per  le  nobili  balauftrate  ,  e  per  altri 
maeftofi  ornamenti  cola  inferiti  :  fecondochè  rapportano  i  Dcfcrittcri  di  quel 
grand'  Efcuriale:  due  de' quali  fono  il  P.  Francefco  de'  Santi  Carmelitano 
Scalzo  ,  e  Don  Ignazio  Mazzolati ,  Monaco  di  S.  Girolamo  .  Notano  altresì 
quefti  Defcrittori  ,  come  vi  fono  in  qucll'  Efcuriale  akuP-e  ftanze  egregiamente 
dipinte  con  grottcfche  da  due  figli  del  Caftcllo  ,  nominati ,  1'  ui:o  Fabrizio  , 
r  altro  Granello.  Io  credo  però,  che  quello  fecondo  non  foffe  figlio  del  Ca- 
rtello, ma  dèlia  moglie,  che,  come  il  Soprani  già  fcrifTe ,  era  vedova  di  Nic- 
colofìo  Granello  :  e  il  nome  di  Granello  attribuito  a  quello  fecondo  figlio  pare  ' 
conTcrmi  ciò  ,  che  ho  detto  . 

Gran  difgrazia  ha  incontrato  queflo  valentuomo  apprcfib  gli  Scrittori  di  Pit- 
tura ;  mentre  non  ve  ne  ha  alcuno,  clie  di  lui  parli  conia  meritata  diilinzio- 
ne  ;  anzi  fino  gli  lleffi  Abecedarj  ne  paffano  fotto  filenzio  il  nome  .  Ne  altri, 
che  io  fappia ,  alcuna  cofa  ne  dice  ,  eccetto  il  Cav.  Carlo  Ridolfi  nelle_. 
Vite  de'  Pittori  di  Venezia  ,  e  di  quello  Stato  .  Fiaceini  qui  foggiugnere  la 
breve  notizia  ,  che  il  prefato  Ridolfi  ne  da  in  fine  della  Vita  di  Lorenzo  Lot- 
to,  nella  par.  i.  alla  pa?.  i?2,  :    ove  le^jgo  : 

Battifia  Cafiello  fu  corrotto  tig-ìi  flipendj  di  F:lippo  II.  Re  di  Spana  ;  e  dicono^ 
che  ?/i  fervilje  nella  fabbrica  deW  Efcnviale  ,  Di  fittura  ha  in  Beìgawo  la  figura 
del  Salvatore  fopra  la  porta  della  Chiefa  del  Gesti  ;  e  velia  cappella  di  Bartolom- 
meo  Coleo»!  fece  a  frefco  un  fatto  d'  armi  .  l-^ilfe  il  rimanente  di  fua  vita  in  Ifpa- 
gna  ,  occnpa-iidùfì ,  come  abbiam  detto  ,  veW  Architettura  ;  onde  riportò  ampli  doni 
da  quel  i;ene-rofo  Re  ;  poiché  i  Grandi  han  potere  d"  aggrandire  in  un  punto  chi 
loro  prelìa   fervizìo  . 

Cosi  fcarfo  è  flato  il  Ridolfi  in  parlare  di  Gio.  Battilra  Caftello  ;  che  ne  pur 
ne  ha  fcritta  la  Vita,  quando  per  altro  non  dovea  nella  fua  Opera  dimenti- 
carla ,  si  per  rasion  di  ciò ,  che  egli  ci  avea  propofto  nel  titolo  ,  si  perchè 
il  C'alleilo  degno  era  di  ricordanza ,  e  di  elogio  più  di  certi  altri  Pittori  dello 
Stato  Veneto  in  quell'  Opera  diflefamente ,  e  feparatamente  deferirti .  Si  la- 
gnino i  Vinuofi  dell'  illuflre  citta  di  Bergamo  più  del  Ridolfi  ,  che  del  Soprani. 
Perocch"- ,  fé  il  Soprani  poco  ha  detto  del  Caftello  ;  le  propofte  Notizie  ncn_ 
portavano,  eh'  ei  ne  dicelTe  di  più  .  Tuttavia  a  quelle  del  Soprani  s'-è  voluto 
qualche  cofa  ag^iugnere ,  per  fupplire  all'  altrui  fcarfezza  :  e  ciò  a  forza  di 
minute  iiiveftigazioni ,   che  non  poca  fatica  lono  coliate . 


4o8  NOTIZIE  DE'  PITT.,   SCULT., 

DI  GUGLIELMO  DALLA  PORTA 

Scultore  Milane/e. 

GUGLIELMO  dalla  Porta  s'applicò  di  propofito  al  di- 
fegno  in  Milano  fua  patria  ,  iìudiando  afiìduamente 
fulle  Opere  di  Lionardo  da  Vinci  ;  e  fu  nella  Scul- 
tura fullìcienteraente  ainmaellrato  da  Giacomo  dalla 
Porta  (a)  Tuo  Zio  ,  Architetto  de'  più  rinomati ,  che  a  que' 
tempi   fiorilTero  . 

Correva  l'anno  i^^i.  quando  Giacomo  venne  a  Geno- 
va ,  chiamatoci  per  architettare  in  quello  Duomo  la  funtuoHi 
cappella  ,  in  cui  ripofano  le  Sacre  Ceneri  di  S.  Gio.  Battila  . 
In  tal  occallone  conduife  feco  Guglielmo  luo  nipote  ,  ed  allie- 
vo ,  il  quale  leguitò  qui  ad  applicare  al  difegno  iotto  da  di- 
rezione di  Ferino  del  Vaga  . 

Impiegato  Giacomo  nella  bruttura  della  fopraddetta_> 
cappella ,  llabiFi  l"  Altare  ìfolato  in  mezzo  alle  quattro  co- 
lonne di  porfido  .  Non  avealì  riguardo  a  veruna  fpefa  ;  purché 
r  Opera  riufcille  di  tutta  jnagnifìcenza  :  e  però  deliberarono 
que'  Signori  Deputati  a  tal  tibbrica  di  far  adornare  gli  Tpec- 
chi  de'  piedilValli  delle  colonne  medefime  con  alcune  figure 
di  baflb  rilievo  .  Propofe  Giacomo  per  queft'  Opera  il  nipote 
già  fatto  abile  ,  a  cui  la  figura  d'  un  Santo  Profeta  fé'  incidere 
in  un  di  effi  fj'ccchi  ,  la  quale  fervilFe  a  que'  Signori  per  molìra, 
e  faggio  dell'  abilità  di  elio  nipote  .  Quella  figura  piacque 
tanto  ,  che  all'  Autore  fu  immediatamente  appoggiata  la  com- 
miilìone  di  {colpire  altre  quindici  figure  pur  di  Profeti  nelle 
altre  facce  de'  piedilìalli  [  cioè  quattro  per  ciafcheduno  ]  , 
che  riufcirono  d'  ottimo  gullo  ,  quali  tuttora  il  fcorgono  . 

Per  la  piena  loddistazione  data  in  quelli  lavori ,  fu  Gu- 
glielmo {uccelFivajnente  impiegato  ad  ornare  di  Statue  nella 
Chiefa  llclla  di  S.  Lorenzo  la  cappella  di  Monfig.  Agollino 
Salvago  ;  dove  in  tre  nicchie  difpofe  alcune  belliflime  Opere. 
Nella  nicchia  di  mezzo  fcolpì  le  figure  di  Gesù  Grillo ,  e  de' 

Santi 

^  «  )   Di  Giacomo  dalla  Porta  valcntiflimn  Architetto  tace  1'  AbecedariQ  :  ne  par- 
lano però  il  Vafari,  e  il  Baglioni . 


ED   ARCHIT.    FOREST.,  CHEec.  409 

Santi  Apoftoli  Pietro ,  e  Paolo  .  Neil'  altra  niccliia  dalla  parte 
dell'  EpiQola ,  la  figura  di  S.  Gio.  Battila  ;  e  nella  nicchia 
dalla  parte  del  Vangelo ,  la  figura  di  S.  Girolamo  .   Sono  in  «j___j^ 
oltre  nella  cappella  medefinia  fbpra  due  piedit'ialli  due  altre        n, 
figure  una  d' Abramo,  e  una  di  Mosè  :  il  primo  de'  quali,  tenen-    Guélielmo 
do  con  la  finiQra  una  cartella  ,  addita  con  la  deflra  il  piomef-" 
fogli  Salvatore  :    il  fecondo  porta  con  le  mani  defe  in  fuori 
le    due  tavole  della  Legge  .    Ciafcheduna    poi    delle  prefate 
Statue  rapprefenta  al  di  fotto    a  baflb  rilievo    una    liorietta 
fpettante  a  quel  Santo  ,    che  le  Ila  (opra  Icolpito  .    Sotto  la 
Statua  d' Abramo  v'ha  il  Sagrifizio ,  ch'egli  è  periate  del 
figlio.  Sotto  quella  di  Mosè  v'ha  quefio  Legislatore,  che  ri- 
ceve da  Dio  le  due  tavole  .  Al  ballò  della  Statua  di  S.  Gio. 
Battilìa  fi  vede  il  Santo  medefimo  inatto  d' ellère  dicollato: 
e  a'  piedi  della  Statua    di    S.  Girolamo    fi  vede    quelV  altro 
Santo ,  che  fa  penitenza  nella  /pelonca  .  Parimente  due  rap- 
pirefentazioni  del  Martirio  de'  Santi  Pietro ,  e  Paolo    rilpet- 
tivamente  fi  vedono  fotto  le  loro  Statue  . 

D'  una  cofà  per  altro  da  pochi  olfervata  debbo  qui  av- 
vertire il  Lettore  :  cioè  ,  che  le  Statue  de'  SS.  Pietro  ,  e  Paolo 
polle  a' lati  del  Salvatore  non  fono  nella  lor  giulla  politura  : 
ma  dove  il  S.  Paolo  aveva  a  fituarfi  alla  parte  delira  ,  ed  il 
S.  Pietro  alla  finillra  ,  partito  Guglielmo  prima  d'  adattarle 
al  lito  ,  furono  collocate  a  rovefcio  :  onde  ne  viene  ,  che  am- 
bedue fanno  un'  azione  difadatta  .  Imperocché  il  S.  Pietro,  in 
vece  di  mollrare  attenzione  alle  parole  del  Salvatore  ,  volta 
la  faccia  verfo  del  popolo  :  ed  altrettanto  fa  il  San  Paolo  . 
Concorrono  anche  ad  autenticar  quello  mio  fentimento ,  e  ad 
accrelcer  1'  errore  i  baffi  rilievi ,  che  lotto  tali  Statue  11  vedono  : 
attéfochè  fi  vede  fcolpito  il  Martirio  di  S.  Pietro  fotto  la  Sta- 
tua di  S.  Paolo  :  ed  e  convcrfo  il  Martirio  di  S.  Paolo  fotto 
la  Statua  di  S.  Pietro  .  Sconcerto  ,  che  potrebbe  agevolmente 
correggerfi . 

il  Vafari  parlando    di  Guglielmo    nel  fin    della  Vita  di 
Leon  Leoni  {a)  ,  e  notando  i  lavori  fatti  da  quello  Artefice 

in  Genova 

(  3  )  Più  del  Vafari  parla  di  Guglielmo  da'la  Porta  il  Cavalier  Baglioni  nelle  Vite 
de' più  il'.uftri  Pittori,  Scultori,  ed  Architeni  fioriti  dal  157J,  lia  al  1641. 
alla  pagina  151.  dell'  edizione  di  Kpma  del  iC4l>.  '     ^ 


4IO  NOTIZIE   DE'PITT.,    SCULT., 

in  Genova  al  Vefcovo  Salva,2;o  ,    non  nomini    altre  Statue  , 
fuorché  quella  Hel  Mosè .    Tutte  ad  ogni  modo  fon  fue  per 
,  autentici  documenti  :  e  per  fue  facilmente  fi  riconofcono  da 
Ui         chi  alcun  poco  s'  intende  dello  flile  de'  buoni  Maeflri  . 
GuGLiiLMo  Altre  Opere  collruì  Guglielmo  in  quefla  città  ,  che  gli 

of.TA.  £^|^jj^.Qj^  ^^•^  j^-)o]t:o  onore  .  Sua  è  la  bella  Statua  di  S.  Cateri- 
na ,  che  vedcfi  entro  una  nicchia  fopra  la  porta  dell'  Acqua- 
fola  ;  al  di  fopra  della  qual  nicchia  in  una  laflra  di  marmo 
egli  fcolpi  di  baffo  rilievo  la  tefla  del  Salvatore  .  Sua  è  pur 
anco  la  bella  Statuina  della  S.  Barbara  ,  che  vedefi  fopra 
la  facciata  d'  una  cafa  nella  llrada  del  molo  ;  e  produzione 
de'  fuoi  fcarpelli  fono  eziandìo  le  due  Statue ,  che  fanno  or- 
namento alla  porta  di  S.  Tommafo  ,  efprimenti  Crirto  ,  che_» 
molira  a  quell'  Apoflolo  1'  aperto  Colato  . 

Una  Statua  di  Cerere  fu  per  ultimo  fcolpita  da  quello 
Artefice  d'  ordine  del  Sig.  Anfaldo  Grimaldo  ,  che  la  collocò 
fopra  la  porta  del  fuo  palazzo  .    (a) 

Quelli  fono  i  lavori  ,  che  per  fei  anni  continui  trattenero 
in  Genova  Guglielmo  :  dopo  i  quali  pafsò  a  Roma  ;  ove  in- 
contrata la  protezione  de'  Signori  Farnefì  ,  ottenne  1'  uffizio 
del  piombo  ;  e  fu  indi  impiegato  in  lavori  di  fomma  confì- 
dera/loiìe  ,  per  li  quali  potè  effere  oggetto  di  m.araviglia— 
•  fino  allo   fteifo  ammirabile  Michelangiolo  . 


X  DI 

{a)  Sopra  h  pcirra  del  palazzo  htto  fabbricare  in  queg'i  anni  dal  Sig.  Anfaldo 
GrimaMn  ,  il  qual  palazzo  e  poflo  nella  ilrada  di  S.^^iro,  poco  di/coflo  dalla 
Chicft  di  S.  Luca,  invece  d' una  ,  vi  fono  due  .<^t.iiiic ,  che  reggono  I' In  le- 
gna di  ciU  Grimaldi,  e  fembrano  di  Giisjlielnio  :  ninna  però  di  cfTe  è  rap- 
prcfcntaiiva  ili  Cerere  :  ma  ambedue  tengono  fra  le  mani  una  cornucopia-, 
di  fiori ,  e  di  frutti  . 

Entro  il  portico  del  palaJ^zo  del  '^ig.  Giufeppe  Carega  ,  il  ciual  pala220 
è  fruito  a  pie  d.l'a  fcala ,  clic  conduce  alla  cappella  del  5^auifTimo  Fofario 
in  S.  Doinenica,  fi  vede  di  Guglielmo  dalla  F'orra  un  gruppo  formato  di  due 
figure  ciprimcnti  Ercole  vincitore  d'Anteo:  e  Anteo  ,  che  abbattuto  a  terra 
indarno  tenta  di  rial^arfi ,  Qiieiìo  gruppo  e  d'  un  lavoro  cosi  fquifito  ;  che 
Sembra  del  Buonarroti . 


ED    ARCHIT.   FOREST.,  CHE  ec.         411 


DI  SOFONISBA  ANGOSCIOLA 
LOMELLINA 

Difintrice  Cremonefe  . 


FIGLIA  di  A:nUcare  Angofciola,  e  di  Bianca  Ponzona 
nobili  Gremoiiefi  fu  Sofonisba  ^  illuftre  Dipinrrice_>  , 
di  cui  pure  debbo  dar  notizia  ,  a  motivo ,  clie  en- 
trata collei  per  feconde  nozze  in  Caia  Loraellina  ; 
e  quindi  in  Genova  iLibilitafi ,  alcuni  de'  fuoi  egregi  lavori 
qui  ci  lafciò  . 

I  Genitori  di  lei ,  avendone  offervato  lo  fpirito ,  che_^ 
tutto  era  briofo ,  e  difpollo  alle  liDerali  facoltà ,  la  fecero 
initruire  nelle  Lettere ,  nella  Mufica ,  e  fucceffivajnente  nella 

Pittura  5 


412  NOTIZIE   DE'  PITT.,   SCULT., 

Pittura  ,  di  cui  vagliiflìma   moflravafi   la  giovanetta   Dama  . 

Cofiei  fotto  Giulio  Campi  (a)    tanto ,    e  cosi  preQo   vi  pro- 

I  fidò  ;  che  potè  nella  ancor  tenera  età  eHerne    maertra  alle_. 

Di        tre  Tue  ibrelle ,  Europa ,  Anna ,  e  Lucia ,  le  quali  poi  vi  fi 

aI'^co^oolÀ   Segnalarono . 

LoM£LLiNA.  Poiché  Sofonisba  giunta  fu  a  fegno  di  operar  francamen- 

te da  fé ,  formò  in  carta  alcuni  graziofi  capricci  ;  fra'  quali 
incontrò  molta  lode  il  rapprefentativo  di  una  fanciulla  con 
cesellino  di  gamberi ,  innanzi  al  quale  dirottamente  pian- 
geva ,  per  la  morficatura  d'  uno  di  quegli  animali .  Tal  Operi- 
na  fu  ,  qual  gioiello,  donata  in  Firenze  al  Gran  Duca  Collmo 
dal  Sig.  Tommafo  Cavalieri  Gentiluomo  Romano,  che  n'era 
pofTeditore  :  e  dallo  fleifo  Gran  Duca  1'  ottenne  Giorgio  Va- 
f-ui ,  che  la  inferii  nel  Tuo  libro  de' difegni  de' più  valenti 
Pittori  .  Cortei  efprerte  in  carta  un  altro  capriccio  ancor  più 
bizzarro  :  e  fu  quello ,  in  cui  vedevafi  una  rugofa  vecchie- 
rella  ,  che  tutta  intenta  fi  flava  a  fludiar  1'  a  bi  ci  fulla  ta- 
voletta :  e  perciò  n'  era  di  nafcollo  beffeggiata  da  una  fan- 
ciuUina . 

Ella  però  non  volle  trattenerfi  in  tali  livori  :  ma  im- 
prefe  a  fare  ritratti  :  ed  un  de'  primi  fu  quello  del  proprio 
Padre  in  mezzo  a'  due  figli  Aflrubale  ,  e  Minerva  .  La  bontà 
di  tal  lavoro  le  acquiltò  tanto  grido  ;  che  molti  gentiluomini 
Gre  noncfi  s' invogliarono  di  farfi  da  lei  ritrarre  .  Ritraevali 
al  naturale  Sofonisba  .  E  coloro  contcntilfimi  fé  ne  chiama- 
vano :  anzi  alcuni  d'  elTi  mandavano  i  medefimi  ritratti  in_. 
altre  città  accompagnati  da  diflinte  lodi  di  quella  loro  Con- 
cittadina .  Lo  Qefib  Vafari  afferma  ,  che  a  tempo  Tuo  erano 
in  gran  liffimo  pregio  tenuti  in  Piacenza  predo  1'  Arcidiacono 
di  quella  Chiefi  maggiore  due  n.'.turalifììmi  ritratti ,  1'  uno 
de'  quali  rapprefentava  elfo  Arcidiacono  :  e  l'  altro  ,  quella.* 
nobile  Dipintrice  . 

Da  i  femplici  ritratti  fi  rivolfè  Sofonisba    al  comporre.^ 
cofe  lloriate,  e  d'idea:  nel  che  riufciva  aliai  bene.  Mafie- 
come 

((»)  Hannr)  pr^-'n  sH.islio  i!  Va  fa  ri  ,  e  il  ^'oprani  ,  che  frrivono  ,  Giulio  Campì 
cflerp  ftato  il  Maeftro  di  Sofonisba  ;  quando  in  rcaltì  Maefiro  le  fu  Bernardina 
Catti,  detto  il  i^ciaro  .  In  tcfliniirianza  di  clic  leegafi  il  difcorfo  d'  Aleflan- 
dioLaino,  fopia  la  Pittura,  e  Scultura,  e  il  Bakiìnucci  nel  Deceiui.  par,  ii« 


ED  ARCHIT.   FOREST.,  CHE  ec.  413 

come  continue  erano  le  commiflioni  di  coloro ,  che  volevano 
efier  da  lei  effigiati  :    cosi  poco  potè    attendere    allo  Hudio 
delle  invenzioni .  Ciò  non  oflante  s' inoltrava  talora  fulla  trac-  — -^— --^ 
eia  de'  famofi  Maertri  a  far  rifaltare  graziofe  idee  ne'  ritrat-        u, 
ti ,  che  efpriraeva  dal  naturale ,    deponendovi  più  figure  in   ^ofcnisba 
movimenti,  e  gelli  affai  proprj  ,   e  galanti.    Tal  fu  quello,  Lomìllina. 
che    ella  fece  di  tre  Tue  forclle  :  due  delle  quali  erano  in  atto 
attentamente  giuocare  agli  fcacchi  :  e  1'  altra  iìava  graziofa- 
mente  atteggiata ,  fcherzando  con  una  ferva  antica  di  cafa . 

Giunta  per  tanto  la  notizia  del  bel  modo  di  operare  di 
quefla  valorofa  Dama  all'  orecchie  del  Duca  d'  Alba  :  quefii 
ne  informò  Filippo  IL  Re  delle  Spagne ,  ed  infieme  il  per- 
fuale  a  proccurare  il  modo  d'  averla  alla  fua  Corte  .  Non_^ 
tardò  quel  Monarca  a  dame  avvifo  al  Duca  di  Seflà ,  allora 
Governatore  di  Milano  ,  il  quale  ,  dopo  avere  accordate  a  fa- 
vore del  Padre  di  lei  alcune  vantaggiofe  ricognizioni  ;  final- 
mente r  ottenne  :  e  il  Padre  lìeiro  accompagnolla  fino  a  quella 
città  ;  e  ne  fé  la  confegna  . 

Nel  breve  tempo ,  che  Sofonisba  colà  fi  trattenne ,  per 
moftrarfi  grata  alle  finezze  ricevute  da  quel  Regio  Minifiro, 
pensò  di  fargli  il  ritratto  :  lo  che  efegm  con  incredibil  efat- 
tezza ,  e  con  foramo  gradimento  di  lui ,  dal  quale  fu  corri- 
fpofia  con  generofa  ricompcnfa  ;  perocché  n'  ebbe  in  dono 
quattro  pezzi  di  drappo  broccato  ad  oro  ,  ed  altre  cofe  di 
confiderabil  valore  . 

Qu'ndi  in  compagnia  di  alquante  perfone  nobili ,  e  di 
altre ,  che  doveano  ièrvirla  ,  paf^ò  a  Madrid  ;  o\-e  fu  accolta 
da  quel  Sovrano  con  dimofirazioni  di  fiima  ,  non  inferiori 
al  deilderio  ,  con  cui   1'  aveva  afpettata  . 

Dopo  alquanti  giorni  di  ripofo  fu  introdotta  alla  pre- 
fenza  della  Reina  ,  la  quale  rollo  le  die  commiffione  di  farle 
il  ritratto  .  Fecelo  Sofonisba  :  ed  era  fomigliantilfimo  al  pre- 
filfo  fembiante  .  Per  la  qual  cofa  non  paffarono  molti  giorni , 
che  lo  fteiro  Re  volle  vederfi  anch'  elio  dalla  egregia  Dipin- 
trice  effigiato  .  L'  Opera  fu  da  cofiei  efcguita  :  ne  fi  diitin- 
gueva  dall'  originale  .  Che  però  Sua  Maeuà  in  fegno  di  par- 
ticolariffima  foddisfazione  le  prefentò  generofo  dono;  e  le_. 
aliegnò  dugento  feudi  d'annua  penfione .  • 

Ella 


414  NOTIZIE   DE'PITT.,  SCULT., 

Ella  pofcia  ritrafTe  anche  l' Infante  D.  Carlo  figliuolo  del 

Re ,    rapprefentandolo  veftito  d'  una  pelle  di  lupo  cerviero  , 

■  ed  ornato  con  abbigliamenti  di  fpeciodi  invenzione  .  Non  men 

Di        degli  altri  precedenti  lu  ftimato ,  e  gradito  queflo  ritratto; 

Angosc'iol\  ^  fpecialmente  dal  Principe,  che  rimunerolla  d'un  diamante 

LoM^LviNA.  del  valore  di  millecinquecento  feudi. 

Tanto  era  il  grido  da  per  tutto  difiufo  della  virtù  di  So- 
fonisba  ;  che  dagli  amatori  delle  belle  Arti  fi  defìderavano 
quadri  da  lei  dipinti .  Ed  oltracciò  gì'  iflefTì  Profeirori  la  pre- 
gAvan  fovente  per  lettere  a  graziarli  di  qualche  difegno , 
o  di  qualche  ritratto  .  E  fino  il  Pontefice  Pio  IV.  mandò  a  chie- 
derle ,  eh'  ella  gli  faceiTe  il  ritratto  della  prefata  Reina  ;  al  che 
tantollo  Sofonisba  con  permiflìone  della  mcdefima  Reina_. 
puntualmente  ubbidì  :  e  trafinefib  il  la%'oro  per  mezzo  del 
Nunzio  Pontificio  a  Roma  ,  ne  riportò  da  Sua  Santità  ,  oltre 
ad  una  lettera  d'  approvazione ,  il  dono  d'  alcune  Corone^, 
corapolle  di  preziofe  pietre ,  e  fornite  d' impronti  d'  oro  : 
ficcome  d' inligni  Reliquie  racchiufe  in  artificiofi ,  e  ricchi 
contorni  . 

Gli  onori ,  che  da'  Principi  Italiani  giornalmente  ricevea 
queft'  egregia  Dipintrice  impegnarono  Tempre  più  il  Re  Fi- 
lippo a  dirtinguerla .  E  però  defiinoUa  per  una  delle  Dame , 
che  (lavano  alla  cufiodia  dell'  Infanta  ;  e  pensò  altresì ,  per 
iib-bilirla  in  fui  Corte,  di  unirla  in  matrimonio  con  qualche 
nobile  Spagnuolo  .  Ma  avendo  Sofonisba  penetrato  la  Regia 
intenzione  :  fupplicò  quel  Monarca  a  permetterle  di  maritarfi 
con  qualche  Italiano  .  Volle  anche  in  queflo  il  Re  compia- 
cerle ;  e  propofele  Don  Fabbrizio  di  Moncada  Feudatario  fi- 
ciliano  ,  con  alfegnarle  per  dote  dodicimila  feudi ,  e  di  più 
un'annua  penfione  di  altri  mille  feudi  fulla  Dogana  di  Palermo, 
con  facoltà  di  poterne  infiituire  erede  qualche  figlio,  incafo 
d' averne . 

Ricca  di  ciò,  e  d'altri  frutti  della  Regia  Munificenza: 
e  in  oltre  d'  una  vefie  tempefiata  di  gioie  donatale  dalln_, 
Reina  ,  con  la  buona  grazia  di  que'  Sovrani  fu  condotta  in  Sici- 
lia al  novello  Spofo  ,  col  quale  vide  alcuni  anni  .  In  tal  tempo 
non  tralafciò  di  far  comparire  il  fuo  valore  nell'Arte,  non 
tanto  con  ùr  ritratti,  quanto  con  lavorar  pitture  di  fua  in- 
venzione ; 


ED   ARCHIT.  FOREST.,  CHE  ec.        415 

\'enzlone  ;  il  tutto  accuratamente  ,  e  vivacemente  :  ficchè  eri 
in  alta  ftima  tenuta  da'  Cavalieri  di  quel  Regno ,  e  dal  Vi- 
ceré ,  che  in  ogni  cofa    la  favoriva ,  e  alle  raccomandazioni  _ 
di  lei  rimetteva  gli  arbitrj ,  e  le  grazie .                                        Di 

Morto  pofcia  il  Moncada ,  la  vedova  Sofonisba  fu  in-  Sofom^ba. 
vitata  a  pafTar  nuovamente  in  Ifpagna  ;  ma  ella  col  giufto  lomSS, 
motivo  di  rivedere  la  patria  ,  e  i  Congiunti ,  feppe ,  fenza_. 
difgulìar  quel  Sovrano  ,  ottenere  il  fuo  intento  .  Quindi  im- 
barcatafi  fopra  una  galea  di  Genova ,  eh'  era  comandata  dal 
Sig.  Orazio  Lomellino  ;  ebbe  nel  viaggio  sì  cortefi  tratta- 
menti da  quel  Gentiluomo  ;  che  fi  trovò  obbligata  in  ultimo 
a  corrifpondergli  con  la  promefTa  di  pigliarlo  in  Conforte  . 
Impetratone  per  tanto  1'  affenfo  dalla  Corte  di  Spagna ,  fu 
in  tale  occafione  corrifpolla  coli'  aumento  di  feudi  quat- 
trocento r  anno .  Così  ella  pafsò  alle  feconde  nozze  col 
prefato  Lomellino  :    e  fra  noi  11  rimafé , 

Molte ,  ed  eccellenti  furono  le  pitture ,  che  di  propria 
idea  formò  in  Genova  quefta  virtuolliTima  Dama  ;  e  molti 
ancora  i  ritratti  dal  naturale  .  Grande  Ili  ma  incontrò  fra  gli 
altri  un  bellilfirao  quadro  ,  che  donò  all'  Imperadrice  :  fic- 
come  il  ritratto  dell'  Infanta  Ifabella  Chiara  d'  Auftria  ,  al- 
lorché ,  andando  Spofa  dell'  Arciduca  Alberto ,  ^afsò  per  qua» 
Sofonisba  era  fiata  tutrice  di  quella  Principefla  ;  che  però 
ebbero  infieme  in  quella  città  coUoquj  di  fcambievole  amore. 
Tal  ritratto  ,  perchè  non  potè  effer  compiuto  nel  breve  Ipazio, 
che  la  Principefla  in  Genova  fi  fermò  :  invioUo  poi  Sofonisba 
a  Vienna  :  ove  fu  con  applaufo  ricevuto ,  ed  ella  con  diftinto 
premio  rimunerata  . 

In  Roma  nel  palazzo  della  Villa  Borghefe  entro  la  flan- 
za  delta  di  Seneca  avvi  di  mano  di  Sofonisba  il  ritratto 
d'  Amilcare  di  lei  Padre ,  e  quello  d'  Afdrubale  di  lei  fra- 
tello ,  entrambi  in  un  medefimo  quadro  :  ed  in  Genova  predo 
il  Sig.  Gio.  Girolamo  Lomellino  ii  conferva,  qual  preziolo  ar- 
redo ,  il  ritratto  di  lei ,  da  lei  pure  dipinto  .  (a) 

Le  indefelfe  applicazioni  renderono  quefla  Donna  col 
crefcer  degli  anni  priva  affatto   della  villa  .  Laonde  ellèndo 

rimafa 

(a)  Oltre  all'anzidetto  ritrarrò,  die  tuttaTÌa  fta  preflb  i  Signori  Lomelliiii  ; 
on  altro  pur  da  lei  dipinto  vedefl  in  Firenze  nella  gallerìa  del  Graia  Duca  .. 
Da  qual  ritratto  s*  è  ricavato  il  qui  antipofìo  •   Ed  è  fuiceio  » 


4itf  NOTIZIE   DE'  PITT.,  SGULT., 

riinafa  inabile  ad  operare,  avea  tutto  il  piacere  nel  difcor- 
rere  co' Proteff^ri    Tulle  difficoltà,    che    nell' elèrcizio  della-. 

._._««.  Pittura  s'  incontrano  ,  porgendo  loro  fine  ,  ed  ingegnofe  in- 
Di    "■  llru'/^ioni  ,  per  fuperarle  ;  di  modo  che  il  tamofo  Ritrattifla_» 

SoFovisBA   Antonio  Vandik    fi  riputava    fortunato,  per  aver  goduto    la 

Angoscioi.a  j-        n.    •  r  1  j-  j-^  •     ^  n. 

LoNiLLiNA .  converiazione  di  colici  :  e  loleva  dire,  di  aver  ricevuto  nell 
Arte  maggior  lume  da  una  donna  cieca  ,  che  dallo  fludiare 
le  Opere  de'  più  infigni  Maellri  . 

'  Terminò  Sofonisba  il  periodo  de'  giorni  Tuoi  qui  in  Ge- 
nova ;  ciò  ,  che  avvenne  ,  fé  non  isbaglio  ,  circa  l'  anno  1620., 
elTendo  ella  gii  arrivata  all'  ultima  vecchiaia  ,  e  al  fommo 
della  gloria  .  Fu  da  molti  virtuoli  Soggetti  lodata  :  e  fra  gli 
altri  dal  P.  Don  Angiolo  Grillo  ,  di  cui  piacemi  trafcriver 
c]m  per  condufione  un  Tonetto  Topra  certo  ritratto  formato 
da  cos\  egregia  Dipintrice  .  E  quefl:a  breve  poesìa  Tupplifca 
al  difetto    della  mia  penna. 


Muta  immago  feì  tu  :    ma  nel  loquace 
Silenzio  tuo  jnille  concetti  e/primi  ; 
E  r  Artefice  ,  e  l'  Arte  orni ,  e  fublimi , 
E  m'  offri  agli  occhi  il  mio  Signor  verace  ; 

Che  mercè  d'  un  pennel  [  con  vojlra  pace 
Famofe  penne  1^,  che  vi  toglie  i  primi 
Pregi ,  del  fuo  cor  veggio  anco  i  fuhliìni 
Affetti ,  e  i  bei  cojìumi ,  ond'  ei  jì  piace . 

Qui  riceve  una  vita ,    e  due  ne  dona  : 
Una  J^  Sofonisba,    ed  ella  due 
Da  lui ,  che  in  lei  fua  chiara  fama  eterna . 

\AmoroCa  vicenda ,  in  cui  s'  alterna 

E  vita,  e  gloria,  e  l' un  l'altra  incorona. 
Tanto  può  Donna  con  le  grazie  fuc  . 


DI   ; 


ED   ARCHIT.   FOREST.,  CHE  ec.         417 

DI  GIO.  BERNARDINO  AZZOLINI 

Pittore  Napoletano. 

DUE  belle  doti  ebbe  Gio.  Bernardino  Azzolinì ,  o  piut- 
toflo  Mazzolini ,  come  altri  vogliono  .    Coflui  non 
meno  lavorò  bene  in  colorite  figurine  di  cera  ,  e  fpe- 
cial mente  in  minuti  ritratti ,  che  ftupendi  in  tal  ma- 
teria gli  riufcirono  ,  di  quel  ,  che  facefle  in  grandi  tele  ad  olio. 

Giunfe  in  Genova  1' Azzolini  circa  l'anno  15  io.,  ove_j 
vedutifi  alcuni  Tuoi  lavorietti  in  cera  dal  Sig.  Marc'  Antonio 
Doria  ,  tanto  piacquero  a  queflo  Cavaliere  ;  che  alcuni  gliene 
commife  ;  i  quali  con  indicibile  accuratezza  ,  e  finezza  furono 
dal  Napoletano  Artefice  efeguiti  :  onde  ne  falì  in  maggior 
credito  prefTo  i  noftri  Cittadini  . 

Ciò  ,  che  egli  al  Doria  compofe  furono  quattro  mezze 
figure  rapprefentative  de'  noviffirai  .  Ne'  volti  di  quelle  rifpet- 
tivamente  fpiravano  gli  affetti  d'  un'  Anima  beata  :  d'  un'  al- 
tra condannata  a  patire  ,  ma  con  la  fperanza  dell'  eterno  conten- 
to :  della  terza  fìnta  dentro  uno  fcheletro  :  e  della  quarta.^ 
efprimente  nelF  orrendo  abiiTo  1'  idea  d'  una  rabbìofa  difpe- 
razione  .  Lavori  di  fpirìtofa  ,  ed  efficace  energia  .  E  quefto  fuo 
medefimo  talento  nella  forza  dell'  efpreffione  diede  pur  egli 
a  conofcere  allo  fteiFo  Signore  in  due  altre  modellate-., 
e  colorite  tefle  di  putti ,  ridente  1'  una ,  e  piangente  l' altra  : 
ove  r  affetto ,  che  in  effe  appariva ,  vivamente  eccitavafi 
ne'  riguardanti . 

Quanto  poi  fi  moflraffe  efìierto  1'  Azzolini  nel  colorire 
ad  olio  ,  di  leggieri  lo  può  giudicare  chiunque  fi  faccia  a  veder 
le  due  tavole  ,  che  di  fuo  ci  fono  rimafe  ,  1'  una  della  Sintir- 
fima  Nunziata  polla  all'  Aitar  maggiore  della  Chiefa  delle 
Monache  Turchine ,  e  1'  altra  flante  ad  un  degli  Altari  della 
Chiefa  di  S.Giufeppe:  nella  qual  altra  vedefi  effigiata  Santa  Apol- 
lonia ,  a  cui  da'  manigoldi  fono  con  tanaglie  flrappati  i  denti . 
E  gli  atteggiamenti  cos'i  dì  lei ,  come  di  effi  manigoldi  ap- 
parìfcono  tanto  naturali,  e  vivaci,  che  tirano  con  veemenza 
in  diverfe  commozioni ,  chi  quella  pittura  contempla  . 
Tom.  I.  Dd  Molto 


4i8  NOTIZIE   DE'PITT.,   SCULT., 

Molto  potrei  dire  della  virtù  di  quello  grand'  uomo , 
e  delle  fue  degni fiìme  Opere  .  Ma  non  voglio  eftendermi 
oltre  al  prelìilbini  ;  che  è  di  rammentar  fole  le  cofe  qui 
iiUte  dagli  eccellenti  ProfelTori  delle  tre  propofle  liberali 
facoltà  {a) .    U  rimanente  fpetta  ad  altri  Scrittori . 

DI  DOMENICO   DISSONI 

Scultore  Feneziano . 

DAlla  città  di  Venezia  fua  patria  riportò  il  cogno- 
me dì  Veneziano  Domenico  BilFuni  Scultore  di  qual- 
che fama ,  il  quale  venuto  ellendo  a  Genova  in  oc- 
caiione  d'  accompagnarci  una  l'uà  (orella  ,  ci  trovò 
occafioni  tali  d'  operare  ;  che  finalmente  fi  vide  aftretto  a  lìa- 
bilirci  fua  dimora  ;  e  qui  ammogliarli  :  onde  n'  ebbe  figliuoli; 
e  lino  d'  elTi  fu  il  valente  Gio.  Battila ,  di  cui  tra'  noiUi  ge- 
novefi  Artefici   già  fcrifTì  la  Vita  . 

I  lavori ,  che  il  Bilioni  qui  fece  furono  in  numero  affai 
copiofo  :  ma  io  mi  contenterò  di  riferirne  folamente  alcuni 
de' più  lUmabili ,  fra' quali  debbefi  il  primo  luogo  al  bellif- 
fimo  Crocififlb ,  che  egli  in  avorio  formò  per  il  Sig.  Giacomo 
Saluzzo  Principe  di  Corigliano  ,  Quello  Sig.  lo  ripofe  entro 
la  cappella  del  fuo  deli/iofo  palazzo  d' Albaro,  ove  tuttavia 
fi  conferva  .  Un'  altra  Immagine  pure  del  Crocififib  ,  noii-* 
meno  pregiabile ,  ma  più  grande ,  fu  da  elfo  Biflbni  in  no- 
bili Ifimo  \c2,no  fcolpita  per  la  cappella  de'  Signori  Marini 
eretta  in  S.  Domenico  .  Anzi  nella  Ifeifa  Chiefa  fono  pari- 
mente di  quello  x\rtefice  le  divote  Statue  del  Criflo  morto, 
della  Vergine  Madre  addolorata  ,  e  d'  alcuni  Angioli  ;  le  quali 
hanno  luogo  fotto  un  Altare  {b).  E  quivi  ancora  fu  dal  luo 
fcarpello  lavorata  l' infigne  Statua  della  Madonna  del  Rofa- 
rio  is)  .  Neil'  Oratorio  di  S.  Croce  fi  conferva  una  macchina 

in  legno 

{a)  Dell'  Azzolinì ,  per  altro  valentifTimo  Pittore ,  fi  hanno  poche  notif'ie  :  ne  .il- 
tii  ne  ha  mai  (cnito,  fuorché  il  {soprani,  ricopiato  appuntino  dal  Uominici 
nelle  Vite  de'  Pittori  napoletani . 

(i)    Le  lopra.idctte  Statue  l'on  cole  di  poca  confiderazione . 

(e)  La  lodata  Statua  della  Madonna  del  Kofario  lu  poi  quafi  totalmente  disfatta 
da  Pietro  Galeaiio  Scultore  nollro  gcjiovcfc ,  mono  pochi  ajini  fono  . 


ED   ARCHIT.  FOREST.,  CHE  ce.         415? 

in  legno  rapprefentativa  di  Criflo ,  che  con  la  Croce  fullt-* 
fpalle  s' incammina  al  Calvario  in  mezzo  della  sbirraglia  {a) . 
Ben  è  vero  però  ,  che  la  figura  del  Crifìo  non  è  tutta  di 
fuo  ;  avendola  prima  abbozzata  un  Maeflro  lon-^bardo  ,  di  cui 
e'  è  ignoto  il  nome  . 

Morì  in  Genova  il  BilTonì  affai  vecchio  l'anno  i<535?. 


DI    ROCCO    LURAGO 

Scultore  Lombardo  . 

DAlla  terra  di  Pelfopra  poco  dinante  da  Como  ven- 
ne in  Genova  Rocco  Lurago  Architetto  di  eccellen- 
te perizia  .  Qui  in  molte  fabbriche  fi  fece  cono- 
fcere  per  quel  valentuomo  ,  eh'  egli  era  :  ma  in_. 
ninna  tanto  fi  fegnalò ,  quanto  in  quella  del  palazzo  ,  che 
lungo  la  fl:rada  nuova  ereffe  per  il  Sìg.  Euca  di  Turfi  ; 
ove  negli  ornamenti  così  interiori ,  come  efieriorì ,  e  tutti 
in  marmo ,  nel  cortile  ricco  di  numerofe  colonne  ,  nell'  am- 
pie logge ,  nelle  eleganti  balaufirate ,  ed  in  qualunque  cofa 
diede  prova  d'  un  gran  fapere ,  d'  un  penfar  nobile ,  e  d'  un 
operare  veramente  magnifico  :  effendo  tal  palazzo  degno 
anzi  d'un  Monarca,  che  d'un  privato  Signore. 

Il  nome  di  queflo  virtuofo  Artefice  per  detta  fabbrica 
renduto  celebre  anche  fuori  di  Genova  ,  e  difiintamente  in 
Roma ,  mofie  il  B.  Pio  V.  ad  appoggiargli  la  cura  di  co- 
fìruire  al  Bofco  AlelIImdrino  la  Chiefa  ,  e '1  Convento  de"  PP. 
Domenicani  ;  ove  quel  Santo  Pontefice  avea  fatto  il  Novi- 
ziato .  S' accinfe  Rocco  all' imprefa  :  formò  il  difegno  della 
gran  fabbrica  ,  e  così  ben  la  direfle  ;  eh'  ella  riufcì  ,  quale_. 
afpetrar  da  lui  fi  dovea  ;  e  ne  fu  generofomente  rimunera- 
to da  Sua  Santità  ,  che  di  più  invitollo  a  Roma  ;  ove  di- 
chiarar lo  volea  fuo  Architetto  :  offerta  da  Rocco  modefia- 
mente  rifiutata;  perocché  troppo  era  amante  di  reilarfene  in 

Dd  2  Genova  ; 


(  rt  )   Anche  la  macchina  dell'  Oratorio   di  S.  Croce  ha  aruro   cambiamenti ,   cii 
aggiunte . 


420  NOTIZIE    DE'PITT.,  SCULT., 

Genova  ;  mentre  qui  tenea  moglie ,  e  figli  ;  né  mai  gli  manca- 
vano occafioni  di  vantaggiofamente  impiegarli . 
_^^_____^^_^  In  Genova  finalmente  in  età  decrepita  mancò  il  Lurago 

j^j         intorno  all'anno  1590.  Qui  lafciò  tre  Difcepoli  d' affai  degna 
Rocco      riufc^ra  . 
Lu.'.Aoo.  Uno  di  quefti  fu  Francefco  da  Novi ,  il  quale  fervi  molti 

anni  d'  Architetto  al  nortro  Sereniirimo  Senato  ,  per  cui  com- 
mi iTione  coilruì  fra  le  altre  cofe  la  Ghiefli ,  ed  il  Monillero 
per  li  Monaci  di  S.  Bernardo  :  llccome  in  Albaro  1'  altra-. 
Chiefa ,  e  l'  altro  Monillcro  per  gli  flelTi  Monaci . 

Il  fecondo  Difcepolo  del  Lurago  fu  G.o.  Battifla  GÌ  ifo  (a\ 
nato  in  Lombardia  nella  terra  di  Torre  vicino  a  Como  . 
Quello  Architetto  merita  particolar  lode ,  per  effere  infiemc 
con  Antonio  Corradi ,  Girolamo  Gandolfo  ,  ed  Antonio  Tor- 
riglia  ,  concorfo  a  formare  il  modello  del  grand'  Albergo  de' 
poveri  :  Opera  non  folo  delle  principali  di  Genova  ,  ma  delle 
più  cofpicue  d' Italia  .  Egli,  oltre  alla  cura  del  modello,  ebbe 
anche  la  direzione  di  quella  fabbrica.  Mori  poi  l'anno  1657. 

Il  terzo  Difcepolo  del  Lurago  fu  Antonio  Orfolino,  bra- 
vo Architetto  genovefe  ,  quantunque  nato  di  Padre  Lombardo. 
Coflui  è  Ibto  Padre  di  Tommafo  Orfolino  egregio  Scultore, 
le  CUI  prerogative  non  efpongo  ;  perchè  egli  vive .    {b) 


DI 

^  ij  )  II  riforitr)  Gin.  Battifta  fu  di  cognome  Grlgo ,  e  ttfln  Ghifo  ;  e  non  morì 
altrimenti  1'  anno  1657.  ,  ma  molti  anni  prima .  Egli  architettò  in  Genova 
la  Chiefa ,  ed  il  Convento  di  S.  Maria  di  Conlolazione  ,  fuori  della  porta_ 
dell'  Erco  ;  fabbrica  prima  di  lui  cominciata  da  Pietro  Francefco  Cajuonc . 
Li  citta  direfle  co'  Uioi  difegni  le  Chiefe  di  S.  Amonio  Abate,  e  di  S.  Fede 
nella  contrada  di  Prè .  ,  •       . 

In  San  Remo  egli  architettò  la  Chiefa  delle  Monache  Salefiane  :  ni  Monac« 
il  pala2Z0  del  Principe,  ed  altre  labbriche  :  ed  in  Genova  lavorò  ncll' accie- 
fcimento    del  nuovo  Molo . 

et)  L'  Orfolino  è  ftato  Scultore  di  qualche  pregio .  Due  Statue  in  marmo  ab- 
biamo di  lui  in  (knova  :  1' una  all'Aitar  maggiore  della  Chiela  de' PP. 
delle  Scuole  Pie  ,  efprimcntc  la  Beata  Vergine  col  Bambino  :  1'  altra  nella 
Chiefa  di  S-  Maria  delle  Vigne  :  Statua  lapprefcniante  la  llefla  Verguie . 


ED    ARCHIT.  FOREST.,  CHE  ec.         421 

DI    PIETRO    SORRI 

Pittore  Sanefc . 


intiU.    /f//?// 


CON  precorfli  fama  d'  eccellente  Pittore  portoffi  da  Siena 
in  Genova  Pietro  Sorti  l'anno  15^5.  Qui  fu  impie- 
gato in  molti  lavori ,  che  la  buona  opinione  de'  no- 
ìlri  Cittadini  verfo  di  lui  confermarono  . 
Varie  tavole  abbiamo  di  Tua  mano ,  che  pubblicamente 
efpofle  11  veggono  in  alcune  Chiefe  della  città  .  Sono  dei 
Sorri,  in  S.  Maria  del  Carmine  quella  di  S.Girolamo:  in_. 
S.  Siro  quella  del  Deporto  di  Croce  :  e  in  S.  Caterina  prclTo 
i  Monaci  Benedettini  quella  ,  che  ci  rapprefcnra  le  Spoiàlizie 
di  detta  Santa  con  Gesù  .  Nella  Chielà  dello  Spirito  Santo  ol- 
tre la  ftrada  Balbi  v'  ha  dipinto  1'  egregia  tavola  della  San- 
tifTmia  Nunziata,    {a)  Dd  3'  Dentro 

(  (7  j   La  prefata  tavola  non  è  più  in  quella  Cliiefa  * 


422  NOTIZIE   DE'  PITT.,    SCULT., 

Dentro  alla  gran  loggia  di  Banchi    fopra  1'  arcale  della 
principal  porta  vedcfi  pur  di  coflui  un  lavoro  a  frelco  d'  aflai 
— ■>— —    buona  inaniera ,  e  ben  confeivato  .    L'  argomento  di  quelìo 
Di         lavoro  e  la  Vergine  Madre  in  mezzo    ad  una  Gloria  a  An- 
PuTRo      gioii  ^  in  atto  di  moftrare  il  Tuo  Divin  Figlio    a'  Santi  Bat- 
tila ,  e  Giorgio ,  Protettori  della  città  .    (a) 

Parecchi  anni  dimorò  in  Genova  quelìo  Pittore  ;  ove-» 
tenne  aperta  la  icuola  ,  dalla  quale  il  più  bravo  Difcepolo , 
che  n'  ufcilTe  ,  fu  il  Cappuccino  Bernardo  Strozzi  .  Parti  poi 
per  Tofcana  il  Sorri ,  dopo  aver  qui  ricevuti  onori  ,  e  premj 
degni  del  fuo  valore  :    ed  ivi  compiè  i  iuoi  giorni .    i^ù) 


DI  GIO.  STEFANO   BOTTO 

Scultore  Milaneje  . 

IN  piccole  figure  di  cera  colorita ,  ed  in  ritratti  di  fìmil' 
materia  formati ,  molto  valfe  Gio,  Stefano  Botto  nato  in 
Milano  .  Io  mi  ricordo  d'  aver  veduto  di  mano  fua  figu- 
rato un  S.  Michele    di  si  raro  artifizio ,    che  mi  fece>* 
ihipire  . 

VifTe  il  Botto  in  Genova  fempre  in  tali  lavori  occupa- 
to fino  all'  ultima  vecchiaia  ,  la  quale  egli  terminò  poco  feli- 
cemente, a  cagione  di  certo  umor  malinconico  ,  che  non  altro 
fuggerivagli ,  le  non  timori  d'  efiere  da  qualche  luo  nemico 
a  tradimento  uccifo  . 


DI 

{a)   Al  baiTo  di  quella  jaitrura  leggcfi  a  gran  lettere   il  nome  del  fuo  Autore . 

{b)  Partirò  da  Genova  il  Sorri ,  fi  fermò  in  Pifa  a  dipiiigere  dentro  quel  Duo- 
mo .  TrasferifTì  quindi  alla  Patria  ;  nella  quale  profegui  a  operare  con  glo- 
ria ,  iniliiochè  vilfe .  tgli  vi  mori  V  anjio  i6ii.  dell'  età  lua  Icflantcluno 
icilo . 

Scrivono  di  quello  Pittore  con  molta  lode  il  Baldinucci ,  Decenn.  i.  par.  iir, 
fcc.  XV.,  r  IJtiur^icri  nel  tomo  ii.  delle  Pompe  Sanefi  al  tit,  35.,  e  l'Au- 
tore del  Muico  Fiorentino  alla  pag.  ij.  del  toni.  iii.  ;  ove  anche  ne  riporta 
il  ritratto  ■>  dal  quale  abbiamo  ncavaio   il  qui  premeflb  . 


ED  ARCHIT.   FOREST.,  CHE  ec.         425 

DI  GIOVANNI  BOLOGNA 

Scultore  ,  e  Fonditore  Fiammingo . 

QUANTUNQUE  Giovanni  Bologna , per  efTere  flato  tutto 
il  tempo  di  fua  vita  impiegato  ad  abbellire  di  mar- 
mi,  e  di  bronzi  la  noflra  Italia  ,  Italiano  da  molti 
fi  creda  :  pure  egli  in  realtà  fu    di  nazione  Fiam' 
mingo  :  e  nacque  in  Dovay . 

Coflui  venne  a  Genova  l'anno  1580.  :  e  qua  lo  chiamò 
il  Sig.  Luca  Grimaldo  ,  per  impiegarlo  negli  ornamenti  della 
magnifica  fua  cappella  ,  che  aveafi  fatto  cofiruire  in  S.  Francefco 
di  Caflelletto  .  Ciò,  che  il  Bologna  vi  fece,  furono  fei  Statue 
in  bronzo  grandi  al  naturale,  e  rapprefentanti  la  Fede,  la 
Speranza ,  la  Carità ,  la  Giuflizia  ,  la  Fortezza ,  e  la  Tem- 
peranza :  oltre  a  fei  putti  pure  in  bronzo  al  di  fòpra  di  al- 
cuni ornamenti  :  e  fette  bafiì  rilievi  della  flefTa  materia ,  en- 
trovi  ripartitamente  in  varj  Miflerj  Gesù  :  i.  prefentato  al  fom- 
mo  Sacerdote  :  2.  flagellato  alla  colonna  :  3.  coronato  di  fpi- 
ne  :  4.  moflrato  al  popolo  :  5.  condannato  a  morte  :  6.  con- 
dotto al  Calvario:  7.  poflo  nel  fepolcro  da  Giufeppe  d' Ari- 
matéa .  Quefl'  ultimo  bafib  rilievo ,  che  ferve  di  palictto 
all'Altare,  è  il  più  flefo  ,  e  più  eccellente  di  tutti .  Per  l'Al- 
tare medefimo  ei  gittò  in  bronzo  l' Immagine  del  Croci- 
fiiTo ,  che  finifce  d'  illuflrare  quefl:a  funtuofa  cappella  ,  la  quale 
SI  da'  noflri  ,  s'i  da'  foreflieri  è  con  iflupore  contem.plata^ , 
e  con  encomj  fenza  fine  efaltata  .    {a) 

DI  PIETRO  FRANCAVILLA 

Scultore  Fiammingo . 

DAL  foprammentovaro  Giovanni  Bologna  fu  condotto 
a  Genova  per  aiuto  il  Francavilla  fuo  giovane  ,  il  quale 
alcuni  anni  dopo  lui  ci  rimafe ,  e  ci  fece  Ooere  di 
fpecial  merito  . 
Lo  ileiro  Sig.  Luca  Grimaldo  gli  ordinò    due  Statue_. 
maggiori  del  naturale,    le  quali  collocò  nel  cortile  del  fuo 

Dd  4  palazzo  ; 

(  «  )  Parlano  di  Gio.  Bologna  il  Vafari ,  e  il  Baldinucci ,  parr,  i,  iec.  4.  pag,  izo. 


424  NOTIZIE    DE' PITT.,  SCULT., 

palazzo  ;  e  fon  quelle ,  che  rapprefentano  Giove  ,  e  Giano  {a). 

Appiè  di  quefte  Statue    fi  leggono    quefte  parole .    Faciebat 

^  hoc  opus  Petrus  Francavilla  Flander   1585. 

Di  Fu  pofcia  il  Francavilla  impiegato  dal  Sig.  Matteo  Se- 

.  Pietro     narega  nella  fcultura  di  fci  Statue ,  che  fervono  d'  ornamento 

nANCAviLLA  ^y^^  ^^^  maeftola  cappella  da  lui  eretta  in  quella  Cattedrale 

ad  onore  del  CrocinlTo  .    Elle  fono  rapprefentative    de'  Santi 

quattro  Evangelici ,  di  Santo  Stefano  ,  e  di  S.  Ambrogio  :  e  ben 

chiaro  raoflrano    quanto  folfe  il  giovane    Francavilla    efatto 

imitatore  dell'  egregio  fuo  Maeftro  .    (Jb) 

DI  ANTONIO  ANTONIANO 

Pittore  Urbinate  .    (e) 

AVendo  Federigo  Barocci  ultimato  il  bel  quadro  del 
Crocififfo,  a' cui  piedi  Canno  la  Vergine  Madre-., 
e  i  Santi  Giovanni  Evangelica ,  e  SebalViano  ;  e  do- 
vendo mandarlo  ficuro  a  Genova  al  Doge  Matteo 
Senarega  ,  che  gliel'  avea  commeffb  per  la  fua  cappella  eretta 
in  S.  Lorenzo  :  lo  fece  accompagnare  da  un  (uo  Difcepolo  no- 
mato Antonio  Antoniano ,  il  quale  fullo  Cile  del  MacCro  con 
molto  garbo  fempre  dipinfe  .  L' Antoniano  recò  a  Geno- 
-va  il  quadro ,  che  fu  affai  gradito ,  e  Cimato  (i)  :  ed  in- 
tanto ,  irovatofi  egli  ben  accolto  ,  qui  fi  trattenne  :  ne  ci  Ceitc 
già  oziofo  ;  ma   ci  dipinfe  con  fua  lode  due  tavole  per  la_, 

Chiefa 

(rt)  Le  fopraiinorate  due  Statue  fono  tuttavìa  nel  cortile  del  palazzo  medcfimo, 
ora  in  polTeflb  del  Sig.  Giù  fcppe  Maria  Brignole   di  ftrada  imovz . 

{{>')  Fu  il  Francavilla  anciie  un  efperto  Ingegnere,  nel  qual  carattere -ftettc  al 
fcivizio  d'  Arrigo  IV.  Re  di  Francia,  Compolè  in  oltre  un  libro  intitolato 
il  Microcofmo .  Si  può  vedere  intorno  a  ciò  il  Baldinucci ,  par.  a.  fec.  4.  pag.  loj, 

(e)    Non  trovo  chi  parli  di  quello  Pittore,    per  altro  molto  valente. 

(  rf  )  Il  Doge  Senarega  ,  in  fegno  di  fuo  fomnio  gradimento  per  la  lòpraddetta_ 
tavola  del  Barocci  ,  gli  fcrifle  cortelìflima  lettera ,  di  cui  foggiungo  qui  par- 
te ,  anche  per  gloria  d'  un  sì   dotto ,  ed  affabile    Perfonaggio . 

//  Crocifìljb  {della  ricevuta  tavola')  ancoraché  in  feiìtbianza  di  già  morto  y 
/pira  nondimeno  vita ,  e  tiaradifo  ;  a  noi  accemando  quel ,  che  in  effetto  fu  ,  che 
volentieri  ,  e  di  proprio  beneplacito  fuo  ,  per  amor  noliro  ,  e  per  la  fallite  di  tutti 
ha  patito  morte  .  La  dolcezza  poi  della  tergine  Madre  é  tale  ,  cìx  in  uno  fguardo 
tneaejìmo  ferifce  ,  e  fana  '  muove  a  tenerezza  ,  e  confola  :  e  pare  appunto  ,  fie_. 
t^iieir  amante  Spirito  ,  penetrando  le  ferite  di  Crijio  ,  «'  entri  dentro  a  riconofcere  « 

fé  debba 


ED  ARCHIT.  FOREST.,  CHE  ce.  425 

Chìefa  di  S.  Tomraafo ,  in  una  delle  quali  [  e  quella  è  locata 
air  Aitar  maggiore]  effigiò  lo  ftefTo  Santo  ,  che  tocca  la  piaga 
del  Coftato  al  riforto  Signore  ;  e  nell'  altra  rapprefcntò  la  Ver-  ^ 


gine  Madre  venerata  da'  SS.  Battifta  ,  e  Niccola  da  Tolentino  .        di 
Opere ,  che  io  non  dovea  pafTare  lòtto  filenzio  ;   perchè  de-    ■'^'^■^°^^'°  - 
gniffime  fono  d'  oflervazione ,  e  di  alta  lode ,    attefa  la  lor 
bellezza ,  e  la  maniera  Baroccefca ,  con  cui  fono  condotte , 

DI  FILIPPO    SANTACROCE, 

SOPRANNOMINATO  IL  PIPPO , 

Scultore  Urbinate  . 

PASSANDO  un  giorno  il  Conte  Filippino  Doria  per  Io 
Stato  d'  Urbino  ,  s' imbattè  a  vedere  un  paflorello  , 
il  quale  per  diporto  flava  con  un  coltello  intaglian- 
do in  legno  alcune  figure,  e  molto  aggiuilatamente  . 
Cortui  chiamavafi  Filippo  Santacroce ,  ed  è  quel  dello  ,  di  cui 
ora  mi  fo  a  porgere  una  breve  notizia  . 

Il  Doria  dunque  rtupito  dell'  abilità  di  quel  paflorello, 
il  giudicò  degno  di  miglior  mefliere  .  Tolfelo  per  tanto  dalla 
cuftodia  degli  armenti ,  e  condottolo  a  Roma ,  lo  pofe  fotta 
la  difciplina  d'  un  ottimo  ProfelTore  di  Scultura  .  In  quella 
città  flud.ò  con  tutto  impegno  il  Pippo  [  cosi  egli  era  in_. 
vece  di  Filippo  chiamato  ]  ;  onde  in  breve  fé'  gran  progreflì 
neir  Arte  :  e  ,  fpecialmente  ne'  minuti  intagli  tanto  in  legnoj 

quanto 

fé  dehha  6  più  trafiggerla  la  morte  delP  amato  Figlio ,  o  ricrearla  la  fallite  del 
genere  imam  ,  Coù  da  varj  a^etti  fof pinta  ,  piena  di  flnpore  ahbandcmafi  nel 
rovello  Figlio  Giovar.nì ,  che  ancl/  egli  pier.o  di  maraviglia  ^  e  dt  carità  teneramente  le 
corrifponde  ,  In  S,  S^^bafiiano  poi  fi  vedono  efprejji  tutti  i  veri  colori  ,  e  numeri 
deìr  Arte  ;  oz'e  forfè  r.on  mai  arrivarcelo  gli  Antichi ,  woi;  che  i  Moderni  ;  e  tutto 
infieme  ricca  di  artifizio  ,  e  di  vaghezza  non  ìafcia  luogo  ,  che  pur  i'  invidia-. 
r'  afpiri ,  Ma  qiiefli  Ave^ioli  benedetti  ,  che  vivi  affètti  non  fanno  anch''  ejfi  di 
maraviglia  ,  e  di  pietà  \  Affermo  di  miovo  ,  e  confejjo  ,  che  come  divina  rapifcey 
divide  y  e  dolcemente  trasforma  .  Onde  in  me  fi  Jtringono  •>  e  fi  fanno  maggiori  gh  ob- 
blighi verfo  V,  S,  ,  che  vi  ha  confumati  tanti  fudori ,  ed  alla  quale  dovrà  di  van- 
taggio fnpplire  M,  f^entnra  nojlro  ,  a  cui  mi  rimetto  col  foggiugnerle  ■,  cbe-^ 
in  Roma  i  Signori  Giufiiniani  hanno  ordine  di  sborfare  a  lei  ,  ovvero  a  perfona 
per  lei ,  il  rimanente  del  prezzo  ;  ma  non  già  di  efiingnere  i  miei  debiti  /eco  , 
che  intendo  ferbar  vivi  ^  e  riconofcerli  alla  prima  occafione  ,  che  mi  fi  of[èrifcci—t 
»  filo  Jervigig,  4'  j,  d'Ottobre  iJS»^. 

Matteo  Senare^it  Do^e  di  GpiQVS* 


42.5  NOTIZIE   DE'PITT.,    SCULT., 

quanto  in  avorio ,  in  corallo ,  ed  in  gemme ,  si  valente  di- 
venne ;  che  il  Conte  fiio  Mecenate  richiamollo  aflTai  tollio 
I  I  2  Genova  ,  per  impiegarlo  .  Qui  lavorò  d'  intaglio  con  am- 
Oi  jnlrabil  finez.'a  ;  tal,  che  giunte  fino  a  fcavare  in  un  ofTo  di 
SAr!^'!"»"^-  ch'icgia  una  boriata  compofizioncella  della  PafTione  di  Crillo  . 
"  ^  *  A  qualcheduno  parrà  ciò  incredibile  :  ma  io  pofTo  in  pa- 
rola d'  onore  attellare ,  qualmente  ho  udito  da  i  due  nollri 
Pittori  Gio.  Battirta  Cafone,  e  Gio.  Battifla  Carlone  ,  eh'  eglino 
avean  più  volte  veduto  di  mano  del  Pippo  le  immagini  de' do- 
dici primi  Cefari  intagliate  in  dodici  oITa  di  fufine  :  che  queflc 
immagini  erano  già  del  Sig.  Francefco  Monti  :  che  il  Monti 
le  avea  lafciate  al  Sig.  Niccolò  Promontorio  genovele  :  e  che 
il  Promontorio  n'  avea  poi  fatto  dono  al  Gran  Duca  di  Tof- 
caua ,  dal  quale  fi  confervano  in  quella  fingolar  gallerìa  Fio- 
rentina ,  come  pre7.ioii!rim.e    gemme  . 

Altri  fomiglianti  lavori  di  quello  raro  Artefice  potrei 
accennare  :  e  dilHntamente  alcuni  Crocififli  non  più  alti 
di  mezz'  oncia  ,  che  ben  ditVmguere  non  fi  pò  (Tono  fcnza_. 
r  aiuto  del  microfcopio  ;  per  mezzo  del  quale  fi  fcorgono  con 
tanta  efattezza  formati  ;  che  paion  Opere  fovrumane  . 

Non  fi  ril^rinfe  però  la  virtù  del  Santacroce  alle  fole_* 
cofe  piccole  :  anche  alle  grandi  s'  eflefe  ;  ed  in  effe  pure 
fi  fegnalò  .  Imperciocché  noi  abbiamo  di  Tuo  1'  alta  Statua 
in  legno  del  Crocififfo ,  ond'  ha  il  titolo  un  Altare  nella_. 
Chiefa  di  Nofira  Signora  delle  Vigne  :  e  la  macchina  pure 
in  legno  rapprefentante  il  Martirio  di  S.  Bartolom.meo  ,  che 
neir  Oratorio  a  quello  Santo  de-licato  fi  conièrva  :  ed  ambe- 
due fon   Opere  con  ottimo  gulìo  condotte  .    (a) 

Mori  il  Santacroce  in  Genova  pieno  d'  anni ,  e  di  onore. 
Ci  lafciò  dopo  di  fé  quei  quattro  valenti  figliuoli  detti  i  Pippi, 
che ,  per  effer  qui  nati  ,  già  furon  da  me  defcritti  nelle  Vite 
degli  Artefici  genovefi  . 


DI 

(  «  )   Delle  fopra  efpoftc  due  Opere  a'  dì  noUri  iiiiuia  più  fo  ne  vede . 


ED  ARCHIT.   FOREST.,  CHE  ec.         427 

DI  TADDEO    CARLONE 

Scultore  Lombardo . 


Oin^^/ . 


DA  Giovanni  Carlone  Scultore  d'anbefchi,  e  foglia  ra! 
nacque  in  Rovio ,  terra  della  giurirdizione  di  Lu- 
gano, Taddeo,  il  quale  ìnfieme  con  Giufeppe  fuo 
fratello  fu  dal  Padre  condotto  a  Genova  intorno 
all'anno  15(50.  per  lo  Audio  della  Scultura.  Qui  applicovifi 
qualche  tempo  Taddeo  .  Ma  poi ,  bramofo  di  più  avanzarfi, 
ottenne  dal  Padre  licenza  di  paftàre  a  Roma  ;  ove  molto 
affinofTì  neir  incominciata  ProfefTione  :  oltre  alla  quale  diede 
anche  opera  alla  Pittura ,  ficcome  ali'  Architettura  :  ed  hi— 
ambedue  lodevolmente  riufci . 

Lo  ftudio 


428  NOTIZIE  DE'  PITT.,  SCULT., 

Lo  fludio  fuo  principale  però  fu  quello  dello  fcolpìret 
ed  in  effetto  ben  mol1:rolÌo  ,    allorachè  ritornato   in  Genova 
ci  lavorò   tante,  e  s\  fquilìte  Opere;    che  ad  una  grande-. 
Di       cflimizion  1'  elevarono  . 
La^^I^l  Furono  delle  prime  prove    de'  fuoi  fcarpelli    le  figuro 

d' alcuni  Angioli  in  marmo  formate  fof>ra  le  fei  cappelle 
[  che  pur  fono  di  Tua  architettura  ]  nella  finiflra  navata  della 
Chicfci  di  S.  Francefco  di  Gaftellerto  .^  Quefli  lavori  egli  con- 
duffe  l'anno  1578.  mentre  rtava  colà  ritirato,  per  ripararli, 
dalla  peftilenza,  che  contro  quella  città  in  tal  anno  infieriva. 

Dopo  ciò  venne  impiegato  dal  Sig.  Franco  Lercaro  ne- 
gli ornamenti  alla  porta  del  fuo  palaz/^o,  lungo  la  lirada-. 
nuova  .  E  le  figure  di  due  termini  ignudi  quivi  rilevati  tanto 
piacquero  a  quel  Signore  ;  che  toflo  gli  die  la  commiflìone 
di  due  ritratti  in  marmo  ;  e  fon  quelli ,  che  al  prefente  fi 
veggono  fopra  due  bafi  preffo  alla  fala  del  primo  piano  di 
quel  palazzo  raedefim.o  .  L'  uno  di  efli  ha  1'  effigie  del  Ler- 
caro :  r  altro  della  fua  Spofa  . 

Nel  palazzo  del  Sig.  Lionardo  Sai  vago ,  fituato  puro 
nella  ftrada  nuova ,  fece  varj  lavori  ;  ove  alfai  confiderabili 
fono  quelli ,  ond'  è  fregiata  la  porta  ,  fulla  quale  fcolpi  due 
uomini  felvaggi ,  e  due  graziofi  putti  fulle  due  laterali  fincflre. 

In  quello  Duomo  lavorò  nella  cappella  de'  Signori  Sena- 
rega  i  due  depofiti  con  le  Statue  di  Giovanni ,  e  di  Matteo 
già  Doge  ,  Signore ,  quanto  altri  mai ,  fornito  di  pietà  ,  e  di 
lettere  si  tofcane ,  clie  latine  ;  come  lo  manifellano  più 
Opere  da  lui  publilicate . 

Per  il  Duca  di  Turfi  fu  quello  Artefice  impiegato  nel 
lavoro  delle  figure ,  che  ornano  il  frontale  della  magnifica 
porta  del  già  altre  volte  rammentato  palazzo  di  ftrada— 
nuova  :  e  fopra  il  primo  ordine  delle  finellre  di  efiTo  palaz- 
zo formò  alcuni  mafcheroni  di  ben  intefa  invenzione. 

A  un  lato  della  porta  del  Palazzo  Reale  egli  collocò 
la  Statua  da  Te  formata  di  Gio.  Andrea  Doria  :  Statua  colof- 
fale  ,  e  d'  ottimo  lavoro  :  tuttoché  1'  altra  del  Montorfoli 
collocata  nel  lato  oppoflo  le  faccia  avere  qualche  difcapito . 

Sulla  porta  dell'  Erco  lavorò  in  pochi  giorni  la  bella 
Statua  di  Santo  Stefano ,  ed  ornò  la  porta  ileilà.  d'  un  mae- 

iloio 


CARLONe , 


ED  ARGHIT.   FOREST.,  CHE  ce.  42^ 

ftofb  ordine  dorico    in  travertino  .    Né  debbo  tacere ,  come 

con  fuo  difegno  è  in  S.  Siro  coiìruita  la  cappella  della  Pietà, 

e  r  altra  dedicata    alla  Vergine  AlTunta  ;    ove  anche  lavorò  _„.«.,.. 

in  marmo  alcune  vStatue ,  e  diverfi  baffi  rilievi .  51 

Nel  dirtrerto  di  Savona  architettò  la  facciata  della  Chiefa    JTadcio 
di  Noilra  Signora  di  Mifercordia;  laqual  facciata  cricca  di  begli 
ornamenti ,  e  di  Stdtue  :    ogni  cofa  in  marmo  ;    fra  efle  af- 
fai nobili  fono  ,  quella  della  Vergine  fopra  la  porta  (a) ,  e  quelle 
due  laterali  de"  Santi  Giovanni  Battifla ,  e  Giovanni  Evangelilta. 

Volendo  il  Principe  Loria  far  coltruire  una  fuperba_. 
fontana  nel  deliziofo  giardino  contiguo  al  fuo  palazzo  ; 
n'  appoggiò  r  incumbenza  a  Taddeo ,  che  la  cortrui  vera- 
mente magnifica .  Vi  fi  alza  nel  mezzo  la  figura  d'  un  Net- 
tuno in  atto  di  dar  la  corfa  a  i  marini  cavalli  ;  e  all'  intor- 
no vi  fono  delfini ,  aquile ,  tefluggini ,  ed  altri  animali ,  ol- 
tre a  varj  ornamenti  di  arabefchi ,  di  cartelle ,  di  mufaici , 
e  di  fimili  colè  piene  d'  artifizio ,  e  di  amenità . 

Benché  quello  Catione  fia  di  nafcita  lombardo  :  tuttavia 
confiderare  il  poffiamo  ,  qual  noflro  genovele  ;  perciocché  ,  co- 
me diffi  ,  venne  in  Genova  da  fanciullo  ;  e  divenuto  Mae- 
iìro  ,  qui  elercitò  la  fua  Profeffione .  Qui  pure  il  congiunfe 
in  matrimonio  con  Geronima  Verrà ,  dalla  quale  ebbe  alcuni 
figliuoli  :  uno  d"  tffi  fu  Giovanni ,  di  cui  già  fra'  noll;ri  Ge- 
novefi  fcrifiì  la  vita  ;  un  altro  è  Gio.  Battilla ,  che  tuttora 
vive  :  ambedue  Pittori  di  fpecial  merito . 

Trapafsò  Taddeo  Catione  all'  eternità  in  Genova    quafi 

^fettuagenario  l'anno  di  noilra  faluie   1Ó13.,  e  iu  fepolto  in 

S.  Francefco  di  Catl:elletto  .    Sopra  la  tomba ,  che  le  di  lui 

ceneri  cuopre ,  leggefi  quefta  inlbrìzione  lattavi   incidere  da 

Giovanni  luo  maggior  figlio  . 

Thaddaevs     Carlonvs 
egregivs     scvlptor 

NIL     NISl      CORPVS 
MORTI      CONCESSIT 

An.  MDcxni.  Da- 

(  «  )  Quefta  nobile ,  e  magnifica  facciata  fu  fatta  coftruirc  dal  Patrizio  Franco  Bor- 
lotto ,  il  quale  non  volle  ,  che  in  alcun  luogo  di  ella  toffe  polla  1'  arma  di  lua 
cafa ,  né  tampoco  il  luo  nome .  Solo  fece  incidere  a  pie  della  Statua  rapT 
f  releatajice  ivUiia  Verdine  q.ueite  parole ,  Qmnibm  ignotus ,  ^»i»  tiùi  !;«??«  • 


430  NOTIZIE    DE'  PITT.,  SCULT., 

Daniello  Cafella  lombardo  fu  difcepolo  di  Taddeo  nell* 

Architettura  :    e  ficcome  il  Maelìro  non  potè  profeguire  la_. 

i...«i_^.  cominciata  fabbrica  della  Chiefa  di  S.  Pietro  di  Banchi  (a)  : 

Di        cos'i  ne  addofsò  l'incarico  a  quefto  Tuo  Difcepolo,  che  la  ri- 

Taddeo     cluffe  alla  bellezza ,  in  cui  or  la  veggiamo  .    Di  queflo  me- 

defimo  Tuo  Difcepolo  è  il  difegno  della  prima  cappella  della 

navata  delira  in  S.  Siro ,    e  di  altre  fabbriche  di  regolata , 

e  vii^ofa  fimmetri'a  . 

Dallo  (leiro  Taddeo  apparò  la  Scultura  Lionardo  Fer- 
randina ,  che  molte  Statue  in  Genova  coflrui  :  ma  per  fuori. 
Una  fola  di  lui  e'  è  qui  rimafi  ;  ed  è  quella  della  Madonna 
in  marmo  fcolpita ,  eliftente  fopra  un  Altare  nella  Chiefa 
della  Santiffima  Nunziata  del  Guailato  . 

Difcepolo  di  Taddeo  fu  anche  un  altro  Lombardo  no- 
minato Domenico  Scorticone ,  che  non  men  celebre  riufcì 
nello  fcolpire ,  che  nell'  architettare  .  Da'  fuoi  fcarpelli  è  la- 
vorata la  Statua  deUa  Madonna  col  Divin  Figlio  in  collo , 
polla  fopra  la  magnifica  porta  della  Pila  verfb  il  Bifagno  : 
e  di  fuo  fon  pure  le  due  Statue  de' Santi  Ambrogio,  e  Carlo, 
entro  la  Chiefa  del  Gesù  nelle  nicchie  della  prima  cappella 
a  man  delira  .  Parimente  co'  difegni  del  Ferrandina  furono 
coi1:ruite  molte  fabbriche  di  palazzi  .  Coftui  pure  per  li  Si- 
gnori Lomellini  s' impiegò  infieme  con  Giacomo  Porta  in  ador- 
nare la  Chiefa  della  SantilTima  Nunziata  del  Guaftato ,  tanto 
in  marmo  ,  quanto  in  altre  materie  ,  Lo  Scorticone  fini  di  vi- 
vere verfo  la  meti  del  corrente  fecolo  in  etì   provetta  .      ^ 

Nel  tempo  lieffo  fiorì  qui  un  altro  Scultore  lombardo  ,  che; 
molte  Statue  ci  lavorò  .  Sua  è  la  Statua  della  Madonna  fopra  ' 
r  arco  di  S.  Brigida  nella  flrada  Balbi  :  fua  la  Statua  d'  un 
Patrizio  in  quclt'  Ofpedale  :  e  fua  pure  è  I*  Immagine  in  mar- 
mo della  Madonna  di  Mifericordia,  che  rta  in  fui  maggior 
Altare  di  quella  Chiefa  di  S.  Fede  .  Anche  quello  Scultore-, 
mori  in  Genova  :  ma  non  già  un  fijo  figlio  nominato  Simone, 
che  njlla  Profelfione  paterna  afCii  ben  s'  avanzava  ;  perciocché 
co  lui  da  gioN'anccto  partì  di  qua  ;  ne  mai  più  alcuna  nuova 
n'  abbiam  faputo  .  DI 

(/i)  IVjl'a  fjpraUcrti  C'iiera  fono  di  mano  di  TaiJco  Carlone  le  otto  Statue-. 
rapj>r:leìitativ'e  de'  '^aiiti  7,acciierìa ,  Elifioecta,  Gio.  tJattirta  ,  Gio.  Evangc- 
lifli ,  ■'^rc}"ino,  Giorgio,  Rocco,  e  S'jJailiaiw  :  e  delio  itclio  iviaellro  ion  all- 
eile le  figure  de'  due  Aiigioli  poite  Ibpra  1'  Aitare  della  tiantiis.  Cojicezujiic . 


ED  ARCHIT.  FOREST.,  CHE  ec. 


431 


DI  GIUSEPPE  CARLONE 

Scultore  Lombardo . 


FRATELLO  di  Taddeo  Caiione  fu  Giufeppe,  che  gli 
divenne  anche  cognato ,  per  avere  fpofata  una  forella 
della  moglie  di  lui ,  dalla  quale  n'  ebbe  due  figli 
qui  nati  :  e  furono  Bernardo ,  e  Tojnmafo .  Di  quelH 
parlerò ,  dappoiché  alcuna  cofi  avrò  detto  del  Padre  loro  . 
Quantunque  Giufeppe  non  giugnelTe  nello  fcolpire  alla 
m.ìeflrìa  di  fuo  fratello  :  con  tutto  ciò  gli  fu  di  grand'  aiuto 
in  molti  lavori ,  che  quegli  ebbe  a  fare  per  Mantova  ,  per 
la  Francia ,  per  la  Spagna  ,  e  per  l' Inghilterra  .  Lavorò  Giu- 
feppe anche  cofe  dì  lua  invenzione  .  In  tatti  fon  di  fua  mano 
le  due  fuperbe  Statue  de' Santi  Apoftoli  Pietro,  e  Paolo  polle 
a'  Uti  dtil'  A'itar  maggiore  entro  la  Chiefa  del  Gesù ,  ed  in 

San  Siro 


45^  NOTIZIE  DE'  PITT.,   SCULT., 

San  Siro  fon  pure  di  fuo  gli  Angioli ,  che  reggono  1'  Altare 
delta  cappella  del  Sacro  Prefepio  . 
"-'  La  debolezza  di  Tua  compiendone ,  e  i  fatìcofi  sforzi  nel 

Dr        lavorare  il  marmo,  furon  cagione,  che  a  queft'  Autore  fi  gua- 
Carlox/.    ^^^^  ^^  flomaco  .    E2;li  dopo  varj  inutili  tentativi   di  medi- 
cine ,  alla  fine  fi  rifolvette  d'  andare  a  far  prova  dell'  aria^ 
nativa  .    Ma  giunto  in  patria ,  vi  lafciò  in  breve  la  vita  . 

Pili  di  lui  fu  valente  nella  Scultura  Bernardo  fuo  figlio , 
il  quale  formò  per  que/la  Chicfa  del  Gesù  la  Statua  di  S.  Maria 
Maddalena  ,  che  fi  vede  in  una  nicchia  della  cappella  dedi- 
cata alla  SantiiTima  Concezione:  e  le  altre  due  de'  Santi  Vin- 
cenzio ,  e  Stetano  ,  che  fi  vedono  ncU'  altra  cappella  a  queil'  ul- 
timo Santo  dedicata .    (a) 

Maggior  numero  d'  Opere  di  Bernardo  avrebbe  la  no- 
flra  citt\  ;  ft-  la  fama  di  lui  pervenuta  a  Vienna  non  fofre_. 
fiata  cagione  d'  un  onorevole  invito ,  eh'  egli  ebbe  da  quella 
Corte  .  Pafsò  torto  colà  il  nobile  Artefice  ;  ove  fece  molti 
lavori  per  ordine  di  quelle  Imperiali  MaelVi  ;  e  più  ancora 
prcparavafi  a  farne  ;  quando  intempelìiva  morte  lo  colfe . 

Nello  fcolpire  non  la  cedette  a  Bernardo  il  fuo  minore 
fratello  Tommafo.  Quefli  lavorò  nella  Chiefa  del  Gesù  i  due 
Angioli  in  marmo  ,  che  colà  fono  fopra  il  frontale  della  cap- 
pella del  CrocififTo  ;  e  fimilraente  vi  lavorò  la  Statua  della 
Madonna,  che  t;en   fra  le  braccia  il  fuo  Divin  Figlio. 

MoflroHì  Tommafo  anche  perito  nell' Architet'ura  .  E' di 
fuo  difegno  il  coro  di  S.Siro:  Opera  d'una  bellezza  mara- 
vigliofi,  con  marmi  difpofli  nella  più  elegante  architettonica 
fimmetria  (b) .  In  quefla  Chiefa  medefima  fono  pur  di  mano 
fua  gli  Angioli  col  Dio  Padre  al  di  fopra  ,  fcolpiti  in  un  baifo 
rilievo ,  che  rinferra  nel  mezzo  la  divota  Immagine  di  No- 
flra  Donna  delle  Grazie. 

Vide  quefto  Scultore  1'  ultimo  de'  fuoi  giorni  in  Torino, 
ove  s'era  portato,  perfervire  a  quel!' Altezza  ;  di  cui  ordine 
gli  fu  eretto  un  fepolcro  con  buQo,  ed  infcrizione  molto  ono- 
revole .  DI 

(fl)  San  pure  di  Bernardo  Carlone  in  quella  medenma  Chiefa  le  alnc  due  Sta- 
tue poflc   a' lati  della  cappella    di  S.  Ignazio ,  figuranti  Abramo,    e  Davidde. 

il>)  Oltre  all'  Arcliiicttura  del  prefato  coro  e  .-inche  di  niano  di  Tonini ifo  i!  bel 
gruppo  fìruaro  nella  prii-cioal  nicchia  d;'!  coro  medrfnio.  Tal  gruppo 
e  rappreiv-niadvo  della  Saiuiflìma  Veigiiic  addolorata,  teiieute  in  grembo  « 
morto  Gesù. 


ED  ARCHIT.   FOREST.,  CHEec.  435 

DI  MARCELLO  SFARZO 

Plajìicatore  Urbinate  . 


C 


date  in  Roma  per  molti  anni  non  poche  prove  di  Tua 
abilità ,  fi  trasferì  a  Genova ,  dove  poi  continuamente  vilTe 
impiegato  . 

Qui  affai  lavorò  :  e  in  diverfe  Chiefe  ancor  oggi  alcuni 
Tuoi  fiucchi  fi  veggono  :  come  in  S.  Bartolommeo  detto  degli 
Armeni  ,  in  S.  Rocco ,  ed  in  S.  Francelco  di  Caflelletto  , 
Collui  tralfe  dalle  Opere  fue  non  lievi  mercedi  ;  onde  potè 
vivere  agiatamente ,  e  far  qualche  avanzi .  Nulla  però  la- 
fcionne  a'  fuccefiTori  ;  perchè  la  fua  lunghiflìma  vita  ,  che  durò 
poco  meno  d'  un  fecolo  ,  e  il  vano  impegno  per  la  fallace 
arte  di  fabbricar  l' oro  ,  gli  confumarono  innanzi  tempo 
quanto  avea  guadagnato  . 

DI   BARTOLOMMEO    EIANCO 

Architetto  Cornafco, 

Artolommeo  Bianco  da  Como  eccellente  Architetto 
lafciò  dopo  di  fé  un  figliuolo  ,  che  ,  nato   CiTendo    in 
Genova,  vuol  tenerfi  per  noQro  .  Di  lui  dirò  qualche 
cofa  .    Ma  egli  è  giuflo  ,  eh'  io  prima  qualche  cofa-. 
dica  del  Padre  . 

Fu  Bartolommeo  dal  Sereniffimo  Governo  confultato  in- 
torno al  nuovo  recinto  delle  mura ,  che  fi  dovean  fare  a  quefla 
cittì  :  e  trovatofi  ben  faggio  il  parer  di  coi^ui  ;  vi  fu  torto 
impiegato  .  Oltracciò  ebbe  anche  a  lavorare  per  1'  accrefci- 
mento ,  e  fortificazione  di  quelì;o  nuovo  molo  ;  nel  che-» 
tanti  valenti   Architetti  già  s'  erano  adoperati  . 

Parimente  occupoflTi  nella  bruttura  d' alcuni  edifizj  di  fpe- 
cial  confiderazione  .   Con  fuo  difegno  fi  fabbricò  il  maellofo 
Tom.  L  Ee  Collegio 


434  NOTIZIE  DE'  PITT.,   SCULT., 

Collegio  de'  PP.  Gefuiti  nella  fìrada  Balbi ,  che  per  la  pro- 
porzionata firamctiìa  cosi  interna  ,  come  ellerna  ,  e  per  lo  ma- 
crnìfirn  grandiofo  cortile,  andrà  Tempre  del  pari  con  le  me- 
!>;        glio  intcfe  fiibbriche  della  noftra  città  .    A'  fianchi  di  detto 
Bartc^lom-  Collegio  ereffe  pure    da'  fondamenti    l' infigne    palazzo    del 
w  io  Bianco,  gj^^  Gio.  Agoflino  Balbi  (a):  e  dirimpetto  a  quello  v' erelle 
r  altro  per  altri  Signori  della  fleilà  Famiglia  ;    renduto  poi 
più  magnifico    dal  fuo  vivente  poileditore    il  Sig.  Francefco 
Maria  Balbi    con  la  direzione   di    Pietro  Antonio   Corradi , 
di  cui  per  la  molta  virtù  fua  volentieri  farei  parola ,  fé  non 
me  lo  vietalFe  il  mio  propofito  di  lol  tanto  parlare  degli  Ar- 
tefici trapanati . 

Morì  Bartolommeo  Bianco  l'anno  1557.,  ma  non  già 
del  morbo  pdlilenziale  :  e  lafciò  dopo  di  fé  due  figliuoli 
Pietro  Antonio,  e  Gio.  Battifia  .  Del  primo,  che  ntll' Ar- 
chitettura dava  fperanza  d'  una  gran  riufcita,  nulla  polFo  dire, 
perchè  giovanetto  morì  .  Sol  dunque  mi  reila  adir  del  fecondo. 

Collui  lavorò  egregiamente  in  marmo ,  ed  ebbe  molte 
commi  fTioni  per  fuori  di  Genova  ,  fpecialmente  per  Fran- 
cia ,  ove  mandò  una  figura  di  Bacco  grande  più  del  natu- 
rale :  e  v'ebbe  un  felice  incontro  .  In  Geno'^a  abbiamo  di  lui 
un'Opera,  che  quand'  altra  jnai  fatto  non  ne  avefle  :  pure  farebbe 
degno  di  fomma  lode  .  Tal'  Opera  è  la  Statua  della  B.  Vergine 
fopra  un  bel  gruppo  d'  Angioli ,  il  tutto  lavorato  in  bronzo. 
E'  locata  quefla  nobilifTima  Statua  al  maggior  Altare  della 
Chiefa  Metropolitana  di  S.  Lorenzo  :  e  quanto  durerà  quel 
metallo ,  tanto  viverà  la  fama  di  chi  fu  Autore  d'  un  lavoro 
sì  fegnalato  . 

Portoflì  poi  Gio.  Battifia  a  Milano ,  invitatovi  da  que* 
Cittadini  :  e  colà  molti  egregj  lavori  in  marmo  vi  (cce . 
In  quella  città  ilrinfe  amicizia  col  Cerano  valentifllmo  Pit- 
tore :  e  ficcome  fin  da  giovanetto  avea  Tempre  nodrito  uiì_^ 
fervido  genio  in  ver  la  Pittura  :  così  volle  con  quella  occa- 
fione  confolarfelo ,  ed  elferne  meglio  da  quel  grand' uomo 
inllruito  .  Aggiunto  1'  affiduo  ftudio  a' principi,  che  già  n'avea 

prell , 

(«)  Di  quefto  palazzo  e  al  prefcnte  poflcditore  il  Sig.  Marcello  Durazzo  del  fu 
Giacomo  FilipiJo  ;  dal  quale  Sig.  Marcello  è  flato  ridotto  a  maggior  bellezza, 
per  le  eccellenti  pitture ,   di  cui  lo  ha  fattq  adornare . 


ED  ARCHIT.    FOREST.,  CHE  ec.         435 

prefi ,  e  alla  fomma  perizia ,  che  avea  del  difegno ,  e  dell' 
invenzione  ;  potè  in  breve  fpazio  arrivare  a  dipingere  tavo- 
line molto  fpeciofe  .  Ritornò  finalmente  a  Genova  ,  e  qui  ri-  -»;^^^ 
pigliò   r  ufo  degli  fcarpelli  ,  ma  per  poco  tempo  ;  perocché        Di 
cólto  l'anno  i6<:j.  dalla  pelli  I  enza ,    foggiacque  alla  funeda  Bartolom- 
forte  di  tanti  nobili  Artefici . 

Qui  mi  refla  ancora  a  notificare  ^  che  Difcepolo  del  Pa- 
dre di  queflo  Gio.  Battila  fu  un  certo  Pietro  Quadro  da_. 
Balerna  [  terra  poco  dinante  da  Como  ]  ,  il  quale  in  Genova 
alcuna  cofa  in  Architettura  con  aggìuflatezza  operò  :  e  più  ci 
prometteva  la  fua  molta  abilità  :  ma  affai  giovane  lo  perdemmo, 

DI    ROCCO    PENNONE 

Architetto  Lombardo  . 

PO  CH  j  furono  gli  Architetti  ,  che  ,  oltre  al  faper  formare 
un  buon  difegno  ,  e  darne  l' indirizzo  per  1'  efecuzio- 
ne,  lapeffero  finche  adoperar  le  llecche  ,  e  gli  fcarpelli, 
per  modellarne  le  membra  .  Rocco  Pennone  fu  un  Ar- 
chitetto ,  che  le  partì  tutte ,  le  quali  concorrono  ad  orna- 
re le  fabbriche,  come  i  piedidalli ,  i  capitelli,  gli  arabefchi , 
i  fedoni ,  egregiamente  feppe ,  e  volle  da  per  fé  fcolpire_.  : 
onde  veggiamo  cofe  di  lui  molto  eleganti ,  e  accurate  :  che 
a  ragione  ci  muovono  a  rammentarlo  ,  qual  uomo  di  diQin- 
tiflìjno  merito  . 

Dedinollo  quedo  Sereniflìmo  Senato  a  fare  in  marmo 
gli  ornamenti  del  coro  della  noflra  Cattedrale  .  Egli  effgui 
qued' Opera  egregiamente:  perciocché  v' introdulTe  nicclie 
fregiate  con  otti.ma  fimmetrìa ,  e  arricchite  al  di  fuori  di 
bizzarri  inragli,  e  capricci,  che  non  poifono ,  fé  non  alta- 
mente gradi rfi  . 

Venne  ahres'i  impiegato  codui  nell'  Architettura  della_. 
nobil  cappella  dedicata  alla  Madonna  del  Rofario  in  queda 
Chiefa  di  S.  Domenico  ;  la  qual  cappella  aliai  vaga ,  e  ben 
regolata  riufci  nella  didribuzione  de'  marmi ,  e  delle  colonne 
con  tal  ingegno  difpode;  che,  quantunque  inangudo  luogo,  pure 
apparifcono  d'  ampia  grandezza ,   ed  infieme  al  luogo  deffo 

Ee  2  propor- 


4^(?  NOTIZIE   DE'  PITT.,   SCULT., 

proporzionare:  e  più  di  quello  fui,  fembra  altresì  la  cappella 
medefima  ,  che  di  tutti  quefti  ornainenti  fenza  ombra  di  con- 
.  tufione  fa  bella  pojnpa  . 

D,  Altre  cofè  architettò  in  Genova  con  Tuo  difegno  il  Penno- 

Rocco      ne:  come  gli  ornamenti  nel  coro  della  Chiefa  dedicata  a' Santi 

.E£NNON£.   Qiacomo,  e  Filippo,  fuor  della  porta  dell' Acquafola  .  Falciò 

pure  di  marmi  il  coronella  Chicfli  di  S.  Brigida  ,  e  1'  altro 

■   della  Chiedi  di  S.  Marta  .    In  S.  Siro  diede  il  difegno  per  la 

facciata  interna  della  prima  nave  :  e  di  fua  mano  efeguillo . 

Quivi  pure  collocò  fopra  la  porta  principale    la  Statua   del 

Sereninimo  Agollino  Pallavicino  formata  da  non  fo  qual  Mae- 

ftro  Ilio  compatriota;  la  quale  però  dopo  qualche  tempo  fu 

pofla  in  una  nicchia  a  lato  della  porta  medciima  :  e  dov'  era 

quella,  ne  fu  collocata  un'altra  rapprefentativa  di  S.  Pietro. 

Mori  il  Pennone  in  Genova   di  pellilenza  l'anno  1657.; 

fendo  per  altro  già  avanzato  in  età  .  Non  dico  qui  alcuna  cofa 

di  Carlo  Stef^ino  fuo  figlio  ;  perocché  di  lui  già  parlai  nella 

Vita  del  Sarzana ,  di  cui  fu  Difcepolo . 

DI  GIO.  BATTISTA    ORSOLINO 

Architetto  Lombardo . 

IL  primo  degli  Orfolini  ,  che  di  Lombardia  venifTe  ad  abi- 
tare in  Genova  fu  Gio.  Battilla  .  Quelli  v'  ebbe  due  figli 
Giovanni,  e  Crilloforo  :  di  Ciilìoforo  nuli' altro  poilb 
dijre,  fé  non  che  mori  giovanetto  d'un  colpo  di  làllo 
fgraziatamente  cadutogli  da  una  fabbrica  fui  capo .  Di  Gio- 
vanni ,  e  del  Padre  fuo  dirò  qui  alcuna  cofa . 

Coiloro  abbellirono  la  cappella  dedicata  alla  Santi/Tima 
Verg'ne  nella  Chiefa  di  Noflra  Signora  delle  Vigne  .  Pari- 
mente co'  loro  difegni  rinnovarono  ,  e  pofero  in  miglior  fim- 
metria  il  coro ,  e  la  cappella  fotterranea  dedicata  a  Noflra_^ 
Signora  del  Monte  nella  Chiefa  de'  PP.  Riformati  di  S.  Fran- 
cefco  iòpra  il  Bilagno . 

Chiamati  pofcia  in  Savona  da'  Deputati  a  quell'  infignc 
Santuario  della  Madre  di  MUericordia  ,  vi  fecero  alcuni  or- 
namenti in  marmo  cObì  dciiiro  ,  come  fuori  della  cappella  ;  ove 

fi  venera 


ED  ARCHIT.   FOREST.,  CHE  ec.  437 

fi  venera  la  miracolofa  Statua  di  efla  Santiffìraa  Madre  .  (a) 
Altre  Opere  fecero  qui  per  privati  :  né  mai  mancarono 
a  quefli  due  virtuofi  Soggetti  occafioni  di  fruttuofamtnte_> 
occuparfi  .  Morì  Gio.  Battila  già  moJto  vecchio  :  e  a  lui 
fopravvilfe  alcuni  anni  il  figlio ,  che  poi  fu  tratto  a  morte 
dalla  pelHlenzial  infezione  del  KJ57. 

DI  GIOVANNI,  E   GIACOMO 
A   I   C  A    R   D   I 

Architetti  Pìemonteft . 

DUE  Architetti  di  fama  non  ordina.'ia  vide  Genova 
verfo  la  metà  del  prefente  fecolo  in  Giovanni  Aicar- 
do ,  e  in  Giacomo  Tuo  figlio ,  de'  quali  partitamen- 
te  alcuna  cofli  dirò  . 
Da  Cuneo  città  del  Piemonte  venne  in  Genova  queflo 
Giovanni  r  e  qui ,  riconofciuto  per  aflai  valente  nella  fua  Pro- 
feflìone,  fu  impiegato  in  fabbriche  di  notabil  momento:  co- 
me in  quella  de'  magazzini  del  grano  predo  la  porta  di  S.  Tom- 
mafo  :  in  quella  delle  cafe  de'  Signori  Serra  fulla  piazza  dì 
Banchi  :  e  nel  rifacimento  del  coro  di  S.  Domenico  :  Opera 
di  ben  efperta  maeflria ,  e  di  ottimo  guflo  . 

Molto  giovevole  fu  Giovanni  alla  noflra  città ,  per  aver 
trovata  la  maniera  di  farci  venire  in  tanta  copia  1'  acqua_. 
col  mezzo  dello  fmifurato  acquidotto  di  Calzuolo  .  Quefla 
per  ifcofcefe  montagne  continuamente  padando ,  ertra  ,  e  fi 
diflribuifce  alle  cafe  ,  giufla  il  bifogno  .  S'  ammira  in  tal  acqui- 
dotto l'ingegno  dell'Artefice:  ma  molto  più  ancora  la  libe- 
ral magnificenza  della  nollra  Repubblica ,  che  s'  impegnò  ad 
una  eccefllva  fpefa  per  benefizio    de'  qui  abitanti  . 

Ee  3  Dopo 

(  rt  )  La  defcrizione  di  queir  infìgne  Santuario ,  e  delle  egregie  plrrure  ,  fculnire , 
ed  architetture  ,  che  gli  faniìo  ornamento  ,  è  ftata  pubblicata  da  moiri  Aurori  : 
fra'  quali  ultimamente  dal  Sie.  Giacomo  Picconi  Savonefe  nel  ^ibro  del!a_ 
fioria  dell'  Apparizione  di  Noftra  Signora,  flampato  qui  l'anno  1760.  Colà^ 
fi  può  aver  diftinta  notizia  delle  belliflìme  tavole  ,  che  adornano  Quel  magni- 
fico Tempio  :  ove  forprendenti  fono  fra  effe  quella  della  Prefentazione  di  Ma- 
ria Vergine,  di  mano  del  Domenichino  :  e  l'altra  dirimpetto  a  baffo  ri- 
lievo divinamente  in  marma  fcolpita,  infieme  con  gH  ornamenti  tutti  della 
cappella  ,  dal  Cav.  Gi-J.  Lorenzo  Bernina  .  Qiiello  baffo  rilievo  rapprelenta 
la  Vifitazione  di  effa  Vergine   a  S.  Elifabetta  . 


438  NOTIZIE   DE"  PITT.,   SCULT., 

Dopo  quello  Architetto,  morto  poco  prima  del  k^ij. , 
rimafe  Giacomo  fuo  figliuolo  alla  continuazione  dell'  acqui- 
,  dotto  .  Cortui  difegnò ,  e  direlTe  alcune  altre  Opere  pubbli- 
Di  elle  :  collrui  i  magazzini  del  fale  dirimpetto  alla  Chiefa  di 
Giovanni  y  s.  Marco  .  Ingrandì  i  due  Ponti ,  1'  uno  detto  de'  Mercanti , 
AjcardIT  1'  altro  Reale ,  del  quale  ornò  la  bella  porta ,  che  gli  rta  in- 
nanzi ,  ergendovi  in  oltre  nel  mezzo  una  nobile ,  e  maeftofà 
fontana  cinta  di  marmi,  e  copiofi.1  d'acque,  che  fono  d' uni- 
verfal  comodo  a'  ballimcnti ,  che  a  lor  arbitrio  le  ne  prov- 
vedono . 

Concorfe  anche  il  Giacomo  a  fabbricar  quella  parte.* 
delle  mura ,  che  principiando  dalla  Darfena  s'  emende  fino 
alla  porta  del  Molo  ;  anzi  vi  coilrui  con  fuo  difcgno  1'  arti- 
fi..iofa  llrada  di  Ronda ,  che ,  quafi  un  lungo  continuato  ter- 
razzo ,  gira  all'  intorno  di  elfa  Darfena ,  e  tutta  la  cinge  ; 
porgendo  a'  Cittadini  un  ameno  pafTeggio  ,  e  una  deliziofa 
virta  del  porto . 

Con  general  difpiacere  perdemmo  quello  raro  Architetto 
l'anno  1650.:  e  molto  più  fenlibile  ci  riufcì  quella  perdita; 
dacché  non  ci  rimafe  alcuno  fra'  nollri  feguace  di  tanta  virtìi . 

DI  GIROLAMO  GANDOLFO 

Architetto  della  Valle  d'  Oneglia  . 

GIROLAMO  Gandolfo  nativo  d'una  terra  della  Valle 
d'  Oneglia  venne  in  Genova  ad  efercitare  1'  Archi- 
tettura ,  in  cui  era  molto  confumato  .  Coftui  ebbe 
qui  varie  commiflioni  confiderabili  ;  fra  le  quali  una 
fu  di  dare  il  fuo  difegno  per  la  collruzione  del  grand'  Al- 
bergo de'  Poveri  :  fabbrica  sì  cofpicua .  Ben  è  vero  ,  che 
altri  difegni  per  quella  medelìma  fabbrica  furono  efibiti  da 
Gio.  Battilla  Ghifo ,  da  Pietro  Antonio  Corradi ,  e  da  An- 
tonio Torriglia ,  Trovati  fi  tutti  quelli  egualmente  buoni ,  fu 
(labilito  da  que'  Deputati ,  che  i  quattro  Architetti  unitamente 
un  folo  ne  defièro ,  come  avvenne  con  pari  foddisfazione  di 
coloro,  che  lo  commifero  ,  e  di  coloro,  che  lo  formarono. 
Che  fc  la  gloria  di  tal  Opera  fu  ripartita  fra  molti  :  non  fu 

però 


ED   ARCHIT.   FOREST.,  CHE  ec.         43^ 

però  ripartita  ,  ma  fu  tutta  del  Gandolfo  la  gloria  d' aver 
aperta  la  flrada  ,  e  coflruita  la  porta  detta  de'  Carbonara , 
[e  più  comunemente  dell'  Albergo  ,  perchè  a  quello  conduce] 
con  magnifica  ampiezza,  e  ben  intefa  difpofizione . 

Altre  cofe  era  per  fare  il  Gandolfo:  ma  l'anno  i<?57. , 
infieme  con  tanti  altri  virtuofi  Soggetti  ancor  effo  pagò  il  tri- 
buto alla  feral  peflilenza  . 

DI  GIO.    ANGIOLO   FALCONE 

Architetto  Lombardo  . 

SE  di  Gio.  Angiolo  Falcone  nient'  altro  al  Mondo  folTe 
rimafo ,  fuorché  una  fua  belliflìma  Opera ,  che  qui  ab- 
biamo :  pure  per  ella  fola  il  di  lui  nome  degno  fareb- 
be d'  eterno  ricordo  .  Queda  è  la  fabbrica  del  funtuofo 
palazzo ,  eh'  egli  collrui  dirimpetto  alla  Chiefa  di  S.  Carlo 
nella  (Irada  Balbi ,  che  è  riu(cito  di  tutta  magnificenza  .  {a) 
Più  di  luì  direi ,  fé  qui  più  avefTe  operato  ;  e  non  ce  l'avelfe 
immatura  morte  rapito  l'anno  della  funefla  peflilenza  i<^57. 
mentre  egli  altri  parti  del  fuo  nobil  ingegno  apprefliava  . 

DI  FILIPPO  PLANZONE 

Scultore  Siciliano  . 

^T 1 1  p  p  o  Planzone  ,  che  ,  per  effer  nato  nelF  ifola  di  Si- 
cilia ,  comunemente  veniva  denominato  in  Genova-, 
il  Siciliano  ,  venne  qui  fra  noi  da  giovanetto ,  e  s'  ar- 
rotò nella  mJlizia ,  fpintovi  dal  bifogno  .  Ma  guari 
non  andò ,  che  fi  fcopr\  effere  colini  dotato  d'  un  nobile.-, 
talento  :  concioiTiachè  per  dilettevol  trattenimento  diedefi 
nelle  ore  dell'  ozio  ad  incidere    fovra  i  pomi    d'  alcuni  ba- 

Ee  4  floni 

^  a  )  Nel  prefato  palazzo  og'jidi  ridattcì  ad  una  veramente  regia  fplendi Jezza 
dal  prefente  SerenilTimo  Doge  Marcello  DufA/izo,  che  n'  e  pofledirore_,  , 
moki  fon  gli  Architetti ,  che  vi  hanno  operato  ;  e  fra  gli  altri  vi  s"  impiegò 
fui  principio  del  corrente  fecolo  il  Cav.  Carlo  Fontana,  che  vi  coltrai  le., 
ampie  fcale  ,  e  1'  atrio  pien  di  maeltà  .  Egli  è  in  fomma  un  palazzo ,  clic 
gareggia  co'  più  magnifici  della  citta  , 


Pl ANCONE , 


440  NOTIZIE   DE'  PITT.,  SCULT., 

flonl  una  qualche  mafchera  d'  uomo  ,  di  fiera  ,  o  d'  altro  ca- 

pricciofo  raollro  ,  ma  fempre  con  1'  aiuto  d'un  buon  difegno  , 

_^^j«  in  cui  s'  era  egli  alcun  tempo  efercitato  . 

Di  Alcuni  fuoi  lavori    pervennero  un  giorno   in  mano    del 

,^>L.pra     Sig.  Gio.  Battila  Torre,  Cavaliere  amante  al  foinmo  delle  nortrc 

Arti.  Quelìi  mal  fotfrendo ,  che  un  Giovane  di  tanto  fpirito, 

graziofo  nel  tratto  ,  ed  avvenente  nella  perfona  in  si  mifero 

Ibto  vivelTe  ;  il  tolfc  dalla  milizia  ,  il  prefc  in  Tua  protezione, 

ed  alla  Scultura  applicoUo  ,  tantoché  in  breve  divenne  il  Plan- 

2onc  uno  Scultore  rinomato  ;  e  Ipecialmente  ne'  minuti  intagli 

d'  avorio  ,  e  di  corallo  ,  ne'  quali  non  ebbe  pari  a'  fuoi  tempi . 

Uno  de'  primi  lavori ,  die  formalfe  coilui  fu  un  tefchio 
di  corallo  tutto  vóto  al  di  dentro  ,  e  afTottigliato ,  quanto  un 
foglio  di  carta  ,  pendente  da  tre  finiffime  catenelle  Icavate 
nello  Hello  corallo  :    cofli  flupenda  a  vederfi  . 

Quelle  operette  del  Planzone  falirono  a  sì  alto  pregio  ; 
che  fiu'ono  da'  primarj  Signori  d' Italia  ricercate  :  e  il  Gran 
Duca  di  Firenze  ebbe  un  lavoro  di  colìui  in  corallo ,  efpri- 
mente  una  Santa  Margherita ,  che  tiene  avvinto  ira  catene 
il  drago .  Sommamente  iHmollo  quel  Sovrano  ,  e  tanto  caro 
fé  r  ebbe  ;  che  ne  premiò  1'  Autore  con  cinquecento  piallrc 
fiorentine  .  Per  la  qual  cofo  il  Planzone ,  bramolb  di  corrifpon- 
dere  a  una  tanta  liberalità  con  qualche  fegno  di  gratitudine, 
inviò  ad  eflb  Sovrano  un  altro  fuo  lavoro  in  avorio  non  più 
grande  ,  che  una  fcorza  d'  uovo  ,  in  forma  di  gabbia  ,  eiitrovi 
un  cavallo  incavato  nello  IkiVo  avorio ,  fenzachè  commcllura 
alcuna  vi  fi  fcorgeire . 

Molti  lavorietti  d'  Artefice  cotanto  valente  fi  confcrvano 
da  alcuni  de'  noflri  Cittadini  .  Il  Sig.  Lionardo  Salvago  pof- 
liede  di  collui  fcolpiti  in  piccioliiTirao  corallo  varj  ferpentelli 
raggruppati  infieme ,   che  fembrano  fattura  fovrumana . 

Ebbi  anche  ultimamente  notizia ,  che  in  Roma  furono 
prefentati  ad  Urbano  Vili,  tre  manichi  di  coltello  in  avorio  la- 
vorati dal  Planzone  ,  i  quali  molfero  quel  dottifllmo  Pontefice 
a  dellderarne  il  Fattore  in  fiaa  Corte .  In\'itollo  per  tanto  : 
e  il  Planzone  ,  terminate  qui  certe  altre  incumbenze,  difpone- 
vafi  a  partire  per  Roma  ;  quando  cólto  da  fiera  malattia  fece 
il  viaggio  all'eternità  l'anno  ló^ó.i  mentre  egli  appena^ 
ventilèi  contavane  di  fua  vita .  DI 


ED  ARGHIT.  FOREST.,  C  HE  ec.        441 

DI  GIULIO  CESARE  PROCACCINO 

Pittore  Bolognefe  . 


cn'uJCiJ  :/ìaUi   ^»/ 


Ou£f.j'  ■  cr^n  ./'j?? 


LA  fama ,  che  in  Italia  s'  acquiftò  Giulio  Cefìu'e  Pro- 
caccino col  Tuo  franco,  e  delicato  pt:nnelleggiare_>, 
è  cosi  grande  ;  clic  il  folo  Tuo  nome  concilia  negli 
animi  de'  iìiggi  un'  altillìma  ilima  di  lui .  Io  non  ho 
r  alfunto  di  temergli  lodi  ;  ma  bens\  di  dar  notizia  de'  par- 
ti ,  che  qui  abbiamo  del  fuo  nobiliiTimo  ingegno . 

Venne  egli  in  Genova  circa  l'anno  i(5i8.  invitato  dal 
Sig.  Gio.  Carlo  Doria  gran  Protettore  de'  begl'  ingegni ,  nel 
cui  palazzo  alcun  tempo  abitò  j  e  vi  fece  pitture  di  Ango- 
lare maelìna . 

Nel 


442  NOTIZIE    DE'PITT.,   SCULT., 

Nel  tempo ,  che  qui  fi  trattenne  ,    moltifTime'  tavole  ci 
dipinfe  .  Lungo  direbbe  il  riferirle  tutte  minutamente  .  Onde 
«^_«;^M  a  morivo  d'  una  giuda  brevità,  n'  accennerò  folamente  alcune. 
Di  (Giulio    clic  lu  pubbHco  cfpoiìe  fi  veggouo . 
CfSARE  pgj;  la  Chicfi  dì  S.  Domenico   dipinfe  la  bella  tavola_. 

della  Circoncifione  di  Nollro  Signore ,  la  qual  tavola  è  lo- 
cata fopra  l'Altare,  che  (la  in  fronte  alla  nave  deflra_. . 
Per  l'Oratorio  di  S.  Bartolommeo  lavorò  la  fuperba  tavola , 
entrovi  efprelTo  il  Martirio  dì  quelìo  Santo  ,  ed  infieme  Gesù, 
che  il  conforta  :  Opera  di  fommo  artifizio  per  1'  armonica-, 
conipofizione  ,  e  pel  guftofo  colorito  ,  che  1'  accompagna  . 
Un'  altra  tavola  dipinfe  queflo  valentifTimo  Artefice  per  la 
Chiefa  de'  PP.  Carmelitani  Scalzi  di  S.  Carlo  rapprefentatìva 
della  B.  Vergine  tenente  in  grembo  il  Divin  Figlio  ,  a  cui  un 
Angioletto  bacia  i  piedi  con  gello  tanto  graziofo  ,  che  muove 
a  divozione  chi  vi  fi  affilfa  .  In  quella  tavola  vi  fono  anche 
i  Santi  Francefco ,  e  Carlo  in  divotiffime  attitudini .  EJIa  è 
al  prefente  trasferita,  e  locata  ad  un  degli  Altari  di  S.  Ma- 
lia di  Carignano  ;  perchè  i  prefati  PP.  dopo  alcun  tempo 
ad  inftanza  de'  Signori  Saoli  la  cedettero  a  quella  funtuofiffi- 
ma  Chiefa  . 

Splendida  poi  foprammodo  è  la  tavola ,  eh'  eì  dipinfe.* 
in  S.  Francefco  d'  Albaro  per  la  cappella  di  S.  Carlo  .  Quivi 
egli  efrìgiò  queilo  medefimo  Santo  in  Gloria  d'  Angioli  così 
belli  ,  che  fembrano  realmente  fcefi  dal  Paradifo  ;  e  tutta_. 
r  aria  ne  portano  .  Maggiormente  poi  crefce  a  qucfla  tavola 
il  pregio  ;  perchè  eficndo  ella  di  mediocre  ellenfione  :  pure 
contiene  in  fé  numerofe  figure  ,  e  di  tal  grandezza  ,  che  la  fanno 
comparire  afiai  più  fpaziola  di  quello  ,  che  in  effetto  e  . 

Lapiùv\afla,  ed  infigne  tela,  che  quefl' Artefice  in  Ge- 
nova dipingefle  è  quella  ,  che  veggiamo  fopra  la  maggior 
porta  della  Chiefa  della  SaritifTima  Nunziata  del  Guadato  ; 
ove  nel  largo  fpazìo  di  trentafei ,  e  più  palmi  rapprefentò 
r  ultima  Cena  di  Grillo  con  figure  grandi  oltre  il  naturale  j 
e  sì ,  e  per  tal  modo  difpofle,  che  fono  a' Virtuofi  continuo 
oggetto  di  curiofitù ,  e  di  maraviglia  .    (a)  Fu 

t,<z)  Troppo  avrebbcH  a  fcrivere,  fc  notar  fi  voìcfrero  tutte  le  Opere  fatte  in  Ge- 
nova da  quefto  egregio  Pittore;  mentre  pochi  palazzi  cjui  iono,  clic  non  ve 
n'abbiano.   Laonde  coavien  dire",  che  coilui  mcUi  aaini  Ira  noi  loggiornaflc . 


ED   ARCHIT.   FOREST.,  CHE  ec.         443 

Fu  il  Procaccino  eccellente  non  meno  nel  difegnare ,  di 
quello  il  foflè  nel  dipingere  :  e  maneggiava  il  matitatoio , 
e  la  penna    con  una  franchezza    inimitabile  .    Perciò    ebbe_>  , 

molti  concorrenti,  ed  allievi ,  a'  quali  con  grandiffimo  amore    Di  Giulio 
fempre  infegnò  ;  perocché  egli  era  dotato  d'  un  animo  corte-     Chsai-.e 
fé  ,  caritatevole ,  e  rifptttofo    anche    verfo  i  nollri  genovell    *'^"^^^"''*  - 
Maeftri . 

Nel  tempo  flelTo  avemmo  anche  in  Genova  Cammillo 
Procaccino  fimilmente  Pittore ,  fratdlo  di  Giulio  Cefare  » 
Quello  Cammillo  ci  lafciò  pure  alcuna  memoria  del  valor 
fuo  .  Di  lui  è  la  tavola  rapprefentativa  del  gloriofo  trionfo 
di  Grillo  figliente  al  Cielo  porta  all'  Aitar  maggiore  della_. 
Chiefa  di  S.  Brigida  .  E  fua  è  un'  altra  tavola  in  S.  Francefco 
di  Caflelletto,  nella  quale  fla  effigiato  il  Ssnto  medefimo  in  atto 
di  ricever  da  Grillo  1"  Indulgenza  della  Porzioncola . 

Fallarono  polcia  quefli  due  fratelli  a  Milano ,  ove  con 
le  loro  efimie  pitture  ,  non  meno ,  che  in  Genova ,  immor- 
tali il  fono  renduti .    {,a) 

DI  SIMONE    VOVET 

Pittore  Parigino. 

SI  MONE   Vovet ,   uno  de' primi  Pittori    dell'inclita  Na- 
zione Francefe  l'anno  1619.  {b),  da  Roma ,  ove  s'era 
alcun  tempo  trattenuto  ,  fi  portò  in  Genova  ad  inQan- 
za  del  Duca  di  Bracciano  ,    per  fare   il  ritratto    della 
Principclfa  di  Piombino  dellinata  a  quel  Signore  in  ilpofà  .  ^c) 
Neil' occafione  di  fua  permanenza  in  quella  città  dipinie 
il  Vovet  alcune  tavole  per  varj  Signori ,  che  di  fue  fatture 
il  richiefero  .    Fra  quefti    il  Sig.  Giacomo  Raggio ,  il  quale 

allora 

(tf)  Vedali  dì  quefti  due  egregj  Pittori  la  Vita  difFufamente  fcritta  dal  Conte 
Malvagia  Part.   ii.  fa].  z%f,  ^    e  il  Baldinucci  Part.  iii.  ite.  iv.   fol.  104. 

(  A  )  11  Vovet  venne  a  Genova  1'  anno  iCii.  ,  come  ricavafi  da  una  lettera  da_ 
lui  fcritta  di  qua  il  di  4.  fettembre  in  quell'  anno  medefimo  .  In  tale  let- 
tera riportata  alla  pagina  144.  nel  primo  tomo  delle  Lettere  Piitoriclie  ilam- 
pate_  in  Roma  da  Monfig.  Bottari  ,  dà  ragguaglio  d'  efere  ilato  alcun  tempo 
impiegato  a  formale  i  ritratti  de'  Signori  Doria  nelle  deliziofe  lor  ville  in  San 
Pier  d'  Arena . 

(p  )  Era  coftei  Donna  Ifabella  Appiana  :  e  il  Duca  di  Bracciano  era  Don  Paolo  Oifuù. 


444  NOTIZIE   DE'  PITT.,   SCULT., 

allora  faceva  coRruire  in  S.  Ambrogio  la  fua  maeflora  cap- 
pella del  Crocifiiro  ,  s'invogliò  d'averne  di  mano  del  Vovet 

^;_— «^  la  tavola  da  apporvi .  Ma  queXii  non  potendo  per  allora_. 
Di        fervirlo  ,  promifè  d'  inviargliela  da  Roma  ,  ove  in  breve  do- 

SiMON'E  yQ.^  ritornare  .  In  fatti  giunto  colà  pofe  fubito  mano  alla  ta- 
vola ;  e  v'  effigiò  Crifto  agonizzante  con  la  Vergine  Madre 
in  atto  di  dolore ,  e  i  Santi  Giovanni ,  e  Maddalena  a'  pie 
della  Croce ,  ed  in  aria  alcuni  Angioletti  piangenti  :  Opera, 
che  riufcìi  piena  di  vivTflimi  affetti ,  e  veramente  degna  del 
fuo  grande  Autore,    (a) 

DI  PIETRO  PAOLO   RUBENS 

Pittore   Fiammingo  . 

NIuNA  città  d'Italia  può  vantarfi  d'aver  più,  clie_. 
Genova  goduto  il  gran  Rubens  Autore  della  Fian- 
drefe  fcuola  ;  e  di  pofTederne  più  tavole  . 

Egli  qui  venne  nel  più  verde  di  fua  età  ,  con- 
dottoci dal  Duca  di  Mantova  .  Il  gufiofo ,  e  vivace  colorito 
di  queflo  \alentuomo  ,  il  gentile  fuo  tratto  ,  la  facondia  del  fuo 
parlare,  e  le  altre  nobili  doti,  che  lo  fregiavano,  legarono 
talmente  gli  animi  de' primarj  Cavalieri  di  quella  città,  che 
mal  torniti  credevano  i  loro  palazzi  fenza  qualche  tavola-, 
di  collui .  Molte  per  tanto  ne  fece  fioriate  cosi  facre ,  come 
profane  .   Fece  anche  molti  ritratti ,  e  tutti  fingolari  . 

Due  vafie  tele  abbiamo  pure  di  lui  entro  la  Chiefa_. 
del  Gesù:  e  fono  quelle  della  Circoncifione  di  Crifio ,  pofla 
all' Aitar  maggiore  :  e  di  S.  Ignazio  operante  miracoli,  pofta 
al  fuo  Altrire.  Con  qual  energia  fien  trattati  quefii  due  ar- 
gomenti tralafcio  di  dirlo  ;  perciocché  non  ho  tanta  lena— . 

Il  faper 

(  «  )  Si  pofTono  leggero  più  difiinte  notizie  del  Vovet  rell'  Opera  di  Mr.  Peraiilt 
Des  fciences  ce.  tom.  ir.,  in  Mr.  Felibicnt  torri,  m.  Entret.  ytt.  y  in  Bullart 
Acadeniie  das  Cdi'tces  ,  tir  'ìes  artes  .  Nel  Le  Comte  Gabiwt ,  ce.  tom.  ir., 
e  III.,  nel  Saìidrart  part.  ir.  libr.  iii.  cap.  xxvi. ,  neW  Abregé  fampato 
del  1745.  tom,  II.,  nel  Difcows  fnìimitiaìve  a  ics  l'ics  dcs  fremicrs  Peintrer 
ài!  Ro!  tom.  I  ,  entro  il  libro  de'  ritratti  de'  ce'ebri  Pittori  incifi  da  Ottavio 
Leoni,  pubblicati  infìeme  eon  le  lor  Vite  da  Ftiujio  Amedei  \n  "Roma  del  i/^r. 
E  per  ultimo  un  epilogo  di  quanto  i  fopraddetti  hanno  feritro  di  un  Pinore 
cotanto  eccellente,  con  un  xiriflìnio  fuo  ritratto ,  veggafi  nell'Autore  dtl 
Mnfitì  Fiorentino  alla  pagina  109,  del  tomo  fecondo . 


ED  ARCHIT.    FOREST.,  CHE  ec. 


445 


II  faper  folo ,  che  il  Rubens  ne  fu  l' Autore  ,  bada  ,  per  farlo 
comprendere  . 

Tralafdo  ancora  di  parlare  della  nobilifTima  fna  na Trita  ^^ 

de'  favori ,  che  ricevette  dall'  Imperadore  ,  da'  Re  di  Francia,    Di  Putbo 
di  Spagna,    d'Inghilterra,    di    Danimarca,    e    di    Polonia,     ^!"^^° 
e  degli    Ordini  cavallerefchi ,    a' quali    fu    da    que'  Sovrani       ^^^^'s« 
af- ritto.    Quello  grande  Artefice  carico  d'onori  morì  in  An- 
verfa  l'anno  fciTantelimoterzo  di  fua  età  nel  16^0.    (a) 


DI 

(  «  )  Son  preffbchè  innumerabili  gli  Autori ,  che  rciivoiio  del  Bubens  :  ma  pute 
chi  defidera  legjjere  la  Vita  di  lui  alquanto  difFufamente  fcritta  :  veggala  nel 
Sandrart ,  nel  Bellori ,  nel  Baldinucci ,  e  nell'  Autor  del  Muieo  Fiorentino 
alla  pag,  147.  del  tomo  fecondo  , 


44<J 


NOTIZIE   DE'  PITT.,  SCULT., 


DI   ANTONIO    VANDIK 

Pittore  Fiammingo  .   {a) 


Initi/o/à  /^  'ntd'iici/.  • 


DISCEPOLO,  e  Concittadino  del  Rubens  fu  Antonio 
Vandik  ,  il  quale  non  meno  del  Maellro  Tuo  fcgnalolTi 
nella  Pittura  :  e  nella  perizia  di  lar  ritraiti  lo  fuperò  . 
Parti  Antonio  dalla  Tua  patria  in  età  d'  anni  venti, 
ed  andò  a  Roma  .  In  quella  città  fi  fennò  per  due  anni  ; 
dopo  i  quali  portoni  a  Firenze.  Quindi  pafsò  a  Venezia.^, 
Tempre  lludiando  fulle  piiì  inllgni  Pitture  .  Finalmente  dopo 
vario  girare  ,  incontratoli ,  non  fo  dove  ,  con  la  Conte(Tà_. 
d'  Arondcl ,  Dama  molto  amante  di  Pittura  ,  fu  da  elTìi  con- 
dotto 

(a)   La  vita  di  qucfto  Pinorc  fi  può  vedere  nel  Sanar  art  ^  nel  Bei/ori  ^    nel  Bah 
dimicci  f  ncir  Amore  del  Mufco  Fioremino,  ed  m  altri. 


Vandik 


ED  ARCHIT.    FOREST.,  CHE  ec.  447 

dotto  in  Torino  .    Da  quefla  Dama  ricevette    molti  favori , 
ed  invitato  fu  a  pafTare   in  Inghilterra  .    Ma  il  Vandik ,  ve- 
dendoli poco  lontano  da   Genova ,    ricusò  l' invito  ,    e  qua  _ 
volle  venire ,  non  lòlo  per  veder  la  città  ,  ma  ancora  per  ab-        dI 
bracciare  Cornelio  Wael  luo  Compatriota ,  ed  Amico  .  Antonio 

Giunto  in  Genova,  ebbero  entrambi  reciproco  giubbilo 
nel  rivederli  :  ed  Antonio  trovò  prellb  il  Wael  onorevoli  trat- 
tamenti ;  godendone  il  benefizio  dell'  ofpitalità  tutto  il  tempo 
di  fuo  foggiorno  in  quella  Metropoli ,  il  quale  fu  d'  alcuni  anni. 

Qui  ebbe  molte  occalìoni  di  tare  ritratti  ;  nel  che  riu- 
fciva  a  maraviglia  ;  e  pochi  gli  furono  eguali .  Fecene  a  Ca- 
valieri ,  e  a  Dame  della  noftra  città  ,  e  tutti  sì  al  vivo  efpreflì, 
e  forniti  d'  una  certa  aria  ;  che  parca  il  leggelTe  in  que'  Sog- 
getti dipinti ,  con  la  fomiglianza  de'  veri  ,  anche  lo  fpirito 
della  lor  nobiltà  .  Ma  che  non  puote  1'  invidia  ?  Il  Vandik 
che  avea  in  fé  un  merito  da  ilare  a  fronte  co'  più  valenti 
Maeftri ,  era  da  parecchi  fpregiato  .  Alcuni  diceano  non  aver 
egli  ,  fuor  d'  un  apparente  colorito  ,  prerogative  ,  che  il  di- 
fiingueflero  nella  Pittura:  ed  alcuni  altri  il  tacciavano  ,  qual 
difettolò  ne'  difegni ,  e  fvenevole  nelle  compofizioni .  Onde_> 
un  Pittore  si  degno  ,  e  che  era  dalla  città  noiha  cotanto 
amato ,  e  Ifimato ,  non  potendo  fofìerire  la  malignità  di 
quelle  invidiofe  lingue  ,  prelè  per  efpediente  1'  andare  a  pro- 
cacciarfi  fuori  di  qua  fortuna  migliore  . 

Cólta  dunque  1'  occalione  d'  una  galea  ,  che  (lava  per  far 
vela  verfo  la  Sicilia  ,  pafsò  a  Palermo  ;  dove  avendo  avuta 
notizia  di  Sofonisha  Angoiciola  ,  iu  ad  inchinarla  ;  e  trovò 
in  ella  un'  ottima  Protettrice  .  Aiutollo  coflei ,  e  proccurolli 
impieghi ,  ed  onori  :  ond'  egli  ebbe  motivo  d' intertenerfi 
molto  tempo  in  quell'  ilola ,  occupandofi ,  Ipccialmente  iix-. 
fare  ritratti  ;  fra'  quali  uno  belliflimo  fu  quello  della  mede- 
fima  Sofonisba  . 

La  difgrazia  della  peflilenza  fopraggiunta  in  quella  cit- 
tà collrinfe  il  Vandik  a  partirne  :  e  lìccome  intefe ,  che  in 
Genova  egli  era  dellderato  :  flimò  bene  di  non  far  calo  delle 
punture  dcgl'  invidioii ,  ma  colà  ritornare .  Tanto  fece_>  : 
e  qui  fu  di  nuovo  impiegato  in  ritratti  .  Ci  ebbe  ancora  la 
commìflione  di  dipingere  una  tavola  per  certa  cappella  cam.- 

pttlre 


A 


44S  NOTIZIE   DE'PITT.,   SCULT., 

peftre  di  S.  Michele ,  vicino  al  luogo  di  Rapallo,  detta  co- 
nìunemente  S.  Michele  di  Ruta .  Quivi  effigiò  Grillo  in  Cro- 
__^  ce  con  S.  Francefco  a'  piedi ,  e  da  un  lato  il  ritratto  del 
"dì  Padrone  di  elTa  cappella  .  Quella  tavola  è  cofa  tanto  de- 
NTo.vio  gna,  che  potrebbe  ornare  qualunque  nobil i (Timo  Tempio  .  (a) 
ANDiK.  j^^  quinto  più    il  Vandik    cercava    di  farfi  (Irada    alla 

gloria  ,  altrettanto  gli  veniva  intrachiuia  dagl'  invidiofi 
per  modo  ,  che  v'  ebbe  fino  chi  osò  avanzarfi  ad  emendare 
i  Tuoi  difegni .  Per  la  qual  cofa  giuflamente  fdegnato  abbandonò 
di  nuovo  quella  città  ,  e  fé  ne  palsò  alla  patria  ;  donde  poi 
trasferiffi  a  Londra ,  chiamatovi  dal  Re  Carlo  a  perfuafione 
del  Conte  d'  Arondcl .  Colà  vilTe  graditilfimo  a  tutti  , 
pieno  di  gloria ,  e  piià  da  Principe ,  che  da  Pittore  :  ma  per 
poco  tempo  ;  perciocché  vi  mori  nella  robufla  età  d'  anni 
quarantadue  nel  16^1.,  e  nella  gran  Chiefa  di  S.  Paolo  ebbe 
onorevole  fepoltura  . 


DI 

(«)  De' niimerofì  ritratti  del  Vandik,  che  fono  Tparfi  per  quelli  pala7;^i ,  come 
anelli;  delle  Tue  tavole  Ucriate,  che  vi  fi  confervam,  gi\  dieai  <ufficiente_. 
notizia  nella  mia  Inftiu^ione  delle  Pitture  di  Gejiova  ,  qui  più  volte  nomi- 
nata .  Mi  reità  però  a  fosgiugncre ,  che  di  due  inf.gni  ritraiti  di  Cavalieri 
a  cavallo  in  valla  tela  rapprefcntati  non  lio  ivi  l'àtta  menf^ione  :  e  fono  , 
l'uno  prcffo  il  Sig.  Gio.  Battifta  Cattaneo,  nel  fi'o  nobil  pala.'^zo ,  fìtuato 
al  principio  della  ilrada  Balbi  :  V  altro  prclTo  il  Sig.  Frarcclco  Spino!.* ,  fì- 
tuaro  accanto  alla  Chiefa  di  S\  Donato .  Similmente  lafciai  vii  dite,  che  ne) 
palazzo  del  Sig.  Pietro  Gentile  fulla  piazza  di  Banchi ,  v'  ha  un  bellilfimo 
ritratto  d' Uiia  Dama ,  fitto  per  mano  di  qu.-fto  Autore  ,  e  un  graziofa  fchcr- 
eo  di  putti.  Ai-.chc  di  fu  a  mano  è  in  c.ifa  Franzonc  il  ritratto"  del  Card.  Ki- 
varola ,  ciie  non  fenza  notabile  anacronifnio  può  attribuirfi  al  GauUi:  di  cui 
uiu  volta  io  lo  fuppojieva. 


ED   ARCHIT.  FORE-ST.,  CHE  ec.         44^ 

DI  CRISTOFORO   RONCALLI, 

DETTO  IL  POMARANCIO, 

Pittore  Tofcano  . 

DI  Padre  Bergamafco  nacque  Crìftoforo  Roncalli  in  un 
borgo  di  Tofcana ,  detto  delle  Pomarance  :  quindi 
egli  fu  per  foprannome  il  Poniarancìo  appellato , 
Quanto  fofTe  coiìui  eccellente  nel  dipingere--  , 
e  in  quanta  eflimazione  per  quefto  titolo  Roma  1'  avefTe , 
può  intenderli  dal  Baglioni ,  che  ne  fcrive  la  Vita ,  e  mag- 
giormente confermarfi  dalle  fue  dipinture,  che  ne  fanno  au- 
tentica  teftimonianza  . 

In  quella  città  ebbe  il  Roncalli  rariffime  diftinzioni , 
e  dimoflranze  d'  onore  ;  godè  fpecialmente  i  favori ,  e  le  par- 
zialità del  Marchefe  Vincenzio  Giufiiniani  gcnovefe  {a),  ma 
colà  abitante .  Quello  Signore  nel  giro ,  che  itcQ  d' Italia 
il  volle  in  fua  com.pagnia  ,  a  fine  d'  efTere  da  lui  diflinta- 
mente  informato  delle  infigni  Pitture,  Sculture,  ed  altre_» 
rare  cofe ,  che  foffe  loro  occorfò  vedere  . 

Gol  Marchefe  fuddctto  ei  venne  anche  a  Genova  :  dove 
contratta  avendo  1'  amicizia  del  Sig.  Giacomo  Lomellino  , 
in  tempo  appunto  ,  che  quello  Cavaliere  fi  facea  fabbricare 
in  S.  Siro  la  maeftofa  cappella  di  fua  cafa  ;  fu  da  eflb  im- 
pegnato a  dipingervi  la  tavola  del  Prefcpio  .  Ella  è  quella 
rteffa  ,  che  or  vi  veggiamo  corredata  di  buon  difegno  ,  ben 
intefa  ne'  lumi  ,  e  nelle  ombre  ,  e  ripiena  di  quel  bello ,  onde 
il  Pomarancio  farà  fempre  qui  commendato  .    {b) 


Tom.  I.  Ff  DI 

(  (2  )  Il  Marchefe  Vincenzio  Giuftiniani  fu  quegli ,  che  ftabilita  in  Roma  la  fua 
abita2Ìone ,  vi  raccolfe  la  numerofa  ferie  di  tìatue  ,  di  baffi  rilievi ,  e  di  al- 
tri preziofi  marmi  greci ,  per  cui  quel  palazzo  Giuftiniani  di  Roma  è  sì 
decantato  per  tutto  il  mondo .  Qiie3i  marmi  fece  poi  lo  ftcffo  Marchefe-. 
egregiamente  difcgnare ,  ed  incidere  a  bulino  in  due  groffi  volumi  in  foglio. 
I  rami  di  tal  Opera  fi  confervano  in  Genova  preffo  la  Famiglia  GiulHniani. 

{i)   Quefto  quadro  del  Prefepio  è   quello,    che   Mr.  Cochin   erroiieame  te  auri- 
buifce   al  Cambiafo  . 
II  Ro.icalli  morì  in  Roma  d'  anni  74.  nel  1606.  :  come  fcrive  i.  Baldinucci  • 


450  NOTIZIE    DE'  PITT.,  SCULT., 

DI    AURELIO    LO  MI 

Pittore  Pi/ano . 

LA  V  o  R  ò  per  molti  anni  in  Genova  Aurelio  Lomi  Pit- 
tore Filano  ;    e  al  pari  del  buon  credito ,  ci  avea_. 
rcn?:a  fine  le  commiflìoni  :  laonde  gran  copia  di  fue 
Opere  ci  ha  lanciato  ben  corrette  ne'  difegni ,  e  ben 
armoniche  ne'  coloriti . 

Rapporteronne  qui  alcune  delle  principali ,  ed  efpofle-» 
in  pubblico;  ommettendo  le  altre,  che  a  troppo  lungo  di- 
fcorfo   mi  porterebbero . 

Fgli  adunque  per  la  Chiefa  di  S.  Maria  della  Pace  di- 
pinfe  la  tavola  della  lapidaz-ione  di  Santo  Stefano  .  Per  quella 
di  S.  Francefco  di  Calìclletto  ,  la  tavola  rappreftntante  S.  An- 
tonio di  Padova  in  atto  di  faldate  il  piede  a  quel  giova- 
ne, che  fé  lo  avea  tagliato.  E  per  quella  m-edefuna  Chiefa 
nella  cappella  Grimaldi  le  due  tavole,  efprimenti ,  1' una 
Abramo ,  che  facrifica  il  figlio  ;  l' altra  il  giovanetto  Giulep- 
pe  ,  che  da'  fratelli  è  venduto  agi'  Ifmaeliti . 

Per  la  Chicfi  di  S.  Maria  di  Carignano  parimente  di- 
pinfe  due  tavole ,  nella  prima  delle  quali  floriò  la  Rifune- 
zione  di  Grillo  :  e  nella  feconda  ,  il  finale  Giudizio  :  ed  un' 
altra  tavola  di  fimile  argomento,  diverfa  però  nell'inven- 
zione, lavorò  per  la  cappella  della  Madonna  del  Carminc_> 
nella  Chiefa  di  quefii  PP.  Carmelitani  . 

In  S.  Maria  di  Cafìello  fono  del  Lomi  le  tavole  agli 
Altari  della  Glori ofiflìma  Vergine  Aifunta  ,  e  di  S.  Domenico. 
Un*  altra  pur  quivi  fé  ne  vede  efprimente  il  Martirio  di  S.  Bia- 
gio ;  ed  è  quella ,  che  fta  collocata  nella  cappella  contigua 
alla  fagreflìa  . 

All'  Aitar  maggiore  della  Chiefa  di  S.  Maria  in  PalTione 
v'ha  di  mano  di  quello  Pittore  l'egregia  tavola  del  Depollo 
di  Croce  .  All'  Aitar  }?rincipale  dell'  Oratorio  di  S.  Giacomo 
detto  della  Marina  v'  ha  di  eflb  Pittore  1'  altra  tavola  dimo- 
flrante  la  Moglie  di  Zebedeo ,  che  prefenta  a  Grillo  i  due 
fuoi  figliuoli  /  Nella  Ghicfa  della  Maddalena  è  pur  di  colìui 

la  tavola 


ED  ARCHIT.   FOREST.,  CHE  ec.  451 

la  tavola  della  Santiffima  Nunziata  :  ficcome  in  S.  Siro  la_, 
tavola  laterale  prefTo  all'  Aitar  della  Vergine  intitolata  delle 
Grazie  ;  la  qual  tavola  efprime  la  Natività  di  elTa  Vergine  (a).  , 
Una  per  ultimo  ve  n'  ha  nella  cappella  dedicata  a  S.  Bona- 
ventura ;  e  modra  quedo  Santo  in  atto  di  ritornare  in  vita 
un  morto  fanciullo  . 

Dopo  gli  annoverati  pubblici ,  e  moltiffimi  altri  privati 
lavori  qu\  virtuofamente  compiuti ,  partì  il  Lomi  per  la  Tua 
patria  ;  ove  profeguì  indefeflb  con  lode ,  e  lucro ,  fmo  all' 
anno  1622.  cinquantortefimo  di  Tua  età,  nel  quale  finì  di 
vivere  .  Viva  però ,  e  glori ofa  rimarrà  Tempre  nella  Ligu- 
ria ,  non  men  che  nella  Tofcana ,  la  memoria  d'  un  Artefice 
cosi  accurato  ,  ed  efperto . 

DI  ORAZIO  GENTILESCHI 

Pittore  Pifano . 

ORAZIO  Gentilefchi  Pifano  fu  fratello  del  precedente 
Aurelio  ;  perciocché  ambedue   nacquero  di  Gio.  Bat- 
tila Lomi  .   Ma  la  variazion  del  cognome    in  Ora- 
zio   addivenne  ;    perchè    quefli    dopo  d' avere  ap- 
prefi  i  principj  della  Pittura    dal  fuddetto  Aurelio  ;    fu  dal 
Padre  mandato  a  Roma  in  età  di  diciafiette  anni ,    affinchè 
meglio  ne  profeguiife  lo  Audio,  e  fi  rendefie  nell'Arte  per- 
fetto .  Fu  il  giovane  raccomandato  colà  ad  un  fuo  Zio  ma- 
terno di  cafa  Gentilefchi  ,  Capitano  della  guardia  di   Caflel 
S.  Angiolo  .    Quindi  molti  credendolo  nipote    di  quel  Capi- 
tano per  parte  di  fratello,  comunemente    l'appellarono  col 
■  cognome  Gentilefchi ,  che  poi  fempre  gli  rimale,  come  adottivo. 
Fece  Orazio  in  Roma    di  bei  lavori ,  che  molta  flima 
gli  conciliarono  .   Quelli  fono  defcritti  da  Gio.  Paolo  Baglio- 
ni;  né  è  di  mio  inlVituto  il  farne  novero.  Per  quanto  s'ap- 
partiene alla  noftra  città  debbo  qui  riferire,  come  nel  1621. 

Ff  2  trovandofi 

(a)  Dirimpetto  a  qucfla  tavo'a  del  Lomi  ve  n'  ha  un'altra  rapprefentante  Ia_ 
Dicollazione  di  S.  Gio.  Battifla  di  mano  di  Cario  Bonoue  FciTarefe  ,  allievo 
de' Caracci  ,  il  quale  fu  anch' efib  in  Genova,  e  alcune  cofe  ci  operò  fullo 
itile  de' fuoi  Maeihi  .  Di  lui  niuno  ,  eh'  io  fappia  ,  ha-  fcricto  :  e  pure 
ejjli  e  Piata  un  Pittore  maravigliofo. 


452  NOTIZIE   DE'  PITT.,   SCULT., 

trovandofi  colà    il  Sig.  Gio.  Antonio  Saoli ,    ebbe  occafione 

di  vedere  alcune  tavole  di  detto  Orazio  ,  delle  quali    reftò 

_  talmente  invaghito  ;    che  fece  grandi  inflanze  all'  Autore_- , 

Di        affinchè  veniHe  a  lafciare  in  Genova  qualche  parto  di  Tua  virtù, 

Oi^Azin     nromettendoeli  buone  ricompenfe.   Mortolo  pertanto  ad  ac- 

confentu-e,  qua  ritornando  il  Sig.  Saoli ,  feco  il  conduile  . 

In  Genova  le  prime  fatture  di  quello  Artefice  furon_. 
tre  tavole  pel  Tuo  Mecenate  .  Neil'  una  di  elle  rta  dipinta 
la  Maddalena  in  atto  di  penitenza  :  e  nell'  altra ,  Lot  ,  che 
con  la  famiglia  il  fugge  da  Sodoma  :  nella  terza  poi ,  che 
riufc'i  la  più^ bella,  è  rapprefentata  Danae,  fopra  cui  fpargefi 
Giove  trasformato  in  pioggia  d'  oro  .  Indi  molte  gliene  or- 
dinarono i  nollri  Cittadini ,  che  egli  con  efquillta  maniera., 
efegui  . 

Chiamollo  fra  gli  altri  il  Sig.  Marc' Antonio  Doria  a  di- 
pingergli fui  frefco  le  volte  di  due  fiti  in  un  dcli/iolb  cafino 
poco  diilante  dal  fuo  palazzo  di  campagna  .  Il  Gcntikfchi  nella 
volta  d'  uno  di  quefti  fiti  figurò  S.  Girolamo  {paventato  dal 
fuon  della  tromba  intimatrice  del  finale  Giudizio  .  Neil'  al- 
tro efprelTe  varie  cofe  pur  facre ,  che  qui  appreflo  brevemente 
defcriverò  . 

Egli  nel  principale  fpazio  della  volta  erprelTe  Abramo, 
che  ,  riandò  per  facrincare  il  figlio ,  n'  è  rattenuto  dall'  Angiolo: 
ftorla  defcritta  con  belle  attitudini ,  e  con  foave  proprietà 
di  colorito  .  Ne'  quattro  mezzi  ,  che  reQano  fuori  d'  ellà^ 
[e  fono  appunto  quelli ,  che  dal  quadrato  declinando  vanno 
a  terminare  in  un  triangolo  ;  cialcheduno  de'  quali  fi  lafcia 
a'  fianchi  due  mezzelune  fopra  il  cornicione]  efpofe  a  chiaro- 
fcuro  quattro  facre  ftorie:  la  prima  d'Ifircco,  che  dà  la  be- 
nedizione a  Giacobbe  :  la  feconda  d'Efau,  che  vende  a  Gia- 
cobbe la  primogenitura:  la  terza  di  Giacobbe  ftelFo ,  chcj 
vede  in  fogno  la  milleriofa  fcala  :  e  la  quarta  pur  di  Gia- 
cobbe in  aito  di  lottare  con  l' Angiolo .  Nelle  lunette-, 
vi  fono  in  ampie  figure  efprefll  Mosè  ,.  Aronne,  Giofuè  , 
Giona ,  Davidde  ,  Giuditta  ,  Giobbe ,  e  Sanfone  :  ed  en- 
tro lo  fpazio ,  che  refla  lòpra  di  effe  mezzelune  vi  fi  veggono 
dipinte  in  mezze  figure  le  quattro  Sibille.  Sonovi  ancora 
in  piccole  figurine  varie  altre  rarprefcntanze  del  vecchio  Teila- 

roento 


ED  ARCHIT.    FOREST.,  CHE  ec.        455 

mento  :  fra  le  quali ,  Mosè  vicino  all'  ardente  rovo  :  Giobbe 
afflitto,  e  piagato:  Tobia, -che  feppellifce  i  morti:  lo  fielTo, 
che  cieco  ricupera  la  virta  coli'  unzione  del  fiele  del  pefce  tat-  , 

tagli  dal  figlio    fopra  degli  occhi  .    In  fomma  quefte  pitture        "d'i      ' 
formano  un  complefTo  d'armonlofo,  e  di  vago,  che  quanto     Orazio 
più  il  contempla ,  tanto  più  aggrada .  (a) 

Altre  pitture  fece  in  Genova  il  Gentilefchi  :  ed  alcune 
di  elle  ad  olio  ,  le  quali  fuori  inviò  :  diflintamente  una  al  Duca 
di  Savoia  :  ed  un'  altra  alla  Reina  di  Francia .  Quefla  Rei- 
na ebbe  tanto  caro  il  ricevuto  lavoro  ;  che  bramò  d'  averne 
vicino  r  Autore  .  Invitollo  per  tanto  in  Corte  :  ed  egli  fen- 
za  indugio  vi  fi  portò .  Colà  fi  trattenne  due  anni  .  Ma  chia^ 
mato  poi  dal  Re  d' Inghilterra  con  1'  efibizione  d'  un  annuo 
flipendio  dì  cinquecento  lire  fterline,  ed  alcune  centinaia  di 
feudi  per  lo  viaggio  ;  oltre  al  pagamento  delle  Opere ,  che 
avefie  fatto  per  li  privati  :  abbandonò  Parigi ,  e  fi  trasferì 
a  Londra ,  ove  ebbe  comodo  di  far  conofcere  il  fuo  talento 
a  quel  Sovrano  ,  e  a'  principali  Signori  del  Regno ,  mafllma- 
menre  al  Duca  di  Rochingam ,  che  grandemente  amollo , 
ed  ebbelo  in  pregio  . 

In  Londra  cefsò  finalmente  di  vivere  Orazio  nel  quaran- 
tefimo  anno  di  fua  età,  dopo  averne  pafTati  in  fervizio  di 
quella  Corte  con  univerfal  gradimento  poco  meno  di  dodici. 
Il  fuo  cadavere  fu  con  onorevole  pompa  feppellito  fotto  l'Ai- 
tar maggiore  della  Regia  cappella  di  Sormerfcthaus  . 

Egli  lafciò  dopo  di  fé  due  figli ,  Francefco  (b) ,  ed  Ar- 
temifia  (e) ,  che  ambedue  alla  Pittura  attefero  :  e  la  figlia 
fpecialmente  rìufcì  una  Dipintrice  di  m.olto  valore  . 

Ff  3  DI 

(a)  Il  faprimmcnrorato  fìto  è  quelle»,  che  reffa  nella  principale  firada  del  Borgo 
di  ^an  Pier  d'  Arena  :  fito  ,  che  comunemente  chiamafi  la  .' jggia  Doria  .  La  de- 
fcrizione  di  queir  Opera  s'  è  qui  efpofta  ,  fccondcchè  a!  prefente  vi  fi  vede  . 
Il  noftro  Soprani  1'  aveva  in  gran  parte  tralafciata  ;  perocché  egli  colà  indi- 
cava fol  tanto  la  figura  d'  un  Giobbe ,  che  pur  v'  è ,  ma  accompagnata  da 
tutto  r  altro  fuperbn  lavoro  ,   che  fopra    s'  è  riferito . 

L'altra  figura  del  v*?.  Giiolamo  più  fapra  defcritta  fi  può  dire  prelTbchè  perduta. 

{l>)  Di  Francefco  Gentileschi  fta  Icritca  qualche  notizia  fra  gli  allievi  dal  Sar- 
2ana  alla  pagina  ^'!7.  di  quefto  tomo. 

(e)  ArtemÌMa  Gentilefchi  fu  eccellente ,  maflìme  ne' ritratti:  <:  molti  naturalif- 
fimi  ne  fece  d' illu'lri  Perfoiia^gi  del  fuo  tempo.  ElU  per  lo  più  foggicniò 
in  Napoli,  ov' era  in  graniilfima  ftima  .  Vi  fono  alcune  fue  lettere  di  colà 
fcritte'a  Roma  a!  Commendator  Caillan.o  dal  P0220  nel  i6<7. ,  le  quali  fi  leg- 
gono nel  tomo  piimo  delle  Le^itere  Pittoriche  ftampate  in  Konia  . 


454 


NOTIZIE   DE'  riTT.,  SCULT., 


DI  VENTURA  SALIMBENI 

DETTO  IL  BEVILACQUA .    {a) 

Pittore  Sane/e, 


SA  NE  SE  fu  Ventura  Salimbeni  Pittore,  e  fratello  ute- 
rino del  Cavalier  Francefco  Vanni ,  anch'  elfo  Pittore ^ 
e  di  quella  fama ,  che  nell'  Italia  tanto  lifuona  . 
Venne  a  Genova  quello  Ventura  circa  l'annoK^io. 
ìnconipagaìa  d' Agoftino  Talfo  ,  Pittore  di  profpettive  ,  e  di 
©niamenti  _,  la  perizia  del  quale    ben  fi  conobbe  nella  volta 

d'  una 


(wz)  Il  cognome  di  Bevilacqua  fu  donato  in  "Roma,  al  Salimbeni  dal  Cardili?,!  Bo- 
nifacio Bevilacqua  Fcirarele  ,  da  cui  era  protetto.  Ciò  avvenne  in  occai^o- 
nc ,  che  quel  Porporato  lal'ciò  il  cognome  proprio  >  per  affumere  1'  Aldro- 
baiidino  concedutogli  da  Papa  Clemente  V*III. 


ED  ARCHTT.  FOREST.,  CHE  ec.  455 

d' una  ftanza    entro  il  palszzo    de'  Signori    Adorni ,   fìtuato 
lungo  la  ftrada  Loinellina  .    Egli  in  detta  volta  introduiFe^ 
fogliami ,  e  arabefchi  di  bel  capriccio  ,  e  di  tinte  molto  ame-  ,  ,  ..,„.,■,. 
ne,  e  foavì  .    E  ficcome  finfe  quivi  alcune  balaullrate ,    che    ^  Di 
in  campo  d'  aria  riùltano  :  così  all'  intorno  di  elle  per  com-  d?^^"'^ 
pmiento  deli  Opera    te.e    m  diverli    atteggiamenti    molte_. 
grazi ofe  figure ,    che    meritamente  incontrarono    tutto  1'  ap- 
plaufo  de'  Virtuofi  .    (a) 

Nel  Chioflro  de'  PP,  di  S.  Francefco  di  Paola  fuor  della 
porta  di  S.  Tommafo  in  una  parete  di  fronte  rapprefentò  fui 
ìrefco  il  miracolo  operato  da  queflo  Santo  nel  liberare  una 
fanciulla  dagli  fpiriti  maligni  ;  e  nell'  alto  di  quella  parete 
efprefTe  parimente  fui  frefco  ,  in  pii^i  minute  figure  ,  un  altro 
miracolo  del  Santo  medefimo  :  ed  ambedue  fono  pitture.» 
di  fpecial  m.erito  .    (b) 

Dipinfe  quindi  la  volta  del  coro  entro  la  Chiefa  dedi- 
cata al  Divin  Salvatore  nel  pian  di  Sarzano  :  e  vi  figuro  eflb 
Salvatore  fopra  candide  nuvole ,  corteggiato  da  fchiere  d'An- 
gioli ;  e  al  balTo  v'  aggiunfe  alcuni  Santi  ,  che  in  varj  atteg- 
giamenti r  adorano  (e) .  Pafsò  pofcia  a  dipingere  nella  Chiefa 
di  S.  Siro  de' PP.  Teatini;  ove  nella  ^'olta  della  cappella.^ 
di  S.  Matteo  rapprefentò  fui  frefco  tre  floriette  concernenti 
alla  Vita  di  queflo  Santo  Ev.mgelifta  . 

Più  Opere  avrebbe  fatto  in  Genova  il  Salimbeni ,  fé  lo 
fcortefe  tratto  d'  un  certo  Mercadante  non  lo  aveile  difguflato. 
Imperocché  lagnando^  queflo  Pittore  della  troppo  fcarfa  ri- 
compenfa ,    che  colui    eilbivagli    per  alcuni  efeguiti   lavori  , 

Ff  4  il  Mer- 

(a)  II  palazzo,  ove  fono  quelle  pitture  oggidì  S  poffeduto  dal  Sig.  Carlo  Spinola 
del  Sig.  Gio.  Battifia  ,  che  dall' ultimamente  defunto  Antonio  Adorno  1' ha_^ 
ereditato  . 

{b)  La  lloria  del!' indemoniata  fanciulla  fi  conferva  tuttora  in  buon  eflere  dal 
mezzo  insù  .  Ma  nel  baffo  è  liiata  in  gran  parte  per  traftullo  graffiata-,  , 
e  guafta   da  gente  ignorante . 

(e)  Il  prefato  coro  in  òccafione  d' effere  nuovamente  intonacato  perdette  le  pit- 
ture del  Patimbeni  ;  e  +u  poi  dipinto  da  Gio.  Maria  delle  Piane  ,  fopranno- 
mato  il  Molinaretto ,   di  cui  parlerò  nel  fecondo  tomo  di  quelV  Opera  . 

Chi  defidera  maggiori  notizie  del  Salimbeni ,  legga  Gio.  Paolo  Baglioni  nel- 
la quarta  eiorna'^a  :  il  Baldiniicci  nd  primo  decen.  della  parre  in.  al  fec,  4.  : 
l'Autore  delle  Pompe  Sanefl  al  tomo  ir.  tit.  ;55.  :  1' Ugurgieri  :  e  l'Autore 
del  Mufeo  Finrentmo  alla  pag.  a^.  del  tomo  fecondo  ,  in  cui  vedefi  il  ritratto 
prefo  da  quello  delibi  galleria  dì  Firenze ,  dal  quale  abbiamo  ricavato  il  qui 
antepclto  , 


45^  NOTIZIE    DE'  PITT.,  SCULT., 

il  Mercante  ebbe  corag2;io  di  rinfacciargli  1'  alloggio  datogli , 
e  gli  alimenti  Ibmminiltratigli .  Sdegnato  il  Salimbeni  di  così 
fatta  villa  ,  gli  rilpofe,  che,  quando  a  vefTe  creduto  di  vivere 
full'  olleri  i ,  non  avrebbe  tollerati  certi  cibi  indegni  di  com- 
parire alla  mcnfa  d'  un  galantuomo  .  Ciò  detto  ,  fi  parti  . 
né  noi  più  lo  vedemmo . 

DI    AGOSTIN  O    TASSI 

Pittore  Bolognefe .    {a) 

UN  uomo  eccellente  in  rapprefentarc  pacfi ,  e  prcfper- 
tive  fiori  fui  principio  del  noflro  fecolo  ,  QueQi  fu 
Agofiino  TalTi  bolognefe  :  il  quale  dopo  aver  fatte 
in  Roma,  ed  in  Livorno  molte  buone  pitture^. , 
l'anno  \6\o.  venne  a  Genova  in  compagnia  del  Salimbeni: 
ove  ambo  infieme  dininfero  la  lìanza  di  cafa  Adorno . 

Indi 

(a)   Dopo  il  Soprani   niun  altro  parla  del  T^fTì ,    fuorché  il  Conte  M>ilvag'ia_^ , 

0  Malvasìa,  il  quale  feguitando  l'errore  di  elio  Soprani  il  fa  Bnl(\s;ncf£_*  . 
Del  rcfto  il  TafTì ,  fecondoch^  «arra  Gio.  Batti/la  Pafleri  fuo  cojuenipora- 
neo,  noT  l'u  Bolognefe.  Per  foddisfa'^ione  de'  Leggitori  foggiugncrò  qui  un 
breve  riilrctto  di  ciò ,  che  di  lui  ne  fcrive  cflb  Pafleri . 

Agallino  Tafli  nacque  iii  Perugia  da  Pietro  Bonamici  di  prcfcfllon  pellicciaio. 
Efìendo  ancora  fanciullo,  fuggi  dalla  cafa  paterna,  e  andò  a  Roma.  Quivi 
entrò  per  paggino  in  cafa  del  Marchefe  Taflì .  Lidi  a  poco  ufcito  di  quella— 
icrvitù ,  pafsò  a  Firenze,  ove  col  cosrnome  del  Padrone  lì  facea  nominart;-.. 
In  quella  città  s'  introduife  a  molti  S.gnori ,  e  fpecialmente  al  Gran  Duca_, 
Cofiino,  che  il  prefe  a  proteggere.  Ma  poco  gli  durò  tal  fortuna;  peidiè  il 
Taflì,  abufandofi  de' favori  di  quel  Principe  ,  gli  cadde  in  difgraEia  .  Egli  al- 
lora 1)  po^tò  in  Livorno  ,  e  vi  cominciò  lo  fuidio  della  Pittura  ,  alla  quale 
avea  fcmpro  avuto  un  particolar  genio .  Col  comodo  del  vicino  mare  facea 
fpecialmente  applicazione  falla  ftruttura  de'vafcclli ,  e  fulle  variazioni  dell'onde. 
In  tali  rapprefentanze  divenne  eccellente ,    ed  efponeva    di  belle  Operine.^ . 

1  L'vorncfi  ,  fcòrto  avendo  il  buon  gufto  del  Talti ,  l' impiegarono  a  colorire 
con  fimiii  lavori  le  facciate  d'  alcune  cafe  .  Qucfti  lavori  colà  tuttora  fi  veg- 
gono .  Ritornò  poi  a  Roma  :  e  ftudiò  la  profpettiva  fu  quelle  antichità  ;  onde 
riulcì  molto  bene  in  così  fatto  gejiere  :  di  modo  ,  che  fu  eletto  a  dipingere 
le  lontananze  entro  la  fala  del  palazzo  Pontificio  a  Montecavallo  infieme  col 
Genrilefciii ,  che  vi  fece  le  figure  .  In  Roma  contraflfe  il  Taflì  l'  amicizia  del 
Valimb'jni ,  e  con  eflb  venne  a  Genova  .  Qjù  la  durarono  in  buona  concor- 
dia ,  non  fenza  maraviglia;  perche  ambedue  erano  di  naturale  faftidiofo, 
e  rotto  .  Partito  poi  da  Genova  il  Tafl!i ,  ritornò  a  Roma  ,  ove  finalmente  morì 
d'  anni  79.  nel  1644.  ;  ed  ebbe  fepoltura  in  S.  Maria  del  Popolo  .  Fu  di  beli* 
affetto:  ve/lì  feirvpre  con  decoro,  anzi  con  pompa.  In  Ordine  a' fuoi  coftu- 
mi ,  fi  pofTono  dal  fopiAllegaco  FaiTeri  iiucnJsrc .  lo  non  ho  coraggio  di  li- 
feiirli. 


Tassi  . 


ED   ARCHIT.  FOREST.,  CHE  ec,  437 

Indi  fi  portò    nella  deliziofa  villa   del  Sig.  Orazio   Di 
Negro ,  Cavaliere  amantiffimo  delle  noftre  arti ,  a  dipingergli 
r  interno  di  certa  cafina ,  che  nel  mezzo  d'  un  bofchetio  avea  ..._ 
quel  Signore  dedicata  all'  ozio  delle  Mufe  .  Conduffe  il  TafTì        57 
quedo  lavoro  con  egregia  maefìria;  e  vi  finfe  amene  vedute    Agostino 
di  mare ,  e  di  campagne  con  alberi  fronzuti ,  il  tutto  d'  un 
guflo  eguale  a  quello  di  Paolo  Brilli ,    di  cui  era  ftato  Di- 
fcepolo  .    {a) 

Altre  prove  di  fé  non  ha  qui  lafciate  Agoflino  TaHì . 
Ci  venne  però  dopo  lui  un  fuo  allievo  nominato  Gio.  Bat- 
tila Primi ,  Romano ,  il  quale  da  principio  fi  pofe  a  lavo- 
rare in  creta  per  alcuni  fabbricatori  di  maioliche ,  model- 
lando graziofe  figurine  fu  bacini ,  ed  altri  vafi  .  Ma  pofcia , 
abbandonato  ,  come  troppo  bafib  ,  quefio  lavoro ,  fi  diede_> 
anch'  eflb  a  dipingere  fullo  fiile  del  Maelìro  vedute  di  cam- 
pagne,  e  di  mare;  e  fu  in  ciò  alfai  ftiraato  .  Mori  il  Primi 
tocco  dal  morbo  pelHlcnziale  l'anno  16 ^j. 

DI  OTTAVIO  GHISSONI 

Pittore  Sancfe . 

OTTAVIO  GhifToni  Sanefe,  giovane  d'ottimo  intendi- 
mento ,  ma  gonfio  di  fé  medefimo ,  per  avere  fer» 
Vito  in  Roma  Cherubino  Alberti ,  di  cui  era  fiato 
Difcepolo  ,  venne  anch' egli  a  Genova  l'anno  kjic; 
e  fu  ricevuto  da  Taddeo  Carlone  ,  incafa  del  quale  albergò, 
durante  qui  la  fua  dimora,  che  peraltro  fu  breve .  Conciof- 
fìa.hè  con  le  parole  vantava  beniffimo  d'  effeic  un  valente.» 
Plafiicatore  ;  ma  gli  fiucchi ,  che  fece  in  S.  Niccola  da  To- 
lentino ,  dirofirarono  tutto  il  contrario .  Diede  pofcia  di  piglio 
a'  pennelli ,  e  con  quefii  operò  alcuna  cofa  degna  di  lode . 
Dipinfe  entro  la  Chxfa  della  Nunziata  nella  contrada 
di  Portoria  la  cappella  dedicata  alla  Vifitazione  della  SS.  Ver- 
gine ;  e  vi  defcriire  alcune  fioriette  aliai  vaghe  di  colorito, 

e  d'  un 

(  «  )  Qviefta  villa  con  1'  anneffovi  palaezo  è  al  prefcnte  in  dominio  del  Sig.  Luigi 
P.lainero.  E  i!  qui  defcritro  caiotto  ricco  una  volta  di  si  pregiate  pitture, 
oggidì  appella  alcuni  pcchi  avangi  ne  nioitra. 


458  NOTIZIE    DE'PITT.,   SCULT., 

e  ci'  un  difegno  non  difpregevole .    E  in  S.  Maria  di  Caflello 
colorì  pure  fui  frefco  alcune  pitture  entro  la  cappella  di  S.  Vin- 
.  ccnzio  Fcrreri ,  le  quali  ritenevano  un  non  io  che    d'  armo- 

Di  niofo,  che  affai  dilettava.  Ma  quefle  pitture  noi  perdemmo 
Ottavio  ^^  occafione ,  chc  fu  relburata  la  fopraddetta  cappella .  Era 
il  Ghiflbni  vanagloriofo,  e  millantatore  delle  cofe  fue  :  mafie- 
come  era  per  altra  parte  uomo  alla  mano,  e  affai  converfe- 
vole  :  così  arguivafi ,  che  la  fua  millanterìa  folTe  anzi  effet- 
to di  leggerezza  ,  che  di  fuperbia  . 

DI  GIOVANNI  GAMBASSO 

Seuil  or  e  Tofcano  . 

IN  Gambaffo ,  cartello  non  molto  dittante  dalla  città  di 
Volterra  ,  nacque  Giovanni ,  che  ,  quantunque  foffe  di  cafi 
Gonnelli  :  pure  prefo  il  cognome  dalla  patria  ,  queflo 
fempre  ritenne .  Studiò  collui  la  Scultura  in  Firenze  fotto 
Pietro  Tacca  :  e  vi  divenne  eccellente  .  Era  per  anco  giovane 
il  Gambaffo ,  quando  gli  fi  cominciò  a  debilitare  la  villa  ,  che  poi 
nella  roburta  et\  del  tutto  perde  .  Ciò  non  ollante  anche  nella 
total  cecità  fu  sì  geniale  verfo  la  Tua  Profeffione  ;  che  volle 
in  effa  efercitarfi  continuamente ,  modellando  in  creta ,  e  co- 
piando a  forza  di  compaffo ,  e  colf  aiuto  del  tatto  Statue, 
ed  altre  Sculture  ;  laonde  era  divenuto  oggetto  d"  ammira- 
zione a'  più  infigni  Artefici  del  fuo  tempo  . 

Fattofi  per  lo  buon  efito  maggiormente  coraggio  ,  fi  pofc 
a  viaggiare  :  e  dopo  avere  in  molte  città  d' Italia  date  pro- 
ve del  fuo  ■\-alore  ,  e  fpecialmente  in  Roma  (a) ,  venne  a  Ge- 
nova ;  dove  fece  molti  ritratti  di  giovani  Cavalieri  ,  i  quali 
l'introduffero  alla  prefenza  del  Sereniffimo  Doge.  Il  Doge, 
per  chiarirfi  di  quanto  gli  veniva  efpolto  circa  l' abilità 
di  quello  cieco;  gli  die  incumbenza  di  modellare  in  creta 
un  bufio  di  S.  Gio,  Bartilla  ,  che  il  prode  Artefice  in  pochi 
giorni  compiè  .  Fu  quefio  bulìo  molto  filmato  :  e  fi  iece_. 
porre  nella  cappella    del  Palazzo  Reale ,    entro  una  nicchia 

al  deliro 

(<j)   Li  Roma  fece  il  Gambaffo  il  ritratto  di  Urbn.no  Vili,  modellato  in  creta  , 
clic  tuttavia  conlcrvali  iiel  palazzo  Barberini ,  ed  è  cofa  jnolto  dtgiia  . 


Ga.msasso  . 


ED   ARCHIT.    FOREST.,  CHE  ec.         455» 

a!  deflro  lato  dell'  Altare ,  ed  in  quel  luogo  appunto  ,  in  cui 
allora  confervavafi  il  Dito  Indice  di  S.  Gio.  Battifta  .  Ma  in 
occalìone  di  nuova  fabbrica ,  efTendofi  altrove  trafportata  la  _ 

reliquia  ;  fu  anche  tolta  via  l' Opera  del  GambalTo  :  né  fo  ,  che  Di 
ne  fia  avvenuto  .  Io  temerei  di  fcreditare  quefli  miei  fogli,  ^'"^^^^^^^ 
fé  oltre  a'  telliraonj  di  veduta  non  aveffi  anche  letto  in  Au- 
tori degni  di  iede  le  notizie  della  virtù  di  quefl'  uomo 
veramente  ftupendo  ;  fra'  quali  Autori  fpecialmente  veggafi 
quanto  fcrive  di  lui  Bernardo  Oldoini  nel  fuo  Rijìretto  IJìo- 
rico  '  del  Mondo  .    {a) 

DI  ALESSANDRO  VAIANI 

Pittore  Fiorentino 

DImorò  qualche  tempo  in  Genova  Aleflandro  Vaìani 
Fiorentino  ,  Pittore  di  fpiritofa  invenzione  ,  e  di  af- 
fai bel  colorito  .  Colìui  trovò  qui  la  protezione  del 
Sig.  Gio.  Carlo  Doria ,    per  cui    dipinfe  molte  ta- 
vole di  vivaci  rapprefentanze  ,  come ,  di  gìuocatori ,  che  al- 
tercano :  di  armati ,  che  combattono  :  e  di  cofe  limili  . 

Vago  il  Vaiani  di  viaggiare  ,  pafsò  a  Milano ,  e  di  là 
mandò  poi  a  Genova  li  due  quadri ,  che  abbiamo  in  quefla 
CI  iefa  di  S.  Bartolommeo ,  detto  degli  Armeni:  nell'uno 
de'  quali  efprefle  queflo  medelìmo  Santo ,  che  da'  m.anigoldi 
è  fcorticato  :  nell'  altro  ,  Santa  Caterina  la  Martire  ,  che_. 
giace  fotto  le  punte  della  terribile  ruota  :  e  fono  quelH  due 
forniti  di  quelle  doti ,  che  qui  (opra  accennai  eflere  flate.^ 
fpeciali  nel  Vaiani  :  cioè  di  fpiritofa  invenzione ,  e  di  bel 
colorito  .    (Jj) 


DI 

(«)   Veggafi  altresì   qnattto  ne  dice  il  BaldinuccI  part.  in.  fec.  4.  fol.  37r. 

(  ^  )  In  Milano  ha  molto  dipinto  il  Vaiani  ,  colà  detto  comunemente  il  Fiorenti- 
no.  Ei  v'  Ila  lafciato  Opere  degne  in  S.  Bernardo,  in  S.  Antonio,  nella— 
Cinefa  de'  Carmelitani  Scalzi ,  ed  in  quella  di  S.  Pietro  . 

Gli  Abecedarj  Pittorici  chiamano  il  Vaiani  col  nome  d'  Orazio  ,  il  Soprani 
con  quello  et'  Aleflandio  :  ma  quefta  varietà  uoji  fa  follajiaa . 


4<Jo  NOTIZIE  DEPITT.,  SCULT., 

DI    GIULIO    BRUNO 

Pittore  Piemontefe , 

DISCEPOLO  dell' infigne  Pittore  Lazzaro  Tavaronc 
era  Giulio  Bruno  Piemontefe ,  giovane  di  non  or- 
dinarlo talento  ;  e  già  ben  profittava  nell'  Aite_.  : 
quando,  lufingandofi  di  polTederla  a  fufficienza  ,  ab- 
bandonò la  fcuola  ,  e  il  diede  a  operare  da  fé  .  Ma  preflo 
i'  avvide  del  proprio  errore  :  peroccliè  non  facendo  cole  de- 
gne di  molta  mercede ,  trovavafi  in  gran  miferia  ,  collretto 
a  mendicare  il  foilenta mento  da  un  fuo' fratello  qui  dimorante  . 
La  fòrte  però  volle,  che  Giulio  folle  ricevuto  per  fervidorc 
in  cadi  del  Paggi .  Il  Paggi ,  eh'  era  di  buone  vifcere ,  e  della 
ProfelTione  alFai  curante",  fcorta  l'abiliti  di  collui ,  lo  libe- 
rò da'  fervizj  domeflici  ,  e  gli  permife  il  profeguimento  dello 
fludio  :  anzi  gli  fu  amorevol  Maeflro ,  di  modo  ,  che  Giulio 
addentrò  in  breve  la  mano  a  un  franco  difegnare ,  e  fpecial- 
mente  con  la  penna ,  ritraendo  felicemente  alla  prima  qualfi- 
voglia  figura  di  formato  rilievo  . 

Irapiegatofi  Giulio  in  dipingere ,  vi  d'e.ie  prove  del  Tuo 
bravo  fpirito ,  formando  tavoline  con  colpi  affrettati  si  , 
e  quafi  tiriti  a  flrapazzo  :  ma  tuttavi.i  indicanti  un  ottimo 
difcernimento .  Laonde  avveniva ,  che  quelle  fue  bozze  fol- 
fero  in  dipinto  pregio    tenute  . 

Poche  tavole  ha  lavorato  in  grande  queflo  Pittore  :  pure 
alcune  ne  conferviamo  di  ben  intefi  compofizìone ,  Una  ve 
n'ha  neir  Oratorio  di  S.  Antonio  Abite,  lungo  la  llrada_^ 
Giulia ,  entrovi  effo  Santo  ,  che  i  demonj  con"  brutte  appa- 
renze tentano  di  fpaventare  .  Un'  altra  è  nell'  Oratorio  di 
S.  Croce  :  e  rapprefenta  Criflo  ,  che  lava  i  piedi  agli  Apo- 
ftoli  :  ed  un'  altra  i\  vede  nella  Chiefi  di  S.  Giacomo  di  Ca- 
rignano  efprijnente  S.  Toramafo  da  Villanuova ,  clie  dilpenfa 
r  elemofina  a'  poverelli . 

Alcune  tavole  pur  fece  per  fdlotti ,  e  per  gallerìe  di  Cava- 
lieri di  quefla  città  .  Nella  tacciata  poi  del  palazzo  del  Sig.  Gio. 
Carlo  Doria  lavorò  in  fui  frefco  un  fregio  di  putii ,  ed  un'  Im- 
magine 


ED    ARCHIT.   FOREST.,  CHE  ec.         ^ói 

magìne  della  Madonna  col  Divin  Figlio  in  collo  :  e  ne  ri- 
portò molto  onore .    (a) 

Le  guerre ,  che  pallarono  tra  i  Genovefi ,  e  i  Piemontefi 
l'anno  162^.  furon  cagione,  che  Giulio  ftimaiTe  prudente», 
coia  il  ritornarfene  alla  patria  ;  ove  alquanto  dopo  mori  . 
Fi  lafciò  un  fuo  fratello  nomato  Gio.  Battila  ,  che  dallo  ftile 
di  lui  poco  fi  dilungò  . 

DI   GIORGIO   BETHLE 

Scultore  Alemanno . 

L'  Anno  \6^^.  venne  Giorgio  Bethle  da  Roma  in  Genova, 
dove  fu  introdotto  a  Gio.  Battila  Paggi  ,  la  cui  pro- 
tezione molto  giovolli  .  Perciocché  avendo  il  Paggi 
olfervati  alcuni  lavori  di  coflui  in  avorio  ;  conobbe, 
che  egli  era  un  buon  Artefice:  onde  il  propofe  ad  alcuni 
Cavalieri  di  quella  città  ,  e  principalmente  al  Sig.  Francefco 
Zoagli ,  per  cui  molto  il  Bethle  operò  .  Tacer  non  debbo 
due  Immagini  del  Crocifiilò  fattegli  in  avorio ,  le  quali 
tanto  Iquifite  riufcirono  ,  che  certamente  in  Italia  poche  ve 
n'  ha  eguali  ,  e  ninna  fu^eriore .  Elle  fi  confervano  prefTo 
gli  eredi  di  quello  medellmo  Cavaliere  . 

Alcun  tempo  fi  fermò  in  Genova  il  Bethle ,  fempre- 
mai  occupato  ne'  Tuoi  virtuofi  lavori  ;  quando  vago  di  ve- 
dere altri  paefi  s'  incamminò  alla  volta  di  Lombardia  ;  dove, 
coltovi  dal  contagio ,  finì  prefio  di  vivere  . 

DI    GIOVANNI    ROSA 

Pittore   Fiammingo  . 

DI  Padre  mercadante  nacque  in  Anverfa  Giovanni  Rofa 
nel  1591.  ;  ed  ivi  atrefe  ne'  fuoi  primi  anni  alla  Pit- 
tura fotto  la  direzione  di  Giovanni  di  Wael  Padre 
di  Luca,  e  di  Cornelio  ,  de'quali  icriverò  qui  appreflo. 
Dalla  fcuola  del  Wals    ufcì    il  Rofa  ;    e  per  lo  Tpazio 
dì  quattr'  anni  feguitò  quella  di  Francefco  Snyders  ,  che  ri- 
tornava d' Italia ,  dove  avea  col  Rubens  molto  dipinto  . 

Dopo 
(a)  La  riferita  pittura  più  non  è  fu  q.uella  facciata. 


4<?z         NOTIZIE   DE'PITT.,   SCULT., 

Dopo  qucfti  fecondi  ftudj  fi  portò  a  Genova  in  età  di 
ventitre  anni  ;  e  ci  fi  fermò  alcuni  mefi  .  Da  qm  pafsò  a  Ro- 
,  ma  ;  e  vi  profcguì  due  anni  a  lludiare  fulle  Opere  de'  più 
'ui  '  valenti  MaeQri .  Ritornato  poi  a  Genova  penfava  reftituirfi 
Giovanni  alla  patria:  ciò,  che  avrebbe  effettuato,  ih  alcuni  Signori 
'"^'  defiderofi  di  Tue  tavole  non  lo  avellerò  obbligato,  almen  per 
allora ,  a  reflare  .  Efeguite  le  impolìegli  commiflioni ,  altre 
gliene  fopraggiunfero  ;  e  tante ,  che  s'  avvide  non  doverli 
da  lui  cercare  altrove  maggiore  impiego  :  onde  fi  llabilì 
fra  noi  :  e  qui  prefe  moglie  in  età  di  trentadue  anni . 

Fu  eccellente  Giovanni  in  più  generi  di  pitture  :  con- 
ciolTiachè  dipinfe  a  maraviglia  l' erbe  ,  i  fiori ,  i  frutti,  gli  alberi, 
egli  animali  d'ogni  fpezie  con  una  tal  fomiglianza  a'  veri; 
che  dagli  rtelTi  veri  non  fi  difiinguevano  .  Fu  anche  aliai  efperto 
in  formar  figurine  umane  ;  e  fpeciairnente  ritratti ,  ne'  quali 
s' accofiò  moltiflìmo  alle  roburte  tinte  del  Vandik  ,  fuo  com- 
patriota .  Quindi  ili  ma  grande  acquifiarono  le  fue  Opere  ; 
ed  erano  con  premura  cercate  in  Roma  ,  per  la  Francia-. , 
e  per  la  Spagna  ,  donde  gliene  venivano  frequenti  commif- 
fìoni  :  ficcome  pure  dal  Gran  Duca  di  Tofcana  ,  e  dal  Prin- 
cipe di  Monaco ,  a'  quali  fu  Tempre  cariffimo  . 

In  pubblico  noi  qui  non  abbiamo  di  lui ,  fé  non  una_. 
fola  tavola  .  Ella  è  però  baflevole  a  dichiararlo  degno  di  quell' 
alta  fiiraa ,  in  cui  era  generalmente  tenuto  .  Quella  tavola 
è  pofla  ad  una  cappella  della  Chiefi  dedicata  a' Santi  Cofimo, 
e  Damiano  ;  e  mollra  Grillo  depol^o  dalla  Croce ,  in  adora- 
zione del  quale  fi  vedono  i  ritratti  de'  Padroni  della  cappella 
latti  cos'i  di  naturale  ;  che  ognuno  li  direbbe  di  carne_> , 
e  non  già  dipinti  . 

Le  fiudiole  fatiche  lungamente  durate  dal  Rofa  nell'  efer- 
cizio  della  Pittura  furono  cagione ,  che  confùmato  da  febbre 
etica  fuccumbelFe  alla  morte  in  età  d'  anni  47, ,  dopo  aver- 
ne pafi'ati  in  Genova  ventiquattro:  e  ciò  a\ venne  nel  1(^38. 
Il  cadavere  di  lui  fu  onorevolmente  fcpolto  entro  la  tomba, 
ch'egli  fielTo  eretta  s' avea  nella  Ciiieia  di  S.  Caterina. 

Lafciò  il  Rofa  dopo  di  fé  un  Cognato  ancor  elio  fiam- 
mingo ,  e  fuo  Difcepolo .  Fu  quelli  Giacomo  Legi  ,  il  quale 
fullo  llile  del  Rolà  dipinfe  aflài  bene  fiori ,  frutti ,  ed  ani- 
mali . 


ED   ARCHIT.   FOREST.,  CHE  ec.         453 

mali .  Ma  poche  Opere  ci  fono  di  lui  :  peroccliè  aggravato 
in  fua  gioventù  da  una  fiera  diflillazione  di  capo ,  mori 
in  Milano  ;  dove  trasferito  s'  era ,  per  provare ,  fé  la  muta- 
zione dell'  aria  gli  recava  giovamento . 


DI  GOFFREDO  WAALS 

Pittore  Tede/co  . 

IN  Colonia  nacque  Goffredo  Waals  :  e  in  Italia  venne  da 
giovanetto.  La  prima  fua  dimora  fu  in  Napoli;  dove, 
per  vivere ,  11  diede  a  colorire  carte  flampate  .  Da  quello 
lavoro  pa{sò  a  dipingere  paefi  .  In  progrelfo  di  tempo 
fé  n'andò  a  Roma:  e  quivi  per  buona  fòrte  capitò  nella_* 
fianza  del  Taflì ,  fotto  il  quale  potè  imparare  con  ottima 
direzione ,  tanto  che  n'  ufci  valente  Pittore . 

Ritornato  a  Napoli,  fi  rendè  oggetto  d'ammirazione 
a  chi  per  addietro  1'  avea  conofciuto  :  conciofTiachè  fece  ve- 
dere certi  fuoi  paefetti  ornati  di  rainutiflìme  figure  :  il  tut- 
to difpollo  con  proffima  fomiglianza  al  vero,  e  con  tinte 
affai  proprie  ,  e  foavi . 

Fmal mente  venne  Goffredo  a  Genova  ;  e  qui  ebbe  al- 
loggio in  cafa  di  Bernardo  Strozzi ,  prelfo  del  quale  abitò 
molto  tempo  :  e  lo  Strozzi  innamorato  della  coflui  virtù 
lo  protefle  ,  lo  raccomandò ,  e  gli  fece  avere  in  che  deco- 
rofamente  impiegarfi . 

Quindi  le  lue  tavole  cominciarono  ad  acquiflare  gran 
nome ,  e  ad  elTere  da'  principali  Cittadini  richiefte  per  or- 
namento delle  più  nobili  flanze .  Laonde  egli  ebbe  qui  mol- 
to a  dipingere . 

Dopo  qualche  tempo  annoiatofi  coflui  del  foggiorno  di 
Genova ,  fi  ritirò  in  Savona .  Dimorò  in  quella  città  circa 
un  anno  fempre  lavorando ,  e  ritraendone  buoni  guadagni . 
Ma  r  inllabilità  ,  da  cui  era  predominato  il  portò  a  disgra- 
ziato fine  .  Imperocché  da  Savona  fenza  far  motto  agli  Amici 
improvvifamente  partì  ,  e  trasferifli  di  nuovo  a  Napoli .  Quivi 

per  le 


4^4  NOTIZIE  DE'PITT.,    SCULT., 

per  le  protezioni ,  ed  amicizie  ,  che  v'  avea ,  ottenne  il  Go- 
verno di  Soncino  ,  terra  di  quel  regno ,  la  quale  poco  fìante 
fcolFa  da  un  orribile  terremoto  fubbifsò  ;  ed  egli  infieme_» 
con  que'  miferi  abitanti  vi  rimafe  fra  le  rovine  fepolto  . 

DI   CORNELIO    WAEL 

Pittore  Fiammingo. 

GRANDISSIMO  credito  s' acqui ftò  in  Genova  co' fuoi 
boriati  quadri  di  piccole  graziofifllme  figure  com- 
pofl:i  Cornelio  Wael  ,  di  cui ,  giurta  la  ferie  degli 
anni ,  è  dovere ,  che  io  qui  ragioni  . 

Egli  nacque  in  Anverfa  ;  ed  ivi  da  fanciullo  la  Pittura 
apparò  .  Il  fuo  genio  trafportoUo  ad  un  genere  di  dipingere 
non  eroico  ,  ma  capricciofo,  e  fcherzevole  .  I  foggetti  de' fuoi 
quadri  furono  per  lo  più  conviti  ,  fefie  di  ballo ,  gioflre , 
battaglie ,  e  cofe  fimili ,  che  rapprefentava  con  graziollflìmi 
atteggiamenti  . 

Venne  Cornelio  in  Genova  con  Luca  fuo  fratello  pa- 
rimente Pittore ,  ma  fol  di  paefi ,  con  difegno  di  trasferirli 
a  Roma  .  Qui  giunto ,  efpofe  alcune  fue  pitture  ,  le  quali , 
vedutefi ,  talmente  piacquero  ;  che  tantoflo  i  più  intelligenti 
Cittadini  bramofi  di  polfederne ,  gliene  commifero  :  e  tante 
egli  ebbe  a  farne  ;  che  potè  metteiTi  in  avanzo  di  qualche 
fomma  conlìderabile  di  denaro  .  Poiché  egli  ebbe  foggior- 
nato  qui  per  lo  fpazio  di  fedici  anni  ;  fi  trasferì  a  Roma  , 
unitamente  con  Luca  fuo  fratello  ;  nella  qual  città  fperava 
d'ottenere  maggiori  impieghi,  e  guadagni.  Ma  colà  trovò 
cofa  di  Tuo  grave  incomodo,  e  pericolo  .  Quefla  fu  1'  aria, 
che  alla  fua  complcffione  non  s'  affaceva  ;  onde  in  capo  ad 
un  anno  fi  ricondulfe  a  Genova,  accoltoci  con  tanto  piacere 
di  quefli  Cittadini,  quanto  era  flato  il  dispiacere,  che  da 
prima  aveano  fentito  in  vederlo  partire  , 

Alcune  tavole,  eh'  egli  dipinfe  appena  ritornato  di  Roma, 
furono  di  certe  militari  imprefe  avvenute  nelle  Fiandre  fotto 
la  condotta  del  Marchefe  Ambrogio  Spinola  :  pitture ,  che 
per  verità  riufcirono  fingolari . 

In 


ED  ARCHIT.   FOREST.,  CHE  ec.  4^5 

In  occafione  ,  che  fu  fatto  a  queflia  città  il  recinto  delle 
nuove  mura ,  ebbe  ìncurabenza   di  formarne  in  tela  un  di- 
pinto ,  per  trafmetterfi  al  Re  di  Spagna  .    Quefla  tela  com-  ■^«_;;«. 
parve  cofa  bellilTima ,  anche  per  li  capricciofi  parerghi ,  che        di 
r  Autore  v'  aggiunfe  :  come  la  veduta  del  porto  ,  in  cui  finfe     Cornelio 
vafcelli    con  perfone  armate ,    che  vi  combattono ,  m  vane 
attitudini ,  ed  efprdTìoni .    In  Ifpagna  fu  molto  Himata  quella 
pittura  ;  e  per  elTa    egli  s' acquiftò    il    titolo    di  eccellente 
in  defcriver   battaglie  . 

Molte  altre  tavole  fece  il  Wael ,  che  adornano  in  Ge- 
nova alcuni  de'  prì;r>arj  palazzi  (a)  .  Né  io  voglio  eflendermi 
in  annoverarle  .  Abbaflanza  fon  note  .  Oltracciò  un  breve 
ragguaglio  non  richiede  di  più  . 

Ma  [  gran  forza  del  genio  !  ]  benché  coflui  aveffe  pro- 
vato eiTergli  infera  1'  aria  di  Roma ,  ove  dimorò  piìi  infer- 
mo ,  che  fano  :  pure  ciò  noi  ritenne  dal  ritornarvi  ;  e  con 
maggior  pericolo  ;  perchè  già  era  in  età  avanzata  .  Appena 
giuntovi ,  fi  diede  con  tutto  vigore  ad  operare  .  Indi  fi  rendè 
di  bel  nuovo  a  Genova  per  certa  compera  :  e  redjtuitofl 
a  Roma  con  1'  efeguita  commilTione  ,  in  pochi  giorni  vi  mori. 
Difpiacque  la  coflui  m.orte  a  chiunque  1' avea  conofciuto  , 
e  fpecialmente  a'  Tuoi  Com.patrioti ,  che  in  numero  di  quali 
quattrocento  1'  accompagnarono  al  fepolcro  . 

Fu  Cornelio  uomo  cortefe  ,  ed  affabile  :    ferìo  ,  ed  alle  ^ 

occafioni  anche  allegro  :  di  vifcere  umaniffime  :  amico  de'  Pro- 
feirori,  ed  amantinimo  de' Tuoi  Nazionali ,  eh' ci  nelle  occor- 
renze aiutò ,  e  ne'  lor  principi  direfle  :  come  praticò  col 
Vandik  ,  col  Malo ,  e  con  altri ,  a  cui  tenne  Tempre  aperta 
la  cafa  . 

Ebbe  in  Genova  quello  Pittore  alcuni  Difcepoli  di  me- 
rito :  e  ragion  vuole  ,  eh'  io  ne  faccia  menzione  .  Uno  di  quelli 
fu  Giovanni  Hovart ,  o  come  altri  lo  chiamavano ,  Giovan- 
nino del  fu  Lamberto  .   Coflui  dopo  avere    alcun  poco    flu- 
Tom.  I.  Gg  diata 

(  rt  )  Sette  quadri ,  che  poflìede  il  Sig.  Pietro  Francefco  Grimaldo  nel  fuo  palaz- 
zo da  S.  Luca  di  mano  del  VViel ,  fon  cofe  bellinìme.  Si  veggono  in  eflì 
defctitte  con  efpreffioni  le  più  leggiadre  dell'  Arte  le  lette  Opere  di  Miferi- 
cordia  corporali .  Ed  io  ho  sbagliato  nella  mia  Inftruzione  delle  Pitture  di 
quefta  città  ,  ove  ho  detto  effere  nel  medefimo  palazzo  effigiate  dal  VVael 
le  altre    Opere  di  Mifericordia  fpirituali  :  perche  quelle  non  vi  fona. 


VVael  , 


4(?(?  NOTIZIE   DE'  PITT.,  SCULT. , 

diata  la  Pittura   ia  Anverfa ,    venuto    nella  nortra   città  ,  fi 
raccomandò  al  Tuo  Compatriota  Cornelio ,  che  prontamente 
^^^  accettollo  ,  e  lo  ridulle  in  breve    a  s'i  buon  fegno  ;   che  gli 
Di         affidava  le  bozze  da  terminare  .    S'  avanzò  Giovanni  anche-. 
Cornelio    a  fate  ritratti ,  e  jnolti  ne  condulTe  di  Dame  ,  e  di  Cavalieri 
con  tutta  puntualità ,  e  lomiglianza  .    Di  Tuo    abbiamo  an- 
che una  tavola  l^oriata  ,  facile  ad  eHer  veduta  ;  perchè  efpo- 
(la  in  pubblico  ad  un  degli  Altari  di  S.  Maria  Maddalena. 

L'  umore  malinconico,  da  cui  quelì'  Artefice  era  predomi- 
nato ,  portollo  in  breve  al  fepolcro  nel  più  robullo  dell'  età 
l'anno  i66^.  Egli  la(ciò  dopo  di  fé  alcuni  figli,  il  mag- 
gior de'  quali  lludia  oggidì  in  Roma  la  paterna  ProfelTione . 

Nipote  di  Cornelio ,  e  di  lui  Difcepolo  fu  pure  Pietro 
Booel  Fiammingo,  il  quale  ritirato  s'era  in  Genova  apprefTo 
del  Zio  .  QueQo  Pittore  nel  dipingere  non  ufci  da'  limiti 
del  colorire  fiori,  frutti,  ed  animali.  Ritornò  ultimamente 
alla  patria  :  e  di  là  iì  dice ,  che  pairaffe  in  Francia  . 

Anche  Michele  ,  detto  Michele  Fiammingo  ,  ftudiò  fotte 
Cornelio ,  ed  ebbe  gratuito  ricetto  nella  di  lui  cafa  .  Coliui 
era  flato  Difcepolo  del  Rubens  in  Anverfa  :  e  venuto  a  Genova 
(lette  prima  con  Gio.  Andrea  De  Ferrari:  indi  s'appoggiò 
al  Wael ,  Michele  fi  diede  al  far  de'  ritratti  ad  imitazione 
delVandik,  e  con  ottimo  effetto;  avendone  fatti  di  natura- 
lifliini ,  che  gli  fruttarono  molto  guadagno  .  Dopo  alcuni  anni 
di  dimora  in  Genova ,  avido  di  maggiormente  arricchire,  partì 
per  le  Spagne;  dove  cominciava  a  farla  aiTài  bene .  Ma  poco  tem- 
po pal'^ò  ,  che  ,  forprefo  da  grave  infermità  ,  vi  perdette  la  vita. 

Debbo  pur  anche  dire  alcuna  cofa  di  Luca  Wael  ;  che 
ben  degna  è  di  ricordo  la  fua  virtù .  Fu  Luca  in  Genova— 
col  fuo  fratello  Cornelio ,  come  già  accennai  .  Aveva  an- 
ch' efib  in  Anverfa  imparato  a  dipingere ,  ma  foIamcntc_> 
paefi ,  che  co;i  artìficiolà  maniera  introduceva  all'  occorren?;a 
nelle  tavole  del  fratello  ,  Andò  Luca  con  eifo  lui  a  Roma  ; 
poi  feco  pure  fece  a  Genova  ritorno.  Qui  poco  più  fi  trattenne; 
conciollìaciiè,  provando  egli  pregiudiciale  alla  debil  fua  com- 
pleiTione  1'  aria  d' Italia  ,  volle  rcllituirfi  alla  patria  ,  dove  non 
molto  dopo  cefbò  di  vivere  .  Quando  fiam  prelTo  all'  ultimo 
noflro  deuino  ,  niun'  aria  ci  è  favorevole  . 

DI 


ED   ARGHIT.   FOREST.,  CHE  ec.         467 

DI  BENEDETTO  BRANDIMARTE 

Pittore  Lticchefe  . 

UN  certo  Pompeo  Arnolfiai ,  Segretario  del  Principe 
Doria ,  efFendo  molto  amico  di  Benedetto  Brandi- 
marte  Luccliefe ,  e  volendo  promuoverlo  ,  perfuafe 
quel  Signore  a  chiamarlo  in  fua  cafa .  11  Principe 
condifcefe  :  e  chiamollo  .  Giunto  qua  il  Brandimarte  ,  fu  to- 
rto impiegato  a  figurare ,  per  la  Chiefa  al  Tuo  palazzo  conti- 
gua,  la  SantifTima  Vergine  Annunziata  dall'Angiolo  {a). 
Indi  gli  fece  dipingere  a  chiarofcuro  gli  fportclli  dell'  orga- 
no di  detta  CliieHi . 

Non  era  già  il  Brandimarte  un  abbaflanza  corretto  Dife- 
gnatore  :  ma  per  certa  fua  franchezza ,  e  bizzarrìa  di  colc^rito 
era  da  alcuni  grandemente  flimato  ,  e  fpecialmcnte  dal  Sig. 
Giacomo  Saluzzo  ,  che  gli  diede  a  dipingere  la  tavola  della 
Tua  cappella  eretta  in  S.  Pietro  di  Banchi  ;  nella  quale  fta 
rapprefentata  la  Dicollazione  di  S.  Gio.  Battila.  E  quella  è 
la  miglior  tavola  ,  che  del  Brandimarte  io  m'  abbia  veduto . 

DI     SIMONE     BALLI 

Pittore  Fiorentino  . 

SMONE  Balli  fu  Difcepolo  d'Aurelio  Lonii  ,  col  quale 
venne  a  Genova  .  Qui  poi  s'  ammogliò ,  e  profcgui 
a  operare  fino  alla  morte ,  che  gli  fuccedette  in  tarda 
vecchiaia  . 
Dipingeva  aflai  delicatamente  queflo  Artefice  in  laflre 
dì  rame  piccole  immagini ,  che ,  per  la  diligenza  ,  e  sfumata 
leggicrezza  del  pennello  ,  erano  molto  apprezzate  ;  e  parecchie 
di  quefi:e  Tue  pitture  ,  per  quanto  odo  ,  fi  conferv^ano  prello 
la  Signora  PrincipelFa  d'  Avello  .  Egli  lavorò  anche  in  grande, 
come  appare  dalla  tavola ,  entrovi  la  rapprefentazione  della 
Cena  del  Signore  ;  la  qual  tavola  è  nell'  Oratorio  di  S.  Gia-, 

Gg  2  comò 

(  (I  )  La  foprannotat*  tavola  no»  è  più  in  quella  Chiefa . 


4«58  NOTIZIE  DE   PITT.,   SCULT., 

conio  nella  lliada  detta  delle  fucine  :  e  da  quell'  altra ,  di'"' 
è  nella  Chiefa  di  S.  Maria  del  Carmine  all'  Altare  dedicato 
,..,_„.^  a'  Santi  Gio.  Battiila  ,  Benedetto  ,  e  Niccola    da  Tolentino  . 
Jj;        Una  tavola  pure  egli  fece    coinmelTagli  dalla  Signora  Mar- 
Si>v>-E     cliefa  Spinola  per  quelU  Chicfa    del  Santo   Spirito  .    In  tale 
^"''*     tivjla  è  figurato  1' Angiolo  Cullode  :  e  fu  cos'i  gradita  si  pel 
dilègno,  SI  per  la  vivezza  de' colori  ;   che  la  flella  Signori-, 
gliene  ordinò  torto  un'altra    di  limile  argomento,  la  quale 
fu  collocata  nella  cappella  del  fuo  fignorile  palazzo  di  cam- 
pagna prelTo  a  Cornigliano  .    {a) 

Altro  non  pollo  aggiungere  di  coflui ,  fé  non  ,  che  fu 
uomo  oneflio ,  cortefe ,  ed  affabile  :  e  perciò  era  la  fua  ftan- 
za  frequentata .  Ma  non  ebbe  tutte  quelle  occafioni  d"  Ope- 
re ,  che  maritava  la  fua  abilità . 

DI    VINCENZIO    MALO 

Pittore  Fiammingo  . 

VINCENZIO  Malo  era  nativo  di  Cambray  ,  donde  fi 
trasferì  giovanetto  in  Anverfa ,  per  apprendervi  la  Pit- 
tura .  Suo  primo  Maertro  fu  Davidde  Tenicrs  ,  col 
quale  alcun  tempo  fi  rimafe  :  ma  invaghitoli  pofcia 
della  maniera  del  Rubens  pafsò  alla  colini  fcuola  ,  e  quell' 
ottimo  gullo  di  pennelleggiare  v'  apprefe  ,  per  cui  potè  a  sì  ec- 
cellente Maeflro  in  molte  doti  apprellarfi  :  non  però  in  qi;ella 
del  tlifegno ,  nel  che  tal  volta  moflroffi    poco  accurato  . 

Egli ,  effendo  tuttavia  di  frefca  età ,  fé  ne  venne  fra  noi  ; 
ed  ebbe  amorevole  ricetto  in  cafi  di  Cornelio  Wael .  A  lungo 
qui  fi  trattenne  ;  e  co'  difegni  di  lui  conduffe  tavoline  af- 
lai  graziofe ,  e  pregevoli ,  nelle  quali  acquilìoffi  credito  non 
ordinario:  onde  molti  furon  coloro,  che  gliene  comniifero 
per  ornamento  de' lor  falotti  :  motivo,  ch'egli  qui  rimanelFe 
lungamente ,  e  con  abbondevoli  emolumenti  occupato  . 

Né 

(«)  Oltre  all'anzidetta  tavola  fono  anche  in  quella  cappella  fue  le  altre  tavole 
ad  olio  nelle  pascti  ,  e  nella  volta,  cfprimenti ,  Àbramo,  in  arto  di  facrifi- 
care  il  figlio  :  ^lue  farti  della  vita  di  Tobia  :  Daniello  nel  lago  de'  liojii  : 
"-^  Fli'idora  punito,  uicatie  Itcìide  le  facrileghe  xnajii  a  rapire  i  vafi  del 
Tempio. 


ED  ARCHIT.   FOREST.,  CHE  ec.         4<jp 

Né  perchè  piccole  cofe    dipingere    il  Malo  ,    fi  raoftrò 
perciò  inabile  a  dipinger  eziandio   vafte  tele  .    ConcioiTiachè 
egli  colori   in  pochi  giorni    la  gran  tavola    rapprefentante_>    - 
Criflo  ,  che  celebra  con  gli  Apofloli  1'  ultima  Cena  .    Quella        Di 
tavola  orna  una  delle  laterali  pareti  dell'  Oratorio    dedicato    Vincenzio 
a'  Santi  Pietro ,  e  Paolo  .  Ella  riufci  belliflìma  (a)  :  ficcome         ^'■*^* 
anche  la  tavola  dell'Altare  di  quello  ftefTo  Oratorio  da  lui 
di  poi  lavorata ,  efprimente  i  preiati  Santi    Pietro ,  e  Paolo 
dinanzi  alla  Madre  di  Dio  . 

Per  la  Chiefa  di  Santo  Stefano  conduflè  un'  altra  tavola; 
ed  è  quella,  che  vedefi  al  primo  Altare  a  man  delira,  en- 
trovi  S.  Ampeglio ,  che  nella  fua  penofa  infermità  vien  con- 
folato  da  un'  Angelica  vifione  .  Molte  fono  le  tavole  qui  dal 
Malo  dipinte  per  li  noQri  Cittadini ,  che  ben  care  le  tengo- 
no .  Una  fra  le  altre  ne  poflìede  il  Sig.  Gio.  Niccolò  Cavan- 
na  rapprefentativa  della  Maddalena ,  che  è  cofa  degna  d'  ef- 
fer  veduta  .    {b) 

Agiatamente ,  e  in  tutta  eftimazione  vifTe  alcuni  anni 
in  Genova  il  Malo  :  quindi  la  brama  ,  eh'  egli  fempre  nudrì 
di  veder  Firenze ,  lo  tolfe  a  noi .  Andò  per  tanto  in  quella 
città  con  la  famiglia  [dacché  in  Genova  s'  era  ammogliato], 
e  alcun  tempo  vi  dimorò ,  fruttuofamente  operando .  Da  Fi- 
renze poi  pafeò  a  Roma  ;  dove  per  lo  l'uo  fregolato  vivere 
prefio  ammalò  ,  e  in  pochi  giorni  meri  nell'  anno  quaran- 
tefimoquinto  di  fua  età  . 


Gg  5  INDICE 

(  «  )  La  riferita  gran  ravola  ultimamente  nella  refiaurazione  dì  queir  Oratorio 
è  ira  a  male  . 

(  i  "i  Tra  i  fuperbi  quadri  del  Malo ,  che  fi  confervano  in  Genova ,  ofiervifi 
quello  d'  Abigaille  a  pie  di  Davidde  ,  entro  il  pala^-zo  C'arreca  di  flrada_ 
nuova;  perchè  tal  quadro  ci  porge  una  giufta  idea  del  fuo  valentiiTuno  Ar- 


refi  ce. 


470 

INDICE 

De'  Pittori ,  Scultori ,  ed  Architetti  Genovefì , 

de' quali  in  quello  primo  Tomo  s'è  fcritta 

la  Vita ,  o  s'  è  dato  qualche  ragguaglio  . 

I  niimi  fegnati  fenza  afterifco  fon  quelli  di  coloro  ,  di  cui  fi  fcrive  diftefamente 

la  Vita  :  i  fognati   coli'  afterifco    fon  di  quegli  altri ,    de'  quali  fi  parla 

lommariamente  nella  V^ita  d'  un  altro  Pittore .    Per  maggior 

làcilita  nel  ritrovare  i  nomi  di  quefti  ultimi  vi  s'  è 

anche  aggiunto  il  numero  del  verfo.  .'_; 


* 

* 


Acciaio  Paris  Intagliatore  in  legno .  pag.     54.  verfo  30. 

Air  ola  Donna  Angiola  Dipintrice .  238.               8. 

Anfaldo  Già.  Andrea  Pittore .  200. 

Ajjereto         Giovacchino  Pittore  ,  z'ji.       . 

, *  Giufeppe  Pittore .  278.             22. 

B 

Badar acco       Giufeppe  Pittore  .  212. 

*  Gio.  Raffaello  Pittore,  213.              21. 

Baiar  do  Gio.  Battijfa  Pittore.  334. 

Barrabbino  Simone  Pittore  .  165. 

Bargone  Giacomo  Pittore  .  72. 

*  Baffo  Bartolummeo  Pittore,  211.             19. 
Benfo  Giulio  Pittore  .  279. 

*  Bertolotto  Filippo  Pittore,  244.              13. 
De  Bernardi  Bernardo  Pittore.  237.             14. 

*  Biccbio  Gio.  Battijìa  Pittore;  135.     nota  {a) 
Bifcaino       Bartolommeo  Pittore:  351. 

*  Gio.  Andrea  Pittore .  351.               8. 

Biffoni  Gio.  Battijìa    Scultore  .  358. 

Boccanegra  Marino  Architetto  .  14. 
Bocciardo  Clemente,  detto  Clementone,  Pitt.  3  28. 

Borzone  *  Q:rlo  Pittore,  253.             17. 

,  ,    .  *  Francefco  Pittore.  253.            35. 

*  Borzone 


INDICE 

Borzone  *  Gio.  Battifla  Pittore  .        pag. 

Luciano  Pittore  . 

Bottalla  Gio.  Maria ,   detto  il  Rafael- 
lino  ,  Pittore  . 
Botto  Mayc'  Antonio  Pittore ,  e  Moàell. 
Braccelli  Gio.  Battifla  Pittore . 
Brea  Lodovico  Pittore . 
Brignok  Battifla  Pittore . 


Calvi  *  Aurelio  Pittore  . 

*  Felice  Pittore  . 

'      '~       Lazzaro  Pittore . 

—  *  Marc'  Antonio  Pittore  . 
~~       Pantaleo  Pittore  . 

*  Benedetto  Pittore  . 
Cambiafo       Giovanni  Pittore  . 

Luca  Pittore  ,   e  Scultore  . 

*  Orazio  Pittore  . 

*  Df/  Canto  Girolamo  Scultore . 

Cappellino  Gio.  Domenico  Pittore . 
Capuro  Francefco  Pittore  . 
Carlone        Giovanni  Pittore  . 
*  Gio.  Battifla  Pittore  . 

*  Carbone  Bernardo  Pittore  . 
^"^    Carymli  Fra  Simone  Pittore  . 

*  Cafone  Gio.  Battifla  Pittore  . 
Caflellazzo  Giuliano  Pittore  . 
Caflello      Bernardo  Pittore  . 

*  Fra  Bernardino  Pittore  . 

Caftellino  Pittore  . 

Gio.  Battifla  Pittore  . 

'  *  Gio.  Maria  Miniatore . 

*  Girolamo  Miniatore . 

' *  Niccolò  Pittore  . 

Valerio  Pittore  . 

CafligUone  *  Francefco  Pittore  . 

Gio.  Benedetto  ,  fljpranno- 

mato  il  Grechetto ,  Pittore . 


471 


253.  v> 

erfl)     I. 

243. 

300. 

171. 

ip8. 

21, 

52. 

II* 

51- 

5- 

51- 

5- 

45- 

51^ 

4- 

45- 

51- 

5- 

32. 

-jó. 

96. 

3<J. 

357- 

22, 

177. 

23p. 

25l. 

255. 

ip- 

270. 

28. 

41. 

239. 

I. 

33<?. 

150. 

154. 

8. 

174. 

105. 

16^. 

5- 

II I. 

17- 

177. 

11. 

339- 

315. 

6. 

308. 


"^g-  3'5- 

verfo    5. 

271. 

I. 

349. 

3- 

255?. 

32(J. 

33. 

135- 

18. 

37- 

100. 

104. 

15. 

357. 

15. 

270. 

33. 

472  INDICE 

Cajhglione  Salvatore  Pittore . 
Qrvetto  *  Sebajiiano  Pittore  . 

*  Gio.  Paolo  Pittore  . 

Chiefa  Silvejiro  Pittore  . 

*  Clerici  Tortmafo  Pittore  . 

*  Conteftahile  Gio.  Batttjia  Pittore, 
Corjo  S'iccolò  Pittore  . 
Corte       Ce/are  Pittore  . 
*  Davidde  Pittore . 

*  Cojìa  Stefano  Scultore  . 

*  Croce  Gio.  Battijìa  Pittore  , 

\E 

Emhriaco  Guglielmo  Architetto  Militare ,     <S, 

F 

De'  Ferrari    Gio.  Andrea  Pittore  .  266. 

*  Gio.  Andre  a  figlio  d'  Orazio,  Pit.  289.             25- 

■ Orazio  Pittore  .  285. 

Fiafella  Domenico,  detto  il Sarzana  ,  Pit.  224. 

*  Gio.  Battijìa.  238.             22. 

*  Fiefca   Ven.  Suor  Tommafa  Difmtrtce .  25.    nota  \b). 

G 

Gazjiardo  Bartolommeo  Pitt. ,  e  Incifore  .  141. 

Granello  Niccolojto  Pittore  .  73. 

Gropallo  Pietro  Maria  Pitt. ,  e  Modellat.  295. 

*  Groppi  Cefare  Scultore .  353,  18. 

I 

Imperiale  Girolamo  Pittore  «  ipo, 

L 

Lercaro  Damiano  Scultore  .  23. 

M 

*  Magnafco  Stefano  Pittore,  349.  12. 

Mainerò 


INDICE  47J 

Mainerò  Gìo.  Battifia  Pittore.  pag.  255.    ver/o 

Merano    Francefco  ,  detto  il  Paggio ,  Pittore .  324. 

*  Gio.  Battifia  Pittore .  _  270.  31, 

Montanaro  Agofiino ,  e  fratello  Pittori,  139. 

Monti  Gio.  Battifia  Pittore  .  257. 

Moreno  Fra  Lorenzo  Pittore .  43  • 

Morineìlo  Andrea  Pittore  .  39* 

Mufante  Gio.  Luigi  Architetto  ,  57. 

o 

Odertco  Gio.  Paolo  Pittore.  2^8. 

D'  Oro ,  ojjìa  d"  Jeres  Monaco  ,  Pittore ,  Poeta  , 

fi  Ifiorico  .  ^^-  . 


Pagano  Bernardo  Pittore  .  337. 

Paggi  Gio.  Battifia  Pittore  ,  Scult,  ,  ed  ArcHt.  112. 

Pennone  Carlo  Stefano  Pittore.  237.  35. 

Piaggia  Teramo  Pittore  .  28. 

Piola  Domenico  Pittore  .  323.  li. 

Pier  Francefco  Pittore  ,  1 62. 

■ Gio.  Gregorio  Pittore  .  i58. 

Pellegro  Pittore  .  ^\6. 


Podefià  Andrea  Pittore,  e  Incifore .  238.  20. 

Poggio   Marc'  Antonio  Scultore  .  "^61. 

Poncello  Sebafliano  Architetto.  353. 

Tommafo  Architetto  .  353. 

Porrata   Giufeppe  Pittore .  238.  17. 

R 

Ravara  Pietro  Pittore  .  338. 
Revello  Domenico  Architetto  .  57. 

Roccata^liata  Niccolò  Scult. ,  e  Gett.  di  metalli.  353. 

RoJJt  G'-ovanni  Stefano  Pittore.  196. 

Ruifecco  Gio.  Battifia  Pittore .  zji.  12. 

S 

Saltarello  Luca  Pittore.  292. 

Gg  5  *  Sa- 


474  INDICE 

*  Sammgo  Jjnhrogio  Pittore  .                       pag,  271.    verfo    5, 
Santacroce       Matte-)  Scultore .  355. 

. *  Francefco  Scultore,  357.               p. 

*  Già.  Battifia  Scultore  t.  1^6.            32. 

Da  Sarzana  Donar  do  Scultore  .  53. 
Sarzana  :  ve.i'  Domenico  Fi  afe  Ila  , 

Scorza  Siniballo  Pittore .             .  214. 

*  Semino       Aleljandro  Pittore,      '              ^  66.             i^. 

Andrea  Pittore.  60. 

' Antonio  Pittore,  28. 

*  Cefare  Pittore .                "  66.              1 5. 

Ottavio  Pittore .  60. 

*  Solaro  Giovanni   Pittore .  278.             27. 
Soprani  Raffaello  Pittore,  e  Scrittore  i  i. 
Sormano    Lionardo  Scultore.  55'. 

Già.  Antonio  Scultore  ,  'y'^. 

Spezzino  Francefco  Pittore .  98. 

Strozzi  Bernardo ,  detto  il  Cappuccino  y  Pittore  .184. 

T 

Tagliacarne  Giacomo  Intagliatore  in  gemme  .     ^6. 

Tavarone  Lazzaro  Pittore.  143. 

*  Tajfara  Gio.  Battifla  Pittore.  278.             33. 
Turre  Pietro  Andrea  Scultore.  3(^0. 

Gio.   Andrea  Pittore  .  '^61.                9. 

Travi  Antonio,  detto  il  Sejìri ,  Pittore.  304. 

V 

Vaffaì'o  Antonio  Maria  Pittore.  332. 

*  T'erdura  Giovanni  Stefano  Pittore,  237.              27. 
Vicino     *  Gio.  Angiolo  Pittore,  350.                j. 

*  Gio.  Battifla  Pittore.  350.               9. 

*  Gio.  Michele  Pittore  x  350.             20. 

*  Villanova  Lazzaro  Pittore,  237.             32. 

Z 

*  Zerhi  Vincenzio  Pittore.  237.             25, 

IN- 


47J, 

INDICE 

De'  Pittori ,  Scultori ,  ed  Architetti  Foreflieri , 
che  in  Genova  operarono  , 


Atcardo  Giacomo  Architetto  .  ^ag.  437.     verfo 

■ Giovanni  Architetto.  437* 

D'  Alemas;na  Giu/io  Pittore.  1^9* 

AleJJì  Galeazzo  Architetto  .  35>9. 
Angofciola  Lomellina  Sofonisba  Dìpntrice ,  411. 

Antoniano  Antonio  Pittore  .  42<. 

Azzolini  Gio.  Bernardino  Pittore,  417. 

B 

Balli  Simone  Pittore  .  4<?7. 

Beccafumi  Domenico  ,  detto  Mecherino  ,Pit.    391.   . 

Bethele  Giorgio  Scultore.  4<5i. 

Bianco    Bartolommeo  Architetto  ,  433. 

. — . —  *  Gio.  Battifla  Scultore.  434.              15, 

*  Pietro  Antonio  Scultore.  434.             1$. 

*  Boel  Pietro  Pittore.  ^66.              ij. 
Bonacorfi  Pietro ,  detto  Per  ino  del  Faga  ,  Pit.  380. 
Bologna  Giovanni  Scultore  .  423. 

Bi(Joni  Domenico  Scultore  .  418. 

Botto  Gio.  Stefano  Scultore .  .          422. 

Bran.iimarte  Benedetto  Pittore  «  467. 

*  Brozzi   Paolo   Pittore .  345.                J» 
Bruno  Giulio   Pittore  .  460. 

BuJJo  Aurelio  Pittore  .  3P4. 


*  Cartone    Bernardo  Scultore.  43^»  ^* 

Giufeppe   Scultore  .  45  i . 

^addeo  Scultore .  4-7' 

■'  *  Toìnmafo  Scultore,  ,.       432.  21. 

Cafella 


47^  INDICE 

*  Cafella  Daniello  Architetto.                 pag.  430,'     verfo  i, 
Cajidlo  Già.  Battifla ,  detto  il  Bergamafco , 

Pittore  ,  Scultore  ,  ed  Architetto  .  402. 

Civitali  Matteo  ^cultore  .  373. 
Contucci  Andrea,  detto  il  Sanfovìno  , Scult.  372. 

Da  Corte  Niccolò  Scultore .  392. 

Carte  Valerio  Pittore  .  397. 

Cojtni  Silvio  Scultore.  588. 


Falcone  Gto.  Angiolo  Architetto  *  439, 

*  Ferrandina  Lionardo  Scultore .  430.  9. 

*  Fornari  Simone  Scultore  in  tarsia  .  395.     nota  {b) 
Forzani  Gafparo  Scultore  .  395. 
Francavilla  Pietro  Scultore.  423. 

G 

Gamhaffo  Giovanni  Scultore  .  458. 

Gandolfo  Girolamo  Architetto  .  438. 

Gentile/chi  Orazio  Pittore.  451. 

GhìJJoni  Ottavio  Pittore  .  457. 

H 

*  Hovart  Giovanni  Pittore.  4<f5;  32. 

L 

*  Legi  Giacomo  Pittore .  4<5'2.  37. 
Licinio,  0  Rcgillo  ,  detto  il  Pordenone  ,  Pit.  389. 
Lombardo  Aljonfo  Scultore  .  394. 
Lomellma  .    ì^edaft  Angojciola  • 

iowi  Aurelio  Pittore  .  450. 

Lurago  Rocco  Scultore  .  419. 

M 

Afdt/òi  Vincenzio  Pittore  .  4<?8. 

Df'/  Mantegna  Carlo  Pittore.  369. 

*  Mariani  Gio.  Maria  Pittore .  347.  18. 
Mont or/oli  Fra  Gio.  Angiolo  Scultore  i  37^. 

Da 


* 


* 


INDICE  477 

o 

Crfolino       Gìo.  Battìfla  Architetto»    pag,  43 <^.  verfo 

— *  Giovanni  Architetto.                   43 (J.  25. 


Pennone  Rocco  Architetto.  43^. 

Piamone  Filippo  Scultore  .  439. 
Dalla  Porta  *  Giacomo  Architetto  .  408. 
_       Gugl  elmo  Scultore.  408.  7; 

Primi  Gio.  Battijìa  Pittore .  '  457.  io. 

Procaccino       Giulio  Cefare  Pittore.  441. 

• —  *  Camillo  Pittore .  443.  8. 

Q 

Quadro  Pietro  Architetto .  435,  ?j 

R 

*  Rezi  Martino  Scultore  .  430.  27* 
Roncalli  Criflofaro  Pittore  .  445?. 

Rofa  Giovanni  Pittore  .  451. 

Rubens  Pietro   Paolo  Pittore  i  444, 

S 

Sangallo  Giuliano  Architetto  .  370, 

Sacco  Pietro  Francefco  Pittore  .  374. 
Santacroce  Filippo  ,  detto  Pippo  ,  Scultore  ,  425, 
Salimheni  Ventura,  detto  il  Bevilacqua, 

Pittore .  454. 

*  Scorticone  Domenico  Scultore.  430.  15. 
Siciliano  Anaflajìo  Architetto  .  37 1* 

*  Sighizzi  Andrea  Pittore .  34(^.  ip, 
S"orr/  Pietro  Pittore  ,  421. 

Sfarzo  Marcello  Plajlicatore  :  433. 

T 

T^_/7^  Agoflino   Pittore  .  /\.^6. 

Da  Trevi  gì  Girolamo  Pittore  j,  387. 

Del  Vaga 


478  INDICE 

V 

Del  Faga  .    Fedafi  Bonacorjt . 

Da  Faljoldo  Giacomo  Scultore .  pag.  89.  verfo  25, 

Vannone  Andrea  Architetto  ;  398. 

Vandik  Antonio  Pittore  .  44<^- 

Wael       Cornelio  Pittore .  464. 

*  Luca  Pittore .  454.              14. 

XK^aah  Gofreddo   Pittore  .  4(53. 

Vovet  Simone  Pittore  .  443. 

2 

Zahello  Già.  Francefco  Scultore  in  tarsia  ,     395. 


47? 

INDICE 

DF  SIGNORI    ASSOCIATI. 


Aguazzanì  Sìg.  Gaetano  di  Modena. 

Ameri  Sig,  Lorenzo  . 

Anlaldi  Sig.  Innocenzio  Pittore  da  Pefcia  . 

Armirotti  Sig.  Paolo  Francefco  . 

Archi  Sig.  Donato  Pittore ,  e  Camerlingo  dell'  Accade- 
mia del  Dilegno    in  Firenze  . 

Audifredi  Sig.  Abate  Giufeppe  Cappellano  di  Malta . 

Baccigalupo  Sig.  Francefco  . 

Balbi  Sig.  Francefco  Maria . 

Balbi  Sig.  Girolamo  . 

Berio  Sig.  Giovanni  Domenico  Marchefe  di  Salfa. 

Berto  Rev.  Velpaiiano  . 

Bernardi  Sig.  Tomraalo  Lucchefe  . 

Bonelli  Sig.  Ignazio  . 

Bottari  Monfig.  Giovanni  Cameriere  fegreto  di  S.  S. 

Boyer  il  Sig.  Inviato  di  S.  M.  C.    preilo  la  Seieniffima 
Repubblica  di  Genova  » 

Brandt  Sig.  Carlo  Francefco. 

Brounner  Sig.  Capitano  . 

Brufco  Sig.  Giacomo  Ingegnere  della  Serenifs.  Repubblica. 

dilani  Sig.  Marchefe  AgolHno  . 

Cambiafo  Sig.  Gio.  Battilia   del  fu  Gio.  Maria  . 

Cambiafo  Sig.  Gio.  Battila  del  fu  Gaetano  . 

Cambiafo  Signora  Marina  Imperiali  . 

Cambiafo  Monfig.  Michelangiolo  Vicelegato  di  Romagna. 

Carrega  Sig.  Antonio  . 

Carbone  Sig.  Pantaleone . 

Cafaregi  Sig.  Andrea  Scultore  . 

Caffme  Signora  Marche^  Orfmi  Dipintrice,  e  focia  delle 
Accademie  Parmenfe ,  e  Clementina  di  Bologna  . 

Cattaneo  Sig.  Ottavio  . 

Cattaneo  Signora  Maria  , 

Caufa  Sig.  Alberto. 

Ccntu- 


4!;o  INDICE 

Centurione  Sig.  Capitan  Domenico  . 

Celefia  Sig.  Paolino 

Chiefa  Sig.  Paolo  Crifloforo . 

Chiodo  Rev.  Gio.  Battila  . 

Cicognara  Sig.  Conte  Alberto  da  Ferrara  . 

Corte  Sig.  Antonio  Dottore  di  Medicina . 

Cofla  Sig.  Domenico  . 

Covercelli  Sig.  Niccolò   Dottor  di   Medicina  . 

Doria  Sig.  Carlo  Leopoldo  . 

Doria  Sig.  Francefco  del  fu  Cammillo . 

Doria  Sig.  Giufeppe    del  fu  Francefco  Maria . 

Durazzo  Sig.  Girolamo. 

Durazzo  Sig.  Giacomo . 

Enrile  Sig.  Niccolò . 

Ercolani  il  Sig.  Marchefe  Filippo  di  Bologna  . 
De'  Ferrari  Sig.  Gio.  Bernardo  . 

Fonfcolombe  Sig.  De 

Fonticelli  Sig.  Antonio  . 
De' Francefchi  Revmo  D.  Anfelmo  Abate  Benedettino. 
De'  Franchi  Sig.  Stefano  del  fu  Niccolò  . 

Franzone  Revmo  Sig.  Abate  Girolamo . 

Frugoni  Rev.  Carlo  Innocenzio  Segretario  perpetuo  del- 
la R.  Accademia  delle  beli'  Arti  in  Parma . 

Galeotti  Sig.  Giufeppe  Pittore  . 

Gavazzo  Sig.  Giufeppe. 

Garibaldo  Sig.   Pietro  . 

Gentile  Sig.  Giacomo . 

Gentile  Sig.  Pietro  . 

Gefuiti  la  Librerìa  de*  RR.  PP. 

Ghelli  Sig.  Raimondo  Pittore  in  Roma  . 

Ghifolfi  Sig.  Giufeppe  Aiutante  Maggiore . 

Giolfi  Sig.  Antonio  Pittore . 

Giulìiniano  Sig.  Carlo. 

Giufliniano  Rev.  D.  Giufeppe  Benedetto  Monaco  Cafli- 
nenfe  . 

Giufliniano  Sig.  Orazio. 

Grimaldo  Sig.  Gio.  Battifla . 

Guafco  Sig.  Marchefe  Carlo  d'  Aleflandria  . 

Gufavo 


INDICE.  481 

Gulbvo  Sig.  Capitan  Girolamo  Ingegnere  della  Serenif- 
fima  Repubblica  di  Genova. 

Hugford  Sig,  Ignazio  Pittore  in  Firenze. 

Jaumeton  Sig.  Luigi  Enrico  . 

Krofs  Sig.  Beniamino  di  Modena. 

Langlois  Sig.  Carlo  Pittore  . 

Lafagna  Rev.  Padre  D.  Girolamo  Somafco , 

Lercari  Sig,  Abate  Franco  .  

Lomellini  Fccmo  Sig.  Agoflino  . 

Lotinghen  Sig.  Conlìgliere  in  Milano . 

Maggi  Sig.  Carlo  Francefco . 

Mattante  Sig.  Gio.  Battifta  . 

Manfredi  Sig.  Abate  Loreneo  Antonio    del  fu    Anton- 
Maria  . 

Mari   Sig.  Niccolò  . 

Marana  Sig.  Antonio  . 

Michel  (  Monficur)  Segretario  del  Sig.  Inviato  di  Francia. 

Micone  Sig.  Carlo . 

Morellet  Sig.  Confole  di  Danimarca  . 

Mayftre  Sig.  Paolo  . 

Oriijcci  Sig.  Abate  Girolamo  Lucchefe  . 

Pallavicino  Sig.  Paolo  . 

Parma  la  Regia  Accademia  . 

Patch  Sig.  Tommafo  Pittore  Inglefe  . 

Peretti  Sig.  Giufeppe  . 

Pinello  Sig.  Agoflino . 

Pini  Sig.  Gio.  Battirta  . 

Polini  Sig.  Abate  Pellegrino, 
De'  Prafca  Sig.  Bartolommeo  . 

Prato  Sig.  Giufeppe  Maria  . 

Ramairone  Sig.  Carlo . 

Regny  Sig.  Antonio  . 

Revelles  Sig.  Alberto  in  Torino. 

Reycends  Signori  Fratelli  in  Torino  . 

Roccatagliata  R.  P.  Priore  del  Carm-ine . 

Rolandelli  Rev.  D.  Gio.  Battifta. 

RoiTi  Sig.  Abate  Filippo  Antonio  . 

Roffini  Sig.  Paolo  Dottore  di  Medicina. 

RoulTi 


482  I    N    D    I    e    E 

Rouff.  Sig.  Marchefe  Giufeppe  in  Roma. 
Santini  Sig.  Paolino  Lucchefe  . 
Sappia  RolTi  Sig.  Conte  Giufeppe , 
Serra  Sig.  Gio.  Battila  . 
Siri  Sig.  Abate   Domenico  . 
Spinola  Sig.  Agofl:ino  . 
Spinola    sig,  Bendinclli  . 
Spinola  Sig.  Giacomo  . 
Staglieno  Sig.  Capitan  Carlo  ; 
Sugliafik  Sig.  Capitan   Francefco  di  Ragufi . 
TeaWo  Sig.  Abbate  Antonio  . 
Tealdo   Sig.  Giufeppe  . 
Torre  Sig.  Giufeppe  .     ■ 
Vimercati  Stampatore  in  Aleflandria . 
Vaymer  Sig.  Giovanni . 
Valerio  Sig.  Carlo  . 
Della  Valle  Sig.  Marchefe  . 

Vallier  Sig.  Andrea  di  Savona  . 

Vallier ,  e  Brian  MeiTieurs 

Vannenes  Sig.  A*;ate  Francefco. 

Varefe  Sig.  Giufeppe  . 

Varefe  Sig.  Antonio  Pittore  . 

Vautier  Sig.  Antonio  . 

Vautier  Sig.  Luigi . 

Viale  Sig.   Francefco  . 

Viani  Sig.  Francefco  . 

Vitulli  Sig.  Gio.  Avvocato  Napoletano . 

Zwalen  Sig.  Michele  .  V 

Nel  fecondo  tomo  fi  profeguirà  co'  prenominati  l' Indice 
de'  Signori ,  che  favoriranno  concorrere  a  queiV  Opera. 


ERRORI 


CORREZIONI 


Pag. 


verf. 


18  I. 

38  16. 

54  14. 

74  not.  {a) 

84  not.  {a) 


III 

305 


37. 


VITE 

Fordonone 
foprannaratc 
fona 
Coi'.chin 

Opore 
efper-pertiflìmo 


VITA 

Pordenone 

foprannctate 

fono 

Cochiìi ,    (  e  ccisì  in  qualunque  altra  nota , 

ove  fi  leggeiTe  Cuucbin . 
Opere 
efpertiflìmo 


*  S'avverte,  che  alla  pag.  158.  quel  primo  Sonetto  attribuito  dal  So- 
prani ad  Anfaldo  Cebà  ,  non  è  del  Cebà  ,  ma  bensì  del  Chia- 
brera  :  come  appare  dalla  prima  parte  delle  Poesie  di  ellb  Chia- 
brera  ftampace  in  Genova  nel  lóoj.  fotta  1'  affiflcnza  di  lui  me- 
defuiio  . 


^  /. 


Genovesi.  In  questa  seconda  edizione  rivedute,  accresciute  ed  arricdiitc 
i  note.  Genova,  Casamara,  1768-69.  L.  250.000 

uè  voli.  in-4°,  leg.  d'epoca  in  piena  pergamena;  compi.  894  pp.,  due  antiporte  t.t.  al 
rimo  voi.  e  numerosi  ritratti  ine.  in  rame  nel  testo.  «Genova,  la  cui  arte  solo  dal  Cin- 
jecento  in  poi  acquista  importanza  più  generale,  vanta  una  poderosa  e  abbondante 
ccolta  di  Vite  scritte  da  un  patrizio  locale,  il  Soprani  (1674,  seconda  edizione  molto 
■cresciuta  curata  dal  pittore  Ratti,  1768)»  (Schlosser).  Cicognara,  2372.  Bellissimo  e- 
mplare.  Due  timbri  cancellati  in  parte  bianca  ai  frontespizi. 


THEGErryC£NTEP 


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